The Tenth Sub Level of Suicide (2003) ✰
Leviathan
Se sei arrivato qui cercando qualcosa di veramente estremo, qualcosa di lontano anni luce da qualsiasi cosa tu abbia sentito prima — beh, l'hai trovato. The Tenth Sublevel of Suicide è il disco d'esordio di Leviathan, one-man band di Jef Whitehead, conosciuto come Wrest, registrato interamente su un quattro tracce Tascam nella sua abitazione. Un quattro tracce è un registratore analogico portatile che permette di sovrapporre fino a quattro piste audio — voce, chitarra, basso, batteria — il minimo indispensabile per fare un disco da soli, senza studio, senza tecnico del suono. Non è una scelta estetica romantica: è la condizione materiale del disco, e si sente in ogni secondo. Il suono è lo-fi per necessità prima che per poetica, e quella ruvidezza diventa parte del linguaggio.
Il concept è dichiarato senza ambiguità dallo stesso Wrest: le diverse fasi di contemplazione verso l'autodistruzione. Non un disco sul dolore in senso generico, ma qualcosa di più preciso e più freddo. Il tappeto sonoro è distorto, alienante, costruito su ripetizioni ipnotiche che non cercano mai la risoluzione — più vicino a certe derive ambient di Burzum che al black metal nella sua forma tradizionale. Gli scream di Wrest si stagliano su questo fondo come qualcosa di quasi disumanizzato, spogliato di qualsiasi calore.
Non è un disco che coinvolge — o almeno, non nel senso convenzionale. È un ascolto che si rispetta più che si ama, che si avvicina con una certa distanza razionale: "vediamo fino a dove arriva". E arriva lontano. Per chi non conosce il genere, è forse il modo più onesto di approcciarlo: non aspettarsi emozione immediata, ma la disponibilità a stare dentro qualcosa di davvero diverso.
Miglior traccia: Submersed