11 giu 2013
100
Deafheaven
Sunbather
11 giu 2013
Metal
Black Metal
Blackgaze
Post-Metal
Tier 1°
Rank 22°
Tracce 7
Durata 1h 0 min
La recensione
I puristi del black metal non ammetteranno mai che l'album più "sbagliato" per il genere — copertina rosa shocking, band di hipster californiani in camicia a quadri, zero corpse paint — sia in realtà uno dei migliori dischi metal degli ultimi vent'anni, e forse oltre. Il fastidio si è moltiplicato quando la stampa mainstream ha cominciato a incensarlo: Metacritic lo ha dichiarato il disco più recensito positivamente del 2013 in assoluto, in qualsiasi genere, e Rolling Stone lo ha inserito nella lista dei cento migliori album metal di sempre. Un disco di una band di ragazzi che sembrano poter riparare il tuo laptop, celebrato ovunque mentre i gruppi "aderenti" ai canoni estetici e sonori del genere restavano nell'ombra. Lo scandalo, insomma, era doppio.
I Deafheaven non hanno inventato il blackgaze, ma con Sunbather lo portano probabilmente alla sua massima espressione. È un disco catartico: lo capisci fin dalle prime note, quelle distorsioni che arrivano come una bassa marea e poi esplodono subito in blast beat e muri di suono che ti travolgono. È black metal, ma non c'è nulla di oscuro: il suono è luminoso, quasi solare, e lo scream di George Clarke non comunica violenza né minaccia — è fragile, carico di tristezza e rassegnazione, qualcosa di inaspettatamente umano in un contesto dove di solito si simula il demonio.
La title track è il cuore del disco: oltre dieci minuti in cui i momenti si susseguono e si superano a vicenda per intensità emotiva, melodie sognanti che cedono il posto a esplosioni furiose e poi tornano, ogni volta più cariche di senso.
È un disco da pelle d'oca. Non è immediato, soprattutto se non si è abituati a questo suono — ma se ci si apre e si cerca di entrarci dentro, rivela una bellezza rara. Difficile da trovare, e ancora più difficile da dimenticare.
I Deafheaven non hanno inventato il blackgaze, ma con Sunbather lo portano probabilmente alla sua massima espressione. È un disco catartico: lo capisci fin dalle prime note, quelle distorsioni che arrivano come una bassa marea e poi esplodono subito in blast beat e muri di suono che ti travolgono. È black metal, ma non c'è nulla di oscuro: il suono è luminoso, quasi solare, e lo scream di George Clarke non comunica violenza né minaccia — è fragile, carico di tristezza e rassegnazione, qualcosa di inaspettatamente umano in un contesto dove di solito si simula il demonio.
La title track è il cuore del disco: oltre dieci minuti in cui i momenti si susseguono e si superano a vicenda per intensità emotiva, melodie sognanti che cedono il posto a esplosioni furiose e poi tornano, ogni volta più cariche di senso.
È un disco da pelle d'oca. Non è immediato, soprattutto se non si è abituati a questo suono — ma se ci si apre e si cerca di entrarci dentro, rivela una bellezza rara. Difficile da trovare, e ancora più difficile da dimenticare.
Mood
malinconico
sognante
Brani imperdibili
Dream House · Sunbather · The Pecan Tree
Profilo sonoro
Scheda
Uscita11 giu 2013
Tracce7
Durata1h 0 min
Metacritic
92/100
Recensito il
27 set 2025