In: Titolo (2025)
Giulia Impache
In: Titolo non ha un'identità definita, e probabilmente è questo il punto. Il disco d'esordio della cantautrice torinese Giulia Impache non appartiene a nessun genere riconoscibile: distorsioni elettroniche, strutture liquide, suggestioni di musica antica, trip-hop oscuro — tutto coesiste senza che nulla prevalga davvero. Un progetto che si sottrae alla catalogazione con una coerenza quasi fastidiosa.
Già dalla seconda traccia, In the Dark, si capisce in che territorio ci si trova: la produzione ha quella consistenza densa e disorientante che dà al disco il suo carattere, una sorta di oscurità che non esplode mai del tutto ma rimane lì, a pesare. Più avanti, Ogni cosa arriva con un intro che sembra voler prendere a pugni — uno dei momenti più diretti del disco, e forse per questo uno dei più efficaci.
Non è un ascolto immediato. Per certi versi, è un disco difficile da apprezzare fino in fondo anche dopo diversi ascolti. Però il fascino c'è, ed è reale: c'è qualcosa in questo universo sonoro che si sedimenta lentamente, che lascia un'impressione anche quando non si riesce a spiegare bene perché. È il tipo di lavoro che non si capisce subito, ma che con il tempo acquista una sua logica — o almeno ci prova.
Un esordio che spinge oltre i confini dei generi con una coerenza di visione non scontata, soprattutto per un primo disco.
Miglior traccia: Ogni Cosa