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Azzera

396 album trovati

Cover di Metagonism
151°

Metagonism (2025)

Kakothanasy

Metal Death Metal Brutal Death Metal Goregrind

Metagonism dei Kakothanasy è un album che colpisce, ma decisamente non per tutti. È brutale fino all’eccesso, con una voce gutturale profondissima che rende praticamente impossibile distinguere anche una sola parola.

Allo stesso tempo, però, il suono è sorprendentemente tecnico e pulito: batteria serrata e riff potenti riescono a mantenere un equilibrio interessante tra caos e precisione.

Dietro questa furia sonora si intravedono anche temi più profondi, suggeriti dai titoli lunghi e criptici dei brani: evoluzione, sofferenza, biologia e trasformazione, trattati in modo astratto, quasi cosmico.

In poche parole, un disco death metal notevole, capace di unire violenza sonora e una certa profondità concettuale.

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spirituale aggressivo

Miglior traccia: The Hard Problem of Targeting An Irrefutable Endogenous Transmission In A Somatic Compound

Hits: 0

74
Tier 4° · Rank 255°
Cover di Hustle Mixtape Vol. 2
152°

Hustle Mixtape Vol. 2 (2025)

Capo Plaza

Hip-Hop/Rap Trap

Hustle Mixtape Vol. 2 è un disco di cui non sentivamo il bisogno. Capo Plaza confeziona qualche banger trap anche ben prodotto, ma il progetto non aggiunge nulla di nuovo a un genere che in Italia inizia a girare su se stesso. Anche sul piano tecnico — flow, metriche, approccio al microfono — non c'è nulla che sorprenda o che rimanga impresso.

Un lavoro che funziona forse in macchina a volume alto, ma che esaurisce la sua utilità lì. Completamente dimenticabile.

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Miglior traccia: Floyd Mayweather

34
Tier 8° · Rank 390°
Cover di The Boy Who Played The Harp
153°

The Boy Who Played The Harp (2025)

Dave

Hip-Hop/Rap

The Boy Who Played the Harp è il terzo album in studio di Dave — pubblicato dopo quattro anni dopo We're All Alone in This Together — ed è un disco riuscito praticamente in ogni suo aspetto. Le produzioni sono fresche, potenti e ricche di sfumature: beat densi e mai monotoni, che vanno ben oltre il solito basso spinto e costruiscono un suono pieno, stratificato, capace di tenere l'attenzione dall'inizio alla fine.

Dave rappa con una sicurezza impressionante, portando quel flow tipicamente britannico che lo rende immediatamente riconoscibile e sempre credibile, qualunque sia il registro che sceglie. Il titolo è un riferimento biblico al Primo Libro di Samuele (1 Sam 16:14–23), in cui il re Saul chiama il giovane pastore Davide a suonare l'arpa per allontanare gli spiriti maligni che lo tormentavano — un'immagine che rispecchia bene il tono dell'album. Nei testi Dave affronta temi come la fede, il destino, la pressione del successo e la paura del fallimento, intrecciando introspezione personale e lucidità sociale con una maturità che in pochi riescono davvero a raggiungere. Tra i collaboratori figurano Tems, Kano e James Blake, ma è Dave il centro di gravità di tutto.

Senza girarci troppo intorno: è uno degli album rap più importanti dell'anno, non solo nel Regno Unito, ma a livello globale.

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Miglior traccia: Marvellous

Hits: Marvellous, History

93
Tier 2° · Rank 104°
Cover di La bella confusione
154°

La bella confusione (2025)

Charlie Charles

Pop Pop Rap

In un momento in cui il producer album è diventato uno standard nella scena rap italiana, quello di Charlie Charles era probabilmente il più atteso degli ultimi anni — stiamo parlando di uno dei protagonisti della rivoluzione trap a partire dal 2016, l'uomo dietro al suono che ha reso popolare Sfera Ebbasta. Molti si aspettavano un disco nelle sonorità di XDVR. Invece Charlie ha scelto di raccontare sé stesso, e La Bella Confusione è esattamente questo — anche se il risultato convince solo a metà.

L'approccio è marcatamente orchestrale: le produzioni sanno essere ampie quando serve — come in Attacco di Panico con Blanco — o minimali e acustiche, come in Superstite con Massimo Pericolo, traccia intima e magistralmente costruita attorno a un piano e a versi che restano in testa: Tutte le volte che ho invidiato le famiglie degli altri / con le lavastoviglie e le Barbie.

Il problema è che non ovunque Charlie riesce a portare gli ospiti sul suo piano, e la traccia con Sfera è l'esempio più emblematico: ritornello appiattito da un auto-tune troppo spinto, strofe non scritte da lui. Un featuring che sembra appartenere a un disco diverso.

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riflessivo euforico

Miglior traccia: Superstite

Hits: Superstite

62
Tier 6° · Rank 327°
Cover di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
155°

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967) ✰

The Beatles

Rock Psychedelic Rock Rock'n'Roll

Non sono un grande fan dei Beatles — e sì, unpopular opinion: Abbey Road non mi ha mai detto molto — ma Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band lo considero il loro vero capolavoro.

Qui la band abbandona i limiti del pop tradizionale e si reinventa come una finta orchestra psichedelica, quella del "Sergente Pepper", alter ego collettivo dietro cui sperimenta liberamente: un pretesto narrativo che li libera da qualsiasi aspettativa. Il risultato è un disco in cui la creatività esplode: melodie raffinate, arrangiamenti visionari ma perfettamente bilanciati, una produzione che per l'epoca era pura fantascienza.

She's Leaving Home e Lucy in the Sky with Diamonds restano due vertici assoluti, delicate e allucinatorie allo stesso tempo. La seconda parte risulta forse un po' più debole rispetto alla prima, ma nel complesso l'album è pazzesco: un viaggio sonoro che fonde pop, teatro e psichedelia in modo unico. Un disco semplicemente fondamentale.

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giocoso sognante angosciante

Miglior traccia: She’s Leaving Home

Hits: She’s Leaving Home, Lucy In the Sky with Diamonds

98
Tier 1° · Rank 63°
Cover di Master of Reality
156°

Master of Reality (1971) ✰

Black Sabbath

Metal Heavy Metal

Master of Reality, uscito nel 1971, è il terzo disco dei Black Sabbath e il momento in cui il loro suono diventa davvero pesante — più pesante di qualsiasi cosa avessero fatto prima. Se Paranoid era un'esplosione di energia e istinto, qui la band rallenta, si fa più cupa e compatta, anticipando le fondamenta di tutto il doom e lo stoner a venire.

Sweet Leaf e Into the Void suonano come rituali fumosi, ipnotici, dove il groove ti trascina verso il basso senza che tu te ne accorga; Children of the Grave invece è un'altra bestia — cadenzata, aggressiva, con Ozzy che canta come un profeta in trance sopra un riff che non ti lascia scampo.

È meno immediato di Paranoid, ma più profondo e atmosferico: un disco che non ti prende solo a pugni, ti avvolge.

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angosciante spirituale malinconico

Miglior traccia: Children of the Grave

Hits: Children of the Grave, Sweet Leaf

100
Tier 1° · Rank 40°
Cover di Surtùm
157°

Surtùm (2025)

Massimo Silverio

Folk Art Rock

Massimo Silverio, musicista friulano classe 1992, prosegue con Surtum il suo percorso tra folk sperimentale e introspezione.

Cantato in lingua carnica, il disco costruisce paesaggi sonori sospesi tra natura e spiritualità, dove archi, elettronica e silenzi si fondono in un’atmosfera lenta, quasi rituale.

È un album che richiede attenzione: molto curato, coerente e con un’identità forte. Allo stesso tempo, però, non è il classico disco che viene spontaneo riascoltare spesso. Mancano veri picchi emotivi e il ritmo costantemente rarefatto lo rende più adatto come esperienza contemplativa che come ascolto “da replay”.

Nel complesso, un lavoro solido, che può colpire soprattutto chi apprezza il folk più atmosferico e meditativo.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Sorgjâl

Hits: Sorgjâl

75
Tier 4° · Rank 251°
Cover di Smoochies
158°

Smoochies (2025)

Ashnikko

Pop Hyperpop

Smoochies, il nuovo album di Ashnikko, non è il tipo di disco che conquista facilmente chi non mastica hyperpop cartoonesco — eppure suona tutt'altro che male.

Alcuni brani sono piacevoli, ben prodotti, con un suono fresco e moderno che si fa ascoltare senza troppo sforzo. In più di un momento, soprattutto per le scelte vocali e certe soluzioni di produzione, viene in mente la Gwen Stefani di Hollaback Girl: ritmiche secche, cori esagerati e un'attitudine sfrontata che, nel contesto, funziona sorprendentemente bene.

Ashnikko prosegue così il suo percorso tra pop alternativo, rap e cultura internet. Smoochies non rivoluziona nulla, ma è un disco coerente e ben confezionato — anche per chi di hyperpop normalmente non vive.

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giocoso euforico

Miglior traccia: Liquid

66
Tier 6° · Rank 311°
Cover di Right Now!
159°

Right Now! (1987) ✰

Pussy Galore

Rock Noise Rock

I Pussy Galore sono una band noise rock di New York, fondata da Jon Spencer e Right Now! del 1987 è considerato il loro disco più rappresentativo. Diciannove tracce, molte brevissime, registrate con una qualità volutamente rozza che oscilla tra cassetta 4-track e studio: il risultato sembra una collezione di bozze abbandonate a metà, e probabilmente è esattamente quello che volevano.

Il suono è feroce, distorto, sbracato — blues sporco tritato nel noise più abrasivo. Spencer urla, le chitarre stonano, la batteria sembra assemblata con rottami. C'è un'energia distruttiva che in certi momenti funziona, ma rispetto ad altri dischi dello stesso giro — gli Scratch Acid, per dire — manca di quella tensione ritmica che trasforma il caos in qualcosa di magnetico. Right Now! è caos e basta, e dopo un po' la grana grossa stanca.

Va ascoltato, soprattutto se si vuole capire da dove viene una certa idea di rock americano volutamente brutto e provocatorio. Ma come esperienza d'ascolto, è un disco che si apprezza più sulla carta che in cuffia.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Fuck You, Man

72
Tier 5° · Rank 265°
Cover di Infinite
160°

Infinite (2025)

Mobb Deep

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

IInfinite è una sorta di disco tributo: è l'ultimo progetto ufficiale dei leggendari Mobb Deep, duo formato da Havoc e dal compianto Prodigy. L'idea nasce da The Alchemist — uno dei producer più in forma del momento — e da Havoc stesso, che hanno raccolto e prodotto registrazioni inedite lasciate da Prodigy. Il risultato è un disco dalle sonorità hip-hop street, in perfetta linea con lo stile del duo: quando lo ascolti, senti New York e le strade del Queens.

Le produzioni sono generalmente di buon livello: rifinite, stratificate, con sample azzeccati — basta sentire Taj Mahal o Against the World, che campiona un brano dello stesso Prodigy. I testi rimangono fedeli ai temi classici del duo — strada, sopravvivenza, durezza — e proprio per questo possono risultare ripetitivi per chi non è già dentro quel mondo.

Ottima invece la lista degli ospiti, da Nas a Ghostface Killah fino ai Clipse. Un ascolto consigliato, soprattutto per chi vuole salutare degnamente due icone del rap newyorkese.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: Against the World

64
Tier 6° · Rank 322°
Cover di Getting Killed
161°

Getting Killed (2025)

Geese

Rock Indie Rock Art Rock

Getting Killed è il quarto album in studio dei Geese, registrato in appena dieci giorni insieme al produttore Kenny Beats. Il disco sembra voler smontare alcune certezze del rock, puntando su un suono istintivo, ruvido, spesso furioso, che rinuncia volutamente alla ricerca di melodie facili o accattivanti.

C’è un senso costante di urgenza e disorientamento: i testi non sono sempre immediati, ma lasciano emergere immagini di frustrazione e alienazione, come riflesso di un presente inquieto — “There is only dance music in times of war.”

È stato uno dei dischi più apprezzati dalla critica nel 2025 e conferma come il rock contemporaneo sia ancora in ottima salute, al contrario di quanto si possa pensare guardando le classifiche.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Taxes

Hits: Taxes

77
Tier 4° · Rank 242°
Cover di Una lunghissima ombra
162°

Una lunghissima ombra (2025) ✰

Andrea Laszlo De Simone

Pop Progressive Pop Progressive Rock

Ogni volta che si ascolta un disco di Andrea Laszlo De Simone si ha la sensazione di salire su una macchina del tempo, con la data impostata nei lontani anni ‘70. E questo disco non fa eccezione. Se già “Uoma Donna” era un capolavoro, dove il cantautore era riuscito a mescolare sapientemente un certo progressive rock con sonorità più pop sofisticate, qui è riuscito ancora di più a superarsi, firmando il suo lavoro più maturo e ispirato.

È un disco di una profondità rara, curato in ogni dettaglio, sia lato scrittura che lato strumentali. La musica è ricca, stratificata, melodica. Rispetto al disco precedente, troviamo ritornelli più pop e “cantabili”. E quell’effetto sulla voce che rende il progetto di Andrea Laszlo unico e riconoscibile. Sono tantissimi i brani che colpiscono, ma fra tutti non si può non nominare Quando. Un brano destinato a restare, di quelli che entrano nell’anima e non ne escono più, grazie alla sua prima parte incredibilmente emotiva e il finale dove la strumentale “respira” e si apre. Il disco non scorre come una playlist di brani.

Dietro c’è un’idea, uno studio: raccontare la relazione dell’uomo con il tempo, con quello che cambia o che resta, nella vita e nelle relazioni. Questo concept — luce, buio, ombra, evanescenza — è reso magistralmente dagli interludi che legano i brani come un unico respiro.

Un album che trascende il tempo e i generi: puro, poetico e intensamente umano.

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malinconico misterioso

Miglior traccia: Quando

Hits: La Notte, Quando, Pienamente, Planando sui raggi del sole

100
Tier 1° · Rank 15°
Cover di Deadbeat
163°

Deadbeat (2025)

Tame Impala

Electronic Dance House Techno

Con Deadbeat, Kevin Parker prende una direzione inaspettata e lo fa in modo dichiarato: il titolo stesso lo anticipa. Deadbeat in inglese indica le persone pigre, svogliate — ma è forse anche un riferimento alle sonorità del disco, dance e techno, generi oggi abbastanza desueti. Un disco nato in un momento di stanca creativa, di perdita di stimoli, che sono poi gli stessi momenti in cui si tende a mettere in discussione sé stessi — riflessione che Parker porta nel disco in modo esplicito.

Il problema è che questa scelta ha un costo: il suono risulta spesso impersonale, privo di quel segno distintivo che rende riconoscibile Tame Impala. Potrebbe essere il lavoro di qualsiasi DJ, e questo costa caro in termini di identità — soprattutto per chi arriva da Currents.

La voce si amalgama bene con le strumentali club-oriented, e non mancano momenti più pop come Dracula o My Old Ways, ma la psichedelia e la componente alternative rock che lo hanno reso grande spariscono completamente.

Forse, per citare una delle canzoni, Not My World: questo non è il suo mondo, solo una parentesi.

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giocoso euforico

Miglior traccia: Not My World

Hits: My Old Ways, Not My World

66
Tier 6° · Rank 314°
Cover di Paranoid
164°

Paranoid (1970) ✰

Black Sabbath

Metal Heavy Metal Hard Rock

Paranoid dei Black Sabbath, uscito nel 1970, è uno dei dischi più influenti della storia del metal. In appena otto brani, la band di Birmingham definisce i codici del genere: riff monolitici, atmosfere cupe e un senso di inquietudine che, all'epoca, era pura avanguardia.

Quello che colpisce ancora oggi è il contrasto interno al disco — brani lenti e pesanti come War Pigs e Iron Man, costruiti su riff che sembrano colare come piombo fuso, contro la title track e Rat Salad, più dirette e accelerate, quasi punk prima del punk. A tenere tutto insieme c'è una produzione volutamente grezza, sporca, che non leviga nulla e lascia ogni colpo di chitarra e ogni urlo di Ozzy esattamente dove cadono.

È quella ruvidezza a renderlo ancora vivo. Paranoid non è solo la nascita dell'heavy metal — è ancora, più di cinquant'anni dopo, uno dei suoi vertici assoluti.

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angosciante malinconico misterioso

Miglior traccia: Paranoid

Hits: Paranoid, Iron Man

98
Tier 1° · Rank 62°
Cover di The Spiritual Sound
165°

The Spiritual Sound (2025) ✰

Agricolture

Metal Blackgaze

Già nel 2023 gli Agricolture avevano stupito con il loro disco Agricolture, con cui si erano presentati al pubblico. Con questo secondo disco, confermano di essere una band di punta nel black metal moderno. In questo progetto non solo sono riusciti a consolidare il loro suono, riprendendo alcuni motivi melodici del disco precedente, ma sono riusciti a spingersi anche oltre, contaminandosi con altri generi.

Se il primo disco era più “omogeneo” nel suono - chitarre super riverberate e distorte, blast beat poderosi - qui c’è molta eterogeneità, con influenze dal noise-rock e dalla musica industriale. Lo si capisce fin dalle prime note di My Garden, che possono quasi - lontanamente ma non troppo - ricordare certe sonorità degli Slipknot. E’ un disco non lineare, in cui ogni brano sembra esplorare una direzione diversa, pur mantenendo la coerenza emotiva di quello che a loro piace definire “ecstatic black metal”. Lo scream di Leah Levinson rimane impeccabile e contrasta perfettamente con le parti più atmosferiche del disco.

Tra tutte le tracce spiccano notevolmente Flea - con dei giri di chitarra distorta che creano un muro di suono poderoso - la più aggressiva The Weight o Bodhidarma - con un riff esplosivo finale super sognante.

Un disco che conferma che la scena blackgaze moderna riesce a raggiungere dei livelli altissimi.

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aggressivo spirituale

Miglior traccia: The Weight

Hits: The Weight, My Garden, Bodhidharma, Flea

100
Tier 1° · Rank 12°
Cover di Exercises in Futility
166°

Exercises in Futility (2015)

Mgla

Metal Black Metal

Exercises in Futility dei Mgła sfiora la perfezione. Cupo, lucido e disperato, è uno di quei dischi che incarnano lo spirito del black metal senza compromessi — non dalla Norvegia, ma da Cracovia, Polonia, dove il duo formato da M. e Darkside ha costruito in silenzio uno dei lavori più rigorosi del genere.

La struttura è già una dichiarazione poetica: sei tracce numerate da I a VI, tutte intitolate Exercises in Futility. Nessun titolo individuale, nessuna concessione alla frammentazione — un'unica opera continua che rifiuta l'idea stessa di singolo o momento isolato. Le liriche seguono la stessa logica: nichilismo filosofico, non decorativo. Non "Satana e inverno" ma una riflessione lucida sull'inutilità di ogni sforzo umano, sulla futilità come condizione esistenziale. È un disco che ha qualcosa da dire, e lo dice senza alzare la voce.

Musicalmente, la produzione non è lo-fi nel senso grezzo del termine — è asciutta e tagliente, ogni elemento al suo posto con precisione chirurgica. I riff si muovono in spirali ossessive, ipnotiche, con un'eco di Burzum — Filosofem in particolare, o il primo disco — in quel modo di costruire atmosfere gelide attraverso la ripetizione piuttosto che attraverso l'aggressività fine a se stessa. La differenza è che Mgła ci aggiunge una tensione ritmica che Burzum non ha mai avuto: Darkside è tra i batteristi più interessanti del black metal contemporaneo, e si sente soprattutto nel finale del disco, dove l'intensità cresce traccia dopo traccia — V e VI in particolare — con pattern ipnotici che intrecciano caos e controllo in modo quasi rituale.

Non è un disco immediato. Richiede più ascolti per rivelare tutta la sua profondità. Ma chi ha pazienza trova del black metal moderno di ottima fattura.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: Exercises in Futiliy V

Hits: Exercises in Futily V, VI

93
Tier 2° · Rank 107°
Cover di Tavastland
167°

Tavastland (2025)

Havukruunu

Metal Black Metal Folk Black Metal

Tavastland è un album che si ascolta con piacere: potente, ispirato e con un’identità piuttosto chiara.

Il mix però non sempre convince fino in fondo. Musicalmente siamo su un black metal pulito e tradizionale, con riff solidi, batteria energica e strutture familiari nel senso giusto. La band riesce a mantenere bene quel bilanciamento tra ferocia e melodia che caratterizza il genere, senza cadere in eccessi troppo moderni.

Il concept, ispirato alla ribellione della terra di Tavastia contro l’invasione cristiana, aggiunge un’aura pagana coerente e suggestiva, perfettamente in linea con l’atmosfera del disco.

Nel complesso è un lavoro ben costruito, ma a cui manca ancora qualcosa — un po’ più di sperimentazione o di lavoro sulle strutture — per fare davvero il salto di qualità.

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aggressivo

Miglior traccia: Tavastland

Hits: Tavastland

76
Tier 4° · Rank 244°
Cover di Pixel
168°

Pixel (2025)

Ele A

Hip-Hop/Rap

Pixel è il debutto ufficiale della rapper svizzera Ele A. Si era già fatta conoscere nella scena rap italiana grazie a numerose collaborazioni. Qui conferma di avere flow e delivery solidi. Rappa con sicurezza e naturalezza, magari ancora un po’ monoflow e acerba in alcuni passaggi ma la base è decisamente forte.

Molto apprezzabile anche la scelta di evitare i soliti cliché legati alla figura della rapper donna, puntando invece su temi più personali e autentici.

Le produzioni sono curate — bassi profondi, qualche sonorità trap o più hip-hop classica — e mai plasticose, con un Night Skinny sorprendentemente più ispirato del solito. Anche i featuring funzionano bene, scelti con criterio e inseriti nel modo giusto — quello con Colapesce spicca su tutti.

In sintesi, un debutto fresco, sincero e con ottime prospettive.

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rilassato

Miglior traccia: Quintale

70
Tier 5° · Rank 293°
Cover di MA IO SONO FUOCO
169°

MA IO SONO FUOCO (2025)

Annalisa

Pop Elettropop Synth Pop

Ma Io Sono Fuoco di Annalisa convince poco. È quel tipo di pop elettro-synth che vorrebbe suonare moderno ma finisce per sembrare tutto uguale a se stesso: produzioni riciclate, brani con poca evoluzione, strutture che si ripetono senza sorprese.

Sui testi c'è poco da aggiungere — non è che il pop debba necessariamente essere profondo o parlare di chissà che, ma quando manca anche un tessuto musicale che elevi il tutto, il risultato è inevitabilmente banale.

Un album piatto e prevedibile, senza un'idea che lasci davvero il segno.

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Miglior traccia: Esibizionista

39
Tier 8° · Rank 385°
Cover di Breach
170°

Breach (2025)

twenty one pilots

Rock Alternative Rock Pop Rock Alternative Rap

Breach è l’ottavo disco ufficiale del duo twenty one pilots: un lavoro solido, con grande cura e attenzione ai dettagli nella produzione.

Diversi brani presentano evoluzioni interessanti, e le parti più “rappate” funzionano bene, aggiungendo varietà al sound. La commistione tra rap, pop e alternative rock — con qualche incursione nell’elettronica — resta la loro cifra stilistica più riconoscibile.

Nel complesso è un disco coeso e ispirato. Forse la prima parte, fino a Robot Voices, risulta più efficace dal punto di vista melodico rispetto alla seconda. Robot Voices, tra l’altro, è davvero una hit pazzesca.

Un buon lavoro.

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giocoso rilassato trionfante

Miglior traccia: Robot Voices

Hits: Robot Voices, City Walls, Drum Show

77
Tier 4° · Rank 237°
Cover di Control
171°

Control (1986) ✰

Janet Jackson

R&B Pop Contemporary R&B

Control è il disco con cui Janet Jackson si prende la scena — licenzia il padre manager, si reinventa, e con Jimmy Jam e Terry Lewis costruisce quello che diventerà uno dei riferimenti dell'R&B anni '80.

Il problema, ascoltandolo oggi, è che le produzioni non sono sempre all'altezza. Quando funzionano, funzionano davvero: la title track Control ha un groove che ricorda Wanna Be Startin' Somethin' di Michael Jackson — datato quanto vuoi, ma evocativo, e ci sta tutto. Nasty conserva ancora un certo nerbo. Ma sono momenti isolati in un disco che altrove scivola via senza lasciare il segno, con produzioni che non hanno retto il tempo con la stessa efficacia.

Riconoscerne l'importanza storica è doveroso — ha aperto una strada enorme per l'R&B e per l'autonomia artistica femminile nel pop. Ma importanza storica e piacere d'ascolto non sempre coincidono, e questo è uno di quei casi.

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sensuale trionfante

Miglior traccia: When I Think Of You

67
Tier 6° · Rank 307°
Cover di Atomizer
172°

Atomizer (1986) ✰

Big Black

Rock Noise Rock Post-hardcore

Ci sono band che fanno rumore per fare rumore. I Big Black no — il caos sonoro di Atomizer ha una direzione precisa, quasi giornalistica: cronaca nera, periferia americana, violenza ordinaria.

Kerosene è la storia di un ragazzo di provincia che si dà fuoco per noia, Jordan, Minnesota è ispirata a uno scandalo reale di abusi su minori. Steve Albini — chitarrista, vocalist, e già allora ingegnere del suono destinato a plasmare il suono di Surfer Rosa e In Utero — non provoca per il gusto di farlo. Descrive, e la descrizione è devastante.

Il suono è altrettanto spietato. Chitarre cariche di feedback, basso massiccio, e al posto della batteria c'è una Roland TR-606 che Albini accredita come membro ufficiale della band nei liner notes — "Roland" — perché non è una scelta pratica, è una scelta concettuale. Quella meccanicità fredda e implacabile è parte integrante del messaggio.

Kerosene è il centro di gravità del disco. L'intro è una ripetizione ritmica quasi ipnotica, metallica, che suona come un motore acceso che non parte mai — gira, torna su se stesso, accumula tensione senza scaricarla. È uno dei riff più ossessivi degli anni '80, e quando il pezzo finalmente esplode, la sensazione è quella di qualcosa di inevitabile.

Breve, abrasivo, senza compromessi: Atomizer è uno di quei dischi che capisci subito che non è fatto per piacerti, ma che non riesci a smettere di ascoltare.

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angosciante aggressivo

Miglior traccia: Kerosen

Hits: Kerosene

81
Tier 4° · Rank 219°
Cover di Just Keep Eating
173°

Just Keep Eating (1986) ✰

Scratch Acid

Rock Noise Rock

Gli Scratch Acid sono una di quelle band che non fondano un genere dal nulla, ma lo spingono in una direzione che nessuno aveva ancora esplorato fino in fondo. Siamo nel 1986, il noise rock americano esiste già — Sonic Youth, Swans, Big Black — ma Just Keep Eating, unico album in studio della band di Austin, ha qualcosa di diverso, di più viscerale e destabilizzante.

Il suono è caotico e abrasivo: linee di basso ossessive, chitarre taglienti, e una sezione ritmica che non concede respiro. Ma il dettaglio che rende il disco davvero peculiare è la voce di David Yow — uno dei frontman più fisici e disturbanti della scena — che sembra provenire da una stanza lontana, come se stesse urlando da dietro un muro. Non è in primo piano, non domina il mix: galleggia sul caos, il che la rende ancora più inquietante. Cheese Plug è forse l'esempio più immediato: l'apertura distorta ti prepara all'impatto, ma quando entra la voce capisci che il disco non ha nessuna intenzione di metterti a tuo agio.

Breve ma denso, Just Keep Eating è un disco da conoscere anche solo per capire dove affondano le radici del rock più viscerale degli anni '90. Non è un caso che Yow e il bassista David Wm. Sims abbiano formato i The Jesus Lizard subito dopo — e che quella band sia diventata uno dei punti di riferimento dell'alternative rock americano.

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angosciante aggressivo

Miglior traccia: Cheese Plug

Hits: Cheese Plug

93
Tier 2° · Rank 110°
Cover di Aurora Popolare
174°

Aurora Popolare (2025)

Ministri

Rock Alternative Rock

La voce di un cantante può fare la differenza tra un buon disco e un disco che rimane. E nel caso di Aurora Popolare, ottavo album in studio dei Ministri, è proprio lì che qualcosa non convince del tutto.

La band propone un rock leggero con ritornelli melodici e quasi pop che entrano in testa facilmente, e i testi sono diretti e attuali, capaci di centrare il bersaglio — Ma le persone mica lo sanno come stanno / mica lo sanno dove trovano il coraggio / per fare un figlio e poi proteggerlo dal peggio.

Il problema è che certi testi chiedono una voce che li sostenga con peso e convinzione, e quella del cantante — pulita, tecnicamente valida — manca della corposità e dell'espressività necessarie per farli davvero atterrare. Il disco scorre piacevolmente, ma resta in superficie.

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rilassato riflessivo

Miglior traccia: Terre Promesse

Hits: Terre Promesse

62
Tier 6° · Rank 325°
Cover di Tales of Othertime
175°

Tales of Othertime (2021)

Stormkeep

Metal Black Metal Melodic Black Metal

Gli Stormkeep sono ancora una band poco conosciuta, e Tales of Othertime è il loro primo album in studio — arriva dopo l'EP Galdrum, che aveva già fatto intuire il potenziale, e conferma che il potenziale era reale.

Il sound è una fusione tra il black metal norvegese e il power metal: violento e potente da un lato, epico e monumentale dall'altro. Un ibrido che sulla carta potrebbe sembrare forzato e invece funziona, perché gli Stormkeep riescono a tenere i due mondi in equilibrio senza che nessuno dei due prevalga in modo stonato. Il risultato evoca atmosfere medievali e fantasy con una coerenza di visione rara per un debutto — il disco costruisce un mondo sonoro preciso, e ci si entra dentro.

Il momento che riassume meglio questa forza è The Seer: un brano monumentale, che concentra tutto quello che la band sa fare e lo porta al massimo della potenza. È il tipo di traccia che giustifica da sola l'ascolto dell'intero album. L'unica riserva riguarda l'uso di tastiere e synth, che in certi passaggi suonano un po' artificiosi. È un difetto minore, ma in un disco così curato si nota.

Resta comunque un debutto notevole, mixato in modo eccellente. Una band da seguire.

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trionfante misterioso

Miglior traccia: The Seer

Hits: The Seer

91
Tier 2° · Rank 120°
Cover di Revolver
176°

Revolver (1966) ✰

The Beatles

Rock Pop Rock Psychedelic Rock Beat

La discografia dei Beatles è ricchissima, ma tra tutti i loro dischi ce ne sono alcuni che meritano attenzione particolare perché si collocano in momenti chiave del loro percorso artistico. Revolver è sicuramente uno di questi.

ll disco presenta un suono decisamente meno pop rispetto ai lavori precedenti: gli arrangiamenti si fanno più elaborati, con influenze orchestrali, venature psichedeliche e incursioni nelle sonorità orientali. Brani come Eleanor Rigby e Tomorrow Never Knows mostrano un coraggio artistico raro per l'epoca.

Per chi ama le sonorità più sperimentali, Revolver potrebbe rivelarsi più interessante rispetto a lavori spesso più celebrati della band, come Abbey Road.

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malinconico sognante misterioso

Miglior traccia: Eleanor Rigby

Hits: Eleanor Rigby, Yellow Submarine

89
Tier 3° · Rank 159°
Cover di PORTANDO IL PESO
177°

PORTANDO IL PESO (2025)

Visino Bianco

Hip-Hop/Rap Trap Hood Trap

Visino Bianco è uno dei nomi della nuovissima scena da tenere sott’occhio, e questo EP, PORTANDO IL PESO — pur nella sua brevità — lo conferma.

Lo stile è interessante, anche se non completamente originale: si sentono influenze abbastanza evidenti, da Simba La Rue per certe sonorità più hood, fino a qualcosa di Artie 5ive.

Detto questo, il progetto suona comunque molto bene, forse anche oltre le aspettative per un EP. Il sound si muove su coordinate trap/hood, con atmosfere cupe, corpose e notturne.

I testi sono molto espliciti, portati con un flow quasi “nevrotico”, che trasmette bene una sensazione di tensione e follia interna.

Tra i momenti migliori, il featuring con 18K, scapigliato, decisamente riuscito.

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trionfante angosciante euforico

Miglior traccia: scapigliato

Hits: scapigliato, oooo

75
Tier 4° · Rank 252°
Cover di Blackbraid III
178°

Blackbraid III (2025)

Blackbraid

Metal Black Metal Folk Black Metal

Blackbraid III è il terzo capitolo della omonima one-man band, un ottimo esempio di black metal americano fortemente influenzato dalla scuola norvegese — in particolare da Immortal e Satyricon, e dalla corrente più atmosferica del genere.

Accanto a queste radici, emergono interessanti contaminazioni folk: l'artista, di origini native americane, integra elementi legati alla cultura indigena, arricchendo il sound con strumenti inusuali per il black metal, come il flauto.

Un risultato affascinante e riuscito.

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Miglior traccia: God of Black Blood

Hits: God of Black Blood

81
Tier 4° · Rank 218°
Cover di Higanbana
179°

Higanbana (2025)

Sundrowned

Metal Post-Metal Shoegaze

Higanbana è il debutto di una band norvegese quasi sconosciuta, i Sundrowned. È un solido album post-metal che intreccia accenni black con elementi screamo e passaggi più ruvidi, senza rinunciare a sfumature shoegaze.

Pur soffrendo di una certa omogeneità sonora e di strutture talvolta ripetitive, la durata contenuta (40 minuti) rende l’ascolto complessivamente scorrevole. Il titolo rimanda al fiore giapponese che annuncia l’autunno, simbolo di cambiamento e del ciclo della vita, tema che attraversa l’intero disco.

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sognante rilassato

Miglior traccia: The Seed

71
Tier 5° · Rank 275°
Cover di Uomo Donna
180°

Uomo Donna (2017) ✰

Andrea Laszlo De Simone

Rock Progressive Rock Psychedelic Rock

È difficile credere che Uomo Donna sia uscito nel 2017. Non perché suoni vecchio — tutt'altro — ma perché sembra provenire da un tempo tutto suo, sospeso tra il prog italiano degli anni Settanta e qualcosa di indefinibilmente contemporaneo. Un disco che non si preoccupa di essere attuale e proprio per questo lo è.

Le influenze non si nascondono: Le Orme nella title track, Battisti praticamente ovunque, soprattutto in Sogno l'amore, dove De Simone gli si avvicina in modo quasi sconcertante. Ma non è nostalgia, non è citazionismo fine a se stesso. È un cantautore che ha assorbito quella stagione e la restituisce con una voce e una sensibilità proprie. E la voce, filtrata ed effettata fino a diventare quasi uno strumento, è il marchio di fabbrica del disco: riconoscibile, straniante, capace di tenere insieme arrangiamenti complessi e momenti di disarmante semplicità.

Perché il disco sa anche essere semplicissimo. Meglio è una ballad costruita quasi interamente sulla ripetizione delle parole più elementari che esistano — ti amo, mi manchi, amore — eppure funziona, e funziona proprio per questo. Non c'è niente da decifrare, niente da interpretare: c'è solo il peso di quelle parole, dette e ridette fino a tornare nuove. È uno dei momenti in cui Uomo Donna dimostra di saper fare la cosa più difficile: emozionare senza spiegare.

Un disco bello, fuori moda nel senso migliore del termine.

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malinconico spirituale sognante

Miglior traccia: Meglio

Hits: Meglio, Sogno L’Amore

94
Tier 2° · Rank 101°
Cover di Random Access Memory
181°

Random Access Memory (2013) ✰

Daft Punk

Electronic Funk Disco

Random Access Memories è il quarto e ultimo album dei Daft Punk — e anche il loro congedo più ambizioso. Uscito nel 2013, ha vinto il Grammy come Album of the Year, oltre a Record of the Year per Get Lucky. Per un disco di musica elettronica, non è poco.

Il progetto è dichiaratamente un atto d'amore verso il funk e la disco di fine anni '70 e inizio '80 — quella musica fatta di bassi profondi, chitarre sincopate e produzioni lussureggianti che veniva da Los Angeles. Per farlo, i Daft Punk hanno abbandonato quasi del tutto gli strumenti elettronici e hanno chiamato i musicisti dal vivo: su tutti Nile Rodgers, chitarrista dei Chic e figura centrale di quella stagione musicale, che porta su Get Lucky e Lose Yourself to Dance una groove autentica, non simulata. Giorgio Moroder — il padre della disco elettronica, l'uomo dietro i successi di Donna Summer — appare invece quasi come un simbolo, un passaggio di testimone tra generazioni. Pharrell Williams completa il quadro dal lato contemporaneo.

Non sono un amante di questa tipologia di musica, e lo dico chiaramente: il funk e la dance non sono il mio territorio naturale. Eppure Get Lucky e Instant Crush funzionano anche su di me, perché hanno melodie trascinanti e ritornelli che entrano in testa senza chiedere permesso. Ma il momento del disco che può più colpire è Motherboard, strumentale puro: una produzione che cresce lentamente, diventa liquida e oscura, poi si riapre come una rivelazione. È il brano più cinematografico del disco, quello che devia di più dall'impianto funk e che dimostra quanto i Daft Punk fossero capaci di andare oltre il genere che stavano celebrando.

Per questo, anche per chi non ama la dance o il funk, RAM vale l'ascolto. Non perché sia obbligatorio piegarsi al suo impianto — ma perché dentro ci trovi anche altro.

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euforico malinconico

Miglior traccia: Get Lucky

Hits: Get Lucky, Giorgio by Moroder, Motherboard

84
Tier 3° · Rank 199°
Cover di Spettri
182°

Spettri (2025)

Sanlevigo

Rock Indie Rock Alternative Rock

Spettri è il secondo album dei Sanlevigo, band romana ancora poco conosciuta e sostanzialmente agli esordi. Un disco notevole, che richiama una tradizione di indie e alternative rock, ma con una propria originalità nelle melodie e un tocco di modernità grazie a momenti più prettamente elettronici.

Con uno sguardo disilluso racconta la decadenza della società contemporanea senza mai scivolare nella retorica. Diversi brani meritano attenzione per le scelte melodiche e la struttura delle composizioni — su tutti Idoli e Monotonia.

Un lavoro che, per chi segue lo stato attuale del rock italiano, vale assolutamente la pena scoprire.

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malinconico

Miglior traccia: Idoli

Hits: Idoli

88
Tier 3° · Rank 167°
Cover di Banco del Mutuo Soccorso
183°

Banco del Mutuo Soccorso (1972) ✰

Banco del Mutuo Soccorso

Rock Progressive Rock

Il disco di debutto del Banco del Mutuo Soccorso è forse il miglior album del progressive rock italiano. Si apre con una citazione dall'Orlando Furioso e quell'atmosfera a tratti medievaleggiante — mista ad una certa tensione narrativa — non abbandona mai il disco — è il fil rouge che tiene insieme una musica che altrimenti rischierebbe di disperdere in mille direzioni.

Rispetto ad altri dischi del genere, colpisce la presenza delle chitarre più distorte e aggressive del solito, e una batteria che in certi brani diventa l'elemento portante: in R.I.P. il ritmo è costante e definito per gran parte del brano, una colonna vertebrale intorno a cui tutto il resto — chitarre, tastiere, flauti, il resto della strumentazione — costruisce e varia la propria voce.

Il punto più alto è Il Giardino del Mago, suite monumentale che occupa quasi metà disco: onirica, stratificata, capace di sorprendere ad ogni ascolto. Capolavoro del genere.

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angosciante misterioso

Miglior traccia: R.I.P. (Requiescant In Pace)

Hits: R.I.P., Il Giardino del Mago

98
Tier 1° · Rank 58°
Cover di Sunbather
184°

Sunbather (2013) ✰

Deafheaven

Metal Black Metal Blackgaze Post-Metal

I puristi del black metal non ammetteranno mai che l'album più "sbagliato" per il genere — copertina rosa shocking, band di hipster californiani in camicia a quadri, zero corpse paint — sia in realtà uno dei migliori dischi metal degli ultimi vent'anni, e forse oltre. Il fastidio si è moltiplicato quando la stampa mainstream ha cominciato a incensarlo: Metacritic lo ha dichiarato il disco più recensito positivamente del 2013 in assoluto, in qualsiasi genere, e Rolling Stone lo ha inserito nella lista dei cento migliori album metal di sempre. Un disco di una band di ragazzi che sembrano poter riparare il tuo laptop, celebrato ovunque mentre i gruppi "aderenti" ai canoni estetici e sonori del genere restavano nell'ombra. Lo scandalo, insomma, era doppio.

I Deafheaven non hanno inventato il blackgaze, ma con Sunbather lo portano probabilmente alla sua massima espressione. È un disco catartico: lo capisci fin dalle prime note, quelle distorsioni che arrivano come una bassa marea e poi esplodono subito in blast beat e muri di suono che ti travolgono. È black metal, ma non c'è nulla di oscuro: il suono è luminoso, quasi solare, e lo scream di George Clarke non comunica violenza né minaccia — è fragile, carico di tristezza e rassegnazione, qualcosa di inaspettatamente umano in un contesto dove di solito si simula il demonio.

La title track è il cuore del disco: oltre dieci minuti in cui i momenti si susseguono e si superano a vicenda per intensità emotiva, melodie sognanti che cedono il posto a esplosioni furiose e poi tornano, ogni volta più cariche di senso.

È un disco da pelle d'oca. Non è immediato, soprattutto se non si è abituati a questo suono — ma se ci si apre e si cerca di entrarci dentro, rivela una bellezza rara. Difficile da trovare, e ancora più difficile da dimenticare.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Sunbather

Hits: Dream House, Sunbather, The Pecan Tree

100
Tier 1° · Rank 26°
Cover di Ecailles De Lune
185°

Ecailles De Lune (2010) ✰

Alcest

Metal Blackgaze Post-Metal Black Metal

Con Écailles de Lune il blackgaze smette di essere un esperimento e diventa un genere. Alcest — nella pratica il progetto del chitarrista e vocalist Neige — prende il muro di suono, i blast beat e l'aggressività viscerale del black metal e li fonde con le atmosfere sognanti e malinconiche dello shoegaze, con l'ombra lunga del dark ambient di Burzum sullo sfondo. Il risultato non è un compromesso tra i due mondi: è qualcosa di nuovo.

Il disco si apre con la suite in due parti della title track, quasi venti minuti che stabiliscono subito le regole del gioco — l'alternanza tra esplosioni di violenza sonora e derive eteree che ti lasciano sospeso. Ma il momento più rivelatore è Percées de Lumière: qui la melodia sognante e malinconica resta sempre in primo piano anche quando lo scream estremo di Neige entra in scena, e non ti aspetti che funzioni così bene. Chitarre distortissime che suonano melodiche, batteria che spinge senza schiacciare — è un contrasto che non ha niente a che fare con il black metal di maniera, fatto di blast beat e wall of sound fine a se stessi.

Il concept del disco — il viaggio di un uomo verso un'altra forma di esistenza, una realtà parallela da cui non si torna — non è solo un'idea scritta nel booklet. Lo senti, ma a una condizione: devi immergerti. Cuffie, ascolto attivo, nient'altro in sottofondo. Se lo metti in secondo piano, ti sfugge. Se ci entri dentro, è un'altra cosa.

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sognante spirituale malinconico

Miglior traccia: Percèes De Lumière

Hits: Ecailles de lune Pt. 1, Percèes De Lumière

100
Tier 1° · Rank 33°
Cover di Sworn to the Dark
186°

Sworn to the Dark (2007) ✰

Watain

Metal Black Metal

Un progetto che non fa rimpiangere gli anni d'oro del black metal svedese, di tradizione Dissection. Sworn to the Dark è uno dei vertici del black metal moderno, un disco che ha tutto quello che ci si aspetta dal genere ma lo esegue con una qualità difficile da trovare: chitarre distorte, muri di suono potenti, blast beat, e melodie che non stonano ma anzi rafforzano l'atmosfera oscura complessiva.

L'apertura con Legions of the Black Light è già una dichiarazione d'intenti: venti secondi di assolo distorto, poi un blast beat forsennato che non lascia dubbi su cosa stai ascoltando. Da lì il disco non allenta mai la presa, alternando l'aggressività quasi death di Storm of the Antichrist — con quella variazione continua tra esplosioni e passaggi più controllati — ai crescendo più atmosferici di The Light that Burns the Sun, fino all'esplosione finale della title track. In alcuni momenti sembra di stare al confine tra black e death metal, e non è una sensazione spiacevole.

La chiusura spetta a Stellarvore: un inizio quasi rituale, un'atmosfera densa e oscura che sembra anticipare qualcosa di maligno — e quando il pezzo entra davvero capisci che quella sensazione era fondata. È una conclusione degna dell'intero disco.

La cosa che colpisce, e che non è affatto scontata in questo tipo di musica, è che molte tracce si fanno ricordare anche per ritornelli che rimangono in testa. In un disco di metal estremo è quasi un paradosso, e invece funziona. Per chi ama il black metal o vuole capire dove è arrivato negli anni duemila, Sworn to the Dark è un ascolto imprescindibile.

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aggressivo angosciante spirituale

Miglior traccia: Storm of the Antichrist

Hits: Storm of the Antichrist, Stellarvore

100
Tier 1° · Rank 45°
Cover di Two Hunters
187°

Two Hunters (2007) ✰

Wolves in the Throne Room

Metal Black Metal Dark Ambient

Two Hunters è uno di quei dischi che ti portano letteralmente da qualche altra parte. Quattro tracce lunghe, niente fronzoli, niente pause: o ci sei dentro o non ci sei.

Wolves in the Throne Room vengono dal Pacific Northwest americano, e quella natura selvaggia e opprimente la senti in ogni secondo del disco. Non è solo un'immagine evocativa: ci sono momenti in cui le chitarre e la batteria spariscono del tutto, e rimangono synth che costruiscono atmosfere eteree, sospese, insieme a suoni ambientali veri e propri. Non è decorazione — è parte integrante della struttura del disco. E quando il black metal torna, torna con tutto il suo peso.

Cleansing è forse il momento più emblematico di questo equilibrio. Prima arriva la voce di Jessika Kenney — angelica, quasi liturgica, con un sapore che non appartiene al metal ma a qualcosa di più antico — e nelle sue note c'è già qualcosa che prepara alla tempesta, quasi un presagio. Poi la tempesta arriva davvero. È uno dei passaggi più efficaci dell'intero disco.

Si può ascoltare in molti modi, ma il modo giusto è dall'inizio alla fine, in un'unica sessione. È un album pensato come un percorso, e saltare da una traccia all'altra vuol dire perdersi il senso del viaggio. Per chi conosce poco il black metal atmosferico, è probabilmente uno dei migliori punti d'ingresso possibili. Per chi il genere lo frequenta già, è semplicemente uno dei dischi che hanno definito come suona questa musica nel nuovo millennio.

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sognante malinconico

Miglior traccia: Cleansing

Hits: Cleansing

98
Tier 1° · Rank 66°
Cover di Pain to Power
188°

Pain to Power (2025)

Maruja

Rock Post Rock Jazz Alternative

Dopo una serie di collaborazioni sparse e vari EP, Pain to Power è il vero debutto in studio dei Maruja, band inglese di Manchester.

Il progetto si muove su coordinate post-rock, ma con una particolarità forte: la componente melodica è affidata al sassofono di Joe Carroll — praticamente ubiquitario. Il sax riesce ad introdurre elementi jazz che contribuiscono a creare, in diversi momenti, un’atmosfera d’urgenza, quasi angosciante.

Un suono che si sposa molto bene con i testi e l’interpretazione del frontman Harry Wilkinson, che alterna rap e spoken word, portando in primo piano rabbia, sofferenza e anche riferimenti al contesto sociale attuale.

Nel complesso, un debutto molto interessante, intenso e con un’identità già piuttosto definita.

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angosciante

Miglior traccia: Bloodsport

82
Tier 4° · Rank 213°
Cover di I Feel The Everblack Festering Within Me
189°

I Feel The Everblack Festering Within Me (2025)

Lorna Shore

Metal Death Metal Deathcore Symphonic Deathcore

Dopo il successo di Pain Remains, i Lorna Shore si riconfermano con questo nuovo disco come una delle band deathcore più rilevanti del momento. Quello che torna a colpire è la performance vocale di Will Ramos: scream e growl che lo fanno suonare come un alieno sceso sulla terra giusto per deliziarci con una vocalità fuori dal comune.

La formula del disco a livello sonoro è abbastanza in linea con quella del predecessore — deathcore a regola d'arte — ma nella parte finale le sonorità virano a tratti verso un death metal più classico, il che aggiunge qualche sfumatura interessante.

I Feel the Everblack Festering Within Me è quindi un disco tutto sommato riuscito, ma non abbastanza da lasciare un segno indelebile: la scarsa originalità pesa.

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aggressivo

Miglior traccia: Death Can Take Me

Hits: Death Can Take Me

71
Tier 5° · Rank 281°
Cover di Crac!
190°

Crac! (1975) ✰

Area

Rock Progressive Rock

Crac! è stato sicuramente un progetto importante per gli Area in termini di popolarità — oltre ad avere dei testi fortemente politicizzati e di urgenza comunicativa — ma non è tra i loro dischi più riusciti né uno dei lavori prog italiani più memorabili.

A livello strumentale c'è una grande ricerca e un'ottima esecuzione — l'intro di La Mela di Odessa è costellata di suoni alieni e indecifrabili, su un testo alquanto curioso sul ruolo delle persone di colore — però la parte vocale ha un effetto Disney fin troppo marcato: voci che stonano con le atmosfere sperimentali, come se appartenessero a un altro disco. Per alcuni può essere la forza del disco, per altri un limite che può distogliere l'attenzione e ridimensionare l'impatto complessivo.

Vale l'ascolto, anche solo per motivi storici, ma gli Area hanno saputo fare di meglio.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: La Mela di Odessa

66
Tier 6° · Rank 310°
Cover di Felona E Sorona
191°

Felona E Sorona (1973) ✰

Le Orme

Rock Progressive Rock Art Rock

Felona e Sorona è un concept album sul dualismo della vita — luce e buio, giorno e notte, amore e tenebre — incarnato in due pianeti impersonificati in due donne. Un'idea ambiziosa che il disco riesce a tradurre in musica con una coerenza sorprendente.

La produzione alterna ritmi veloci a lenti, parti strumentali più classiche ad altre dove l'obiettivo è l'atmosfera pura — suoni eterei, cosmici, cinematografici alla 2001 Odissea nello Spazio — e il dualismo del concept si sente davvero, brano dopo brano.

L'Equilibrio è uno dei momenti più alti: synth che costruiscono una tensione spaziale quasi soffocante, poi un assolo di tastiera travolgente che cambia completamente il peso del brano. Sospesi nell'Incredibile sorprende in modo diverso — in un'atmosfera dal sapore galattico, è la batteria a prendersi la scena sul finale con un assolo inaspettato, strumento che nel prog rock di solito resta più in sottofondo.

Una produzione ricca e dinamica, perfettamente in tema con le ambizioni del progetto. Un capolavoro, senza troppi giri di parole.

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sognante misterioso

Miglior traccia: Sospesi Nell’Incredibile

Hits: Sospesi Nell’Incredibile, L’Equilibrio

100
Tier 1° · Rank 34°
Cover di The Epic
192°

The Epic (2015) ✰

Kamasi Washington

Jazz Spiritual Jazz Avant Jazz

Nel 2015 Kamasi Washington appare su To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar e il mondo fuori dal jazz inizia a fare il suo nome. Pochi mesi dopo esce The Epic — quasi tre ore di spiritual jazz distribuite in tre volumi — e diventa immediatamente chiaro che non si trattava di un semplice session man in attesa di un'occasione: era un gigante che aspettava il momento giusto.

Il disco è una costruzione collettiva di altissimo livello. Intorno al sax tenore di Washington c'è una formazione imponente — doppia batteria, doppio basso con Thundercat tra gli altri, fiati, archi, piano — e quella doppia batteria in particolare si sente: dà alla musica una densità fisica, quasi un peso corporeo, che non è solo jazz ma qualcosa di più antico e rituale. Le parti vocali, affidate principalmente a Patrice Quinn, compaiono con parsimonia ma sempre al punto giusto — voci che sembrano uscire da una chiesa, non da uno studio di registrazione.

The Rhythm Changes, che chiude il primo volume, è forse il momento più toccante del disco: la voce di Quinn suona come una coperta calda che ti avvolge, insieme al piano e alla produzione. È il tipo di brano che non ti aspetti in un disco di quasi tre ore, eppure è esattamente quello di cui hai bisogno quando arriva.

Quasi tre ore senza un momento sottotono — impresa rara, per chiunque. The Epic è uno di quei dischi che fanno sembrare il jazz non solo una tradizione da rispettare, ma qualcosa di vivo e necessario.

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trionfante spirituale

Miglior traccia: The Rhythm Change

Hits: The Rhythm Change, Re Run

90
Tier 2° · Rank 143°
Cover di PER SOLDI E PER AMORE
193°

PER SOLDI E PER AMORE (2025)

Ernia

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

PER SOLDI E PER AMORE è il quarto disco in studio di Ernia. Purtroppo replica gli stessi errori del progetto precedente: ottimi testi, davvero conscious e personali — come PER I LORO OCCHI, in cui affronta il rapporto con i genitori, o PERCHE’ insieme a Madame, lucida disamina di ciò che porta l'individuo ad alienarsi dalla società — ma che non sono sostenuti da una musicalità adeguata.

Il disco è interamente prodotto da Charlie Charles, che però lascia perplessi. Le produzioni risultano anonime, vuote e poco inventive — e il problema non è tanto il minimalismo in sé, quanto il fatto che in molti brani non reggono il peso dei testi, lasciando Ernia senza una base su cui appoggiarsi davvero. Nei brani più introspettivi funzionano meglio, ma sono appunto le eccezioni.

Anche il flow, rimasto molto uniforme rispetto ai lavori precedenti, non aiuta. Peccato, perché il contenuto c'è ed è forte.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: PER I LORO OCCHI

Hits: PER I LORO OCCHI, PERCHE’

67
Tier 6° · Rank 306°
Cover di OSTIL3
194°

OSTIL3 (2025)

333 Mob

Hip-Hop/Rap Trap

OSTIL3 è il primo album del collettivo 333 Mob, guidato dal producer Low Kidd. La formula non è nuova né particolarmente innovativa — produzioni trap/hardcore con i bassi potenti avvolti però in atmosfera cupe e oscure, abbastanza tipico del suono di Kidd — ma per un esordio collettivo la coesione è già un risultato.

Quasi tutti gli ospiti (Lazza, Salmo, Nitro, Nerissima, tra gli altri) consegnano strofe tipiche da banger, da ascoltare ad alto volume.

Un album dal suono compatto che funziona quando si cercano vibrazioni “trap”, ma che difficilmente rimane a lungo nelle cuffie.

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trionfante angosciante

Miglior traccia: NO UBER

62
Tier 6° · Rank 331°
Cover di The Film
195°

The Film (2025)

Sumac & Moor Mother

Rock Alternative Rock

The Film è un progetto nato dalla collaborazione tra la band post-metal Sumac e il musicista Moor Mother.

L’album si presenta quasi come un’unica lunga composizione strumentale, che si muove tra rock, momenti più hard rock e passaggi vicini all’heavy metal. Le parti vocali, più parlate che cantate, contribuiscono a creare un’atmosfera particolare, quasi teatrale.

È un lavoro sicuramente interessante per approccio e costruzione, ma che alla lunga non lascia molta voglia di essere riascoltato.

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Miglior traccia: Camera

77
Tier 4° · Rank 236°
Cover di The Tenth Sub Level of Suicide
196°

The Tenth Sub Level of Suicide (2003) ✰

Leviathan

Metal Black Metal Dark Ambient

Se sei arrivato qui cercando qualcosa di veramente estremo, qualcosa di lontano anni luce da qualsiasi cosa tu abbia sentito prima — beh, l'hai trovato. The Tenth Sublevel of Suicide è il disco d'esordio di Leviathan, one-man band di Jef Whitehead, conosciuto come Wrest, registrato interamente su un quattro tracce Tascam nella sua abitazione. Un quattro tracce è un registratore analogico portatile che permette di sovrapporre fino a quattro piste audio — voce, chitarra, basso, batteria — il minimo indispensabile per fare un disco da soli, senza studio, senza tecnico del suono. Non è una scelta estetica romantica: è la condizione materiale del disco, e si sente in ogni secondo. Il suono è lo-fi per necessità prima che per poetica, e quella ruvidezza diventa parte del linguaggio.

Il concept è dichiarato senza ambiguità dallo stesso Wrest: le diverse fasi di contemplazione verso l'autodistruzione. Non un disco sul dolore in senso generico, ma qualcosa di più preciso e più freddo. Il tappeto sonoro è distorto, alienante, costruito su ripetizioni ipnotiche che non cercano mai la risoluzione — più vicino a certe derive ambient di Burzum che al black metal nella sua forma tradizionale. Gli scream di Wrest si stagliano su questo fondo come qualcosa di quasi disumanizzato, spogliato di qualsiasi calore.

Non è un disco che coinvolge — o almeno, non nel senso convenzionale. È un ascolto che si rispetta più che si ama, che si avvicina con una certa distanza razionale: "vediamo fino a dove arriva". E arriva lontano. Per chi non conosce il genere, è forse il modo più onesto di approcciarlo: non aspettarsi emozione immediata, ma la disponibilità a stare dentro qualcosa di davvero diverso.

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angosciante

Miglior traccia: Submersed

90
Tier 2° · Rank 148°
Cover di Filosofem
197°

Filosofem (1996) ✰

Burzum

Metal Black Metal Norwegian Black Metal Dark Ambient

Filosofem è il quarto album di Burzum, progetto solista di Varg Vikernes — lo stesso che nel 1993 aveva ucciso Euronymous dei Mayhem. È un dato che va detto, perché ascoltare questo disco senza saperlo significa perdere una parte del peso specifico che si porta addosso.

Il disco esce nel 1996 ma era stato registrato nel marzo del 1993, pochi mesi prima dell'omicidio. E la storia della registrazione racconta già tutto sull'approccio: niente amplificatore, chitarra collegata allo stereo del fratello con un pedale fuzz, e il microfono peggiore reperibile. Una scelta deliberata, non una limitazione. Il risultato è una produzione lo-fi spinta all'estremo — più vicina all'ambient e al rumore che al metal tradizionale — eppure perfettamente coerente con quello che il disco vuole essere.

Perché Filosofem non è un disco black metal nel senso stretto: è qualcosa che si discosta dall'estetica della scena norvegese per abbracciare territori più rarefatti e ossessivi. I brani metal ci sono — Dunkelheit e Jesus Tod sono chitarre ronzanti e blast beat ipnotici — ma il centro di gravità del disco è altrove. La penultima traccia, Rundgang um die transzendentale Säule der Singularität, è venticinque minuti di synth ambient che ripetono la stessa figura in maniera quasi rituale. Assurda, ipnotica, impossibile da ignorare: ti lascia dentro qualcosa che non sai bene come definire.

È probabilmente il punto più alto raggiunto da Burzum. Un disco scomodo da ogni punto di vista — e forse è proprio per questo che funziona.

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angosciante ipnotico misterioso

Miglior traccia: Gebrechlichkeit I

100
Tier 1° · Rank 51°
Cover di Zarathustra
198°

Zarathustra (1973) ✰

Museo Rosenbach

Rock Progressive Rock

Zarathustra del Museo Rosenbach prende ispirazione dall'opera di Nietzsche e non lo nasconde — è un disco con ambizioni filosofiche e sonore che pochi nel prog italiano hanno saputo eguagliare. Le suite strumentali sono ricche e stratificate, con tastiere e mellotron che costruiscono architetture sonore elaborate, ma quello che distingue davvero questo disco dagli altri del genere è una componente teatrale più spinta.

Superuomo lo dimostra fin dai primi secondi: il grido quasi liberatorio del cantante — ecco nasce in me, vivo il Superuomo — apre il brano con un'energia trionfale, poi la strumentale si annulla, quasi scompare, per ricominciare su una linea melodica diversa, come atti separati di uno stesso spettacolo. È un disco che non scorre semplicemente — si trasforma, cambia pelle, sorprende.

Non ebbe molto successo all'epoca, ingiustamente penalizzato dall'associazione a idee filofasciste per la presenza del busto di Mussolini in copertina. Una perla del prog italiano.

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angosciante spirituale

Miglior traccia: Superuomo

Hits: L’Ultimo Uomo, Superuomo

92
Tier 2° · Rank 111°
Cover di Willoughby Tucker, I’ll Always Love You
199°

Willoughby Tucker, I’ll Always Love You (2025)

Ethel Cain

Folk Americana Slowcore

Willoughby Tucker, I’ll Always Love You è il secondo progetto ufficiale della cantautrice americana Ethel Cain.

Il titolo è già di per sé fortemente evocativo: il disco si configura come un prequel di Preacher’s Daughter e ruota attorno al primo amore liceale di Ethel, Willoughby.

Nonostante il tema possa far pensare a un racconto autobiografico adolescenziale, il progetto è tutt’altro che acerbo: è un lavoro maturo, intenso ed estremamente curato nei dettagli.

Le lunghe sezioni strumentali, che si muovono tra folk, slowcore e indie pop, contribuiscono a creare un’atmosfera cinematografica, capace di evocare paesaggi desertici e cieli grigi del Nebraska, mentre la voce eterea di Ethel Cain avvolge l’ascoltatore, trascinandolo in un’esperienza emotiva profonda.

È uno di quei dischi che danno il meglio se affrontati come un’opera unica, da ascoltare dall’inizio alla fine: oltre un’ora di musica che richiede attenzione, ma che ripaga pienamente il tempo che le si dedica.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Nettles

85
Tier 3° · Rank 192°
Cover di Pain Remains
200°

Pain Remains (2022)

Lorna Shore

Metal Deathcore Blackened Death Metal Symphonic Black Metal

Pain Remains è un disco che spiazza fin dai primi secondi: brutale, epico, a tratti quasi soverchiante. I Lorna Shore costruiscono qui una forma di deathcore che guarda chiaramente al symphonic black metal dei grandi — Cradle of Filth, Dimmu Borgir — e ne assorbe la grandiosità orchestrale senza però perdere l'aggressività del genere di partenza. Il risultato è qualcosa di difficile da etichettare, e questo è già di per sé un merito.

Gli intro dei brani sono uno degli elementi più riusciti: le orchestrazioni aprono spazi enormi prima che tutto esploda, e funzionano come vere e proprie soglie tra due mondi. E poi c'è Will Ramos, il cui growl è talmente cupo e viscerale da sembrare a tratti non umano — uno strumento a sé, capace di aggiungere una dimensione quasi soprannaturale a tutto il disco.

Il vero picco, però, è la trilogia finale: Pain Remains I, II e III formano una suite di una ventina di minuti che sembra quasi un disco dentro il disco. Qui la band rallenta, respira di più, lascia che gli intrecci melodici e la componente epica prendano il sopravvento sull'aggressività pura. È il momento in cui tutto il potenziale del disco si cristallizza, e l'effetto è notevole.

Se c'è un limite, è che il disco è lungo — oltre un'ora — e nel corpo centrale qualche struttura tende a ripetersi, come se la band avesse trovato una formula vincente e la riapplicasse senza troppa variazione. Non è un difetto fatale, ma si sente. La trilogia finale riscatta tutto, e resta il motivo principale per cui vale la pena arrivare in fondo.

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angosciante trionfante

Miglior traccia: Apotheosis

Hits: Apotheosis, Pain Remains I, Pain Remains III

85
Tier 3° · Rank 191°