Squallor (2015)
Fabri Fibra
Con Squallor Fibra prova a capire quanto pesa il marketing sulle vendite — e in particolare sulle sue: pubblica il disco senza promozione, senza avviso, con un semplice tweet. Il titolo l'aveva nominato quasi di sfuggita in una delle barre del dissing con Vacca, concluso poco prima.
È forse uno dei suoi dischi meno ispirati, non perché manchi di contenuti, ma perché è sconnesso — suona più come una lunga playlist che come un progetto organico. E la forza che il marketing non gli dà, Fibra prova a cercarla nella presenza di quasi tutta la scena rap dei grandi dell'epoca: Salmo, Guè, Marracash, Gemitaiz, MadMan.
Come sempre nel suo catalogo, i momenti interessanti non mancano, ancora di più in un disco lunghissimo come questo. Il rap nel mio paese è una critica velata alla scena rap dell'epoca — diventata celebre soprattutto per il dissing a Fedez — che in un disco con così tanti ospiti stride quasi. Sento Le Sirene è introspezione e narrazione della Milano drogata e violenta, su una produzione tetra. In Trainspotting c’è una sorta di climax lirico nelle strofe, intervallate da stralci di interviste, con sempre al centro il tema della droga e della musica come sostanza parallela. Ma anche Alieno — su un campione di Niggas in Paris - e Come Vasco che sono delle vere hit rap, dove Fibra sfoggia un flow rinnovato e elegante.
Le produzioni, tra l'altro, valgono la pena: ci sono firme americane di primo piano — Hit-Boy, Dot Da Genius, Amadeus — che hanno lavorato con Kanye, Drake, Travis Scott.
Per approccio il disco richiama i suoi primi lavori, ma con un mood meno giocoso e più cupo e opprimente. Lo “squallore” lo si ritrova nelle strofe, nei temi, nel racconto di una società persa. Forse la debolezza sta proprio nei brani con gli ospiti: sono quelli più deboli lato produzioni e tolgono spazio a Fibra, che invece nello squallore ci ha sempre sguazzato bene.
Miglior traccia: Sento le sirene
Hits: Come Vasco, Alieno, Sento le sirene, Il rap nel mio paese