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Anno: fino al 2025

Anno
Punteggio minimo: 28
28100
Azzera

341 album trovati

Cover di In The Nightside Eclipse
151°

In The Nightside Eclipse (1994) ✰

Emperor

Metal Black Metal Norwegian Black Metal Symphonic Black Metal

In the Nightside Eclipse esce nel 1994, stesso anno di De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem — e già questo la dice lunga su quanto fosse fertile quel momento per il black metal norvegese. Ma se il disco dei Mayhem è un monolite di oscurità primordiale, quello degli Emperor è qualcosa di diverso: più stratificato, più ambizioso, costruito su una visione sonora precisa.

Non è solo il solito muro di chitarre gelide e produzione lo-fi. Le tastiere portano una dimensione sinfonica che trasforma il disco in qualcosa di epico, quasi mistico — e "mistico" non è una parola buttata lì. Basta ascoltare Inno a Satana: parte con un giro di chitarre riconoscibile, poi si apre in un muro di suono che ha qualcosa di luminoso, quasi ieratico, ben lontano dall'aggressione pura. Oppure The Majesty of the Night Sky, che si apre con uno scream demoniaco di quelli che ti rimangono in testa. È proprio questa scelta melodica e atmosferica che distingue il disco dalla concorrenza: non ti arriva solo la forza bruta, c'è una costruzione emotiva dietro.

Anche l'immaginario dei testi si discosta dal satanismo esplicito tipico della scena — l'unica eccezione è proprio Inno a Satana — per abbracciare qualcosa di più vicino al dark fantasy. Un'estetica coerente con la musica, che punta sull'evocazione più che sulla provocazione.

Uno dei migliori dischi dell'intera wave norvegese.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: The Majesty of the Night Sky

Hits: I Am Black Wizards, The Majesty of the Night Sky, Inno a Satana

100
Tier 1° · Rank 37°
Cover di Transilvanian Hunger
152°

Transilvanian Hunger (1994) ✰

Darkthrone

Metal Black Metal Norwegian Black Metal

Se De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem è il monolite oscuro della scena norvegese, Transilvanian Hunger dei Darkthrone è il suo lato più estremo e radicale. Stesso anno, 1994, ma un passo ulteriore verso il baratro: qui siamo all'apoteosi del lo-fi, un suono così grezzo e volutamente degradato da sembrare, ai primi ascolti, quasi solo rumore. Non è un difetto — è una dichiarazione d'intenti.

Fenriz registrò tutto da solo su un quattro piste in casa, e quella scelta si sente in ogni secondo: chitarre che tagliano come lame di ghiaccio, blast beat ipnotici, la voce di Nocturno Culto ridotta a un urlo congelato sepolto nel mix. Il minimalismo non è pigrizia — è ideologia. Rifiuto totale di tutto ciò che il metal era diventato negli anni precedenti: produzioni lucide, tecnicismi, concessioni al pubblico. Niente di tutto questo sopravvive qui.

È un disco difficile, forse il più difficile dell'intera scena norvegese. Richiede disponibilità e attenzione: se non ci si sintonizza, rimane rumore bianco gelido. Ma chi riesce ad entrarci trova qualcosa di coerente fino all'ossessione — il cuore ideologico ed estetico di quello che il retro copertina proclamava senza mezzi termini: True Norwegian Black Metal.

Insieme al lavoro dei Mayhem, è il disco che ha definito il genere più di qualsiasi altro. Un punto di riferimento obbligatorio per capire da dove viene il black metal e dove poteva arrivare.

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angosciante

Miglior traccia: Transilvanian Hunger

86
Tier 3° · Rank 197°
Cover di Yokai
153°

Yokai (2025)

Dropout Kings

Metal Nu Metal Rap Metal Trap Metal

I Dropout Kings sono una band nu metal/rap metal americana e Yokai è il loro terzo disco in studio. La formula richiama quella dei Linkin Park — alternanza tra parti cantate e rappate, chitarre pesanti e ritornelli accessibili — ma con una componente rap più spinta e un suono metal più aggressivo. Molte tracce sono orecchiabili grazie a melodie riuscite, come Baka o Black Sheep.

Il problema è una marcata disomogeneità di suono che disorientare e non lascia capire la direzione del disco: c'è il trap metal della title track, ma anche una First Day Out che suona come la sigla di una sitcom liceale americana.

Stesso discorso per i riferimenti al Giappone e alle frasi in giapponese disseminate nel disco: un tocco estetico che sembra fine a sé stesso, senza un intento preciso né una coerenza con il resto. È un disco che può lasciare perplessi.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: First Day Out

58
Tier 7° · Rank 377°
Cover di Joanita
154°

Joanita (2025)

Joan Thiele

Pop Rock Trip Hop

Joanita è il secondo album in studio di Joan Thiele. Si tratta anche del suo primo album interamente in italiano, e avercene di dischi pop di questo livello. Joan Thiele costruisce un pop cinematografico e personalissimo, in cui la chitarra — quasi onnipresente — conferisce alle produzioni un sapore “western” molto riconoscibile e piacevole. In alcune tracce emerge invece un approccio più trip-hop, a conferma di una varietà sonora ampia e ben gestita.

La sua voce, sempre lieve e spesso quasi sussurrata, aggiunge un tocco di raffinatezza che pervade l'intero progetto. Tra i quattordici brani figura anche Eco, il pezzo con cui ha partecipato al Festival di Sanremo 2025. I testi, personali e curati, completano il quadro di un'artista che sa esattamente cosa vuole dire e come dirlo. Un top album, senza discussioni.

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sensuale rilassato

Miglior traccia: Veleno

Hits: Tramonto, Dea

90
Tier 2° · Rank 151°
Cover di God Does Like Ugly
155°

God Does Like Ugly (2025)

JID

Hip-Hop/Rap Trap

God Does Like Ugly è il quarto album in studio del rapper americano JID, classe 1989.

Si tratta di un progetto solido e ben strutturato, che trova un buon equilibrio tra tracce più immediate e “banger” da club — legate alle sonorità trap tipiche di Atlanta — e brani che invece si muovono nella direzione dell’hip-hop più classico.

Il vero punto di forza del disco è senza dubbio la tecnica di JID: straordinario negli extra-beat, negli incastri e nei continui cambi di flow, dimostra ancora una volta di essere un rapper di altissimo livello. Da questo punto di vista, è semplicemente impressionante.

Probabilmente non è un album destinato a segnare un punto di svolta nell’evoluzione del genere, ma se si cerca del rap americano di qualità, ben prodotto e tecnicamente impeccabile, è sicuramente una scelta centrata.

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aggressivo

Miglior traccia: Gz

Hits: Knew Better, Gz

86
Tier 3° · Rank 196°
Cover di Alfredo 2
156°

Alfredo 2 (2025)

Freddie Gibbs & The Alchemist

Hip-Hop/Rap

Dopo il primo capitolo — che valse una nomination ai Grammy nel 2020 — Freddie Gibbs e The Alchemist tornano a collaborare nella serie Alfredo con un secondo episodio assolutamente all’altezza del precedente.

Le produzioni sono di altissimo livello dall’inizio alla fine: The Alchemist costruisce un suono estremamente curato e omogeneo, capace di dare al disco un’identità precisa, rendendolo un vero album e non una semplice raccolta di tracce.

Freddie Gibbs, dal canto suo, conferma una tecnica impressionante, che emerge soprattutto nei momenti in extrabeat, dove gioca con il tempo e con le metriche con grande naturalezza.

A impreziosire il tutto ci sono anche dettagli stilistici riusciti, come gli outro in giapponese: un vero tocco di classe che contribuisce a definire ulteriormente l’atmosfera del progetto.

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spirituale

Miglior traccia: Ensalada

86
Tier 3° · Rank 193°
Cover di In: Titolo
157°

In: Titolo (2025)

Giulia Impache

Electronic Neo Psychedelia Trip Hop

In: Titolo non ha un'identità definita, e probabilmente è questo il punto. Il disco d'esordio della cantautrice torinese Giulia Impache non appartiene a nessun genere riconoscibile: distorsioni elettroniche, strutture liquide, suggestioni di musica antica, trip-hop oscuro — tutto coesiste senza che nulla prevalga davvero. Un progetto che si sottrae alla catalogazione con una coerenza quasi fastidiosa.

Già dalla seconda traccia, In the Dark, si capisce in che territorio ci si trova: la produzione ha quella consistenza densa e disorientante che dà al disco il suo carattere, una sorta di oscurità che non esplode mai del tutto ma rimane lì, a pesare. Più avanti, Ogni cosa arriva con un intro che sembra voler prendere a pugni — uno dei momenti più diretti del disco, e forse per questo uno dei più efficaci.

Non è un ascolto immediato. Per certi versi, è un disco difficile da apprezzare fino in fondo anche dopo diversi ascolti. Però il fascino c'è, ed è reale: c'è qualcosa in questo universo sonoro che si sedimenta lentamente, che lascia un'impressione anche quando non si riesce a spiegare bene perché. È il tipo di lavoro che non si capisce subito, ma che con il tempo acquista una sua logica — o almeno ci prova.

Un esordio che spinge oltre i confini dei generi con una coerenza di visione non scontata, soprattutto per un primo disco.

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misterioso sognante ipnotico

Miglior traccia: Ogni Cosa

79
Tier 4° · Rank 237°
Cover di Vanisher, Horizon Scraper
158°

Vanisher, Horizon Scraper (2025)

Quadeca

Alternative Experimental Hip-Hop Post Rock Chamber Pop Neo Psychedelia

Vanisher, Horizon Scraper è il quarto disco del musicista e youtuber americano Quadeca. Il progetto si presenta come un vero e proprio viaggio sonoro: narra le avventure di un marinaio in cerca di riparo dopo un'apocalisse, narrativa rafforzata da un cortometraggio recitato dallo stesso Quadeca e uscito insieme al disco.

Dal punto di vista meramente musicale è un lavoro molto ambizioso — un mix di folk, elettronica e neo-psichedelia, con incursioni nel pop e persino nell'hip-hop — un concentrato di sfaccettature diverse che però non frammentano mai il racconto, mantenendo l'esperienza di ascolto sorprendentemente omogenea.

L'unico difetto è forse la lunghezza, che in alcuni tratti rischia di appesantire. Probabilmente non è il disco da tenere in loop nelle cuffie, ma merita sicuramente più di un ascolto.

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sognante misterioso riflessivo

Miglior traccia: MONDAY

Hits: MONDAY, FORGONE

91
Tier 2° · Rank 133°
Cover di Superfly
159°

Superfly (1972) ✰

Curtis Mayfield

Soul Psychedelic Soul Funk Soundtrack

Superfly di Curtis Mayfield, colonna sonora dell'omonimo film del 1972, è un soul concept album pionieristico che si affianca a What's Going On di Marvin Gaye come uno dei documenti più lucidi e spietati sulla società americana dell'epoca — la povertà, l'amore, l'abuso di droga visti dall'interno. Un album no skip, con produzioni soul/funk di rara qualità.

Pusherman colpisce fin dall'intro: percussioni minimali, poi la voce di Curtis che entra con una delicatezza disarmante, quasi in contrasto con quello che sta raccontando. Altra traccia memorabile è No Thing On Me (Cocaine Song) — la strumentale è rilassata, quasi sospesa, ma le parole non lasciano scampo: The oppressed seem to have suffered the most / In every continent coast to coast / Now our lives are in the hands of the pusherman.

Da ascoltare.

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malinconico sensuale riflessivo

Miglior traccia: No Thing On Me (Cocaine Song)

Hits: No Thing On Me (Cocaine Song)

95
Tier 1° · Rank 89°
Cover di Mainstream
160°

Mainstream (2015)

Calcutta

Pop Indie Pop

Mainstream è sicuramente un disco importante per lo sviluppo dell'indie pop italiano — quando esce nel 2015 apre una stagione intera, e il merito storico è innegabile. Il problema è che riascoltarlo oggi è un'altra cosa.

Il marchio di fabbrica di Calcutta è quella formula ironia-malinconia che all'epoca sembrava fresca: testi fatti di immagini quotidiane leggermente storte, né poetiche né banali. Funziona, per un po'. Ma nel corso del disco la formula si ripete senza variare abbastanza, e brani come Limonata e Frosinone — tra i più celebrati — finiscono per assomigliarsi più di quanto dovrebbero. Certe immagini che al primo ascolto sembravano originali, come quel "ma tu giri l'insalata / e non ce la fai più", con il tempo rivelano i limiti di un approccio che punta tutto sull'effetto di straniamento senza costruire molto altro intorno. Era il nuovo indie pop italiano, e si sentiva — nel bene e nel male.

Le produzioni a tratti elettroniche sono interessanti e rappresentano uno dei tentativi più riusciti del disco di andare oltre la chitarra acustica, anche se non sempre centrano il bersaglio.

I brani più forti — Gaetano, Del Verde, Cosa mi manchi a fare — reggono come ascolti singoli e rimangono il motivo principale per tornare al disco. Ma come esperienza complessiva, Mainstream è un album che ha avuto più senso nel momento in cui è uscito che non oggi. Bene, ma non abbastanza da invecchiare benissimo.

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malinconico giocoso

Miglior traccia: Frosinone

70
Tier 5° · Rank 311°
Cover di Bellaria
161°

Bellaria (2018)

Vegas Jones

Hip-Hop/Rap Trap

Bellaria è il primo vero salto mainstream di Vegas Jones, e si sente subito che il ragazzo sa rappare. Tecnicamente è superiore a gran parte della scena trap del momento — rime costruite, flow impeccabile, un controllo del ritmo che non è roba da dare per scontata.

Il disco suona benissimo, e il merito è anche delle produzioni west-coast di Boston George e soci: basi che ti trasportano su una spiaggia californiana anche se fuori piove a Cinisello. Malibu è la hit che apre il mondo di Vegas Jones a un pubblico più largo, ma il disco regge dall'inizio alla fine — Cristo, Yankee Candle, la title track sono tutte tracce che funzionano.

L'unica riserva, e Vegas Jones probabilmente lo sa, è che le parole scivolano via. Non è questione di autocelebrazione o di temi scontati — è che i testi non ti portano da nessuna parte in particolare, non colpiscono, non rimangono.

Ascolti, ti godi il flow, e dopo non ti ricordi cosa ha detto. Per un certo tipo di rap è un peccato veniale; per un disco che suona così bene, ogni tanto ti viene voglia di qualcosa in più. Ma Bellaria non pretende di essere altro, e nella misura in cui non lo pretende, fa esattamente quello che deve fare.

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malinconico euforico

Miglior traccia: Bellaria

Hits: Bellaria, Malibu, Yankee Candle, Cristo

74
Tier 4° · Rank 271°
Cover di L’arca di Noè
162°

L’arca di Noè (1982)

Franco Battiato

Pop

L'Arca di Noè arriva nel 1982 sulla scia del successo clamoroso di La Voce del Padrone, e già dal primo ascolto è chiaro che Battiato non ha nessuna intenzione di ripetere la stessa formula. L'approccio dance e le melodie immediate del disco precedente lasciano spazio a qualcosa di più rarefatto, più ermetico: testi filosofici e spirituali, una scrittura volutamente ostica, un suono che usa l'elettronica non per far muovere ma per creare atmosfere sospese e a tratti cupe.

È un disco che si apprezza più con la testa che con la pancia. Le riflessioni si stratificano — sul tempo, sull'esodo, sulla guerra fredda — ma senza mai trovare una formula accessibile che le veicoli. È Battiato nel suo lato più concettuale, quello che preferisce costruire un mondo sonoro coerente piuttosto che scrivere canzoni che restano in testa.

In questo contesto, Voglio Vederti Danzare suona quasi come un ospite inatteso. Melodia immediata, ritornello che rimane, ritmo che riporta in parte l'elettronica del disco precedente — ma anche qui Battiato non si concede del tutto, lasciando riferimenti alla filosofia orientale e all’esoterismo: “Voglio vederti danzare/ Come i dervisches tourners / Che girano sulle spine dorsali/ O al suono di cavigliere del Katakali”.

Rispetto a La Voce del Padrone, è un passo indietro in termini di impatto immediato — ma è un disco onesto, che non cerca di replicare un successo irripetibile. Per chi vuole avvicinarsi a Battiato, non è da qui che si comincia. Per chi lo conosce già, è un tassello necessario.

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angosciante misterioso

Miglior traccia: Voglio Vederti Danzare

Hits: Voglio Vederti Danzare

87
Tier 3° · Rank 190°
Cover di MM..FOOD
163°

MM..FOOD (2004) ✰

MF DOOM

Hip-Hop/Rap Undergroup Rap

MM..FOOD è il secondo album di MF DOOM sotto quel nome — e già il titolo dice tutto: è un anagramma di MF DOOM, e il cibo è sia il tema letterale che la metafora portante dell'intero disco. Ogni brano ruota attorno a un riferimento culinario che nasconde un secondo livello di lettura — il rap, la società, i rapporti tra colleghi. Un concept costruito con una coerenza totale, dall'artwork alle liriche agli sketch.

Musicalmente è un disco che non fa sconti: zero ritornelli banalmente catchy, solo rap serrato con incastri studiati su produzioni che fanno uso abbondante di sample e stralci di serie animate degli anni '70 e '80 — perfettamente coerenti con l'immaginario da supercattivo mascherato che DOOM aveva costruito attorno a sé.

Rapp Snitch Knishes è il momento che incarna tutto questo meglio di qualsiasi altro: un riff di chitarra iconico che si sposa perfettamente con il flow di DOOM e quello di Mr. Fantastik, due voci che si incastrano come ingranaggi.

Il disco è tecnicamente sopraffino — gli incastri ritmici e il liricismo denso richiedono attenzione, ma ne vale la pena ad ogni ascolto. Un capolavoro dell'hip hop underground, rimasto intatto nel tempo.

Bomba.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: Rapp Snitch Knishes

Hits: Rapp Snitch Knishes

98
Tier 1° · Rank 67°
Cover di La Fine Dei Vent’anni
164°

La Fine Dei Vent’anni (2016)

Motta

Rock Indie Rock Alternative Rock

La fine dei vent'anni è il disco d'esordio solista di Francesco Motta, cantautore toscano con alle spalle anni di militanza nella band Criminal Jokers, prima di intraprendere la carriera di solista che lo ha portato anche a Sanremo nell’edizione del 2019. Un curriculum tutt'altro che improvvisato, insomma, e si sente in questo disco: la produzione di Riccardo Sinigallia leviga tutto con cura, i testi sono pensati e sentiti, con una riflessione sincera e lucida sul tema del passaggio all’età adulta. La title track in particolare ha quella qualità malinconica e diretta che funziona.

Eppure, alla fine, il disco non mi ha convinto del tutto. Musicalmente non ho trovato l'appiglio giusto: nessuna melodia che rimane, nessun arrangiamento che lascia il segno. La voce di Motta è particolare — per certi aspetti timbrici ricorda alla lontana quella di Damiano dei Maneskin — ma da sola non basta a tenere tutto in piedi quando le canzoni non decollano. È un disco che si muove a metà tra indie pop e rock senza mai sbilanciarsi davvero, e forse è proprio questa compostezza a tenerlo a distanza.

Un buon disco, probabilmente, per chi cerca un cantautorato italiano solido e contemporaneo. Ma non uno di quelli che ti cambiano la prospettiva.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: La Fine Dei Vent’anni

65
Tier 6° · Rank 339°
Cover di Scialla Semper
165°

Scialla Semper (2019)

Massimo Pericolo

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Hardcore Hip-Hop Emo Rap

Scialla Semper è uno degli album d'esordio più forti del rap italiano post 2016. Il titolo non è casuale: Scialla Semper era il nome dell'operazione antidroga che nel 2014 portò all'arresto di Massimo Pericolo e di altre trenta persone. Ribaltarlo come titolo del proprio disco d'esordio è già di per sé una dichiarazione — rivincita, con il proprio successo, a un sistema che ti aveva già giudicato.

In un momento dominato dalla vuotezza estetica della trap, Massimo Pericolo si fa spazio raccontando le frustrazioni e il senso di vuoto di un ragazzo di provincia uscito dal carcere dopo aver scontato una pena per spaccio di sostanze leggere. Non c'è nulla di costruito: l'urgenza è reale, e si sente. Il rap è spiccio, diretto, senza pose — e in quel 2019 suonava come qualcosa che mancava da tempo.

Le produzioni di Phra Crookers e Nic Sarno non sono il punto forte del disco, ma assolvono bene al loro compito: un suono sporco, quasi grezzo, che Massimo Pericolo stesso definisce "emo-drill" — un ibrido tra la durezza della drill e una vena più intima e malinconica. È il tappeto giusto per il tipo di racconto che vuole fare. Sabbie d'oro, Amici e la title track sono le tracce più intense, quelle in cui il peso specifico delle liriche si sente di più. Ma il disco stupisce anche nei momenti più duri e aggressivi, come Ansia con Ugo Borghetti — uno dei featuring più riusciti. Totoro, presente nella riedizione Emodrill Repack, è un'altra gemma da non perdere.

Un piccolo grande disco, che ha aperto una crepa nel rap italiano e ci ha ricordato che l'urgenza espressiva, quando è vera, non ha bisogno di altro.

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aggressivo malinconico angosciante

Miglior traccia: Amici

Hits: Sabbie D’oro, Amici, Totoro

91
Tier 2° · Rank 128°
Cover di A Void Within Existence
166°

A Void Within Existence (2025)

Abigail Williams

Metal Black Metal

A Void Within Existence è il sesto disco in studio degli Abigail Williams, band americana che nel tempo si è allontanata dalle radici symphonic black metal verso un suono più atmosferico e post.

Fino a Still Nights il disco spinge forte: chitarre compatte, blast beat vigorosi, un wall of sound grezzo ma rifinito che segue una scia black metal più tradizionale. Nelle ultime tracce la band vira verso sonorità più sinfoniche e melodiche, con risultati discreti ma meno incisivi.

Tecnicamente non c'è nulla da eccepire, ma è la performance vocale il punto più debole: lo scream non spicca per originalità né per riconoscibilità, e in un genere dove la voce può fare la differenza, questa piattezza si fa sentire. Un disco solido ma non memorabile.

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angosciante malinconico spirituale

Miglior traccia: Talk To Your Sleep

57
Tier 7° · Rank 379°
Cover di Is This It
167°

Is This It (2001)

The Strokes

Indie Rock Garage Rock

Is This It esce nel 2001, in pieno dominio del nu metal — Limp Bizkit, Slipknot, Korn sulle classifiche rock/metal. Gli Strokes arrivano da New York con tutt'altro in testa: garage rock e Velvet Underground, un suono volutamente grezzo e analogico che guarda indietro agli anni '70 piuttosto che al presente. In quel contesto, il disco suonava come una risposta precisa a qualcosa che stava stancando.

La produzione è essenziale, quasi ostentatamente povera di sovrastrutture — pochi strumenti, registrazione live, nessun trucco in studio. La voce di Julian Casablancas è filtrata e distorta, come se arrivasse da una radio lontana, e contribuisce a quell'atmosfera da club newyorkese di periferia. Someday è il momento più immediato: un ritornello che entra in testa quasi subito e non se ne va.

Il problema è che quella stessa essenzialità, portata avanti per tutto il disco, rischia di diventare uniformità. Le basi di batteria si assomigliano molto da una traccia all'altra — Someday e New York City Cops condividono quasi lo stesso ritmo — e quell'omogeneità, a seconda di chi ascolta, può risultare coerenza stilistica o semplicemente ripetizione.

Un disco che ha avuto un peso storico innegabile — ha aperto la strada al garage rock revival dei primi 2000 e si sente nelle impronte di mezza generazione di band successive — ma che oggi può mostrare più di qualche crepa.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: Someday

74
Tier 4° · Rank 270°
Cover di Neffa e I Messaggeri della Dopa
168°

Neffa e I Messaggeri della Dopa (1996) ✰

Neffa

Hip-Hop/Rap Funk

Neffa e i Messaggeri della Dopa esce nel 1996, primo disco solista di Neffa dopo l'esperienza Sangue Misto. Il titolo è già un omaggio dichiarato agli Art Blakey & the Jazz Messengers, e la musica segue coerentemente: produzioni jazz-rap con campionamenti da Herbie Hancock, Miles Davis e James Brown, un sound decisamente black che all'epoca suonava come qualcosa di diverso da tutto il resto del rap italiano.

Il disco funziona come collettivo — 18 featuring, la scena tutta raccolta intorno a Neffa — e liricamente sia lui che gli ospiti reggono bene, con una tecnica solida e un'identità precisa. Aspettando il sole, con il ritornello di Giuliano Palma, resta il momento più accessibile e anche quello che aprì le porte della radio al rap italiano per la prima volta.

Il problema è che quella matrice jazz-rap minimale, per quanto distintiva nel contesto dell'epoca, oggi accusa il peso degli anni. Le produzioni grezze che allora erano una scelta stilistica adesso suonano semplicemente datate, e quell'estetica — affascinante nella sua purezza — non ha la stessa presa di ascolti più recenti. Non è un difetto del disco in sé, è il limite di un suono così figlio del suo tempo.

Un documento importante per capire le radici dell'hip hop italiano, ma probabilmente non un ascolto per tutti oggi.

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rilassato riflessivo

Miglior traccia: Aspettando il Sole

77
Tier 4° · Rank 256°
Cover di Back to Black
169°

Back to Black (2006) ✰

Amy Winehouse

R&B Soul Jazz

Back to Black esce nel 2006, in pieno dominio del pop patinato. Amy Winehouse arriva con tutt'altro: un sound che guarda indietro di quarant'anni, soul e girl groups anni '60 riportati in vita con una fedeltà quasi anacronistica — le produzioni di Mark Ronson e Salaam Remi, la band di Sharon Jones & The Dap-Kings a fare da spina dorsale. In quel contesto suonava fuori tempo, e proprio per questo era impossibile ignorarlo.

È un disco intensamente intimo, dove Amy mette a nudo le proprie fragilità e trasforma la delusione amorosa in musica con una sincerità che non lascia scampo. Non tutte le tracce reggono allo stesso modo — c'è qualche momento meno a fuoco — ma nelle più riuscite la sua voce arriva con una forza e un'emozione tali da rendere quasi superflua ogni produzione.

You Know I'm No Good è forse il caso più lampante: quel basso, quelle fiammate di ottoni, e poi lei che entra e si prende tutto lo spazio. Rehab e la title track sono ormai nell'immaginario collettivo e non hanno bisogno di presentazioni.

Un disco che colpisce per sincerità e intensità, da ascoltare almeno una volta.

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malinconico sensuale riflessivo

Miglior traccia: Back to Black

Hits: Back To Black, You Know I’m No Good

93
Tier 2° · Rank 111°
Cover di My Beautiful Dark Twisted Fantasy
170°

My Beautiful Dark Twisted Fantasy (2010) ✰

Kanye West

Hip-Hop/Rap Experimental Hip-Hop

My Beautiful Dark Twisted Fantasy nasce da una caduta. Dopo il caso Taylor Swift agli MTV VMA del 2009 — il microfono strappato, la gogna mediatica, il ritiro volontario alle Hawaii — Kanye torna con quello che lui stesso ha definito una scusa a rovescio: non mi dispiace, vi dimostro di cosa sono capace. Il risultato è un disco enorme, rutilante, quasi eccessivo per definizione.

Complesso e sperimentale, con un'ambizione che tocca il prog nel modo in cui le strutture si espandono e le produzioni si stratificano, MBDTF ha al centro un dualismo preciso: gli eccessi, i desideri proibiti, la caduta — tutto ciò che fa di Kanye un "mostro" — sono anche la sorgente della sua arte. Non è autoindulgenza, è autobiografia.

Ci sono momenti che restano impressi. Dark Fantasy apre il disco con un'intro narrata da Nicki Minaj, voce quasi diabolica che lascia il passo a un coro gospel e a una produzione che riprende i colori caldi di The College Dropout. Power è diventata una hit globale con un intro che sembrava impossibile da rendere così memorabile e un sample di 21st Century Schizoid Man dei King Crimson. E poi c'è Runaway: una singola nota ripetuta al pianoforte, e Kanye riesce a renderla iconica, eterna. È il tipo di intuizione che o hai o non hai.

Il problema è che con tanti featuring il disco non mantiene sempre lo stesso livello. Brani come Gorgeous o So Appalled non aggiungono granché, e in generale la presenza degli ospiti diluisce più che arricchire — con le eccezioni giuste: Pusha T su Runaway e lo show di Nicki Minaj su Monster sono un'altra storia.

Rimane un disco straordinario, e per molti il suo capolavoro assoluto. Personalmente, resto convinto che The College Dropout sia ancora il suo vertice — e aggiungo una cosa che potrebbe sorprendere: Donda, con meno sperimentazione ma più emozione, per me gli sta sopra anche questo. MBDTF è grandioso, ma la grandiosità a volte copre qualcosa invece di rivelarlo.

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trionfante riflessivo spirituale

Miglior traccia: Power

Hits: Power, Runaway, Dark Fantasy

92
Tier 2° · Rank 119°
Cover di Schegge
171°

Schegge (2025)

Giorgio Poi

Pop Indie Pop Cantautorato

Giorgio Poi è senza dubbio uno dei migliori cantautori della scena indie-pop contemporanea. Gommapiuma aveva già fissato uno standard molto alto, grazie a brani emotivamente intensi e riusciti come Giorni Felici. Con Schegge compie però un passo ulteriore.

Dal punto di vista musicale, il disco presenta produzioni più sperimentali, che fondono il suono dell’indie pop più tradizionale con una componente elettronica più spinta, quasi new wave. Anche sul piano lirico si percepisce un’evoluzione: Poi sembra essersi liberato di una certa “retorica del quotidiano” che in passato rischiava di risultare un po’ forzata — ti ho vista al banco degli affettati, per dirne una — a favore di una scrittura più astratta e sospesa.

Il disco decolla particolarmente dopo l’interludio schegge, diventando sempre più intenso e sperimentale nel suono.

In definitiva, Schegge è un ottimo disco, uno di quelli che cresce ascolto dopo ascolto. Che sia il capolavoro definitivo di Giorgio Poi?

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sognante riflessivo

Miglior traccia: non c’è vita sopra i 3000 kelvin

Hits: giochi di gambe, non c’è vita sopra i 3000 kelvin

89
Tier 3° · Rank 167°
Cover di Black Radio
172°

Black Radio (2012) ✰

Robert Glasper Experiment

Jazz R&B Soul

Black Radio è un disco che ammetto di aver ascoltato poco, e probabilmente non gli ho reso giustizia. È il progetto del pianista jazz Robert Glasper con la sua band elettrica, il Robert Glasper Experiment: un lavoro che invita un roster di ospiti dalla scena R&B, soul e hip-hop — Erykah Badu, Yasiin Bey, Lupe Fiasco, tra gli altri — a cantare e rappare su produzioni che mescolano jazz, neo-soul e hip-hop. Ha vinto il Grammy come Best R&B Album nel 2013, ed è considerato uno dei dischi che ha aperto una strada nuova per il jazz contemporaneo.

Il suono è raffinato, le tracce scivolano leggere — e devo ammettere che l'ho vissuto soprattutto come musica da sottofondo. Potrebbe essere un mio limite d'ascolto più che un difetto del disco. Però è anche vero che certi album funzionano proprio così, e non è necessariamente una colpa.

Ci sono però momenti che bucano anche l'ascolto distratto. La title track Black Radio con Yasiin Bey è uno di questi: il suo flow è qualcosa di preciso e magnetico, difficile da ignorare. E poi c'è la cover di Smells Like Teen Spirit: qualcosa di quasi irriconoscibile, etereo, come se fosse arrivata da un altro pianeta. Vale da sola l'ascolto.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Black Radio

88
Tier 3° · Rank 180°
Cover di EUSEXUA
173°

EUSEXUA (2025)

FKA twigs

Pop Avant-Pop Dance Techno

Eusexua è un neologismo coniato da FKA Twigs stessa: per lei indica una sensazione di euforia estrema successiva all'atto sessuale, qualcosa che trascende la natura umana. E con questo album riesce pienamente a trasmettere quella sensazione.

Techno, elettronica in continua evoluzione, accenni di drum and bass: EUSEXUA, terzo disco in studio della Barnett, è un lavoro dalle diverse sfumature — tra il sensuale, l'intimo e l'erotico — reso tale dall'intensità della voce di FKA Twigs e dalle sue linee melodiche.

C'è qualche traccia meno riuscita delle altre che incrina leggermente la solidità del progetto, ma nel complesso è un disco pop d'avanguardia davvero interessante.

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sensuale

Miglior traccia: Striptease

Hits: Striptease

89
Tier 2° · Rank 155°
Cover di Enter The Wu-Tang (36 Chambers)
174°

Enter The Wu-Tang (36 Chambers) (1993) ✰

Wu-Tang Clan

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop

Enter the Wu-Tang (36 Chambers) esce nel novembre 1993, in pieno dominio del G-funk californiano di Dr. Dre. Il Wu-Tang arriva da Staten Island — il borough più dimenticato di New York — e suona come una risposta diretta e volutamente anti-commerciale a tutto quello che girava in radio: niente melodie patinate, niente ritornelli catchy, solo boom bap minimale e nove MC che si passano il microfono a colpi di rime e punchline.

Rispetto all’altra gemme del genere, Illmatic, che uscirà pochi mesi dopo, questo è un disco più grezzo e più aggressivo — i flow sono meno melodici, meno levigati, e l'energia collettiva prevale sulla tecnica individuale. Il collante è RZA, che costruisce i beat campionando soul anni '70 e inserendo dialoghi dai film di arti marziali che il gruppo divorava — da lì l'immaginario Shaolin, i nomi d'arte, tutta l'estetica. Non è folklore decorativo: è un'identità precisa e coerente che non assomigliava a niente di quello che esisteva all'epoca.

Wu-Tang Clan Ain't Nuthin' ta F' Wit ha un inizio ansiogeno che ti aggancia prima ancora che arrivi il primo verso — e chi segue il rap italiano non può non riconoscervi il beat ripreso da Fabri Fibra nel dissing con Vacca, a conferma di quanto questo suono abbia attraversato generazioni e oceani. C.R.E.A.M. e Method Man fanno il resto.

Una pietra miliare dell'hip hop americano, e uno dei dischi che ha ridisegnato i confini della East Coast.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Wu-Tang Clan Ain’t Nuthing ta F’Wit

Hits: Wu-Tang Clan Ain’t Nuthing ta F’Wit, C.R.E.A.M.

91
Tier 2° · Rank 138°
Cover di Prisoner 709
175°

Prisoner 709 (2017)

Caparezza

Hip-Hop/Rap Alternative Rap Conscious Rap

Nessun dubbio sul fatto che Caparezza sia un liricista fuori categoria. Prisoner 709 lo conferma: sedici tracce con testi ispirati, densi, che spaziano dalla crisi d'identità all'acufene che lo ha tormentato dal 2015 — quella "prigione mentale" da cui il disco prende il nome e la forma. Un album maturo, con una costruzione tematica solida e una produzione tutt'altro che banale.

Il problema, almeno per chi scrive, è un altro. La voce di Caparezza e il suo modo di rappare sono una di quelle cose che o ami o odi: un flusso molto riconoscibile, quasi ipnotico, ma anche tendenzialmente ripetitivo. Quando quel flow trova una valvola di sfogo in un ritornello melodico che spacca, tutto funziona. Quando invece rimane su sé stesso, senza un gancio che alleggerisca o spezzi il ritmo, il disco perde presa — e su Prisoner 709 succede più spesso di quanto si vorrebbe. I ritornelli, nella maggior parte dei brani, non lasciano il segno.

Le eccezioni ci sono, e vanno cercate. Una Chiave riesce a essere insieme autobiografica e orecchiabile, con quella spinta emotiva che manca altrove. Ti Fa Stare Bene, la più radiofonica, fa esattamente quello che dovrebbero fare i brani migliori di Caparezza: usa la leggerezza come cavallo di Troia per dire qualcosa di vero. Peccato che il resto del disco non raggiunga spesso quella stessa sintesi.

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angosciante riflessivo giocoso

Miglior traccia: Una Chiave

Hits: Una Chiave

72
Tier 5° · Rank 285°
Cover di BELOVED
176°

BELOVED (2025)

GIVEON

R&B

BELOVED è il secondo disco dell'artista R&B americano GIVEON. Si muove sulle sonorità R&B e soul più classiche del genere, con un tocco retrò nelle produzioni, senza mai osare troppo.

La voce è calda e melodica, ma il disco scorre dall'inizio alla fine in modo talmente uniforme da diventare monotono. Potenzialità inespresse.

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sensuale

Miglior traccia: BACKUP PLAN

59
Tier 6° · Rank 375°
Cover di Slipknot
177°

Slipknot (1999) ✰

Slipknot

Metal Nu Metal Rap Metal

Slipknot esce nel 1999 ed è il disco di debutto della band iowa­na — nove membri, ognuno con una maschera e un numero, tute da lavoro insanguinate. Non è solo un'estetica: è parte integrante del suono, un'identità disturbante che si sente in ogni traccia e che li ha resi immediatamente riconoscibili nel panorama nu metal dell'epoca.

Il nu metal era già un genere in fermento — heavy metal, influenze rap, suoni industriali — ma gli Slipknot ci portano qualcosa di più aggressivo e meno commerciale della media. Mood violento, testi che parlano di alienazione e rabbia repressa, una produzione volutamente grezza che non ammorbidisce niente.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente (SiC), che parte con un muro di suono che non lascia scampo fin dalle prime note. Tattered & Torn costruisce un'atmosfera ansiogena da film horror, con suoni distorti che sembrano sirene. Wait and Bleed è il momento più accessibile del disco — approccio melodico nel canto, l'unica concessione a qualcosa di più radiofonico — e non è un caso che sia diventata la traccia più conosciuta.
Il fattore visivo — le maschere grottesche, le tute, l'immaginario da incubo — non è separabile dalla musica: si carica di quel suono e lo amplifica, creando qualcosa che va oltre il semplice ascolto.

Un disco fondamentale per capire il metal di fine anni '90 e l'evoluzione del genere nel decennio successivo.

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aggressivo

Miglior traccia: (Sic)

Hits: (Sic), Tattered & Torn

91
Tier 2° · Rank 139°
Cover di FAME
178°

FAME (2025)

Jake La Furia & Night Skinny

Hip-Hop/Rap

Non si capisce di cosa abbia "fame" Jake La Furia. Rappa bene, tecnicamente non si discute, ma per dodici tracce dice sostanzialmente la stessa cosa: strada, armi, droga, il solito repertorio del rap duro italiano, senza uno spunto di storytelling originale né un contenuto che lasci il segno.

Un disco che gira in tondo su se stesso, stancante proprio perché non si prende mai il rischio di dire qualcosa di diverso. Nelle ultime due tracce si intravede finalmente un minimo di profondità — ma arriva troppo tardi per cambiare il giudizio complessivo.

Le produzioni di Night Skinny non aiutano: tutte appiattite sullo stesso schema, con sample che invece di aggiungere spessore sembrano buttati lì senza una vera visione. Un disco che delude proprio perché le premesse ci sarebbero.

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Miglior traccia: Generazioni

35
Tier 8° · Rank 417°
Cover di Il suicidio dei samurai
179°

Il suicidio dei samurai (2004) ✰

Verdena

Rock Alternative Rock

Il Suicidio dei Samurai è una pietra miliare del rock alternativo italiano. Terzo album dei Verdena — trio bergamasco composto da Alberto Ferrari, dalla sorella Luca alla batteria e da Roberta Sammarelli al basso — è anche il primo prodotto interamente da Alberto Ferrari in autonomia, registrato nel loro studio ricavato da un ex-pollaio nella provincia di Bergamo. Quella dimensione appartata, quasi claustrofobica, si sente nel suono.

Il disco mescola grunge e rock psichedelico con una carica emotiva che cresce ad ogni ascolto. I testi sono spesso criptici, quasi ermetici, ma con la voce di Alberto arrivano comunque — diretti, viscerale, senza bisogno di essere compresi del tutto per essere sentiti.

Tutte le tracce sanno di dire qualcosa a loro modo, ma tra tutte vale la pena citarne qualcuna che sa andare oltre. Glamodrama è una mini-suite che cambia pelle a metà — come canta Alberto stesso — parte lenta e sinistra, poi deflagra in un crescendo ansiogeno di rara intensità. Mina brucia letteralmente l'aria: il voce e strumentale che costruiscono una tensione che non si scarica mai del tutto, si accumula e rimane addosso. Far Fisa ha un ritmo più incalzante ma quella stessa tensione di fondo non molla mai — forse è il brano più immediato del disco ma non il più semplice.

Il fatto che nel mainstream e nella cultura popolare rock italiana questo disco non venga quasi mai citato dice molto sulla tradizione rock del paese. I Verdena hanno fatto qualcosa che poche band italiane hanno saputo fare — un rock che non si scusa di essere tale — e sono rimasti nell'ombra lo stesso. Un'ingiustizia che almeno chi se ne intende sa riconoscere.

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angosciante malinconico sognante

Miglior traccia: Mina

Hits: Glamodrama, Mina, Balanite

100
Tier 1° · Rank 22°
Cover di Sinatra
180°

Sinatra (2018)

Guè

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

Con Gentleman Guè aveva già iniziato ad avvicinarsi alla trap della nuova generazione, rimanendo però ancora in parte ancorato al suo background. Sinatra è il passo successivo — nel senso peggiore. È il disco in cui quella virata diventa definitiva e il risultato è deludente: produzioni trap spesso anonime, e quando esce dalla trap non riesce a trovare un suono che si distingua. Un disco che suona di plastica usa e getta, senza quasi nulla da dire e senza la personalità per dirlo comunque.

Gli skip sono tanti e vengono facili: Babysitter, Hotel, Sobrio — pseudo-canzoni d'amore senz'arte né parte, il tipo di brano che un rapper del calibro di Guè non avrebbe dovuto nemmeno registrare. Il tentativo di campionare Oro di Mango in Bling Bling ha una sua logica sulla carta, ma il risultato non convince. Modalità Aereo con Marracash e Luchè si salva, ma più per il peso specifico dei tre nomi messi insieme che per meriti propri — quando hai quelle tre voci sullo stesso brano è difficile fare un disastro.

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sensuale euforico

Miglior traccia: Modalità Aereo (feat. Luchè & Marracash)

31
Tier 8° · Rank 424°
Cover di Gentleman
181°

Gentleman (2017)

Guè

Hip-Hop/Rap Trap Gangsta Rap

Dopo Vero, disco con un peso specifico ben diverso, Guè decide di togliersi il cappotto e fare un disco di banger. Scelta legittima, e in fondo lui è uno dei pochi della vecchia guardia che può permettersela: le punchline restano affilate, il flow non tradisce, e su basi trap non sfigura come molti suoi coetanei avrebbero fatto.

Il punto è che Gentleman non ambisce a essere altro, e si vede. Scorre bene, è disinvolto, fa il suo lavoro — ma è un disco che oggi non avresti motivo di rimettere su. Rispetto a Santeria, dove la trap era un ingrediente tra tanti in un progetto più vario e iconico, qui è il registro dominante dall'inizio alla fine, e l'effetto è quello di una playlist ben curata ma difficilmente memorabile.

Le hit però ci sono: Relaxxx con Marracash è il momento più alto, flow e produzione che si incastrano come si deve. Lamborghini con Sfera — prima grande collaborazione tra i due — è diventata virale con una certa ragione. Poi Trinità, Scarafaggio. Roba da mettere su ad alto volume e non pensarci troppo. Gentleman lo sa benissimo, e non si scusa.

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euforico

Miglior traccia: Relaxx (feat. Marracash)

Hits: Relaxx (feat. Marracash)

60
Tier 6° · Rank 368°
Cover di Vero
182°

Vero (2015)

Guè

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

Chi mi conosce sa che Guè non è mai stato uno dei miei rapper preferiti. Ottimo punchliner — forse il migliore d'Italia — e quasi sempre accompagnato da produzioni all'altezza, ma c'è una certa ripetitività tematica nella sua discografia: soldi, lusso, autocelebrazione. Il personaggio è sempre quello, e a lungo andare stanca.

Detto questo, Vero è probabilmente il suo disco solista più riuscito, quello in cui riesce a trovare un equilibrio che altrove fatica a tenere.
Arriva nel 2015 con un dettaglio non da poco: è il primo disco di un rapper italiano distribuito dalla Def Jam Recordings — la storica etichetta americana di Jay-Z e Kanye. Un riconoscimento che dice qualcosa sul posto che Guè aveva conquistato nella scena, e che la cover sintetizza perfettamente: lui seduto su un trono, tutti al suo servizio. Un'immagine che non lascia spazio a interpretazioni.

Le Bimbe Piangono e Mollami sono diventate iconiche soprattutto per i ritornelli — quella capacità di costruire hook che rimangono in testa è una delle cose che Guè sa fare meglio quando è in forma. Ma i momenti più intensi del disco sono altrove: ad esempio Eravamo Re è tra i brani più sentiti, quello in cui abbassa le difese. E poi c'è Squalo — mood cupo, sound più vicino alla trap che all'hip-hop classico — che anticipa una direzione che esploderà nei dischi successivi. Nel 2015 era ancora un segnale debole, ma si sentiva già.

Per la sua carriera è stato un disco importante. E per chi come me fatica a entrare nel mondo di Guè, Vero è probabilmente il punto di accesso migliore.

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trionfante giocoso riflessivo

Miglior traccia: Squalo

78
Tier 4° · Rank 247°
Cover di GVESVS
183°

GVESVS (2021)

Guè

Hip-Hop/Rap

Probabilmente non c'è alcun nesso tra il vedere Guè con la corona di spine in copertina, il titolo Guesus, e il contenuto del disco — o forse voleva dirci che è il Messia del Rap. In ogni caso, il marketing è stato geniale: regalare ai top ascoltatori mensili una statuetta di lui nei panni di Gesù è una mossa che pochi si sarebbero sognati. Non facciamoci troppo questa domanda e godiamoci il disco.

Che fa il suo dovere, senza troppe pretese e senza deludere. Lo stile è quello inconfondibile di Guè — flow controllato, produzioni al passo con i tempi — ma rispetto ad altri suoi lavori qui l'elemento R&B è più presente del solito, e non suona forzato. Veleno è forse il momento più radiofonico: ritornello catchy, costruzione solida, il tipo di brano che non stufa. Dall'altra parte della bilancia ci sono Sponsor e Blitz, più duri, più immediati nel colpire. Il disco sa muoversi tra questi registri senza perdere coerenza.

Non è un lavoro che stravolge la sua discografia o porta novità particolari al rap italiano, ma negli ultimi anni Guè ha costruito qualcosa di preciso: una cifra stilistica riconoscibile, un prodotto che ogni volta viene servito in salse diverse ma sempre con la stessa qualità di base. Guesus non fa eccezione. Chi cerca sperimentazione è meglio che guardi altrove; chi vuole un disco mainstream fatto da uno dei pesi massimi del genere, qui trova esattamente quello che cercava.

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aggressivo sensuale

Miglior traccia: Veleno

70
Tier 5° · Rank 303°
Cover di SMETTO QUANDO VOGLIO
184°

SMETTO QUANDO VOGLIO (2024)

Sapobully

Hip-Hop/Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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euforico angosciante aggressivo

Miglior traccia: Trapstar

34
Tier 8° · Rank 419°
Cover di Madreperla
185°

Madreperla (2023)

Guè

Hip-Hop/Rap

La premessa era importante: Bassi Maestro alle produzioni, un nome che nel rap italiano ha un peso specifico importante. E le produzioni, infatti, non deludono. Il disco è un viaggio nell'hip hop classico — boom bap duro, piano malandrino, synth plasticosi anni '80 — condotto da qualcuno che quella roba la conosce a memoria e sa come renderla ancora viva. Tuta Maphia con Paky è l'esempio più diretto: è old school nell'anima, ma non suona polveroso, ha qualcosa di contemporaneo nel modo in cui è costruita. Il filo conduttore più divertente del disco è però il tributo continuo a 50 Cent: Prefissi campiona il ritornello di Wanksta, Cookies N' Cream con Anna e Sfera Ebbasta rivisita apertamente Candy Shop — e su Guè, che da anni viene chiamato la versione italiana di Fiddy, queste citazioni calzano talmente bene da sembrare quasi inevitabili.

Sul lato testi il discorso è più complicato. Lontano dai Guai con Mahmood è il momento più sentito del disco e uno dei brani che rimangono di più. Il resto si muove sui binari abituali: strada, lusso, autocelebrazione. Niente di sbagliato in sé, è il territorio di Guè da sempre, ma ascoltando Madreperla è difficile scrollarsi di dosso la sensazione di averlo già sentito. Non è un disco che aggiunge qualcosa a quello che il Guercio ha già detto — è più una conferma che un passo in avanti, e in una discografia così fitta comincia a pesare.

Rimane un ascolto solido, soprattutto per chi ama il genere. Ma il vero protagonista, alla fine, è Bassi Maestro.

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euforico riflessivo

Miglior traccia: Prefissi

Hits: Prefissi, Cookies N’ Cream

61
Tier 6° · Rank 356°
Cover di A LORENZZA
186°

A LORENZZA (2024)

Lorenzza

Hip-Hop/Rap Latin

Lorenzza è arrivata dal nulla — zero singoli su Spotify, qualche freestyle su Instagram, poi direttamente un EP su una major con Nayt e Rkomi. Il dibattito sull'industry plant si è preso quasi tutto lo spazio, oscurando la domanda che contava davvero: la musica regge? In buona parte, sì.

Nata a Bahia e cresciuta a Pisa, Lorenzza porta un flow che non ha molti punti di contatto con il rap femminile italiano del momento — il suo frame di riferimento è americano, il suo modo di stare sulla base ricorda più una MC degli States che una rapper della scena locale. Su produzioni hip-hop che richiamano l’old-school costruite bene, quella rappata da chica latina funziona: c'è un'aderenza naturale tra voce e beat che non si insegna.

Westside Gunn e Crescere durano poco più di un minuto e mezzo ciascuna, ma bastano: sono le tracce in cui le produzioni hanno più personalità e lei le abita con il flow giusto, senza forzare. In & Out allunga il discorso e conferma che quando il contesto sonoro è quello, Lorenzza sa il fatto suo. Sono i momenti in cui il disco smette di essere un EP di debutto e comincia ad assomigliare a qualcosa di più.

Il resto è più discontinuo. Il progetto è compatto — dieci tracce, neanche mezz'ora — e per certi versi suona ancora come un lavoro in costruzione, un'artista che sta trovando la sua forma. Il talento c'è, la voce c'è. Che sia stata lanciata con una macchina industriale o meno cambia poco: adesso tocca al secondo disco dimostrare che non era solo un colpo di fortuna.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: In & Out

Hits: In & Out, Westside Gunn

60
Tier 6° · Rank 365°
Cover di Cultura Italiana Pt. 1
187°

Cultura Italiana Pt. 1 (2024)

Diss Gacha

Hip-Hop/Rap Trap

Cultura Italiana Pt. 1 va preso per quello che è: un progetto breve, senza la pretesa di essere un manifesto definitivo. E in questo senso funziona — ma solo fino a un certo punto.

La cosa più interessante di Diss Gacha è il modo in cui rappa: una voce storpiata, quasi deformata, che trasforma le parole in qualcosa di più vicino a un verso che a una riga di testo. È una cifra stilistica riconoscibile, che lo separa dalla maggior parte dei suoi coetanei — e già questo non è poco, in una scena dove la maggior parte dei rapper della sua generazione si muove sempre sugli stessi binari di armi e ostentazione. Le produzioni di Sala sono cucite bene attorno a lui, ne assecondano la voce senza sovrastarla.

I momenti migliori del disco sono quelli in cui questo equilibrio regge. 4Sheesh è forse la traccia che incarna meglio il suo stile: flow giocoso, leggero, costruito sul suono delle parole più che sul peso dei contenuti. Spirito Puro, con Izi e Vegas Jones, è il brano più introspettivo del disco, affrontando il tema della spiritualità e della fede nel proprio percorso — non necessariamente religiosa nel senso stretto del termine. In questo senso la scelta dei featuring è azzeccata e Diss Gacha sembra più a suo agio in uno spazio meno compresso.

Il problema è che il resto del disco scorre senza lasciare un segno netto. Non per mancanza di personalità — quella c'è — ma perché si ha la sensazione che Gacha stia ancora cercando la chiave giusta per esprimersi fino in fondo. L'originalità è già lì, riconoscibile. Manca ancora qualcosa che la trasformi in una voce compiuta.

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euforico trionfante spirituale

Miglior traccia: Spirito Puro

50
Tier 7° · Rank 397°
Cover di Milano Angels
188°

Milano Angels (2024)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap Gangsta Rap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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riflessivo aggressivo

Miglior traccia: Syrup

Hits: Syrup, Pluh

47
Tier 8° · Rank 402°
Cover di Alligator Bites Never Heal
189°

Alligator Bites Never Heal (2024)

Doechii

Hip-Hop/Rap Boom Bap R&B

Doechii viene dalla Florida, terra di alligatori e paludi, e il titolo del suo mixtape non è solo un'immagine: è una dichiarazione. Non una preda, un predatore. Il progetto nasce da un momento difficile — tensioni con la sua etichetta, una crisi creativa — e la risposta è stata questo disco, registrato in un mese, pubblicato nell'estate del 2024 su Top Dawg Entertainment.

Il risultato è un mixtape che dimostra tecnica, flow e liriche su produzioni che passano dall'hip-hop più classico ai banger da club senza perdere identità. Non tutto il disco mantiene lo stesso livello — su 19 tracce qualcosa scricchiola — ma i momenti migliori sono abbastanza forti da giustificare l'ascolto.

WAIT è la traccia che rompe il ritmo nel senso migliore: melodica, quasi R&B, la più immediata del progetto. NISSAN ALTIMA e GTFO sono banger che mettono in mostra flow e tecnicismo nel modo più diretto. Poi c'è STANKA POOH, che è un'altra cosa ancora: lirica, atmosferica, con momenti quasi da spoken word. I'm dead, she's dead, just another Black lives mattered.

Ha vinto il Grammy per il Best Rap Album — terza donna nella storia della categoria dopo Lauryn Hill e Cardi B — ed è facile intuire perché.

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aggressivo riflessivo trionfante

Miglior traccia: WAIT

Hits: WAIT, STANKA POOH, GTFO

73
Tier 5° · Rank 280°
Cover di DNA
190°

DNA (2020)

Ghali

Hip-Hop/Rap Pop Rap Elettropop

Album era stata una novità importante per il rap italiano. Con DNA, Ghali si riconferma — ma non fa un passo in avanti deciso. Le qualità ci sono e sono riconoscibili: le melodie, un flow caratteristico, la capacità di costruire hit che stanno a metà tra rap e pop. Good Times e Boogieman lo dimostrano, e stanno entrambe sullo stesso livello — pezzi che funzionano, che rimangono in testa, che fanno quello che devono fare. Il problema è che intorno a questi momenti c'è una sfilza di tracce che ascolti una volta e dimentichi.

DNA è un disco con più pop del precedente, ma quella virata non sempre convince: troppo spesso si ha la sensazione di un equilibrio cercato e non trovato, di pezzi che scivolano via senza lasciare nulla.

L'eccezione più bella è Barcellona: un brano d'amore cantato dalla prospettiva della partner, con un ribaltamento nella seconda strofa — più rap, meno melodica — che spezza il ritmo nel modo giusto. C'è un sapore nostalgico che regge dall'inizio alla fine, e un ritornello che è forse il migliore dell'intero disco.

Alla fine DNA è un lavoro onesto, ma onesto nel senso più limitante del termine. Fa bene alcune cose, non sbaglia clamorosamente, e non rischia quasi mai.

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euforico riflessivo

Miglior traccia: Barcellona

Hits: Barcellona

53
Tier 7° · Rank 391°
Cover di Y2K!
191°

Y2K! (2024)

Ice Spice

Hip-Hop/Rap Drill

Classico album di banger da macchina. Le produzioni di RiotUSA — il producer storico di Ice Spice, conosciuto al college — mixano drill e jersey club in modo chirurgico: bassi che sfondano, 808 distorti, hi-hat che non ti mollano. Plenty Sun e Bitch I'm Packin' sono la migliore rappresentazione di ciò.

Il problema è tutto il resto. Ice Spice ha una voce con un suo carattere, ma Y2K! è un progetto che regge sulle produzioni, non su di lei. E i testi sono semplicemente imbarazzanti: quando una delle parole più ricorrenti dell'album è "fart", è difficile prendere sul serio qualsiasi velleità artistica. Ventiquattro minuti che passano veloci, ma non per le ragioni giuste.

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euforico aggressivo giocoso

Miglior traccia: Plenty Sun

42
Tier 8° · Rank 409°
Cover di DISCO DUE
192°

DISCO DUE (2023)

Bais

Pop Indie Pop

Classe ‘93 e originario di Udine, Bais è cantautore e polistrumentalista della nuovissima scena indie pop. Disco Due è il suo secondo progetto e si muove esattamente in questo territorio. Il progetto è brevissimo, suona quasi più come un EP che come un disco compiuto e la sensazione è che debba ancora trovare effettivamente la sua dimensione.

All’interno però c’è un vero gioiellino: Venezia, una di quelle canzoni indie che ti chiedi perché non cantano tutti e non la trovi in classifica. E’ sicuramente un artista da seguire. Sarà interessante vedere come si evolverà il suo percorso perché il potenziale c’è.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Venezia

Hits: Venezia

56
Tier 7° · Rank 382°
Cover di Lieto Fine
193°

Lieto Fine (2024)

Disme

Hip-Hop/Rap

Le aspettative dopo Malverde erano alte, e Lieto Fine non le soddisfa del tutto. Il problema principale è la ridondanza: troppe tracce che suonano simili, beat che restano piatti e finiscono per valorizzare poco un rapper come Disme, che ha un flow riconoscibile e una voce con un carattere preciso nella scena. Malverde sapeva fondere durezza e melodia in modo naturale, passando da un approccio crudo e cupo a ritornelli che ti entravano in testa senza sembrare forzati. In Lieto Fine quei momenti sono rari.

L'eccezione è Benzina: qui il ritornello funziona, il flow si apre, le inflessioni costruiscono una melodia vera nonostante la voce rimanga chiusa e cupa — ed è esattamente la cosa che altrove manca. Tra i featuring, quello di Izi su un beat più spagnoleggiante ha una sua personalità, anche se stona un po' con il resto del disco.

Peccato, perché Disme ha tutto per fare meglio. Il flow c'è, il carattere c'è — mancano le produzioni che li esaltino.

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angosciante riflessivo

Miglior traccia: Benzina

Hits: Benzina, Latitanza (feat. Izi)

40
Tier 8° · Rank 411°
Cover di Milano Demons
194°

Milano Demons (2022)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap

Milano Demons non è un disco che sposta qualcosa. Né sul piano testuale — i testi restano in superficie, senza ambizioni particolari — né su quello sonoro, dove Shiva non cerca strade nuove ma percorre con sicurezza quelle già tracciate. Eppure ignorarlo è difficile, perché Shiva ha due qualità concrete che questo disco mette bene in mostra: sa costruire melodie che si attaccano addosso, e ha un flow che scorre con una naturalezza che non tutti riescono a replicare.

Sono quelle qualità a tenere in piedi il progetto. Vorrei con Lazza ha un ritornello che difficilmente passa inosservato — il tipo di hook che continui a sentire in testa ore dopo. Non Lo Sai è apertamente una hit teen, non prova a essere altro, e proprio per questo funziona: è uno di quei brani che entrano e non escono più, probabilmente tra i migliori in assoluto della sua discografia. Alleluia con Sfera Ebbasta è l'accoppiata più prevedibile del disco, ma fa esattamente quello che promette. E poi ci sono i banger — Take 4 su tutti — che da Shiva ci si aspetta e che qui arrivano puntuali.

Non è un disco da ricordare nel tempo, ma mentre lo ascolti è difficile resistergli. A volte basta quello.

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aggressivo malinconico

Miglior traccia: Non Lo Sai

Hits: Non Lo Sai, Vorrei (feat. Lazza), Take 4

60
Tier 6° · Rank 362°
Cover di Lonely People With Power
195°

Lonely People With Power (2025) ✰

Deafheaven

Metal Black Metal Blackgaze

Questa band era già riuscita a sconvolgere tutti nel 2013 con l'uscita di un disco quasi "rivoluzionario" come Sunbather. Negli ultimi anni, i Deafheaven avevano però abbandonato quel suono propriamente black a favore di sonorità più shoegaze, con un cantato ripulito dagli scream delle origini. Lonely People With Power ribalta tutto, e non è azzardato dire che sia il loro lavoro più riuscito.

In sostanza hanno preso tutti gli elementi che funzionavano nei dischi precedenti e li hanno fusi, tornando allo scream e conferendo al suono una componente black metal ancora più marcata. Il risultato è un lavoro di maturità incredibile: le atmosfere sognanti e post-rock del passato vengono riprese, ma le melodie sono sommerse sotto chitarre distorte, batterie potenti e una forza sonora devastante. L'effetto complessivo è catartico: muri di suono che si abbattono e si aprono in momenti di struggente intensità emotiva.

Lonely People With Power raggiunge picchi incredibili: nella progressione sonora degli ultimi due minuti di Doberman, nell'attacco di Amethyst o in Revelator, una delle tracce black metal più potenti degli ultimi anni. George Clarke è qui in stato di grazia, il suo scream un grido disperato che amplifica i temi del disco: solitudine, dolore e potere distruttivo. Un album che scuote, travolge e resta dentro. Capolavoro assoluto.

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sognante malinconico

Miglior traccia: Amethyst

Hits: Doberman, The Garden Route, Magnolia, Revelator, Amethyst

100
Tier 1° · Rank 2°
Cover di DON’T TAP THE GLASS
196°

DON’T TAP THE GLASS (2025)

Tyler The Creator

Hip-Hop/Rap Dance House

DON’T TAP THE GLASS è il nono disco in studio del rapper americano Tyler the Creator. Come dichiarato da Tyler stesso, niente concept, niente psicologia: il concept è la forma — rap su basi house, techno e dance, fatto per ballare e divertirsi.

A rendere il disco riconoscibilmente club-oriented è soprattutto il funk e un suono hip-house, che spinge in molti brani. Spensierato, certo, ma non privo di soluzioni interessanti. Tra le migliori tracce, Sugar On My Tongue — con un ritornello super catchy su una base che richiama l’elettronica anni’80 — o la title track con un beat switch inaspettato.

Anche in termini di flow, Tyler sembra letteralmente lanciare le parole sulle base, con un rappata fluida e disinvolta.

Non è un disco che rimarrà negli annali come i suoi lavori più ambiziosi, ma ogni tanto la spensieratezza è esattamente quello di cui si ha bisogno.

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giocoso

Miglior traccia: Sugar on My Tongue

Hits: Sugar on My Tongue, Ring Ring Ring, Don’t Tap The Glass/Tweakin

70
Tier 5° · Rank 305°
Cover di Flowers Are Blooming In Antarctica
197°

Flowers Are Blooming In Antarctica (2025)

Laura Agnusdei

Jazz Contemporary Jazz

Flowers Are Blooming In Antarctica è un album della compositrice e sassofonista italiana Laura Agnusdei. Il titolo — paradossale quanto evocativo — rispecchia perfettamente quello che c'è dentro: uno dei progetti musicalmente più stranianti che si possano incontrare. Un disco concepito come meditazione sul rapporto tra l'uomo e il pianeta, sulla fascinazione per le forme di vita non umane e sui conflitti ecologici in corso, tradotti in musica con una libertà inventiva rara.

Nella prima parte sembra di essere catapultati in un mondo alieno — una foresta abitata da creature indefinibili, in cui il sax viene usato quasi a riprodurne i versi e i movimenti. L'opener Ittiolalia introduce subito un motivo che torna più volte nel disco, ibridando vocalizzazione animale e umana, con risultati tanto disorientanti quanto affascinanti.

Con Oasi Bar si torna bruscamente nel nostro mondo: un bar mediorientale, un'atmosfera tesa, qualcosa che sembra sul punto di esplodere. Il contrasto è netto e funziona benissimo.

L'album mescola jazz spirituale ed elettronica con una coerenza sorprendente. Molto interessante.

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euforico

Miglior traccia: P.P.R.N

Hits: P.P.R.N.

90
Tier 2° · Rank 149°
Cover di Mattoni
198°

Mattoni (2019)

Night Skinny

Hip-Hop/Rap Trap

Un buon disco, Mattoni — con il giusto mix di banger trap e momenti rap più attenti alle parole. Night Skinny, producer molisano al suo quinto album in studio dopo il già solido Pezzi del 2017, riunisce qui 26 artisti della scena italiana costruendo qualcosa che funziona come fotografia di un momento, ma che fatica ad andare oltre.

Le produzioni sono il suo marchio: trap cupa con elementi melodici di tastiera e piano che creano il sottofondo, 808 presenti senza essere invadenti. Suonano bene, c'è varietà, non annoia. Il problema è che non stupiscono. Night Skinny sa tenere insieme voci diverse con coerenza, ma non porta gli artisti in territori inesplorati — e si sente. Ascoltando Mattoni ricevi esattamente quello che ti aspetti, fatto discretamente bene. Altri producer italiani sanno sorprenderti di più. Ne è un esempio l'apertura: Street Advisor con Noyz Narcos, Marracash e Capo Plaza, e Saluti con Guè, Fabri Fibra e Rkomi sono esercizi di stile che funzionano sul momento ma non rimangono. Ci torni raramente.

Il disco però trova il suo punto più alto proprio dove abbassa la voce: Attraverso Me con il solo Luchè è il brano più introspettivo del progetto, un pezzo che starebbe tranquillamente su un suo disco solista e che dimostra cosa succede quando Night Skinny lascia spazio invece di riempirlo. .Rosso con Madame e Rkomi funziona bene come coppia, due personalità che si bilanciano senza sovrastarsi. E la title track finale — posse cut da dieci nomi, Noyz, Achille Lauro, Lazza, Ernia e altri — chiude il disco con la giusta dose di rumore.

Un disco che vale un ascolto, ma che difficilmente ti chiama a tornare.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Attraverso me (feat. Luchè)

Hits: Attraverso me (feat. Luché)

65
Tier 6° · Rank 338°
Cover di Containers
199°

Containers (2024)

Night Skinny

Hip-Hop/Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Entro nel posto

28
Tier 8° · Rank 425°
Cover di Ghettolimpo
200°

Ghettolimpo (2021)

Mahmood

Pop Elettropop Avant-Pop

Ghettolimpo è forse l'album che definisce meglio lo stile di Mahmood — e anche quello che ne mostra più chiaramente i limiti. Sul piano sonoro è il suo lavoro più ambizioso: pop elettronico, R&B contemporaneo, influenze mediorientali e sarde che non sono decorazione esotica ma parte di un'identità precisa, autobiografica. Rispetto a Gioventù bruciata — esordio più coeso nei temi e nel suono, più spontaneo nell'approccio — qui si sente un progetto costruito con più consapevolezza, a tratti quasi studiato, che punta forte sulle hit senza però rinunciare a qualche tentativo di sperimentazione.

E in effetti i momenti riusciti ci sono. Rapide è diventata uno dei brani cardine del suo repertorio, e si capisce perché: performance vocale sopra la media, melodia che resta. Klan e Kobra sono i brani più interessanti sul piano sonoro, quelli in cui Mahmood si avvicina di più a un territorio meno radiofonico. Zero è invece il momento più raccolto del disco, con quella patina synth pop che ricorda certe atmosfere di The Weeknd — funziona proprio perché si prende un respiro diverso dal resto.

Il problema è la lunghezza. Quindici tracce per oltre cinquanta minuti sono tante, e non tutte reggono il peso. La title track, quasi rappata, non convince — è uno dei momenti in cui l'ambizione supera il risultato. Dorado con Sfera Ebbasta è perfetta per le radio e abbastanza inutile come traccia d'album: riempie spazio senza aggiungere nulla. Sono episodi che appesantiscono una tracklist che, più snella, avrebbe reso meglio.

Alla fine Ghettolimpo è uno di quei dischi a cui torni per i singoli, non per l'esperienza complessiva. Mahmood sa costruire grandi momenti — sa farlo meglio di quasi chiunque altro nel pop italiano contemporaneo. Il passo successivo sarebbe un disco che li tiene insieme dall'inizio alla fine.

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misterioso sensuale

Miglior traccia: Rapide

Hits: Rapide, Zero

52
Tier 7° · Rank 393°