A LORENZZA (2024)
Lorenzza
Lorenzza è arrivata dal nulla — zero singoli su Spotify, qualche freestyle su Instagram, poi direttamente un EP su una major con Nayt e Rkomi. Il dibattito sull'industry plant si è preso quasi tutto lo spazio, oscurando la domanda che contava davvero: la musica regge? In buona parte, sì.
Nata a Bahia e cresciuta a Pisa, Lorenzza porta un flow che non ha molti punti di contatto con il rap femminile italiano del momento — il suo frame di riferimento è americano, il suo modo di stare sulla base ricorda più una MC degli States che una rapper della scena locale. Su produzioni hip-hop che richiamano l’old-school costruite bene, quella rappata da chica latina funziona: c'è un'aderenza naturale tra voce e beat che non si insegna.
Westside Gunn e Crescere durano poco più di un minuto e mezzo ciascuna, ma bastano: sono le tracce in cui le produzioni hanno più personalità e lei le abita con il flow giusto, senza forzare. In & Out allunga il discorso e conferma che quando il contesto sonoro è quello, Lorenzza sa il fatto suo. Sono i momenti in cui il disco smette di essere un EP di debutto e comincia ad assomigliare a qualcosa di più.
Il resto è più discontinuo. Il progetto è compatto — dieci tracce, neanche mezz'ora — e per certi versi suona ancora come un lavoro in costruzione, un'artista che sta trovando la sua forma. Il talento c'è, la voce c'è. Che sia stata lanciata con una macchina industriale o meno cambia poco: adesso tocca al secondo disco dimostrare che non era solo un colpo di fortuna.
Miglior traccia: In & Out
Hits: In & Out, Westside Gunn