Filosofem (1996) ✰
Burzum
Filosofem è il quarto album di Burzum, progetto solista di Varg Vikernes — lo stesso che nel 1993 aveva ucciso Euronymous dei Mayhem. È un dato che va detto, perché ascoltare questo disco senza saperlo significa perdere una parte del peso specifico che si porta addosso.
Il disco esce nel 1996 ma era stato registrato nel marzo del 1993, pochi mesi prima dell'omicidio. E la storia della registrazione racconta già tutto sull'approccio: niente amplificatore, chitarra collegata allo stereo del fratello con un pedale fuzz, e il microfono peggiore reperibile. Una scelta deliberata, non una limitazione. Il risultato è una produzione lo-fi spinta all'estremo — più vicina all'ambient e al rumore che al metal tradizionale — eppure perfettamente coerente con quello che il disco vuole essere.
Perché Filosofem non è un disco black metal nel senso stretto: è qualcosa che si discosta dall'estetica della scena norvegese per abbracciare territori più rarefatti e ossessivi. I brani metal ci sono — Dunkelheit e Jesus Tod sono chitarre ronzanti e blast beat ipnotici — ma il centro di gravità del disco è altrove. La penultima traccia, Rundgang um die transzendentale Säule der Singularität, è venticinque minuti di synth ambient che ripetono la stessa figura in maniera quasi rituale. Assurda, ipnotica, impossibile da ignorare: ti lascia dentro qualcosa che non sai bene come definire.
È probabilmente il punto più alto raggiunto da Burzum. Un disco scomodo da ogni punto di vista — e forse è proprio per questo che funziona.
Miglior traccia: Gebrechlichkeit I