Club Dogo (2024)
Club Dogo
Qualcuno li ha accusati della solita grattata: reunion per macinare soldi, dieci sold out al Forum, nostalgia venduta a caro prezzo. Ma quando Guè e Jake rappano insieme il risultato è assicurato, e questo disco — che si chiama come il gruppo, dieci anni dopo l'ultimo capitolo — è lì a dimostrarlo.
Il lancio era già stato un colpo di teatro: video con il sindaco Beppe Sala e l'attore Claudio Santamaria, manifesti con le liriche del disco tappezzati per tutta Milano, un pop-up store in piazza San Babila preso d'assalto. La città come palcoscenico, prima ancora che uscisse una nota. Per i Club Dogo Milano non è mai stata solo uno sfondo — è la "Gotham" italiana, l'immaginario che attraversa ogni disco e che qui torna con la stessa forza di sempre.
Musicalmente il disco è perfettamente in linea con il loro stile, ma rifinito: boom bap, basi old-school firmate Don Joe, punchline, strada, rap e status. C'era Una Volta in Italia, Mafia del Boom Bap e King of the Jungle sono le tracce più cariche ed energiche, quelle che ricordano perché questi due insieme fanno un effetto diverso da qualsiasi loro progetto solista. Sul versante più cupo, In Sbatti mette in fila gli sbatti di chi la strada l'ha vissuta davvero — quella di Milano, non alla finto gangsta come se fossimo ad Atlanta. È una delle tracce più riuscite del disco proprio perché non concede niente all'immagine.
L'unico momento in cui il baricentro si sposta è Soli a Milano con Elodie: un brano che guarda altrove rispetto al resto, e che abbassa leggermente il livello complessivo. Un episodio isolato in un disco che per il resto fa esattamente quello che promette: rap eseguito alla perfezione secondo i canoni del genere, da due pesi massimi che non hanno perso un colpo.
Miglior traccia: In Sbatti
Hits: In Sbatti, King of The Jungle, Mafia del Boom Bap