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Anno: 2025–2026

Anno
Punteggio minimo: 28
28100
Azzera

73 album trovati

Cover di La fonte

La fonte (2026)

Cosmo

Pop Electronic

Con La fonte, sesto disco in carrivo, Cosmo prende una direzione precisa e la dichiara già nel titolo: tornare all'origine, al punto di partenza. Un'idea che si sviluppa su due piani paralleli.

Lirico, prima di tutto: al centro ci sono le relazioni, la famiglia, i ricordi. In Per mio fratello sembra di assistere a una chiacchierata sincera e quotidiana, con quei versi che riportano indietro nel tempo con naturalezza disarmante — "E poi, ogni tanto con la mente / Ritorno giù in cortile / Siamo al mare, siamo in camera lì a litigare". Ma la fonte è anche musicale: rispetto al Cosmo delle ritmiche da dancefloor — e già rispetto al precedente Sulle ali del cavallo bianco — l'elettronica si fa più contenuta, amalgamata a una vena cantautorale più esplicita. L'autotune non sparisce, ma cambia funzione: diventa colore, non maschera.

I brani che rimangono più impressi sono quelli in cui questa sintesi funziona meglio — Ogni giorno / ogni notte e Totem e tabù su tutti, con ritornelli che si fissano in testa senza sforzo. Il problema è che non tutto il disco mantiene lo stesso livello: tra tracce molto buone, alcune passano in sordina, e la sensazione complessiva è che Cosmo abbia giocato sul sicuro sul lato produttivo, fermandosi un passo prima di osare davvero. Il disco non decolla del tutto, e probabilmente è proprio questa prudenza il motivo.

Resta comunque un lavoro onesto e maturo, che segna una tappa precisa in un percorso artistico coerente.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Ogni giorno / ogni notte

59
Tier 6° · Rank 304°
Cover di SOLITO CINEMA

SOLITO CINEMA (2026)

Juli

Pop Cantautorato Pop Rap

Juli lo abbiamo imparato a conoscere di recente grazie al successo di Olly, e chi è stato a un suo concerto sa quanto Olly ci tenga a lasciare spazio al suo amico e producer e alla sua chitarra. E il suo spazio Juli se lo è preso con questo primo progetto ufficiale, Solito Cinema. L'impronta è quella: uno spazio acustico, una chitarra, una voce che canta una canzone pop nella sua forma più minimale. Qualcosa che nella musica italiana c'è sempre stato ma che negli ultimi anni era stato un po' abbandonato.

La formula funziona, ma quello che insegnano i producer album di successo è che la nota interessante arriva quando il producer porta gli ospiti su un territorio musicale nuovo, offrendogli una veste più vicina alla sua identità. Qui, purtroppo, questo succede raramente — e il momento più riuscito in questo senso è Qui piangono tutti con Tredici Pietro, su un sound che strizza l'occhio a Biagio Antonacci.

Per la gran parte del disco, invece, Juli si porta dietro ospiti che su queste sonorità ci hanno già costruito una carriera, azzerando l'effetto novità e regalando canzoni pop piacevoli ma prevedibili. Non è necessariamente un male — Brutta storia in versione unplugged con Elisa è comunque una canzone che rimane — ma il risultato lascia soddisfatti a metà.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Brutta storia (unplugged)

Hits: Brutta storia (unplugged)

61
Tier 6° · Rank 295°
Cover di VOCE e BATTERIA

VOCE e BATTERIA (2026)

Frankie hi-nrg mc

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

Il titolo del disco è la sua migliore descrizione: la voce di Frankie che scorre in un flusso continuo e ipnotico, parola dopo parola come un fiume in piena, su una produzione consapevolmente scarna — una batteria di Donato Stolti e gli scratch di DJ Stile che creano l'aggancio necessario al mondo dell'hip-hop. È un disco che tocca proprio l'essenza più pura del rap.

Le tracce riprendono brani storici rivisitati in questa nuova chiave strumentale, con ospiti che non sono lì per caso. Faccio la mia cosa con Tiziano Ferro funziona proprio nel contrasto: il ritornello è ipnotico, ripetitivo in maniera quasi ossessiva, e la voce di Tiziano si sposa perfettamente con quella di Frankie. L'effetto è ancora più tagliente perché qui la voce pop — che nasce dalle radici dell'hip-hop e dell'R&B — viene trascinata dentro un brano che critica esattamente quella trasformazione del rap in pop, l'addolcimento tecnico che ha caratterizzato la commercializzazione moderna. Autodafè con Fabri Fibra è uno dei momenti clou: la strofa di Fibra è molto lontana dal rap dei suoi ultimi dischi, più studiata metricamente, costruita apposta per il progetto di Frankie, e ricorda lo spirito di Turbe giovanili.

Dalla critica sociale alla critica all'industria musicale, il disco non sceglie la retorica spicciola: la esprime con un liricismo e un tecnicismo rari, come in Nuvole o Chiedi chiedi. La produzione minimalista ma impattante segue l'ipnotismo del flusso di Frankie, creando un'esperienza di ascolto totalizzante.

È il disco che ristabilisce il suo ruolo di maestro delle rime e della metrica: per chi il rap lo intende fondato su questo, è il disco giusto.

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ipnotico riflessivo

Miglior traccia: Autodafè e batteria (feat. Fabri Fibra)

Hits: Autodafè e batteria (feat. Fabri Fibra), Nuvole

91
Tier 2° · Rank 120°
Cover di DISINCANTO

DISINCANTO (2026)

Madame

Pop Urban Hip-Hop/Rap

C'è un momento, ascoltando L’AMORE per la prima volta, che è difficile da descrivere. Una specie di stupore misto a gioia e commozione insieme: gioia per come un'artista così giovane e già al centro dell'attenzione avesse scelto di fare un disco per sé stessa, lontano da qualsiasi logica di mercato; commozione per quei testi che andavano a fondo sull'amore — non per celebrarlo, ma per mostrarne i lati oscuri, necessari. Una ricerca sonora precisa, qualcosa di fragile e sospeso. Forse, ora che Disincanto è arrivato, scopriamo che quel momento era frutto di un incantesimo. E gli incantesimi, prima o poi, si rompono.

Disincanto è la rottura definitiva di quell'incantesimo — ma anche, e questo è il punto, il tentativo di costruire qualcosa di più solido sulle sue macerie. Lo dice lei stessa, in P*****a Svizzera: "sono una festa senza musica, da quando è passato l'incanto". Una frase che richiama, quasi specchiandola, LA FESTA DELLA CRUDA VERITA’ del disco precedente — lì l'accettazione di sé scritta in forma criptica, allegorica; qui, invece, tutto in superficie, senza veli.

Il disco si regge su una tensione che non si scioglie mai del tutto: da una parte Madame, il personaggio, la corazza, l'artista che ha imparato come funziona il gioco; dall'altra Francesca, che guarda tutto con occhi sempre più sgranati. Le due voci si scambiano continuamente di ruolo. Madame è consapevole di quello che il successo ha fatto di lei — "la rabbia di una vita che diventa l'arroganza", "dentro mi sento nessuno, da fuori mi sento qualcuno" — e Francesca inizia a smontare l'artista pezzo per pezzo: "ma non molli il tuo perfezionismo? Ti riempi la testa di convinzioni". Non è un dialogo ordinato. È uno scontro, e il disco non finge che si risolva facilmente.

Ma c'è qualcosa che rende questo scontro più grande di Madame stessa. In VOLEVO CAPIRE esordisce con "Ti chiedi mai chi sei, senza quello che fai?" — e in quella domanda si apre uno spazio in cui chiunque può entrare. Non serve aver vissuto la sua storia per sentirla propria. Ci si può rispecchiare anche con un vissuto completamente diverso, perché quella domanda — cosa resterebbe di me senza il lavoro che faccio, senza il ruolo che ricopro? — appartiene a tutti. È uno dei tratti più rari di questo disco: parla di fratture personalissime con una modalità che tocca l'universale.

Quello che emerge da questa lotta interna è qualcosa di raro: una debolezza emotiva messa in scena senza estetizzarla, e insieme una voglia ostinata di riaffermarsi. E tra tutte le emozioni che Madame mette sul tavolo, quella che colpisce di più è la vergogna — un tema che l'attraversa fin dal primo disco, dove le dedicava un brano intero. Qui ritorna in BESTIA, dove dice "mi vergogno come un ladro / non dire il nostro segreto": la vergogna non come debolezza da nascondere, ma come confessione da fare ad alta voce. In BESTIA Madame porta anche il DOC e un'ipersessualità che prende forma quasi fisica, la stessa Bestia che l'ha consumata e allontanata dalla scrittura per anni. Raccontarlo non è catarsi semplice: è esposizione.

COME STAI? è il brano più feroce, e lo dichiara senza ambiguità: "Madame non è solo intrattenimento, Disincanto non è intrattenimento". Una frase che fin dall'inizio chiarisce l'essenza del disco — e che serve soprattutto a spiegare il contesto in cui Francesca è diventata Madame, e cosa quel passaggio ha lasciato sul campo. I ricatti delle radio, le dinamiche opache, il costo umano del successo. La critica al mercato non è il tema del disco: è lo sfondo su cui si staglia qualcosa di più personale e più difficile da nominare.

I momenti emotivamente più intensi sono quelli in cui le due voci quasi si fondono. NON MI TRADIRE è vocalmente uno dei pezzi più impressionanti — per le note che tocca, per come tiene in equilibrio la richiesta e la rassegnazione, con la consapevolezza già scritta nel testo che quel tradimento arriverà comunque: "arriverà una storia nuova". E poi GRAZIE, che chiude il disco come una seduta terapeutica in cui, dopo aver smontato tutto, Madame ammette che la sua vita — in confronto a molte altre — è straordinaria. Frasi che suonano vere proprio perché arrivano dopo tutto il resto.

Il filo di L’AMORE non sparisce: lo si ritrova nelle sonorità di BESTIA, nel flow di INVIDIOSA, e in P*****A SVIZZERA — che a primo ascolto sembra fuori posto, ma che è esattamente la realizzazione di quel lato ipersessuale di cui Madame ci ha appena parlato. Unico brano con explicit content nel disco, e non è un caso.

La produzione di Bias è più minimale, meno fiabesca rispetto a L'AMORE, ma altrettanto efficace nel lasciare spazio alla voce — che qui porta un peso diverso, più grezzo.

DISICANTO è un disco che non risolve tutto. Ma forse la liberazione stessa dei pensieri è già una forma di risoluzione. E quella tensione — tra fragilità e affermazione di forza, tra Francesca e Madame — è probabilmente ciò che lo renderà il disco più importante della sua carriera.

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riflessivo malinconico sensuale

Miglior traccia: NON MI TRADIRE

Hits: NON MI TRADIRE, DISINCANTO, INVIDIOSA, BESTIA

100
Tier 1° · Rank 2°
Cover di Tana

Tana (2026)

Angelica Bove

Pop Soft Rock

Angelica Bove è classe 2003, romana. A diciannove anni perde entrambi i genitori in un incidente stradale e trova nella musica il modo per elaborare il dolore: prima con le cover su TikTok, poi con X Factor nel 2023, poi con una serie di partecipazioni a Sanremo Giovani che la vedono sempre vicina al traguardo senza mai toccarlo. Finché nel 2025 vince con Mattone e arriva alle Nuove Proposte, dove conquista i premi della critica pur uscendo dalla gara al secondo posto. Nel frattempo, quasi in sordina, esce Tana, il suo primo disco ufficiale.

Mattone è il centro emotivo di tutto: nasce dai due lutti, porta il peso di una perdita ingestibile e lo trasforma — un mattone serve a costruire, appunto. È il brano più esposto, quello che ha aperto le porte del festival, ma non esaurisce il disco. Tana è un lavoro autobiografico, scritto in gran parte da Angelica stessa insieme ai produttori Federico Nardelli e Matteo Alieno, e racconta relazioni, fragilità quotidiane, il desiderio di isolarsi per ritrovarsi — con una scrittura diretta, senza ornamenti.

Musicalmente è pop, ma con momenti soft rock ben integrati che non suonano come concessioni al genere: ci stanno, e ci stanno bene. La voce di Angelica si muove con naturalezza tra registro melodico e note più rauche e sporche, ed è proprio in quei passaggi che si sente quanto sia uno strumento versatile. Lui apre il disco raccontando la solitudine, e il ritornello esplode in una spinta rock dove quella voce graffiante trova il suo posto naturale. Antipatica lavora invece sulla melodia: una soluzione che colpisce subito, già al primo ascolto.

Un debutto che segue la tradizione del cantautorato pop italiano ma in chiave moderna, senza nostalgie forzate. Pochissimi ne parlano, ed è un peccato.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Lui

Hits: Lui, Antipatica, Mattone

70
Tier 5° · Rank 254°
Cover di TAREK DA COLORARE

TAREK DA COLORARE (2026)

Rancore

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

TAREK DA COLORARE — come quella copertina che sembra presa da un libro per bambini — è un disco che nasce da un gesto preciso: azzerare tutto. Dopo Xenoverso, progetto concettuale labirintico e densissimo, Rancore sceglie l'amnesia come punto di partenza, e torna al suo nome di battesimo, Tarek, per ricominciare a colorarsi da capo.

Rancore non si posiziona nel solito rap game italiano: non è il rapper degli eccessi e della saturazione digitale descritta in Basta!, gridato come liberazione, non è il rapper da Nuovo Single pompato nelle classifiche, non è l'Eminem italiano — al massimo la sua negazione. È più come uno Stuntman: conosce la tecnica, sa eseguire le performance più ostiche, ma il suo nome non è quasi mai in prima linea. Eppure il suo rap è da prima linea.

E il disco lo dimostra senza sosta. Rancore rappa in maniera serrata, iper-tecnica, con un flow scorrevole dall'inizio alla fine, con metriche e incastri da liricismo colto che nei rapper "commerciali" non trovi. In Neminem — costruita su un beat che cita spudoratamente The Real Slim Shady — scrive "Non so chi è il ministro della cultura / Non so se era minestra quella nella puntura / Cambia nome all'Illuminismo, fai la voltura": tre righe che smontano il vuoto culturale del presente con l'ironia affilata di chi quel presente lo conosce bene. In L'Italia è l'unico paese che, una barra come "Bestemmiare è una cosa che ha poco tatto / Ma traspare la voglia di un tuo contatto che sta traballando" ribalta la lettura comune: la bestemmia non come gesto di forza o provocazione, ma come segnale di insicurezza, la maschera di chi cerca un contatto che non riesce a chiedere diversamente.

Musicalmente il disco è vario ma sempre coerente: si passa da sonorità elettroniche ed elettro-pop a momenti che sfociano nella trap e nella drill, con produzioni che non si limitano ad accompagnare le parole ma le sostengono davvero.

Rimarrà una delle uscite rap più interessanti dell'anno.

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aggressivo trionfante riflessivo

Miglior traccia: L’Italia è l’unico paese che

78
Tier 4° · Rank 204°
Cover di Anime Storte

Anime Storte (2026)

Santamarea

Pop Indie Pop Alternative

Anime Storte è il disco d'esordio dei Santamarea, band palermitana formata da tre fratelli di sangue — Stella, Francesco e Michele Gelardi — e Noemi Orlando, sorella d'elezione. Un esordio molto interessante, che arriva dopo una serie di singoli che avevano già fatto capire che c'era qualcosa di solido dietro.

La centralità del disco è la voce di Stella: leggera, angelica, con sfumature che in certi momenti ricordano Carmen Consoli — riferimento che la band stessa riconosce, e non è un caso che entrambe vengano dalla Sicilia. Quella voce è accompagnata da una produzione che sa essere pop, melodica e immediata, ma stratificata: synth, cori che si fondono con la strumentale, elementi che aggiungono profondità.

Il titolo viene dalla parola siciliana tortu — "non dritto". Ed è il filo che attraversa tutto il disco: la scrittura affronta il tema di essere un'anima storta, di chi sceglie o si trova a percorrere strade non lineari, non convenzionali. Lo fa in maniera evocativa, carica di immagini piuttosto che di spiegazioni dirette — al punto che a volte diventa quasi indecifrabile, e non è necessariamente un difetto.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Capodanno, con quella discrepanza interessante tra il testo malinconico e l'arrangiamento electropop, e Piacere catastrofico, dove le tastiere costruiscono qualcosa di particolarmente riuscito.

Per un esordio, è un disco che pone aspettative molto alte su quello che questa band potrà fare.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Capodanno

71
Tier 5° · Rank 246°
Cover di Vangelo

Vangelo (2026)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap

Vangelo è un disco divisivo, e lo si capisce già dalla premessa. Mesi di post su Instagram con versetti dei Vangeli, una promozione che lasciava presagire un concept album vero e proprio. La verità è che quel concept rimane a galla, in superficie — e se questo disco doveva rappresentare una redenzione per Shiva dopo tribunali e carcere, il risultato è solo parzialmente riuscito. Forse non è ancora pronto, forse il personaggio fa troppo comodo. I riferimenti religiosi sembrano spesso più un espediente per chiudere una rima che una riflessione genuina.

Paradossalmente, funzionano meglio sul piano musicale: i cori che danno un tocco gospel al suono, o i contrasti più espliciti — la voce che intona l'Ave Maria in Peccati sopra una base trap crea qualcosa di realmente interessante. Meno riuscita Obsessed, che campiona Promiscuous di Nelly Furtado in modo fin troppo fedele all'originale — un campione che poteva risparmiarsi.

Il punto più alto arriva esattamente al centro, con Dio esiste: sette minuti in un lungo flusso di coscienza, senza ritornello, senza beat switch che avrebbe rovinato tutto. Shiva oscilla tra il credere che Dio esiste e lui ne è la prova, o che non esiste — "forse son la prova che Dio, no, non esiste" — per quello che ha visto e vissuto. Lo fa con un liricismo che non aveva mai raggiunto prima. Coscienza, che chiude il disco, ha la stessa intensità: traspare un vissuto pesante, reale.

Il problema è che tra questi momenti, Shiva si smentisce e si contraddisce di continuo. Sa che i fan cercano altro, e glielo dà — salvo poi tornare su toni più consapevoli, come se stesse combattendo con sé stesso su cosa vuole essere questo disco. I brani che lo riportano sui binari battuti — Polvere rosa, Peccati, Take 6, Spie — funzionano e funzioneranno commercialmente, per le produzioni e il flow. Sono la sua zona di comfort. Ma in un progetto che partiva con queste premesse, annacquano tutto e ne riducono la forza.

Peccato, perché i momenti riusciti dimostrano che Shiva sa essere molto più di come si vende.

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riflessivo euforico trionfante

Miglior traccia: Dio Esiste

Hits: Dio Esiste, Coscienza

63
Tier 6° · Rank 287°
Cover di Ma’

Ma’ (2026)

Blanco

Pop

Ma' è il terzo disco di Blanco, uno dei cantanti pop mainstream più interessanti degli ultimi anni — uno di quelli capaci, nel corso della carriera, di mettere insieme pop e sonorità urban in modo convincente, come aveva già dimostrato con le soluzioni melodiche riuscite nel suo primo disco Blu Celeste. Dopo tre anni di assenza arriva un disco molto personale, anzi personalissimo: nasce da una lite vera con la madre, un processo di riconciliazione che Blanco ha vissuto prima ancora di metterci le parole sopra — tanto che il giorno dell'uscita ha percorso 43 chilometri a piedi per consegnarle il disco di persona.

Questo sfondo si sente nei testi, ed è il punto più riuscito del disco. Sono sensibile stasera / Che non ho voglia di parlare / Ma se tornassi indietro / Darei l'anima / Per poterti abbracciare — c'è una sincerità diretta, emotiva, che non cerca effetti. I testi funzionano.

Il problema è che quella sincerità non trova riscontro nella produzione. Il disco si muove in un limbo tra pop e rock senza prendere mai una direzione precisa, e il suono che ne risulta è spesso anonimo, a tratti palesemente finto — le chitarre troppo patinate ne sono l'esempio più evidente. Il brano con Gianluca Grignani è l'emblema di questo scivolamento: quel soft rock italiano sa di poco, e stride con la tensione emotiva che i testi cercano di costruire. Anche la voce di Blanco viene a volte filtrata in modo che non convince — in Los Angeles in particolare, verso il finale, lo stile si avvicina a certi territori di ThaSup, e non è una direzione che gli appartiene.

Ci sono momenti riusciti: i singoli Piangere a 90, Maledetta Rabbia, e soprattutto Fuochi per aria (la fortuna), dove la strumentale grezza e l'approccio acustico sembrano finalmente in linea con quello che Blanco vuole dire. Ma sono isole in un disco che non riesce a tenere fede alle premesse.

Da un artista di questo livello, e con un progetto così personale alle spalle, ci si aspettava di più.

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malinconico

Miglior traccia: Piangere a 90

46
Tier 8° · Rank 323°
Cover di MORENDO AD OCCHI APERTI
10°

MORENDO AD OCCHI APERTI (2026)

Promessa

Hip-Hop/Rap Trap

In una scena rap spesso annebbiata dall'esaltazione gratuita della violenza e dall'ego-trip gonfiato per sembrare più gangsta di quanto si è, questo primo disco ufficiale di Promessa — rapper milanese classe 2003 — è una deviazione decisamente più interessante.

MORENDO AD OCCHI APERTI è un disco in cui il rapper riesce a sintetizzare con equilibrio il rap più giocoso e da banger — ma con una tecnica in fatto di rime, metriche e flow superiore alla media — con una introspezione genuina e racconti di vita del quartiere da cui emerge un legame sincero e radicato. Chi è di Milano Nord e di Zona Bicocca riesce letteralmente a vedere le immagini che racconta. La scrittura è uno dei punti di forza: per i giochi di parole — Ho la faccia d'angelo ma non sono felice / le buone maniere le lascio a chi ama far finta — ma anche per le immagini che porta — Fumo un'altra siga / Dicono che accorci la vita / In zona mia sembra vogliano morire tutti. Il tutto accompagnato da produzioni che, pur muovendosi nei suoni del genere, risaltano e sostengono bene la sua voce, graffiante, con un misto di incazzatura e rassegnazione.

Il disco si completa di alcune reference — forse volute, forse no — come in PAROLA PAROLA, che richiama sia per suono che per spirito di rivalsa BRNBQ di Sfera Ebbasta, o MEZZO BIANCO, dove la ripetizione ossessiva nelle chiusure delle strofe echeggia la celebre strofa di Caneda in Il Ragazzo d'oro con Guè.

MORENDO AD OCCHI APERTI è uno dei dischi della nuova scena rap italiana più riusciti degli ultimi anni e conferma le capacità del rapper di Bicocca: promessa di nome e di fatto.

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malinconico euforico

Miglior traccia: LA VITA CHE VIVO

Hits: LA VITA CHE VIVO, GRANDE SALTO, IN MEZZO ALLA POLVERE

88
Tier 3° · Rank 146°
Cover di PIU’ CHE SOLIDO
11°

PIU’ CHE SOLIDO (2026)

Heartman

Hip-Hop/Rap Trap

PIU’ CHE SOLIDO è il primo disco ufficiale di Heartman, artista classe '98 di origini bresciane. Il primo singolo con cui si era fatto notare nel 2023, Esperienze Nuove, aveva acceso un certo interesse ed era diventato virale, anche grazie a una scrittura molto immediata.

Questo disco prende però sonorità abbastanza diverse: molto più trap, con produzioni dall'impronta americana — simili a quelle sentite anche in progetti molto recenti come quello di Baby Keem — che sembrano però stonare un po' con la vocalità molto melodica di Heartman.

C'è qualche traccia più riuscita delle altre, come KILIMANGIARO o BADDIE, ma nel complesso è un disco abbastanza monotono, poco ispirato — alcune melodie sembrano richiamare Lazza — e ripetitivo.

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rilassato trionfante

Miglior traccia: KILIMANJARO

46
Tier 8° · Rank 324°
Cover di Agonia
12°

Agonia (2026)

chiello

Rock Alternative Rock Indie Rock Grunge

Dopo appena un anno dall'ultimo lavoro, Scarabocchi, chiello torna con un nuovo progetto, fresco anche della partecipazione alla 75ª edizione del Festival di Sanremo con Ti penso sempre — forse il brano meno sanremese dell'edizione, viste le sonorità decisamente alternative rock. Se con Scarabocchi l'ex trapper ci portava in una dimensione in cui emergeva il suo lato più fanciullesco, questo disco ha un'atmosfera e una concezione molto diverse.

Già il titolo e la copertina facevano presagire la volontà di comunicare qualcosa d'altro: una semplice casa in un contesto che evoca desolazione, freddezza, assenza di calore. Ed è come se, nel disco, entrassimo in quella casa — che probabilmente rappresenta chiello stesso — e ci trovassimo a fare i conti con i suoi pensieri, i suoi turbamenti, la volontà di liberarsi — come nell'urlo finale di Vulcano — e le sue fragilità più estreme: spero almeno di perdonare / me stesso per tutto il male che mi sono fatto.

Il disco è cantato con estrema malinconia, a tratti rassegnazione, ed è sorretto da una produzione profondamente alternative rock, spesso volutamente lo-fi, per restituire quella sfumatura di grezzo e di consumato. Dietro gli arrangiamenti c'è sempre la mano di Tommaso Ottomano. È un disco in cui la voce di chiello si amalgama perfettamente al suono, e gli strumenti respirano — Polynesian Village ne è un esempio lampante — lasciandosi lo spazio necessario per costruire un'atmosfera riflessiva, intima e malinconica.

Non c'è una scrittura colta o estremamente rifinita: è un disco che suona tremendamente sincero, quasi cantato per se stesso — Non so perché voglio di più / di ciò che merito, lo so. Non mancano poi soluzioni melodiche interessanti, come in Desaturarsi, forse il pezzo più pop del disco, o in Scarlatta, un brano che suona come una canzone d'altri tempi.

In conclusione, con questo disco chiello ha fatto un passo in avanti deciso.

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malinconico

Miglior traccia: Scarlatta

Hits: Scarlatta, Desaturarsi, Ti penso sempre

89
Tier 2° · Rank 133°
Cover di CALCINACCI
13°

CALCINACCI (2026)

Fulminacci

Pop Indie Pop

Calcinacci è il quarto disco in studio di Fulminacci, uscito sulla scia della sua partecipazione alla 75° edizione del Festival di Sanremo con il brano Stupida Sfortuna, che gli è valso un ottimo settimo posto e il premio della critica "Mia Martini".

Un buon disco pop che arriva senza troppe pretese ma fa il suo dovere: regala ritornelli efficaci e strofe che non si prendono troppo sul serio — raccontando, ad esempio, amori leggeri e passeggeri come in Niente di particolare: Sara non disperarti mai / Perché / tra noi / Non c'è / niente di particolare.

Melodicamente, Fulminacci confeziona un lavoro che si fa ascoltare con piacere e scorre liscio dall'inizio alla fine — alla produzione troviamo Golden Years per quasi tutte le tracce — percorrendo l'ormai consolidata strada dell'indie pop italiano, ma con qualche apertura verso il pop di tradizione più romana, come in Meno di zero.

Forse si poteva osare qualcosa di più sul fronte delle produzioni, e non mancano quegli scivoloni nella scrittura che affliggono certo indie pop italiano — mi hai lasciato come il pane senza Nutella — ma sono dettagli che, tutto sommato, si perdonano volentieri.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: Casomai

Hits: Stupida sfortuna, Casomai

69
Tier 5° · Rank 260°
Cover di VT3SOR
14°

VT3SOR (2026)

Vaz Tè

Hip-Hop/Rap

VT3SOR è il terzo disco di Vaz Tè, uno dei membri della scena ligure forse rimasto più in ombra rispetto ai più noti Tedua e Izi.

Non è un disco che insegue la hit radiofonica né che si piega troppo ai trend del momento. C'è molta varietà nelle produzioni — dall'old school del brano con Tormento al beat sincopato di Il Vero Slim — ma le tracce che rendono meglio sono quelle più "Liguria" style, come Palese con Bresh, Youtube Youporn o Drilliguria dalla costa, quest'ultima insieme a Sayf che lascia una delle strofe migliori del disco per flow e delivery. Vaz Tè è sempre sul pezzo, con belle metriche e un flow piuttosto serrato.

I limiti che frenano un po' il progetto sono due: alcuni brani suonano più come esercizi di stile che come pezzi con qualcosa da dire, e le produzioni avrebbero potuto osare qualcosa in più. A volte emergono elementi interessanti — come un accenno di flauti in Trendsetter — ma sembrano poco sviluppati e abbandonati troppo presto.

Nel complesso è un disco per chi già ascolta rap e può apprezzare il flow di Vaz Tè, ma non è un progetto che prova a spingersi oltre.

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euforico trionfante

Miglior traccia: Drilliguria dalla costa (feat. Sayf & Nader Shah)

66
Tier 6° · Rank 278°
Cover di GRANDI SUCCESSI
15°

GRANDI SUCCESSI (2026)

Mazzariello

Pop Indie Pop

GRANDI SUCCESSI è il terzo EP del giovane cantautore napoletano Mazzariello, pseudonimo di Antonio Mazzariello.

Un disco pop di impianto piuttosto canonico, con un paio di tracce dai ritornelli immediati e cantabili — che in certi passaggi richiamano le atmosfere di Achille Lauro — e una scrittura diretta, di chiara matrice indie.

La traccia più riuscita è senza dubbio MANIFESTAZIONE D'AMORE, con cui ha partecipato a Sanremo Giovani 2025, conquistandosi un posto tra i finalisti.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: MANIFESTAZIONE D’AMORE

55
Tier 7° · Rank 316°
Cover di la ragazza che suonava il piano
16°

la ragazza che suonava il piano (2026)

Prima stanza a destra

Pop Dream Pop Elettropop

Un artista elusivo, di cui si sa pochissimo: giovanissimo, appena 22 anni, origini napoletane. Con La Ragazza Che Suonava il Piano — più un EP che un disco vero e proprio, data la lunghezza ridotta — Prima Stanza a Destra trascina dentro un mondo sonoro davvero particolare. Minimal nella sostanza, con produzioni scarne ma ricche di riferimenti, che si muovono tra elettronica, sonorità urban e acustica, con il pianoforte quasi onnipresente a fare da filo conduttore.

La voce, in falsetto continuo, si muove in un territorio ambiguo tra maschile e femminile — ricorda a tratti ThaSup, ma ripulita dagli eccessi di filtro — e contribuisce ad alimentare l'aura di mistero che circonda l'artista.

Sul piano dei testi, il disco esplora insicurezze, fragilità e relazioni con una scrittura volutamente semplice ma emotivamente efficace. Temi che sulla carta potrebbero sembrare territorio adolescenziale, ma che l’artista riesce a trattare con una sincerità tali da poter toccare chiunque, indipendentemente dall'età: “non so chi mi salverà dalle inquietudini che ho, non so chi mi salverà dalla paura.”

Un EP breve ma riuscitissimo, che lascia molta curiosità su quello che Prima Stanza a Destra potrà fare dopo.

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sognante

Miglior traccia: accanto a me

Hits: ho paura del futuro, 2 am, accanto a me

88
Tier 3° · Rank 147°
Cover di Lunedì
17°

Lunedì (2026)

Tutti Fenomeni

Pop Indie Pop

Lunedì è il terzo disco di Tutti Fenomeni — all'anagrafe Giorgio Guarascio — cantautore romano classe 1996. Rispetto a lavori precedenti come il primo Merce Tenebre, è un disco più pop nelle sonorità, merito anche di una produzione affidata a Giorgio Poi — eccelsa, ovviamente. La scrittura, però, non perde un grammo della sua densità.

Giorgio sembra rivolgersi all'uomo comune, quello incastrato nella routine — lavoro, relazioni ripetitive, un lunedì che ne precede inevitabilmente un altro. E lo fa con un linguaggio che abita uno spazio preciso, a metà tra il retorico e il metaforico, a volte volutamente spiccio — “non ho paura dell'amore, ho paura dell'inflazione” — a volte sorprendentemente lirico — “il mio pensiero va, veloce come un elettrone in cerca di stabilità”. Un equilibrio non scontato, che funziona.
A tratti si avverte l'eco del Battiato di Arca di Noè e La Voce del Padrone — non solo nei testi, ma anche musicalmente, come nel brano Love Is Not Enough, che di quell'eredità porta qualcosa di riconoscibile senza mai scadere nell'imitazione.

Nel complesso, Lunedì è un gran bel disco, capace di catturare l'attenzione e di non mollare la presa.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Morire vista mare

Hits: Morire vista mare, Mao, Love is Not Enough

85
Tier 3° · Rank 161°
Cover di Fondazione Strada
18°

Fondazione Strada (2026)

Vacca & Inoki

Hip-Hop/Rap

Dopo il dissing ed essersi evitati per anni, Vacca e Inoki fanno pace e tornano con un joint album. Poteva “puzzare” di operazione commerciale e invece hanno realizzato un disco genuino, che sembra sentito e non costruito a tavolino. Ci sono anche delle idee abbastanza originali, come il pezzo sulla storia di Vacca cantato da Inoki e viceversa quello su Inoki cantato da Vacca. I punti di forza del disco sono sicuramente i testi, tutto sommato validi, che raccontano la loro storia nel contesto del rap. Ci sono però anche evidenti punti di debolezza che non fanno totalmente apprezzare il disco, a partire dalle produzioni che non osano e i flow un pò ripetitivi.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: Buste di Figu

66
Tier 6° · Rank 281°
Cover di SHAYTAN
19°

SHAYTAN (2026)

Melons & Sick Lucke

Hip-Hop/Rap Trap

“Shaytan” è un mixtape trap nato dalla collaborazione del rapper Melons con Sick Luke. Il marchio di fabbrica di Sick Luke è ben riconoscibile ma qui non troviamo proprio le sue migliori produzioni. Il timbro graffiato di Melons è interessante - può ricordare Disme - ma flow e scrittura ancora molto acerbe. Un mixtape da un ascolto e via.

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aggressivo

Miglior traccia: MARTELLARE

50
Tier 7° · Rank 321°
Cover di CLAN DESTINO
20°

CLAN DESTINO (2026)

J. Lord

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

Ne più ne meno di moltissimi altri dischi trap/gangsta rap che si sentono attualmente. Un peccato perché a fare rap in napoletano è fortissimo e ha una voce molto distinguibile. Ma la scelta del suono è veramente troppo banale, trita e ritrita.

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aggressivo

Miglior traccia: CRIMINALE

43
Tier 8° · Rank 327°
Cover di CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO
21°

CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO (2026)

Mara Sattei

Pop Alternative Rap

Ai tempi delle famose Registrazioni , Mara Sattei era una novità vera nel panorama pop/rap italiano: aveva un flow riconoscibile, un modo di stare sul beat e di alternare rap e canto che la distingueva nettamente dalla scena rap femminile di quel periodo. Funzionava tutto, e funzionava alla grande. Anche – e forse soprattutto – grazie alle produzioni del fratello Thasup, che non solo costruiva un suono fresco e personale, ma la influenzava positivamente anche nel modo di incastrare le parole.

Con Universo, il suo primo disco ufficiale, quello status lo aveva mantenuto solo a metà. In diverse tracce aveva già abbandonato quell’approccio più ibrido, più “suo”. Però c’erano ancora elementi delle Registrazioni che facevano innamorare: certe soluzioni melodiche che ricreava con la sua voce, certe metriche e flow. In questo nuovo disco, invece, quegli elementi sono praticamente spariti - l’unico brano in cui vive ancora quello spirito è niagara. Il suono si è appiattito, si è omologato ad un pop più immediato. Anche se dietro alle produzioni c’è ancora Thasup, il risultato finale suona molto più standardizzato, molto più vicino al mainstream italiano.

Anche se lato testi può aver fatto un passo in avanti, con una scrittura più diretta, comprensibile e personale - vedi il pezzo sulla madre - Mara ormai sembra una delle tante cantanti pop, e questo è il problema più grande: ha perso quella specificità che la rendeva diversa. Il talento c’è, e si sente. Ma oggi sembra incanalato in una direzione molto più sicura, molto meno rischiosa — e decisamente meno interessante.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: niagara

47
Tier 8° · Rank 322°
Cover di Quando meno me lo aspetto
22°

Quando meno me lo aspetto (2026)

Tiromancino

Pop

“Quando meno me lo aspetto” è il quattordicesimo disco dei Tiromancino. E’ un disco molto personale, che parla di momenti anche molto pesanti e tristi, vissuti, suppongo, in prima persona da Federico Zampaglione. Non è un disco pop “allegro”, è un disco molto emotivo, relativamente lento, con produzioni soft e una scrittura giustamente matura. Il difetto principale sono delle strumentali molto scarne, che non esaltano la voce di Federico e rendendo l’ascolto abbastanza “standard” per un disco pop.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Il cielo

56
Tier 7° · Rank 313°
Cover di Anche Gli Eroi Muoiono
23°

Anche Gli Eroi Muoiono (2026)

Kid Yugi

Hip-Hop/Rap Horrorcore

“Anche gli Eroi Muoiono” è il terzo disco in studio del rapper pugliese Kid Yugi. Il suo album precedente, i “Nomi del Diavolo”, è stato il disco che ha accesso definitivamente la curiosità su Kid Yugi, che si è imposto come uno dei pochi della nuova scena rap giovanile con grandi capacità di scrittura, in un panorama dominato dalla drill e dalla trap. Purtroppo in questo nuovo disco c’è poca evoluzione, sia sul piano della composizione musicale sia su quello lirico. Fa il suo, lo fa abbastanza bene, ma non spicca. Ripropone sostanzialmente quanto aveva già fatto con il disco precedente.
Il concept dovrebbe essere quello di raccontare disilusioni e fragilità che colpiscono anche gli “eroi” o comunque le persone di successo, quindi con evidenti autocitazioni. Il tema del successo è un tema enormemente abusato nel rap. Kid Yugi ha sicuramente dalla sua parte una grande capacità di scrittura, con numerose citazioni sia letterarie che alla cultura popolare, ma spesso sembrano più fine a se stesse che al servizio della narrazione vera e propria. Anche nelle produzioni non ci sono elementi di vera originalità e non emerge un sound “Kid Yugi”: le strumentali potrebbero essere tranquillamente utilizzate da qualsiasi altro rapper della scena attuale. Rimane quindi un disco sufficiente ma non aggiunge molto valore alla sua discografia.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Gilgamesh

60
Tier 6° · Rank 296°
Cover di Il sangue è pronto
24°

Il sangue è pronto (2026)

Neoprimitivi

Rock Kraut Rock Alternative Rock Ambient

I Neoprimitivi tornano subito con un secondo disco, dopo il loro esordio Orgia Mistero, pubblicato lo scorso anno. Imperterriti, continuano ad andare contro le logiche del mercato attuali, non solo per la scelta del genere ma anche per la modalità di “confezionamento del disco”: un’unica traccia lunga ben 38 minuti.

Il disco riprende il precedente e sembra farne quasi da sequel. Il suono è “mistico” e la sensazione è quella di partecipare ad un rito, al compimento di qualche atto divino. Il kraut-rock da spazio anche a fasi quasi ambient e contemplativi, per poi sfociare in momenti persino post-punk. In alcuni punti, quelli più “raccontati”, potrebbero quasi ricordare i primi CCCP.

Nonostante le ottime intenzioni, musicalmente, non è un disco che lascia troppo il segno. Potrebbe sembrare più una esperienza “one-shot” che un disco da ascolti ripetuti, sebbene qualche ascolto in più serva comunque per comprenderne meglio la struttura.

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sognante spirituale misterioso

Miglior traccia: Il sangue è pronto

70
Tier 5° · Rank 257°
Cover di TUTTO E’ POSSIBILE
25°

TUTTO E’ POSSIBILE (2026)

Geolier

Hip-Hop/Rap

Come affermato anche in alcune interviste, con questo disco Geolier aveva l’intenzione di portare un progetto più strutturato, che non suonasse come una playlist di pezzi. Tuttavia, il risultato finale non sembra così diverso. Come sonorità, non si è spostato troppo da quelle dei progetti precedenti - basi club, trap, qualche brano più pop o più old-school. Come liriche e flow rimaniamo nella confort zone, a parte qualche sperimentazione - vedi “Facil Facil” dove rappa “sussurrando” praticamente dall’inizio alla fine. Molto bello l’omaggio reso a Pino Daniele, che apre letteralmente il disco. Il disco riconferma Geolier come uno dei rapper più forti della scena in termini di tecnica e di stile ma non aggiunge altro.

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Miglior traccia: FACIL FACIL

56
Tier 7° · Rank 314°
Cover di FASTLIFE 5: Audio Luxury
26°

FASTLIFE 5: Audio Luxury (2026)

Guè

Hip-Hop/Rap

Possiamo dire tranquillamente che il quinto capitolo della saga dei Fast Life è uno dei migliori dischi di Gue. Il tocco di classe arriva dalla collaborazione con uno dei migliori producer della scena hip-hop mondiale, Cookin Soul. Il risultato è un progetto dalle strumentali ricche e dettagliate, “lussuose” come vuole il titolo.

E’ un mixtape che suona veramente hip-hop e Gue rappa a regola d’arte dall’inizio alla fine, regalandoci sempre le sue perle e le sue punchline di una “ignoranza raffinata” che solo lui e pochi colleghi riescono a raggiungere. Non troviamo testi impegnati ma non è chiaramente lo scopo del disco. L’obiettivo è trasmettere il lusso, la “vita veloce” che da il titolo alla saga.

Un elemento distintivo del disco sono le innumerevoli citazioni al Giappone, che non si fermano alla superficie - nessuna barra scontata sul sushi di medusa o sulla tataki di tonno - ma confermano che quella per il paese del Sol Levante è una vera passione e ammirazione. Inoltre, è un disco che ospita dei featuring di eccezione. Oltre alla figlia Celine, che con Loquito ci regala una vera hit, non si può non citare Freddie Gibbs, con cui è riuscito a realizzare un brano dal sapore veramente americano.

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trionfante giocoso rilassato

Miglior traccia: Intro

Hits: Intro, Think About It

89
Tier 2° · Rank 134°
Cover di Ferrum Sidereum
27°

Ferrum Sidereum (2026)

Zu

Rock Progressive Rock Progressive Metal Electronic

Disco puramente strumentale, con lunghe suite che mescolano rock, progressive metal, musica elettronica. Un bel mischione che a volte cattura l’attenzione - sopratutto nelle parti più “metalliche”, che richiamano il tema generale dell’album - a volte però annoia. L’album comunque è eccessivamente lungo, oltre l’ora senza particolari cambi, interludi o qualcosa che tenga alta l’attenzione durante l’ascolto. Forse tanto concetto ma scarsa realizzazione?

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Miglior traccia: Fuoco Saturnio

69
Tier 6° · Rank 262°
Cover di Trauma
28°

Trauma (2026)

Tony Boy

Hip-Hop/Rap Trap

Tony Boy rimane super prolifico e anche ad inizio 2026 pubblica un nuovo album. Meglio rispetto ad “Uforia”, sia per le produzioni di Waraiki - magari sperimentano meno rispetto a quelle di Sadturs&KIID ma risultano più “dritte” e comprensibili - sia per le performance vocali. In questo disco, ci sono meno effetti sulla voce, meno sbiascichi o lagne. E’ un disco dalle sonorità più cupe ed emotive. Non emerge particolarmente tra le uscite dell’anno ma si merita una sufficienza.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Ansia 162

60
Tier 6° · Rank 298°
Cover di Quaglia sovversiva
29°

Quaglia sovversiva (2025)

Marco Castello

Pop Indie Pop Folk

Quaglia Sovversiva è il terzo disco ufficiale del cantautore Marco Castello. Gli va riconosciuta una scrittura davvero interessante e personale, con una notevole capacità di costruire storie tutt'altro che banali e un uso sapiente del dialetto siciliano — la rappresentazione quasi vignettistica dell'incontro dal benzinaio in Pompe acquista un sapore tutto diverso proprio grazie al dialetto — mai ostentato o forzato.

Anche gli arrangiamenti strumentali sono molto curati, con un approccio che strizza l'occhio al jazz e al folk.

Peccato che non tutte le tracce riescano a mantenere viva l'attenzione, altrimenti sarebbe potuto essere un disco ancora più compiuto.

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Miglior traccia: Pompe

Hits: Pompe

81
Tier 4° · Rank 189°
Cover di ERA L’INIZIO
30°

ERA L’INIZIO (2025)

Emma (Alessandro)

Pop Indie Pop Indietronica

“Emma” è il nome d’arte di Alessandro Muscogiuri, cantautore nato in Germania ma di origini pugliesi. È un artista molto particolare: questo disco, come altri suoi lavori, è stato prodotto interamente nella sua cameretta, senza il supporto di uno studio.

Il risultato è un progetto estremamente intimo, che ruota attorno alle sue fragilità emotive e psicologiche. Musicalmente è interessante, ma spesso difficile da decifrare: l’elettronica è spinta e onnipresente, ma anche destrutturata e poco lineare. A tratti lascia spazio a momenti più “pop” in senso classico, pur mantenendo sempre un tappeto sonoro fortemente legato all’elettronica.

Può risultare — per alcuni, me compreso — un disco dal basso replay value, ma resta comunque un ascolto che incuriosisce per l’approccio.

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misterioso riflessivo

Miglior traccia: !!!Non Sto Meglio!!!!!!

71
Tier 5° · Rank 242°
Cover di Elsewhere
31°

Elsewhere (2025)

Gemitaiz

Hip-Hop/Rap

Elsewhere è il quinto disco in studio di Gemitaiz. Rispetto ad altri suoi lavori, qui ha fatto un lavoro più completo sugli arrangiamenti, che deviano leggermente dallo standard del genere nel panorama italiano attuale.

Le produzioni sono infatti più ricche e stratificate del solito. Quelle firmate da Mace lo riconfermano come uno dei producer più forti del momento — il flauto dalle ispirazioni indiane in Flowman è un tocco di classe.

A livello lirico non si registra una grossa evoluzione, ma va bene così: Gem è sempre riuscito a essere allo stesso tempo tecnico, espressivo e intimo — a modo suo — fin dai primi lavori, e qui si riconferma.

Nel complesso, un progetto costruito con cura, con diverse tracce che si apprezzano e crescono con gli ascolti.

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Miglior traccia: Flowman

Hits: Flowman

82
Tier 4° · Rank 186°
Cover di GLORIA
32°

GLORIA (2025)

Paky

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

Paky arriva da un esordio fortissimo, Salvatore, dove aveva trovato l'equilibrio giusto tra pezzi banger — puro gangsta rap senza fronzoli — e momenti più introspettivi. Con questo nuovo disco ha cercato di replicare quella formula senza una grossa evoluzione, il che non è necessariamente un male.

La prima parte dell'album lo dimostra: tanti banger perfettamente nel suo stile, pezzi che gasano se il genere ti appartiene. Nella seconda parte decide invece di accompagnarsi a nomi della scena pop femminile che difficilmente si accosterebbero a lui, con risultati alterni. Il feat più inaspettato — con Alessandra Amoroso — si rivela però uno dei più riusciti: la sua voce melodica sul ritornello contrasta benissimo con una strumentale cupa, mentre Paky rimane fedele a se stesso nelle strofe senza snaturarsi.

Un plauso anche alla strofa di Yugi, sopraffina per flow e precisione metrica.
Nel complesso, un disco che si avvicina per livello a Salvatore, ma a cui manca l'effetto sorpresa dell'esordio — e quell'assenza si sente.

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angosciante riflessivo aggressivo

Miglior traccia: Dio Non C’è (feat. Alessandra Amoroso)

Hits: Dio Non C’è, Cattivo Esempio

67
Tier 6° · Rank 275°
Cover di Musica Triste
33°

Musica Triste (2025)

Emis Killa

Hip-Hop/Rap

Musica Triste, sesto disco in studio di Emis Killa, è un lavoro su cui si potevano nutrire aspettative molto basse, viste le ultime uscite dell'artista. È invece un disco tutto sommato riuscito.

C'è una certa varietà nelle produzioni, da pezzi più banger trap a pezzi più old-school o con un'anima più pop. Ma quello che colpisce maggiormente è il lavoro sui ritornelli: l'approccio è decisamente più hip-hop, e Emis sembra aver abbandonato il vizietto di scimmiottare le linee melodiche dei colleghi più giovani — Lazza su tutti.

Molti brani nascono chiaramente da riflessioni personali più sentite, come la title track, che è una sincera autoanalisi e disamina del proprio percorso artistico. Molto apprezzato anche il remake di Phrate dei Club Dogo — un omaggio che non suona né nostalgico né forzato.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Musica Triste

Hits: Musica Triste

68
Tier 6° · Rank 266°
Cover di FUNNY GAMES
34°

FUNNY GAMES (2025)

Noyz Narcos

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap

Settimo disco in studio per il rapper romano, Funny Games partiva già con aspettative abbastanza alte: sia per il font del titolo che riprende il logo dei Death, sia per la copertina palesemente ispirata a Non Dormire, il suo disco d'esordio e uno dei lavori più importanti del rap italiano. La speranza era quindi quella di sentire di nuovo un progetto veramente horrorcore, o magari qualche campionamento di brani storici del death metal. Invece non troviamo nulla di tutto ciò.

C'è sicuramente un lavoro certosino sulle produzioni da parte di Sine, che cerca in qualche modo di ricreare atmosfere cupe, dark e horror, ma sempre con un filtro trap spesso molto evidente. Noyz dimostra comunque di essere un fuoriclasse, portando in campo le sue doti migliori: citazionismo estremo — Narcos Noyz rap / Slayer, the top / player / Esco sempre ad Halloween come Michael Myers — slang e tutta la romanità che lo contraddistingue.

Il problema del disco è che fatica a lasciarti qualcosa oltre a qualche traccia banger: pochi argomenti, o comunque spesso sepolti sotto troppe citazioni.

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aggressivo

Miglior traccia: Funny Games

71
Tier 5° · Rank 243°
Cover di Speriamo
35°

Speriamo (2025)

Venerus

Pop Contemporary R&B Indie Pop

Speriamo è il terzo album in studio di Venerus. Nel suo percorso artistico Venerus è riuscito più volte a sorprendere, distinguendosi come una voce “pop” fuori dagli schemi del panorama italiano, anche grazie alla capacità di recuperare elementi della canzone d’autore e rileggerli in chiave urban moderna — Sei Acqua, nel progetto precedente, ne era forse la sintesi perfetta.

In questo disco si percepisce invece una deriva più vicina al pop tradizionale, con una certa semplificazione anche nei beat. Liricamente però resta il Venerus di sempre: grande sensibilità, una dolcezza quasi “femminile”, ma mai forzata o costruita.

Nel complesso è un album piacevole, che in alcuni momenti riesce davvero a colpire. La chiave, ad esempio, ha una melodia nel ritornello molto riuscita, mentre Felini con Marco Castello — una sorta di “canzonetta” accompagnata da una chitarra acustica — dà proprio la sensazione di essere seduti attorno a un falò sulla spiaggia insieme a loro. Un minimalismo che però riesce a trasmettere tutta l’emotività necessaria.

Se non fosse per qualche passaggio un po’ più debole sul piano musicale, avrebbe potuto essere un altro piccolo capolavoro.

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sensuale rilassato riflessivo

Miglior traccia: La chiave

Hits: La chiave, Felini

72
Tier 5° · Rank 232°
Cover di Latte in Polvere
36°

Latte in Polvere (2025)

Papa V & Night Skinny

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Coca Rap Trap

Latte in Polvere è il disco giusto se si vuole rap volgarissimo, scorretto e coca-centrico — prendere o lasciare. Le basi trap sfondano i bassi e Night Skinny, rispetto ad uscite recenti, riesce nell'obiettivo di cucire attorno a Papa V il suono giusto: trap più diretta ma anche più stratificata, che lascia spazio alla grana vocale di Papa V senza sovrastarlo.

Bisogna però essere preparati a un linguaggio gratuitamente scorretto, che non cerca di impressionare tecnicamente ma di costruire la barra più rozza possibile — e qui è meglio non citare esempi.

I featuring si allineano a Papa V, ad eccezione di quello con Bresh: in un progetto tutto coca e mignotte, portarsi un po' troppo sul serio stona leggermente.

Nel complesso, un progetto che fa esattamente quello che promette — e se lo cerchi, ti diverte.

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giocoso aggressivo

Miglior traccia: Tic Tic Tac

Hits: Tic Tic Tac, Mossa Strepitosa (feat. Kid Yugi), Pura Purissima (feat. Nerissima Serpe)

68
Tier 6° · Rank 264°
Cover di La mia stella aggressiva si nasconde nelle virgole e nei punti
37°

La mia stella aggressiva si nasconde nelle virgole e nei punti (2025)

irossa

Rock Art Rock Contemporary Jazz

Questo disco dal titolo improbabile è il secondo progetto degli irossa. È un lavoro che richiede più ascolti per essere apprezzato fino in fondo.

Si muove tra alternative rock e suggestioni jazz, con innesti post-punk che gli danno un’identità abbastanza precisa e personale. A tratti ricordano i britannici Maruja, soprattutto per l’uso espressivo del sassofono, sempre ben integrato nel tessuto sonoro.


Un gruppo decisamente interessante, da tenere d’occhio per le prossime uscite. Menzione particolare per le tue dita ferme: l’esplosione sonora finale è davvero qualcosa di notevole, musicalmente parlando.

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giocoso sognante

Miglior traccia: Le tue dita ferme

Hits: Le tue dita ferme

75
Tier 4° · Rank 220°
Cover di Orbit Orbit
38°

Orbit Orbit (2025)

Caparezza

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

Chi mi conosce sa che non sono un fan di Caparezza — eppure è impossibile ignorare la completezza e la maturità artistica dietro questo progetto.

Orbit Orbit è un concept album in cui l'artiste si racconta attraverso un espediente narrativo curioso: diventa il protagonista di un fumetto — pubblicato insieme al disco — che lo vede esplorare lo spazio e le sue stranezze. La connessione personale con il fumetto, che insieme alla musica gli ha salvato la vita, è fortissima, e affiora in una delle tracce migliori del disco, A Comic Book Saved My Life"vado dritto per la mia strada tra bulli e cazzoti, / sono un moccioso tra le merde, infatto sembro Arale / o una fusione di Mafalda con il puffo quattrocchi" — versi che restituiscono con ironia e tenerezza l'immagine del bambino diverso che trova un rifugio.

Il suono è compatto e ben curato, le tracce scorrono senza intoppi, alternando momenti più elettronici ad altri decisamente più emotivi e personali.

Nel complesso, un ottimo album rap che arricchisce davvero le uscite dell'anno.

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spirituale sognante

Miglior traccia: A comic book saved my life

Hits: A comic book saved my life

87
Tier 3° · Rank 151°
Cover di Hustle Mixtape Vol. 2
39°

Hustle Mixtape Vol. 2 (2025)

Capo Plaza

Hip-Hop/Rap Trap

Hustle Mixtape Vol. 2 è un disco di cui non sentivamo il bisogno. Capo Plaza confeziona qualche banger trap anche ben prodotto, ma il progetto non aggiunge nulla di nuovo a un genere che in Italia inizia a girare su se stesso. Anche sul piano tecnico — flow, metriche, approccio al microfono — non c'è nulla che sorprenda o che rimanga impresso.

Un lavoro che funziona forse in macchina a volume alto, ma che esaurisce la sua utilità lì. Completamente dimenticabile.

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Miglior traccia: Floyd Mayweather

34
Tier 8° · Rank 333°
Cover di La bella confusione
40°

La bella confusione (2025)

Charlie Charles

Pop Pop Rap

In un momento in cui il producer album è diventato uno standard nella scena rap italiana, quello di Charlie Charles era probabilmente il più atteso degli ultimi anni — stiamo parlando di uno dei protagonisti della rivoluzione trap a partire dal 2016, l'uomo dietro al suono che ha reso popolare Sfera Ebbasta. Molti si aspettavano un disco nelle sonorità di XDVR. Invece Charlie ha scelto di raccontare sé stesso, e La Bella Confusione è esattamente questo — anche se il risultato convince solo a metà.

L'approccio è marcatamente orchestrale: le produzioni sanno essere ampie quando serve — come in Attacco di Panico con Blanco — o minimali e acustiche, come in Superstite con Massimo Pericolo, traccia intima e magistralmente costruita attorno a un piano e a versi che restano in testa: Tutte le volte che ho invidiato le famiglie degli altri / con le lavastoviglie e le Barbie.

Il problema è che non ovunque Charlie riesce a portare gli ospiti sul suo piano, e la traccia con Sfera è l'esempio più emblematico: ritornello appiattito da un auto-tune troppo spinto, strofe non scritte da lui. Un featuring che sembra appartenere a un disco diverso.

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riflessivo euforico

Miglior traccia: Superstite

Hits: Superstite

62
Tier 6° · Rank 290°
Cover di Surtùm
41°

Surtùm (2025)

Massimo Silverio

Folk Art Rock

Massimo Silverio, musicista friulano classe 1992, prosegue con Surtum il suo percorso tra folk sperimentale e introspezione.

Cantato in lingua carnica, il disco costruisce paesaggi sonori sospesi tra natura e spiritualità, dove archi, elettronica e silenzi si fondono in un’atmosfera lenta, quasi rituale.

È un album che richiede attenzione: molto curato, coerente e con un’identità forte. Allo stesso tempo, però, non è il classico disco che viene spontaneo riascoltare spesso. Mancano veri picchi emotivi e il ritmo costantemente rarefatto lo rende più adatto come esperienza contemplativa che come ascolto “da replay”.

Nel complesso, un lavoro solido, che può colpire soprattutto chi apprezza il folk più atmosferico e meditativo.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Sorgjâl

Hits: Sorgjâl

75
Tier 4° · Rank 221°
Cover di Una lunghissima ombra
42°

Una lunghissima ombra (2025) ✰

Andrea Laszlo De Simone

Pop Progressive Pop Progressive Rock

Ogni volta che si ascolta un disco di Andrea Laszlo De Simone si ha la sensazione di salire su una macchina del tempo, con la data impostata nei lontani anni ‘70. E questo disco non fa eccezione. Se già “Uoma Donna” era un capolavoro, dove il cantautore era riuscito a mescolare sapientemente un certo progressive rock con sonorità più pop sofisticate, qui è riuscito ancora di più a superarsi, firmando il suo lavoro più maturo e ispirato.

È un disco di una profondità rara, curato in ogni dettaglio, sia lato scrittura che lato strumentali. La musica è ricca, stratificata, melodica. Rispetto al disco precedente, troviamo ritornelli più pop e “cantabili”. E quell’effetto sulla voce che rende il progetto di Andrea Laszlo unico e riconoscibile. Sono tantissimi i brani che colpiscono, ma fra tutti non si può non nominare Quando. Un brano destinato a restare, di quelli che entrano nell’anima e non ne escono più, grazie alla sua prima parte incredibilmente emotiva e il finale dove la strumentale “respira” e si apre. Il disco non scorre come una playlist di brani.

Dietro c’è un’idea, uno studio: raccontare la relazione dell’uomo con il tempo, con quello che cambia o che resta, nella vita e nelle relazioni. Questo concept — luce, buio, ombra, evanescenza — è reso magistralmente dagli interludi che legano i brani come un unico respiro.

Un album che trascende il tempo e i generi: puro, poetico e intensamente umano.

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malinconico misterioso

Miglior traccia: Quando

Hits: La Notte, Quando, Pienamente, Planando sui raggi del sole

100
Tier 1° · Rank 13°
Cover di Pixel
43°

Pixel (2025)

Ele A

Hip-Hop/Rap

Pixel è il debutto ufficiale della rapper svizzera Ele A. Si era già fatta conoscere nella scena rap italiana grazie a numerose collaborazioni. Qui conferma di avere flow e delivery solidi. Rappa con sicurezza e naturalezza, magari ancora un po’ monoflow e acerba in alcuni passaggi ma la base è decisamente forte.

Molto apprezzabile anche la scelta di evitare i soliti cliché legati alla figura della rapper donna, puntando invece su temi più personali e autentici.

Le produzioni sono curate — bassi profondi, qualche sonorità trap o più hip-hop classica — e mai plasticose, con un Night Skinny sorprendentemente più ispirato del solito. Anche i featuring funzionano bene, scelti con criterio e inseriti nel modo giusto — quello con Colapesce spicca su tutti.

In sintesi, un debutto fresco, sincero e con ottime prospettive.

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rilassato

Miglior traccia: Quintale

70
Tier 5° · Rank 258°
Cover di MA IO SONO FUOCO
44°

MA IO SONO FUOCO (2025)

Annalisa

Pop Elettropop Synth Pop

Ma Io Sono Fuoco di Annalisa convince poco. È quel tipo di pop elettro-synth che vorrebbe suonare moderno ma finisce per sembrare tutto uguale a se stesso: produzioni riciclate, brani con poca evoluzione, strutture che si ripetono senza sorprese.

Sui testi c'è poco da aggiungere — non è che il pop debba necessariamente essere profondo o parlare di chissà che, ma quando manca anche un tessuto musicale che elevi il tutto, il risultato è inevitabilmente banale.

Un album piatto e prevedibile, senza un'idea che lasci davvero il segno.

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Miglior traccia: Esibizionista

39
Tier 8° · Rank 329°
Cover di Aurora Popolare
45°

Aurora Popolare (2025)

Ministri

Rock Alternative Rock

La voce di un cantante può fare la differenza tra un buon disco e un disco che rimane. E nel caso di Aurora Popolare, ottavo album in studio dei Ministri, è proprio lì che qualcosa non convince del tutto.

La band propone un rock leggero con ritornelli melodici e quasi pop che entrano in testa facilmente, e i testi sono diretti e attuali, capaci di centrare il bersaglio — Ma le persone mica lo sanno come stanno / mica lo sanno dove trovano il coraggio / per fare un figlio e poi proteggerlo dal peggio.

Il problema è che certi testi chiedono una voce che li sostenga con peso e convinzione, e quella del cantante — pulita, tecnicamente valida — manca della corposità e dell'espressività necessarie per farli davvero atterrare. Il disco scorre piacevolmente, ma resta in superficie.

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rilassato riflessivo

Miglior traccia: Terre Promesse

Hits: Terre Promesse

62
Tier 6° · Rank 288°
Cover di PORTANDO IL PESO
46°

PORTANDO IL PESO (2025)

Visino Bianco

Hip-Hop/Rap Trap Hood Trap

Visino Bianco è uno dei nomi della nuovissima scena da tenere sott’occhio, e questo EP, PORTANDO IL PESO — pur nella sua brevità — lo conferma.

Lo stile è interessante, anche se non completamente originale: si sentono influenze abbastanza evidenti, da Simba La Rue per certe sonorità più hood, fino a qualcosa di Artie 5ive.

Detto questo, il progetto suona comunque molto bene, forse anche oltre le aspettative per un EP. Il sound si muove su coordinate trap/hood, con atmosfere cupe, corpose e notturne.

I testi sono molto espliciti, portati con un flow quasi “nevrotico”, che trasmette bene una sensazione di tensione e follia interna.

Tra i momenti migliori, il featuring con 18K, scapigliato, decisamente riuscito.

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trionfante angosciante euforico

Miglior traccia: scapigliato

Hits: scapigliato, oooo

75
Tier 4° · Rank 222°
Cover di Spettri
47°

Spettri (2025)

Sanlevigo

Rock Indie Rock Alternative Rock

Spettri è il secondo album dei Sanlevigo, band romana ancora poco conosciuta e sostanzialmente agli esordi.

Un disco notevole, che richiama una tradizione di indie e alternative rock — con echi dei Verdena — ma con una propria originalità nelle melodie e un tocco di modernità grazie a momenti più prettamente elettronici.

Con uno sguardo disilluso racconta la decadenza della società contemporanea senza mai scivolare nella retorica.

Diversi brani meritano attenzione per le scelte melodiche e la struttura delle composizioni — su tutti Idoli e Monotonia.

Un lavoro che, per chi segue lo stato attuale del rock italiano, vale assolutamente la pena scoprire.

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malinconico

Miglior traccia: Idoli

Hits: Idoli

88
Tier 3° · Rank 141°
Cover di PER SOLDI E PER AMORE
48°

PER SOLDI E PER AMORE (2025)

Ernia

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

PER SOLDI E PER AMORE è il quarto disco in studio di Ernia. Purtroppo replica gli stessi errori del progetto precedente: ottimi testi, davvero conscious e personali — come PER I LORO OCCHI, in cui affronta il rapporto con i genitori, o PERCHE’ insieme a Madame, lucida disamina di ciò che porta l'individuo ad alienarsi dalla società — ma che non sono sostenuti da una musicalità adeguata.

Il disco è interamente prodotto da Charlie Charles, che però lascia perplessi. Le produzioni risultano anonime, vuote e poco inventive — e il problema non è tanto il minimalismo in sé, quanto il fatto che in molti brani non reggono il peso dei testi, lasciando Ernia senza una base su cui appoggiarsi davvero. Nei brani più introspettivi funzionano meglio, ma sono appunto le eccezioni.

Anche il flow, rimasto molto uniforme rispetto ai lavori precedenti, non aiuta. Peccato, perché il contenuto c'è ed è forte.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: PER I LORO OCCHI

Hits: PER I LORO OCCHI, PERCHE’

67
Tier 6° · Rank 271°
Cover di OSTIL3
49°

OSTIL3 (2025)

333 Mob

Hip-Hop/Rap Trap

OSTIL3 è il primo album del collettivo 333 Mob, guidato dal producer Low Kidd. La formula non è nuova né particolarmente innovativa — produzioni trap/hardcore con i bassi potenti avvolti però in atmosfera cupe e oscure, abbastanza tipico del suono di Kidd — ma per un esordio collettivo la coesione è già un risultato.

Quasi tutti gli ospiti (Lazza, Salmo, Nitro, Nerissima, tra gli altri) consegnano strofe tipiche da banger, da ascoltare ad alto volume.

Un album dal suono compatto che funziona quando si cercano vibrazioni “trap”, ma che difficilmente rimane a lungo nelle cuffie.

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trionfante angosciante

Miglior traccia: NO UBER

62
Tier 6° · Rank 292°
Cover di DOPAMINA
50°

DOPAMINA (2025)

Sick Luke

Hip-Hop/Rap Pop Trap

Occasione in gran parte mancata per questo secondo album ufficiale di Sick Luce. DOPAMINA suona slegato: la tracklist procede per salti bruschi di genere — dalla trap al pop alla Alfa — senza una direzione complessiva che tenga insieme i pezzi.

Paradossalmente, i momenti migliori arrivano dagli ospiti su cui si poteva avere meno aspettative. L'opening con Blanco e Simba è una accoppiata inaspettata che funziona proprio per il contrasto tra i due: è esattamente il tipo di cortocircuito che ci si aspetta da un producer album, dove le featuring dovrebbero generare qualcosa di inedito.

Stesso discorso per "Mayday" con Plaza, che insieme all'opening spinge su un ibrido pop/trap davvero originale e centrato. "Le Donne" con Tony Effe fa il suo mestiere senza infamia e senza lode. Il resto del disco, invece, fatica a lasciare il segno.

Progetto irregolare, con alcuni picchi reali ma troppo poco collante per reggere come album.

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giocoso euforico

Miglior traccia: OGNI SBAGLIO (feat. BLANCO & Simba La Rue)

Hits: OGNI SBAGLIO, MAYDAY

51
Tier 7° · Rank 320°
Cover di Canerandagio Pt. 2
51°

Canerandagio Pt. 2 (2025)

Neffa

Hip-Hop/Rap

Canerandagio Pt. 2 è la seconda parte dell'omonimo progetto di Neffa, e si mantiene in linea con la prima — ma con un mood che, specialmente nella parte finale, si fa ancora più oscuro e notturno.

È il tipico disco che si sposa bene con certi momenti precisi: in macchina, di notte, di ritorno a casa. Rispetto alla prima parte c'è anche un approccio decisamente più tecnico da parte di Neffa, come in Santosubito/Rubik, un grandissimo esercizio di stile — scrivili, spingili sti beats, dischi lirici, impliciti, principi, gli inizi, incipit, riti mistici criptici. Tra le tracce più riuscite, la riflessione sul tempo in Domani con nayt.

Le criticità rimangono però quelle della prima parte: troppi featuring finiscono per togliere spazio a Neffa, che a tratti sembra quasi un ospite nel suo stesso disco, e il progetto nel complesso suona più come una playlist di brani — anche buoni — che come un lavoro dall'identità precisa.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Domani (feat. Nayt)

Hits: Domani (feat. nayt)

68
Tier 6° · Rank 265°
Cover di Joanita
52°

Joanita (2025)

Joan Thiele

Pop Rock Trip Hop

Joanita è il secondo album in studio di Joan Thiele. Si tratta anche del suo primo album interamente in italiano, e avercene di dischi pop di questo livello. Joan Thiele costruisce un pop cinematografico e personalissimo, in cui la chitarra — quasi onnipresente — conferisce alle produzioni un sapore “western” molto riconoscibile e piacevole. In alcune tracce emerge invece un approccio più trip-hop, a conferma di una varietà sonora ampia e ben gestita.

La sua voce, sempre lieve e spesso quasi sussurrata, aggiunge un tocco di raffinatezza che pervade l'intero progetto. Tra i quattordici brani figura anche Eco, il pezzo con cui ha partecipato al Festival di Sanremo 2025. I testi, personali e curati, completano il quadro di un'artista che sa esattamente cosa vuole dire e come dirlo. Un top album, senza discussioni.

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sensuale rilassato

Miglior traccia: Veleno

Hits: Tramonto, Dea

90
Tier 2° · Rank 131°
Cover di In: Titolo
53°

In: Titolo (2025) ✰

Giulia Impache

Electronic Neo Psychedelia

In: Titolo è il primo disco della cantautrice torinese Giulia Impache. È un album complesso, di pura sperimentazione, portata anche all’estremo: distorsioni elettroniche, strutture poco lineari, pochi vocalizzi su basi psichedeliche e suoni difficilmente riconducibili a qualcosa di familiare.

Non è un ascolto immediato, anzi: è un disco difficile da metabolizzare e, per certi versi, anche da apprezzare fino in fondo. Però è proprio questo il punto di forza del progetto, che prova a spingersi oltre i confini dei generi.

È il tipo di lavoro che probabilmente non si lascia capire subito, ma che acquista senso (o almeno ci prova) con il tempo.

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giocoso misterioso

Miglior traccia: Ogni Cosa

79
Tier 4° · Rank 197°
Cover di Schegge
54°

Schegge (2025)

Giorgio Poi

Pop Indie Pop Cantautorato

Giorgio Poi è senza dubbio uno dei migliori cantautori della scena indie-pop contemporanea. Gommapiuma aveva già fissato uno standard molto alto, grazie a brani emotivamente intensi e riusciti come Giorni Felici. Con Schegge compie però un passo ulteriore.

Dal punto di vista musicale, il disco presenta produzioni più sperimentali, che fondono il suono dell’indie pop più tradizionale con una componente elettronica più spinta, quasi new wave. Anche sul piano lirico si percepisce un’evoluzione: Poi sembra essersi liberato di una certa “retorica del quotidiano” che in passato rischiava di risultare un po’ forzata — ti ho vista al banco degli affettati, per dirne una — a favore di una scrittura più astratta e sospesa.

Il disco decolla particolarmente dopo l’interludio schegge, diventando sempre più intenso e sperimentale nel suono.

In definitiva, Schegge è un ottimo disco, uno di quelli che cresce ascolto dopo ascolto. Che sia il capolavoro definitivo di Giorgio Poi?

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sognante riflessivo

Miglior traccia: non c’è vita sopra i 3000 kelvin

Hits: giochi di gambe, non c’è vita sopra i 3000 kelvin

89
Tier 3° · Rank 138°
Cover di FAME
55°

FAME (2025)

Jake La Furia & Night Skinny

Hip-Hop/Rap

Non si capisce di cosa abbia "fame" Jake La Furia. Rappa bene, tecnicamente non si discute, ma per dodici tracce dice sostanzialmente la stessa cosa: strada, armi, droga, il solito repertorio del rap duro italiano, senza uno spunto di storytelling originale né un contenuto che lasci il segno.

Un disco che gira in tondo su se stesso, stancante proprio perché non si prende mai il rischio di dire qualcosa di diverso. Nelle ultime due tracce si intravede finalmente un minimo di profondità — ma arriva troppo tardi per cambiare il giudizio complessivo.

Le produzioni di Night Skinny non aiutano: tutte appiattite sullo stesso schema, con sample che invece di aggiungere spessore sembrano buttati lì senza una vera visione. Un disco che delude proprio perché le premesse ci sarebbero.

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Miglior traccia: Generazioni

35
Tier 8° · Rank 332°
Cover di Flowers Are Blooming In Antarctica
56°

Flowers Are Blooming In Antarctica (2025)

Laura Agnusdei

Jazz Contemporary Jazz

Flowers Are Blooming In Antarctica è un album della compositrice e sassofonista italiana Laura Agnusdei. Il titolo — paradossale quanto evocativo — rispecchia perfettamente quello che c'è dentro: uno dei progetti musicalmente più stranianti che si possano incontrare. Un disco concepito come meditazione sul rapporto tra l'uomo e il pianeta, sulla fascinazione per le forme di vita non umane e sui conflitti ecologici in corso, tradotti in musica con una libertà inventiva rara.

Nella prima parte sembra di essere catapultati in un mondo alieno — una foresta abitata da creature indefinibili, in cui il sax viene usato quasi a riprodurne i versi e i movimenti. L'opener Ittiolalia introduce subito un motivo che torna più volte nel disco, ibridando vocalizzazione animale e umana, con risultati tanto disorientanti quanto affascinanti.

Con Oasi Bar si torna bruscamente nel nostro mondo: un bar mediorientale, un'atmosfera tesa, qualcosa che sembra sul punto di esplodere. Il contrasto è netto e funziona benissimo.

L'album mescola jazz spirituale ed elettronica con una coerenza sorprendente. Molto interessante.

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euforico

Miglior traccia: P.P.R.N

Hits: P.P.R.N.

90
Tier 2° · Rank 129°
Cover di Libertà negli occhi
57°

Libertà negli occhi (2025)

Niccolò Fabi

Folk Cantautorato

Libertà negli occhi è il tredicesimo disco in studio di Niccolò Fabi. È un lavoro dal mood soft, leggero nel suono ma sorretto da testi tutt’altro che banali, in cui il cantautore riflette, da una prospettiva adulta, sulla ricerca di un senso nel presente, spingendosi anche verso considerazioni dal respiro più universale, come in Acqua che scorre.

A livello sonoro, la linea portante è affidata alla chitarra, ma si percepisce anche una stratificazione di arrangiamenti che, in alcuni brani, contribuisce a creare un’atmosfera quasi “magica”.

Nel complesso è un buon disco, ideale se si vuole ascoltare cantautorato italiano — per di più firmato da uno dei “pezzi grossi” del genere — rivisitato però con una produzione sufficientemente moderna.

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sognante riflessivo

Miglior traccia: Acqua che scorre

Hits: Acqua che scorre

72
Tier 5° · Rank 237°
Cover di post mortem
58°

post mortem (2025)

i cani

Rock Indie Pop Indietronica

post mortem è il quarto disco ufficiale de I Cani, arrivato dopo nove anni di assenza dalla scena. Qui non c’è ricerca del ritornello pop o della melodia facile: le produzioni sono cupe, a tratti quasi rituali, con la voce che si incastra perfettamente nei suoni.

I testi sono semplici sul piano letterale, ma vogliono arrivare dritti. C’è un mix di autocritica, spesso in chiave universale — “L’elemosina ai barboni / ma rimani sempre colpevole / quando mangio a cena fuori / io mi sento sempre colpevole” — e una critica a certi atteggiamenti perbenisti. A tratti forse un po’ (troppo) spostata su posizioni “comuniste”.

Nel complesso è un album sicuramente valido, anche se forse un po’ frammentato.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: io

76
Tier 4° · Rank 216°
Cover di Orgia Mistero
59°

Orgia Mistero (2025)

Neoprimitivi

Rock Kraut Rock Alternative Rock Ambient

Orgia Mistero è il primo disco ufficiale dei Neoprimitivi. E’ un debutto coraggioso per questa band che già dal nome — ispirato a un verso di Battiato in Shock in My Town (“di neo-primitivi / rozzi cibernetici, signori degli anelli”) — lascia intuire un immaginario ben preciso.

Si tratta infatti di un album quasi interamente strumentale, capace di catapultare l’ascoltatore in una dimensione spaziale, galattica. Le sonorità richiamano una produzione kraut rock molto affascinante, costruita su trame ipnotiche e ripetitive, mentre i pochi testi presenti restano essenziali e criptici, utilizzati più come elemento atmosferico che narrativo.

Per fare capire la direzione “anti-convenzionale” della band, la prima traccia, Sul globo d’argento, è una suite di 21 minuti — già pubblicata come primo singolo — qui occupa l’intero lato A del disco e diventa il fulcro concettuale e sonoro del progetto.

Nel complesso, Orgia Mistero è un esordio che punta tutto sull’atmosfera e sulla suggestione, più che sulla forma canzone tradizionale: un lavoro enigmatico, quasi rituale. Mistero, appunto.

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misterioso

Miglior traccia: La teiera nera

84
Tier 3° · Rank 168°
Cover di Manifesto
60°

Manifesto (2025)

Shablo

Soul Neo soul R&B Jazz Rap

Lost Manifesto è il quarto disco ufficiale del DJ e producer Shablo, arrivato dopo la partecipazione al 75° Festival di Sanremo con La Mia Parola.

È sicuramente da apprezzare la scelta di portare sul palco dell’Ariston un brano con sonorità R&B e richiami all’hip-hop delle origini, anche se, paradossalmente, è forse uno degli episodi meno interessanti del disco. Il progetto nel complesso suona infatti molto meglio.

L’intro può far pensare a un lavoro hip-hop più old school, ma già dopo pochi brani il disco si apre a sonorità R&B e neo soul, con qualche incursione nel jazz rap. Non mancano i momenti riusciti: la chiusura molto emotiva di Joshua in Asfalto, il pezzo con Rkomi, la collaborazione tra Gaia e Roy Woods, o la ballad Meglio Che Mai con Mimi sono tra i più convincenti.

Il punto più debole è forse nella natura stessa del progetto: più che un vero producer album, sembra a tratti un joint album tra Joshua e Tormento. Joshua è un artista interessante, ma in alcuni casi sembra inserito soprattutto per garantire la componente R&B, anche in tracce dove non sarebbe stato necessario — come nell’ultima strofa di Non Si Può.

Nel complesso resta comunque una delle uscite italiane più interessanti del 2025, soprattutto all’interno della scena rap/urban.

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sensuale giocoso rilassato

Miglior traccia: Asfalto

Hits: Asfalto

80
Tier 4° · Rank 195°
Cover di il dolce ricordo della nostra disperata gioventù
61°

il dolce ricordo della nostra disperata gioventù (2025)

faccianuvola

Pop Indie Pop Indietronica Elettropop

faccianuvola è un nome da tenere d’occhio, perché potrebbe sorprendere piacevolmente nei prossimi anni. È un artista ancora poco conosciuto al grande pubblico, ma che merita sicuramente attenzione.

In questo disco dal titolo contrastante — il dolce ricordo della nostra disperata gioventù — riesce a costruire un’interessante combinazione di indie pop, produzioni elettroniche — a tratti vicine a certe sonorità alla DJ Matrix — e linee melodiche efficaci.

Non mancano alcuni momenti leggermente sottotono, ma nel complesso il progetto si regge bene grazie a diversi picchi qualitativi, soprattutto sul piano melodico. Tra questi spiccano verticale, intensa e caratterizzata da esplosioni electro/techno molto riuscite, e portami a ballare in primavera, che ha tutte le carte in regola per essere la vera hit estiva che ci meritiamo.

Il futuro di questo artistica è sicuramente promettente!

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sognante

Miglior traccia: Verticale

Hits: portami a ballare in primavera, verticale

85
Tier 3° · Rank 164°
Cover di 60 Hz II
62°

60 Hz II (2025)

Dj Shocca

Hip-Hop/Rap

Dopo circa vent'anni dal primo 60 Hz — uno dei dischi culto dell'hip-hop italiano — Dj Shocca propone un nuovo capitolo. Intitolare un disco 60 Hz II porta con sé un significato ben preciso: la volontà di ricollegarsi esplicitamente a quel progetto. E come tutti i sequel di dischi riuscitissimi, questo si carica inevitabilmente di un peso in più: il confronto con il suo "padre".

Un confronto che il disco stesso alimenta fino alla fine, riproponendo le versioni II di pezzi fondamentali del primo lavoro — Rendez Vous Col Delirio, Notte Blu, Ghettoblaster — senza stravolgere le strumentali originali. Con questa operazione, Shocca dimostra di essere stato un visionario: quei pezzi funzionavano benissimo in un'epoca dell'hip-hop dominata dal boom bap, e funzionano ancora oggi. Ma la domanda sorge spontanea: ne avevamo davvero bisogno, o è più un'operazione nostalgia?

Dai brani nuovi emerge proprio la risposta, e non è del tutto incoraggiante. Le liriche sono fondamentalmente incentrate sul ricordo dei tempi d'oro del rap, con testi che faticano a reggere il confronto col primo disco — fatta eccezione per i contributi di Ghemon e Mistaman.

In conclusione, è sicuramente un disco che riporta al centro del genere il suono old-school, ma senza aggiungere nulla di nuovo. Forse, però, era proprio questo l'intento.

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giocoso riflessivo malinconico

Miglior traccia: Notte Blu II

67
Tier 6° · Rank 273°
Cover di Mentre Los Angeles Brucia
63°

Mentre Los Angeles Brucia (2025)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Mentre Los Angeles Brucia è l’undicesimo album in studio di Fabri Fibra e, a detta sua già dalla traccia di apertura, potrebbe essere anche l’ultimo pubblicato sotto major. Come spesso accade nella sua discografia, è un lavoro destinato a dividere. La scrittura, ormai da tempo più essenziale, potrà far storcere il naso a chi cerca il tecnicismo puro, ma non per questo risulta svuotata di contenuti. Anzi, rispetto a Caos, che dava l’impressione di una raccolta disomogenea di brani, qui emerge una coerenza molto più solida.

Il disco si sviluppa in due blocchi distinti, quasi ricalcando la struttura di Fenomeno. La prima parte è più leggera: c’è il singolo Milano Baby con Joan Thiele, qualche incursione in flow più moderni per lui come in Tossico, e un momento che richiama il vecchio spirito di Mr. Simpatia in Karma Ok.

È però nella seconda metà che il progetto trova la sua vera forza, virando verso toni più intensi e introspettivi, con un focus particolare sul tema della famiglia. Qui le tracce dialogano tra loro in modo molto più evidente: Tutto Andrà Bene tocca temi come bullismo e revenge porn, ma sembra soprattutto puntare il dito sull’incapacità dei genitori di riconoscere il disagio dei figli. Figlio è probabilmente il vertice emotivo del disco: una lettera immaginaria a un figlio che non esisterà mai, scritta senza filtri e proprio per questo profondamente sincera — “al figlio che mai avrò, tratta bene le ragazze… ricorda il karma è importante, non dare mai false speranze”.

Con Mio Padre la prospettiva si ribalta: Fibra si rivolge direttamente al padre scomparso, lasciando emergere frustrazione e rancore con una sincerità quasi adolescenziale, nel senso più autentico del termine. Anche Vivo, impreziosita da un campione straordinario di Andrea Laszlo De Simone, è tra i momenti migliori: un rap fatto di immagini semplici ma efficaci — “Tu restami vicino, ho già toccato il fondo / mentre abbasso il finestrino e sento l’aria sul mio volto / non ci sta nessuno in giro, come se fosse un sogno / tu sei Trinity, io Neo e tutto ci esplode intorno”.

Il disco si completa con alcune tracce bonus, escluse dalla tracklist principale ma comunque volute da Fibra. Tra queste spicca Invidia, in cui compie un gesto quasi anti-rap: ammettere apertamente di provare invidia per alcuni colleghi, il tutto su un beat che richiama l’epoca di Mr. SimpatiaTradimento.

A fare da collante c’è una produzione sempre solida, curata in gran parte insieme ai 2nd Roof, ormai una garanzia nel suo percorso.

Il vero punto di forza di Mentre Los Angeles Brucia resta però la sincerità: Fibra ha ancora qualcosa da dire, e soprattutto sente il bisogno di dirlo.

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malinconico euforico riflessivo

Miglior traccia: Figlio

Hits: Figlio, Invidia

91
Tier 2° · Rank 116°
Cover di SE DIO VUOLE
64°

SE DIO VUOLE (2025)

Sayf

Hip-Hop/Rap

Sayf è forse uno degli artisti/rapper emergenti meno scontati del momento, e questo EP — seppur breve — lo conferma. Tra racconti di vita personale e brani più leggeri, SE DIO VUOLE si presenta come un progetto rap lontano dal cliché del trapper contemporaneo, pur senza rinunciare a quella dose di spavalderia ed ego-trip che da sempre caratterizza il genere.

Nel suono si percepisce l’influenza della scena ligure — Sayf è di Rapallo — ma si tratta più di riferimenti che di vere e proprie imitazioni: l’originalità resta intatta. Il fatto, inoltre, che sia un trombettista aggiunge un ulteriore livello di spessore musicale al progetto. È un artista interessante da seguire nei prossimi sviluppi.

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giocoso

Miglior traccia: MARINÈ (feat. Kuremino & Sethu)

Hits: MARINÈ (feat. Kuremino & Sethu), FORTUNA (feat. 22simba)

72
Tier 5° · Rank 239°
Cover di Mediterraneo
65°

Mediterraneo (2025)

Bresh

Pop Pop Rap Cantautorato

Col terzo disco ufficiale, Bresh porta a casa un lavoro che ha un'identità precisa fin dal titolo: Mediterraneo è un collegamento diretto a Genova, al mare, alle radici liguri dell'artista. E si sente — le produzioni riprendono la scia del cantautorato della sua terra, con suoni liquidi, ariosi, costruiti su arrangiamenti che evocano davvero il Mediterraneo. Ascoltando Capo Horn, ad esempio, ci si ritrova quasi a cavalcare le onde su una barca a vela: l'atmosfera è centrata e convincente.

Il problema è che il disco regge soprattutto sulle hit già consolidate nel suo repertorio — Guasto d'amore e Altamente Mia rubano la scena e fanno sembrare il resto del progetto un contorno. Le tracce nuove, con qualche eccezione, non aggiungono molto.

L'eccezione più netta è La Tana del Granchio, il brano portato al 75° Festival di Sanremo: il più intenso ed emotivo del disco, capace di colpire nonostante una scrittura volutamente sfumata, dai contorni indefiniti — la tana sono i nostri affetti? La nostra intimità? Non si capisce del tutto, e forse è proprio questo a renderlo interessante.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: La Tana del Granchio

Hits: La Tana del Granchio, Guasto d’Amore, Altamente Mia

54
Tier 7° · Rank 317°
Cover di NON GUARDARE GIU’
66°

NON GUARDARE GIU’ (2025)

Tredici Pietro

Hip-Hop/Rap

NON GUARDARE GIU’ è il secondo disco ufficiale del rapper Tredici Pietro. Rispetto alle uscite rap dell'ultimo periodo, è sicuramente un album che va in una direzione diversa: meno ricerca forzata del banger o del pezzo da club, a favore di una maggiore originalità nelle produzioni, che mescolano hip-hop a sonorità urban pop.

Il disco è però un po' un'altalena: ci sono brani molto originali per struttura, come Morire o LikethisLikeThat, alternati a pezzi che suonano più anonimi. Rimane comunque un artista interessante e promettente da seguire.

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giocoso riflessivo

Miglior traccia: morire

Hits: morire

70
Tier 5° · Rank 251°
Cover di Radical Pop
67°

Radical Pop (2025)

Bais

Pop Indie Pop

Bais è un mix di Battiato — per la tendenza a mescolare pop e sperimentazione con una certa eleganza — e indie pop contemporaneo. Con Radical Pop sembra aver spinto ulteriormente in quella direzione rispetto al precedente Disco Due: se quel disco suonava pop in modo più tradizionale, questo, nonostante il nome, si allontana dal pop puro e gioca con l'elettronica e l'alt rock in modo più marcato.

Nel complesso è un disco che si ascolta con piacere, con diverse tracce riuscite sul piano melodico — come Freddo Cane o E poi — ma anche altre che si dimenticano in fretta, troppo vicine a quell'indie italiano anonimo e già sentito che abbonda oggi.

Con Radical Pop Bais conferma di avere del potenziale, ma deve ancora trovare la dimensione giusta per esprimerlo fino in fondo.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Freddo Cane

Hits: E poi, Freddo Cane

60
Tier 6° · Rank 297°
Cover di FURÈSTA
68°

FURÈSTA (2025)

La Niña

Folk Canzone Napoletana

Con FURÈSTA, La Nina si presenta in una veste nuova, personale e molto riconoscibile.

Musicalmente il disco è una commistione interessante tra balli popolari, folk e canzone napoletana, ma grazie alla sua voce, alle linee melodiche e alla costruzione dei ritornelli riesce comunque a mantenere un approccio molto “pop” — nel senso migliore del termine.

Il tutto è accompagnato da testi impegnati, che spaziano dalla denuncia della malavita fino a temi di empowerment femminile. Una scrittura che le è valsa anche la candidatura al Premio Tenco 2025.

Nel complesso, uno degli album italiani più rilevanti dell’anno, capace davvero di lasciare il segno in questo 2025.

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euforico

Miglior traccia: GUAPPARIA

Hits: FIGL DA TEMPESTA, GUAPPARÌA

84
Tier 4° · Rank 177°
Cover di Ranch
69°

Ranch (2025)

Salmo

Hip-Hop/Rap Rap Rock

Ranch è il settimo disco in studio di Salmo. L’artista sardo arrivava dal precedente Flop!, che effettivamente è stato un flop in termini di ascolti se confrontato con i numeri standard che un artista come lui riesce a muovere. Il motivo è che Flop! era un disco poco strutturato, senza una direzione precisa, nato in un momento creativo che Salmo stesso sapeva essere poco florido — da qui anche il nome, quasi anticipatorio.

Ranch ha tutt’altro sapore. La copertina e il tipo di marketing pre-release potevano far pensare a sonorità country, ma in realtà il disco raccoglie sostanzialmente tutte le sfaccettature che Salmo ha sperimentato nel corso della sua carriera. Una sorta di disco-sintesi, quasi a voler ristabilire cosa rappresenti oggi Salmo nel rap game.

Si passa infatti da tracce pop/rock come SINCERO, a brani più marcatamente rap come NEUROLOGIA — che riprende il filone “alla Fibra”, di cui Salmo è in qualche modo “figlioccio” artistico — fino a momenti electro/hardcore come FUORI CONTROLLO insieme ad Agnelli. Non mancano poi diversi episodi dal mood più introspettivo, come CRUDELE, in cui Salmo racconta retroscena non proprio piacevoli sulla sua famiglia, così come nelle tracce finali del disco.

Nel complesso, il disco non suona male e presenta diversi momenti interessanti, ma non mancano alcuni punti deboli: su tutti un concept poco sviluppato — con una connessione tra i brani piuttosto debole — e una produzione che si mantiene nella media dei dischi rap italiani contemporanei, almeno tra i big.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: SINCERO

71
Tier 5° · Rank 241°
Cover di Mi Ami Mi Odi
70°

Mi Ami Mi Odi (2025)

Elodie

Pop Elettropop

Mi Ami Mi Odi lascia un po' di amaro in bocca, soprattutto se si arriva dai lavori precedenti di Elodie. La vena elettropop c'è ancora, ma smorzata, meno spinta, come se il disco non avesse il coraggio di spingersi fino in fondo.

Anche sul fronte dei testi si sente la differenza. A peggiorare le cose, i momenti migliori erano già usciti come singoli, togliendo al disco quella sensazione di scoperta che dovrebbe avere un progetto nuovo. Un passo indietro, purtroppo.

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Miglior traccia: Black Nirvana

Hits: Black Nirvana

38
Tier 8° · Rank 330°
Cover di Canerandagio Pt. 1
71°

Canerandagio Pt. 1 (2025)

Neffa

Hip-Hop/Rap

Dopo una lunga assenza dalla scena rap, almeno in veste di MC, Neffa torna con un progetto tutto suo e per l'occasione invita tantissimi artisti, quasi a costruire una sorta di producer album.

Il disco ha produzioni interessanti che conferiscono all'insieme un mood notturno, a tratti cupo, che si sposa bene con la voce e il flow di Neffa. Riesce inoltre a trascinare gli ospiti in quell'atmosfera con naturalezza, specialmente in tracce come Bufera con Franco126 o Perdersi & Ritorno con Frah Quintale, forse il brano più introspettivo del disco.

Interessante anche l'accoppiata Fabri Fibra e Miss Keta nel rifacimento di un classico del primo disco di Fibra, Hype (Nuove Indagini), riletto con un flow e una produzione rifinita e modernizzata.

Nel complesso è un buon disco rap, ma forse dopo tanta attesa ci si aspettava un progetto dall'anima più definita.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Perdersi&ritorno (feat. Frah Quintale)

71
Tier 5° · Rank 247°
Cover di Santana Money Gang
72°

Santana Money Gang (2025)

Sfera Ebbasta & Shiva

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Santana Money Gang è la solita minestra riscaldata. Produzioni solide per il genere, niente da dire, ma senza un guizzo che le distingua da mille altri progetti simili.

Flow, argomenti, stile: tutto già sentito, tutto già visto, e la sensazione è che messi insieme Sfera e Shiva avrebbero potuto osare qualcosa di più — o almeno provarci.

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Miglior traccia: OVER (demo)

45
Tier 8° · Rank 325°
Cover di Scarabocchi
73°

Scarabocchi (2025)

chiello

Pop

Il percorso musicale intrapreso da Chiello come solista, dopo l’esperienza “trap” nella FSK, continua a risultare interessante e affascinante. Scarabocchi, il suo terzo disco ufficiale, non fa eccezione. L’anima del progetto è già racchiusa negli scarabocchi presenti in copertina: un’immagine che riflette perfettamente la sua essenza.

È infatti un disco dall’animo fanciullesco, in cui Chiello sembra dialogare con amici immaginari e con altre versioni di sé, soffermandosi su temi come l’infanzia e l’amore. Un lavoro “morbido”, a tratti malinconico, dove questa malinconia emerge sia dalle produzioni sia dal tono inconfondibile dell’artista, capace di alternare momenti più introspettivi ad altri più energici e graffiati.

Le uniche vere criticità, forse, che impediscono al disco di compiere un ulteriore salto di qualità, risiedono nella presenza di alcuni featuring che non aggiungono nulla alla narrazione né al mood dei brani. Al contrario, nei pezzi in cui Chiello è da solo si percepisce una maggiore coesione, mentre queste collaborazioni finiscono per spezzare leggermente il flusso dell’ascolto.

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malinconico giocoso

Miglior traccia: Stupida Anima

Hits: Stupida Anima

71
Tier 5° · Rank 245°