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Azzera

114 album trovati

Cover di VOCE e BATTERIA

VOCE e BATTERIA (2026)

Frankie hi-nrg mc

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

Il titolo del disco è la sua migliore descrizione: la voce di Frankie che scorre in un flusso continuo e ipnotico, parola dopo parola come un fiume in piena, su una produzione consapevolmente scarna — una batteria di Donato Stolti e gli scratch di DJ Stile che creano l'aggancio necessario al mondo dell'hip-hop. È un disco che tocca proprio l'essenza più pura del rap.

Le tracce riprendono brani storici rivisitati in questa nuova chiave strumentale, con ospiti che non sono lì per caso. Faccio la mia cosa con Tiziano Ferro funziona proprio nel contrasto: il ritornello è ipnotico, ripetitivo in maniera quasi ossessiva, e la voce di Tiziano si sposa perfettamente con quella di Frankie. L'effetto è ancora più tagliente perché qui la voce pop — che nasce dalle radici dell'hip-hop e dell'R&B — viene trascinata dentro un brano che critica esattamente quella trasformazione del rap in pop, l'addolcimento tecnico che ha caratterizzato la commercializzazione moderna. Autodafè con Fabri Fibra è uno dei momenti clou: la strofa di Fibra è molto lontana dal rap dei suoi ultimi dischi, più studiata metricamente, costruita apposta per il progetto di Frankie, e ricorda lo spirito di Turbe giovanili.

Dalla critica sociale alla critica all'industria musicale, il disco non sceglie la retorica spicciola: la esprime con un liricismo e un tecnicismo rari, come in Nuvole o Chiedi chiedi. La produzione minimalista ma impattante segue l'ipnotismo del flusso di Frankie, creando un'esperienza di ascolto totalizzante.

È il disco che ristabilisce il suo ruolo di maestro delle rime e della metrica: per chi il rap lo intende fondato su questo, è il disco giusto.

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ipnotico riflessivo

Miglior traccia: Autodafè e batteria (feat. Fabri Fibra)

Hits: Autodafè e batteria (feat. Fabri Fibra), Nuvole

91
Tier 2° · Rank 120°
Cover di TAREK DA COLORARE

TAREK DA COLORARE (2026)

Rancore

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

TAREK DA COLORARE — come quella copertina che sembra presa da un libro per bambini — è un disco che nasce da un gesto preciso: azzerare tutto. Dopo Xenoverso, progetto concettuale labirintico e densissimo, Rancore sceglie l'amnesia come punto di partenza, e torna al suo nome di battesimo, Tarek, per ricominciare a colorarsi da capo.

Rancore non si posiziona nel solito rap game italiano: non è il rapper degli eccessi e della saturazione digitale descritta in Basta!, gridato come liberazione, non è il rapper da Nuovo Single pompato nelle classifiche, non è l'Eminem italiano — al massimo la sua negazione. È più come uno Stuntman: conosce la tecnica, sa eseguire le performance più ostiche, ma il suo nome non è quasi mai in prima linea. Eppure il suo rap è da prima linea.

E il disco lo dimostra senza sosta. Rancore rappa in maniera serrata, iper-tecnica, con un flow scorrevole dall'inizio alla fine, con metriche e incastri da liricismo colto che nei rapper "commerciali" non trovi. In Neminem — costruita su un beat che cita spudoratamente The Real Slim Shady — scrive "Non so chi è il ministro della cultura / Non so se era minestra quella nella puntura / Cambia nome all'Illuminismo, fai la voltura": tre righe che smontano il vuoto culturale del presente con l'ironia affilata di chi quel presente lo conosce bene. In L'Italia è l'unico paese che, una barra come "Bestemmiare è una cosa che ha poco tatto / Ma traspare la voglia di un tuo contatto che sta traballando" ribalta la lettura comune: la bestemmia non come gesto di forza o provocazione, ma come segnale di insicurezza, la maschera di chi cerca un contatto che non riesce a chiedere diversamente.

Musicalmente il disco è vario ma sempre coerente: si passa da sonorità elettroniche ed elettro-pop a momenti che sfociano nella trap e nella drill, con produzioni che non si limitano ad accompagnare le parole ma le sostengono davvero.

Rimarrà una delle uscite rap più interessanti dell'anno.

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aggressivo trionfante riflessivo

Miglior traccia: L’Italia è l’unico paese che

78
Tier 4° · Rank 204°
Cover di Vangelo

Vangelo (2026)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap

Vangelo è un disco divisivo, e lo si capisce già dalla premessa. Mesi di post su Instagram con versetti dei Vangeli, una promozione che lasciava presagire un concept album vero e proprio. La verità è che quel concept rimane a galla, in superficie — e se questo disco doveva rappresentare una redenzione per Shiva dopo tribunali e carcere, il risultato è solo parzialmente riuscito. Forse non è ancora pronto, forse il personaggio fa troppo comodo. I riferimenti religiosi sembrano spesso più un espediente per chiudere una rima che una riflessione genuina.

Paradossalmente, funzionano meglio sul piano musicale: i cori che danno un tocco gospel al suono, o i contrasti più espliciti — la voce che intona l'Ave Maria in Peccati sopra una base trap crea qualcosa di realmente interessante. Meno riuscita Obsessed, che campiona Promiscuous di Nelly Furtado in modo fin troppo fedele all'originale — un campione che poteva risparmiarsi.

Il punto più alto arriva esattamente al centro, con Dio esiste: sette minuti in un lungo flusso di coscienza, senza ritornello, senza beat switch che avrebbe rovinato tutto. Shiva oscilla tra il credere che Dio esiste e lui ne è la prova, o che non esiste — "forse son la prova che Dio, no, non esiste" — per quello che ha visto e vissuto. Lo fa con un liricismo che non aveva mai raggiunto prima. Coscienza, che chiude il disco, ha la stessa intensità: traspare un vissuto pesante, reale.

Il problema è che tra questi momenti, Shiva si smentisce e si contraddisce di continuo. Sa che i fan cercano altro, e glielo dà — salvo poi tornare su toni più consapevoli, come se stesse combattendo con sé stesso su cosa vuole essere questo disco. I brani che lo riportano sui binari battuti — Polvere rosa, Peccati, Take 6, Spie — funzionano e funzioneranno commercialmente, per le produzioni e il flow. Sono la sua zona di comfort. Ma in un progetto che partiva con queste premesse, annacquano tutto e ne riducono la forza.

Peccato, perché i momenti riusciti dimostrano che Shiva sa essere molto più di come si vende.

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riflessivo euforico trionfante

Miglior traccia: Dio Esiste

Hits: Dio Esiste, Coscienza

63
Tier 6° · Rank 287°
Cover di BULLY

BULLY (2026)

Kanye West

Hip-Hop/Rap

Kanye West è tornato il genio di una volta? È un nuovo Kanye — come canta in FATHER, Wake up to the new me — che cerca di ripulirsi dopo un periodo di deliri, uscite sui social antisemite e scandali continui? Sono domande a cui ha poco senso rispondere, perché alla fine deve parlare la musica. E BULLY sa dire qualcosa di nuovo su Kanye, ma anche qualcosa di molto familiare.

Il disco sintetizza in parte molti lavori precedenti, ma sa andare oltre. Il lavoro sui sample è come sempre magistrale — e a volte addirittura estremizzato. PREACHER MAN vive quasi interamente su un sample di To You With Love dei The Moments, velocizzato e rifinito fino a diventare qualcosa di nuovo. In I CAN'T WAIT è il ritornello stesso a farsi sample: il celeberrimo You Can't Hurry Love nella cover di Phil Collins. All'estremo opposto c'è un minimalismo lirico spinto, come in DAMN, che vive di una strofa ripetuta tre volte — una scelta che o funziona o stanca, a seconda di quanto si è disposti a fidarsi di Kanye.

Non mancano momenti liricamente toccanti: MAMA'S FAVORITE, dedicata alla madre Donda — figura da sempre centrale nella sua carriera — si chiude con la voce della madre stessa, creando uno dei momenti emotivamente più intensi del disco. Un legame con la famiglia che Kanye non ha mai abbandonato e che vive anche nella copertina: il figlio ritratto con l'Ohaguro, l'antica tradizione giapponese di dipingersi i denti di nero come canone estetico di bellezza — un'altra delle connessioni culturali che Kanye porta avanti da anni.

Non tutto funziona: LAST BREATH con Peso Pluma è il momento in cui la connessione non regge. Ma BULLY resta un disco con abbastanza momenti riusciti da ricordare perché Kanye, quando è Kanye, non somiglia a nessun altro.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: PREACHER MAN

Hits: HIGHS AND LOWS, PREACHER MAN, MAMA’S FAVORITE, ALL THE LOVE

88
Tier 3° · Rank 140°
Cover di MORENDO AD OCCHI APERTI

MORENDO AD OCCHI APERTI (2026)

Promessa

Hip-Hop/Rap Trap

In una scena rap spesso annebbiata dall'esaltazione gratuita della violenza e dall'ego-trip gonfiato per sembrare più gangsta di quanto si è, questo primo disco ufficiale di Promessa — rapper milanese classe 2003 — è una deviazione decisamente più interessante.

MORENDO AD OCCHI APERTI è un disco in cui il rapper riesce a sintetizzare con equilibrio il rap più giocoso e da banger — ma con una tecnica in fatto di rime, metriche e flow superiore alla media — con una introspezione genuina e racconti di vita del quartiere da cui emerge un legame sincero e radicato. Chi è di Milano Nord e di Zona Bicocca riesce letteralmente a vedere le immagini che racconta. La scrittura è uno dei punti di forza: per i giochi di parole — Ho la faccia d'angelo ma non sono felice / le buone maniere le lascio a chi ama far finta — ma anche per le immagini che porta — Fumo un'altra siga / Dicono che accorci la vita / In zona mia sembra vogliano morire tutti. Il tutto accompagnato da produzioni che, pur muovendosi nei suoni del genere, risaltano e sostengono bene la sua voce, graffiante, con un misto di incazzatura e rassegnazione.

Il disco si completa di alcune reference — forse volute, forse no — come in PAROLA PAROLA, che richiama sia per suono che per spirito di rivalsa BRNBQ di Sfera Ebbasta, o MEZZO BIANCO, dove la ripetizione ossessiva nelle chiusure delle strofe echeggia la celebre strofa di Caneda in Il Ragazzo d'oro con Guè.

MORENDO AD OCCHI APERTI è uno dei dischi della nuova scena rap italiana più riusciti degli ultimi anni e conferma le capacità del rapper di Bicocca: promessa di nome e di fatto.

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malinconico euforico

Miglior traccia: LA VITA CHE VIVO

Hits: LA VITA CHE VIVO, GRANDE SALTO, IN MEZZO ALLA POLVERE

88
Tier 3° · Rank 146°
Cover di PIU’ CHE SOLIDO

PIU’ CHE SOLIDO (2026)

Heartman

Hip-Hop/Rap Trap

PIU’ CHE SOLIDO è il primo disco ufficiale di Heartman, artista classe '98 di origini bresciane. Il primo singolo con cui si era fatto notare nel 2023, Esperienze Nuove, aveva acceso un certo interesse ed era diventato virale, anche grazie a una scrittura molto immediata.

Questo disco prende però sonorità abbastanza diverse: molto più trap, con produzioni dall'impronta americana — simili a quelle sentite anche in progetti molto recenti come quello di Baby Keem — che sembrano però stonare un po' con la vocalità molto melodica di Heartman.

C'è qualche traccia più riuscita delle altre, come KILIMANGIARO o BADDIE, ma nel complesso è un disco abbastanza monotono, poco ispirato — alcune melodie sembrano richiamare Lazza — e ripetitivo.

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rilassato trionfante

Miglior traccia: KILIMANJARO

46
Tier 8° · Rank 324°
Cover di The Suicide Box

The Suicide Box (2019)

DubZenStep

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap Metal Horrorcore

The Suicide Box è il disco d'esordio del rapper sardo DubZenStep. Il lavoro dimostra ancora una volta che fondere due generi distanti come il rap e il metal non è un'operazione banale, ed è facile scadere in prodotti poco coesi. E questo disco, purtroppo, non fa eccezione.

I problemi sono molteplici. La produzione, quando rimane in territorio rap — con chiari riferimenti all'hardcore e all'horrorcore — funziona anche discretamente, ma perde ogni logica nel momento in cui il disco scivola verso momenti "metal" dalla dubbia realizzazione, senza che la transizione segua un percorso convincente. Fa storcere il naso anche la scelta di intitolare una traccia Mayhem — riferimento esplicito alla più celebre band black metal di sempre — salvo poi costruirla su riff di heavy metal che con quel mondo hanno ben poco a che fare.

A tutto ciò si aggiunge un flow, una vocalità e un immaginario — 666 e affini — che sembrano attingere un po' troppo a piene mani da un suo collega sardo, della non lontana Olbia, decisamente più affermato. E come se non bastasse anche il dissing, velato ma non troppo, a Fabri Fibra trova poco senso — fottetevi voi e i vostri tori / a Pamplona.

In conclusione, un disco confuso, che cerca una direzione artistica precisa senza tuttavia trovare la strada per realizzarla con convinzione.

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aggressivo

Miglior traccia: Don Vito (The 666th Sense)

40
Tier 8° · Rank 328°
Cover di VT3SOR

VT3SOR (2026)

Vaz Tè

Hip-Hop/Rap

VT3SOR è il terzo disco di Vaz Tè, uno dei membri della scena ligure forse rimasto più in ombra rispetto ai più noti Tedua e Izi.

Non è un disco che insegue la hit radiofonica né che si piega troppo ai trend del momento. C'è molta varietà nelle produzioni — dall'old school del brano con Tormento al beat sincopato di Il Vero Slim — ma le tracce che rendono meglio sono quelle più "Liguria" style, come Palese con Bresh, Youtube Youporn o Drilliguria dalla costa, quest'ultima insieme a Sayf che lascia una delle strofe migliori del disco per flow e delivery. Vaz Tè è sempre sul pezzo, con belle metriche e un flow piuttosto serrato.

I limiti che frenano un po' il progetto sono due: alcuni brani suonano più come esercizi di stile che come pezzi con qualcosa da dire, e le produzioni avrebbero potuto osare qualcosa in più. A volte emergono elementi interessanti — come un accenno di flauti in Trendsetter — ma sembrano poco sviluppati e abbandonati troppo presto.

Nel complesso è un disco per chi già ascolta rap e può apprezzare il flow di Vaz Tè, ma non è un progetto che prova a spingersi oltre.

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euforico trionfante

Miglior traccia: Drilliguria dalla costa (feat. Sayf & Nader Shah)

66
Tier 6° · Rank 278°
Cover di Ca$ino

Ca$ino (2026)

Baby Keem

Hip-Hop/Rap Trap

Ca$ino è il secondo progetto di Baby Keem, figlioccio artistico di Kendrick Lamar. Il talento di questo ragazzo è innegabile: il disco è autoprodotto e Keem dimostra una notevole capacità di muoversi su registri diversi — dai banger trap, costruiti sugli 808 ma arricchiti da sample e suoni insoliti, a pezzi più introspettivi e riflessivi. A tenere insieme il tutto c'è un filo conduttore sonoro preciso: i suoni da casinò, le slot machine, tornano ricorrenti lungo il disco, creando coesione e rimandando ai temi del denaro e del gioco d'azzardo che affiorano in diverse tracce.

Il flow e la delivery di Keem sono solidi in entrambi i mondi che abita, senza che nulla suoni fuori posto. Eppure Ca$ino non compie del tutto il salto che potrebbe. Il problema è duplice: da un lato una certa mancanza di originalità, dall'altro un'alternanza troppo brusca tra tracce frivole — “I just spent five million on a condo and don't be at home” — e momenti di vulnerabilità genuina — “too many alcoholics around when Grandma went to jail". Il contrasto potrebbe essere una forza, ma qui finisce per rendere il disco meno coeso di quanto il suo impianto prometta.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Good Flirts

69
Tier 5° · Rank 259°
Cover di 2014 Forest Hills Drive
10°

2014 Forest Hills Drive (2014)

J. Cole

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Il titolo dice già tutto: 2014 Forest Hills Drive è l'indirizzo della casa dove J. Cole è cresciuto a Fayetteville, nella Carolina del Nord — quella in cui ha vissuto con la madre, il fratello e il patrigno, e che ha ricomprato nel 2014, lo stesso anno in cui ha pubblicato questo disco. Non è un dettaglio decorativo: è il punto di partenza di un album che guarda indietro per capire chi si è diventati.

Terzo disco in studio, generalmente considerato il suo più riuscito — anche se, ascoltandolo dopo The Fall Off, la sensazione è che Cole abbia continuato a crescere fino all'ultimo: più conscious, flow ancora più serrato, produzioni più ambiziose. Forest Hills Drive resta comunque un disco solido, forse il momento in cui l'equilibrio tra banger e riflessione funziona meglio.

Cole ha flow, tecnica e una delle penne più precise dell'hip-hop americano contemporaneo. Il suo modo di rappare ricorda Kendrick non per il suono — i due sono artisti distinti — ma per quell'approccio che sembra una riflessione continua, un flusso di coscienza che non si ferma mai. Le produzioni sono curate, con bassi spinti e qualche accenno trap che però non scivola nel plasticoso. E la scelta di non includere nessun featuring — una mossa dichiarata — dà al disco un'unità narrativa che molti album di quel periodo non hanno.

No Role Modelz e A Tale of 2 Citiez sono i pezzi dove quella tensione tra energia fisica e profondità lirica raggiunge il punto più alto. Due brani che da soli giustificano l'ascolto.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: No Role Modelz

Hits: G.O.M.D., A Tale of 2 Citiez, No Role Modelz

88
Tier 3° · Rank 143°
Cover di Fondazione Strada
11°

Fondazione Strada (2026)

Vacca & Inoki

Hip-Hop/Rap

Dopo il dissing ed essersi evitati per anni, Vacca e Inoki fanno pace e tornano con un joint album. Poteva “puzzare” di operazione commerciale e invece hanno realizzato un disco genuino, che sembra sentito e non costruito a tavolino. Ci sono anche delle idee abbastanza originali, come il pezzo sulla storia di Vacca cantato da Inoki e viceversa quello su Inoki cantato da Vacca. I punti di forza del disco sono sicuramente i testi, tutto sommato validi, che raccontano la loro storia nel contesto del rap. Ci sono però anche evidenti punti di debolezza che non fanno totalmente apprezzare il disco, a partire dalle produzioni che non osano e i flow un pò ripetitivi.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: Buste di Figu

66
Tier 6° · Rank 281°
Cover di SHAYTAN
12°

SHAYTAN (2026)

Melons & Sick Lucke

Hip-Hop/Rap Trap

“Shaytan” è un mixtape trap nato dalla collaborazione del rapper Melons con Sick Luke. Il marchio di fabbrica di Sick Luke è ben riconoscibile ma qui non troviamo proprio le sue migliori produzioni. Il timbro graffiato di Melons è interessante - può ricordare Disme - ma flow e scrittura ancora molto acerbe. Un mixtape da un ascolto e via.

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aggressivo

Miglior traccia: MARTELLARE

50
Tier 7° · Rank 321°
Cover di The Fall-Off
13°

The Fall-Off (2026)

J. Cole

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

“The Fall-Off” è il settimo album in studio del rapper americano J.Cole. E’ un disco su cui l’artista ha creato molto hype per diverso tempo, definendolo come la sua opera magna e probabilmente come la chiusura della sua carriera. Come spesso accade per i progetti attesi a lungo, qualcuno è rimasto deluso e qualcuno invece è saltato dalla sedia. Sicuramente non si può negare il fatto che è un disco ben costruito, pensato e molto vario.

Il progetto è diviso in due parti, metaforicamente chiamate disco 29 e disco 39. Il disco 29 dovrebbe rappresentare un salto nel passato, dove J.Cole ripercorre eventi della sua vita giovanile, e lo fa adottando anche un approccio molto diretto. E’ una parte colma di hit, di banger da club, con produzioni catchy - spesso orientati alla “trap” - e un flow a mitraglia, anche se per qualche fan di vecchia data potrebbe risultare ridondante rispetto alla discografia del rapper.

La seconda parte è invece molto più introspettiva e matura. Anche qui però le produzioni rimangono impeccabili, le parole di J.Cole scorrono piacevolmente sulle basi e c’è spazio anche per qualche momento molto originale, come l’immaginare un dialogo tra 2Pac e Biggie nel brano “What if”.

Un gran punto di forza del disco sono i beat switch: nonostante sia una tecnica ormai rodata, in questo disco ci sono degli ottimi beat switch, per nulla scontati, che impreziosiscono notevolmente il sound. A parte la lunghezza - 24 brani in totale - che potrebbe spaventare l’ascoltatore non avvezzo al genere, è difficile criticare questo progetto. Sicuramente rientrerà nei migliori dischi consegnati dal 2026.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: 39 Intro

Hits: Bombs In The Village, 39 Intro, What if, WHO THE FUCK IZ U

98
Tier 1° · Rank 51°
Cover di CLAN DESTINO
14°

CLAN DESTINO (2026)

J. Lord

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

Ne più ne meno di moltissimi altri dischi trap/gangsta rap che si sentono attualmente. Un peccato perché a fare rap in napoletano è fortissimo e ha una voce molto distinguibile. Ma la scelta del suono è veramente troppo banale, trita e ritrita.

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aggressivo

Miglior traccia: CRIMINALE

43
Tier 8° · Rank 327°
Cover di Anche Gli Eroi Muoiono
15°

Anche Gli Eroi Muoiono (2026)

Kid Yugi

Hip-Hop/Rap Horrorcore

“Anche gli Eroi Muoiono” è il terzo disco in studio del rapper pugliese Kid Yugi. Il suo album precedente, i “Nomi del Diavolo”, è stato il disco che ha accesso definitivamente la curiosità su Kid Yugi, che si è imposto come uno dei pochi della nuova scena rap giovanile con grandi capacità di scrittura, in un panorama dominato dalla drill e dalla trap. Purtroppo in questo nuovo disco c’è poca evoluzione, sia sul piano della composizione musicale sia su quello lirico. Fa il suo, lo fa abbastanza bene, ma non spicca. Ripropone sostanzialmente quanto aveva già fatto con il disco precedente.
Il concept dovrebbe essere quello di raccontare disilusioni e fragilità che colpiscono anche gli “eroi” o comunque le persone di successo, quindi con evidenti autocitazioni. Il tema del successo è un tema enormemente abusato nel rap. Kid Yugi ha sicuramente dalla sua parte una grande capacità di scrittura, con numerose citazioni sia letterarie che alla cultura popolare, ma spesso sembrano più fine a se stesse che al servizio della narrazione vera e propria. Anche nelle produzioni non ci sono elementi di vera originalità e non emerge un sound “Kid Yugi”: le strumentali potrebbero essere tranquillamente utilizzate da qualsiasi altro rapper della scena attuale. Rimane quindi un disco sufficiente ma non aggiunge molto valore alla sua discografia.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Gilgamesh

60
Tier 6° · Rank 296°
Cover di Cipriani
16°

Cipriani (2026)

Lacrim

Hip-Hop/Rap Trap

“Cipriani” è il disco “italiano” del rapper francese Lacrim, nato con la collaborazione di quasi tutti i pezzi forti del rap italiano mainstream del momento. Se questo disco fosse uscito nel 2019, nel pieno del periodo “trap”, avrebbe avuto un senso. Oggi, un disco come “Cipriani” ha invece molto meno senso. Non ci sono produzioni trap che spiccano o che sappiano distinguersi da quello che già si sente nel genere. Gli ospiti fanno la loro strofetta, con i soliti testi autocelebrativi o gangsta. Lacrim è anche bravo, avendo un timbro aggressivo molto riconoscibile ma meglio ricordarlo per il suo disco omonimo del 2019 che per questo.

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trionfante aggressivo

Miglior traccia: Amori Stupidi

38
Tier 8° · Rank 331°
Cover di TUTTO E’ POSSIBILE
17°

TUTTO E’ POSSIBILE (2026)

Geolier

Hip-Hop/Rap

Come affermato anche in alcune interviste, con questo disco Geolier aveva l’intenzione di portare un progetto più strutturato, che non suonasse come una playlist di pezzi. Tuttavia, il risultato finale non sembra così diverso. Come sonorità, non si è spostato troppo da quelle dei progetti precedenti - basi club, trap, qualche brano più pop o più old-school. Come liriche e flow rimaniamo nella confort zone, a parte qualche sperimentazione - vedi “Facil Facil” dove rappa “sussurrando” praticamente dall’inizio alla fine. Molto bello l’omaggio reso a Pino Daniele, che apre letteralmente il disco. Il disco riconferma Geolier come uno dei rapper più forti della scena in termini di tecnica e di stile ma non aggiunge altro.

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Miglior traccia: FACIL FACIL

56
Tier 7° · Rank 314°
Cover di Don’t Be Dumb
18°

Don’t Be Dumb (2026)

A$AP Rocky

Hip-Hop/Rap Trap

Un disco atteso da tantissimo tempo, data l’assenza prolungata di A$AP nella scena. Il risultato non soddisfa le aspettative. Suona come un album “rap/trap” nella media, senza particolari picchi. Sicuramente ci sono diverse tracce piacevoli, che finiscono senza sforzo in playlist ma destinate a rimanerci molto poco. Tanta “trap” - forse troppa - tante rime sull’attitudine, qualche traccia per Rihanna e una specie di diss velato a Drake. Carina però la copertina disegnata da Tim Burton.

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giocoso trionfante

Miglior traccia: Playa

64
Tier 6° · Rank 284°
Cover di Illmatic
19°

Illmatic (1994) ✰

Nas

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Jazz Rap

Illmatic esce nel 1994, stesso anno in cui il rap della East Coast sta cercando una risposta al dominio del gangsta rap californiano. Nas, vent'anni, Queensbridge, ci riesce nel modo più diretto possibile: un disco di 39 minuti, nove brani, zero sprechi.

Il team di produzione è un all-star dell'hip hop newyorkese — DJ Premier, Pete Rock, Large Professor, Q-Tip — ma la scelta stilistica che li accomuna è precisa e controcorrente: beat minimali, campionamenti jazz anni '70, spazio lasciato alla voce. Non si tratta solo di sottrazione estetica: è una scelta che mette Nas al centro di tutto, costringe l'ascoltatore a stargli dietro parola per parola. E Nas regge il peso benissimo.

N.Y. State of Mind è il momento che riassume tutto: il giro di basso di DJ Premier è ipnotico, il flow di Nas ci si incastra sopra con una precisione chirurgica che sembra quasi fisica. Represent va dall'altra parte — ritornello che muove il collo e il braccio, immediato, difficile da ignorare. Due facce dello stesso disco.

Il punto è che Illmatic non ti arriva subito. Non ci sono melodie forti, ganci radiofonici, niente che ti afferri al primo ascolto. Il flow di Nas può sembrare quasi monocorde, e i primi ascolti rischiano di scivolare via. Ma quando ti sintonizzi, diventa ipnotico: un liricismo denso, immagini crude di vita nei progetti di Queensbridge, una tecnica che non perde un colpo per 39 minuti.

Un disco che cresce con chi lo ascolta — non per tutti, ma per chi gli dà il tempo che merita, uno dei vertici assoluti dell'hip hop.

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angosciante riflessivo

Miglior traccia: N.Y. State of Mind

Hits: N.Y. State of Mind, Represent

100
Tier 1° · Rank 33°
Cover di FASTLIFE 5: Audio Luxury
20°

FASTLIFE 5: Audio Luxury (2026)

Guè

Hip-Hop/Rap

Possiamo dire tranquillamente che il quinto capitolo della saga dei Fast Life è uno dei migliori dischi di Gue. Il tocco di classe arriva dalla collaborazione con uno dei migliori producer della scena hip-hop mondiale, Cookin Soul. Il risultato è un progetto dalle strumentali ricche e dettagliate, “lussuose” come vuole il titolo.

E’ un mixtape che suona veramente hip-hop e Gue rappa a regola d’arte dall’inizio alla fine, regalandoci sempre le sue perle e le sue punchline di una “ignoranza raffinata” che solo lui e pochi colleghi riescono a raggiungere. Non troviamo testi impegnati ma non è chiaramente lo scopo del disco. L’obiettivo è trasmettere il lusso, la “vita veloce” che da il titolo alla saga.

Un elemento distintivo del disco sono le innumerevoli citazioni al Giappone, che non si fermano alla superficie - nessuna barra scontata sul sushi di medusa o sulla tataki di tonno - ma confermano che quella per il paese del Sol Levante è una vera passione e ammirazione. Inoltre, è un disco che ospita dei featuring di eccezione. Oltre alla figlia Celine, che con Loquito ci regala una vera hit, non si può non citare Freddie Gibbs, con cui è riuscito a realizzare un brano dal sapore veramente americano.

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trionfante giocoso rilassato

Miglior traccia: Intro

Hits: Intro, Think About It

89
Tier 2° · Rank 134°
Cover di Trauma
21°

Trauma (2026)

Tony Boy

Hip-Hop/Rap Trap

Tony Boy rimane super prolifico e anche ad inizio 2026 pubblica un nuovo album. Meglio rispetto ad “Uforia”, sia per le produzioni di Waraiki - magari sperimentano meno rispetto a quelle di Sadturs&KIID ma risultano più “dritte” e comprensibili - sia per le performance vocali. In questo disco, ci sono meno effetti sulla voce, meno sbiascichi o lagne. E’ un disco dalle sonorità più cupe ed emotive. Non emerge particolarmente tra le uscite dell’anno ma si merita una sufficienza.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Ansia 162

60
Tier 6° · Rank 298°
Cover di Strade di Città
22°

Strade di Città (1993) ✰

Articolo 31

Hip-Hop/Rap Funk

Strade di Città è il disco d'esordio degli Articolo 31, uscito nel 1993, in un momento in cui il rap italiano doveva ancora consolidarsi come scena. Due ragazzi della provincia di Milano — J-Ax e DJ Jad — portano un suono che guarda chiaramente all'hip-hop americano, con un predominante spirito funk e una maestria negli scratch di Jad che è uno degli elementi più riusciti del disco.

È un album più intellettuale che trascinante. Rientra in quel filone del rap italiano dove la narrazione della società è predominante e la tecnica è al servizio di quella — emotivamente colpisce meno, ma ha una solidità e una coerenza di intenti che si sente. J-Ax dimostra già qui di saper fare entrambe le cose: rappare con rime precise e raccontare. I temi spaziano dalla vita di strada — non alla maniera gangsta, ma come osservazione urbana — alla denuncia della censura e alla libertà di parola.

Il nome stesso del gruppo non è casuale: Articolo 31 richiama l'articolo della Costituzione irlandese sulla libertà di espressione nei media, e Fotti la Censura è la traccia più diretta su questo fronte. Pifferaio Magico è forse la più interessante del disco: una favola politica costruita su un racconto che cresce strofa dopo strofa, dove la metafora funziona meglio di molte denunce esplicite.

La traccia più famosa è Tocca Qui — rime ambigue che alludono al sesso, il brano trainante commercialmente — che è anche la meno interessante del lotto. È un po' il destino di certi dischi: il pezzo più accessibile prende tutto lo spazio e oscura il resto.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Strade di Città

83
Tier 4° · Rank 181°
Cover di Elsewhere
23°

Elsewhere (2025)

Gemitaiz

Hip-Hop/Rap

Elsewhere è il quinto disco in studio di Gemitaiz. Rispetto ad altri suoi lavori, qui ha fatto un lavoro più completo sugli arrangiamenti, che deviano leggermente dallo standard del genere nel panorama italiano attuale.

Le produzioni sono infatti più ricche e stratificate del solito. Quelle firmate da Mace lo riconfermano come uno dei producer più forti del momento — il flauto dalle ispirazioni indiane in Flowman è un tocco di classe.

A livello lirico non si registra una grossa evoluzione, ma va bene così: Gem è sempre riuscito a essere allo stesso tempo tecnico, espressivo e intimo — a modo suo — fin dai primi lavori, e qui si riconferma.

Nel complesso, un progetto costruito con cura, con diverse tracce che si apprezzano e crescono con gli ascolti.

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Miglior traccia: Flowman

Hits: Flowman

82
Tier 4° · Rank 186°
Cover di GLORIA
24°

GLORIA (2025)

Paky

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

Paky arriva da un esordio fortissimo, Salvatore, dove aveva trovato l'equilibrio giusto tra pezzi banger — puro gangsta rap senza fronzoli — e momenti più introspettivi. Con questo nuovo disco ha cercato di replicare quella formula senza una grossa evoluzione, il che non è necessariamente un male.

La prima parte dell'album lo dimostra: tanti banger perfettamente nel suo stile, pezzi che gasano se il genere ti appartiene. Nella seconda parte decide invece di accompagnarsi a nomi della scena pop femminile che difficilmente si accosterebbero a lui, con risultati alterni. Il feat più inaspettato — con Alessandra Amoroso — si rivela però uno dei più riusciti: la sua voce melodica sul ritornello contrasta benissimo con una strumentale cupa, mentre Paky rimane fedele a se stesso nelle strofe senza snaturarsi.

Un plauso anche alla strofa di Yugi, sopraffina per flow e precisione metrica.
Nel complesso, un disco che si avvicina per livello a Salvatore, ma a cui manca l'effetto sorpresa dell'esordio — e quell'assenza si sente.

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angosciante riflessivo aggressivo

Miglior traccia: Dio Non C’è (feat. Alessandra Amoroso)

Hits: Dio Non C’è, Cattivo Esempio

67
Tier 6° · Rank 275°
Cover di Musica Triste
25°

Musica Triste (2025)

Emis Killa

Hip-Hop/Rap

Musica Triste, sesto disco in studio di Emis Killa, è un lavoro su cui si potevano nutrire aspettative molto basse, viste le ultime uscite dell'artista. È invece un disco tutto sommato riuscito.

C'è una certa varietà nelle produzioni, da pezzi più banger trap a pezzi più old-school o con un'anima più pop. Ma quello che colpisce maggiormente è il lavoro sui ritornelli: l'approccio è decisamente più hip-hop, e Emis sembra aver abbandonato il vizietto di scimmiottare le linee melodiche dei colleghi più giovani — Lazza su tutti.

Molti brani nascono chiaramente da riflessioni personali più sentite, come la title track, che è una sincera autoanalisi e disamina del proprio percorso artistico. Molto apprezzato anche il remake di Phrate dei Club Dogo — un omaggio che non suona né nostalgico né forzato.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Musica Triste

Hits: Musica Triste

68
Tier 6° · Rank 266°
Cover di FUNNY GAMES
26°

FUNNY GAMES (2025)

Noyz Narcos

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap

Settimo disco in studio per il rapper romano, Funny Games partiva già con aspettative abbastanza alte: sia per il font del titolo che riprende il logo dei Death, sia per la copertina palesemente ispirata a Non Dormire, il suo disco d'esordio e uno dei lavori più importanti del rap italiano. La speranza era quindi quella di sentire di nuovo un progetto veramente horrorcore, o magari qualche campionamento di brani storici del death metal. Invece non troviamo nulla di tutto ciò.

C'è sicuramente un lavoro certosino sulle produzioni da parte di Sine, che cerca in qualche modo di ricreare atmosfere cupe, dark e horror, ma sempre con un filtro trap spesso molto evidente. Noyz dimostra comunque di essere un fuoriclasse, portando in campo le sue doti migliori: citazionismo estremo — Narcos Noyz rap / Slayer, the top / player / Esco sempre ad Halloween come Michael Myers — slang e tutta la romanità che lo contraddistingue.

Il problema del disco è che fatica a lasciarti qualcosa oltre a qualche traccia banger: pochi argomenti, o comunque spesso sepolti sotto troppe citazioni.

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aggressivo

Miglior traccia: Funny Games

71
Tier 5° · Rank 243°
Cover di Do Not Disturb
27°

Do Not Disturb (2025)

Young Miko

Hip-Hop/Rap Trap Latin

Do Not Disturb è il secondo album in studio di Young Miko, una delle rapper portoricane più in vista della scena latin trap del momento. Il disco si muove interamente dentro i confini del genere, senza mai spingersi oltre — una scelta che accontenta i fan ma lascia poco spazio a sorprese.

Ci sono alcuni brani riusciti melodicamente, come Sexo de Moteles, e altri che aprono verso sonorità più reggaeton, come Dosis, dove il suo flow scorrevole rende tutto più naturale.

Il problema è che il disco si spiega in due o tre tracce: il resto è una riproposizione continua dello stesso sound, senza variazioni che tengano alta l'attenzione. Per un secondo album, ci si poteva aspettare qualche rischio in più.

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rilassato euforico

Miglior traccia: Dosis

Hits: Dosis

55
Tier 7° · Rank 315°
Cover di Latte in Polvere
28°

Latte in Polvere (2025)

Papa V & Night Skinny

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Coca Rap Trap

Latte in Polvere è il disco giusto se si vuole rap volgarissimo, scorretto e coca-centrico — prendere o lasciare. Le basi trap sfondano i bassi e Night Skinny, rispetto ad uscite recenti, riesce nell'obiettivo di cucire attorno a Papa V il suono giusto: trap più diretta ma anche più stratificata, che lascia spazio alla grana vocale di Papa V senza sovrastarlo.

Bisogna però essere preparati a un linguaggio gratuitamente scorretto, che non cerca di impressionare tecnicamente ma di costruire la barra più rozza possibile — e qui è meglio non citare esempi.

I featuring si allineano a Papa V, ad eccezione di quello con Bresh: in un progetto tutto coca e mignotte, portarsi un po' troppo sul serio stona leggermente.

Nel complesso, un progetto che fa esattamente quello che promette — e se lo cerchi, ti diverte.

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giocoso aggressivo

Miglior traccia: Tic Tic Tac

Hits: Tic Tic Tac, Mossa Strepitosa (feat. Kid Yugi), Pura Purissima (feat. Nerissima Serpe)

68
Tier 6° · Rank 264°
Cover di Non Dormire
29°

Non Dormire (2005) ✰

Noyz Narcos

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Horrorcore

Non Dormire esce nel luglio 2005 ed è senza dubbio uno dei dischi fondamentali del rap italiano — e in particolare della scena romana — e può stare tranquillamente accanto a pietre miliari come Mr. Simpatia o Mi Fist. Con questo esordio solista Noyz si fa riconoscere subito come un rapper originalissimo: attinge a un immaginario preciso e coerente, quello dell'horror e del culto della morte, e lo porta nel rap romano con una naturalezza che nessuno aveva avuto prima di lui.

Rime crude, spietate, flow violenti e produzioni incalzanti — beat che spesso mescolano hip hop con campionamenti da film di serie B e sonorità quasi metalliche. A completare il quadro, la presenza costante del TruceKlan: la crew di Noyz attraversa il disco come un collettivo compatto, descrivendo insieme a lui la vita delle strade romane, fatta di violenza e droga dilagante. Un album manifesto nel senso più pieno del termine.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Verano Zombie, con quell'attacco di basso che ti aggancia subito e un ritornello diventato iconico — “Io vendicherò il mio crew / beo rum / fumo crack / faccio rap / in the panchine Truceklan va forte”. Poi la title track, con un campionamento iniziale R&B — chissà qual è? — e l'ingresso di Noyz da anthem puro. E White Gangasta, un altro momento che dimostra la varietà all'interno di un disco che non allenta mai la pressione.

Non Dormire è ancora oggi una delle massime espressioni del rap romano e dell'horrorcore italiano. Nessuno ai suoi livelli.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Verano Zombie

Hits: Verano Zombie, Non Dormire

100
Tier 1° · Rank 40°
Cover di Orbit Orbit
30°

Orbit Orbit (2025)

Caparezza

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

Chi mi conosce sa che non sono un fan di Caparezza — eppure è impossibile ignorare la completezza e la maturità artistica dietro questo progetto.

Orbit Orbit è un concept album in cui l'artiste si racconta attraverso un espediente narrativo curioso: diventa il protagonista di un fumetto — pubblicato insieme al disco — che lo vede esplorare lo spazio e le sue stranezze. La connessione personale con il fumetto, che insieme alla musica gli ha salvato la vita, è fortissima, e affiora in una delle tracce migliori del disco, A Comic Book Saved My Life"vado dritto per la mia strada tra bulli e cazzoti, / sono un moccioso tra le merde, infatto sembro Arale / o una fusione di Mafalda con il puffo quattrocchi" — versi che restituiscono con ironia e tenerezza l'immagine del bambino diverso che trova un rifugio.

Il suono è compatto e ben curato, le tracce scorrono senza intoppi, alternando momenti più elettronici ad altri decisamente più emotivi e personali.

Nel complesso, un ottimo album rap che arricchisce davvero le uscite dell'anno.

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spirituale sognante

Miglior traccia: A comic book saved my life

Hits: A comic book saved my life

87
Tier 3° · Rank 151°
Cover di Hustle Mixtape Vol. 2
31°

Hustle Mixtape Vol. 2 (2025)

Capo Plaza

Hip-Hop/Rap Trap

Hustle Mixtape Vol. 2 è un disco di cui non sentivamo il bisogno. Capo Plaza confeziona qualche banger trap anche ben prodotto, ma il progetto non aggiunge nulla di nuovo a un genere che in Italia inizia a girare su se stesso. Anche sul piano tecnico — flow, metriche, approccio al microfono — non c'è nulla che sorprenda o che rimanga impresso.

Un lavoro che funziona forse in macchina a volume alto, ma che esaurisce la sua utilità lì. Completamente dimenticabile.

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Miglior traccia: Floyd Mayweather

34
Tier 8° · Rank 333°
Cover di The Boy Who Played The Harp
32°

The Boy Who Played The Harp (2025)

Dave

Hip-Hop/Rap

The Boy Who Played the Harp è il terzo album in studio di Dave — pubblicato dopo quattro anni dopo We're All Alone in This Together — ed è un disco riuscito praticamente in ogni suo aspetto. Le produzioni sono fresche, potenti e ricche di sfumature: beat densi e mai monotoni, che vanno ben oltre il solito basso spinto e costruiscono un suono pieno, stratificato, capace di tenere l'attenzione dall'inizio alla fine.

Dave rappa con una sicurezza impressionante, portando quel flow tipicamente britannico che lo rende immediatamente riconoscibile e sempre credibile, qualunque sia il registro che sceglie. Il titolo è un riferimento biblico al Primo Libro di Samuele (1 Sam 16:14–23), in cui il re Saul chiama il giovane pastore Davide a suonare l'arpa per allontanare gli spiriti maligni che lo tormentavano — un'immagine che rispecchia bene il tono dell'album. Nei testi Dave affronta temi come la fede, il destino, la pressione del successo e la paura del fallimento, intrecciando introspezione personale e lucidità sociale con una maturità che in pochi riescono davvero a raggiungere. Tra i collaboratori figurano Tems, Kano e James Blake, ma è Dave il centro di gravità di tutto.

Senza girarci troppo intorno: è uno degli album rap più importanti dell'anno, non solo nel Regno Unito, ma a livello globale.

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Miglior traccia: Marvellous

Hits: Marvellous, History

93
Tier 2° · Rank 95°
Cover di Infinite
33°

Infinite (2025)

Mobb Deep

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

IInfinite è una sorta di disco tributo: è l'ultimo progetto ufficiale dei leggendari Mobb Deep, duo formato da Havoc e dal compianto Prodigy. L'idea nasce da The Alchemist — uno dei producer più in forma del momento — e da Havoc stesso, che hanno raccolto e prodotto registrazioni inedite lasciate da Prodigy. Il risultato è un disco dalle sonorità hip-hop street, in perfetta linea con lo stile del duo: quando lo ascolti, senti New York e le strade del Queens.

Le produzioni sono generalmente di buon livello: rifinite, stratificate, con sample azzeccati — basta sentire Taj Mahal o Against the World, che campiona un brano dello stesso Prodigy. I testi rimangono fedeli ai temi classici del duo — strada, sopravvivenza, durezza — e proprio per questo possono risultare ripetitivi per chi non è già dentro quel mondo.

Ottima invece la lista degli ospiti, da Nas a Ghostface Killah fino ai Clipse. Un ascolto consigliato, soprattutto per chi vuole salutare degnamente due icone del rap newyorkese.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: Against the World

64
Tier 6° · Rank 285°
Cover di Pixel
34°

Pixel (2025)

Ele A

Hip-Hop/Rap

Pixel è il debutto ufficiale della rapper svizzera Ele A. Si era già fatta conoscere nella scena rap italiana grazie a numerose collaborazioni. Qui conferma di avere flow e delivery solidi. Rappa con sicurezza e naturalezza, magari ancora un po’ monoflow e acerba in alcuni passaggi ma la base è decisamente forte.

Molto apprezzabile anche la scelta di evitare i soliti cliché legati alla figura della rapper donna, puntando invece su temi più personali e autentici.

Le produzioni sono curate — bassi profondi, qualche sonorità trap o più hip-hop classica — e mai plasticose, con un Night Skinny sorprendentemente più ispirato del solito. Anche i featuring funzionano bene, scelti con criterio e inseriti nel modo giusto — quello con Colapesce spicca su tutti.

In sintesi, un debutto fresco, sincero e con ottime prospettive.

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rilassato

Miglior traccia: Quintale

70
Tier 5° · Rank 258°
Cover di PORTANDO IL PESO
35°

PORTANDO IL PESO (2025)

Visino Bianco

Hip-Hop/Rap Trap Hood Trap

Visino Bianco è uno dei nomi della nuovissima scena da tenere sott’occhio, e questo EP, PORTANDO IL PESO — pur nella sua brevità — lo conferma.

Lo stile è interessante, anche se non completamente originale: si sentono influenze abbastanza evidenti, da Simba La Rue per certe sonorità più hood, fino a qualcosa di Artie 5ive.

Detto questo, il progetto suona comunque molto bene, forse anche oltre le aspettative per un EP. Il sound si muove su coordinate trap/hood, con atmosfere cupe, corpose e notturne.

I testi sono molto espliciti, portati con un flow quasi “nevrotico”, che trasmette bene una sensazione di tensione e follia interna.

Tra i momenti migliori, il featuring con 18K, scapigliato, decisamente riuscito.

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trionfante angosciante euforico

Miglior traccia: scapigliato

Hits: scapigliato, oooo

75
Tier 4° · Rank 222°
Cover di PER SOLDI E PER AMORE
36°

PER SOLDI E PER AMORE (2025)

Ernia

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

PER SOLDI E PER AMORE è il quarto disco in studio di Ernia. Purtroppo replica gli stessi errori del progetto precedente: ottimi testi, davvero conscious e personali — come PER I LORO OCCHI, in cui affronta il rapporto con i genitori, o PERCHE’ insieme a Madame, lucida disamina di ciò che porta l'individuo ad alienarsi dalla società — ma che non sono sostenuti da una musicalità adeguata.

Il disco è interamente prodotto da Charlie Charles, che però lascia perplessi. Le produzioni risultano anonime, vuote e poco inventive — e il problema non è tanto il minimalismo in sé, quanto il fatto che in molti brani non reggono il peso dei testi, lasciando Ernia senza una base su cui appoggiarsi davvero. Nei brani più introspettivi funzionano meglio, ma sono appunto le eccezioni.

Anche il flow, rimasto molto uniforme rispetto ai lavori precedenti, non aiuta. Peccato, perché il contenuto c'è ed è forte.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: PER I LORO OCCHI

Hits: PER I LORO OCCHI, PERCHE’

67
Tier 6° · Rank 271°
Cover di OSTIL3
37°

OSTIL3 (2025)

333 Mob

Hip-Hop/Rap Trap

OSTIL3 è il primo album del collettivo 333 Mob, guidato dal producer Low Kidd. La formula non è nuova né particolarmente innovativa — produzioni trap/hardcore con i bassi potenti avvolti però in atmosfera cupe e oscure, abbastanza tipico del suono di Kidd — ma per un esordio collettivo la coesione è già un risultato.

Quasi tutti gli ospiti (Lazza, Salmo, Nitro, Nerissima, tra gli altri) consegnano strofe tipiche da banger, da ascoltare ad alto volume.

Un album dal suono compatto che funziona quando si cercano vibrazioni “trap”, ma che difficilmente rimane a lungo nelle cuffie.

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trionfante angosciante

Miglior traccia: NO UBER

62
Tier 6° · Rank 292°
Cover di Mezzanine
38°

Mezzanine (1998) ✰

Massive Attack

Hip-Hop/Rap Trip Hop

Mezzanine esce nel 1998 ed è il terzo album dei Massive Attack — e probabilmente il loro lavoro più compiuto. Il trip hop c'è ancora, ma spinto verso territori più oscuri e fisicamente opprimenti: bassi pesantissimi, chitarre che arrivano dal post-punk e dall'industrial, campionamenti da Velvet Underground e Cure. Rispetto ai lavori precedenti del gruppo, è un disco più duro, più claustrofobico, costruito su atmosfere che ti entrano dentro lentamente.

Angel apre con un crescendo cinematografico che non ha fretta di arrivare da nessuna parte — liquido, sospeso, come se il suono stesse prendendo forma nell'aria. Inertia Creeps parte con una tensione da fuga, qualcosa che sembra voler scappare da se stesso, poi cambia passo e la voce entra a tagliare tutto. In mezzo a questo, Teardrop è la parentesi di luce dell'intero disco: la voce di Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins porta qualcosa di quasi angelico che stona — nel senso migliore — con il peso del resto.

C'è una coerenza sonora che attraversa tutto il progetto senza mai cedere, e quella coerenza è anche la sua forza: non è un disco che si ascolta distrattamente, richiede attenzione e si prende il suo spazio.

Uno dei migliori album degli anni '90, e un punto di riferimento imprescindibile per tutta la scena alternative di fine decennio.

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angosciante sognante misterioso

Miglior traccia: Black Milk

Hits: Teardrop, Inertia Creeps, Black Milk

98
Tier 1° · Rank 55°
Cover di DOPAMINA
39°

DOPAMINA (2025)

Sick Luke

Hip-Hop/Rap Pop Trap

Occasione in gran parte mancata per questo secondo album ufficiale di Sick Luce. DOPAMINA suona slegato: la tracklist procede per salti bruschi di genere — dalla trap al pop alla Alfa — senza una direzione complessiva che tenga insieme i pezzi.

Paradossalmente, i momenti migliori arrivano dagli ospiti su cui si poteva avere meno aspettative. L'opening con Blanco e Simba è una accoppiata inaspettata che funziona proprio per il contrasto tra i due: è esattamente il tipo di cortocircuito che ci si aspetta da un producer album, dove le featuring dovrebbero generare qualcosa di inedito.

Stesso discorso per "Mayday" con Plaza, che insieme all'opening spinge su un ibrido pop/trap davvero originale e centrato. "Le Donne" con Tony Effe fa il suo mestiere senza infamia e senza lode. Il resto del disco, invece, fatica a lasciare il segno.

Progetto irregolare, con alcuni picchi reali ma troppo poco collante per reggere come album.

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giocoso euforico

Miglior traccia: OGNI SBAGLIO (feat. BLANCO & Simba La Rue)

Hits: OGNI SBAGLIO, MAYDAY

51
Tier 7° · Rank 320°
Cover di Canerandagio Pt. 2
40°

Canerandagio Pt. 2 (2025)

Neffa

Hip-Hop/Rap

Canerandagio Pt. 2 è la seconda parte dell'omonimo progetto di Neffa, e si mantiene in linea con la prima — ma con un mood che, specialmente nella parte finale, si fa ancora più oscuro e notturno.

È il tipico disco che si sposa bene con certi momenti precisi: in macchina, di notte, di ritorno a casa. Rispetto alla prima parte c'è anche un approccio decisamente più tecnico da parte di Neffa, come in Santosubito/Rubik, un grandissimo esercizio di stile — scrivili, spingili sti beats, dischi lirici, impliciti, principi, gli inizi, incipit, riti mistici criptici. Tra le tracce più riuscite, la riflessione sul tempo in Domani con nayt.

Le criticità rimangono però quelle della prima parte: troppi featuring finiscono per togliere spazio a Neffa, che a tratti sembra quasi un ospite nel suo stesso disco, e il progetto nel complesso suona più come una playlist di brani — anche buoni — che come un lavoro dall'identità precisa.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Domani (feat. Nayt)

Hits: Domani (feat. nayt)

68
Tier 6° · Rank 265°
Cover di Io Sono
41°

Io Sono (2020)

Olly

Hip-Hop/Rap Pop Cantautorato

Io sono è il primo EP solista ufficiale di Olly e suona perfettamente in linea con la scuola rap ligure di quel momento. Le produzioni di JVLI e YANOMI richiamano quelle di Andrews Right o Shune — stesso tipo di atmosfera, stesso approccio minimale e denso — e la rappata di Olly, emo e incazzata con la vita, con quella voce graffiata, ricorda molto quella di Disme, che di lì a un mese avrebbe pubblicato Malverde. Un parallelo che non sembra casuale: stessa aria, stesso mood, stessa Liguria.

Tra i brani che funzionano meglio c'è Paranoie: testo sincero, ritornello melodicamente riuscito, il tipo di pezzo che si porta dietro dopo l'ascolto. Il resto del progetto è dignitoso ma non lascia troppo il segno. Un esordio sufficiente, con il potenziale già visibile ma ancora da sviluppare.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Paranoie

58
Tier 7° · Rank 308°
Cover di God Does Like Ugly
42°

God Does Like Ugly (2025)

JID

Hip-Hop/Rap Trap

God Does Like Ugly è il quarto album in studio del rapper americano JID, classe 1989.

Si tratta di un progetto solido e ben strutturato, che trova un buon equilibrio tra tracce più immediate e “banger” da club — legate alle sonorità trap tipiche di Atlanta — e brani che invece si muovono nella direzione dell’hip-hop più classico.

Il vero punto di forza del disco è senza dubbio la tecnica di JID: straordinario negli extra-beat, negli incastri e nei continui cambi di flow, dimostra ancora una volta di essere un rapper di altissimo livello. Da questo punto di vista, è semplicemente impressionante.

Probabilmente non è un album destinato a segnare un punto di svolta nell’evoluzione del genere, ma se si cerca del rap americano di qualità, ben prodotto e tecnicamente impeccabile, è sicuramente una scelta centrata.

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aggressivo

Miglior traccia: Gz

Hits: Knew Better, Gz

86
Tier 3° · Rank 158°
Cover di Alfredo 2
43°

Alfredo 2 (2025)

Freddie Gibbs & The Alchemist

Hip-Hop/Rap

Dopo il primo capitolo — che valse una nomination ai Grammy nel 2020 — Freddie Gibbs e The Alchemist tornano a collaborare nella serie Alfredo con un secondo episodio assolutamente all’altezza del precedente.

Le produzioni sono di altissimo livello dall’inizio alla fine: The Alchemist costruisce un suono estremamente curato e omogeneo, capace di dare al disco un’identità precisa, rendendolo un vero album e non una semplice raccolta di tracce.

Freddie Gibbs, dal canto suo, conferma una tecnica impressionante, che emerge soprattutto nei momenti in extrabeat, dove gioca con il tempo e con le metriche con grande naturalezza.

A impreziosire il tutto ci sono anche dettagli stilistici riusciti, come gli outro in giapponese: un vero tocco di classe che contribuisce a definire ulteriormente l’atmosfera del progetto.

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spirituale

Miglior traccia: Ensalada

86
Tier 3° · Rank 156°
Cover di Bellaria
44°

Bellaria (2018)

Vegas Jones

Hip-Hop/Rap Trap

Bellaria è il primo vero salto mainstream di Vegas Jones, e si sente subito che il ragazzo sa rappare. Tecnicamente è superiore a gran parte della scena trap del momento — rime costruite, flow impeccabile, un controllo del ritmo che non è roba da dare per scontata.

Il disco suona benissimo, e il merito è anche delle produzioni west-coast di Boston George e soci: basi che ti trasportano su una spiaggia californiana anche se fuori piove a Cinisello. Malibu è la hit che apre il mondo di Vegas Jones a un pubblico più largo, ma il disco regge dall'inizio alla fine — Cristo, Yankee Candle, la title track sono tutte tracce che funzionano.

L'unica riserva, e Vegas Jones probabilmente lo sa, è che le parole scivolano via. Non è questione di autocelebrazione o di temi scontati — è che i testi non ti portano da nessuna parte in particolare, non colpiscono, non rimangono.

Ascolti, ti godi il flow, e dopo non ti ricordi cosa ha detto. Per un certo tipo di rap è un peccato veniale; per un disco che suona così bene, ogni tanto ti viene voglia di qualcosa in più. Ma Bellaria non pretende di essere altro, e nella misura in cui non lo pretende, fa esattamente quello che deve fare.

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malinconico euforico

Miglior traccia: Bellaria

Hits: Bellaria, Malibu, Yankee Candle, Cristo

74
Tier 4° · Rank 225°
Cover di MM..FOOD
45°

MM..FOOD (2004) ✰

MF DOOM

Hip-Hop/Rap Undergroup Rap

MM..FOOD è il secondo album di MF DOOM sotto quel nome — e già il titolo dice tutto: è un anagramma di MF DOOM, e il cibo è sia il tema letterale che la metafora portante dell'intero disco. Ogni brano ruota attorno a un riferimento culinario che nasconde un secondo livello di lettura — il rap, la società, i rapporti tra colleghi. Un concept costruito con una coerenza totale, dall'artwork alle liriche agli sketch.

Musicalmente è un disco che non fa sconti: zero ritornelli banalmente catchy, solo rap serrato con incastri studiati su produzioni che fanno uso abbondante di sample e stralci di serie animate degli anni '70 e '80 — perfettamente coerenti con l'immaginario da supercattivo mascherato che DOOM aveva costruito attorno a sé.

Rapp Snitch Knishes è il momento che incarna tutto questo meglio di qualsiasi altro: un riff di chitarra iconico che si sposa perfettamente con il flow di DOOM e quello di Mr. Fantastik, due voci che si incastrano come ingranaggi.

Il disco è tecnicamente sopraffino — gli incastri ritmici e il liricismo denso richiedono attenzione, ma ne vale la pena ad ogni ascolto. Un capolavoro dell'hip hop underground, rimasto intatto nel tempo.

Bomba.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: Rapp Snitch Knishes

Hits: Rapp Snitch Knishes

98
Tier 1° · Rank 64°
Cover di Scialla Semper
46°

Scialla Semper (2019)

Massimo Pericolo

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Hardcore Hip-Hop Emodrill

Scialla Semper è uno degli album d'esordio più forti del rap italiano post 2016. Il titolo non è casuale: Scialla Semper era il nome dell'operazione antidroga che nel 2014 portò all'arresto di Massimo Pericolo e di altre trenta persone. Ribaltarlo come titolo del proprio disco d'esordio è già di per sé una dichiarazione — rivincita, con il proprio successo, a un sistema che ti aveva già giudicato.

In un momento dominato dalla vuotezza estetica della trap, Massimo Pericolo si fa spazio raccontando le frustrazioni e il senso di vuoto di un ragazzo di provincia uscito dal carcere dopo aver scontato una pena per spaccio di sostanze leggere. Non c'è nulla di costruito: l'urgenza è reale, e si sente. Il rap è spiccio, diretto, senza pose — e in quel 2019 suonava come qualcosa che mancava da tempo.

Le produzioni di Phra Crookers e Nic Sarno non sono il punto forte del disco, ma assolvono bene al loro compito: un suono sporco, quasi grezzo, che Massimo Pericolo stesso definisce "emo-drill" — un ibrido tra la durezza della drill e una vena più intima e malinconica. È il tappeto giusto per il tipo di racconto che vuole fare. Sabbie d'oro, Amici e la title track sono le tracce più intense, quelle in cui il peso specifico delle liriche si sente di più. Ma il disco stupisce anche nei momenti più duri e aggressivi, come Ansia con Ugo Borghetti — uno dei featuring più riusciti. Totoro, presente nella riedizione Emodrill Repack, è un'altra gemma da non perdere.

Un piccolo grande disco, che ha aperto una crepa nel rap italiano e ci ha ricordato che l'urgenza espressiva, quando è vera, non ha bisogno di altro.

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aggressivo malinconico angosciante

Miglior traccia: Amici

Hits: Sabbie D’oro, Amici, Totoro

91
Tier 2° · Rank 114°
Cover di Neffa e I Messaggeri della Dopa
47°

Neffa e I Messaggeri della Dopa (1996) ✰

Neffa

Hip-Hop/Rap Funk

Neffa e i Messaggeri della Dopa esce nel 1996, primo disco solista di Neffa dopo l'esperienza Sangue Misto. Il titolo è già un omaggio dichiarato agli Art Blakey & the Jazz Messengers, e la musica segue coerentemente: produzioni jazz-rap con campionamenti da Herbie Hancock, Miles Davis e James Brown, un sound decisamente black che all'epoca suonava come qualcosa di diverso da tutto il resto del rap italiano.

Il disco funziona come collettivo — 18 featuring, la scena tutta raccolta intorno a Neffa — e liricamente sia lui che gli ospiti reggono bene, con una tecnica solida e un'identità precisa. Aspettando il sole, con il ritornello di Giuliano Palma, resta il momento più accessibile e anche quello che aprì le porte della radio al rap italiano per la prima volta.

Il problema è che quella matrice jazz-rap minimale, per quanto distintiva nel contesto dell'epoca, oggi accusa il peso degli anni. Le produzioni grezze che allora erano una scelta stilistica adesso suonano semplicemente datate, e quell'estetica — affascinante nella sua purezza — non ha la stessa presa di ascolti più recenti. Non è un difetto del disco in sé, è il limite di un suono così figlio del suo tempo.

Un documento importante per capire le radici dell'hip hop italiano, ma probabilmente non un ascolto per tutti oggi.

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rilassato riflessivo

Miglior traccia: Aspettando il Sole

77
Tier 4° · Rank 214°
Cover di My Beautiful Dark Twisted Fantasy
48°

My Beautiful Dark Twisted Fantasy (2010) ✰

Kanye West

Hip-Hop/Rap Progressive Rap

My Beautiful Dark Twisted Fantasy nasce da una caduta. Dopo il caso Taylor Swift agli MTV VMA del 2009 — il microfono strappato, la gogna mediatica, il ritiro volontario alle Hawaii — Kanye torna con quello che lui stesso ha definito una scusa a rovescio: non mi dispiace, vi dimostro di cosa sono capace. Il risultato è un disco enorme, rutilante, quasi eccessivo per definizione.

Complesso e sperimentale, con un'ambizione che tocca il prog nel modo in cui le strutture si espandono e le produzioni si stratificano, MBDTF ha al centro un dualismo preciso: gli eccessi, i desideri proibiti, la caduta — tutto ciò che fa di Kanye un "mostro" — sono anche la sorgente della sua arte. Non è autoindulgenza, è autobiografia.

Ci sono momenti che restano impressi. Dark Fantasy apre il disco con un'intro narrata da Nicki Minaj, voce quasi diabolica che lascia il passo a un coro gospel e a una produzione che riprende i colori caldi di The College Dropout. Power è diventata una hit globale con un intro che sembrava impossibile da rendere così memorabile e un sample di 21st Century Schizoid Man dei King Crimson. E poi c'è Runaway: una singola nota ripetuta al pianoforte, e Kanye riesce a renderla iconica, eterna. È il tipo di intuizione che o hai o non hai.

Il problema è che con tanti featuring il disco non mantiene sempre lo stesso livello. Brani come Gorgeous o So Appalled non aggiungono granché, e in generale la presenza degli ospiti diluisce più che arricchire — con le eccezioni giuste: Pusha T su Runaway e lo show di Nicki Minaj su Monster sono un'altra storia.

Rimane un disco straordinario, e per molti il suo capolavoro assoluto. Personalmente, resto convinto che The College Dropout sia ancora il suo vertice — e aggiungo una cosa che potrebbe sorprendere: Donda, con meno sperimentazione ma più emozione, per me gli sta sopra anche questo. MBDTF è grandioso, ma la grandiosità a volte copre qualcosa invece di rivelarlo.

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trionfante riflessivo spirituale

Miglior traccia: Power

Hits: Power, Runaway, Dark Fantasy

92
Tier 2° · Rank 105°
Cover di Enter The Wu-Tang (36 Chambers)
49°

Enter The Wu-Tang (36 Chambers) (1993) ✰

Wu-Tang Clan

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop

Enter the Wu-Tang (36 Chambers) esce nel novembre 1993, in pieno dominio del G-funk californiano di Dr. Dre. Il Wu-Tang arriva da Staten Island — il borough più dimenticato di New York — e suona come una risposta diretta e volutamente anti-commerciale a tutto quello che girava in radio: niente melodie patinate, niente ritornelli catchy, solo boom bap minimale e nove MC che si passano il microfono a colpi di rime e punchline.

Rispetto all’altra gemme del genere, Illmatic, che uscirà pochi mesi dopo, questo è un disco più grezzo e più aggressivo — i flow sono meno melodici, meno levigati, e l'energia collettiva prevale sulla tecnica individuale. Il collante è RZA, che costruisce i beat campionando soul anni '70 e inserendo dialoghi dai film di arti marziali che il gruppo divorava — da lì l'immaginario Shaolin, i nomi d'arte, tutta l'estetica. Non è folklore decorativo: è un'identità precisa e coerente che non assomigliava a niente di quello che esisteva all'epoca.

Wu-Tang Clan Ain't Nuthin' ta F' Wit ha un inizio ansiogeno che ti aggancia prima ancora che arrivi il primo verso — e chi segue il rap italiano non può non riconoscervi il beat ripreso da Fabri Fibra nel dissing con Vacca, a conferma di quanto questo suono abbia attraversato generazioni e oceani. C.R.E.A.M. e Method Man fanno il resto.

Una pietra miliare dell'hip hop americano, e uno dei dischi che ha ridisegnato i confini della East Coast.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Wu-Tang Clan Ain’t Nuthing ta F’Wit

Hits: Wu-Tang Clan Ain’t Nuthing ta F’Wit, C.R.E.A.M.

84
Tier 4° · Rank 174°
Cover di Prisoner 709
50°

Prisoner 709 (2017)

Caparezza

Hip-Hop/Rap Alternative Rap Conscious Rap

Nessun dubbio sul fatto che Caparezza sia un liricista fuori categoria. Prisoner 709 lo conferma: sedici tracce con testi ispirati, densi, che spaziano dalla crisi d'identità all'acufene che lo ha tormentato dal 2015 — quella "prigione mentale" da cui il disco prende il nome e la forma. Un album maturo, con una costruzione tematica solida e una produzione tutt'altro che banale.

Il problema, almeno per chi scrive, è un altro. La voce di Caparezza e il suo modo di rappare sono una di quelle cose che o ami o odi: un flusso molto riconoscibile, quasi ipnotico, ma anche tendenzialmente ripetitivo. Quando quel flow trova una valvola di sfogo in un ritornello melodico che spacca, tutto funziona. Quando invece rimane su sé stesso, senza un gancio che alleggerisca o spezzi il ritmo, il disco perde presa — e su Prisoner 709 succede più spesso di quanto si vorrebbe. I ritornelli, nella maggior parte dei brani, non lasciano il segno.

Le eccezioni ci sono, e vanno cercate. Una Chiave riesce a essere insieme autobiografica e orecchiabile, con quella spinta emotiva che manca altrove. Ti Fa Stare Bene, la più radiofonica, fa esattamente quello che dovrebbero fare i brani migliori di Caparezza: usa la leggerezza come cavallo di Troia per dire qualcosa di vero. Peccato che il resto del disco non raggiunga spesso quella stessa sintesi.

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angosciante riflessivo giocoso

Miglior traccia: Una Chiave

Hits: Una Chiave

72
Tier 5° · Rank 235°
Cover di FAME
51°

FAME (2025)

Jake La Furia & Night Skinny

Hip-Hop/Rap

Non si capisce di cosa abbia "fame" Jake La Furia. Rappa bene, tecnicamente non si discute, ma per dodici tracce dice sostanzialmente la stessa cosa: strada, armi, droga, il solito repertorio del rap duro italiano, senza uno spunto di storytelling originale né un contenuto che lasci il segno.

Un disco che gira in tondo su se stesso, stancante proprio perché non si prende mai il rischio di dire qualcosa di diverso. Nelle ultime due tracce si intravede finalmente un minimo di profondità — ma arriva troppo tardi per cambiare il giudizio complessivo.

Le produzioni di Night Skinny non aiutano: tutte appiattite sullo stesso schema, con sample che invece di aggiungere spessore sembrano buttati lì senza una vera visione. Un disco che delude proprio perché le premesse ci sarebbero.

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Miglior traccia: Generazioni

35
Tier 8° · Rank 332°
Cover di Sinatra
52°

Sinatra (2018)

Guè

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

Con Gentleman Guè aveva già iniziato ad avvicinarsi alla trap della nuova generazione, rimanendo però ancora in parte ancorato al suo background. Sinatra è il passo successivo — nel senso peggiore. È il disco in cui quella virata diventa definitiva e il risultato è deludente: produzioni trap spesso anonime, e quando esce dalla trap non riesce a trovare un suono che si distingua. Un disco che suona di plastica usa e getta, senza quasi nulla da dire e senza la personalità per dirlo comunque.

Gli skip sono tanti e vengono facili: Babysitter, Hotel, Sobrio — pseudo-canzoni d'amore senz'arte né parte, il tipo di brano che un rapper del calibro di Guè non avrebbe dovuto nemmeno registrare. Il tentativo di campionare Oro di Mango in Bling Bling ha una sua logica sulla carta, ma il risultato non convince. Modalità Aereo con Marracash e Luchè si salva, ma più per il peso specifico dei tre nomi messi insieme che per meriti propri — quando hai quelle tre voci sullo stesso brano è difficile fare un disastro.

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sensuale euforico

Miglior traccia: Modalità Aereo (feat. Luchè & Marracash)

31
Tier 8° · Rank 335°
Cover di Gentleman
53°

Gentleman (2017)

Guè

Hip-Hop/Rap Trap Gangsta Rap

Dopo Vero, disco con un peso specifico ben diverso, Guè decide di togliersi il cappotto e fare un disco di banger. Scelta legittima, e in fondo lui è uno dei pochi della vecchia guardia che può permettersela: le punchline restano affilate, il flow non tradisce, e su basi trap non sfigura come molti suoi coetanei avrebbero fatto.

Il punto è che Gentleman non ambisce a essere altro, e si vede. Scorre bene, è disinvolto, fa il suo lavoro — ma è un disco che oggi non avresti motivo di rimettere su. Rispetto a Santeria, dove la trap era un ingrediente tra tanti in un progetto più vario e iconico, qui è il registro dominante dall'inizio alla fine, e l'effetto è quello di una playlist ben curata ma difficilmente memorabile.

Le hit però ci sono: Relaxxx con Marracash è il momento più alto, flow e produzione che si incastrano come si deve. Lamborghini con Sfera — prima grande collaborazione tra i due — è diventata virale con una certa ragione. Poi Trinità, Scarafaggio. Roba da mettere su ad alto volume e non pensarci troppo. Gentleman lo sa benissimo, e non si scusa.

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euforico

Miglior traccia: Relaxx (feat. Marracash)

Hits: Relaxx (feat. Marracash)

60
Tier 6° · Rank 301°
Cover di Vero
54°

Vero (2015)

Guè

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

Chi mi conosce sa che Guè non è mai stato uno dei miei rapper preferiti. Ottimo punchliner — forse il migliore d'Italia — e quasi sempre accompagnato da produzioni all'altezza, ma c'è una certa ripetitività tematica nella sua discografia: soldi, lusso, autocelebrazione. Il personaggio è sempre quello, e a lungo andare stanca.

Detto questo, Vero è probabilmente il suo disco solista più riuscito, quello in cui riesce a trovare un equilibrio che altrove fatica a tenere.
Arriva nel 2015 con un dettaglio non da poco: è il primo disco di un rapper italiano distribuito dalla Def Jam Recordings — la storica etichetta americana di Jay-Z e Kanye. Un riconoscimento che dice qualcosa sul posto che Guè aveva conquistato nella scena, e che la cover sintetizza perfettamente: lui seduto su un trono, tutti al suo servizio. Un'immagine che non lascia spazio a interpretazioni.

Le Bimbe Piangono e Mollami sono diventate iconiche soprattutto per i ritornelli — quella capacità di costruire hook che rimangono in testa è una delle cose che Guè sa fare meglio quando è in forma. Ma i momenti più intensi del disco sono altrove: ad esempio Eravamo Re è tra i brani più sentiti, quello in cui abbassa le difese. E poi c'è Squalo — mood cupo, sound più vicino alla trap che all'hip-hop classico — che anticipa una direzione che esploderà nei dischi successivi. Nel 2015 era ancora un segnale debole, ma si sentiva già.

Per la sua carriera è stato un disco importante. E per chi come me fatica a entrare nel mondo di Guè, Vero è probabilmente il punto di accesso migliore.

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trionfante giocoso riflessivo

Miglior traccia: Squalo

78
Tier 4° · Rank 206°
Cover di GVESVS
55°

GVESVS (2021)

Guè

Hip-Hop/Rap

Probabilmente non c'è alcun nesso tra il vedere Guè con la corona di spine in copertina, il titolo Guesus, e il contenuto del disco — o forse voleva dirci che è il Messia del Rap. In ogni caso, il marketing è stato geniale: regalare ai top ascoltatori mensili una statuetta di lui nei panni di Gesù è una mossa che pochi si sarebbero sognati. Non facciamoci troppo questa domanda e godiamoci il disco.

Che fa il suo dovere, senza troppe pretese e senza deludere. Lo stile è quello inconfondibile di Guè — flow controllato, produzioni al passo con i tempi — ma rispetto ad altri suoi lavori qui l'elemento R&B è più presente del solito, e non suona forzato. Veleno è forse il momento più radiofonico: ritornello catchy, costruzione solida, il tipo di brano che non stufa. Dall'altra parte della bilancia ci sono Sponsor e Blitz, più duri, più immediati nel colpire. Il disco sa muoversi tra questi registri senza perdere coerenza.

Non è un lavoro che stravolge la sua discografia o porta novità particolari al rap italiano, ma negli ultimi anni Guè ha costruito qualcosa di preciso: una cifra stilistica riconoscibile, un prodotto che ogni volta viene servito in salse diverse ma sempre con la stessa qualità di base. Guesus non fa eccezione. Chi cerca sperimentazione è meglio che guardi altrove; chi vuole un disco mainstream fatto da uno dei pesi massimi del genere, qui trova esattamente quello che cercava.

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aggressivo sensuale

Miglior traccia: Veleno

70
Tier 5° · Rank 250°
Cover di DNA
56°

DNA (2020)

Ghali

Hip-Hop/Rap Pop Rap Elettropop

Album era stata una novità importante per il rap italiano. Con DNA, Ghali si riconferma — ma non fa un passo in avanti deciso. Le qualità ci sono e sono riconoscibili: le melodie, un flow caratteristico, la capacità di costruire hit che stanno a metà tra rap e pop. Good Times e Boogieman lo dimostrano, e stanno entrambe sullo stesso livello — pezzi che funzionano, che rimangono in testa, che fanno quello che devono fare. Il problema è che intorno a questi momenti c'è una sfilza di tracce che ascolti una volta e dimentichi.

DNA è un disco con più pop del precedente, ma quella virata non sempre convince: troppo spesso si ha la sensazione di un equilibrio cercato e non trovato, di pezzi che scivolano via senza lasciare nulla.

L'eccezione più bella è Barcellona: un brano d'amore cantato dalla prospettiva della partner, con un ribaltamento nella seconda strofa — più rap, meno melodica — che spezza il ritmo nel modo giusto. C'è un sapore nostalgico che regge dall'inizio alla fine, e un ritornello che è forse il migliore dell'intero disco.

Alla fine DNA è un lavoro onesto, ma onesto nel senso più limitante del termine. Fa bene alcune cose, non sbaglia clamorosamente, e non rischia quasi mai.

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euforico riflessivo

Miglior traccia: Barcellona

Hits: Barcellona

53
Tier 7° · Rank 318°
Cover di DON’T TAP THE GLASS
57°

DON’T TAP THE GLASS (2025)

Tyler The Creator

Hip-Hop/Rap Dance House

DON’T TAP THE GLASS è il nono disco in studio del rapper americano Tyler the Creator. Come dichiarato da Tyler stesso, niente concept, niente psicologia: il concept è la forma — rap su basi house, techno e dance, fatto per ballare e divertirsi.

A rendere il disco riconoscibilmente club-oriented è soprattutto il funk e un suono hip-house, che spinge in molti brani. Spensierato, certo, ma non privo di soluzioni interessanti. Tra le migliori tracce, Sugar On My Tongue — con un ritornello super catchy su una base che richiama l’elettronica anni’80 — o la title track con un beat switch inaspettato.

Anche in termini di flow, Tyler sembra letteralmente lanciare le parole sulle base, con un rappata fluida e disinvolta.

Non è un disco che rimarrà negli annali come i suoi lavori più ambiziosi, ma ogni tanto la spensieratezza è esattamente quello di cui si ha bisogno.

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giocoso

Miglior traccia: Sugar on My Tongue

Hits: Sugar on My Tongue, Ring Ring Ring, Don’t Tap The Glass/Tweakin

70
Tier 5° · Rank 252°
Cover di Mattoni
58°

Mattoni (2019)

Night Skinny

Hip-Hop/Rap Trap

Un buon disco, Mattoni — con il giusto mix di banger trap e momenti rap più attenti alle parole. Night Skinny, producer molisano al suo quinto album in studio dopo il già solido Pezzi del 2017, riunisce qui 26 artisti della scena italiana costruendo qualcosa che funziona come fotografia di un momento, ma che fatica ad andare oltre.

Le produzioni sono il suo marchio: trap cupa con elementi melodici di tastiera e piano che creano il sottofondo, 808 presenti senza essere invadenti. Suonano bene, c'è varietà, non annoia. Il problema è che non stupiscono. Night Skinny sa tenere insieme voci diverse con coerenza, ma non porta gli artisti in territori inesplorati — e si sente. Ascoltando Mattoni ricevi esattamente quello che ti aspetti, fatto discretamente bene. Altri producer italiani sanno sorprenderti di più. Ne è un esempio l'apertura: Street Advisor con Noyz Narcos, Marracash e Capo Plaza, e Saluti con Guè, Fabri Fibra e Rkomi sono esercizi di stile che funzionano sul momento ma non rimangono. Ci torni raramente.

Il disco però trova il suo punto più alto proprio dove abbassa la voce: Attraverso Me con il solo Luchè è il brano più introspettivo del progetto, un pezzo che starebbe tranquillamente su un suo disco solista e che dimostra cosa succede quando Night Skinny lascia spazio invece di riempirlo. .Rosso con Madame e Rkomi funziona bene come coppia, due personalità che si bilanciano senza sovrastarsi. E la title track finale — posse cut da dieci nomi, Noyz, Achille Lauro, Lazza, Ernia e altri — chiude il disco con la giusta dose di rumore.

Un disco che vale un ascolto, ma che difficilmente ti chiama a tornare.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Attraverso me (feat. Luchè)

Hits: Attraverso me (feat. Luché)

65
Tier 6° · Rank 282°
Cover di DAY69: Graduation Day
59°

DAY69: Graduation Day (2018)

6ix9ine

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap

DAY69: Graduation Day è un disco che non chiede permesso. 6ix9ine rappa — se vogliamo chiamarlo così — urlando sulla base, aggressivo dall'inizio alla fine, con un immaginario che è tutto un paradosso: violenza gangsta pura avvolta in colori sgargianti, capelli arcobaleno, un'estetica da cartone animato sopra una musica che non ha niente di innocente. Il personaggio e la musica si alimentano a vicenda, e separare i due non ha molto senso — tanto più che nel 2018, anno di uscita del disco, 6ix9ine veniva arrestato, confermando che quello che rappava non era solo un'immagine.

I momenti migliori sono GUMMO, BILLY, KOODA: beat potenti e cupi, dove il suo modo di urlare sulla base non è un difetto ma il punto — tutta la violenza arriva dritta, senza mediazioni. Sono brani che fanno quello che devono fare e lo fanno bene.

Il problema è che dodici tracce di fila con lo stesso registro diventano rapidamente ripetitive. Alcuni brani sono skip facili non perché siano brutti in assoluto, ma perché quando il volume e l'aggressività sono costanti dall'inizio alla fine, la dinamica sparisce e l'ascolto si appiattisce. L'unica eccezione arriva in chiusura con GOTTI, che abbassa i giri, toglie le urla e lascia respirare il disco — ma siamo all'ultimo brano, e il sollievo arriva quando è quasi finita. DAY69 funziona meglio a dosi — tre brani di fila ti demoliscono, dodici di fila ti anestetizzano.

Hardcore rap, non per tutti, e non ha nessuna intenzione di esserlo.

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aggressivo

Miglior traccia: BILLY

Hits: BILLY, GUMMO, GOTTI

56
Tier 7° · Rank 312°
Cover di Sfera Ebbasta
60°

Sfera Ebbasta (2016) ✰

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Trap

Il paragone può sembrare eccessivo, ma regge: Sfera Ebbasta sta alla trap italiana come Tradimento stava al rap. Fibra nel 2006 aveva portato il rap nel mainstream vero, dominato la scena per anni e aperto la strada a una generazione. Sfera nel 2016 fa la stessa cosa con la trap: sfonda le porte del mercato, scala le classifiche, e diventa il punto di riferimento da cui i rapper più giovani — volenti o nolenti — non possono prescindere.

XDVR era già un fenomeno, ma era ancora roba da web. Questo è il disco che porta tutto alla luce del sole, con un suono più patinato e addolcito rispetto all'esordio — meno crudo, più costruito. La differenza si sente bene mettendo a confronto Ciny e BRNBQ: la prima è celebrazione delle origini, pura e diretta; la seconda copre lo stesso territorio ma con un'amarezza diversa, più consapevole. Charlie Charles consolida qui il suo marchio di fabbrica: sonorità trap che strizzano l'occhio al mercato senza perdere identità.

Il disco ha diverse hit che sono entrate stabilmente nel repertorio della trap italiana: Equilibrio, Figli di Papà, BRNBQ e ovviamente Visiera a Becco. Quattro pezzi che raccontano altrettanti registri dello stesso disco — e questa varietà, tenuta insieme da un suono coerente, è probabilmente uno dei motivi per cui l'album è diventato culto.

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trionfante angosciante malinconico

Miglior traccia: Visiera a Becco

Hits: Visiera a Becco, Figli di Papà, Equilibrio

87
Tier 3° · Rank 152°
Cover di Brava
61°

Brava (2019)

Priestess

Hip-Hop/Rap Trap

Priestess è una delle voci più sottovalutate del rap femminile italiano, e lo diciamo senza riserve: per flow e rime può stare tranquillamente alla pari con molti colleghi maschi, e spesso li supera. Peccato che Brava, il suo disco d'esordio uscito nel 2019 per la Tanta Roba di Guè Pequeno, non riesca a sfruttare appieno questo potenziale.

Il concept è interessante: quattordici tracce costruite attorno a figure femminili — Eva, Crudelia, Alice, Fata Morgana, Brigitte — dove ogni donna è uno specchio di un pezzo della sua storia. L'idea c'è, ma la realizzazione suona spesso piatta. Il disco si muove nella trap senza mai uscirne davvero, e al di là della tecnica — che è genuina — arriva poco. Non c'è un momento che ti sorprende, non c'è una scelta produttiva che non ti aspetti. Funziona, ma non basta.

I brani più riusciti sono quelli in cui la formula si assesta invece di cercare di fare troppo: Crudelia e Brigitte sanno distinguersi metricamente e melodicamente, e hanno quella spinta giusta per fare quello che devono fare — adatti a sfondare i bassi della macchina, senza pretese eccessive. Il resto del disco scivola via senza lasciare molto.

Tutto sommato un esordio che dice più su quello che Priestess potrebbe fare che su quello che ha fatto. Magari stupirà in futuro.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Crudelia

44
Tier 8° · Rank 326°
Cover di Zzala
62°

Zzala (2017)

Lazza

Hip-Hop/Rap Trap

Tra gli album di debutto della generazione del 2016, Zzala è uno dei migliori. Lazza si impone subito come un punchliner di razza, con una tecnica e un flow già maturi e soprattutto già riconoscibili: la sua voce suona affranta, quasi rassegnata, come se portasse il peso di qualcosa che non si dice del tutto — e quella tensione tra il non detto e la barra che esplode è spesso il punto in cui il disco funziona meglio. Sai che in testa ho sempre due piani / Fra', come se fossi un bus di Londra: poche parole, immagine immediata, tutto il personaggio in una riga.

Non è un disco di storytelling o di contenuti particolari — e non vuole esserlo. È un disco che si ascolta per sentire del rap fatto bene, con dentro quella voglia di rivalsa che traspare quasi ovunque, a volte come ambizione dichiarata, a volte come qualcosa di già conquistato e ancora non del tutto creduto.

Le produzioni di Low Kidd sono parte fondamentale dell'equazione: bassi spinti, atmosfere cupe e oscure, un suono che nel panorama trap dell'epoca suonava diverso dagli altri. Non è un abbinamento casuale — quella pesantezza sonora si sposa perfettamente con la voce di Lazza, la valorizza invece di schiacciarla. Voce e beat parlano la stessa lingua, e si sente.

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riflessivo

Miglior traccia: Origami

Hits: Origami, Ouverture, Silenzio, Lario

82
Tier 4° · Rank 183°
Cover di CAN’T RUSH GREATNESS
63°

CAN’T RUSH GREATNESS (2025)

Central Cee

Hip-Hop/Rap Drill

Central Cee è sulla scena rap UK ed europea ormai da anni — mixtape, singoli e featuring — ma solo ora arriva con un progetto ufficiale. Già dalla prima traccia, No Introduction, si capisce che non c'è effettivamente bisogno di alcuna presentazione. Dentro ci trovi esattamente quello che ti aspetti: UK drill allo stato puro, il suo marchio di fabbrica.

Se piace il genere e piace il flow di Central Cee — inglese, scattoso, volutamente ossessivo nella sua ripetitività — CANT’ RUSH GREATNESS è un disco perfetto. Se si soffre la drill, diventa presto noioso.

Tra tutte le tracce, quelle che lasciano il segno di più sono GBP con 21 Savage, su sonorità più trap e con un ritornello diventato viralissimo in UK, e Ten insieme a Skepta, altro peso massimo della scena inglese.

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aggressivo euforico

Miglior traccia: GBP

Hits: GBP

60
Tier 6° · Rank 300°
Cover di Midnight Marauders
64°

Midnight Marauders (1993) ✰

A Tribe Called Quest

Hip-Hop/Rap Jazz Rap

Midnight Marauders è il terzo album degli A Tribe Called Quest, uscito nel 1993, e per molti il punto più alto della loro discografia. Va detto che l'ho ascoltato poco e il mio è più un giudizio razionale che emotivo — ma tra i due dischi, lo preferisco a The Low End Theory.

Il motivo è nelle produzioni. Q-Tip lavora con un suono più levigato rispetto a TLET: i campioni jazz sono più caldi, più luminosi, e il risultato è un flusso rap che scorre in modo più fluido e immediato. Quella lucentezza in più rende il disco più accessibile senza tradire l'essenza del jazz rap della golden age newyorkese.

E rispetto a TLET, qui i momenti che si staccano dal flusso ci sono. Electric Relaxation ha un groove immediato e ipnotico. Midnight costruisce un'atmosfera notturna densa che rimane addosso. Non ci sono ritornelli catchy né melodie nel senso tradizionale, ma questi pezzi sanno farsi ricordare anche senza di essi.

Un disco per puristi, nel senso migliore del termine — rifinito, coerente, che cresce con gli ascolti. Con più tempo di ascolto probabilmente rivela ancora altro.

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riflessivo euforico giocoso

Miglior traccia: Electric Relaxation

91
Tier 2° · Rank 113°
Cover di Magic, Alive!
65°

Magic, Alive! (2025)

McKinley Dixon

Hip-Hop/Rap Jazz Rap

Magic, Alive! è il quarto disco in studio del rapper e cantante americano McKinley Dixon, uno dei nomi più forti del jazz rap del momento. Il disco è un concept album incentrato sulla “magia” e sulle esperienze personali: racconta la storia di tre amici che cercano di riportare in vita un loro amico defunto attraverso un rituale, toccando quindi temi legati alla vita e alla morte.

Dal punto di vista lirico è sicuramente un progetto fortissimo. Musicalmente si muove su produzioni classiche del jazz rap.

È un disco pensato soprattutto per gli amanti del genere e del conoscious hip-hop americano, o comunque di quel tipo di rap che non punta tanto sulla melodia o sul tecnicismo estremo del flow — anche se qui il livello resta comunque alto.

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spirituale riflessivo

Miglior traccia: Recitatif

74
Tier 5° · Rank 227°
Cover di Album
66°

Album (2017)

Ghali

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Nella prima ondata trap italiana, Album di Ghali è uno di quei dischi che non si possono non menzionare. Si sorregge su due pilastri fondamentali che si tengono a vicenda: le produzioni di Charlie Charles e il flow di Ghali.
Charlie Charles costruisce attorno a lui un sound immediatamente riconoscibile — trap, ma con elementi arabeggianti che richiamano le sue origini tunisine, capace di cedere il passo a sonorità più pop quando serve senza mai perdere coerenza. Non è un equilibrio scontato, e il produttore lo gestisce con una scioltezza che si sente.

Ghali dal canto suo aveva già dimostrato con una serie di singoli di avere qualcosa che in Italia non si era ancora sentito: variazioni di tono continue, parole arabe usate a scopo metrico, un modo di stare sulla base che sembrava inventarsi le regole mentre le applicava. Ninna Nanna, Habibi, Happy Days, Pizza Kebab sono diventate alcune delle sue hit più note e resistono all'usura.

Ma il disco vale anche nelle tracce rimaste più ancorate all'album, lontane dal mainstream. Liberté su tutte: una canzone per una ragazza — fidanzata, amica, forse nemmeno lui lo sa con precisione — che riesce a parlare d'amore senza nessuna delle patine retoriche della canzone d'amore italiana. Più giovane, più vera, più immediata: Quante stelle, quanti soli / Fuori sereno e dentro tu piovi / Ma quand'è che stiamo soli?

È ancora un disco acerbo in alcuni momenti, e si sente. Ma per un esordio, l'identità è già tutta lì — e quell'identità era qualcosa di nuovo.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Libertè

Hits: Libertè, Pizza Kebab, Habibi

78
Tier 4° · Rank 203°
Cover di Famoso
67°

Famoso (2020)

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Sfera Ebbasta è diventato Famoso e la mancanza di fame che lo aveva portato a fare XDVR qui si sente tutta.

Il disco è piatto, costruito principalmente per la radio e per gli streaming, con melodie banali e testi che in certi momenti raggiungono livelli imbarazzanti. In Macarena"vieni qui e baila morena / ho preso una scarpa di Margiela" — si ha la netta sensazione che non ci fosse nulla da dire e che le parole servissero solo a riempire lo spazio. In Abracadabra il trittico "nati con nada / vestiti Prada / abracadabra" è un campionario di immaginario già visto mille volte, senza una punchline che valga la pena ricordare. In Tik Tok si arriva addirittura al "fanno bu-bu-bu / tu fai bla-bla-bla / faccio skrrt-skrrt": mumble rap allo stato puro, che in un pezzo può anche funzionare come texture, ma qui è praticamente una costante. E il problema è che i beat non sono abbastanza potenti e travolgenti da giustificare testi così vuoti — quando la produzione non trascina, le parole restano lì, esposte.

L'unica novità sulla carta sono i featuring internazionali — Future, J Balvin, Offset, Diplo — ma nella pratica non aggiungono nulla. Servono per fare hype, esistono sulla locandina più che nel disco.

Famoso è un album che sa benissimo di essere famoso, e forse è proprio questo il problema.

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euforico sensuale

Miglior traccia: 6 AM

28
Tier 8° · Rank 336°
Cover di Santeria
68°

Santeria (2016) ✰

Marracash & Guè

Hip-Hop/Rap

Santeria è l'album che setta lo standard di come andrebbero fatti i joint album nel rap italiano, almeno per chi vuole stare nel mainstream. Marracash e Guè dimostrano qui per la prima volta di saper rappare anche su strumentali nuove, che strizzano l'occhio alla trap — Charlie Charles firma alcune delle basi più efficaci del disco — pur venendo da una generazione che si è formata su tutt'altro. Non è un inseguimento delle mode: quando la tecnica è solida, il contesto cambia ma la sostanza regge.

Il disco è vario senza essere dispersivo: ogni traccia ha una sua identità precisa. C'è la trap secca di Salvador Dalì, il momento più conscious di Nulla Accade, la hit estiva di Insta Love. Tre pezzi che potrebbero stare su tre dischi diversi, e invece stanno tutti e tre qui, e funzionano.

Un album diventato culto, perfettamente nello stile di due big del rap italiano — e che ha dimostrato che due nomi grossi possono fare un disco insieme senza che nessuno dei due sembri ospite a casa dell'altro.

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trionfante giocoso

Miglior traccia: Salvador Dalì

Hits: Nulla Accade, Salvador Dalì

84
Tier 4° · Rank 178°
Cover di Mr. Fini
69°

Mr. Fini (2020)

Guè

Hip-Hop/Rap

Con Guè ormai è quasi una costante: un disco all'anno, da anni. E viene naturale chiedersi se uno dei pesi massimi del rap italiano riesca a mantenere una qualità elevata con una produzione così prolifica. La risposta è ovviamente personale, ma ogni tanto un disco spicca sugli altri — e Mr. Fini è uno di quelli.

Dentro ci troviamo sempre Guè, le sue punchline, il suo rap, ma in alcune tracce con qualcosa di più. Il Tipo è l'esempio migliore: costruisce una figura misteriosa che richiama l'immaginario de Il Divo di Sorrentino, con una vena autobiografica appena celata che la rende più interessante di un semplice pezzo da boss. I momenti introspettivi non sono molti, ma quando arrivano pesano — Tardissimo con Mahmood e Marracash è il contrasto netto con il resto del disco: l'atmosfera si abbassa, si fa più intima, e la scelta di Mahmood in quel contesto è perfetta. I banger ci sono e funzionano — Cyborg con Geolier, Ti Levo le Collane con Paky — ma con un replay value destinato a calare dopo qualche ascolto. Niente di nuovo per questo tipo di pezzi, ma nel quadro generale reggono.

Mr. Fini non rivoluziona niente, però fa bene quello che si propone di fare — e in una discografia così densa, non è poco.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Il Tipo

Hits: Il Tipo

73
Tier 5° · Rank 231°
Cover di PADRE FIGLIO E SPIRITO
70°

PADRE FIGLIO E SPIRITO (2020)

FSK Satellite

Hip-Hop/Rap Trap Electronic Hardstyle

PADRE FIGLIO E SPIRITO va preso per quello che vuole essere: un disco puramente trap, senza pretese liriche, tutto direzionato verso l'immaginario del gruppo. E su queste basi, funziona fino a un certo punto — meno del primo, che aveva dalla sua l'effetto novità e risultava più interessante proprio per quello.

Il punto di forza restano le produzioni di Greg Willen, fresche e tutt'altro che scontate: rispetto alla trap del momento, Willen si prende libertà inaspettate, con incursioni nell'elettronico che arrivano fino all'hardstyle e all'hardcore. Il momento più evidente è DUE E ZERO, con un drop che non avrebbe sfigurato in un evento del genere. Su queste basi Taxi B è il membro che ci sta meglio — lo scream, l'uso della voce come elemento quasi aggressivo, si sposa con certi picchi delle produzioni in modo che gli altri due non riescono a replicare. Il resto del gruppo convince meno, e senza la spinta delle basi di Willen il disco faticherebbe a stare in piedi.

Sufficiente, ma con la sensazione che il meglio degli FSK lo si fosse già sentito.

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aggressivo euforico

Miglior traccia: DUE E ZERO

60
Tier 6° · Rank 299°
Cover di Balloonerism
71°

Balloonerism (2025) ✰

Mac Miller

Hip-Hop/Rap Psychedelic Hip-Hop Jazz Rap

Questo è il secondo album postumo di Mac Miller, nonché il settimo della sua discografia. Era un progetto che Mac stava pianificando da tempo e a cui aveva dato un significato importante; anche per questo, e dopo la circolazione di materiale non ufficiale online, la famiglia ha deciso di pubblicarlo.

Ne esce un lavoro davvero molto bello, costruito su produzioni malinconiche e psichedeliche, in cui la voce di Mac sembra quasi sospesa, come in un flusso di coscienza continuo e personale.

La fusione tra cloud rap, jazz e psichedelia (con qualche richiamo rock) dà al disco un’identità precisa e molto coerente.

Nel complesso, un progetto che suona intimo e completo, perfettamente in linea con la direzione artistica che Mac Miller stava portando avanti.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Funny Papers

Hits: Funny Papers, Tomorrow Will Never Know

76
Tier 4° · Rank 218°
Cover di To Pimp A Butterfly
72°

To Pimp A Butterfly (2015) ✰

Kendrick Lamar

Hip-Hop/Rap Jazz Rap Conscious Rap

Considerato da molti il miglior disco hip-hop del ventunesimo secolo. Personalmente preferisco GKMC — più narrativo, più immediato — ma questo non toglie nulla a quello che To Pimp a Butterfly riesce a fare, che è qualcosa di difficilmente catalogabile.

Kendrick chiama intorno a sé una squadra di musicisti di primo livello — Thundercat, Kamasi Washington, Flying Lotus, Terrace Martin, tra gli altri — e costruisce un disco che trascende il rap senza mai abbandonarlo: jazz, soul, funk, suoni orchestrali, spoken word. Il tutto sorretto da un concept preciso: il rapporto con la fama, l'identità come uomo nero in America, la responsabilità dell'artista verso la propria comunità. Non è un disco che si ascolta distrattamente.

Alright suona come un inno — e lo è diventato letteralmente, adottato dal movimento Black Lives Matter come colonna sonora delle proteste. King Kunta ha un flow scattoso e sincopato che funziona perfettamente sull'ossatura funk della base.

Ma i momenti che colpiscono di più sono spesso quelli meno ovvi. These Walls è un pezzo di puro soul — Anna Wise nel ritornello, Bilal e Thundercat che costruiscono il tessuto sonoro — e il flow di Kendrick ci si adagia sopra con una naturalezza disarmante. I invece parte come una cavalcata di rime serrate e poi, a metà brano, si apre su Kendrick in mezzo a una folla che parla — quasi un sermone — e lì capisci cos'è il disco nel suo cuore.

E poi c'è Mortal Man, la chiusura: è qui che si rivela finalmente nella sua interezza la poesia che Kendrick ha abbozzato traccia dopo traccia lungo tutto il disco — “I remember you was conflicted, misusing your influence…” — un filo che attraversa l'album in silenzio e che solo alla fine si compone in qualcosa di compiuto. Dopo la poesia, un dialogo immaginario con Tupac, ricostruito da frammenti di interviste reali. È un finale che non ti aspetti, e che cambia retroattivamente il senso di tutto quello che hai ascoltato prima.

Uno dei migliori dischi rap del secondo millennio, senza discussioni.

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riflessivo

Miglior traccia: These Walls

Hits: These Walls, Alright, Mortal Man

100
Tier 1° · Rank 24°
Cover di Let God Sort Em Out
73°

Let God Sort Em Out (2025) ✰

Clipse Pusha T & Malice

Hip-Hop/Rap

Il duo newyorkese torna dopo 16 anni con un progetto maestoso ed estremamente intenso sul piano emotivo. Il flow, le metriche e il mix sono perfetti. Le produzioni di Pharrell Williams curate e dettagliate, con campionamenti azzeccati. Sia banger che brani impegnati ed intensi.

Tra i brani più di impatto vanno citati l’apertura, The Birds Don’t Sing — sul tema della malattia e scomparsa dei propri cari,un brano da pelle d’oca — e la hit So Be It, con delle contaminazionei “medio-orientali” nella produzione che ne elevano il sound.

Let God Sort Em Out è uno dei progetti rap oltreoceano migliore degli ultimi anni.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: The Birds Don’t Sing

Hits: The Birds Don’t Sing, So Be It

96
Tier 1° · Rank 75°
Cover di Turbe Giovanili
74°

Turbe Giovanili (2002) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

È veramente difficile pensare che l'autore di Turbe Giovanili sia lo stesso che pochi anni dopo avrebbe sfondato il mainstream con Mr. Simpatia e poi Tradimento, portando il rap italiano a un pubblico enorme usando l'arma della provocazione. Il Fibra di prima del successo era tutta un'altra storia: liricismo raffinato, produzione curata, un approccio quasi privato alla scrittura.
Il disco è prodotto quasi interamente da Neffa, e quella produzione jazz-malinconica è metà del valore del progetto — basi che respirano, che lasciano spazio alle parole senza mai sovrastarle.

Fibra racconta la provincia, la sua vita, gli aspetti quotidiani di un ragazzo che vive in una realtà ripetitiva e poco stimolante. Ma non è rap conscious che vuole trasmetterti a tutti i costi le proprie vicissitudini. Suona come qualcosa di molto più sincero, quasi come se stesse parlando tra sé e sé — e quella distanza dall'effetto è forse la cosa più rara.

Il disco è costellato di alcune delle sue tracce migliori, tracce che fondamentalmente non replicherà più. Citare solo Dalla A alla Zeta sarebbe ingiusto. Scattano le Indagini è culto già solo per l'intro — spontaneo e grezzo — ma le strofe che seguono sono tutt'altro che grezze: il fatto che non vuoi / un rapporto stazionario / lento dentro e / fuori orario / Diario di bordo colgo / l'accordo con l'Erbolario, eh? / Non mi capisci / compra un vocabolario. Di Fretta riesce con il beat e il flow scorrevole a trasferirti esattamente quella sensazione di urgenza — colmare il vuoto, il tempo, dargli un significato. E il beat che si ferma e crea quel vuoto. Per Averti Qui ha una metrica e un flow trascinanti, sorretti da una produzione raffinatissima con quegli scratch che anticipano le strofe: dedico il tempo allo studio / allo studio di che / allo studio delle rime / che più piacciono a te.

Turbe Giovanili è un momento massimo per Fibra. Ne avrà anche successivamente, soprattutto a livello commerciale — ma forse quel successo è dovuto proprio all'aver abbandonato questo approccio. Non perché non fosse valido, ma perché era per pochi.

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riflessivo rilassato

Miglior traccia: Per Averti Qui

Hits: Dalla A alla Zeta, Per Averti Qui, Luna Piena

100
Tier 1° · Rank 25°
Cover di Mi Fist
75°

Mi Fist (2003) ✰

Club Dogo

Hip-Hop/Rap Coca Rap

Mi Fist è il primo album ufficiale dei Club Dogo, uscito nel 2003, ed è una pietra miliare del rap italiano. In una scena che per molto tempo era rimasta ancorata al tecnicismo underground e con un occhio forse troppo attento a replicare certi suoni americani, i Club Dogo portano qualcosa di nuovo: la strada di Milano, raccontata senza filtri, con un suono che Don Joe costruisce su breakbeat e campionamenti internazionali che nessuno aveva ancora portato nel rap italiano di allora.

Il disco è costellato di alcune delle loro tracce migliori, che fondamentalmente non replicheranno più. Note Killer con un ritornello che fa esattamente quello che dice il titolo. Vida Loca che riesce a raccontare spietatamente bene cos'è la strada milanese, dominata dalla droga: la notte ha vittime e carnefici / sa dei traffici illeciti / dei tossici in deficit / e sa chi ne riscuote i debiti. E poi c'è Tana 2000, con l'extrabeat di Dargen D'Amico — quei secondi di pura follia rap che sono diventati culto.

Ma l'impronta distintiva del disco è fortemente trainata dalla performance di Jake. La pulizia tecnica, gli incastri, il flow che ha qui plasmano il suono del disco in un modo in cui, a questo livello, non ci tornerà più. Mi Fist va annoverato tra le gemme del genere in Italia — e buona parte del motivo è lui.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Kyobo ni tsuki

Hits: Vida Loca, Note Killer

100
Tier 1° · Rank 38°
Cover di Pizzicato
76°

Pizzicato (2017)

Izi

Hip-Hop/Rap Trap

Pizzicato è il disco che ha definitivamente consacrato Izi come una delle voci più riconoscibili del rap italiano post-2016. Non per la tecnica in senso stretto, non per gli incastri — ma per qualcosa di più difficile da spiegare e da replicare: una tensione interna al flow che non si allenta mai, come se rappare fosse per lui un modo di non implodere. Izi non grida mai, eppure si ha sempre la sensazione che stia gridando. C'è un coinvolgimento emotivo nel suo flow che non lascia spazio alla distanza, e in un genere dove l'attitudine fredda è spesso la norma, questa è una qualità rara.

Le produzioni reggono il peso: sonorità hip-hop e trap moderne ma curate, con beat che sanno quando spingere e quando lasciar respirare. Distrutto è forse il punto più alto del disco — sound potente, ritornello di impatto immediato, il tipo di canzone che ti rimane addosso. Wild Bandana con Tedua e Vaz Tè è diventata nel tempo un pezzo fondamentale della scena genovese, un documento di un momento preciso in cui la drilliguria stava trovando la sua identità. E la title track tiene fede al titolo: Izi pizzicato, nel senso che lui stesso ha dato alla parola — infastidito, trafitto, con qualcosa da togliersi di dosso.

Non è un disco perfetto, ma è un disco vero. E nel rap, spesso, è la cosa che conta di più.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: Distrutto

Hits: Wild Bandana, Distrutto

85
Tier 3° · Rank 163°
Cover di 23 6451
77°

23 6451 (2019) ✰

thasup

Hip-Hop/Rap Trap

Se si dovesse fare una lista degli artisti più interessanti e innovativi della scena italiana dal 2010 in poi, thasup sarebbe sicuramente tra i primi nomi. E non è un'esagerazione.

Davide Mattei inizia a farsi notare prima di tutto come produttore, lavorando già giovanissimo su dischi di rilievo — il momento che lo fa conoscere è Perdonami di Salmo, grazie alla vicinanza con la Machete crew. Ma è con 23 6451 — titolo in leet speak che nasconde la scritta "LE BASI", un nome che è già un manifesto ironico — che dimostra di essere qualcosa di più di un beatmaker di talento.
L'identità di thasup è un sistema coerente e riconoscibile in ogni sua parte: la voce filtrata che lo rende quasi un personaggio animato, l'immaginario cartoon nelle grafiche, la scelta di non mostrarsi mai in pubblico al posto del suo avatar. Non è un vezzo estetico ma una dichiarazione precisa su cosa sia la sua musica — un universo chiuso, con le sue regole, il suo linguaggio, la sua grafica. E i suoni lo confermano: qualcosa che sembrava uscito da un videogame mixato con bassi e produzioni trap che in Italia — ma anche in Europa — non aveva fatto nessuno prima.

Su questo disco thasup non sfigura nemmeno di fianco ai grandi nomi che porta con sé: Marracash, Salmo, Fabri Fibra, Gemitaiz — una lineup che su un esordio pesa, e che arriva perché il talento era già evidente a chi contava. Tantissime le tracce che rimangono: blun7 a swishland con quel ritornello diventato viralissimo, la più densa e introspettiva occh1 purpl3, oh 9od con Nayt, la destrutturata 5olo. Già anticipato da singoli come scuol4, il disco arriva con un'identità già fortissima e non tradisce le aspettative.

È un disco che stupisce perché i suoni che ci trovi li ha solo lui. Nessun altro punto di riferimento, nessun precedente a cui agganciarlo facilmente — e questa è forse la cosa più rara che un esordio possa offrire.

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giocoso malinconico

Miglior traccia: scuol4

Hits: scuol4, blun7 a swishland, 5olo, occh1 purpl3

92
Tier 2° · Rank 110°
Cover di Bugiardo
78°

Bugiardo (2007)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Bugiardo nasce all'ombra di Tradimento e non riesce del tutto a uscirne. Fibra prova a cavalcare la stessa ondata — scrittura scomoda, volgarità come strumento, quel cinismo giocoso che sembrava sempre sul punto di farsi sul serio — ma qui la formula funziona a corrente alternata.

Quando funziona, funziona bene: Bugiardo con la sua intro poliziesca è diventato un brano iconico, La Soluzione ha un ritornello tra i più riusciti del suo repertorio, e In Italia con Gianna Nannini rimane una collaborazione che ha fatto storia, per quanto arrivata nell'edizione espansa del disco. Ma ci sono anche momenti, come Cattiverie o La Posta di Fibra, dove il registro cupo e aggressivo gira a vuoto: le immagini volgari e scomode sembrano esibite più che sentite, e senza quella carica autentica che in Tradimento teneva tutto in piedi, il risultato è qualcosa che suona più come esercizio di stile.

Le produzioni sono curate, forse più rifinite del precedente. Quelle di Tradimento avevano però qualcosa di sporco e urgente che qui manca. Più lucido non vuol dire necessariamente più forte.

Rimane un disco solido, con i suoi momenti, ma chiaramente un figlioccio di quell'era: non il Fibra migliore.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Bugiardo

Hits: Bugiardo, La Soluzione, In Italia

77
Tier 4° · Rank 212°
Cover di Guerra E Pace
79°

Guerra E Pace (2013)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Con Guerra e Pace si inizia a intravedere un cambio di passo. È il disco in cui Fibra comincia a lavorare su una scrittura più essenziale, più "visiva" — meno densità metrica, un flow più raccontato, accenti forti sulle parole che diventano quasi martellate. Non è ancora la firma del Fibra post-Fenomeno, ma il germe è già qui.

Questo non significa che sia un disco semplice. Anzi, Guerra e Pace contiene alcuni dei suoi brani liricamente più alti. Bisogna Scrivere è uno di quei pezzi dove le parole sembrano scivolare sulla base con una naturalezza disarmante — “Esplode la testa come una camera d'aria / Araba Fenice / Mi domando: in Italia una ragazza araba è felice?” — immagini fulminee che si inseguono senza mai sembrare forzate. E poi c'è Panico, insieme a Neffa: uno dei brani più riusciti dell'intera sua carriera, con una scrittura criptica e densa di metafore — dove ad esempio la paura della cocaina e di ciò che può farti diventa la metafora perfetta del panico da pagina bianca, del vuoto che precede la scrittura — “Pagina senza testo e / punteggiatura / tu la chiami bianca, io la chiamo paura”. È il tipo di allegoria che funziona su più livelli contemporaneamente, e che richiede qualche ascolto per essere assimilata del tutto. Poi c'è A Me di Te, diventata iconica anche per ragioni extramusicali: la citazione infelice di Valerio Scanu nel testo è costata a Fibra una condanna per diffamazione e un risarcimento da diverse migliaia di euro.

Il problema del disco è che non mantiene questo livello dall'inizio alla fine. Brani come Nemico Pubblico o Raggi Laser suonano sottotono, con produzioni anonime che non aggiungono nulla — e con diciannove tracce il rischio di dispersione è alto. Il risultato finale assomiglia più a una playlist che a un progetto organico, e si sente.

Rimane comunque un disco che vale, soprattutto per i suoi vertici. E per chi segue Fibra nel tempo, è un documento interessante: il momento in cui il rapper di Senigallia comincia a capire che si può essere efficaci anche con meno.

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riflessivo aggressivo malinconico

Miglior traccia: Panico

Hits: Panico, Bisogna Scrivere, Dagli Sbagli Si Impara

78
Tier 4° · Rank 205°
Cover di Playlist
80°

Playlist (2018)

Salmo

Hip-Hop/Rap Rap Rock Trap Electronic

Il titolo non mente: Playlist è esattamente questo, una sequenza di brani che funzionano singolarmente ma non costruiscono un percorso. E per uno come Salmo — uno dei pochi rapper italiani capaci di muoversi su chitarre, batteria e dubstep senza sembrare fuori posto — scegliere di fare un disco di hit radio-friendly è una scelta precisa, non una mancanza. Il problema è che si sente.

I featuring sono azzeccati, le produzioni catchy, e la varietà non manca: si passa dai brani trionfanti come 90MIN alle incursioni trap di Cabriolet con Sfera, fino ai momenti più intimi come Lunedì e Il Cielo nella Stanza. Ma è proprio quella varietà a tradire l'assenza di una visione unitaria — sembra un campionario di ciò che Salmo sa fare, non una dichiarazione.

Dal punto di vista prettamente rap, il momento più alto rimane Stai Zitto con Fabri Fibra, e non è un caso. C'è una costruzione narrativa sottile: 90MIN si chiude con Salmo che ripete "novanta minuti di applausi", citazione diretta ad Applausi per Fibra, quasi ad annunciare quello che sta per arrivare. Quando Fibra entra nel brano successivo, il cerchio si chiude — il ragazzo che citava il maestro nel suo primo disco ora ci rappa sopra. Il picco emotivo è raggiunto invece alla fine, con Lunedì, brano malinconico e autobiografico che guarda il successo dal lato che nessuno celebra — la solitudine che si porta dietro. È il momento in cui Salmo abbassa la guardia più di qualsiasi altra traccia del disco.

Il disco è piacevole, melodicamente riuscito, e commercialmente ha senso. Ma Salmo stupisce quando fa cose che quasi nessun altro rapper italiano può fare — e qui si accontenta di fare cose che funzionano.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: STAI ZITTO (feat. Fabri Fibra)

Hits: STAI ZITTO ( feat. Fabri Fibra), IL CIELO NELLA STANZA (feat. NSTASIA), LUNEDI’

70
Tier 5° · Rank 253°
Cover di Don’t Panic
81°

Don’t Panic (2021)

Tedua

Hip-Hop/Rap Drill

Don't Panic nasce come una cosa sola con il suo cortometraggio: sette freestyle accompagnati da immagini di strade in fiamme, gironi urbani, una selva oscura che cita Dante senza nasconderlo. Tedua stesso l'ha definito un progetto ibrido, né EP né mixtape, ma “un mash-up di strofe troppo forti per restare nel computer e troppo freestyle per finire nell'album”. Quella definizione dice tutto: è musica che esiste in uno spazio intermedio, e funziona proprio per questo.

Sonoricamente si muove su territorio drill, e Tedua ci porta dentro flow che rimandano a Mowgli — non come regressione, ma come ritorno alla forma migliore, quella più sciolta e istintiva. Il corto amplifica tutto: quell'immaginario infernale, ardente, decadente diventa la cornice visiva perfetta per un suono che non cerca la costruzione dell'album ma la scarica diretta.

Per essere un progetto nato quasi per eccesso — roba troppo buona per restare nei file, troppo grezza per La Divina Commedia — scorre sorprendentemente bene, con picchi reali. Lo-Fi Drill su tutti: il beat affonda una chipmunk voice — il campione della sigla dell’anime Tokyo Ghoul — che impreziosisce la base e trasforma la traccia in qualcosa di più raffinato di quanto il contesto freestyle lascerebbe aspettare.

E qui sta il punto più scomodo: con il senno di poi, buona parte di Don't Panic regge — e in certi momenti supera — diversi brani del progetto ufficiale, sia per qualità del rap che per la tenuta dei beat. Non è una provocazione, è quello che si sente.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: Lo-Fi Drill

Hits: Lo-Fi Drill

79
Tier 4° · Rank 198°
Cover di J
82°

J (2020)

Lazza

Hip-Hop/Rap Trap

J di Lazza è un mixtape trap senza troppe pretese: dieci brani, una sfilata di ospiti e tante punchline. Nulla di sconvolgente, nulla di memorabile — ma i pezzi da club fanno il loro lavoro egregiamente, e in certi contesti tirano giù il soffitto.

La lista degli featuring è lunga e impressionante sulla carta — Capo Plaza, tha Supreme, Guè, Tony Effe, Geolier, Gemitaiz — eppure alla fine non è quella a lasciare il segno. La sorpresa arriva da Rondodasosa, che all'epoca doveva ancora farsi un nome e se la cava meglio di molti nomi più blasonati presenti nel progetto.

La title track è l'highlight assoluto: Low Kidd costruisce una produzione dall'atmosfera quasi apocalittica, ampia, che occupa tutto lo spazio disponibile. Non potevano scegliere una apertura più azzeccata.

Per il resto, J è esattamente quello che sembra: un prodotto funzionale ma con poca voglia di stupire.

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euforico

Miglior traccia: J

57
Tier 7° · Rank 310°
Cover di Tradimento
83°

Tradimento (2006) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop

È il 2006 e il rap italiano è discograficamente quasi morto. Ha avuto il suo momento a cavallo del millennio, ma nei primi anni 2000 è sparito dalla radio e dalle major. In questo contesto, Fabri Fibra — già noto nell'underground, autore due anni prima di Mr. Simpatia — firma il suo primo progetto con una major e intitola il disco esattamente come l'accusa che gli arriva dalla scena: Tradimento.

Il paradosso è tutto qui: il disco più scorretto, più difficile da difendere davanti a un etichetta discografica, è quello che apre le porte del mainstream. Mr. Simpatia era nato senza aspettarsi nessuno dall'altra parte — e quella libertà si sentiva. Tradimento è costruito sulla stessa scia, lo stesso Fibra che vomita frustrazione e se la prende con tutto e tutti, ma con la consapevolezza di avere adesso un pubblico molto più ampio. L'addolcimento rispetto al predecessore c'è, ma è relativo.

Le produzioni di Big Fish — ex Sottotono, qui produttore di riferimento del disco — si discostano completamente dalle sonorità hip hop dominanti dell'epoca: groove ipnotici, ritmi martellanti, un suono che contribuisce a definire un'estetica nuova per il rap italiano. La formula di Applausi Per Fibra è semplicissima e chirurgica: ripetere ossessivamente il proprio nome finché non ti entra in testa. Quel ritornello lo conosce ancora oggi chiunque abbia vissuto quegli anni. Mal di Stomaco disegna con le rime fatti e situazioni scomode con una precisione da fare venire il vomito — letteralmente, per citarlo. Rap in Guerra e Su Le Mani portano una certa violenza lirica che ricorda da dove veniva Fibra.

Il momento più alto è Idee Stupide con Diego Mancino: riprende il filo di Momenti No da Mr. Simpatia e per la prima volta si intravedono gli spettri del personaggio privato, il rapporto difficile con i genitori, una vulnerabilità che Fibra spiegherà meglio nei dischi degli anni successivi. È il momento in cui il personaggio si incrina e si vede l'uomo dietro.

Tradimento è uno dei dischi più importanti del rap italiano — non nonostante le sue contraddizioni, ma grazie a esse. Ha ancora tutta la forza che aveva all'epoca.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Idee Stupide

Hits: Idee Stupide, Applausi Per Fibra, Mal di Stomaco, Rap in Guerra

100
Tier 1° · Rank 12°
Cover di Malverde
84°

Malverde (2020)

Disme

Hip-Hop/Rap Trap

Malverde è un disco passato abbastanza in sordina nel rap mainstream, ma che meriterebbe ben altra attenzione. Il mood è cupo e rabbioso, con una rassegnazione che non è mai vera pace — è rabbia compressa, il tipo di malcontento che non si sfoga ma si accumula. Disme è incazzato con se stesso e con tutti, e lo si sente in ogni barra: flow serrato, voce graffiante e quasi rauca, perfettamente a proprio agio su produzioni — quasi interamente firmate Shune — che mantengono un suono omogeneo lungo tutto il progetto senza mai scivolare nella monotonia. Un'atmosfera coerente e densa.

Quella tensione tra rassegnazione e rabbia emerge con chiarezza in Cosa Non Va, il feat. con Tedua e uno dei momenti più alti del disco — "Sai che non cerco la felicità / Ma ti chiamavo e tu non c'eri, fra'". Entrambi i rapper sfoggiano flow calibrati sulla produzione minimal, e il risultato è una delle tracce più efficaci perché non ha bisogno di alzare la voce per pesare.

Anche nei momenti più pop, come Freddo o Errori, Disme non perde mai la propria identità: i ritornelli funzionano senza fare concessioni che stridano col resto. Forse tra i meno noti della scena drill ligure, ma Malverde dimostra che Disme è un nome da tenere d'occhio — e chi l'ha ignorato finora non ha più scuse.

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riflessivo angosciante malinconico

Miglior traccia: Freddo

Hits: Cosa Non Va, Invece No

83
Tier 4° · Rank 180°
Cover di MUSIC
85°

MUSIC (2025)

Playboi Carti

Hip-Hop/Rap Rage Trap

Playboi Carti è uno degli artisti più attesi negli Stati Uniti: assente con un progetto proprio dall'ultimo Whole Lotta Red del 2020, ma presente in diverse collaborazioni di successo — su tutte FEIN con Travis Scott. MUSIC si presenta come una lunghissima playlist di trenta brani per settantasette minuti totali, quasi a voler ripagare i fan dall'assenza — il che porta inevitabilmente con sé tanti potenziali skip.

Il sound è definito: dalla trap alla rage — quel filone di beat ipnotici e distorti che derivano dalla trap ma spingono verso sonorità hardcore — con produzioni che non lasciano spazio a compromessi. La forza del disco, però, si concentra in quattro o cinque tracce al massimo: quelle con i beat più acidi e particolari, dove Carti fa una delle cose per cui è diventato famoso, ovvero manipolare continuamente la voce fino a sembrare artisti diversi da sé stesso — un approccio che o si ama o si odia, ma che quando funziona è immediatamente riconoscibile.

Tra le tracce da citare: MOJO JOJO per il beat e l'intro di Kendrick, RATHER LIE con The Weeknd — accoppiata ormai collaudata — e COCAINE NOSE per il riff di chitarra loopato.

Con la metà dei brani rimossi, sarebbe stato un disco ben più valido.

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aggressivo giocoso trionfante

Miglior traccia: COCAINE NOSE

Hits: MOJO JOJO, COCAINE NOSE, RATHER LIE

69
Tier 6° · Rank 263°
Cover di Rockstar
86°

Rockstar (2018)

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Rockstar è il disco della consacrazione definitiva di Sfera Ebbasta, e il motivo è semplice: per arrivarci, Sfera abbandona la trap cupa e viscerale dei lavori precedenti e vira verso sonorità più pop, più colorate, costruendo l'immaginario della nuova star italiana — un titolo conquistato sul campo. La scelta funziona perché arriva nel momento giusto: la celebrazione del successo ha senso quando il successo è ancora fresco, quando si sente che quei testi vengono da qualcuno che sta ancora realizzando dove è arrivato.

Il disco è pieno di hit che reggono: la title track, Ricchi x Sempre, e soprattutto Cupido con Quavo — una delle prime collaborazioni davvero riuscite tra un rapper italiano e un nome americano di quel peso nel mondo trap. Un momento che all'epoca valeva qualcosa. Per chi invece segue Sfera dagli albori, i momenti più identitari rimangono quelli ancorati alla trap delle origini — XNX e 20 Collane, dove si sente ancora il Sfera dei primi lavori prima che il pop prendesse il sopravvento.

C'è già qui un principio di quella formula che nei dischi successivi diventerà il problema principale: Famoso arriverà a replicare lo stesso schema senza averne più le ragioni, scimmiottando un'estetica che su Rockstar aveva ancora una sua logica. Ma questo disco, preso per quello che è, ha ancora abbastanza brani che reggono il peso del suo successo.

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trionfante malinconico euforico

Miglior traccia: Uber

Hits: Cupido (feat. Quavo), Ricchi x Sempre, Uber, Tran Tran

68
Tier 6° · Rank 270°
Cover di 17
87°

17 (2020)

Emis Killa & Jake La Furia

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

17 è uno di quei dischi che riesce a sorprendere proprio chi non è un fan sfegatato né di Emis né di Jake — e parlando da quella posizione, l'effetto è stato inaspettato. Sono riusciti a mettere insieme qualcosa che funziona davvero: ottimo rap, flow solidi, produzioni che non reinventano niente ma che stanno esattamente dove devono stare. Niente di innovativo, ma tutto coerente con il tipo di approccio che i due hanno scelto — e alla fine è proprio questa coerenza a tenere il disco in piedi dall'inizio alla fine.

Si alternano momenti più leggeri e scazzati, come Malandrino o No Insta, a episodi più seri e personali come La mia prigione e Quello che non ho, e il cambio di registro funziona senza che il disco perda mai il filo. Probabilmente qui dentro ci sono le migliori strofe di entrambi — e per chi come me li aveva sempre tenuti a distanza, è una constatazione che pesa.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: La mia prigione

Hits: La mia prigione, Quello che non ho

72
Tier 5° · Rank 238°
Cover di 60 Hz II
88°

60 Hz II (2025)

Dj Shocca

Hip-Hop/Rap

Dopo circa vent'anni dal primo 60 Hz — uno dei dischi culto dell'hip-hop italiano — Dj Shocca propone un nuovo capitolo. Intitolare un disco 60 Hz II porta con sé un significato ben preciso: la volontà di ricollegarsi esplicitamente a quel progetto. E come tutti i sequel di dischi riuscitissimi, questo si carica inevitabilmente di un peso in più: il confronto con il suo "padre".

Un confronto che il disco stesso alimenta fino alla fine, riproponendo le versioni II di pezzi fondamentali del primo lavoro — Rendez Vous Col Delirio, Notte Blu, Ghettoblaster — senza stravolgere le strumentali originali. Con questa operazione, Shocca dimostra di essere stato un visionario: quei pezzi funzionavano benissimo in un'epoca dell'hip-hop dominata dal boom bap, e funzionano ancora oggi. Ma la domanda sorge spontanea: ne avevamo davvero bisogno, o è più un'operazione nostalgia?

Dai brani nuovi emerge proprio la risposta, e non è del tutto incoraggiante. Le liriche sono fondamentalmente incentrate sul ricordo dei tempi d'oro del rap, con testi che faticano a reggere il confronto col primo disco — fatta eccezione per i contributi di Ghemon e Mistaman.

In conclusione, è sicuramente un disco che riporta al centro del genere il suono old-school, ma senza aggiungere nulla di nuovo. Forse, però, era proprio questo l'intento.

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giocoso riflessivo malinconico

Miglior traccia: Notte Blu II

67
Tier 6° · Rank 273°
Cover di XDVR
89°

XDVR (2015) ✰

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Trap

XDVR nasce dal niente: due ventenni di periferia, un computer, nessuna etichetta. Sfera Ebbasta e Charlie Charles, dopo essersi conosciuti in un McDonald’s dopo una serata, pubblicano il disco in free download nel giugno 2015, e nel giro di poco viene intercettato dall’etichetta Roccia Music che lo ripubblica a novembre. Da quel momento cambia qualcosa nel rap italiano.

Non è che la trap non esistesse prima in Italia — c'era già qualcuno che ci lavorava — ma XDVR porta quel suono a un livello successivo. Il mood cupo, compresso e ipnotico della trap americana arriva qui con una coerenza e una forza che mancava. Charlie Charles costruisce un universo sonoro omogeneo dall'inizio alla fine: bassi spinti, beat elettronici, e quel giro di piano che diventa la sua firma stilistica — ipnotico, riconoscibile, presente in modo diverso su ogni traccia. L'Auto-Tune su Sfera non è un effetto decorativo: è parte della voce, del suono, dell'identità del disco.

Liricamente non c'è liricismo colto, né vuole esserci. C'è la voglia di rivalsa di un ragazzo cresciuto a Cinisello Balsamo, il racconto del quartiere, dei palazzi, di una gioventù bruciata — raccontata senza filtri e senza ipocrisie. Ciny è diventata una delle sue hit più riconoscibili proprio per questo. Mercedes Nero, con Tedua e Izi, ha quel giro di piano ipnotico che non esce dalla testa. Ma i brani meno noti tengono il disco insieme altrettanto bene — Brutti Sogni, Zero, Trap Kings sono il lato più grezzo e urgente del progetto.

Uno spartiacque vero. Non perché fosse perfetto, ma perché era necessario.

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angosciante

Miglior traccia: Mercedes Nero

Hits: Mercedes Nero, Brutti sogni

90
Tier 2° · Rank 127°
Cover di Madame
90°

Madame (2021)

Madame

Hip-Hop/Rap Pop Rap

Madame è il disco di debutto ufficiale dell'artista vicentina, e conferma quello che i singoli anticipatori avevano già lasciato intuire: c'è un talento palese, una capacità di scrittura non comune nel rap italiano, emersa prepotentemente fin da giovanissima con pezzi come 17 o Sentimi.

Il disco però è una montagna russa. Ci sono momenti molto riusciti — vuoi per le melodie catchy del pop rap moderno, come Tu Mi Hai Capito con Sfera Ebbasta o Luna con Gaia, vuoi per la profondità di temi e scrittura, come in Clito o Vergogna — e momenti in cui il progetto perde un po' di fuoco, specialmente sul fronte delle produzioni.

Tra i picchi assoluti c'è Voce, brano autobiografico in cui Madame si rivolge alla propria voce come metafora dell'identità: presentato a Sanremo 2021, gli è valso la Targa Tenco.

Nel complesso un buon disco, acerbo in certi punti ma con lampi che confermano una delle voci più interessanti emerse dal rap italiano negli ultimi anni.

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sensuale giocoso

Miglior traccia: Voce

Hits: Baby, Voce

73
Tier 5° · Rank 228°
Cover di The College Dropout
91°

The College Dropout (2004) ✰

Kanye West

Hip-Hop/Rap

The College Dropout esce nel 2004 ed è un debutto clamoroso — non solo perché dimostra che Kanye sa rappare oltre che produrre, ma perché lo fa portando temi che nel rap dell'epoca non esistevano. Il gangsta rap dominava, e Kanye arriva con tutt'altro: la fede religiosa, la critica al sistema educativo, le ambizioni e le frustrazioni di chi viene dalla classe media nera. Una rottura netta, portata avanti con una sicurezza disarmante.

Il suono è la sua firma: campionamenti soul e gospel manipolati, voci accelerate fino a sembrare cartooneschi — il così detto chipmunk soul — drums che scattano come molle. Produzioni calde, immediate, difficili da dimenticare. Ed è proprio quella qualità produttiva a reggere il disco nel tempo. Suona bene oggi come allora.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Jesus Walks, con il suo ritmo incalzante che sembra una marcia trionfale; New Workout Plan ti fa muovere per forza, un groove che non chiede permesso. E poi c'è Through the Wire, una delle migliori canzoni di Kanye di sempre: quella vocina del sample ti entra in testa, e quando parte il flow di Kanye sopra — registrato con la mascella fratturata, letteralmente — capisci che stai ascoltando qualcosa di speciale.

Considerando quello che farà dopo, si può dire che Kanye era già partito da un livello altissimo.

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riflessivo spirituale giocoso

Miglior traccia: Through The Wire

Hits: Through The Wire, Jesus Walks, Family Business

100
Tier 1° · Rank 23°
Cover di The Low End Theory
92°

The Low End Theory (1991) ✰

A Tribe Called Quest

Hip-Hop/Rap Jazz Rap

The Low End Theory è il secondo album degli A Tribe Called Quest, uscito nel 1991, ed è uno dei dischi fondamentali della golden age dell'hip-hop americano. Il titolo non è una metafora: il basso è letteralmente il protagonista sonoro del disco, e su Verses from the Abstract suona addirittura Ron Carter, il leggendario contrabbassista jazz. È quel tipo di dettaglio che dice tutto sull'approccio di Q-Tip alla produzione — campionamenti jazz usati non come ornamento ma come ossatura.

Il suono è minimale, diretto, quasi austero: niente stratificazioni eccessive, niente effetti in primo piano. È jazz rap nella sua forma più pura, e proprio per questo può sembrare datato a un ascolto contemporaneo — non perché abbia perso qualità, ma perché l'hip-hop di oggi è andato in direzioni molto diverse, e quella essenzialità può suonare lontana.

Ma quando funziona, funziona benissimo. Jazz (We've Got) ha un mood e una raffinatezza che si sentono dai primi secondi — quegli scratch iniziali sopra una base jazzata sono un momento di produzione quasi perfetto. E poi c'è Scenario, con Busta Rhymes — energia pura, uno di quegli hip-hop che ti fa muovere il collo.

Un classico da ascoltare almeno una volta, soprattutto per capire da dove viene gran parte di quello che è venuto dopo.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Scenario

Hits: Scenario, Jazz (We’ve Got), Check the Rhime

83
Tier 4° · Rank 182°
Cover di Mentre Los Angeles Brucia
93°

Mentre Los Angeles Brucia (2025)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Mentre Los Angeles Brucia è l’undicesimo album in studio di Fabri Fibra e, a detta sua già dalla traccia di apertura, potrebbe essere anche l’ultimo pubblicato sotto major. Come spesso accade nella sua discografia, è un lavoro destinato a dividere. La scrittura, ormai da tempo più essenziale, potrà far storcere il naso a chi cerca il tecnicismo puro, ma non per questo risulta svuotata di contenuti. Anzi, rispetto a Caos, che dava l’impressione di una raccolta disomogenea di brani, qui emerge una coerenza molto più solida.

Il disco si sviluppa in due blocchi distinti, quasi ricalcando la struttura di Fenomeno. La prima parte è più leggera: c’è il singolo Milano Baby con Joan Thiele, qualche incursione in flow più moderni per lui come in Tossico, e un momento che richiama il vecchio spirito di Mr. Simpatia in Karma Ok.

È però nella seconda metà che il progetto trova la sua vera forza, virando verso toni più intensi e introspettivi, con un focus particolare sul tema della famiglia. Qui le tracce dialogano tra loro in modo molto più evidente: Tutto Andrà Bene tocca temi come bullismo e revenge porn, ma sembra soprattutto puntare il dito sull’incapacità dei genitori di riconoscere il disagio dei figli. Figlio è probabilmente il vertice emotivo del disco: una lettera immaginaria a un figlio che non esisterà mai, scritta senza filtri e proprio per questo profondamente sincera — “al figlio che mai avrò, tratta bene le ragazze… ricorda il karma è importante, non dare mai false speranze”.

Con Mio Padre la prospettiva si ribalta: Fibra si rivolge direttamente al padre scomparso, lasciando emergere frustrazione e rancore con una sincerità quasi adolescenziale, nel senso più autentico del termine. Anche Vivo, impreziosita da un campione straordinario di Andrea Laszlo De Simone, è tra i momenti migliori: un rap fatto di immagini semplici ma efficaci — “Tu restami vicino, ho già toccato il fondo / mentre abbasso il finestrino e sento l’aria sul mio volto / non ci sta nessuno in giro, come se fosse un sogno / tu sei Trinity, io Neo e tutto ci esplode intorno”.

Il disco si completa con alcune tracce bonus, escluse dalla tracklist principale ma comunque volute da Fibra. Tra queste spicca Invidia, in cui compie un gesto quasi anti-rap: ammettere apertamente di provare invidia per alcuni colleghi, il tutto su un beat che richiama l’epoca di Mr. SimpatiaTradimento.

A fare da collante c’è una produzione sempre solida, curata in gran parte insieme ai 2nd Roof, ormai una garanzia nel suo percorso.

Il vero punto di forza di Mentre Los Angeles Brucia resta però la sincerità: Fibra ha ancora qualcosa da dire, e soprattutto sente il bisogno di dirlo.

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malinconico euforico riflessivo

Miglior traccia: Figlio

Hits: Figlio, Invidia

91
Tier 2° · Rank 116°
Cover di Mowgli
94°

Mowgli (2018)

Tedua

Hip-Hop/Rap Trap Drill

Mowgli è quello che succede quando un rapper e un producer si muovono come un'unica testa: stessa visione, stessa direzione, zero compromessi. Era già successo con XDVR, il disco di Sfera con Charlie Charles, e risuccede qui con Tedua e Chris Nolan — due ragazzi che costruiscono un mondo sonoro preciso e ci abitano dentro per tutta la durata del disco.

Il concept non viene dichiarato esplicitamente, ma è lì: un ragazzo che sgomita tra Cogoleto e Milano, sospeso tra due realtà diverse con problemi poi non così diversi, che impara le regole di una giungla urbana navigandola a modo suo. Chris Nolan costruisce le basi su misura per quel racconto — trap, certo, ma con innesti che richiamano quella scena ligure nascente che in quegli anni stava trovando la sua identità sonora insieme a Izi e Vaz Tè, più elementi naturali, quasi ambientali, che tengono vivo il filo della metafora. E sopra ci metti il flow di Tedua, volutamente sghembo, che spezza la ritmica invece di assecondarlo — una scelta che o capisci subito o ti spiazza, ma che qui ha perfettamente senso.
Coraggiosissima poi la scelta di uscire senza un solo featuring: nessuno ospite, nessun appiglio commerciale. Solo Tedua a raccontare il suo mondo, dall'inizio alla fine.

I brani cult sono arrivati di conseguenza: La Legge del Più Forte che sintetizza l'essenza del disco meglio di qualsiasi descrizione, Vertigini che è il momento più pop senza tradire nulla, Burnout e Fashion Week che mettono in mostra le peculiarità ritmiche di Tedua nella loro forma più immediata. Ma anche i brani meno esposti sanno dire la loro — Cucciolo d'Uomo, Natura, Dune sono costruite con una cura sonora che non ti aspetti da un disco trap del 2018. Uno dei lavori più riusciti di quella prima scena, e non per caso.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: La legge del più forte

Hits: La legge del più forte, Vertigini, Rital, Fashion Week

93
Tier 2° · Rank 100°
Cover di Controcultura
95°

Controcultura (2010)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Political Rap Hip House

Controcultura è probabilmente il disco di Fibra più ricordato per le sue hit e meno per quello che c'è intorno. Un peccato, perché intorno c'è parecchio.
Arriva nel 2010, sesto album ufficiale, dopo Chi Vuole Essere Fabri Fibra? — un progetto può aver deluso qualcuno. Il rilancio funziona benissimo sul piano commerciale: Tranne Te è forse la prima vera hit pop-rap italiana nel senso contemporaneo del termine, con una produzione elettropop costruita per durare; Vip in Trip è una critica alla politica italiana nel suo stile più affilato; E poi c'è Le Donne — brano che fa un po' strano dopo dischi in cui le donne venivano dipinte nel modo peggiore possibile, e qui invece Fibra ribalta la prospettiva. Che sia una presa di coscienza o una mossa calcolata, resta un momento che si nota.

Ma ridurre Controcultura alle sue hit sarebbe un errore. Dentro ci sono brani dove Fibra torna a un tecnicismo lirico che aveva messo da parte, su produzioni meno aggressive e dal sound più elettronico: +-, la title track, e In Alto — una riflessione sul proprio successo, lucida e senza autocompiacimento. È il disco più politicizzato che abbia fatto: corruzione, scandali, massoneria, Nuovo Ordine Mondiale, un ritratto dell'Italia berlusconiana raccontato con il cinismo che gli è proprio.

Anche i featuring sono pochi e scelti bene. Marracash in Qualcuno Normale e Dargen D'Amico in Insensibile — il brano più leggero e giocoso del disco, che riprende il mood di Bugiardo senza scimmiottarlo. Niente riempitivi.

Fibra stesso ha ammesso che questo disco non lo ha impegnato quanto Tradimento o Bugiardo sul piano della scrittura. Eppure è quello che ha venduto di più. C'è qualcosa di paradossale in questo — e forse è proprio quello il punto: Controcultura è il disco in cui Fibra impara a fare tutto e due le cose, le hit e la sostanza, senza che una cancelli l'altra.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Vip in Trip

Hits: Vip In Trip, Tranne Te

88
Tier 3° · Rank 142°
Cover di SE DIO VUOLE
96°

SE DIO VUOLE (2025)

Sayf

Hip-Hop/Rap

Sayf è forse uno degli artisti/rapper emergenti meno scontati del momento, e questo EP — seppur breve — lo conferma. Tra racconti di vita personale e brani più leggeri, SE DIO VUOLE si presenta come un progetto rap lontano dal cliché del trapper contemporaneo, pur senza rinunciare a quella dose di spavalderia ed ego-trip che da sempre caratterizza il genere.

Nel suono si percepisce l’influenza della scena ligure — Sayf è di Rapallo — ma si tratta più di riferimenti che di vere e proprie imitazioni: l’originalità resta intatta. Il fatto, inoltre, che sia un trombettista aggiunge un ulteriore livello di spessore musicale al progetto. È un artista interessante da seguire nei prossimi sviluppi.

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giocoso

Miglior traccia: MARINÈ (feat. Kuremino & Sethu)

Hits: MARINÈ (feat. Kuremino & Sethu), FORTUNA (feat. 22simba)

72
Tier 5° · Rank 239°
Cover di La Bella Musica
97°

La Bella Musica (2019)

Vegas Jones

Hip-Hop/Rap Trap

Se si dovesse stilare una lista dei dischi più sottovalutati del rap mainstream italiano, La Bella Musica non potrebbe mancare. A giocargli contro è stato il momento di uscita: novembre 2019, uno dei mesi più affollati della storia recente del genere, con l'esplosione di 23 6451 di tha Supreme e il ritorno monumentale di Marracash con Persona. In quel contesto, passarci sopra era fin troppo facile. Un peccato, perché non è un disco da meno.

In un momento dominato da progetti zeppi di featuring, Vegas Jones esce con qualcosa di compatto e coraggioso: un solo ospite in quattordici tracce, Fabri Fibra, e il peso del disco tutto sulle spalle. Le produzioni — affidate principalmente alla coppia Boston George e Joe Vain — pescano dall'immaginario trap con 808 presenti ma eleganti, spesso arricchiti da linee melodiche sottili — ad esempio il flauto sintetico in Presidenziale che alleggerisce senza togliere spessore. Il disco sa anche svuotarsi quando serve: l'intro al pianoforte della title track è uno dei momenti più disarmanti dell'intero progetto. Poi ci sono Supercar e Puertosol, che invece aprono le finestre e ti portano su una spiaggia californiana — ma è un sole filtrato, non l'euforia spensierata di certe sue uscite precedenti.

Anche la scrittura è cresciuta. Solido è una di quelle tracce che sa essere motivante senza risultare retorica — ti spinge a non farti abbattere con una naturalezza che in certi rapper suona forzata. La Bella Musica, la title track, è il cuore introspettivo del disco: nostalgia e malinconia che però non affondano — poi nell'ombra ho trovato un filo di luce, seguila / ora che hai una chance, usala. Chi alla fine ce l'ha fatta, lo sa riconoscere in quelle parole. Presidenziale con Fabri Fibra è invece la traccia più pomposa, nel senso migliore: due strofe metricamente eccellenti, un parallelismo tra la vita da artista e quella da presidente che funziona perché non si prende troppo sul serio.

È il miglior disco di Vegas Jones, e probabilmente uno dei più riusciti del rap italiano di quel periodo. Che sia rimasto nell'ombra dice più sul momento che su di lui.

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trionfante rilassato riflessivo

Miglior traccia: Solido

Hits: Solido, La Bella Musica, Presidenziale

90
Tier 2° · Rank 124°
Cover di Aletheia
98°

Aletheia (2019) ✰

Izi

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Trap

Senza troppi giri di parole, Aletheia è uno dei dischi rap italiani migliori degli anni Dieci. Izi arrivava da una lunga assenza dopo Pizzicato: nel periodo tra i due dischi aveva attraversato una crisi personale e depressiva profonda — crisi epilettiche, isolamento, la necessità di imparare a farsi attraversare dal dolore invece di fingere che non esistesse. Quel processo di rielaborazione si sente in ogni traccia.

Il titolo è già una dichiarazione di intenti: aletheia in greco antico significa "verità". È la verità che Izi stava cercando, ma non ha la pretesa di comunicarcela — forse perché non l'ha trovata del tutto. E questa tensione irrisolta è uno degli elementi più interessanti del disco. C'è persino un concept nascosto: undici tracce si chiudono ciascuna con una parola, e ricomposte nell'ordine giusto formano la frase "Ma possiamo comprendere quando un bambino ha paura del buio?". Non è un gioco fine a se stesso — è il modo in cui il disco ti chiede di essere ascoltato: con attenzione, più volte, cercando qualcosa.

Musicalmente, le produzioni richiamano la trap di quegli anni ma si sente che c'è cura a costruire un'atmosfera specifica, mistica e densa. Il merito è soprattutto di Davide Ice, produttore centrale del disco, affiancato da nomi come Tha Supreme, Charlie Charles, Mace e High Klassified, che tessono il suono giusto per accompagnare il flow scorrevole e dirompente di Izi. Molte tracce scorrono come un flusso di parole, concetti, pensieri a volte autobiografici — andavo in giro in bicicletta / sì da bambino mi piaceva l'aria fresca / perché respiravo e la sentivo in testa / come se avessi una finestra / e invece vivo in una cella — e a volte no, fino a momenti più confessionali come le tracce di chiusura Grande e Zorba. Fumo da solo è liricamente tra le più dense del disco; Uh, che peccato! dimostra che anche quando allenta il registro, l'approccio metrico e tecnico regge. E poi c'è la cover di Dolcenera di De André — un artista che secondo Izi è la voce di Dio — che un rapper genovese non poteva non omaggiare, e che riesce nell'impresa senza sembrare un sacrilegio.

È un disco a cui si torna, e ogni volta c'è qualcosa che non si era colto prima: un'immagine, una parola nascosta, un'inflessione del flow che cambia il senso di una strofa. Nel rap italiano degli anni Dieci, pochi dischi chiedono questo tipo di ascolto. Aletheia è uno di quelli.

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malinconico angosciante spirituale

Miglior traccia: Fumo da solo

Hits: Fumo da solo, Grande, Dolcenera, San Giorgio

98
Tier 1° · Rank 67°
Cover di OBE
99°

OBE (2021) ✰

Mace

Hip-Hop/Rap Indie Pop Electronic Urban

Mace ha un dono raro: sa portare gli artisti in territori che non sono i loro senza farli sembrare pesci fuor d'acqua. Il risultato è un producer album intenso, che avvolge nel suono e riesce a fare più cose insieme — energico e spirituale, pop e sperimentale, immediato e profondo — senza che nulla stoni, senza che nessuna voce sembri fuori posto. È un disco vario che non si disperde mai, tenuto insieme da una visione che Mace non perde di vista neanche per un secondo.

I momenti forti sono tanti e arrivano da direzioni diverse. LA CANZONE NOSTRA costruisce tensione con un beat che si svuota fino al silenzio, poi lascia esplodere un Blanco allora praticamente esordiente in un ritornello dal sapore universale. NON VIVO PIU’ SULLA TERRA porta Rkomi in un territorio introspettivo e ispirato come raramente — "sei ricco quando te ne accorgi / la verità è che stare immobili serve con le api d'accordo" — mentre la produzione sul finale deflagra in qualcosa di alieno. Poi c'è AYAHUASCA, il cuore pulsante del disco: ti trascina in un deserto messicano, dentro qualcosa che assomiglia a un rito sciamanico, con la voce di Colapesce che ti culla in modo ipnotico fino a farti smettere di ascoltare e cominciare semplicemente a sentirti portare altrove.

Ma il segno di un grande disco è anche quello che fa con i brani apparentemente minori. Per citarne alcuni, RAGAZZI DELLA NEBBIA mette insieme Irama e FSK Satellite — un'accoppiata che sulla carta non dovrebbe funzionare, e invece funziona benissimo. ACQUA con Madame e Rkomi scorre esattamente come suggerisce il titolo, con due flow che seguono la base di Mace come un fiume che trova sempre la strada.

OBE è un capolavoro. Punto.

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sognante misterioso sensuale

Miglior traccia: AYAHUASCA

Hits: AYAHUSCA, LA CANZONE NOSTRA, NON VIVO PIU’ SULLA TERRA

100
Tier 1° · Rank 20°
Cover di Re Mida
100°

Re Mida (2019)

Lazza

Hip-Hop/Rap Trap

Re Mida è il disco in cui Lazza dimostra di essere un fuoriclasse nel rap game, prima di traghettare verso sonorità più pop e mainstream. Un dettaglio che dice già tutto su chi sia Jacopo Lazzarini: ha studiato pianoforte al conservatorio, e si sente — non come orpello, ma nella cura con cui le produzioni di Low Kidd costruiscono ogni pezzo, più variegate e riuscite rispetto a Zzala.

Il disco è ricco di hit che sanno distinguersi per flow, ritornelli melodici e soprattutto punchline taglienti — il tipo di rime che rimangono in testa non per la melodia ma per la precisione chirurgica con cui sono costruite: per 'sti qua sono Dio / ma per me sono io / perché fra la D è muta / come Django. L'entrata di Guè in Gucci Ski Mask è diventata iconica nel giro di pochi ascolti, mentre Netflix e Porto Cervo sono le hit più catchy, costruite per essere ascoltate in loop. Il disco sa però anche abbassare la guardia: Catrame con Tedua e Morto Mai sono i momenti emotivamente più intensi, quelli in cui Lazza smette di esibire il flow e lascia che siano i contenuti a parlare.

Ma anche le tracce che hanno sfondato meno il mainstream sanno il fatto loro. Cazal con Izi mette insieme due flow e rime studiate su un beat trap potente, senza che nessuno dei due sembri fuori posto. 24H è forse la traccia più riuscita concettualmente: parla della fretta, del tempo che non basta mai, nelle relazioni. e nel lavoro, e lo fa con un flow che accelera insieme al testo — uno di quei casi in cui la forma e il contenuto si tengono davvero.

Re Mida è un disco rap riuscito, il punto più alto di Lazza prima che la rincorsa al grande pubblico prendesse il sopravvento. Per chi ama le punchline e le rime taglienti, è quasi un documento.

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aggressivo euforico malinconico

Miglior traccia: Morto Mai

Hits: Morto Mai, Gucci Ski Mask, Cazal (feat. Izi), 24H

91
Tier 2° · Rank 122°
Cover di Black on Both Sides
101°

Black on Both Sides (1999)

Mos Def

Hip-Hop/Rap

Black on Both Sides è uno dei dischi più riusciti dell'hip-hop americano, e il fatto che sia uscito nel 1999 lo rende ancora più significativo. Era il momento in cui il rap commerciale dominava, tra No Limit e Cash Money, e Mos Def andò deliberatamente dall'altra parte — verso qualcosa di più essenziale, più radicato, più New York.

Il disco trasuda East Coast da ogni solco. Le produzioni sono curate con una precisione che nell'hip-hop di quegli anni non era affatto scontata: il sample di Aretha Franklin in Ms. Fat Booty — quella voce che entra e ti fa muovere la testa prima ancora che Mos apra bocca — è un esempio perfetto di come si costruisce un beat partendo da materiale nobile senza seppellirlo. Brooklyn va ancora oltre: tre movimenti, tre beat diversi, ciascuno con la sua atmosfera, tenuti insieme dal filo del flow. DJ Premier firma Mathematics con il suo boom bap riconoscibile tra mille. È un disco fatto da qualcuno che conosce la storia del genere e la rispetta senza restarne prigioniero.

Mos Def su questo disco non è solo il rapper: suona basso, batteria, tastiere, e in Umi Says abbandona del tutto il microfono per cantare. È questo controllo totale sul materiale che si sente — ogni scelta sembra consapevole, niente è lasciato al caso.

Il flow è disinvolto, pulito, diretto. Non cerca mai di impressionare per forza, e forse è proprio questo che lo rende così godibile ancora oggi. Un disco per chi ama l'hip-hop east coast nella sua forma più pura — e una delle prove migliori di cosa il genere sappia fare quando è nelle mani giuste.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Brooklyn

Hits: Brooklyn, Ms. Fat Booty , Fear Not of Man

98
Tier 1° · Rank 58°
Cover di NON GUARDARE GIU’
102°

NON GUARDARE GIU’ (2025)

Tredici Pietro

Hip-Hop/Rap

NON GUARDARE GIU’ è il secondo disco ufficiale del rapper Tredici Pietro. Rispetto alle uscite rap dell'ultimo periodo, è sicuramente un album che va in una direzione diversa: meno ricerca forzata del banger o del pezzo da club, a favore di una maggiore originalità nelle produzioni, che mescolano hip-hop a sonorità urban pop.

Il disco è però un po' un'altalena: ci sono brani molto originali per struttura, come Morire o LikethisLikeThat, alternati a pezzi che suonano più anonimi. Rimane comunque un artista interessante e promettente da seguire.

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giocoso riflessivo

Miglior traccia: morire

Hits: morire

70
Tier 5° · Rank 251°
Cover di good Kid, M.a.a.d. City
103°

good Kid, M.a.a.d. City (2012) ✰

Kendrick Lamar

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Il primo capolavoro di Kendrick Lamar. Uscito nell’ottobre del 2012 come major label debut — con Dr. Dre e Top Dawg in veste di executive producer — l’album porta il sottotitolo “A Short Film by Kendrick Lamar”: un dettaglio non casuale, che dice tutto sull’approccio cinematografico e narrativo con cui è costruito. Kendrick ci racconta cosa significa essere un “good kid” in una Compton pazza, dove le insidie si nascondono dietro ogni angolo, e lo fa con un lirismo straordinario su produzioni hip-hop che sanno richiamare la tradizione della West Coast senza mai sembrare datate.

La struttura è quella di un concept album vero e proprio: una serie di tracce interconnesse, arricchite da skits e dialoghi, che seguono Kendrick lungo una notte travagliata nella sua città natale. Tra i momenti più iconici, Money Trees spicca per il suo ritornello ipnotico e sospeso nel tempo; Swimming Pools (Drank) affronta il tema dell’alcolismo con una profondità emotiva sorprendente, mascherata da un beat accessibile e radiofonico; le due tracce good kid e m.A.A.d city formano un dittico capace di condensare l’essenza dell’intero disco. E poi c’è Sing About Me, I’m Dying of Thirst: oltre sette minuti di riflessione sulla morte, raccontata attraverso voci e prospettive diverse, un brano che da solo basterebbe a consacrare Kendrick tra i più grandi liricisti del nuovo secolo.

Alla sua uscita, l’album venne eletto miglior disco del 2012 da testate come Pitchfork, BBC, Complex e New York Magazine — e non è difficile capire perché. A distanza di oltre dieci anni, good kid, m.A.A.d city suona ancora benissimo e, soprattutto, suona attuale.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Swimming Pools

Hits: Swimming Pools, Money Trees, Sing About Me

100
Tier 1° · Rank 26°
Cover di NOI, LORO, GLI ALTRI
104°

NOI, LORO, GLI ALTRI (2021) ✰

Marracash

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Marracash rilascia NOI, LORO, GLI ALTRI a sorpresa, a due anni di distanza dal ritorno trionfale di Persona. Superarsi non era affatto facile — Persona, tolti magari un paio di brani più mainstream e qualche traccia evitabile, resta un ottimo album. E invece Marra ci riesce, tirando fuori probabilmente il suo progetto migliore.

Il concept riprende il filo di Persona ma lo espande verso qualcosa di più grande: non più solo l'identità dell'individuo, ma quella collettiva. La società frammentata in fazioni, ognuna con la propria verità, ognuna convinta di essere dalla parte giusta. Questo framework — noi, loro, gli altri — non rimane un'etichetta astratta: si ritrova nei testi, nelle storie, nel modo in cui Marra si muove tra l'autobiografico e il sociale senza che i due piani si pestino mai i piedi.

Perché Marra si racconta ancora più a fondo di prima, mettendo in rima le sue fragilità, la depressione, il bipolarismo. DUBBI è la traccia più intensa del disco, quella che umanizza l'artista in modo quasi spiazzante: nonostante il successo, i soldi, la fama e il riconoscimento, si mostra afflitto dagli stessi dolori che possono colpire chiunque. È un momento di onestà rara, nel rap italiano e non solo. Accanto a questo c'è NOI, che funziona in modo completamente diverso: uno storytelling preciso e controllato, un frammento di vita e di amicizia che ricorda per approccio Il Nostro Tempo di Status, ma con una maturità di scrittura ulteriore.

Il resto del disco regge su produzioni impeccabili, sample mai banali — fatta eccezione forse per ∞ LOVE, che però in quanto traccia più commerciale ha la sua ragione di esistere — e featuring scelti con una cura che si sente. Nessuna traccia è davvero skip. In un album di questa lunghezza, non è poco.

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riflessivo

Miglior traccia: DUBBI

Hits: DUBBI,

98
Tier 1° · Rank 50°
Cover di Persona
105°

Persona (2019) ✰

Marracash

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Persona esce nel 2019 dopo quattro anni di assenza dall'ultimo album solista, Status, e il motivo di questa lunga sparizione lo spiega il disco stesso. Marracash aveva attraversato un periodo di crisi personale e depressiva profonda — una relazione tossica, il distacco dai social, l'isolamento — e Persona è il risultato di quel processo di rielaborazione. Il titolo non è casuale: richiama l'omonimo film di Ingmar Bergman e il tema del doppio, della distanza tra chi si è e chi si mostra al mondo. Qui Marra decide di abbattere quella distanza, lasciando un pezzo di sé in ogni traccia — letteralmente, dato che ogni brano porta il nome di una parte del corpo a cui è dedicato.

Il brano che spiega il concept meglio di tutti è Crudelia – I nervi: la descrizione di una relazione tossica e manipolatrice, uno dei motivi principali dell'allontanamento dalla scena, raccontata senza filtri e senza retorica. È uno dei momenti più crudi del disco, e proprio per questo uno dei più riusciti. Intorno a lui, Marra dimostra di essere uno dei migliori liricisti del rap italiano — se non il migliore. Ogni parola è scelta con cura, le citazioni sono onnivore e mai a caso, le figure retoriche costruite con una precisione chirurgica: perché il successo / fra è come se metti / una lente di ingrandimento su un insetto. Le produzioni di Marz, quasi tutte da lode, tessono il suono giusto per ogni "brandello" del concept — varie, calibrate, mai interscambiabili.

Se c'è una criticità, sono i featuring: nove sono tanti, e non tutti convincono allo stesso modo. Mahmood, Tha Supreme e Sfera Ebbasta hanno senso nel concept, ma è difficile non pensare che abbiano senso anche perché nel 2019 erano i nomi più caldi della scena — e si sente. Da buttare e Greta Thunberg sono i momenti più sottotono del disco, tracce che potevano tranquillamente restare fuori senza intaccare la solidità del concept.

Le gemme, però, valgono tutto il resto. G.O.A.T. è una delle canzoni più sincere e sentite dell'intero disco — una riflessione sull'ansia, sull'autostima, sulla voglia di rialzarsi che non suona mai come un proclama ma come qualcosa di vissuto davvero. Tutto Questo Niente è invece una meditazione matura e disincantata sul successo e sul materialismo, con un sax che accompagna Marra in uno dei suoi momenti più profondi.

Persona entra dritto nella classifica dei migliori album del rap italiano. Punto.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: TUTTO QUESTO NIENTE - Gli occhi

Hits: TUTTO QUESTO NIENTE - Gli occhi, BODY PARTS - I denti, CRUDELIA - I nervi, G.O.A.T. - il cuore

94
Tier 2° · Rank 89°
Cover di Squallor
106°

Squallor (2015)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Con Squallor Fibra prova a capire quanto pesa il marketing sulle vendite — e in particolare sulle sue: pubblica il disco senza promozione, senza avviso, con un semplice tweet. Il titolo l'aveva nominato quasi di sfuggita in una delle barre del dissing con Vacca, concluso poco prima.

È forse uno dei suoi dischi meno ispirati, non perché manchi di contenuti, ma perché è sconnesso — suona più come una lunga playlist che come un progetto organico. E la forza che il marketing non gli dà, Fibra prova a cercarla nella presenza di quasi tutta la scena rap dei grandi dell'epoca: Salmo, Guè, Marracash, Gemitaiz, MadMan.

Come sempre nel suo catalogo, i momenti interessanti non mancano, ancora di più in un disco lunghissimo come questo. Il rap nel mio paese è una critica velata alla scena rap dell'epoca — diventata celebre soprattutto per il dissing a Fedez — che in un disco con così tanti ospiti stride quasi. Sento Le Sirene è introspezione e narrazione della Milano drogata e violenta, su una produzione tetra. In Trainspotting c’è una sorta di climax lirico nelle strofe, intervallate da stralci di interviste, con sempre al centro il tema della droga e della musica come sostanza parallela. Ma anche Alieno — su un campione di Niggas in Paris - e Come Vasco che sono delle vere hit rap, dove Fibra sfoggia un flow rinnovato e elegante.

Le produzioni, tra l'altro, valgono la pena: ci sono firme americane di primo piano — Hit-Boy, Dot Da Genius, Amadeus — che hanno lavorato con Kanye, Drake, Travis Scott.

Per approccio il disco richiama i suoi primi lavori, ma con un mood meno giocoso e più cupo e opprimente. Lo “squallore” lo si ritrova nelle strofe, nei temi, nel racconto di una società persa. Forse la debolezza sta proprio nei brani con gli ospiti: sono quelli più deboli lato produzioni e tolgono spazio a Fibra, che invece nello squallore ci ha sempre sguazzato bene.

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angosciante trionfante rilassato

Miglior traccia: Sento le sirene

Hits: Come Vasco, Alieno, Sento le sirene, Il rap nel mio paese

75
Tier 4° · Rank 219°
Cover di Lato & Fabri Fibra
107°

Lato & Fabri Fibra (2004)

Uomini di Mare

Hip-Hop/Rap

Cinque tracce, brevissimo, ma clamoroso. Lato & Fabri Fibra — EP del 2004 ultimo progetto degli Uomini di Mare, il progetto con DJ Lato — è uno di quei dischi che sintetizza perfettamente il Fibra di mezzo, quello che sta tra Turbe Giovanili e Mr. Simpatia. Anticipa per certi versi l'approccio del secondo — che viene anche citato esplicitamente nell'EP, nel caso non fosse chiaro a chi stiamo alludendo — ma con un tono più giocoso, una scrittura più diretta e immediata, senza le estremizzazioni che caratterizzeranno quel disco.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente La cosa più facile, che tredici anni dopo tornerà sotto forma di Fenomeno — una delle hit più note di Fibra, costruita proprio sul ritornello di questo brano. E poi c'è La Mia Vita, probabilmente il momento più alto dell'EP e uno dei brani più belli dell'intera carriera di Fibra, almeno per chi lo segue da vicino: una riflessione personale su fatti di vita e fallimenti affrontata con una sottile autoironia, che lo porta a rivalutare affetti e situazioni con una maturità che sorprende per un progetto così compatto.

Un EP che vale tutto il tempo che ci vuole per trovarlo.

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giocoso riflessivo

Miglior traccia: La Mia Vita

Hits: La Mia Vita

92
Tier 2° · Rank 104°
Cover di Mr Simpatia
108°

Mr Simpatia (2004) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop

Mr. Simpatia è l'album che ha completamente cambiato il destino dell'hip-hop in Italia. Fibra aveva già pubblicato Turbe Giovanili con l'idea di sfondare, ma il disco era rimasto confinato negli argini strettissimi della scena underground. A 28 anni, disilluso, non ci credeva più. Così si era trasferito a Brighton, dove lavorava in una fabbrica di penne Parker, e scriveva rime sui foglietti di carta che aveva sottomano durante i turni. Quelle penne sono servite a qualcosa.

Il disco va totalmente contro i canoni del rap dell'epoca, ma anche contro il suo stile precedente. Non ci sono virtuosismi, non c'è tecnica sopraffina o incastri raffinati. Ci sono rime spesso semplici, un linguaggio quotidiano riempito delle parole più atroci che potesse trovare, per demolire tutto ciò che viene tradizionalmente considerato sacro nella società e nella cultura italiana: la famiglia, le relazioni, il lavoro, la religione.

L'ego trip qui è capovolto. Se oggi siamo abituati al cliché del rapper figo, con mille ragazze, successo e soldi, qui troviamo l'esatto opposto: Fibra è lo sfigato, intrappolato in relazioni tossiche, con un lavoro che lo opprime, che odia la Chiesa e le sue prediche, che disprezza la propria famiglia. Tutte le canzoni ruotano attorno a questi temi attraverso uno storytelling continuo e portato all'estremo, dove si inscenano stupri, violenze, sesso e le peggiori situazioni che una mente malata possa partorire. Ma in mezzo a questo racconto disturbante si nascondono tantissimi elementi di critica sociale, con riferimenti a fatti di cronaca dell'epoca — e probabilmente un rapporto difficile e frustrante con l'altro sesso che viene mascherato da una misoginia volutamente esagerata.

Il disco è costellato di alcune delle canzoni più iconiche di Fibra. Rap in Vena con uno dei ritornelli più famosi del rap nostrano — io me ne sbatto il cazzo / di un lavoro in città / io spruzzo rap in vena. Non Crollo che racconta tutta la sua frustrazione riuscendo comunque a essere ottimista. Momenti No, il punto più profondo emotivamente, l'unica traccia dove a parlare sembra davvero Fibra e non la maschera di Mr. Simpatia che si è messo dall'inizio — io sto nell'acqua in / questa vasca in cui / ci butto acceso un phon. Ma anche le tracce meno note sanno dire qualcosa, come la title track stessa, costruita sulla ripetizione ossessiva di strofe in -zione e in -arci: un suono duro, acido, disturbante che comunica perfettamente il contenuto — Qualunque canzone italiana punta a rattristarci / qualunque regista in Italia punta ad annoiarci.

Fabri Fibra voleva attirare l'attenzione con questo album, diventare scomodo, mettere in rima il lato più oscuro dell'essere umano. Ci è riuscito perfettamente — e lo ha fatto nel momento in cui aveva meno da perdere, che è spesso il momento in cui si fa la roba migliore.

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aggressivo giocoso angosciante

Miglior traccia: Venerdì 17

Hits: Non Crollo, Momenti No, Venerdì 17, Rap in Vena

100
Tier 1° · Rank 6°
Cover di Caos
109°

Caos (2022)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Caos è il decimo album in studio di Fabri Fibra, pubblicato cinque anni dopo Fenomeno. Con quelle aspettative sulle spalle il disco lascia un po' l'amaro in bocca. Il problema principale è strutturale: sembra un tentativo di rimettere in scena tutte le versioni di sé, finendo per creare un effetto playlist, con brani scollegati sia sul piano lirico che su quello musicale.

I momenti migliori ci sono e si sentono. Noia con Marracash è probabilmente il picco del disco: i due riflettono sulla noia dei ricchi e sul rovescio della medaglia della popolarità, su una base che campiona Blue in Green di Miles Davis con grande eleganza. Cocaine con Guè e Salmo funziona come pseudo-freestyle: ritornello memorabile, armonica bellissima.

Dall'altro lato, tracce come Stelle, Pronti Al Peggio e Fumo Erba faticano a lasciare il segno, sia per i testi che per le produzioni. Un disco che, nonostante i lampi di qualità, non entra nella top 5 della sua discografia.

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euforico malinconico

Miglior traccia: Noia

Hits: Noia, Cocaine

67
Tier 6° · Rank 274°
Cover di Fenomeno
110°

Fenomeno (2017) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

C'è un momento, verso la fine di Fenomeno, in cui Fabri Fibra smette di fare il rapper e diventa semplicemente un uomo che regola i conti con la propria famiglia. Tutto il disco esiste per renderti impreparato a quel momento.

Fenomeno è il miglior disco di Fibra dell'era post-Tradimento, e uno dei migliori album rap italiani degli anni Dieci. Non per nostalgia, non per tifo: perché è un disco costruito con una logica narrativa che pochi rapper italiani hanno mai avuto il coraggio — o la lucidità — di tentare.

Parte con una domanda scomoda, quella che probabilmente Fabrizio Tarducci si faceva da anni: “ha ancora senso rappare a quarant'anni? In Italia il rap è roba da ragazzini”, lo dice lui stesso nell'intro, senza filtri. E invece di schivare la domanda, decide di farne il fulcro di tutto. La risposta non arriva subito. Arriva per accumulo, brano dopo brano, come una confessione che si costruisce a rate.

La prima parte del disco è apparentemente leggera: l'ego-trip di Red Carpet, la title track ballabile e ironica, la produzione magistrale di Bassi Maestro su Money for Dope, gli affreschi sull'Italia dei social in Equilibrio. In mezzo c'è Stavo Pensando a Te — sulla carta una hit radiofonica, nella realtà una delle cose più malinconiche che Fibra abbia mai scritto. La solitudine, la mancanza di qualcosa che non si riesce nemmeno a nominare. Non è un tema da classifica. Eppure è diventata una canzone immortale.

Da Invece No in poi il disco cambia pelle. Il flow si fa più lento, scandito, come se ogni parola pesasse. Le produzioni diventano minimali, ovattate — synth sospesi, basi scarne, un'atmosfera quasi vaporosa che avvolge invece di aggredire. Le Vacanze usa il concetto di vacanza ad agosto come allegoria dell'adolescenza e di tutto quello che ti porti dietro: Con i grandi non mi ci vedevo, poi crescendo lo senti il veleno. Alle favole io non ci credo. Perché il male esiste davvero. Versi di una semplicità disarmante, messi esattamente al punto giusto — e che fanno più effetto di qualsiasi incastro tecnico.

Poi arrivano Nessun Aiuto e Ringrazio. Il fratello Nesli. La madre. Fibra si smonta pezzo per pezzo, senza rete, in pubblico. È il climax verso cui tutto il disco stava costruendo, la risposta alla domanda dell'intro: il senso di rappare a quarant'anni è arrivare abbastanza lontano da potersi permettere di dire la verità.

Non è un caso che sia il primo disco di Fibra senza il bollino "explicit content". Fibra non voleva scioccare nessuno. Voleva raccontarsi. E in questo senso è forse il disco più coraggioso della sua carriera — non perché urli, ma perché sussurra le cose che fanno più male.

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angosciante malinconico riflessivo

Miglior traccia: Invece no

Hits: Stavo Pensando A Te, Invece No, Le Vacanze, Ringrazio

98
Tier 1° · Rank 66°
Cover di Ranch
111°

Ranch (2025)

Salmo

Hip-Hop/Rap Rap Rock

Ranch è il settimo disco in studio di Salmo. L’artista sardo arrivava dal precedente Flop!, che effettivamente è stato un flop in termini di ascolti se confrontato con i numeri standard che un artista come lui riesce a muovere. Il motivo è che Flop! era un disco poco strutturato, senza una direzione precisa, nato in un momento creativo che Salmo stesso sapeva essere poco florido — da qui anche il nome, quasi anticipatorio.

Ranch ha tutt’altro sapore. La copertina e il tipo di marketing pre-release potevano far pensare a sonorità country, ma in realtà il disco raccoglie sostanzialmente tutte le sfaccettature che Salmo ha sperimentato nel corso della sua carriera. Una sorta di disco-sintesi, quasi a voler ristabilire cosa rappresenti oggi Salmo nel rap game.

Si passa infatti da tracce pop/rock come SINCERO, a brani più marcatamente rap come NEUROLOGIA — che riprende il filone “alla Fibra”, di cui Salmo è in qualche modo “figlioccio” artistico — fino a momenti electro/hardcore come FUORI CONTROLLO insieme ad Agnelli. Non mancano poi diversi episodi dal mood più introspettivo, come CRUDELE, in cui Salmo racconta retroscena non proprio piacevoli sulla sua famiglia, così come nelle tracce finali del disco.

Nel complesso, il disco non suona male e presenta diversi momenti interessanti, ma non mancano alcuni punti deboli: su tutti un concept poco sviluppato — con una connessione tra i brani piuttosto debole — e una produzione che si mantiene nella media dei dischi rap italiani contemporanei, almeno tra i big.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: SINCERO

71
Tier 5° · Rank 241°
Cover di Canerandagio Pt. 1
112°

Canerandagio Pt. 1 (2025)

Neffa

Hip-Hop/Rap

Dopo una lunga assenza dalla scena rap, almeno in veste di MC, Neffa torna con un progetto tutto suo e per l'occasione invita tantissimi artisti, quasi a costruire una sorta di producer album.

Il disco ha produzioni interessanti che conferiscono all'insieme un mood notturno, a tratti cupo, che si sposa bene con la voce e il flow di Neffa. Riesce inoltre a trascinare gli ospiti in quell'atmosfera con naturalezza, specialmente in tracce come Bufera con Franco126 o Perdersi & Ritorno con Frah Quintale, forse il brano più introspettivo del disco.

Interessante anche l'accoppiata Fabri Fibra e Miss Keta nel rifacimento di un classico del primo disco di Fibra, Hype (Nuove Indagini), riletto con un flow e una produzione rifinita e modernizzata.

Nel complesso è un buon disco rap, ma forse dopo tanta attesa ci si aspettava un progetto dall'anima più definita.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Perdersi&ritorno (feat. Frah Quintale)

71
Tier 5° · Rank 247°
Cover di Santana Money Gang
113°

Santana Money Gang (2025)

Sfera Ebbasta & Shiva

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Santana Money Gang è la solita minestra riscaldata. Produzioni solide per il genere, niente da dire, ma senza un guizzo che le distingua da mille altri progetti simili.

Flow, argomenti, stile: tutto già sentito, tutto già visto, e la sensazione è che messi insieme Sfera e Shiva avrebbero potuto osare qualcosa di più — o almeno provarci.

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Miglior traccia: OVER (demo)

45
Tier 8° · Rank 325°
Cover di The Chronic
114°

The Chronic (1992) ✰

Dr. Dre

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap G-Funk

The Chronic è uno di quei dischi che bisogna conoscere per capire dove va l'hip-hop dopo il 1992. Dr. Dre, uscito da N.W.A. dopo una disputa finanziaria con Eazy-E, fonda la Death Row Records e pubblica il suo primo album solista — inventando di fatto il G-Funk: bassi profondi, synth melodici che scivolano lenti, campionamenti dal funk di Parliament-Funkadelic, e un'atmosfera rilassata che trasforma il gangsta rap in qualcosa di quasi ipnotico. È anche il disco che lancia Snoop Dogg, che qui è praticamente co-protagonista e ruba la scena ogni volta che apre bocca.

Il problema, ascoltandolo oggi e soprattutto da non madrelingua, è che il disco fatica a trascinarti davvero dentro. Il flow di Dre è monotono — non varia quasi mai il ritmo, resta su un registro piatto che funziona bene come texture sonora ma difficilmente aggancia emotivamente. E il G-Funk, per quanto innovativo, finisce per rendere il disco ripetitivo sia nel suono che nei temi: droga, soldi, donne, beef con gli ex soci di Ruthless. Senza la comprensione diretta del testo, gran parte dell'energia si disperde.

L'eccezione più divertente è Deez Nuts — demenziale, quasi comica, l'unica traccia in cui il disco sembra non prendersi sul serio e funziona proprio per questo.

The Chronic è un disco fondamentale da conoscere, meno da amare. La sua importanza storica è indiscutibile — senza di lui non esisterebbe buona parte dell'hip-hop West Coast degli anni '90 — ma l'esperienza d'ascolto, per chi viene da fuori quella cultura, può restare distante.

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euforico aggressivo giocoso

Miglior traccia: Deeez Nuts

69
Tier 6° · Rank 261°