Agonia (2026)
chiello
Dopo appena un anno dall'ultimo lavoro, Scarabocchi, chiello torna con un nuovo progetto, fresco anche della partecipazione alla 75ª edizione del Festival di Sanremo con Ti penso sempre — forse il brano meno sanremese dell'edizione, viste le sonorità decisamente alternative rock. Se con Scarabocchi l'ex trapper ci portava in una dimensione in cui emergeva il suo lato più fanciullesco, questo disco ha un'atmosfera e una concezione molto diverse.
Già il titolo e la copertina facevano presagire la volontà di comunicare qualcosa d'altro: una semplice casa in un contesto che evoca desolazione, freddezza, assenza di calore. Ed è come se, nel disco, entrassimo in quella casa — che probabilmente rappresenta chiello stesso — e ci trovassimo a fare i conti con i suoi pensieri, i suoi turbamenti, la volontà di liberarsi — come nell'urlo finale di Vulcano — e le sue fragilità più estreme: spero almeno di perdonare / me stesso per tutto il male che mi sono fatto.
Il disco è cantato con estrema malinconia, a tratti rassegnazione, ed è sorretto da una produzione profondamente alternative rock, spesso volutamente lo-fi, per restituire quella sfumatura di grezzo e di consumato. Dietro gli arrangiamenti c'è sempre la mano di Tommaso Ottomano. È un disco in cui la voce di chiello si amalgama perfettamente al suono, e gli strumenti respirano — Polynesian Village ne è un esempio lampante — lasciandosi lo spazio necessario per costruire un'atmosfera riflessiva, intima e malinconica.
Non c'è una scrittura colta o estremamente rifinita: è un disco che suona tremendamente sincero, quasi cantato per se stesso — Non so perché voglio di più / di ciò che merito, lo so. Non mancano poi soluzioni melodiche interessanti, come in Desaturarsi, forse il pezzo più pop del disco, o in Scarlatta, un brano che suona come una canzone d'altri tempi.
In conclusione, con questo disco chiello ha fatto un passo in avanti deciso.
Miglior traccia: Scarlatta
Hits: Scarlatta, Desaturarsi, Ti penso sempre