Anime Storte (2026)
Santamarea
Anime Storte è il disco d'esordio dei Santamarea, band palermitana formata da tre fratelli di sangue — Stella, Francesco e Michele Gelardi — e Noemi Orlando, sorella d'elezione. Un esordio molto interessante, che arriva dopo una serie di singoli che avevano già fatto capire che c'era qualcosa di solido dietro.
La centralità del disco è la voce di Stella: leggera, angelica, con sfumature che in certi momenti ricordano Carmen Consoli — riferimento che la band stessa riconosce, e non è un caso che entrambe vengano dalla Sicilia. Quella voce è accompagnata da una produzione che sa essere pop, melodica e immediata, ma stratificata: synth, cori che si fondono con la strumentale, elementi che aggiungono profondità.
Il titolo viene dalla parola siciliana tortu — "non dritto". Ed è il filo che attraversa tutto il disco: la scrittura affronta il tema di essere un'anima storta, di chi sceglie o si trova a percorrere strade non lineari, non convenzionali. Lo fa in maniera evocativa, carica di immagini piuttosto che di spiegazioni dirette — al punto che a volte diventa quasi indecifrabile, e non è necessariamente un difetto.
Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Capodanno, con quella discrepanza interessante tra il testo malinconico e l'arrangiamento electropop, e Piacere catastrofico, dove le tastiere costruiscono qualcosa di particolarmente riuscito.
Per un esordio, è un disco che pone aspettative molto alte su quello che questa band potrà fare.
Miglior traccia: Capodanno