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Azzera

396 album trovati

Cover di Affinita’ - Divergenze fra il compagno Togliatti e Noi del conseguimento della maggiore età
101°

Affinita’ - Divergenze fra il compagno Togliatti e Noi del conseguimento della maggiore età (1986) ✰

CCCP Fedeli alla Linea

Punk Post-Punk New Wave

1964/1985 Affinità-Divergenze fra il compagno Togliatti e noi — Del conseguimento della maggiore età è un titolo chilometrico che già da solo dice tutto. È preso da un documento del 1962 del Partito Comunista Cinese, una polemica diretta contro Togliatti e il PCI italiano — e i CCCP lo usano come intestazione del loro disco d'esordio con il sarcasmo tipico di chi gioca con l'ideologia senza prenderla sul serio, o forse prendendola troppo sul serio, non è mai del tutto chiaro.

Il disco è un oggetto culturale prima ancora che musicale. Il suono mescola punk, elettronica industriale e persino il ballo liscio emiliano — quella provincia piatta e comunista da cui i CCCP vengono e che raccontano con un misto di disgusto e affetto. I testi sono la parte più memorabile: Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non faccio sport da Io sto bene è uno slogan generazionale, e Valium Tavor Serenase trasforma i nomi dei tranquillanti in un ritornello. È un disco che parla di alienazione, noia, crisi esistenziale — ma con una teatralità e un sarcasmo che lo rendono difficile da catalogare.

Musicalmente non è un'esperienza travolgente, e probabilmente non vuole esserlo. Vale la pena ascoltarlo per capire cos'era il punk italiano negli anni '80 — e soprattutto per capire che in Italia il punk non suonava come altrove.

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angosciante giocoso aggressivo

Miglior traccia: Io sto bene

79
Tier 4° · Rank 229°
Cover di Remain in Light
102°

Remain in Light (1980) ✰

Talking Heads

Rock Alternative Rock Afrobeat Post-Punk New Wave

E’ veramente difficile credere che questo disco sia uscito solo nel 1980. Remain in Light è un disco incredibile, la cui forza risiede nella capacità “futuristica” del gruppo di mischiare sapientemente generi diversi: musica afrobeat - ispirata ai lavori di Fela Kuti - funk, groove e musica elettronica, in un disco che trascende completamente il concetto di “rock” tradizionale.

E’ un album che ha bisogno di un alcuni ascolti per essere assimilato e capito musicalmente, ma quando inizi ad entrare nelle sue strutture, è difficile toglierlo dalle cuffie. La produzione è affidata a Bryan Eno, che ha collaborato per diversi anni con il gruppo, ma a questo disco hanno lavorato anche diversi musicisti, primo fra tutti il chitarrista Andrew Bewel dei King Crimson.

I testi sono stati scritti in flusso di coscienza, in un momento in cui Byrne viveva un vero blocco dello scrittore, superato solo dopo un viaggio in Africa.

Disco capolavoro da ascoltare per forza.

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euforico angosciante

Miglior traccia: The Great Curve

Hits: Born Under Punches, The Great Curve, Listening Wind

100
Tier 1° · Rank 25°
Cover di Crying Laughing Loving Lying
103°

Crying Laughing Loving Lying (1972) ✰

Labi Siffre

Rock Folk Rock Folk

Crying Laughing Loving Lying è il terzo disco del cantautore britannico Labi Siffre, scritto, eseguito e prodotto interamente da lui. È un lavoro intimo e delicato, dove spesso una semplice chitarra acustica si fa bastare per dare alle parole le giuste note — e funziona, perché Siffre ha una capacità melodica rara.

Nonostante superi l'ora di durata, scorre con una leggerezza disarmante, mescolando pop, rock e folk britannica in un equilibrio che non stanca mai. My Song è il gioiellino del disco — non a caso Kanye West l'ha campionata in I Wonder su Graduation — ma It Must Be Love non è da meno: delicata, dal mood rilassato e estivo, il tipo di canzone perfetta per un giro in bicicletta in una giornata di primavera.

Un disco caldo, immediato, che non chiede nulla e restituisce molto.

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rilassato

Miglior traccia: My Song

Hits: My Song, It Must Be Love, Cannock Chase

98
Tier 1° · Rank 55°
Cover di Il sangue è pronto
104°

Il sangue è pronto (2026)

Neoprimitivi

Rock Kraut Rock Alternative Rock Ambient

I Neoprimitivi tornano subito con un secondo disco, dopo il loro esordio Orgia Mistero, pubblicato lo scorso anno. Imperterriti, continuano ad andare contro le logiche del mercato attuali, non solo per la scelta del genere ma anche per la modalità di “confezionamento del disco”: un’unica traccia lunga ben 38 minuti.

Il disco riprende il precedente e sembra farne quasi da sequel. Il suono è “mistico” e la sensazione è quella di partecipare ad un rito, al compimento di qualche atto divino. Il kraut-rock da spazio anche a fasi quasi ambient e contemplativi, per poi sfociare in momenti persino post-punk. In alcuni punti, quelli più “raccontati”, potrebbero quasi ricordare i primi CCCP.

Nonostante le ottime intenzioni, musicalmente, non è un disco che lascia troppo il segno. Potrebbe sembrare più una esperienza “one-shot” che un disco da ascolti ripetuti, sebbene qualche ascolto in più serva comunque per comprenderne meglio la struttura.

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sognante spirituale misterioso

Miglior traccia: Il sangue è pronto

70
Tier 5° · Rank 292°
Cover di Deicide
105°

Deicide (1990) ✰

Deicide

Metal Death Metal

Deicide è il disco d'esordio dell'omonima band di Tampa, Florida, uscito nel 1990, e uno dei documenti fondamentali del death metal americano — insieme a quello che stava producendo in quegli stessi anni la scena di Tampa con Morbid Angel, Obituary e Cannibal Corpse.

Il suono è brutale, velocissimo, senza respiro. La sezione ritmica di Steve Asheim macina blast beat su blast beat, i fratelli Hoffman costruiscono riff sovrapposti e caotici, e Glen Benton — bassista e vocalist — ci mette sopra una performance vocale che ancora oggi è difficile da eguagliare: growl bassissimi e scream acutissimi in doppia traccia simultanea, come se stessero cantando due versioni dello stesso demone. I testi sono intrisi di satanismo e anticristianesimo viscerale — provocatori, teatrali, al limite del grottesco, anche se lo stesso Benton ha ammesso nel tempo che c'era molta più performance che ideologia dietro.

Dead by Dawn è l'esempio più immediato di cosa sa fare questo disco: il ritornello è una ripetizione ossessiva del titolo, martellato sopra un muro di chitarre, aggressivo fino all'ipnosi. È uno di quei riff che non escono dalla testa.

L'unico possibile limite è che trenta minuti di questa intensità, senza mai allentare, possono far sembrare alcune tracce ridondanti — non perché siano deboli, ma perché il disco non concede mai un attimo di tregua. È un rischio calcolato, e per chi regge il ritmo il risultato è clamoroso.

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aggressivo

Miglior traccia: Dead by Dawn

Hits: Dead By Dawn

98
Tier 1° · Rank 64°
Cover di The Rainbow Goblins
106°

The Rainbow Goblins (1981) ✰

Masayoshi Takanaka

Jazz Fusion Funk Pop

The Rainbow Goblins è il settimo album di Masayoshi Takanaka, pubblicato nel 1981, e ancora oggi il suo lavoro più ambizioso. Non solo musicalmente: ambizioso nel senso più letterale, perché nasce da un progetto che va oltre la musica.

Il disco è ispirato all'omonimo libro illustrato dell'artista italiano Ul de Rico, che racconta la storia di sette goblin capaci di sopravvivere solo rubando i colori degli arcobaleni, e del loro viaggio verso la leggendaria Valle degli Arcobaleni. Takanaka non si limita a trarre ispirazione dalla storia — la mette in scena. Tra una traccia e l'altra compaiono brevi narrazioni in inglese che introducono i diversi atti del racconto, trasformando l'ascolto in qualcosa di teatrale, quasi un'opera per sola musica strumentale. È questo elemento che rende The Rainbow Goblins un'esperienza diversa da qualsiasi altro disco fusion: non è un album da mettere in sottofondo, richiede attenzione, richiede di essere seguito.

Musicalmente, il disco fonde jazz, funk e rock progressivo con una complessità armonica e arrangiamenti orchestrali che richiamano certa sensibilità prog inglese — strutture elaborate, passaggi che cambiano registro e densità, un senso del dramma costruito nota per nota. L'impronta giapponese rimane però riconoscibile, soprattutto nella modalità narrativa e in una certa eleganza formale che non scade mai nel virtuosismo fine a sé stesso.

Chi conosce già Seychelles troverà un Takanaka molto diverso: là il mood era immediato, pop nell'approccio, pensato per ascolti disinvolti. Qui tutto è più impegnativo, più costruito, più denso. Sono due facce dello stesso artista — e conoscerle entrambe è il modo migliore per capire davvero quanto fosse capace di muoversi.

Un ascolto consigliato a chiunque voglia approfondire Takanaka, ma anche a chi cerca nella fusion qualcosa che vada oltre il groove e abbia il coraggio di raccontare una storia.

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sognante trionfante misterioso

Miglior traccia: You Can Never Come to this Place

Hits: You Can Never Come To This Place

93
Tier 2° · Rank 105°
Cover di I Want To See Everything
107°

I Want To See Everything (2026)

Don't Turn

Metal Black Metal Folk Metal Folk Black Metal

Disco di una band abbastanza sconosciuta, di origine probabilmente slave o russe. Il disco fonde black metal a musica folk, di evidentemente provenienza “est-europa”. Ha qualcosa di interessante nella produzione ma in più punti il disco sembra riciclare le melodie. Forse l’intenzione era quello di creare una esperienza quasi “ipnotica” ma alla lunga può annoiare o si può avere la sensazione di riascoltare sempre la stessa traccia.

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aggressivo misterioso ipnotico

Miglior traccia: Women in Formaldeyde

59
Tier 6° · Rank 347°
Cover di Elevation
108°

Elevation (2026)

Enshine

Metal Melodic Death Metal

“Elevation” non è un disco indimenticabile ma nemmeno un brutto ascolto. Le sonorità sono quelle del melodic death metal, con spazio però anche ad alcuni momenti più prettamente doom o post-metal. Purtroppo la produzione non convince totalmente. Il suono sembra un po troppo overprodotto per il genere. Nel complesso, un disco che si può ascoltare qualche volta ma difficilmente rimane in loop nelle playlist.

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misterioso sognante

Miglior traccia: The Purity of Emptiness

68
Tier 6° · Rank 302°
Cover di Doppelganger
109°

Doppelganger (2026)

Peaer

Rock Indie Rock Math Rock

I Peaer sono un band indie/math rock poco nota, originaria di Brooklyn. In questo disco non inventano nulla di nuovo. Non sperimentano forme stravaganti di rock o chissà quali fusioni tra generi. Tuttavia, sono comunque riusciti a creare un disco coeso, eseguito in modo divino, con alcuni momenti davvero interessanti e travolgenti - per citarne alcuni, Just Because o Rose in My Teeth, che partono lente e raggiungono il climax finale con dei riff di chitarra “corposi”.

Il disco affronta anche un tema non banale, quello dell’accettazione dei “30 anni”, del dover entrare in una fase della vita fatta di routine e di ripetizione.

Doppelganger è un disco di ottima fattura, che forse non stravolge nulla ma comunica in maniera diretta. Un ulteriore plus è il mix di gran qualità, che rende l’esperienza di ascolto decisamente piacevole.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Just Because

Hits: Just Because, Rose in My Teeth

89
Tier 2° · Rank 155°
Cover di Sign O’ The Times
110°

Sign O’ The Times (1987) ✰

Prince

R&B Soul Funk Contemporary R&B

Sign o' the Times è il nono album di Prince, doppio, uscito nel 1987 — e già il fatto che fosse stato concepito originariamente come triplo dice qualcosa sulla fase creativa in cui si trovava. Sedici tracce in cui fonde funk, pop, rock, soul e sperimentazione elettronica, suonando praticamente tutto da solo: ogni strumento, ogni arrangiamento, ogni voce.

Il risultato è universalmente considerato il suo capolavoro. E le ragioni ci sono: la varietà è reale, l'ambizione è evidente, e la title track in particolare è un esempio di produzione minimale quasi perfetta — quel groove spoglio e ipnotico che descrive l'America degli anni '80 con poche note e molta precisione.

Il problema è che sedici tracce di genio sono anche sedici tracce, e la quantità finisce per lavorare contro il coinvolgimento. Passata la title track, il disco scorre senza che nulla si agganci davvero — non per mancanza di qualità, ma per eccesso di materiale. È uno di quei casi in cui la grandezza è fuori discussione ma l'ascolto rimane neutro, distante. Si riconosce il capolavoro, ma non lo si sente.

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riflessivo sensuale euforico

Miglior traccia: It

77
Tier 4° · Rank 239°
Cover di The Inner Mounting Flame
111°

The Inner Mounting Flame (1971) ✰

The Mahavisnu Orchestra

Jazz Fusion Progressive Rock

The Inner Mounting Flame della Mahavishnu Orchestra è uno degli album fondamentali del fusion e del jazz in generale. Quello che colpisce subito è la chitarra di John McLaughlin: veloce, tecnicamente pulita, ma soprattutto capace di mescolarsi al tessuto jazz senza mai sovrastarlo — non si prende la scena, ci vive dentro. È una fusione rock/jazz più solida e organica rispetto ad altri dischi che giocano su territori simili, come quelli di Masayoshi Takanaka, dove la chitarra tende a farsi protagonista assoluta.

Billy Cobham alla batteria non domina ma è presenza costante e fondamentale, uno degli elementi che tiene tutto in tensione.

È un disco che mette energia senza mai diventare frenetico — il tipo di roba che riesci a goderti seduto sul divano con un whiskey in mano. Compatto, ben costruito, difficile da smettere di ascoltare.

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misterioso spirituale aggressivo

Miglior traccia: The Noonward Race

Hits: 0.5

100
Tier 1° · Rank 52°
Cover di Legacies of Human Frailty
112°

Legacies of Human Frailty (2026)

Woe

Metal Black Metal Melodic Black Metal

Uno dei tanti album black-metal nella media. A parte un paio di tracce che melodicamente possono attirare, il resto sembra già risentito, senza nessun elemento distintivo.

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aggressivo

Miglior traccia: The Justice of Gnashing Teeth

59
Tier 6° · Rank 350°
Cover di TUTTO E’ POSSIBILE
113°

TUTTO E’ POSSIBILE (2026)

Geolier

Hip-Hop/Rap

Come affermato anche in alcune interviste, con questo disco Geolier aveva l’intenzione di portare un progetto più strutturato, che non suonasse come una playlist di pezzi. Tuttavia, il risultato finale non sembra così diverso. Come sonorità, non si è spostato troppo da quelle dei progetti precedenti - basi club, trap, qualche brano più pop o più old-school. Come liriche e flow rimaniamo nella confort zone, a parte qualche sperimentazione - vedi “Facil Facil” dove rappa “sussurrando” praticamente dall’inizio alla fine. Molto bello l’omaggio reso a Pino Daniele, che apre letteralmente il disco. Il disco riconferma Geolier come uno dei rapper più forti della scena in termini di tecnica e di stile ma non aggiunge altro.

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Miglior traccia: FACIL FACIL

56
Tier 7° · Rank 360°
Cover di Don’t Be Dumb
114°

Don’t Be Dumb (2026)

A$AP Rocky

Hip-Hop/Rap Trap

Un disco atteso da tantissimo tempo, data l’assenza prolungata di A$AP nella scena. Il risultato non soddisfa le aspettative. Suona come un album “rap/trap” nella media, senza particolari picchi.

Sicuramente ci sono diverse tracce piacevoli, che finiscono senza sforzo in playlist ma destinate a rimanerci molto poco. Tanta “trap” - forse troppa - tante rime sull’attitudine, qualche traccia per Rihanna e una specie di diss velato a Drake. Carina però la copertina disegnata da Tim Burton.

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giocoso trionfante

Miglior traccia: Playa

64
Tier 6° · Rank 321°
Cover di Violent Playground
115°

Violent Playground (2026)

Violent Playground

Metal Metalcore Deathcore

“Violent Playground” è un disco senza una identità precisa: metalcore, deathcore, qualche pezzo rap, mischiati senza una direzione ben precisa. Un progetto confuso, overprodotto e assolutamente dimenticabile.

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angosciante

Miglior traccia: Violent Playground

33
Tier 8° · Rank 392°
Cover di Heavy Weather
116°

Heavy Weather (1977) ✰

Weather Report

Jazz Fusion

Heavy Weather è il disco più celebre dei Weather Report e uno dei punti di riferimento assoluti della fusion jazz — il lavoro che nel 1977 consacrò definitivamente Joe Zawinul, Wayne Shorter e un giovane Jaco Pastorius. Basta Birdland, la traccia di apertura, per capire perché: un hit strumentale di sei minuti, cosa quasi impossibile per il mercato dell'epoca, costruito su un basso cantabile e ottoni sintetizzati che rimangono in testa.

Il disco unisce jazz, funk ed elettronica in composizioni stratificate e ricchissime di dettagli, tenute insieme da arrangiamenti estremamente controllati. Pastorius è chiaramente il protagonista — Teen Town, dove suona anche la batteria, è la sua carta d'identità — ma non è un disco che si mette in mostra: è levigato, preciso, pensato per scorrere. E scorre benissimo.

Il problema, almeno per chi si avvicina a questo genere cercando contrasti e momenti di rottura, è proprio questo: Heavy Weather è quasi troppo rifinito per sorprendere. Non ha quella tensione tra mondi sonori diversi che rende certi dischi fusion — penso al jazz di Takanaka, dove il city pop e la chitarra melodica creano frizioni interessanti — capaci di tenerti sveglio. È significativo che lo stesso Zawinul abbia dichiarato di preferire altri suoi lavori, come Black Market: come se il successo commerciale fosse arrivato proprio nel momento in cui la band aveva smussato i propri angoli più scomodi.

Un grande disco, senza dubbio. Ma forse più adatto a chi cerca perfezione che a chi cerca sorprese.

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euforico riflessivo sognante

Miglior traccia: Palladium

Hits: Birdland

86
Tier 3° · Rank 184°
Cover di Master of Puppets
117°

Master of Puppets (1986) ✰

Metallica

Metal Thrash Metal

Ci sono dischi che senti subito essere fuori categoria. Master of Puppets è uno di quelli: terzo album dei Metallica, 1986, e già dai primi minuti è chiaro che siamo davanti a qualcosa di diverso dal thrash metal che girava in quel momento — più costruito, più ambizioso, più pesante in senso pieno.

La title track è storia: quel ritmo che avanza compatto, si spezza, si ferma, e poi riparte come se niente fosse — è uno dei momenti più riconoscibili del metal anni '80, e funziona ancora oggi esattamente come allora. Ma il disco non si regge solo sul suo brano più famoso. Disposable Heroes è forse il pezzo meno citato del lotto, eppure è uno dei più devastanti: l'attacco di batteria iniziale è immediato e brutale, e il brano cresce con una furia che non si allenta mai. Il ritornello — you will die when I say, you must die, back to the front — è aggressivo come pochi, quasi un ordine militare scandito sopra un muro di chitarre.

A rendere tutto questo possibile c'è anche Cliff Burton, bassista della band e anima musicale di questo disco — l'ultimo che avrebbe registrato con i Metallica. Muore nel settembre del 1986, a 24 anni, in un incidente col bus durante il tour in Svezia. Sapere questo non cambia le note, ma cambia il peso di quello che si ascolta.

Un capolavoro assoluto, difficilmente stancante nonostante la complessità e la durata dei brani. Uno di quei dischi che non finisce mai di darti qualcosa.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Master of Puppets

Hits: Master of Puppets, Disposable Heroes

100
Tier 1° · Rank 39°
Cover di Illmatic
118°

Illmatic (1994) ✰

Nas

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Jazz Rap

Illmatic esce nel 1994, stesso anno in cui il rap della East Coast sta cercando una risposta al dominio del gangsta rap californiano. Nas, vent'anni, Queensbridge, ci riesce nel modo più diretto possibile: un disco di 39 minuti, nove brani, zero sprechi.

Il team di produzione è un all-star dell'hip hop newyorkese — DJ Premier, Pete Rock, Large Professor, Q-Tip — ma la scelta stilistica che li accomuna è precisa e controcorrente: beat minimali, campionamenti jazz anni '70, spazio lasciato alla voce. Non si tratta solo di sottrazione estetica: è una scelta che mette Nas al centro di tutto, costringe l'ascoltatore a stargli dietro parola per parola. E Nas regge il peso benissimo.

N.Y. State of Mind è il momento che riassume tutto: il giro di basso di DJ Premier è ipnotico, il flow di Nas ci si incastra sopra con una precisione chirurgica che sembra quasi fisica. Represent va dall'altra parte — ritornello che muove il collo e il braccio, immediato, difficile da ignorare. Due facce dello stesso disco.

Il punto è che Illmatic non ti arriva subito. Non ci sono melodie forti, ganci radiofonici, niente che ti afferri al primo ascolto. Il flow di Nas può sembrare quasi monocorde, e i primi ascolti rischiano di scivolare via. Ma quando ti sintonizzi, diventa ipnotico: un liricismo denso, immagini crude di vita nei progetti di Queensbridge, una tecnica che non perde un colpo per 39 minuti.

Un disco che cresce con chi lo ascolta — non per tutti, ma per chi gli dà il tempo che merita, uno dei vertici assoluti dell'hip hop.

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angosciante riflessivo

Miglior traccia: N.Y. State of Mind

Hits: N.Y. State of Mind, Represent, The World Is Yours, Memory Lane

100
Tier 1° · Rank 5°
Cover di FASTLIFE 5: Audio Luxury
119°

FASTLIFE 5: Audio Luxury (2026)

Guè

Hip-Hop/Rap

Possiamo dire tranquillamente che il quinto capitolo della saga dei Fast Life è uno dei migliori dischi di Gue. Il tocco di classe arriva dalla collaborazione con uno dei migliori producer della scena hip-hop mondiale, Cookin Soul. Il risultato è un progetto dalle strumentali ricche e dettagliate, “lussuose” come vuole il titolo.

E’ un mixtape che suona veramente hip-hop e Gue rappa a regola d’arte dall’inizio alla fine, regalandoci sempre le sue perle e le sue punchline di una “ignoranza raffinata” che solo lui e pochi colleghi riescono a raggiungere. Non troviamo testi impegnati ma non è chiaramente lo scopo del disco. L’obiettivo è trasmettere il lusso, la “vita veloce” che da il titolo alla saga.

Un elemento distintivo del disco sono le innumerevoli citazioni al Giappone, che non si fermano alla superficie - nessuna barra scontata sul sushi di medusa o sulla tataki di tonno - ma confermano che quella per il paese del Sol Levante è una vera passione e ammirazione. Inoltre, è un disco che ospita dei featuring di eccezione. Oltre alla figlia Celine, che con Loquito ci regala una vera hit, non si può non citare Freddie Gibbs, con cui è riuscito a realizzare un brano dal sapore veramente americano.

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trionfante giocoso rilassato

Miglior traccia: Intro

Hits: Intro, Think About It

89
Tier 2° · Rank 153°
Cover di Ferrum Sidereum
120°

Ferrum Sidereum (2026)

Zu

Rock Progressive Rock Progressive Metal Electronic

Disco puramente strumentale, con lunghe suite che mescolano rock, progressive metal, musica elettronica. Un bel mischione che a volte cattura l’attenzione - sopratutto nelle parti più “metalliche”, che richiamano il tema generale dell’album - a volte però annoia. L’album comunque è eccessivamente lungo, oltre l’ora senza particolari cambi, interludi o qualcosa che tenga alta l’attenzione durante l’ascolto. Forse tanto concetto ma scarsa realizzazione?

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Miglior traccia: Fuoco Saturnio

69
Tier 6° · Rank 297°
Cover di Trauma
121°

Trauma (2026)

Tony Boy

Hip-Hop/Rap Trap

Tony Boy rimane super prolifico e anche ad inizio 2026 pubblica un nuovo album. Meglio rispetto ad “Uforia”, sia per le produzioni di Waraiki - magari sperimentano meno rispetto a quelle di Sadturs&KIID ma risultano più “dritte” e comprensibili - sia per le performance vocali. In questo disco, ci sono meno effetti sulla voce, meno sbiascichi o lagne. E’ un disco dalle sonorità più cupe ed emotive. Non emerge particolarmente tra le uscite dell’anno ma si merita una sufficienza.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Ansia 162

60
Tier 6° · Rank 341°
Cover di The Velvet Underground & Nico
122°

The Velvet Underground & Nico (1967)

The Velvet Underground & Nico

Rock Art Rock Psychedelic Rock

The Velvet Underground & Nico pubblicato nel 1967, è l’album di debutto dei Velvet Underground, realizzato con la collaborazione di Nico e prodotto sotto l’egida artistica di Andy Warhol, che ne curò anche l’iconica copertina.

Registrato tra il 1966 e il 1967, il disco fu rivoluzionario per l’epoca: un rock scarno, rumoroso e minimale, attraversato da temi allora tabù come alienazione, droga, sessualità e nichilismo urbano, lontanissimo dal clima psichedelico dominante. Le sonorità mescolano proto-punk, sperimentazione e folk oscuro, con brani diventati fondamentali per l’evoluzione del rock alternativo.

Nonostante il valore storico e l’impatto enorme che ha avuto sulle generazioni successive, riascoltarlo oggi può non entusiasmare come all’epoca, fatta eccezione per alcune tracce — immortali come Sunday Morning — che restano molto forti. E’ il disco per chi è chi più attratto da un rock essenziale e spigoloso Rimane comunque un disco chiave, da comprendere più che da amare a tutti i costi.

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angosciante malinconico

Miglior traccia: Heroine

Hits: Heroine, Sunday Morning

87
Tier 3° · Rank 179°
Cover di A Love Supreme
123°

A Love Supreme (1965) ✰

John Coltrane

Jazz Spiritual Jazz

A Love Supreme di John Coltrane è uscito nel 1965 per Impulse! Records ed è stato registrato in un'unica sessione il 9 dicembre 1964 al Van Gelder Studio, con il celebre quartetto completato da McCoy Tyner, Jimmy Garrison ed Elvin Jones.

È una suite in quattro movimenti che rappresenta uno dei vertici del jazz spirituale: un disco intenso, modale, a tratti ascetico, concepito da Coltrane come un atto di gratitudine e come una vera e propria preghiera in musica. Le sonorità alternano slancio improvvisativo, tensione ritmica e momenti di profonda meditazione, tracciando un percorso coerente e carico di significato.

Un disco che va ascoltato almeno una volta nella vita, al di là dei propri gusti personali.

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spirituale riflessivo trionfante

Miglior traccia: Resolution

100
Tier 1° · Rank 50°
Cover di Quaglia sovversiva
124°

Quaglia sovversiva (2025)

Marco Castello

Pop Indie Pop Folk

Quaglia Sovversiva è il terzo disco ufficiale del cantautore Marco Castello. Gli va riconosciuta una scrittura davvero interessante e personale, con una notevole capacità di costruire storie tutt'altro che banali e un uso sapiente del dialetto siciliano — la rappresentazione quasi vignettistica dell'incontro dal benzinaio in Pompe acquista un sapore tutto diverso proprio grazie al dialetto — mai ostentato o forzato.

Anche gli arrangiamenti strumentali sono molto curati, con un approccio che strizza l'occhio al jazz e al folk.

Peccato che non tutte le tracce riescano a mantenere viva l'attenzione, altrimenti sarebbe potuto essere un disco ancora più compiuto.

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Miglior traccia: Pompe

Hits: Pompe

81
Tier 4° · Rank 217°
Cover di The Dreaming Prince in Ecstasy
125°

The Dreaming Prince in Ecstasy (2025)

Lamp of Murmuur

Metal Black Metal Thrash Metal

The Dreaming Prince In Ecstasy è il quarto disco della band black metal statunitense Lamp of Murmuur. Non è sicuramente tra le migliori uscite black del 2025, ma resta comunque un lavoro discreto.

La band adotta una formula piuttosto standard per il genere, che richiama fortemente lo stile degli Emperor e, in parte, anche quello degli Immortal. C’è qualche traccia meglio riuscita, come Hategate, una lunga suite potente e melodica, arricchita da alcune variazioni interessanti. Tuttavia, il disco soffre di una presenza eccessiva di brani poco incisivi, che finiscono per farlo suonare come un lavoro black metal nella media.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: Hategate

68
Tier 6° · Rank 303°
Cover di Confusion Gate
126°

Confusion Gate (2025)

Yellow Eyes

Metal Black Metal Folk Black Metal

Confusion Gate è il settimo album in studio dei Yellow Eyes, band black metal newyorkese fondata dai fratelli Will e Sam Skarstad.

È un disco che si apprezza e si consolida con gli ascolti: non è immediato, perché mescola black metal tradizionale — lo-fi, martellante e ipnotico — con sonorità folk che ne allargano considerevolmente l'orizzonte. Non solo batteria e riff, dunque, ma anche intermezzi e introduzioni con strumenti a fiato che ricreano atmosfere quasi medievali, dal sapore fiabesco. Il sassofono, suonato da Patrick Shiroishi, è presente in tre tracce Yellow Eyes e contribuisce in modo determinante a questo carattere evocativo.

Alcune intro non sfigurerebbero in una colonna sonora fantasy: quella di The Thought of Death, in particolare, è di una bellezza disarmante. Nel complesso è un disco veramente ben fatto, con melodie capaci di restare in testa a lungo.

The Thought of Death merita appunto una menzione a parte: una lunga suite con diversi cambi di ritmo e di melodia, probabilmente il punto più alto dell'intero album.

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sognante euforico

Miglior traccia: The Thought of Death

Hits: The Though of Death, A Forgotten Corridor

93
Tier 2° · Rank 108°
Cover di Sons of Spergy
127°

Sons of Spergy (2025)

Daniel Caesar

R&B Gospel Chamber Pop

Sons of Spergy di Daniel Caesar non è il classico disco che ascolti una volta e ti colpisce subito. È un album che scorre lento, senza produzioni particolarmente pompose o strutturate, e proprio per questo ha bisogno di più ascolti per essere assimilato davvero.

Non è semplice R&B: al suo interno si trovano diverse contaminazioni, dal gospel al folk, fino a sfumature di chamber pop.

Tra i temi centrali ci sono il rapporto con il padre e la fede, trattati con un approccio molto intimo.

Nel complesso, è un buon disco se si cerca qualcosa di rilassato, senza pretese e lontano da sonorità troppo pompose.

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riflessivo rilassato

Miglior traccia: Root of all Evil

77
Tier 4° · Rank 240°
Cover di Creuza de ma
128°

Creuza de ma (1984) ✰

Fabrizio De André

Folk World Music Cantautorato

Crêuza de mä è un disco che inizia già con una scommessa: De André decide di cantare tutto in genovese stretto, una lingua che non capisce quasi nessuno fuori dal capoluogo ligure. Ci riesce, insieme a Mauro Pagani — ex PFM, musicista e ricercatore instancabile di sonorità mediterranee — costruendo un concept album sul Mediterraneo come crocevia di storie e popoli: marinai, prostitute, esattori delle tasse, capitani di ventura — la gente del porto, quella che non finisce mai nei libri di storia. Il dialetto non è un limite: si fa suono, si fa musica, si dissolve negli arrangiamenti etnici di Pagani fino a diventare quasi una lingua ancestrale.

Ogni canzone ha una sua identità precisa. La title track apre con un'atmosfera dimessa e marina, quasi una nenia da osteria di porto. Jamin-a vira verso sonorità arabe più dense, con l'oud in primo piano. Poi arriva Sidún — e cambia tutto: comincia con applausi in sottofondo, come se si alzasse il sipario su un documentario di guerra. È il brano più cinematografico del disco, ambientato durante il conflitto in Libano del 1982, e ha una pesantezza emotiva che rimane addosso.

Non è un disco facile, ma è più accessibile di altri lavori concettuali di De André — più di La Buona Novella, per intenderci. Musicalmente è piacevole anche al primo ascolto, ma è col tempo che rivela la sua profondità. Un capolavoro che suona ancora fresco oggi come allora.

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malinconico misterioso riflessivo

Miglior traccia: Creuza de ma

Hits: Creuza de ma

95
Tier 1° · Rank 85°
Cover di Arbeit Macht Frei
129°

Arbeit Macht Frei (1971) ✰

Area

Rock Progressive Rock Art Rock Jazz

Arbeit Macht Frei — il motto affisso all'ingresso dei campi di concentramento nazisti, "il lavoro rende liberi" — è il primo disco in studio degli Area, uno dei gruppi fondamentali del rock progressivo italiano.

È un disco che disorienta fin dai primi secondi: Luglio, Agosto, Settembre (Nero) apre con un'intro in arabo e una melodia che attacca in modo così obliquo da non capire subito di fronte a cosa ci si trovi. È tutto così — strutture non convenzionali, rock progressivo che si mescola al free jazz e all'elettronica in modi che all'epoca non si erano ancora sentiti, e probabilmente nemmeno dopo.

A tenere insieme il caos c'è la voce di Demetrio Stratos: epica, potente, con un tono che a tratti ricorda quasi un musical — qualcosa di grandioso e teatrale che stride con le sonorità sperimentali del resto, e funziona benissimo proprio per questo. Breve ma trascinante. Un capolavoro del progressive italiano.

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misterioso angosciante aggressivo

Miglior traccia: Luglio, agosto, settembre

96
Tier 1° · Rank 82°
Cover di Scapulimacy
130°

Scapulimacy (2025)

Hedonist

Metal Death Metal Brutal Death Metal

Scapulimancy è l'album di debutto degli HEDONIST, band death metal canadese.

Non inventano nulla di nuovo — la formula è già collaudata — ma la applicano a regola d'arte. Il risultato è un progetto che suona benissimo: violento, aggressivo, martellante, con qualche momento qua e là che devia dallo standard del genere.

L'album è inoltre abbastanza breve, il che lo rende scorrevole e mai noioso. Sicuramente una band da tenere d'occhio.

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aggressivo

Miglior traccia: EXECUTION WHEEL

87
Tier 3° · Rank 181°
Cover di Labyrinthine
131°

Labyrinthine (2025)

Faetooth

Metal Doom Metal Shoegaze Doomgaze

Faetooth è un trio tutto al femminile di Los Angeles e con “Labyrinthine” firmano uno dei progetti metal più interessanti dell’anno. E’ un disco che richiede più ascolti per essere assimilato, ma quando lo si comprende arriva tutta la sua forza e bellezza. Non è un semplice disco doom metal. Nelle sue atmosfere distese, malinconiche ed eteree, si possono trovare forti influenze, dal post-metal allo shoegaze. Un tratto distintivo del suono di “Labyrinthine” è la crescente energia: molte tracce partono lente, con la batteria che scandisce tempi prolungati, quasi sospesi, ma con chitarra e basso già ruggenti ; poi quasi tutti i brani - e nel complesso anche l’album di per sé - “crescono” come in un climax estremo. Chitarra e basso diventano più brutali e distorti, la batteria parte alla carica. Il ritmo si fa più incalzante e arriva tutta la potenza del loro suono. Il disco ha anche un concept interessante, quello di perdersi in un labirinto mentale e di esplorare i propri ricordi per comprendersi. Tra tutte le tracce, spicca “Hole”, un brano capolavoro dalla crescente carica emotiva, che sul finale esplode in uno dei moment metal più riusciti degli ultimi anni.

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malinconico sognante aggressivo

Miglior traccia: Hole

Hits: Hole

97
Tier 1° · Rank 69°
Cover di Something Beatiful
132°

Something Beatiful (2025)

Miley Cyrus

Pop Progressive Pop Art Rock

Arrivata al nona disco ufficiale, con Something Beautiful Miley Cyrus ha fatto veramente un salto netto in avanti. Invece di imboccare la strada del classico disco pop radiofonico, ha stupito tutti con un progetto musicalmente molto più ricercato: rimane la sua impronta da popstar nelle parti vocali, ma la produzione è tutto fuorché pop.

In questo disco c'è davvera tanta sperimentazione, dal synth-pop, al rock psichedelico, unito ad un uso sapiente dell'elettronica. Sul piano lirico, l’artista affronta temi come la fama e la guarigione dai traumi, con molti riferimenti personali e legati ad una sua rinascita personale.

Tra i momenti più riusciti, Walk of Fame, con riflessioni sincere sul peso della celebrità — "it's a walk of fame, and through the tears, I can see it so clear" — su una produzione dinamica e sognante, e il ritornello struggente di Golden Burning Sun.

Something Beautiful è davvero un ottimo disco, e fa capire quanta strada abbia fatto Miley Cyrus dai tempi di Hannah Montana.

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sognante

Miglior traccia: Walk of Fame (feat. Brittany Howard)

Hits: Golden Burning Sun, Walk of Fame

92
Tier 2° · Rank 114°
Cover di ERA L’INIZIO
133°

ERA L’INIZIO (2025)

Emma (Alessandro)

Pop Indie Pop Indietronica

“Emma” è il nome d’arte di Alessandro Muscogiuri, cantautore nato in Germania ma di origini pugliesi. È un artista molto particolare: questo disco, come altri suoi lavori, è stato prodotto interamente nella sua cameretta, senza il supporto di uno studio.

Il risultato è un progetto estremamente intimo, che ruota attorno alle sue fragilità emotive e psicologiche. Musicalmente è interessante, ma spesso difficile da decifrare: l’elettronica è spinta e onnipresente, ma anche destrutturata e poco lineare. A tratti lascia spazio a momenti più “pop” in senso classico, pur mantenendo sempre un tappeto sonoro fortemente legato all’elettronica.

Può risultare — per alcuni, me compreso — un disco dal basso replay value, ma resta comunque un ascolto che incuriosisce per l’approccio.

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misterioso riflessivo

Miglior traccia: !!!Non Sto Meglio!!!!!!

71
Tier 5° · Rank 273°
Cover di Strade di Città
134°

Strade di Città (1993) ✰

Articolo 31

Hip-Hop/Rap Funk

Strade di Città è il disco d'esordio degli Articolo 31, uscito nel 1993, in un momento in cui il rap italiano doveva ancora consolidarsi come scena. Due ragazzi della provincia di Milano — J-Ax e DJ Jad — portano un suono che guarda chiaramente all'hip-hop americano, con un predominante spirito funk e una maestria negli scratch di Jad che è uno degli elementi più riusciti del disco.

È un album più intellettuale che trascinante. Rientra in quel filone del rap italiano dove la narrazione della società è predominante e la tecnica è al servizio di quella — emotivamente colpisce meno, ma ha una solidità e una coerenza di intenti che si sente. J-Ax dimostra già qui di saper fare entrambe le cose: rappare con rime precise e raccontare. I temi spaziano dalla vita di strada — non alla maniera gangsta, ma come osservazione urbana — alla denuncia della censura e alla libertà di parola.

Il nome stesso del gruppo non è casuale: Articolo 31 richiama l'articolo della Costituzione irlandese sulla libertà di espressione nei media, e Fotti la Censura è la traccia più diretta su questo fronte. Pifferaio Magico è forse la più interessante del disco: una favola politica costruita su un racconto che cresce strofa dopo strofa, dove la metafora funziona meglio di molte denunce esplicite.

La traccia più famosa è Tocca Qui — rime ambigue che alludono al sesso, il brano trainante commercialmente — che è anche la meno interessante del lotto. È un po' il destino di certi dischi: il pezzo più accessibile prende tutto lo spazio e oscura il resto.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Strade di Città

83
Tier 4° · Rank 211°
Cover di Machine Head
135°

Machine Head (1972) ✰

Deep Purple

Metal Heavy Metal Hard Rock

Machine Head è il sesto album in studio dei Deep Purple e uno di quei dischi che hanno segnato l'evoluzione dell'hard rock e gli albori dell'heavy metal — un ascolto categorico.

Breve, appena 38 minuti registrati in poche settimane, ma intenso e mai noioso. Il suono è volutamente grezzo, urgente, come se la band avesse voluto catturare qualcosa di vivo prima che svanisse. Smoke on the Water è qui, con il riff più iconico della storia del rock, ma i brani meno celebri riservano spesso le sorprese migliori — l'ingresso della batteria in Pictures of Home è trionfale, difficile da dimenticare.

Quello che colpisce davvero però non sono i singoli riff, ma la coesione del disco nel suo insieme: chitarra, basso, organo, voce — una voce che sa essere melodica e immediata senza scadere nel pop — tutto si muove compatto, senza sbavature.

Un disco che forse non rimane in loop per sempre, ma che ogni volta che si rimette su suona esattamente come deve.

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aggressivo trionfante giocoso

Miglior traccia: Pictures of Home

Hits: Pictures of Home, Smoke on The Water

95
Tier 1° · Rank 87°
Cover di Elsewhere
136°

Elsewhere (2025)

Gemitaiz

Hip-Hop/Rap

Elsewhere è il quinto disco in studio di Gemitaiz. Rispetto ad altri suoi lavori, qui ha fatto un lavoro più completo sugli arrangiamenti, che deviano leggermente dallo standard del genere nel panorama italiano attuale.

Le produzioni sono infatti più ricche e stratificate del solito. Quelle firmate da Mace lo riconfermano come uno dei producer più forti del momento — il flauto dalle ispirazioni indiane in Flowman è un tocco di classe.

A livello lirico non si registra una grossa evoluzione, ma va bene così: Gem è sempre riuscito a essere allo stesso tempo tecnico, espressivo e intimo — a modo suo — fin dai primi lavori, e qui si riconferma.

Nel complesso, un progetto costruito con cura, con diverse tracce che si apprezzano e crescono con gli ascolti.

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Miglior traccia: Flowman

Hits: Flowman

82
Tier 4° · Rank 214°
Cover di Essex Honey
137°

Essex Honey (2025)

Blood Orange

R&B Alternative Indie Pop

Blood Orange è uno degli artisti inglesi più interessanti del momento. La sua proposta musicale è raffinata e atipica: una fusione di R&B e pop urban che si muove su un tappeto sonoro molto più elettronico, intimo e alternativo rispetto agli standard del genere.
”Essex Honey” è un progetto che punta più sulle atmosfere che sulla forma-canzone tradizionale: produzioni delicate, stratificate, e una voce tenue, quasi sussurrata - alla Frank Ocean - che accompagna l’ascoltatore in modo discreto ma costante.
L’album scorre in maniera naturale, senza mai risultare pesante, e cresce ascolto dopo ascolto, rivelando sfumature emotive sempre nuove. Al centro c’è il tema della “casa”, intesa non solo come luogo fisico ma come spazio emotivo e mentale, affrontato dall’artista dopo il lutto della madre. È un lavoro profondamente introspettivo, attraversato da un senso di perdita, memoria e riconnessione con le proprie radici.
Per certi versi può ricordare un Venerus italiano, soprattutto per l’approccio intimo e la sensibilità melodica, ma Blood Orange si distingue per una concezione del suono più complessa e stratificata, quasi cinematografica, che rende “Essex Honey” un ascolto raccolto, personale e silenziosamente potente.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Mind Loaded

Hits: Mind Loaded, The Last of England

96
Tier 1° · Rank 79°
Cover di Avalon
138°

Avalon (2025)

Seraphine Noir

Jazz Electronic

Avalon è un disco particolarissimo: jazz/fusion sperimentale a vocazione elettronica. Diciotto minuti di flusso musicale ininterrotto, in cui le sonorità jazz si intrecciano con una produzione profondamente elettronica - evidente tanto nelle texture sintetiche quanto nel trattamento dei bassi, densi e profondi. Un progetto da ascoltare per chi vuole esplorare le derive più sperimentali della musica contemporanea.

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spirituale misterioso

Miglior traccia: Iman

95
Tier 2° · Rank 91°
Cover di GLORIA
139°

GLORIA (2025)

Paky

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

Paky arriva da un esordio fortissimo, Salvatore, dove aveva trovato l'equilibrio giusto tra pezzi banger — puro gangsta rap senza fronzoli — e momenti più introspettivi. Con questo nuovo disco ha cercato di replicare quella formula senza una grossa evoluzione, il che non è necessariamente un male.

La prima parte dell'album lo dimostra: tanti banger perfettamente nel suo stile, pezzi che gasano se il genere ti appartiene. Nella seconda parte decide invece di accompagnarsi a nomi della scena pop femminile che difficilmente si accosterebbero a lui, con risultati alterni. Il feat più inaspettato — con Alessandra Amoroso — si rivela però uno dei più riusciti: la sua voce melodica sul ritornello contrasta benissimo con una strumentale cupa, mentre Paky rimane fedele a se stesso nelle strofe senza snaturarsi.

Un plauso anche alla strofa di Yugi, sopraffina per flow e precisione metrica.
Nel complesso, un disco che si avvicina per livello a Salvatore, ma a cui manca l'effetto sorpresa dell'esordio — e quell'assenza si sente.

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angosciante riflessivo aggressivo

Miglior traccia: Dio Non C’è (feat. Alessandra Amoroso)

Hits: Dio Non C’è, Cattivo Esempio

67
Tier 6° · Rank 309°
Cover di Musica Triste
140°

Musica Triste (2025)

Emis Killa

Hip-Hop/Rap

Musica Triste, sesto disco in studio di Emis Killa, è un lavoro su cui si potevano nutrire aspettative molto basse, viste le ultime uscite dell'artista. È invece un disco tutto sommato riuscito.

C'è una certa varietà nelle produzioni, da pezzi più banger trap a pezzi più old-school o con un'anima più pop. Ma quello che colpisce maggiormente è il lavoro sui ritornelli: l'approccio è decisamente più hip-hop, e Emis sembra aver abbandonato il vizietto di scimmiottare le linee melodiche dei colleghi più giovani — Lazza su tutti.

Molti brani nascono chiaramente da riflessioni personali più sentite, come la title track, che è una sincera autoanalisi e disamina del proprio percorso artistico. Molto apprezzato anche il remake di Phrate dei Club Dogo — un omaggio che non suona né nostalgico né forzato.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Musica Triste

Hits: Musica Triste

68
Tier 6° · Rank 301°
Cover di FUNNY GAMES
141°

FUNNY GAMES (2025)

Noyz Narcos

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap

Settimo disco in studio per il rapper romano, Funny Games partiva già con aspettative abbastanza alte: sia per il font del titolo che riprende il logo dei Death, sia per la copertina palesemente ispirata a Non Dormire, il suo disco d'esordio e uno dei lavori più importanti del rap italiano. La speranza era quindi quella di sentire di nuovo un progetto veramente horrorcore, o magari qualche campionamento di brani storici del death metal. Invece non troviamo nulla di tutto ciò.

C'è sicuramente un lavoro certosino sulle produzioni da parte di Sine, che cerca in qualche modo di ricreare atmosfere cupe, dark e horror, ma sempre con un filtro trap spesso molto evidente. Noyz dimostra comunque di essere un fuoriclasse, portando in campo le sue doti migliori: citazionismo estremo — Narcos Noyz rap / Slayer, the top / player / Esco sempre ad Halloween come Michael Myers — slang e tutta la romanità che lo contraddistingue.

Il problema del disco è che fatica a lasciarti qualcosa oltre a qualche traccia banger: pochi argomenti, o comunque spesso sepolti sotto troppe citazioni.

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aggressivo

Miglior traccia: Funny Games

71
Tier 5° · Rank 274°
Cover di EUSEXUA Afterglow
142°

EUSEXUA Afterglow (2025)

FKA twigs

Pop Avant-Pop Experimental Pop Electronic

Questo Afterglow probabilmente, nelle intenzioni iniziali, doveva essere una versione deluxe di Eusexua, uno dei progetti più interessanti emersi nel 2025. FKA twigs ha invece scelto di pubblicarlo come un vero e proprio secondo album.

Già il primo capitolo si era distinto per la forte componente sperimentale nei beat e per la capacità dell’artista di raccontare il proprio lato più intimo. In questo seguito, la ricerca musicale si spinge ancora oltre, grazie a produzioni e soluzioni sonore particolarmente ricercate.

È da Sushi in poi che il disco prende davvero quota, trasportando l’ascoltatore in una dimensione altra, con tracce che si allontanano dalle strutture convenzionali della canzone pop.

Se ti piace l’elettronica e il modo in cui può contaminare il pop, questo è il disco giusto.

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sensuale

Miglior traccia: Lost All My Friends

Hits: Lost All My Friends

85
Tier 3° · Rank 196°
Cover di Do Not Disturb
143°

Do Not Disturb (2025)

Young Miko

Hip-Hop/Rap Trap Latin

Do Not Disturb è il secondo album in studio di Young Miko, una delle rapper portoricane più in vista della scena latin trap del momento. Il disco si muove interamente dentro i confini del genere, senza mai spingersi oltre — una scelta che accontenta i fan ma lascia poco spazio a sorprese.

Ci sono alcuni brani riusciti melodicamente, come Sexo de Moteles, e altri che aprono verso sonorità più reggaeton, come Dosis, dove il suo flow scorrevole rende tutto più naturale.

Il problema è che il disco si spiega in due o tre tracce: il resto è una riproposizione continua dello stesso sound, senza variazioni che tengano alta l'attenzione. Per un secondo album, ci si poteva aspettare qualche rischio in più.

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rilassato euforico

Miglior traccia: Dosis

Hits: Dosis

55
Tier 7° · Rank 361°
Cover di Speriamo
144°

Speriamo (2025)

Venerus

Pop Contemporary R&B Indie Pop

Speriamo è il terzo album in studio di Venerus. Nel suo percorso artistico Venerus è riuscito più volte a sorprendere, distinguendosi come una voce “pop” fuori dagli schemi del panorama italiano, anche grazie alla capacità di recuperare elementi della canzone d’autore e rileggerli in chiave urban moderna — Sei Acqua, nel progetto precedente, ne era forse la sintesi perfetta.

In questo disco si percepisce invece una deriva più vicina al pop tradizionale, con una certa semplificazione anche nei beat. Liricamente però resta il Venerus di sempre: grande sensibilità, una dolcezza quasi “femminile”, ma mai forzata o costruita.

Nel complesso è un album piacevole, che in alcuni momenti riesce davvero a colpire. La chiave, ad esempio, ha una melodia nel ritornello molto riuscita, mentre Felini con Marco Castello — una sorta di “canzonetta” accompagnata da una chitarra acustica — dà proprio la sensazione di essere seduti attorno a un falò sulla spiaggia insieme a loro. Un minimalismo che però riesce a trasmettere tutta l’emotività necessaria.

Se non fosse per qualche passaggio un po’ più debole sul piano musicale, avrebbe potuto essere un altro piccolo capolavoro.

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sensuale rilassato riflessivo

Miglior traccia: La chiave

Hits: La chiave, Felini

72
Tier 5° · Rank 263°
Cover di Lord of Two Horns
145°

Lord of Two Horns (2025)

Drawn and Quartered

Metal Death Metal

Lord of Two Horns è un disco di nicchia dei Drawn and Quartered, band attiva sulla scena da diversi anni.Non è un lavoro particolarmente innovativo: death metal brutale senza compromessi, che si inserisce chiaramente nella scia dei grandi del genere, come i Morbid Angel. Però lo fanno talmente bene, in modo così “da manuale”, da risultare comunque molto efficaci.

Se si cercano 30 e passa minuti di suono violento, aggressivo, quasi da tortura, questo è decisamente il disco giusto.

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aggressivo

Miglior traccia: Lord of Two Horns

Hits: Lord of Two Horns, Grimoire of Blood

82
Tier 4° · Rank 215°
Cover di Latte in Polvere
146°

Latte in Polvere (2025)

Papa V & Night Skinny

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Coca Rap Trap

Latte in Polvere è il disco giusto se si vuole rap volgarissimo, scorretto e coca-centrico — prendere o lasciare. Le basi trap sfondano i bassi e Night Skinny, rispetto ad uscite recenti, riesce nell'obiettivo di cucire attorno a Papa V il suono giusto: trap più diretta ma anche più stratificata, che lascia spazio alla grana vocale di Papa V senza sovrastarlo.

Bisogna però essere preparati a un linguaggio gratuitamente scorretto, che non cerca di impressionare tecnicamente ma di costruire la barra più rozza possibile — e qui è meglio non citare esempi.

I featuring si allineano a Papa V, ad eccezione di quello con Bresh: in un progetto tutto coca e mignotte, portarsi un po' troppo sul serio stona leggermente.

Nel complesso, un progetto che fa esattamente quello che promette — e se lo cerchi, ti diverte.

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giocoso aggressivo

Miglior traccia: Tic Tic Tac

Hits: Tic Tic Tac, Mossa Strepitosa (feat. Kid Yugi), Pura Purissima (feat. Nerissima Serpe)

68
Tier 6° · Rank 299°
Cover di Non Dormire
147°

Non Dormire (2005) ✰

Noyz Narcos

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Horrorcore

Non Dormire esce nel luglio 2005 ed è senza dubbio uno dei dischi fondamentali del rap italiano — e in particolare della scena romana — e può stare tranquillamente accanto a pietre miliari come Mr. Simpatia o Mi Fist. Con questo esordio solista Noyz si fa riconoscere subito come un rapper originalissimo: attinge a un immaginario preciso e coerente, quello dell'horror e del culto della morte, e lo porta nel rap romano con una naturalezza che nessuno aveva avuto prima di lui.

Rime crude, spietate, flow violenti e produzioni incalzanti — beat che spesso mescolano hip hop con campionamenti da film di serie B e sonorità quasi metalliche. A completare il quadro, la presenza costante del TruceKlan: la crew di Noyz attraversa il disco come un collettivo compatto, descrivendo insieme a lui la vita delle strade romane, fatta di violenza e droga dilagante. Un album manifesto nel senso più pieno del termine.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Verano Zombie, con quell'attacco di basso che ti aggancia subito e un ritornello diventato iconico — “Io vendicherò il mio crew / beo rum / fumo crack / faccio rap / in the panchine Truceklan va forte”. Poi la title track, con un campionamento iniziale R&B — chissà qual è? — e l'ingresso di Noyz da anthem puro. E White Gangasta, un altro momento che dimostra la varietà all'interno di un disco che non allenta mai la pressione.

Non Dormire è ancora oggi una delle massime espressioni del rap romano e dell'horrorcore italiano. Nessuno ai suoi livelli.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Verano Zombie

Hits: Verano Zombie, Non Dormire

100
Tier 1° · Rank 42°
Cover di LUX
148°

LUX (2025) ✰

Rosalia

Pop Classical

LUX è il tipo di disco che ti costringe a ricalibrare le aspettative su cosa può essere il pop nel 2025. Con questo progetto, Rosalìa prende le distanze in modo netto da MOTOMAMI e abbandona praticamente del tutto le sonorità latine e reggaeton per spingersi verso un'idea di pop "universale": un'opera monumentale, costruita su arrangiamenti sinfonici e su un'estetica molto più spirituale e contemplativa.

A conferire un’ulteriore dimensione cinematica e imponente, c’è persino la presenza della London Symphony Orchestra. L'album è articolato in quattro movimenti ed è cantato in tredici lingue diverse, scelta che ne rafforza il respiro globale. Nei testi affiorano temi di fede, trascendenza e metamorfosi, con riferimenti alla mistica e alla spiritualità.

Tra i momenti più riusciti, La Yugular, con un climax lirico sul finale — "un pais cabe en una astilla, una astilla occupa la galaxe intera, la galaxe intera cabe en una goto de saliva" — il momento quasi catartico di Mio Cristo Piange Diamanti o la chiusura di Magnolias, che suona come un requiem.

Si può non empatizzare del tutto con i contenuti, ma è impossibile negare il coraggio di Rosalía nel deviare così radicalmente dal proprio percorso, né la maestria con cui riesce a orchestrare un progetto di questa portata.

Non sarà un'opera senza difetti — alcune scelte possono risultare ostiche o eccessivamente ambiziose — ma ci si avvicina parecchio.

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spirituale

Miglior traccia: La Yugular

Hits: Reliqua, Magnolias, La Yugular, Mio Cristo Piange Diamanti

93
Tier 2° · Rank 103°
Cover di La mia stella aggressiva si nasconde nelle virgole e nei punti
149°

La mia stella aggressiva si nasconde nelle virgole e nei punti (2025)

irossa

Rock Art Rock Contemporary Jazz

Questo disco dal titolo improbabile è il secondo progetto degli irossa. È un lavoro che richiede più ascolti per essere apprezzato fino in fondo.

Si muove tra alternative rock e suggestioni jazz, con innesti post-punk che gli danno un’identità abbastanza precisa e personale. A tratti ricordano i britannici Maruja, soprattutto per l’uso espressivo del sassofono, sempre ben integrato nel tessuto sonoro.


Un gruppo decisamente interessante, da tenere d’occhio per le prossime uscite. Menzione particolare per le tue dita ferme: l’esplosione sonora finale è davvero qualcosa di notevole, musicalmente parlando.

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giocoso sognante

Miglior traccia: Le tue dita ferme

Hits: Le tue dita ferme

75
Tier 4° · Rank 250°
Cover di Orbit Orbit
150°

Orbit Orbit (2025)

Caparezza

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

Chi mi conosce sa che non sono un fan di Caparezza — eppure è impossibile ignorare la completezza e la maturità artistica dietro questo progetto.

Orbit Orbit è un concept album in cui l'artiste si racconta attraverso un espediente narrativo curioso: diventa il protagonista di un fumetto — pubblicato insieme al disco — che lo vede esplorare lo spazio e le sue stranezze. La connessione personale con il fumetto, che insieme alla musica gli ha salvato la vita, è fortissima, e affiora in una delle tracce migliori del disco, A Comic Book Saved My Life"vado dritto per la mia strada tra bulli e cazzoti, / sono un moccioso tra le merde, infatto sembro Arale / o una fusione di Mafalda con il puffo quattrocchi" — versi che restituiscono con ironia e tenerezza l'immagine del bambino diverso che trova un rifugio.

Il suono è compatto e ben curato, le tracce scorrono senza intoppi, alternando momenti più elettronici ad altri decisamente più emotivi e personali.

Nel complesso, un ottimo album rap che arricchisce davvero le uscite dell'anno.

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spirituale sognante

Miglior traccia: A comic book saved my life

Hits: A comic book saved my life

87
Tier 3° · Rank 177°