Pizza Kebab Vol. 1 (2023)
Ghali
Ghali torna dopo un po' di assenza e lo fa guardando indietro — il titolo rimanda al pezzo più iconico del suo esordio, e l'intenzione è chiara fin da subito: tornare alle radici, riappropriarsi della trap. La produzione è affidata ai suoi pupilli KIID e Sadturs, che cavalcano le sonorità della nuova scena "trap aliena" — beat sghembi, atmosfere claustrofobiche, un'estetica che strizza l'occhio a Playboi Carti più che alla vecchia Milano. In teoria, una mossa interessante. In pratica, i risultati sono altalenanti.
Quando funziona, funziona davvero. Il punto più alto è Coco — morbida, arabeggiante, introspettiva — un pezzo che in Italia sa fare solo lui, quella miscela di malinconia e identità culturale che è sempre stata la sua firma più riconoscibile. Subito dietro, Machiavelli con Simba La Rue: beat cupissimo, angosciante, un'atmosfera claustrofobica che tiene dall'inizio alla fine.
Il problema è tutto il resto. Ci sono brani che riprendono le sonorità di Album e DNA senza aggiungere nulla — Zuppa Di Succo Di Mucca potrebbe essere una traccia scartata da quei dischi, e non è necessariamente un insulto: il pezzo non è brutto, è solo inutile, non sposta niente. Poi ci sono i momenti proprio usciti male, su tutti Paura e Delirio a Milano, dove la reunion con pezzi della Dark Polo Gang non produce la scintilla sperata. Il ritorno alle origini, insomma, funziona a sprazzi — qualche traccia si salva, ma non rimane molto.
Il problema di fondo è che Ghali è un artista che quando è ispirato produce cose che altri non sanno fare. Pizza Kebab Vol. 1 non è un disco ispirato.
Miglior traccia: Coco
Hits: Coco