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Anno: fino al 2025

Anno
Punteggio minimo: 28
28100
Azzera

341 album trovati

Cover di X2
251°

X2 (2022)

Sick Luke

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Parlare di producer album in Italia significa fare i conti con l'ombra di Mace. Può sembrare ingeneroso, ma lo standard che OBE ha fissato è lì, e ignorarlo sarebbe disonesto. Sick Lucke è un nome che quel confronto se lo merita — ha definito il suono della Dark Polo Gang in un'epoca precisa, ha saputo poi ritagliarsi spazio altrove, e il suo tag è tra i più riconoscibili in circolazione: quando lo senti, sai che la base che arriva sarà interessante. Le premesse per un producer album solido c'erano tutte.

X2 le mantiene solo in parte. Il problema non è che manchi un'identità sonora — quella c'è, e nei momenti migliori si sente con chiarezza. Brani come Falena, Sogni Matti e Dream Team incarnano quello che ci si aspettava dall'intero disco: produzioni aperte, luminose, con una texture ricca che potremmo chiamare fantasy-trap — un immaginario visivo e sonoro preciso, quasi cinematografico. Quando il disco sta lì, funziona.

Il problema è che quei momenti sono troppo pochi rispetto al totale, e il resto fatica a reggere il confronto. La Strega del Frutteto è l'esempio più frustrante: Madame e Chiello sulla carta sono una coppia che promette molto, ma il risultato complessivo non arriva dove dovrebbe — rimane qualcosa di incompiuto, come se la somma fosse inferiore alle sue parti. Temporale ha lo stesso problema, un brano che scivola via senza lasciare niente.

Il disco si ascolta, salvi qualche traccia, e poi svanisce. Rispetto a quello che Sick Lucke sa fare, è un'occasione mancata a metà.

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misterioso sognante

Miglior traccia: FALENA

48
Tier 8° · Rank 401°
Cover di UNIVERSO
252°

UNIVERSO (2022)

Mara Sattei

Pop Urban

L'hype che ha preceduto Universo aveva basi solide. Le Registrazioni — quegli audio vocali grezzi rifiniti dalle produzioni del fratello thaSup — avevano già mostrato un'identità forte, riconoscibile, difficile da inquadrare nel panorama urban italiano. Il disco d'esordio conferma quella promessa.

Crescere artisticamente con thaSup come fratello e produttore lascia un segno, e si sente: c'è qualcosa nel modo in cui Mara Sattei abita i beat, nel fraseggio spezzato, nell'attitudine con cui alterna canto e rap, che richiama l'estetica del fratello. Ma il paragone non la ridimensiona — la contestualizza. Perché Mara costruisce su quella stessa materia prima qualcosa di suo: una voce e una sensibilità che il fratello semplicemente non ha.

I brani più riusciti sono quelli dove le produzioni puntano su beat potenti con un'anima trap e bassi 808, ma alleggeriti della cupezza che nel rap funziona e qui invece sarebbe fuori posto. Cicatrici e Tamigi sono gli esempi migliori: ritmica muscolare, fraseggio quasi senza fiato, ma con una luminosità che è solo sua. Il picco emotivo arriva con Perle, uno dei momenti più intensi del disco, dove tutto rallenta e la scrittura si fa più intima.

Funzionano bene anche le collaborazioni. Con Giorgia il confronto è generazionale oltre che vocale — due mondi che dialogano senza forzature. Con Gazzelle c'è invece una consonanza stilistica più naturale, quasi ovvia, ma non per questo meno efficace. In entrambi i casi Mara non si fa sopraffare: porta il suo timbro e il suo modo di stare nella canzone, e si nota.

Qualche traccia sottotono c'è, e abbassa leggermente il livello complessivo. Ma per un esordio solista, Universo è un disco che convince — e che lascia curiosi di sentire dove andrà a parare.

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riflessivo sognante

Miglior traccia: Perle

Hits: Perle, Occhi Stelle, Cicatrici

70
Tier 5° · Rank 309°
Cover di Taxi Driver
253°

Taxi Driver (2021)

Rkomi

Pop Pop Rap Urban

TAXI DRIVER è il disco della consacrazione commerciale di Rkomi — primo in classifica, disco più venduto del 2021 in Italia — e quello che segna un cambio di rotta netto rispetto alla sua identità precedente. L'attitudine rap rimane, ma viene incanalata in un progetto dalle sonorità più pop, urban e a tratti R&B, costruito attorno a un concept ispirato al film di Scorsese: Rkomi come tassista che porta ogni ospite in un territorio musicale diverso, a volte affine a lui, a volte del tutto nuovo. È un'immagine che funziona, e il disco la onora abbastanza.

Le tracce che spiccano davvero sono MARE CHE NON SEI con Gaia — R&B morbido, produzione avvolgente — e LUNA PIENA con Irama, dove le due voci si trovano bene su un beat di Shablo con quegli spunti estivi che sembrano fatti apposta per quel tipo di accoppiata. Sono i momenti in cui il cambio di direzione paga di più, perché suona convincente e non forzato.

Il problema arriva con la repack, che ha allungato il disco in modo ingiustificato. INSUPERABILE, portata a Sanremo, è probabilmente uno dei suoi pezzi peggiori: una vena rock che non gli appartiene, e si sente. Anche nella versione originale non mancano le cadute di tensione — NUOVO RANGE con Sfera Ebbasta è la hit più prevedibile del lotto, esattamente il tipo di collaborazione che il concept del disco prometteva di evitare.

Nel complesso TAXI DRIVER resta un buon disco, e dimostra che Rkomi sa muoversi fuori dal rap senza perdere credibilità. Ma è anche un progetto che funziona meglio quando non cerca il colpo grosso.

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malinconico rilassato

Miglior traccia: MARE CHE NON SEI

Hits: Mare Che Non Sei, Luna Piena

73
Tier 5° · Rank 279°
Cover di Malverde
254°

Malverde (2020)

Disme

Hip-Hop/Rap Trap

Malverde è un disco passato abbastanza in sordina nel rap mainstream, ma che meriterebbe ben altra attenzione. Il mood è cupo e rabbioso, con una rassegnazione che non è mai vera pace — è rabbia compressa, il tipo di malcontento che non si sfoga ma si accumula. Disme è incazzato con se stesso e con tutti, e lo si sente in ogni barra: flow serrato, voce graffiante e quasi rauca, perfettamente a proprio agio su produzioni — quasi interamente firmate Shune — che mantengono un suono omogeneo lungo tutto il progetto senza mai scivolare nella monotonia. Un'atmosfera coerente e densa.

Quella tensione tra rassegnazione e rabbia emerge con chiarezza in Cosa Non Va, il feat. con Tedua e uno dei momenti più alti del disco — "Sai che non cerco la felicità / Ma ti chiamavo e tu non c'eri, fra'". Entrambi i rapper sfoggiano flow calibrati sulla produzione minimal, e il risultato è una delle tracce più efficaci perché non ha bisogno di alzare la voce per pesare.

Anche nei momenti più pop, come Freddo o Errori, Disme non perde mai la propria identità: i ritornelli funzionano senza fare concessioni che stridano col resto. Forse tra i meno noti della scena drill ligure, ma Malverde dimostra che Disme è un nome da tenere d'occhio — e chi l'ha ignorato finora non ha più scuse.

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riflessivo angosciante malinconico

Miglior traccia: Freddo

Hits: Cosa Non Va, Invece No

83
Tier 4° · Rank 220°
Cover di nadie sabe lo que va a pasar manana
255°

nadie sabe lo que va a pasar manana (2023)

Bad Bunny

Latin Trap Raeggeton

Venire dopo Un Verano Sin Ti — l'album più ascoltato di sempre su Spotify — non è una posizione comoda. E forse è proprio questa pressione che si sente nel disco: nadie sabe lo que va a pasar mañana non prende una direzione, le prende tutte. Latin trap, reggaeton, jersey club, beat più sperimentali — in 22 tracce e oltre 80 minuti di musica. È facile perdersi, e non sempre in senso buono.

Quando funziona, funziona davvero. Monaco apre con una produzione orchestrale che schiaccia, autocelebrazione pura che però si porta dietro un'energia difficile da ignorare. Fina con Young Miko e soprattutto Where She Goes sono i momenti più riusciti: la seconda in particolare ha una produzione jersey che spinge forte e un ritornello che non ti lascia più. Ci sono anche le tracce dedicate a Puerto Rico, come Acho PR, che mostrano un lato più intimo — ma occupano troppo poco spazio per lasciare un segno vero sul disco. E poi ci sono brani come Mercedes Carota, che nel mezzo di tutto questo risultano semplicemente anonimi, senza una ragione convincente per stare lì.

Il problema non è tanto la varietà in sé — Bad Bunny ha sempre mescolato — ma la sensazione che manchi qualcuno che abbia detto "basta" in fase di editing. Un disco di questa lunghezza richiede una coerenza interna che qui non c'è. Si riesce a estrarre una manciata di brani ottimi, ma tornare all'album per intero è un'impresa. Dopo Un Verano Sin Ti, ci si aspettava qualcosa di più a fuoco.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: WHERE SHE GOES

Hits: MONACO, UN PREVIEW, WHERE SHE GOES

54
Tier 7° · Rank 390°
Cover di Club Dogo
256°

Club Dogo (2024)

Club Dogo

Hip-Hop/Rap Boom Bap Coca Rap

Qualcuno li ha accusati della solita grattata: reunion per macinare soldi, dieci sold out al Forum, nostalgia venduta a caro prezzo. Ma quando Guè e Jake rappano insieme il risultato è assicurato, e questo disco — che si chiama come il gruppo, dieci anni dopo l'ultimo capitolo — è lì a dimostrarlo.

Il lancio era già stato un colpo di teatro: video con il sindaco Beppe Sala e l'attore Claudio Santamaria, manifesti con le liriche del disco tappezzati per tutta Milano, un pop-up store in piazza San Babila preso d'assalto. La città come palcoscenico, prima ancora che uscisse una nota. Per i Club Dogo Milano non è mai stata solo uno sfondo — è la "Gotham" italiana, l'immaginario che attraversa ogni disco e che qui torna con la stessa forza di sempre.

Musicalmente il disco è perfettamente in linea con il loro stile, ma rifinito: boom bap, basi old-school firmate Don Joe, punchline, strada, rap e status. C'era Una Volta in Italia, Mafia del Boom Bap e King of the Jungle sono le tracce più cariche ed energiche, quelle che ricordano perché questi due insieme fanno un effetto diverso da qualsiasi loro progetto solista. Sul versante più cupo, In Sbatti mette in fila gli sbatti di chi la strada l'ha vissuta davvero — quella di Milano, non alla finto gangsta come se fossimo ad Atlanta. È una delle tracce più riuscite del disco proprio perché non concede niente all'immagine.

L'unico momento in cui il baricentro si sposta è Soli a Milano con Elodie: un brano che guarda altrove rispetto al resto, e che abbassa leggermente il livello complessivo. Un episodio isolato in un disco che per il resto fa esattamente quello che promette: rap eseguito alla perfezione secondo i canoni del genere, da due pesi massimi che non hanno perso un colpo.

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aggressivo trionfante riflessivo

Miglior traccia: In Sbatti

Hits: In Sbatti, King of The Jungle, Mafia del Boom Bap

79
Tier 4° · Rank 241°
Cover di MUSIC
257°

MUSIC (2025)

Playboi Carti

Hip-Hop/Rap Rage Trap

Playboi Carti è uno degli artisti più attesi negli Stati Uniti: assente con un progetto proprio dall'ultimo Whole Lotta Red del 2020, ma presente in diverse collaborazioni di successo — su tutte FEIN con Travis Scott. MUSIC si presenta come una lunghissima playlist di trenta brani per settantasette minuti totali, quasi a voler ripagare i fan dall'assenza — il che porta inevitabilmente con sé tanti potenziali skip.

Il sound è definito: dalla trap alla rage — quel filone di beat ipnotici e distorti che derivano dalla trap ma spingono verso sonorità hardcore — con produzioni che non lasciano spazio a compromessi. La forza del disco, però, si concentra in quattro o cinque tracce al massimo: quelle con i beat più acidi e particolari, dove Carti fa una delle cose per cui è diventato famoso, ovvero manipolare continuamente la voce fino a sembrare artisti diversi da sé stesso — un approccio che o si ama o si odia, ma che quando funziona è immediatamente riconoscibile.

Tra le tracce da citare: MOJO JOJO per il beat e l'intro di Kendrick, RATHER LIE con The Weeknd — accoppiata ormai collaudata — e COCAINE NOSE per il riff di chitarra loopato.

Con la metà dei brani rimossi, sarebbe stato un disco ben più valido.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: COCAINE NOSE

Hits: MOJO JOJO, COCAINE NOSE, RATHER LIE

69
Tier 6° · Rank 319°
Cover di Rockstar
258°

Rockstar (2018)

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Rockstar è il disco della consacrazione definitiva di Sfera Ebbasta, e il motivo è semplice: per arrivarci, Sfera abbandona la trap cupa e viscerale dei lavori precedenti e vira verso sonorità più pop, più colorate, costruendo l'immaginario della nuova star italiana — un titolo conquistato sul campo. La scelta funziona perché arriva nel momento giusto: la celebrazione del successo ha senso quando il successo è ancora fresco, quando si sente che quei testi vengono da qualcuno che sta ancora realizzando dove è arrivato.

Il disco è pieno di hit che reggono: la title track, Ricchi x Sempre, e soprattutto Cupido con Quavo — una delle prime collaborazioni davvero riuscite tra un rapper italiano e un nome americano di quel peso nel mondo trap. Un momento che all'epoca valeva qualcosa. Per chi invece segue Sfera dagli albori, i momenti più identitari rimangono quelli ancorati alla trap delle origini — XNX e 20 Collane, dove si sente ancora il Sfera dei primi lavori prima che il pop prendesse il sopravvento.

C'è già qui un principio di quella formula che nei dischi successivi diventerà il problema principale: Famoso arriverà a replicare lo stesso schema senza averne più le ragioni, scimmiottando un'estetica che su Rockstar aveva ancora una sua logica. Ma questo disco, preso per quello che è, ha ancora abbastanza brani che reggono il peso del suo successo.

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trionfante malinconico euforico

Miglior traccia: Uber

Hits: Cupido (feat. Quavo), Ricchi x Sempre, Uber, Tran Tran

68
Tier 6° · Rank 326°
Cover di 17
259°

17 (2020)

Emis Killa & Jake La Furia

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

17 è uno di quei dischi che riesce a sorprendere proprio chi non è un fan sfegatato né di Emis né di Jake — e parlando da quella posizione, l'effetto è stato inaspettato. Sono riusciti a mettere insieme qualcosa che funziona davvero: ottimo rap, flow solidi, produzioni che non reinventano niente ma che stanno esattamente dove devono stare. Niente di innovativo, ma tutto coerente con il tipo di approccio che i due hanno scelto — e alla fine è proprio questa coerenza a tenere il disco in piedi dall'inizio alla fine.

Si alternano momenti più leggeri e scazzati, come Malandrino o No Insta, a episodi più seri e personali come La mia prigione e Quello che non ho, e il cambio di registro funziona senza che il disco perda mai il filo. Probabilmente qui dentro ci sono le migliori strofe di entrambi — e per chi come me li aveva sempre tenuti a distanza, è una constatazione che pesa.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: La mia prigione

Hits: La mia prigione, Quello che non ho

72
Tier 5° · Rank 288°
Cover di UNATONED
260°

UNATONED (2025)

Machine Head

Metal Alternative Metal

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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aggressivo malinconico trionfante

Miglior traccia: THESE SCARS WON’T DEFINE US

33
Tier 8° · Rank 422°
Cover di 60 Hz II
261°

60 Hz II (2025)

Dj Shocca

Hip-Hop/Rap

Dopo circa vent'anni dal primo 60 Hz — uno dei dischi culto dell'hip-hop italiano — Dj Shocca propone un nuovo capitolo. Intitolare un disco 60 Hz II porta con sé un significato ben preciso: la volontà di ricollegarsi esplicitamente a quel progetto. E come tutti i sequel di dischi riuscitissimi, questo si carica inevitabilmente di un peso in più: il confronto con il suo "padre".

Un confronto che il disco stesso alimenta fino alla fine, riproponendo le versioni II di pezzi fondamentali del primo lavoro — Rendez Vous Col Delirio, Notte Blu, Ghettoblaster — senza stravolgere le strumentali originali. Con questa operazione, Shocca dimostra di essere stato un visionario: quei pezzi funzionavano benissimo in un'epoca dell'hip-hop dominata dal boom bap, e funzionano ancora oggi. Ma la domanda sorge spontanea: ne avevamo davvero bisogno, o è più un'operazione nostalgia?

Dai brani nuovi emerge proprio la risposta, e non è del tutto incoraggiante. Le liriche sono fondamentalmente incentrate sul ricordo dei tempi d'oro del rap, con testi che faticano a reggere il confronto col primo disco — fatta eccezione per i contributi di Ghemon e Mistaman.

In conclusione, è sicuramente un disco che riporta al centro del genere il suono old-school, ma senza aggiungere nulla di nuovo. Forse, però, era proprio questo l'intento.

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giocoso riflessivo malinconico

Miglior traccia: Notte Blu II

67
Tier 6° · Rank 329°
Cover di Zolfo
262°

Zolfo (2023)

Taxi B

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Hardstyle Trap Metal

Quando FSK Satellite si è sciolto nel 2021, ognuno dei tre si è portato dietro un'identità ben definita. Taxi B era già quello con lo screamo, i beat acidi, il suono più duro. Zolfo, il suo primo album solista, non tradisce niente di tutto questo — anzi, lo porta a compimento. Cross-over puro: hardcore, trap e momenti emo che convivono senza che nessuno dei tre sembri fuori posto.

Lo screamo è il cavallo di battaglia, e qui funziona perché non è mai grezzo o fine a se stesso — è controllato, integrato nei beat, parte della costruzione del pezzo piuttosto che una sovrapposizione. I testi non sono il punto di forza del disco, ma non è quello che Zolfo vuole essere, e Taxi lo sa: quando il suono è così caratterizzato, i testi possono permettersi di stare un passo indietro.

Tra i pezzi da nominare, Sex Pistols sorprende con un ritornello quasi punk che non ti aspetti; Pyppare è la hit più trap e più cupa del disco; Inutilmente è il momento emo più riuscito, quello che dimostra che anche sul versante melodico Taxi B sa il fatto suo. Il problema sono le tracce che non girano allo stesso regime: Cosa faresti per un like e Come NY hanno beat che spingono meno, e Taxi in quel contesto non rende — il suo approccio ha bisogno di una base che lo sostenga, altrimenti perde mordente.

Rimane comunque un disco identitario, difficile da inquadrare nella scena rap italiana mainstream. E questo, nel 2023, non è poco.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Sex Pistols

Hits: PYPPARE, Sex Pistols

78
Tier 4° · Rank 248°
Cover di DeBi TiRAR MaS FOTos
263°

DeBi TiRAR MaS FOTos (2025)

Bad Bunny

Latin

Dopo un disco poco convincente, in cui la latin trap aveva preso eccessivamente il sopravvento, Bad Bunny compie un'operazione totalmente diversa: decide di recuperare le proprie origini, la sua amata Puerto Rico, e confeziona un progetto dall'estetica e dal suono decisamente rinnovati.

Debí Tirar Más Fotos — un invito a scattare più foto, a immortalare i momenti che davvero contano — è un disco musicalmente ricco e riuscito. Niente trap: rimangono le influenze reggaeton, ma unite a sonorità della tradizione, in un connubio quasi perfetto.

Tante tracce destinate a diventare classici di repertorio, come l'apertura NUEVAYoL o la title track. Ma altrettanto interessanti sono i momenti più portoricani nell'essenza, come CAFÉ CON RON, insieme al gruppo locale Los Pleneros de la Cresta, un vero inno alla resistenza e all'identità dell'isola.

Un disco da ascoltare, cantare e ballare, possibilmente tutti insieme.

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sensuale

Miglior traccia: CAFè CON RON

Hits: CAFè CON RON, DtMF, NUEVAYoL, BAILE INVolVIDABLE

90
Tier 2° · Rank 150°
Cover di XDVR
264°

XDVR (2015) ✰

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Trap

XDVR nasce dal niente: due ventenni di periferia, un computer, nessuna etichetta. Sfera Ebbasta e Charlie Charles, dopo essersi conosciuti in un McDonald’s dopo una serata, pubblicano il disco in free download nel giugno 2015, e nel giro di poco viene intercettato dall’etichetta Roccia Music che lo ripubblica a novembre. Da quel momento cambia qualcosa nel rap italiano.

Non è che la trap non esistesse prima in Italia — c'era già qualcuno che ci lavorava — ma XDVR porta quel suono a un livello successivo. Il mood cupo, compresso e ipnotico della trap americana arriva qui con una coerenza e una forza che mancava. Charlie Charles costruisce un universo sonoro omogeneo dall'inizio alla fine: bassi spinti, beat elettronici, e quel giro di piano che diventa la sua firma stilistica — ipnotico, riconoscibile, presente in modo diverso su ogni traccia. L'Auto-Tune su Sfera non è un effetto decorativo: è parte della voce, del suono, dell'identità del disco.

Liricamente non c'è liricismo colto, né vuole esserci. C'è la voglia di rivalsa di un ragazzo cresciuto a Cinisello Balsamo, il racconto del quartiere, dei palazzi, di una gioventù bruciata — raccontata senza filtri e senza ipocrisie. Ciny è diventata una delle sue hit più riconoscibili proprio per questo. Mercedes Nero, con Tedua e Izi, ha quel giro di piano ipnotico che non esce dalla testa. Ma i brani meno noti tengono il disco insieme altrettanto bene — Brutti Sogni, Zero, Trap Kings sono il lato più grezzo e urgente del progetto.

Uno spartiacque vero. Non perché fosse perfetto, ma perché era necessario.

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angosciante

Miglior traccia: Mercedes Nero

Hits: Mercedes Nero, Brutti sogni

90
Tier 2° · Rank 146°
Cover di Madame
265°

Madame (2021)

Madame

Hip-Hop/Rap Pop Rap

Madame è il disco di debutto ufficiale dell'artista vicentina, e conferma quello che i singoli anticipatori avevano già lasciato intuire: c'è un talento palese, una capacità di scrittura non comune nel rap italiano, emersa prepotentemente fin da giovanissima con pezzi come 17 o Sentimi.

Il disco però è una montagna russa. Ci sono momenti molto riusciti — vuoi per le melodie catchy del pop rap moderno, come Tu Mi Hai Capito con Sfera Ebbasta o Luna con Gaia, vuoi per la profondità di temi e scrittura, come in Clito o Vergogna — e momenti in cui il progetto perde un po' di fuoco, specialmente sul fronte delle produzioni.

Tra i picchi assoluti c'è Voce, brano autobiografico in cui Madame si rivolge alla propria voce come metafora dell'identità: presentato a Sanremo 2021, gli è valso la Targa Tenco.

Nel complesso un buon disco, acerbo in certi punti ma con lampi che confermano una delle voci più interessanti emerse dal rap italiano negli ultimi anni.

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sensuale giocoso

Miglior traccia: Voce

Hits: Baby, Voce

73
Tier 5° · Rank 274°
Cover di Mr. Morale & The Big Steppers
266°

Mr. Morale & The Big Steppers (2022)

Kendrick Lamar

Hip-Hop/Rap Conscious Rap R&B Soul

Cinque anni di silenzio dopo Damn, e Kendrick non si presenta con un disco facile. Mr. Morale & the Big Steppers è un doppio album che funziona come una seduta di terapia resa pubblica: trauma generazionale, rapporti di coppia, identità, cancel culture — tutto finisce dentro, senza filtri e senza soluzioni preconfezionate. Non è un disco che ti accarezza, ma è un disco che non perde mai la bussola, e questo è già tutto.

La produzione è volutamente minimale, spesso rarefatta, con incursioni nel jazz, nel soul e nella trap che non stonano mai. Father Time è forse il momento più alto: la base sembra rovinata, c'è quel fruscio da vinile consumato che dà l'impressione di dissotterrare qualcosa di sepolto da tempo, e il testo va dritto al punto — “Lookin' for "I love you", rarely emphathizin' for my relief” — sul rapporto col padre, sulla mascolinità tossica che si tramanda senza che nessuno se ne accorga. Tra i brani che meritano menzione, sicuramente Die Hard, con una base e un ritornello che ti restano in testa, e Silent Hill con Kodak Black, uno dei momenti più fisici del disco, dove il flow e una produzione più trap si incastrano benissimo. In generale non ci sono tracce deboli, e in un doppio album non è una cosa scontata.

Quello che sorprende è che nonostante la lunghezza e la densità dei temi, il disco regge compatto dall'inizio alla fine. Non perde energia, non si disperde. Kendrick riesce a tenere tutto insieme — i momenti emotivi, i banger, gli intermezzi — con una coerenza che pochi si possono permettere. Un altro capitolo impeccabile di una discografia che continua a non sbagliare un colpo.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: Father Time (feat. Sampha)

Hits: Father Time, Die Hard, N95

90
Tier 2° · Rank 144°
Cover di I Nomi Del Diavolo
267°

I Nomi Del Diavolo (2024)

Kid Yugi

Hip-Hop/Rap Trap

Con il suo secondo album Kid Yugi si conferma uno dei rapper più interessanti della scena italiana, e uno dei pochi che in questo momento ha davvero qualcosa da dire — e il modo per dirlo. I Nomi del Diavolo è un concept costruito attorno all'immaginario infernale: ogni traccia affronta una forma del male — un amore che non funziona, un'amicizia che tradisce, la violenza, l'ambizione — e i titoli stessi, da Lilith a Lucifero passando per Il Signore delle Mosche, compongono un bestiario simbolico che attraversa letteratura e cinema prima ancora di arrivare alla trap.

Le produzioni reggono il peso del concept senza mai appesantirlo. C'è sempre qualcosa che le distingue dalla trap standard del momento: una tromba che si intravede in sottofondo in Nemico, abbastanza da dare alla traccia una tensione melodica diversa dal solito, o un synth più spinto che sposta l'atmosfera senza stravolgere. E poi ci sono i momenti opposti, dove la produzione si spoglia quasi del tutto: Lucifero chiude il disco in quella modalità, con le barre di Yugi a riempire lo spazio su un beat ridotto all'osso — non voglio sentire applausi per due cazzate che ho scritto — una dichiarazione di poetica che arriva nel punto giusto.

Anche i featuring sono usati bene, senza sprechi. Ernia porta in Nemico una delle strofe liricamente più dense del disco. Ex Angelo con Sfera Ebbasta e Shablo è il pezzo più morbido, melodicamente più immediato, e funziona proprio perché non cerca di essere qualcos'altro. Denaro con Simba La Rue va dall'altra parte: aggressiva, diretta, nessuna concessione.

Il rap italiano è un genere che si è saturato in fretta, e distinguersi qui non è banale. I Nomi del Diavolo ci riesce — non per un singolo brano fortunato, ma perché tiene insieme banger e pezzi più costruiti con una coerenza che non è scontata. Se sei arrivato fin qui cercando qualcosa di concreto nel rap italiano degli ultimi anni, difficile fare meglio di questo.

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aggressivo angosciante misterioso

Miglior traccia: Nemico

Hits: Nemico, Denaro, Lucifero

88
Tier 3° · Rank 181°
Cover di Pizza Kebab Vol. 1
268°

Pizza Kebab Vol. 1 (2023)

Ghali

Hip-Hop/Rap Trap Rage

Ghali torna dopo un po' di assenza e lo fa guardando indietro — il titolo rimanda al pezzo più iconico del suo esordio, e l'intenzione è chiara fin da subito: tornare alle radici, riappropriarsi della trap. La produzione è affidata ai suoi pupilli KIID e Sadturs, che cavalcano le sonorità della nuova scena "trap aliena" — beat sghembi, atmosfere claustrofobiche, un'estetica che strizza l'occhio a Playboi Carti più che alla vecchia Milano. In teoria, una mossa interessante. In pratica, i risultati sono altalenanti.

Quando funziona, funziona davvero. Il punto più alto è Coco — morbida, arabeggiante, introspettiva — un pezzo che in Italia sa fare solo lui, quella miscela di malinconia e identità culturale che è sempre stata la sua firma più riconoscibile. Subito dietro, Machiavelli con Simba La Rue: beat cupissimo, angosciante, un'atmosfera claustrofobica che tiene dall'inizio alla fine.

Il problema è tutto il resto. Ci sono brani che riprendono le sonorità di Album e DNA senza aggiungere nulla — Zuppa Di Succo Di Mucca potrebbe essere una traccia scartata da quei dischi, e non è necessariamente un insulto: il pezzo non è brutto, è solo inutile, non sposta niente. Poi ci sono i momenti proprio usciti male, su tutti Paura e Delirio a Milano, dove la reunion con pezzi della Dark Polo Gang non produce la scintilla sperata. Il ritorno alle origini, insomma, funziona a sprazzi — qualche traccia si salva, ma non rimane molto.

Il problema di fondo è che Ghali è un artista che quando è ispirato produce cose che altri non sanno fare. Pizza Kebab Vol. 1 non è un disco ispirato.

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malinconico aggressivo

Miglior traccia: Coco

Hits: Coco

50
Tier 7° · Rank 396°
Cover di La Divina Commedia
269°

La Divina Commedia (2023)

Tedua

Hip-Hop/Rap Pop Pop Rap

Teniamo a mente una cosa: Tedua arriva da Mowgli, progetto del 2018, solidissimo, coerente nelle sonorità e nell'attitudine, uno dei dischi rap più riusciti della sua generazione. Su La Divina Commedia l'hype accumulato era enorme — cinque anni di annunci, rimandi e attese che avevano caricato le aspettative oltre ogni limite ragionevole. E già chiamarlo La Divina Commedia è una dichiarazione d'intenti che non lascia spazio all'ambiguità.

Il problema è che il concept, al di là del titolo e di qualche citazione dantesca sparsa, non si sente davvero. Non c'è una struttura narrativa che tenga insieme il disco, non c'è un percorso riconoscibile dall'Inferno al Paradiso — c'è solo un'etichetta sopra a qualcosa che avrebbe potuto stare in piedi anche senza. E quello che sta sotto, purtroppo, è per larga parte quel pop-rap melodico costruito per durare qualche giorno. Mancanze affettive con Geolier, Volgare con Lazza, Hoe con Sfera Ebbasta: tre featuring che sembrano scelti per garantire numeri più che per necessità artistica, e i brani lo riflettono — entrano facilmente, escono ancora più facilmente.

I momenti in cui Tedua si ritrova davvero sono tre, e si riconoscono subito: l'Intro, Bagagli e l'outro. Lì la narrazione si fa personale, il flow cambia pelle, le strutture si aprono e si prende il tempo che serve. È il Tedua che valeva la pena aspettare. Il guaio è che tre momenti isolati non bastano a sostenere un disco intero, e anzi rendono ancora più evidente il contrasto con il resto.

Forse senza cinque anni di attesa sulle spalle il giudizio sarebbe stato meno severo. Ma un disco che si chiama La Divina Commedia si porta dietro le sue ambizioni — e queste ambizioni, qui, restano in gran parte disattese. Un'occasione sprecata.

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riflessivo

Miglior traccia: Intro La Divina Commedia

Hits: Intro La Divina Commedia, Bagagli (Improvvisazione), Outro Purgatorio

51
Tier 7° · Rank 394°
Cover di Il Coraggio dei Bambini
270°

Il Coraggio dei Bambini (2023)

Geolier

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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malinconico aggressivo

Miglior traccia: Monday

Hits: Monday

71
Tier 5° · Rank 295°
Cover di Tunnel
271°

Tunnel (2024)

Simba La Rue

Hip-Hop/Rap Hood Trap Gangsta Rap

Mettiamo un attimo da parte il personaggio e valutiamo il disco per quello che è: gangsta rap con un'identità sonora precisa e difficile da trovare altrove nel rap italiano.

Il suono di Simba pesca chiaramente dal rap francofono — quella roba da banlieue parigina che si sente nel flow spezzato, nel lessico, nell'attitudine — e lo porta dentro un contesto italiano in maniera credibile. Beat acidi, cupi, a tratti ipnotici, che si muovono tra trap e hood senza mai perdere coesione. Non ci si può aspettare testi impegnati e non è quello il punto: il genere ha le sue regole, e Tunnel le rispetta fino in fondo. Qualche pezzo regge meno per produzione, ma sono eccezioni in un disco che complessivamente è ben costruito e raramente cala.

Se vuoi capire cosa hai di fronte, parti da Tunnel, No Mix No Master e Bâtiment: tre pezzi che rappresentano bene l'arco del disco e bucano le casse come pochi altri in circolazione nel rap italiano del 2024.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: NO MIX NO MASTER

Hits: NO MIX NO MASTER, BATIMENT, SOLDI A CASA

88
Tier 3° · Rank 174°
Cover di Currents
272°

Currents (2015) ✰

Tame Impala

Alternative Synth Pop Psychedelic Pop

Se si dovesse fare una lista dei dischi più interessanti degli ultimi anni, Currents non potrebbe mancare. È stato il mio punto d'ingresso nel mondo di Tame Impala — e non è un punto d'ingresso qualunque.

Tame Impala è il progetto solista di Kevin Parker, australiano di Perth: scrive, suona, produce e mixa tutto da solo. Currents è il suo terzo disco e anche la sua svolta più radicale — un abbandono quasi totale delle chitarre in favore di synth, elettronica e psichedelia sognante. Una scelta che all'epoca ha sorpreso i fan dei dischi precedenti, ma che col senno di poi sembra inevitabile.

Il risultato è un disco che suona esattamente come deve: coeso, personale, con un'identità sonora precisa che non si lascia catalogare facilmente. La forza di Currents è la somma delle sue melodie e dei suoi momenti di introspezione — Parker parla di trasformazione personale, di diventare qualcuno che non pensavi di diventare, e quella tensione si sente in ogni traccia. La voce, trattata e sognante, è parte integrante del suono, non un elemento separato.

The Less I Know the Better ha uno dei riff iniziali più immediati e riconoscibili del disco — ti cattura subito e non molla. Eventually lavora su un registro più malinconico, con un ritornello avvolgente che cresce fino a diventare quasi opprimente nel senso migliore. Ma il brano più ambizioso è Let It Happen, quasi otto minuti con una struttura che cresce e si trasforma, e un finale ipnotico che da solo vale l'ascolto.

È uno di quei dischi che rende ancora meglio se preso come esperienza totale, dall'inizio alla fine, senza saltare. Il tipo di disco che ti cambia l'umore.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Eventually

Hits: Eventually, The Less I Know The Better, Let It Happen

94
Tier 2° · Rank 107°
Cover di The College Dropout
273°

The College Dropout (2004) ✰

Kanye West

Hip-Hop/Rap

The College Dropout esce nel 2004 ed è un debutto clamoroso — non solo perché dimostra che Kanye sa rappare oltre che produrre, ma perché lo fa portando temi che nel rap dell'epoca non esistevano. Il gangsta rap dominava, e Kanye arriva con tutt'altro: la fede religiosa, la critica al sistema educativo, le ambizioni e le frustrazioni di chi viene dalla classe media nera. Una rottura netta, portata avanti con una sicurezza disarmante.

Il suono è la sua firma: campionamenti soul e gospel manipolati, voci accelerate fino a sembrare cartooneschi — il così detto chipmunk soul — drums che scattano come molle. Produzioni calde, immediate, difficili da dimenticare. Ed è proprio quella qualità produttiva a reggere il disco nel tempo. Suona bene oggi come allora.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Jesus Walks, con il suo ritmo incalzante che sembra una marcia trionfale; New Workout Plan ti fa muovere per forza, un groove che non chiede permesso. E poi c'è Through the Wire, una delle migliori canzoni di Kanye di sempre: quella vocina del sample ti entra in testa, e quando parte il flow di Kanye sopra — registrato con la mascella fratturata, letteralmente — capisci che stai ascoltando qualcosa di speciale.

Considerando quello che farà dopo, si può dire che Kanye era già partito da un livello altissimo.

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riflessivo spirituale giocoso

Miglior traccia: Through The Wire

Hits: Through The Wire, Jesus Walks, Family Business

100
Tier 1° · Rank 27°
Cover di The Low End Theory
274°

The Low End Theory (1991) ✰

A Tribe Called Quest

Hip-Hop/Rap Jazz Rap

The Low End Theory è il secondo album degli A Tribe Called Quest, uscito nel 1991, ed è uno dei dischi fondamentali della golden age dell'hip-hop americano. Il titolo non è una metafora: il basso è letteralmente il protagonista sonoro del disco, e su Verses from the Abstract suona addirittura Ron Carter, il leggendario contrabbassista jazz. È quel tipo di dettaglio che dice tutto sull'approccio di Q-Tip alla produzione — campionamenti jazz usati non come ornamento ma come ossatura.

Il suono è minimale, diretto, quasi austero: niente stratificazioni eccessive, niente effetti in primo piano. È jazz rap nella sua forma più pura, e proprio per questo può sembrare datato a un ascolto contemporaneo — non perché abbia perso qualità, ma perché l'hip-hop di oggi è andato in direzioni molto diverse, e quella essenzialità può suonare lontana.

Ma quando funziona, funziona benissimo. Jazz (We've Got) ha un mood e una raffinatezza che si sentono dai primi secondi — quegli scratch iniziali sopra una base jazzata sono un momento di produzione quasi perfetto. E poi c'è Scenario, con Busta Rhymes — energia pura, uno di quegli hip-hop che ti fa muovere il collo.

Un classico da ascoltare almeno una volta, soprattutto per capire da dove viene gran parte di quello che è venuto dopo.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Scenario

Hits: Scenario, Jazz (We’ve Got), Check the Rhime

90
Tier 2° · Rank 154°
Cover di Mentre Los Angeles Brucia
275°

Mentre Los Angeles Brucia (2025)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Mentre Los Angeles Brucia è l’undicesimo album in studio di Fabri Fibra e, a detta sua già dalla traccia di apertura, potrebbe essere anche l’ultimo pubblicato sotto major. Come spesso accade nella sua discografia, è un lavoro destinato a dividere. La scrittura, ormai da tempo più essenziale, potrà far storcere il naso a chi cerca il tecnicismo puro, ma non per questo risulta svuotata di contenuti. Anzi, rispetto a Caos, che dava l’impressione di una raccolta disomogenea di brani, qui emerge una coerenza molto più solida.

Il disco si sviluppa in due blocchi distinti, quasi ricalcando la struttura di Fenomeno. La prima parte è più leggera: c’è il singolo Milano Baby con Joan Thiele, qualche incursione in flow più moderni per lui come in Tossico, e un momento che richiama il vecchio spirito di Mr. Simpatia in Karma Ok.

È però nella seconda metà che il progetto trova la sua vera forza, virando verso toni più intensi e introspettivi, con un focus particolare sul tema della famiglia. Qui le tracce dialogano tra loro in modo molto più evidente: Tutto Andrà Bene tocca temi come bullismo e revenge porn, ma sembra soprattutto puntare il dito sull’incapacità dei genitori di riconoscere il disagio dei figli. Figlio è probabilmente il vertice emotivo del disco: una lettera immaginaria a un figlio che non esisterà mai, scritta senza filtri e proprio per questo profondamente sincera — “al figlio che mai avrò, tratta bene le ragazze… ricorda il karma è importante, non dare mai false speranze”.

Con Mio Padre la prospettiva si ribalta: Fibra si rivolge direttamente al padre scomparso, lasciando emergere frustrazione e rancore con una sincerità quasi adolescenziale, nel senso più autentico del termine. Anche Vivo, impreziosita da un campione straordinario di Andrea Laszlo De Simone, è tra i momenti migliori: un rap fatto di immagini semplici ma efficaci — “Tu restami vicino, ho già toccato il fondo / mentre abbasso il finestrino e sento l’aria sul mio volto / non ci sta nessuno in giro, come se fosse un sogno / tu sei Trinity, io Neo e tutto ci esplode intorno”.

Il disco si completa con alcune tracce bonus, escluse dalla tracklist principale ma comunque volute da Fibra. Tra queste spicca Invidia, in cui compie un gesto quasi anti-rap: ammettere apertamente di provare invidia per alcuni colleghi, il tutto su un beat che richiama l’epoca di Mr. SimpatiaTradimento.

A fare da collante c’è una produzione sempre solida, curata in gran parte insieme ai 2nd Roof, ormai una garanzia nel suo percorso.

Il vero punto di forza di Mentre Los Angeles Brucia resta però la sincerità: Fibra ha ancora qualcosa da dire, e soprattutto sente il bisogno di dirlo.

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riflessivo malinconico aggressivo

Miglior traccia: Figlio

Hits: Figlio, Invidia

91
Tier 2° · Rank 132°
Cover di TUTTA VITA
276°

TUTTA VITA (2024)

Olly

Pop Cantautorato

Se sei arrivato qui cercando qualcosa di leggero da mettere su in macchina, hai trovato quello che fa per te.

Tutta Vita segna un cambio di rotta netto rispetto all'esordio: Olly e il producer Juli virano deciso verso il pop, e difficile dire che abbiano sbagliato strada. Non è un disco con grandi ambizioni — non cerca la formula elaborata né il testo impegnato — ma sa benissimo cosa vuole essere: melodie immediate, scrittura con qualche venatura indie nel modo di raccontare le cose, produzioni che strizzano l'occhio al cantautorato italiano senza farne una citazione esplicita. La formula è infiocchettata bene, e ci vuole comunque talento a far funzionare questo tipo di cose senza scivolare nel banale.

Il risultato è che brani come Scarabocchi, Devastante o A Squarciagola è difficile non cantarli — entrano in testa al primo ascolto e non se ne vanno. Va bene così: ogni tanto un ritornello davvero melodico è esattamente quello che serve.
Disco perfetto per l'autostrada del sole.

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riflessivo malinconico euforico

Miglior traccia: Devastante

Hits: Devastante, Scarabocchi, A Squarciagola, Per due come noi

71
Tier 5° · Rank 297°
Cover di Mowgli
277°

Mowgli (2018)

Tedua

Hip-Hop/Rap Trap Drill

Mowgli è quello che succede quando un rapper e un producer si muovono come un'unica testa: stessa visione, stessa direzione, zero compromessi. Era già successo con XDVR, il disco di Sfera con Charlie Charles, e risuccede qui con Tedua e Chris Nolan — due ragazzi che costruiscono un mondo sonoro preciso e ci abitano dentro per tutta la durata del disco.

Il concept non viene dichiarato esplicitamente, ma è lì: un ragazzo che sgomita tra Cogoleto e Milano, sospeso tra due realtà diverse con problemi poi non così diversi, che impara le regole di una giungla urbana navigandola a modo suo. Chris Nolan costruisce le basi su misura per quel racconto — trap, certo, ma con innesti che richiamano quella scena ligure nascente che in quegli anni stava trovando la sua identità sonora insieme a Izi e Vaz Tè, più elementi naturali, quasi ambientali, che tengono vivo il filo della metafora. E sopra ci metti il flow di Tedua, volutamente sghembo, che spezza la ritmica invece di assecondarlo — una scelta che o capisci subito o ti spiazza, ma che qui ha perfettamente senso.
Coraggiosissima poi la scelta di uscire senza un solo featuring: nessuno ospite, nessun appiglio commerciale. Solo Tedua a raccontare il suo mondo, dall'inizio alla fine.

I brani cult sono arrivati di conseguenza: La Legge del Più Forte che sintetizza l'essenza del disco meglio di qualsiasi descrizione, Vertigini che è il momento più pop senza tradire nulla, Burnout e Fashion Week che mettono in mostra le peculiarità ritmiche di Tedua nella loro forma più immediata. Ma anche i brani meno esposti sanno dire la loro — Cucciolo d'Uomo, Natura, Dune sono costruite con una cura sonora che non ti aspetti da un disco trap del 2018. Uno dei lavori più riusciti di quella prima scena, e non per caso.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: La legge del più forte

Hits: La legge del più forte, Vertigini, Rital, Fashion Week

90
Tier 2° · Rank 147°
Cover di Santana Season
278°

Santana Season (2023)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap Gangsta Rap Drill

Milano Demons era un disco a due facce: pezzi street da una parte, incursioni melodiche verso il mainstream dall'altra, con il risultato che nessuna delle due anime convinceva del tutto. Santana Season sceglie invece una direzione sola — più street, più aggressivo, meno compromessi — e per questo suona molto più come Shiva. Non è un disco che cerca di piacere a tutti, ed è esattamente quello il punto.

Il suono è trap, ma ci sono scelte che lo tirano fuori dalla media del genere. Elicotteri con Geolier attacca senza preavviso, quasi come se il pezzo partisse già da metà: niente introduzione, niente rampa di avvicinamento, flow immediato. Funziona. La chiusura Champagne + Tiffany è il pezzo più interessante del disco: un lungo flusso di coscienza che non cerca la hit, e quei colpi di pistola prima del beat switch che, ascoltati sapendo quello che è successo dopo, suonano come una profezia infelice.

Shiva è un personaggio che arriva con tutte le sue contraddizioni — e sono contraddizioni reali, non costruite per il marketing. Ma tenere separate la persona dal rapper è possibile, e su questo disco vale la pena farlo: il rapper è molto forte, e il disco suona bene dall'inizio alla fine.

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aggressivo euforico

Miglior traccia: Champagne + Tiffany

Hits: Charts Global, Elicotteri (feat. Geolier), Un Milione di Volte (feat. Sfera Ebbasta), Champagne + Tiffany

78
Tier 4° · Rank 243°
Cover di Controcultura
279°

Controcultura (2010)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Political Rap Hip House

Controcultura è probabilmente il disco di Fibra più ricordato per le sue hit e meno per quello che c'è intorno. Un peccato, perché intorno c'è parecchio.
Arriva nel 2010, sesto album ufficiale, dopo Chi Vuole Essere Fabri Fibra? — un progetto può aver deluso qualcuno. Il rilancio funziona benissimo sul piano commerciale: Tranne Te è forse la prima vera hit pop-rap italiana nel senso contemporaneo del termine, con una produzione elettropop costruita per durare; Vip in Trip è una critica alla politica italiana nel suo stile più affilato; E poi c'è Le Donne — brano che fa un po' strano dopo dischi in cui le donne venivano dipinte nel modo peggiore possibile, e qui invece Fibra ribalta la prospettiva. Che sia una presa di coscienza o una mossa calcolata, resta un momento che si nota.

Ma ridurre Controcultura alle sue hit sarebbe un errore. Dentro ci sono brani dove Fibra torna a un tecnicismo lirico che aveva messo da parte, su produzioni meno aggressive e dal sound più elettronico: +-, la title track, e In Alto — una riflessione sul proprio successo, lucida e senza autocompiacimento. È il disco più politicizzato che abbia fatto: corruzione, scandali, massoneria, Nuovo Ordine Mondiale, un ritratto dell'Italia berlusconiana raccontato con il cinismo che gli è proprio.

Anche i featuring sono pochi e scelti bene. Marracash in Qualcuno Normale e Dargen D'Amico in Insensibile — il brano più leggero e giocoso del disco, che riprende il mood di Bugiardo senza scimmiottarlo. Niente riempitivi.

Fibra stesso ha ammesso che questo disco non lo ha impegnato quanto Tradimento o Bugiardo sul piano della scrittura. Eppure è quello che ha venduto di più. C'è qualcosa di paradossale in questo — e forse è proprio quello il punto: Controcultura è il disco in cui Fibra impara a fare tutto e due le cose, le hit e la sostanza, senza che una cancelli l'altra.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Vip in Trip

Hits: Vip In Trip, Tranne Te

88
Tier 3° · Rank 175°
Cover di SE DIO VUOLE
280°

SE DIO VUOLE (2025)

Sayf

Hip-Hop/Rap

Sayf è forse uno degli artisti/rapper emergenti meno scontati del momento, e questo EP — seppur breve — lo conferma. Tra racconti di vita personale e brani più leggeri, SE DIO VUOLE si presenta come un progetto rap lontano dal cliché del trapper contemporaneo, pur senza rinunciare a quella dose di spavalderia ed ego-trip che da sempre caratterizza il genere.

Nel suono si percepisce l’influenza della scena ligure — Sayf è di Rapallo — ma si tratta più di riferimenti che di vere e proprie imitazioni: l’originalità resta intatta. Il fatto, inoltre, che sia un trombettista aggiunge un ulteriore livello di spessore musicale al progetto. È un artista interessante da seguire nei prossimi sviluppi.

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giocoso

Miglior traccia: MARINÈ (feat. Kuremino & Sethu)

Hits: MARINÈ (feat. Kuremino & Sethu), FORTUNA (feat. 22simba)

72
Tier 5° · Rank 289°
Cover di Parasomnia
281°

Parasomnia (2025)

Dream Theather

Metal Progressive Metal

Parasomnia è il sedicesimo disco dei Dream Theater, una delle band più importanti del progressive metal, veri e propri giganti del genere.

Il progetto si presenta come una sorta di concept album legato alle esperienze paranormali nel sonno. Le atmosfere sono spesso ansiogene, a tratti oscure, quasi da film horror, ma la voce inconfondibile di LaBrie riesce comunque a emergere e a funzionare bene anche su queste sonorità.

Il disco dà ovviamente il meglio nei momenti di piena esplosione progressive, in tracce come Night Terror. Da una band con questa carriera alle spalle è difficile aspettarsi grandi innovazioni, ma i Dream Theater continuano a fare molto bene quello che sanno fare, e anche qui dimostrano di saper costruire alcune delle melodie più efficaci del genere.

Interessante anche qualche accenno nella produzione a sonorità più vicine al black metal: in certi passaggi sembra quasi di intravedere richiami a linee melodiche alla Freezing Moon dei Mayhem.

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angosciante

Miglior traccia: Night Terror

Hits: Night Terror

84
Tier 4° · Rank 215°
Cover di Salvatore
282°

Salvatore (2022)

Paky

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

Quando ascolti Paky c'è uno scoglio da superare: la voce graffiata, quel tono nasale che o passa o non passa. Se passa, però, diventa difficile non riconoscere che sa fare il gangsta rap — e ha la credibilità per farlo. Questo disco d'esordio lo dimostra senza margini di dubbio.

Salvatore è un disco diviso in due, e la divisione non è casuale: è la struttura stessa del racconto. La prima metà è una sequenza di banger trap dove Paky si mangia i beat. Non è solo questione di produzioni forti — è che lui ci sta sopra in un modo che non lascia scampo. Auto tedesca è una hit riconoscibile dalle prime note: quel beat e quel ritornello iconico ti entrano in testa subito. No Wallet e Blauer arrivano con la stessa energia, beat supremi e Paky che non spreca un secondo. Già in questa prima metà, però, c'è qualcosa che anticipa quello che verrà: 100 Uomini porta con sé una rabbia diversa, più interna, già mischiata a rassegnazione. È la cerniera tra le due anime del disco.

La title track arriva come interludio e cambia tutto. Paky racconta un fatto personale pesantissimo — la morte dello zio in un incidente stradale, a causa di una telefonata — e da quel momento il disco non è più lo stesso. La seconda metà è più conscious, più personale, e quella rassegnazione che affiorava in 100 Uomini diventa manifesta. In Vivi o muori, Vita sbagliata, Comandamento, il racconto si fa intimo senza perdere concretezza: ricordo quando stavo in strada e le prendevo in giro / poi tornavo a casa / pà mi dava il resto. Poche righe, nessuna retorica, e la strada è lì — reale, riconoscibile, senza filtri.

Difficile trovare note stonata in questo disco. Paky ha fatto un esordio con il botto, il tipo di esordio che non si dimentica facilmente.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: 100 Uomini

Hits: 100 Uomini, Vita sbagliata, Comandamento

89
Tier 2° · Rank 161°
Cover di c@ra++ere s?ec!@le
283°

c@ra++ere s?ec!@le (2022)

thasup

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Thasup non si smentisce. Tre anni dopo l'esordio fulminante di 23 6451, torna con un disco che spinge ancora più in là la sperimentazione e affina ulteriormente la sua capacità di costruire melodie che non suonano come nient'altro in circolazione. La sua musica è un marchio di fabbrica — e in Italia nessuno può imitarla. Forse meno memorabile del progetto precedente, ma altrettanto valido. La differenza è che qui thasup si prende qualche rischio in più, e quasi sempre vince.

C'è una distinzione netta tra i brani con featuring del mondo pop e quelli più tipicamente thasupiani, ma sarebbe sbagliato leggerla come una concessione commerciale. In r()t()nda con Tiziano Ferro non è thasup ad adattarsi allo stile del featuring: è Ferro che entra nel mondo di thasup, al punto da riprenderne il flow nel ritornello. Stesso discorso per sci@ll@ con Tananai. Thasup non apre una porta sul pop — è il pop che viene a bussare a casa sua, e lui decide come farlo entrare.

Poi ci sono i brani in cui non ci sono mediazioni di nessun tipo. M%n, mi @mi o é f@ke, s!r!: quel rap che non capisci sempre bene nelle parole, e va bene così, perché è il flow e la musicalità a tenerti agganciato. Non stai ascoltando testi — stai ascoltando una voce che diventa strumento, che plasma il suono tanto quanto il beat sotto.

E poi c'è come t! vorre!, che è un caso a parte. Sembra una canzone rivolta a se stessi: io so che non sarò mai come mi vorrei è una frase potentissima, quasi fuori posto in un disco così energico. Ma forse non è fuori posto — forse è il centro di tutto. Quel disagio, quella distanza da sé, potrebbe essere la stessa ragione per cui thasup si nasconde dietro un avatar, dietro una scrittura che deforma le parole fino a renderle sue e di nessun altro.

S!r! ha dominato le classifiche del 2022 ed è uno di quei rari casi in cui non si può che essere contenti. 23 6451 ha l'aura dell'esordio e rimane una gemma, ma questo disco è più completo: non tradisce la sua identità, e non ci si adagia nemmeno sopra. Bravo.

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euforico giocoso

Miglior traccia: mi @mi o è f@ke

Hits: mi @mi o è f@ke, come t! vorre!, s!r!

91
Tier 2° · Rank 135°
Cover di Le Cose Cambiano
284°

Le Cose Cambiano (2023)

Massimo Pericolo

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Emo Rap

Si sente che in questo disco Massimo Pericolo ci ha messo dentro davvero se stesso — i testi riflettono sul successo, sul vissuto, su quello che è diventato senza smettere di ricordare da dove viene. Per certi versi è un ritorno all'approccio di Scialla Semper, ma con una consapevolezza in più: quella di chi ha già attraversato qualcosa.

Il disco alterna momenti più conscious e introspettivi a tracce più distese, su sonorità che strizzano l'occhio all'elettronica e alla dance più che alla trap dominante del momento — Moneylove è un mix interessante tra i due mondi, Come Aria va ancora più in quella direzione.

Il momento più alto arriva alla fine, con Non parlarmi (outro): uno sfogo contro chi si lamenta senza rendersi conto di quanto sia privilegiato rispetto a chi certe situazioni le vive davvero. Emerge il vissuto di chi viene dal basso e non ha pazienza per le lamentele di chi non sa cos'è una condizione difficile sul serio. Uno dei momenti lirici più riusciti della sua discografia.

È un ottimo disco per chi cerca un ascolto rap italiano moderno capace di essere emotivo e comunicativo senza rinunciare all'accessibilità musicale.

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riflessivo

Miglior traccia: Totoro 2

Hits: Non parlarmi, Totoro 2

89
Tier 2° · Rank 157°
Cover di Gioventù Bruciata
285°

Gioventù Bruciata (2019)

Mahmood

R&B Urban Contemporary R&B Pop

Già da quest'album di debutto era chiaro che Mahmood era qualcosa di nuovo nel panorama musicale italiano, mainstream incluso. Gioventù Bruciata è forse uno dei primi dischi di questa portata a venire da un ragazzo italiano di origini arabe, e quei riferimenti culturali danno al progetto una caratteristica unica — nelle sonorità e nei testi. C'è un'intera traiettoria identitaria racchiusa in un verso come ma ora dimentichi i miei modi di fare da bambino / quando la notte confondevi sempre il Naviglio con il Nilo: Milano e il Medio Oriente che coesistono, si sfiorano, a volte si scontrano. Non è un elemento decorativo — è il centro di gravità del disco.

Le produzioni di Dardust e Charlie Charles costruiscono un sound rarefatto, sospeso tra R&B contemporaneo e urban: ritmi sincopati, texture elettroniche che non schiacciano mai la voce ma le lasciano spazio. E quella voce — riconoscibile da subito, capace di portare malinconia e calore nello stesso momento — è forse la caratteristica più immediata di Mahmood, quella che ti cattura prima ancora di entrare nei testi.

Il disco ha tracce importanti. Gioventù Bruciata, con cui aveva vinto Sanremo Giovani, è probabilmente uno dei suoi migliori brani di sempre: sviscera il rapporto con il padre con una precisione chirurgica, senza pietismo e senza esagerazione narrativa — difficile da fare su un tema così scivoloso. Il tema torna in Soldi, che gli ha valso la vittoria a Sanremo 2019 ed è di gran lunga il brano più esposto del disco, forse però il meno interessante sonoricamente, più vicino al pop di consumo che al resto del progetto. Ma è nelle tracce che non hanno sfondato le radio che si sente davvero cosa sa fare Mahmood. Asia Occidente costruisce una distanza emotiva con un'immagine sola — come se io fossi l'Asia e tu l'Occidente — che vale più di mille spiegazioni. Mai Figlio Unico ha una produzione che entra ed esce, bassi che appaiono e spariscono, suoni elettronici e ritmi sincopati su cui la voce si appoggia in modo quasi naturale: è il brano che forse più di tutti mostra dove Mahmood può arrivare quando non deve pensare alle classifiche.

Un esordio fortissimo, e in retrospettiva uno di quei dischi che annunciano un percorso lungo.

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malinconico riflessivo sensuale

Miglior traccia: Gioventù bruciata

Hits: Gioventù bruciata, Il Nilo nel Naviglio, Mai figlio unico

90
Tier 2° · Rank 145°
Cover di La Bella Musica
286°

La Bella Musica (2019)

Vegas Jones

Hip-Hop/Rap Trap

Se si dovesse stilare una lista dei dischi più sottovalutati del rap mainstream italiano, La Bella Musica non potrebbe mancare. A giocargli contro è stato il momento di uscita: novembre 2019, uno dei mesi più affollati della storia recente del genere, con l'esplosione di 23 6451 di tha Supreme e il ritorno monumentale di Marracash con Persona. In quel contesto, passarci sopra era fin troppo facile. Un peccato, perché non è un disco da meno.

In un momento dominato da progetti zeppi di featuring, Vegas Jones esce con qualcosa di compatto e coraggioso: un solo ospite in quattordici tracce, Fabri Fibra, e il peso del disco tutto sulle spalle. Le produzioni — affidate principalmente alla coppia Boston George e Joe Vain — pescano dall'immaginario trap con 808 presenti ma eleganti, spesso arricchiti da linee melodiche sottili — ad esempio il flauto sintetico in Presidenziale che alleggerisce senza togliere spessore. Il disco sa anche svuotarsi quando serve: l'intro al pianoforte della title track è uno dei momenti più disarmanti dell'intero progetto. Poi ci sono Supercar e Puertosol, che invece aprono le finestre e ti portano su una spiaggia californiana — ma è un sole filtrato, non l'euforia spensierata di certe sue uscite precedenti.

Anche la scrittura è cresciuta. Solido è una di quelle tracce che sa essere motivante senza risultare retorica — ti spinge a non farti abbattere con una naturalezza che in certi rapper suona forzata. La Bella Musica, la title track, è il cuore introspettivo del disco: nostalgia e malinconia che però non affondano — poi nell'ombra ho trovato un filo di luce, seguila / ora che hai una chance, usala. Chi alla fine ce l'ha fatta, lo sa riconoscere in quelle parole. Presidenziale con Fabri Fibra è invece la traccia più pomposa, nel senso migliore: due strofe metricamente eccellenti, un parallelismo tra la vita da artista e quella da presidente che funziona perché non si prende troppo sul serio.

È il miglior disco di Vegas Jones, e probabilmente uno dei più riusciti del rap italiano di quel periodo. Che sia rimasto nell'ombra dice più sul momento che su di lui.

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trionfante rilassato riflessivo

Miglior traccia: Solido

Hits: Solido, La Bella Musica, Presidenziale

90
Tier 2° · Rank 142°
Cover di X2VR
287°

X2VR (2023)

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Trap

I sequel dei dischi iconici si portano sempre dietro un peso doppio. Il confronto con il primo capitolo è inevitabile, e in questo caso l'aspettativa era alta anche per un'altra ragione: Sfera arrivava da Famoso, un disco debolissimo, e aveva bisogno di una risposta. X2VR è esattamente quello: uno switch netto. Fuori il pop, fuori la rincorsa ossessiva al feat internazionale, dentro i banger trap, i beat spinti, i nomi vicini al suo mondo.

Il paragone con XDVR però non si può evitare — e non sarebbe onesto farlo. Quel disco del 2015, distribuito gratis e diventato pietra miliare, è stato il momento in cui la trap è entrata in Italia per la prima volta con una voce credibile. Aveva una voglia di riscatto mista a rassegnazione che era quasi fisica. X2VR non ha quella tensione, ma sarebbe strano se ce l'avesse: in mezzo ci sono anni di sold out, platini, e lo status di rapper più ascoltato d'Italia nell'ultimo decennio. È normale che i testi scivolino sull'autocelebrazione — è difficile fare altrimenti quando sei diventato esattamente quello che sognavi di essere.

Tra i banger ci sono due pezzi che meritano menzione esplicita. VDLC campiona Vida Loca dei Club Dogo e funziona come omaggio dichiarato alla scena da cui Sfera viene — un ancoraggio identitario che dà senso al disco. Ciao Bella con Anna funziona proprio per come è costruita: il beat accelera nella seconda metà e prepara il terreno a un flow più tecnico, che Anna sfrutta regalando una delle strofe più imbarazzanti per almeno mezza scena rap italiana. Calcolatrici con Geolier, Simba La Rue e Baby Gang fa una cosa diversa — non accelera, cambia proprio registro, da trap a drill/hood, e il salto funziona. Il resto del disco tiene, anche se non stupisce.

L'unico momento davvero introspettivo è 15 Piani con Marracash, che chiude il disco tornando al quartiere, ai palazzoni, alle origini. È un finale che fa il suo lavoro e ricorda che Sfera, quando vuole, sa ancora dove mettere le mani.
X2VR non ha l'iconicità del primo disco — ma non era quello il punto. È un disco che fa il suo dovere, senza pretese eccessive, confezionato da chi ha la stoffa per farlo bene anche quando non è ispirato al massimo.

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aggressivo trionfante

Miglior traccia: 15 Piani

Hits: 15 Piani, Calcolatrici

60
Tier 6° · Rank 361°
Cover di Honestly Nevermind
288°

Honestly Nevermind (2022)

Drake

Electronic Dance House

Drake lo dice fin dal titolo: onestamente, non gliene frega niente. E così, a sorpresa, pubblica un disco che con il rap non c'entra quasi nulla — house, dance, qualche incursione nella techno e nel minimal, un'atmosfera avvolgente che si tiene insieme dalla prima all'ultima traccia. È forse l'album più odiato della sua carriera, e tra i più polarizzanti di qualsiasi artista mainstream degli ultimi anni.

Ma se ci si libera dall'aspettativa che Drake debba per forza fare Drake, e si valuta il disco per quello che è, diventa difficile non ammettere che le produzioni sono fenomenali. Il merito va soprattutto a Black Coffee — produttore afro-house sudafricano e figura centrale del progetto — e ai collaboratori storici come 40: costruiscono un suono che non è mai piatto, con una dinamica interna che tiene l'ascolto in tensione senza alzare mai la voce.

Tra le tracce che restano, Tie That Binds è forse la più bella: calma, sospesa, con quella chitarrina che tiene insieme una base sottostante che da sola potrebbe perdersi. Flight's Booked lavora al contrario — produzione ridotta all'osso, beat ovattato, quasi niente — e funziona proprio per questo. Poi c'è Currents, con un suono nella produzione che è difficile da descrivere e impossibile da dimenticare: sembra il cigolio di una culla che si muove, ipnotico e vagamente inquietante. E Massive, che parte con un'unica nota ripetuta in loop — intro da pezzo techno/minimal — e poi esplode su una linea dance del tutto inaspettata.

La voce di Drake — melodica, molto R&B, mai così in primo piano come qui — è quello che tiene insieme tutto. Qualcuno potrebbe obiettare che il disco potrebbe vivere anche senza di lui. È vero il contrario: senza Drake, Honestly, Nevermind sarebbe un buon disco di musica elettronica. Con Drake, diventa qualcos'altro — più personale, più riconoscibile, più difficile da ignorare.

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sensuale malinconico

Miglior traccia: Tie That Binds

Hits: Tie That Binds, Flight’s Booked, Currents

94
Tier 2° · Rank 104°
Cover di Aletheia
289°

Aletheia (2019) ✰

Izi

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Trap

Senza troppi giri di parole, Aletheia è uno dei dischi rap italiani migliori degli anni Dieci. Izi arrivava da una lunga assenza dopo Pizzicato: nel periodo tra i due dischi aveva attraversato una crisi personale e depressiva profonda — crisi epilettiche, isolamento, la necessità di imparare a farsi attraversare dal dolore invece di fingere che non esistesse. Quel processo di rielaborazione si sente in ogni traccia.

Il titolo è già una dichiarazione di intenti: aletheia in greco antico significa "verità". È la verità che Izi stava cercando, ma non ha la pretesa di comunicarcela — forse perché non l'ha trovata del tutto. E questa tensione irrisolta è uno degli elementi più interessanti del disco. C'è persino un concept nascosto: undici tracce si chiudono ciascuna con una parola, e ricomposte nell'ordine giusto formano la frase "Ma possiamo comprendere quando un bambino ha paura del buio?". Non è un gioco fine a se stesso — è il modo in cui il disco ti chiede di essere ascoltato: con attenzione, più volte, cercando qualcosa.

Musicalmente, le produzioni richiamano la trap di quegli anni ma si sente che c'è cura a costruire un'atmosfera specifica, mistica e densa. Il merito è soprattutto di Davide Ice, produttore centrale del disco, affiancato da nomi come Tha Supreme, Charlie Charles, Mace e High Klassified, che tessono il suono giusto per accompagnare il flow scorrevole e dirompente di Izi. Molte tracce scorrono come un flusso di parole, concetti, pensieri a volte autobiografici — andavo in giro in bicicletta / sì da bambino mi piaceva l'aria fresca / perché respiravo e la sentivo in testa / come se avessi una finestra / e invece vivo in una cella — e a volte no, fino a momenti più confessionali come le tracce di chiusura Grande e Zorba. Fumo da solo è liricamente tra le più dense del disco; Uh, che peccato! dimostra che anche quando allenta il registro, l'approccio metrico e tecnico regge. E poi c'è la cover di Dolcenera di De André — un artista che secondo Izi è la voce di Dio — che un rapper genovese non poteva non omaggiare, e che riesce nell'impresa senza sembrare un sacrilegio.

È un disco a cui si torna, e ogni volta c'è qualcosa che non si era colto prima: un'immagine, una parola nascosta, un'inflessione del flow che cambia il senso di una strofa. Nel rap italiano degli anni Dieci, pochi dischi chiedono questo tipo di ascolto. Aletheia è uno di quelli.

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malinconico angosciante spirituale

Miglior traccia: Fumo da solo

Hits: Fumo da solo, Grande, Dolcenera, San Giorgio

98
Tier 1° · Rank 70°
Cover di OBE
290°

OBE (2021) ✰

Mace

Hip-Hop/Rap Indie Pop Electronic Urban

Mace ha un dono raro: sa portare gli artisti in territori che non sono i loro senza farli sembrare pesci fuor d'acqua. Il risultato è un producer album intenso, che avvolge nel suono e riesce a fare più cose insieme — energico e spirituale, pop e sperimentale, immediato e profondo — senza che nulla stoni, senza che nessuna voce sembri fuori posto. È un disco vario che non si disperde mai, tenuto insieme da una visione che Mace non perde di vista neanche per un secondo.

I momenti forti sono tanti e arrivano da direzioni diverse. LA CANZONE NOSTRA costruisce tensione con un beat che si svuota fino al silenzio, poi lascia esplodere un Blanco allora praticamente esordiente in un ritornello dal sapore universale. NON VIVO PIU’ SULLA TERRA porta Rkomi in un territorio introspettivo e ispirato come raramente — "sei ricco quando te ne accorgi / la verità è che stare immobili serve con le api d'accordo" — mentre la produzione sul finale deflagra in qualcosa di alieno. Poi c'è AYAHUASCA, il cuore pulsante del disco: ti trascina in un deserto messicano, dentro qualcosa che assomiglia a un rito sciamanico, con la voce di Colapesce che ti culla in modo ipnotico fino a farti smettere di ascoltare e cominciare semplicemente a sentirti portare altrove.

Ma il segno di un grande disco è anche quello che fa con i brani apparentemente minori. Per citarne alcuni, RAGAZZI DELLA NEBBIA mette insieme Irama e FSK Satellite — un'accoppiata che sulla carta non dovrebbe funzionare, e invece funziona benissimo. ACQUA con Madame e Rkomi scorre esattamente come suggerisce il titolo, con due flow che seguono la base di Mace come un fiume che trova sempre la strada.

OBE è un capolavoro. Punto.

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sognante misterioso sensuale

Miglior traccia: AYAHUASCA

Hits: AYAHUSCA, LA CANZONE NOSTRA, NON VIVO PIU’ SULLA TERRA

98
Tier 1° · Rank 58°
Cover di L’AMORE
291°

L’AMORE (2023) ✰

Madame

Pop Cantautorato

Ci sono dischi fatti per il mercato e dischi che nascono da un'idea, da un concetto, da qualcosa che vuole essere detto. L'Amore è assolutamente uno di questi. A un primo ascolto potrebbe sembrare un disco erotico, ma liquidarlo come volgare sarebbe riduttivo. Madame fa qui un'operazione ben precisa: dare voce a pensieri che ci hanno sfiorato almeno una volta, dare forma a storie considerate malate o socialmente inaccettabili. Tutto ruota attorno all'amore — palesemente dichiarato dalla copertina minimal rosso fuoco — e alle sue sfaccettature, come chiarisce fin dalle tracce di apertura.

In "Il Bene nel Male" canta dell'amore che può provare anche una prostituta, figura solitamente ridotta a merce e privata di umanità. In "Quanto Forte Ti Pensavo", traccia da pelle d'oca, esplora le sfumature più oscure del sentimento, quando una donna si innamora delle violenze subite — e agli uomini che ho amato ho confessato il mio segreto, e non ho detto mai chi fosse stato, ma che ancora lo volevo. Ma il disco non parla solo di amore fisico: c'è quello quasi progressivo e visionario di "Milagro", dedicata all'amica Matilde — sei il crepuscolo di agosto sul lago dopo il temporale — o quello di un marinaio per il mare, nonostante la sua forza e la sua violenza.

L'Amore è un disco dal respiro universale, espresso con una bellezza che sa essere affascinante e a tratti disturbante. Sa essere spietatamente diretto, quasi a rivendicare il diritto di usare lo stesso linguaggio concesso ai colleghi rapper maschi — chissà quanto ho scopato nella scorsa vacanza — e al tempo stesso straordinariamente poetico — mi farei vecchia solo per donarti il passato che ho. Due anime che coesistono in equilibrio perfetto, sostenute da un tappeto musicale eterogeneo, a tratti erotico e travolgente, a tratti calmo e dolce.

Con questo disco Madame dimostra definitivamente di essere una delle artiste più forti del momento.

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erotico sensuale riflessivo

Miglior traccia: Come voglio l’amore

Hits: Per Il Tuo Bene, Come Voglio L’Amore, Quanto forte ti pensavo, Il bene nel male

100
Tier 1° · Rank 8°
Cover di Sirio
292°

Sirio (2022) ✰

Lazza

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Con Re Mida Lazza aveva dimostrato di saper costruire punchline come pochi. Sirio è l'album in cui dimostra che sa fare anche altro: melodia, ritornelli, pop rap — quello fatto bene, che non è un'involuzione ma una scelta. E lui ce la fa convincere fino in fondo.

L'equilibrio tra flow, tecnica e hook è tenuto con una precisione rara nel rap mainstream italiano: le linee melodiche di Lazza sono tra le più belle in circolazione, con un senso della misura che molti cantanti pop si sognano. Le sonorità restano ancorate alla trap — Piove e Uscito di Galera dominano le classifiche e fanno il loro mestiere benissimo, senza pretendere di essere altro. Ma sono Molotov e Panico, con Takagi & Ketra alla produzione, a indicare la direzione futura: un suono più morbido, più radiofonico, che pochi mesi dopo porterà Cenere a Sanremo e a diventare il brano sanremese più certificato della storia FIMI.

Il disco però si rivela davvero nella seconda metà, nelle tracce che non hanno dominato i feed. 3 Pali ha un beat di Low Kidd pieno e denso, con un flow cavalcante che Lazza cavalca senza mai perdere il filo. E poi il finale: Nulla di e Replay cambiano tutto — atmosfere più cupe, produzioni più pesanti, un modo di rappare più introspettivo che in qualsiasi altro punto del disco. Sono le tracce più belle di Sirio, e anche le meno ascoltate. Chi si è fermato alle hit si è perso la parte migliore.

Non è un album di concetti o grandi temi, e non deve esserlo. Quando produzione e performance vocale sono tenute insieme così, certe "mancanze" diventano irrilevanti. Il disco di diamante — record nel rap italiano — non è un caso: Sirio è semplicemente uno degli album più riusciti degli ultimi anni nella scena.

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euforico malinconico

Miglior traccia: Replay

Hits: Replay, 3 Pali, Nulla Di

89
Tier 3° · Rank 171°
Cover di Re Mida
293°

Re Mida (2019)

Lazza

Hip-Hop/Rap Trap

Re Mida è il disco in cui Lazza dimostra di essere un fuoriclasse nel rap game, prima di traghettare verso sonorità più pop e mainstream. Un dettaglio che dice già tutto su chi sia Jacopo Lazzarini: ha studiato pianoforte al conservatorio, e si sente — non come orpello, ma nella cura con cui le produzioni di Low Kidd costruiscono ogni pezzo, più variegate e riuscite rispetto a Zzala.

Il disco è ricco di hit che sanno distinguersi per flow, ritornelli melodici e soprattutto punchline taglienti — il tipo di rime che rimangono in testa non per la melodia ma per la precisione chirurgica con cui sono costruite: per 'sti qua sono Dio / ma per me sono io / perché fra la D è muta / come Django. L'entrata di Guè in Gucci Ski Mask è diventata iconica nel giro di pochi ascolti, mentre Netflix e Porto Cervo sono le hit più catchy, costruite per essere ascoltate in loop. Il disco sa però anche abbassare la guardia: Catrame con Tedua e Morto Mai sono i momenti emotivamente più intensi, quelli in cui Lazza smette di esibire il flow e lascia che siano i contenuti a parlare.

Ma anche le tracce che hanno sfondato meno il mainstream sanno il fatto loro. Cazal con Izi mette insieme due flow e rime studiate su un beat trap potente, senza che nessuno dei due sembri fuori posto. 24H è forse la traccia più riuscita concettualmente: parla della fretta, del tempo che non basta mai, nelle relazioni. e nel lavoro, e lo fa con un flow che accelera insieme al testo — uno di quei casi in cui la forma e il contenuto si tengono davvero.

Re Mida è un disco rap riuscito, il punto più alto di Lazza prima che la rincorsa al grande pubblico prendesse il sopravvento. Per chi ama le punchline e le rime taglienti, è quasi un documento.

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aggressivo euforico malinconico

Miglior traccia: Morto Mai

Hits: Morto Mai, Gucci Ski Mask, Cazal (feat. Izi), 24H

91
Tier 2° · Rank 140°
Cover di Mediterraneo
294°

Mediterraneo (2025)

Bresh

Pop Pop Rap Cantautorato

Col terzo disco ufficiale, Bresh porta a casa un lavoro che ha un'identità precisa fin dal titolo: Mediterraneo è un collegamento diretto a Genova, al mare, alle radici liguri dell'artista. E si sente — le produzioni riprendono la scia del cantautorato della sua terra, con suoni liquidi, ariosi, costruiti su arrangiamenti che evocano davvero il Mediterraneo. Ascoltando Capo Horn, ad esempio, ci si ritrova quasi a cavalcare le onde su una barca a vela: l'atmosfera è centrata e convincente.

Il problema è che il disco regge soprattutto sulle hit già consolidate nel suo repertorio — Guasto d'amore e Altamente Mia rubano la scena e fanno sembrare il resto del progetto un contorno. Le tracce nuove, con qualche eccezione, non aggiungono molto.

L'eccezione più netta è La Tana del Granchio, il brano portato al 75° Festival di Sanremo: il più intenso ed emotivo del disco, capace di colpire nonostante una scrittura volutamente sfumata, dai contorni indefiniti — la tana sono i nostri affetti? La nostra intimità? Non si capisce del tutto, e forse è proprio questo a renderlo interessante.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: La Tana del Granchio

Hits: La Tana del Granchio, Guasto d’Amore, Altamente Mia

54
Tier 7° · Rank 389°
Cover di Black on Both Sides
295°

Black on Both Sides (1999)

Mos Def

Hip-Hop/Rap

Black on Both Sides è uno dei dischi più riusciti dell'hip-hop americano, e il fatto che sia uscito nel 1999 lo rende ancora più significativo. Era il momento in cui il rap commerciale dominava, tra No Limit e Cash Money, e Mos Def andò deliberatamente dall'altra parte — verso qualcosa di più essenziale, più radicato, più New York.

Il disco trasuda East Coast da ogni solco. Le produzioni sono curate con una precisione che nell'hip-hop di quegli anni non era affatto scontata: il sample di Aretha Franklin in Ms. Fat Booty — quella voce che entra e ti fa muovere la testa prima ancora che Mos apra bocca — è un esempio perfetto di come si costruisce un beat partendo da materiale nobile senza seppellirlo. Brooklyn va ancora oltre: tre movimenti, tre beat diversi, ciascuno con la sua atmosfera, tenuti insieme dal filo del flow. DJ Premier firma Mathematics con il suo boom bap riconoscibile tra mille. È un disco fatto da qualcuno che conosce la storia del genere e la rispetta senza restarne prigioniero.

Mos Def su questo disco non è solo il rapper: suona basso, batteria, tastiere, e in Umi Says abbandona del tutto il microfono per cantare. È questo controllo totale sul materiale che si sente — ogni scelta sembra consapevole, niente è lasciato al caso.

Il flow è disinvolto, pulito, diretto. Non cerca mai di impressionare per forza, e forse è proprio questo che lo rende così godibile ancora oggi. Un disco per chi ama l'hip-hop east coast nella sua forma più pura — e una delle prove migliori di cosa il genere sappia fare quando è nelle mani giuste.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Brooklyn

Hits: Brooklyn, Ms. Fat Booty , Fear Not of Man

98
Tier 1° · Rank 61°
Cover di Thriller
296°

Thriller (1982) ✰

Michael Jackson

Pop R&B

Basterebbe dire che Beat It, Billie Jean e Thriller sono tutte e tre sullo stesso disco per capire di cosa si sta parlando. Ma Thriller — sesto album in studio di Michael Jackson, uscito nel 1982 — è molto più della somma delle sue hit.

Jackson arrivava da Off the Wall, già un disco eccellente, prodotto sempre con Quincy Jones. Con Thriller decise che non bastava fare un buon disco: voleva un album senza un brano debole, dove ogni traccia potesse essere un singolo. Un'ambizione quasi ridicola sulla carta, eppure riuscita.

Wanna Be Startin' Somethin', che apre il disco, ti mette in moto dal primo secondo con un ritmo funkeggiante che anticipa di qualche anno tutta quella musica tesa e sincopata che avrebbe riempito i polizieschi americani degli Ottanta. Billie Jean costruisce la sua tensione su un giro di basso ipnotico che non ti lascia. Beat It porta Eddie Van Halen a suonare un assolo di chitarra rock in un disco pop, e funziona. Sono scelte che avrebbero potuto sembrare forzate e invece suonano inevitabili — questo è il merito di Quincy Jones, capace di tenere insieme mondi sonori diversissimi con una produzione lucidissima.

L'impatto culturale del disco va però oltre la musica. Prima di Thriller, gli artisti neri faticavano ad ottenere spazio su MTV — Billie Jean fu il primo video di un artista Black ad avere heavy rotation sul canale, aprendo una porta che non si sarebbe più richiusa. Il video di Thriller, quattordici minuti diretti da John Landis con Jackson che balla con un'orda di zombie, trasformò il videoclip in qualcosa di più vicino al cinema che alla promozione discografica.

Con questo disco Michael Jackson non si è semplicemente consacrato: è diventato un fenomeno culturale globale di proporzioni irripetibili. L'album più venduto di tutti i tempi — oltre sessanta milioni di copie fisiche — ma soprattutto un disco che ha riscritto le regole di come la musica pop poteva suonare, essere vissuta e distribuita. Difficile immaginare qualcosa che si avvicini.

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euforico misterioso

Miglior traccia: Billie Jean

Hits: Thriller, Billie Jean, Beat It, Wanna Be Startin’ Somethin’

100
Tier 1° · Rank 14°
Cover di NON GUARDARE GIU’
297°

NON GUARDARE GIU’ (2025)

Tredici Pietro

Hip-Hop/Rap

NON GUARDARE GIU’ è il secondo disco ufficiale del rapper Tredici Pietro. Rispetto alle uscite rap dell'ultimo periodo, è sicuramente un album che va in una direzione diversa: meno ricerca forzata del banger o del pezzo da club, a favore di una maggiore originalità nelle produzioni, che mescolano hip-hop a sonorità urban pop.

Il disco è però un po' un'altalena: ci sono brani molto originali per struttura, come Morire o LikethisLikeThat, alternati a pezzi che suonano più anonimi. Rimane comunque un artista interessante e promettente da seguire.

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giocoso riflessivo

Miglior traccia: morire

Hits: morire

70
Tier 5° · Rank 304°
Cover di good Kid, M.a.a.d. City
298°

good Kid, M.a.a.d. City (2012) ✰

Kendrick Lamar

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Il primo capolavoro di Kendrick Lamar. Uscito nell’ottobre del 2012 come major label debut — con Dr. Dre e Top Dawg in veste di executive producer — l’album porta il sottotitolo “A Short Film by Kendrick Lamar”: un dettaglio non casuale, che dice tutto sull’approccio cinematografico e narrativo con cui è costruito. Kendrick ci racconta cosa significa essere un “good kid” in una Compton pazza, dove le insidie si nascondono dietro ogni angolo, e lo fa con un lirismo straordinario su produzioni hip-hop che sanno richiamare la tradizione della West Coast senza mai sembrare datate.

La struttura è quella di un concept album vero e proprio: una serie di tracce interconnesse, arricchite da skits e dialoghi, che seguono Kendrick lungo una notte travagliata nella sua città natale. Tra i momenti più iconici, Money Trees spicca per il suo ritornello ipnotico e sospeso nel tempo; Swimming Pools (Drank) affronta il tema dell’alcolismo con una profondità emotiva sorprendente, mascherata da un beat accessibile e radiofonico; le due tracce good kid e m.A.A.d city formano un dittico capace di condensare l’essenza dell’intero disco. E poi c’è Sing About Me, I’m Dying of Thirst: oltre sette minuti di riflessione sulla morte, raccontata attraverso voci e prospettive diverse, un brano che da solo basterebbe a consacrare Kendrick tra i più grandi liricisti del nuovo secolo.

Alla sua uscita, l’album venne eletto miglior disco del 2012 da testate come Pitchfork, BBC, Complex e New York Magazine — e non è difficile capire perché. A distanza di oltre dieci anni, good kid, m.A.A.d city suona ancora benissimo e, soprattutto, suona attuale.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Swimming Pools

Hits: Swimming Pools, Money Trees, Sing About Me

100
Tier 1° · Rank 31°
Cover di Wish You Were Here
299°

Wish You Were Here (1975) ✰

Pink Floyd

Rock Progressive Rock

Wish You Were Here riprende le coordinate di The Dark Side of the Moon ma le porta altrove, verso qualcosa di più difficile da avvicinare. Là dove il disco precedente ti agganciava subito — gli orologi, i suoni ambientali, quella costruzione quasi cinematografica — qui il ritmo è più lento, più rarefatto, e ci vuole tempo per entrarci davvero.

La struttura stessa del disco lo dice chiaramente: Shine On You Crazy Diamond è divisa in due parti che aprono e chiudono l'album, incorniciando le tre tracce centrali come un abbraccio. È una suite di oltre venticinque minuti complessivi, costruita su lunghi sviluppi strumentali, melodie che si dilatano nel silenzio, e un assolo di chitarra sul finale che non esplode mai davvero — si limita ad accennare, e fa più effetto così. Tutta la critica all'industria musicale — condensata in Welcome to the Machine e Have a Cigar — è incastonata dentro questa architettura, quasi a voler dire che il tema della mercificazione è il corpo del disco, ma il cuore batte altrove.

E il cuore è la title track. In un album volutamente ostico, Wish You Were Here è l'unico momento di resa immediata: una chitarra acustica, pochi accordi, e una malinconia che arriva dritta. È la traccia più semplice del disco e forse proprio per questo la più devastante. È una lettera aperta a Syd Barrett, il fondatore della band, il cui crollo psicologico aveva segnato i Floyd anni prima — e il titolo, già da solo, dice quasi tutto. Quello che il titolo non dice lo racconta una storia entrata nella leggenda: durante le sessioni di registrazione, Barrett si presentò in studio irriconoscibile, fisicamente trasformato. Waters scoppiò a piangere quando capì chi aveva davanti. Pochi minuti dopo, Syd se ne andò.

Wish You Were Here è un altro capolavoro, forse il più intimo che i Pink Floyd abbiano mai fatto.

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malinconico riflessivo angosciante

Miglior traccia: Wish You Were Here

Hits: Shine On You Crazy Diamond, Wish You Were Here

100
Tier 1° · Rank 47°
Cover di Journey in Satchidananda
300°

Journey in Satchidananda (1971) ✰

Alice Coltrane

Jazz

Journey in Satchidananda di Alice Coltrane, pubblicato nel 1971, è uno degli album più visionari della storia del jazz. Lontano da qualsiasi struttura tradizionale, fonde spiritual jazz, influenze indiane e sonorità meditative in un'esperienza che cresce progressivamente, elemento per elemento, fino a diventare qualcosa di difficile da descrivere a parole.

Non esplode mai — si costruisce, strato dopo strato, con una pazienza e una precisione che hanno qualcosa di rituale. L'arpa di Alice e il sax di Pharoah Sanders non si contendono mai la scena: si rafforzano a vicenda, si cercano, si trovano — il sax guida, l'arpa culla, e il flusso sonoro che ne emerge sembra sospeso fuori dal tempo.

Un disco che non si ascolta soltanto, si vive. Uno dei vertici assoluti del jazz.

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spirituale ipnotico sognante

Miglior traccia: Shiva-Loka

Hits: Shiva-Lola, Journey in Satchidananda

100
Tier 1° · Rank 38°