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Azzera

48 album trovati

Cover di La fonte

La fonte (2026)

Cosmo

Pop Electronic

Con La fonte, sesto disco in carrivo, Cosmo prende una direzione precisa e la dichiara già nel titolo: tornare all'origine, al punto di partenza. Un'idea che si sviluppa su due piani paralleli.

Lirico, prima di tutto: al centro ci sono le relazioni, la famiglia, i ricordi. In Per mio fratello sembra di assistere a una chiacchierata sincera e quotidiana, con quei versi che riportano indietro nel tempo con naturalezza disarmante — "E poi, ogni tanto con la mente / Ritorno giù in cortile / Siamo al mare, siamo in camera lì a litigare". Ma la fonte è anche musicale: rispetto al Cosmo delle ritmiche da dancefloor — e già rispetto al precedente Sulle ali del cavallo bianco — l'elettronica si fa più contenuta, amalgamata a una vena cantautorale più esplicita. L'autotune non sparisce, ma cambia funzione: diventa colore, non maschera.

I brani che rimangono più impressi sono quelli in cui questa sintesi funziona meglio — Ogni giorno / ogni notte e Totem e tabù su tutti, con ritornelli che si fissano in testa senza sforzo. Il problema è che non tutto il disco mantiene lo stesso livello: tra tracce molto buone, alcune passano in sordina, e la sensazione complessiva è che Cosmo abbia giocato sul sicuro sul lato produttivo, fermandosi un passo prima di osare davvero. Il disco non decolla del tutto, e probabilmente è proprio questa prudenza il motivo.

Resta comunque un lavoro onesto e maturo, che segna una tappa precisa in un percorso artistico coerente.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Ogni giorno / ogni notte

59
Tier 6° · Rank 304°
Cover di THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE

THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE (2026)

RAYE

Pop Soul Jazz

Il titolo è già un manifesto. Arrivata al secondo disco, Raye voleva fare qualcosa di più universale: un'opera che non parlasse solo di sé, ma che portasse un messaggio chiaro a chiunque si trovasse ad ascoltarla. Non arrendersi. Guardare avanti. Trovare, anche nei momenti peggiori, un appiglio a cui aggrapparsi.

La traccia che incarna meglio questo spirito è Life Boat: riprende un'immagine semplice ma sempre efficace — la scialuppa come ultima risorsa nei momenti in cui ci si sente persi — e Raye non si risparmia, ammettendo apertamente i propri fallimenti. L'invito a rialzarsi non suona mai predicatorio, anche grazie a quel coro di voci diverse che ripete "I'm not giving up yet": un momento corale, quasi collettivo, che dà al messaggio un peso diverso.

A reggere tutto c'è una produzione che si può definire orchestrale nel senso più pieno del termine — tanti strumenti, arrangiamenti densi, una certa grandiosità di fondo — ma con un'anima da musical: all'interno della stessa traccia la musica può cambiare scena, spostarsi di registro, sorprendere. Jazz, blues, soul, pop si mescolano senza che nulla suoni forzato, e la voce di Raye si adatta di volta in volta con una disinvoltura notevole. Tra i collaboratori spicca Hans Zimmer in Click Clack Symphony, e la sua presenza non è un semplice name-drop: si sente, in quel senso cinematografico che percorre l'album da cima a fondo.

È un disco che rimarrà. Vale la pena ascoltarlo anche se il pop non è il tuo territorio abituale, proprio perché THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE ha ambizioni che vanno ben oltre il genere.

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trionfante sensuale malinconico

Miglior traccia: I Will Overcome.

87
Tier 3° · Rank 155°
Cover di SOLITO CINEMA

SOLITO CINEMA (2026)

Juli

Pop Cantautorato Pop Rap

Juli lo abbiamo imparato a conoscere di recente grazie al successo di Olly, e chi è stato a un suo concerto sa quanto Olly ci tenga a lasciare spazio al suo amico e producer e alla sua chitarra. E il suo spazio Juli se lo è preso con questo primo progetto ufficiale, Solito Cinema. L'impronta è quella: uno spazio acustico, una chitarra, una voce che canta una canzone pop nella sua forma più minimale. Qualcosa che nella musica italiana c'è sempre stato ma che negli ultimi anni era stato un po' abbandonato.

La formula funziona, ma quello che insegnano i producer album di successo è che la nota interessante arriva quando il producer porta gli ospiti su un territorio musicale nuovo, offrendogli una veste più vicina alla sua identità. Qui, purtroppo, questo succede raramente — e il momento più riuscito in questo senso è Qui piangono tutti con Tredici Pietro, su un sound che strizza l'occhio a Biagio Antonacci.

Per la gran parte del disco, invece, Juli si porta dietro ospiti che su queste sonorità ci hanno già costruito una carriera, azzerando l'effetto novità e regalando canzoni pop piacevoli ma prevedibili. Non è necessariamente un male — Brutta storia in versione unplugged con Elisa è comunque una canzone che rimane — ma il risultato lascia soddisfatti a metà.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Brutta storia (unplugged)

Hits: Brutta storia (unplugged)

61
Tier 6° · Rank 295°
Cover di DISINCANTO

DISINCANTO (2026)

Madame

Pop Urban Hip-Hop/Rap

C'è un momento, ascoltando L’AMORE per la prima volta, che è difficile da descrivere. Una specie di stupore misto a gioia e commozione insieme: gioia per come un'artista così giovane e già al centro dell'attenzione avesse scelto di fare un disco per sé stessa, lontano da qualsiasi logica di mercato; commozione per quei testi che andavano a fondo sull'amore — non per celebrarlo, ma per mostrarne i lati oscuri, necessari. Una ricerca sonora precisa, qualcosa di fragile e sospeso. Forse, ora che Disincanto è arrivato, scopriamo che quel momento era frutto di un incantesimo. E gli incantesimi, prima o poi, si rompono.

Disincanto è la rottura definitiva di quell'incantesimo — ma anche, e questo è il punto, il tentativo di costruire qualcosa di più solido sulle sue macerie. Lo dice lei stessa, in P*****a Svizzera: "sono una festa senza musica, da quando è passato l'incanto". Una frase che richiama, quasi specchiandola, LA FESTA DELLA CRUDA VERITA’ del disco precedente — lì l'accettazione di sé scritta in forma criptica, allegorica; qui, invece, tutto in superficie, senza veli.

Il disco si regge su una tensione che non si scioglie mai del tutto: da una parte Madame, il personaggio, la corazza, l'artista che ha imparato come funziona il gioco; dall'altra Francesca, che guarda tutto con occhi sempre più sgranati. Le due voci si scambiano continuamente di ruolo. Madame è consapevole di quello che il successo ha fatto di lei — "la rabbia di una vita che diventa l'arroganza", "dentro mi sento nessuno, da fuori mi sento qualcuno" — e Francesca inizia a smontare l'artista pezzo per pezzo: "ma non molli il tuo perfezionismo? Ti riempi la testa di convinzioni". Non è un dialogo ordinato. È uno scontro, e il disco non finge che si risolva facilmente.

Ma c'è qualcosa che rende questo scontro più grande di Madame stessa. In VOLEVO CAPIRE esordisce con "Ti chiedi mai chi sei, senza quello che fai?" — e in quella domanda si apre uno spazio in cui chiunque può entrare. Non serve aver vissuto la sua storia per sentirla propria. Ci si può rispecchiare anche con un vissuto completamente diverso, perché quella domanda — cosa resterebbe di me senza il lavoro che faccio, senza il ruolo che ricopro? — appartiene a tutti. È uno dei tratti più rari di questo disco: parla di fratture personalissime con una modalità che tocca l'universale.

Quello che emerge da questa lotta interna è qualcosa di raro: una debolezza emotiva messa in scena senza estetizzarla, e insieme una voglia ostinata di riaffermarsi. E tra tutte le emozioni che Madame mette sul tavolo, quella che colpisce di più è la vergogna — un tema che l'attraversa fin dal primo disco, dove le dedicava un brano intero. Qui ritorna in BESTIA, dove dice "mi vergogno come un ladro / non dire il nostro segreto": la vergogna non come debolezza da nascondere, ma come confessione da fare ad alta voce. In BESTIA Madame porta anche il DOC e un'ipersessualità che prende forma quasi fisica, la stessa Bestia che l'ha consumata e allontanata dalla scrittura per anni. Raccontarlo non è catarsi semplice: è esposizione.

COME STAI? è il brano più feroce, e lo dichiara senza ambiguità: "Madame non è solo intrattenimento, Disincanto non è intrattenimento". Una frase che fin dall'inizio chiarisce l'essenza del disco — e che serve soprattutto a spiegare il contesto in cui Francesca è diventata Madame, e cosa quel passaggio ha lasciato sul campo. I ricatti delle radio, le dinamiche opache, il costo umano del successo. La critica al mercato non è il tema del disco: è lo sfondo su cui si staglia qualcosa di più personale e più difficile da nominare.

I momenti emotivamente più intensi sono quelli in cui le due voci quasi si fondono. NON MI TRADIRE è vocalmente uno dei pezzi più impressionanti — per le note che tocca, per come tiene in equilibrio la richiesta e la rassegnazione, con la consapevolezza già scritta nel testo che quel tradimento arriverà comunque: "arriverà una storia nuova". E poi GRAZIE, che chiude il disco come una seduta terapeutica in cui, dopo aver smontato tutto, Madame ammette che la sua vita — in confronto a molte altre — è straordinaria. Frasi che suonano vere proprio perché arrivano dopo tutto il resto.

Il filo di L’AMORE non sparisce: lo si ritrova nelle sonorità di BESTIA, nel flow di INVIDIOSA, e in P*****A SVIZZERA — che a primo ascolto sembra fuori posto, ma che è esattamente la realizzazione di quel lato ipersessuale di cui Madame ci ha appena parlato. Unico brano con explicit content nel disco, e non è un caso.

La produzione di Bias è più minimale, meno fiabesca rispetto a L'AMORE, ma altrettanto efficace nel lasciare spazio alla voce — che qui porta un peso diverso, più grezzo.

DISICANTO è un disco che non risolve tutto. Ma forse la liberazione stessa dei pensieri è già una forma di risoluzione. E quella tensione — tra fragilità e affermazione di forza, tra Francesca e Madame — è probabilmente ciò che lo renderà il disco più importante della sua carriera.

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riflessivo malinconico sensuale

Miglior traccia: NON MI TRADIRE

Hits: NON MI TRADIRE, DISINCANTO, INVIDIOSA, BESTIA

100
Tier 1° · Rank 2°
Cover di Tana

Tana (2026)

Angelica Bove

Pop Soft Rock

Angelica Bove è classe 2003, romana. A diciannove anni perde entrambi i genitori in un incidente stradale e trova nella musica il modo per elaborare il dolore: prima con le cover su TikTok, poi con X Factor nel 2023, poi con una serie di partecipazioni a Sanremo Giovani che la vedono sempre vicina al traguardo senza mai toccarlo. Finché nel 2025 vince con Mattone e arriva alle Nuove Proposte, dove conquista i premi della critica pur uscendo dalla gara al secondo posto. Nel frattempo, quasi in sordina, esce Tana, il suo primo disco ufficiale.

Mattone è il centro emotivo di tutto: nasce dai due lutti, porta il peso di una perdita ingestibile e lo trasforma — un mattone serve a costruire, appunto. È il brano più esposto, quello che ha aperto le porte del festival, ma non esaurisce il disco. Tana è un lavoro autobiografico, scritto in gran parte da Angelica stessa insieme ai produttori Federico Nardelli e Matteo Alieno, e racconta relazioni, fragilità quotidiane, il desiderio di isolarsi per ritrovarsi — con una scrittura diretta, senza ornamenti.

Musicalmente è pop, ma con momenti soft rock ben integrati che non suonano come concessioni al genere: ci stanno, e ci stanno bene. La voce di Angelica si muove con naturalezza tra registro melodico e note più rauche e sporche, ed è proprio in quei passaggi che si sente quanto sia uno strumento versatile. Lui apre il disco raccontando la solitudine, e il ritornello esplode in una spinta rock dove quella voce graffiante trova il suo posto naturale. Antipatica lavora invece sulla melodia: una soluzione che colpisce subito, già al primo ascolto.

Un debutto che segue la tradizione del cantautorato pop italiano ma in chiave moderna, senza nostalgie forzate. Pochissimi ne parlano, ed è un peccato.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Lui

Hits: Lui, Antipatica, Mattone

70
Tier 5° · Rank 254°
Cover di Anime Storte

Anime Storte (2026)

Santamarea

Pop Indie Pop Alternative

Anime Storte è il disco d'esordio dei Santamarea, band palermitana formata da tre fratelli di sangue — Stella, Francesco e Michele Gelardi — e Noemi Orlando, sorella d'elezione. Un esordio molto interessante, che arriva dopo una serie di singoli che avevano già fatto capire che c'era qualcosa di solido dietro.

La centralità del disco è la voce di Stella: leggera, angelica, con sfumature che in certi momenti ricordano Carmen Consoli — riferimento che la band stessa riconosce, e non è un caso che entrambe vengano dalla Sicilia. Quella voce è accompagnata da una produzione che sa essere pop, melodica e immediata, ma stratificata: synth, cori che si fondono con la strumentale, elementi che aggiungono profondità.

Il titolo viene dalla parola siciliana tortu — "non dritto". Ed è il filo che attraversa tutto il disco: la scrittura affronta il tema di essere un'anima storta, di chi sceglie o si trova a percorrere strade non lineari, non convenzionali. Lo fa in maniera evocativa, carica di immagini piuttosto che di spiegazioni dirette — al punto che a volte diventa quasi indecifrabile, e non è necessariamente un difetto.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Capodanno, con quella discrepanza interessante tra il testo malinconico e l'arrangiamento electropop, e Piacere catastrofico, dove le tastiere costruiscono qualcosa di particolarmente riuscito.

Per un esordio, è un disco che pone aspettative molto alte su quello che questa band potrà fare.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Capodanno

71
Tier 5° · Rank 246°
Cover di The Smiths

The Smiths (1984) ✰

The Smiths

Pop Indie Pop Alternative Rock

Quello che colpisce fin da subito di The Smiths — disco d'esordio della band mancuniana, 1984 — è la voce di Morrissey. Una voce che muta continuamente: calda e avvolgente in un momento, malinconica quello dopo, capace di stupirti con falsetti che ai primi ascolti lasciano quasi perplessi. What Difference Does It Make è il brano che più lo dimostra, con quei cambi di registro che sembrano quasi sfidare chi ascolta. È il tratto più distintivo del disco — ma non è tutto.

Bisogna nominare anche Johnny Marr, l'altra metà del duo che scrive e compone tutto: le chitarre "sospese" che attraversano il disco, quegli arpeggi jangly che sembrano aleggiare senza mai appoggiarsi del tutto, sono una sua firma precisa. Un suono che diventerà un segno distintivo della produzione britannica di quegli anni e troverà la sua massima espressione in lavori successivi — Disintegration dei Cure è il punto d'arrivo naturale di quell'estetica, per menzionarne uno.

Il contesto d'uscita è importante: 1984, pieno dominio del synth-pop — Duran Duran, Eurythmics, elettronica ovunque. I Smiths arrivano con chitarre, basso e batteria, senza sintetizzatori, come un rifiuto deliberato di tutto quello che dominava le classifiche. Il disco suona spesso leggero, quasi pop, ma dietro ci sono testi che parlano di tossicità amorosa, molestie, e prendono spunto da fatti di cronaca — sempre con una scrittura volutamente rarefatta, ambigua, che lascia più di uno spiraglio all'interpretazione.

Diverse tracce finiscono inevitabilmente per entrarti in testa: You've Got Everything Now con la sua apertura quasi da inno, This Charming Man travolgente e immediata, I Don't Owe You Anything con una malinconia che culla invece di pesare. Quel senso malinconico e rassegnato pervade tutto il disco ed è il vero collante tra la voce di Morrissey e le chitarre di Marr.

Un disco d'esordio che vale assolutamente la pena ascoltare.

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malinconico riflessivo misterioso

Miglior traccia: This Charming Man

Hits: This Charming Man, You’ve Got Everything Now, I Don’t Owe You Anything

92
Tier 2° · Rank 109°
Cover di Ma’

Ma’ (2026)

Blanco

Pop

Ma' è il terzo disco di Blanco, uno dei cantanti pop mainstream più interessanti degli ultimi anni — uno di quelli capaci, nel corso della carriera, di mettere insieme pop e sonorità urban in modo convincente, come aveva già dimostrato con le soluzioni melodiche riuscite nel suo primo disco Blu Celeste. Dopo tre anni di assenza arriva un disco molto personale, anzi personalissimo: nasce da una lite vera con la madre, un processo di riconciliazione che Blanco ha vissuto prima ancora di metterci le parole sopra — tanto che il giorno dell'uscita ha percorso 43 chilometri a piedi per consegnarle il disco di persona.

Questo sfondo si sente nei testi, ed è il punto più riuscito del disco. Sono sensibile stasera / Che non ho voglia di parlare / Ma se tornassi indietro / Darei l'anima / Per poterti abbracciare — c'è una sincerità diretta, emotiva, che non cerca effetti. I testi funzionano.

Il problema è che quella sincerità non trova riscontro nella produzione. Il disco si muove in un limbo tra pop e rock senza prendere mai una direzione precisa, e il suono che ne risulta è spesso anonimo, a tratti palesemente finto — le chitarre troppo patinate ne sono l'esempio più evidente. Il brano con Gianluca Grignani è l'emblema di questo scivolamento: quel soft rock italiano sa di poco, e stride con la tensione emotiva che i testi cercano di costruire. Anche la voce di Blanco viene a volte filtrata in modo che non convince — in Los Angeles in particolare, verso il finale, lo stile si avvicina a certi territori di ThaSup, e non è una direzione che gli appartiene.

Ci sono momenti riusciti: i singoli Piangere a 90, Maledetta Rabbia, e soprattutto Fuochi per aria (la fortuna), dove la strumentale grezza e l'approccio acustico sembrano finalmente in linea con quello che Blanco vuole dire. Ma sono isole in un disco che non riesce a tenere fede alle premesse.

Da un artista di questo livello, e con un progetto così personale alle spalle, ci si aspettava di più.

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malinconico

Miglior traccia: Piangere a 90

46
Tier 8° · Rank 323°
Cover di Fancy That

Fancy That (2025)

PinkPantheress

Pop Dance UK Garage

Fancy That di PinkPantheress convince e si distingue per una riuscita intersezione tra british pop, dance ed elettronica. Negli ultimi tempi l'artista ha raggiunto una popolarità sempre maggiore, anche grazie a Stateside insieme a Zara Larsson, diventato virale per il video legato alla pattinatrice olimpica Alysa Liu.

Ciò che rende questo disco una piccola perla è soprattutto il suo stile sonoro: PinkPantheress mescola influenze UK garage anni '90 e 2000 con elementi di elettronica e drum and bass, creando un sound fresco ma allo stesso tempo nostalgico. È proprio questo equilibrio a permetterle di costruire un'identità riconoscibile e originale, distinguendosi nettamente dagli altri artisti del genere.

L'album conta soli 9 brani, ma la scelta funziona perfettamente: non risulta mai pesante e il replay value è alto. Il mood oscilla tra euforia e allegria, trasmettendo un'energia leggera ma coinvolgente che accompagna l'ascoltatore lungo tutto il disco.

Tra i pezzi più riusciti spicca il singolo Illegal, che apre l'album con grande impatto, e Stars, che richiama il riff di Starz in Their Eyes di Just Jack — brano del 2007, dettaglio interessante anche perché entrambi gli artisti sono britannici e lo stesso Just Jack ha contribuito alla realizzazione del pezzo.

Per essere il suo secondo album, PinkPantheress dimostra una crescita evidente, proponendo un progetto coerente e capace di lasciare il segno. Fancy That è uno di quegli album che non ti aspetti, ma che finisce per conquistarti ascolto dopo ascolto.

Per gli amanti dei fumetti, le sue vibes si sposano bene con il manga Initial D: pagine piene di macchine che sfrecciano in gare clandestine, energia costante, adrenalina e slancio continuo.

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euforico sognante malinconico

Miglior traccia: Illegal

88
Tier 3° · Rank 148°
Cover di CALCINACCI
10°

CALCINACCI (2026)

Fulminacci

Pop Indie Pop

Calcinacci è il quarto disco in studio di Fulminacci, uscito sulla scia della sua partecipazione alla 75° edizione del Festival di Sanremo con il brano Stupida Sfortuna, che gli è valso un ottimo settimo posto e il premio della critica "Mia Martini".

Un buon disco pop che arriva senza troppe pretese ma fa il suo dovere: regala ritornelli efficaci e strofe che non si prendono troppo sul serio — raccontando, ad esempio, amori leggeri e passeggeri come in Niente di particolare: Sara non disperarti mai / Perché / tra noi / Non c'è / niente di particolare.

Melodicamente, Fulminacci confeziona un lavoro che si fa ascoltare con piacere e scorre liscio dall'inizio alla fine — alla produzione troviamo Golden Years per quasi tutte le tracce — percorrendo l'ormai consolidata strada dell'indie pop italiano, ma con qualche apertura verso il pop di tradizione più romana, come in Meno di zero.

Forse si poteva osare qualcosa di più sul fronte delle produzioni, e non mancano quegli scivoloni nella scrittura che affliggono certo indie pop italiano — mi hai lasciato come il pane senza Nutella — ma sono dettagli che, tutto sommato, si perdonano volentieri.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: Casomai

Hits: Stupida sfortuna, Casomai

69
Tier 5° · Rank 260°
Cover di Nothing’s About to Happen to Me
11°

Nothing’s About to Happen to Me (2026)

Mitski

Pop Americana Indie Rock

Nothing's About to Happen to Me è l'ottavo album della cantautrice americana Mitski, all'anagrafe Mitsuki Laycock. La narrazione di questo disco è quanto mai peculiare: la cantante impersona una donna che trova la propria libertà tra le mura domestiche, ma scivola nel delirio nel momento in cui ne varca la soglia. La casa — intesa anche come metafora dell'intimità e della dimensione più personale — diventa quindi il suo rifugio sicuro, il luogo in cui può essere pienamente se stessa.

Il modo in cui questa narrazione si traduce in musica è sorprendente e riuscito sotto ogni punto di vista. Ci sono momenti in cui si ha la sensazione di trovarsi davvero in quella casa, con i musicisti di fronte a te che suonano, grazie a una produzione pulita e ravvicinata, capace di mettere l'ascoltatore al centro della scena — come accade in If I Leave. Momenti in cui i deliri vengono resi con efficacia attraverso esplosioni di chitarre distorte, dove la musica devia dal pop più morbido verso sonorità più rock, come nella cupa atmosfera di Where's My Phone — il cui titolo è già di per sé sufficientemente evocativo. Non mancano poi brani dall'anima più americana, in cui la produzione si fa decisamente più sofisticata, come Dead Women o I'll Change for You, forse il pezzo più riuscito dell'intero disco.

Nothing's About to Happen to Me è un album che cresce a ogni ascolto e si rivela, ascolto dopo ascolto, sempre più ricco e stratificato. Senza dubbio una delle uscite più interessanti del 2026.

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malinconico

Miglior traccia: If I Leave

Hits: I’ll Change for You, If I Leave

92
Tier 2° · Rank 108°
Cover di GRANDI SUCCESSI
12°

GRANDI SUCCESSI (2026)

Mazzariello

Pop Indie Pop

GRANDI SUCCESSI è il terzo EP del giovane cantautore napoletano Mazzariello, pseudonimo di Antonio Mazzariello.

Un disco pop di impianto piuttosto canonico, con un paio di tracce dai ritornelli immediati e cantabili — che in certi passaggi richiamano le atmosfere di Achille Lauro — e una scrittura diretta, di chiara matrice indie.

La traccia più riuscita è senza dubbio MANIFESTAZIONE D'AMORE, con cui ha partecipato a Sanremo Giovani 2025, conquistandosi un posto tra i finalisti.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: MANIFESTAZIONE D’AMORE

55
Tier 7° · Rank 316°
Cover di la ragazza che suonava il piano
13°

la ragazza che suonava il piano (2026)

Prima stanza a destra

Pop Dream Pop Elettropop

Un artista elusivo, di cui si sa pochissimo: giovanissimo, appena 22 anni, origini napoletane. Con La Ragazza Che Suonava il Piano — più un EP che un disco vero e proprio, data la lunghezza ridotta — Prima Stanza a Destra trascina dentro un mondo sonoro davvero particolare. Minimal nella sostanza, con produzioni scarne ma ricche di riferimenti, che si muovono tra elettronica, sonorità urban e acustica, con il pianoforte quasi onnipresente a fare da filo conduttore.

La voce, in falsetto continuo, si muove in un territorio ambiguo tra maschile e femminile — ricorda a tratti ThaSup, ma ripulita dagli eccessi di filtro — e contribuisce ad alimentare l'aura di mistero che circonda l'artista.

Sul piano dei testi, il disco esplora insicurezze, fragilità e relazioni con una scrittura volutamente semplice ma emotivamente efficace. Temi che sulla carta potrebbero sembrare territorio adolescenziale, ma che l’artista riesce a trattare con una sincerità tali da poter toccare chiunque, indipendentemente dall'età: “non so chi mi salverà dalle inquietudini che ho, non so chi mi salverà dalla paura.”

Un EP breve ma riuscitissimo, che lascia molta curiosità su quello che Prima Stanza a Destra potrà fare dopo.

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sognante

Miglior traccia: accanto a me

Hits: ho paura del futuro, 2 am, accanto a me

88
Tier 3° · Rank 147°
Cover di Gommapiuma
14°

Gommapiuma (2021)

Giorgio Poi

Pop Indie Pop Chamber Pop

Gommapiuma è il terzo disco ufficiale di Giorgio Poi. È un disco pienamente inserito nel solco dell’indie-pop classico, sia per sonorità sia per scrittura. Non c’è nulla di particolarmente sperimentale o fuori dall’ordinario, ma il progetto risulta comunque molto curato dal punto di vista del suono — interamente autoprodotto dallo stesso Poi, che si conferma anche un polistrumentista — e presenta alcune soluzioni melodiche davvero riuscite.

Tra tutte spiccano Rococò e Giorni Felici, che entrano senza dubbio nella lista delle migliori tracce dell’artista e, probabilmente, anche tra le più riuscite del genere indie-pop in generale.

I punti che potrebbero far storcere maggiormente il naso emergono invece quando la scrittura “scade” nell’uso di immagini troppo quotidiane, che rischiano un po’ di cringiare — come accade, ad esempio, in Supermercato.

Nel complesso, resta comunque un buon disco. Nota aggiuntiva: la copertina, minimal ma molto bella, è davvero top.

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rilassato sognante

Miglior traccia: Giorni Felici

Hits: Giorni Felici, Rococò

72
Tier 5° · Rank 236°
Cover di Lunedì
15°

Lunedì (2026)

Tutti Fenomeni

Pop Indie Pop

Lunedì è il terzo disco di Tutti Fenomeni — all'anagrafe Giorgio Guarascio — cantautore romano classe 1996. Rispetto a lavori precedenti come il primo Merce Tenebre, è un disco più pop nelle sonorità, merito anche di una produzione affidata a Giorgio Poi — eccelsa, ovviamente. La scrittura, però, non perde un grammo della sua densità.

Giorgio sembra rivolgersi all'uomo comune, quello incastrato nella routine — lavoro, relazioni ripetitive, un lunedì che ne precede inevitabilmente un altro. E lo fa con un linguaggio che abita uno spazio preciso, a metà tra il retorico e il metaforico, a volte volutamente spiccio — “non ho paura dell'amore, ho paura dell'inflazione” — a volte sorprendentemente lirico — “il mio pensiero va, veloce come un elettrone in cerca di stabilità”. Un equilibrio non scontato, che funziona.
A tratti si avverte l'eco del Battiato di Arca di Noè e La Voce del Padrone — non solo nei testi, ma anche musicalmente, come nel brano Love Is Not Enough, che di quell'eredità porta qualcosa di riconoscibile senza mai scadere nell'imitazione.

Nel complesso, Lunedì è un gran bel disco, capace di catturare l'attenzione e di non mollare la presa.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Morire vista mare

Hits: Morire vista mare, Mao, Love is Not Enough

85
Tier 3° · Rank 161°
Cover di The Romantic
16°

The Romantic (2026)

Bruno Mars

Pop Latin Contemporary R&B

Bruno Mars torna dopo dieci anni di assenza con The Romantic, e l'attesa rende il giudizio ancora più difficile da ammorbidire. Le premesse sonore erano ottime: il disco riprende le atmosfere Motown degli anni '60, a tratti mixate con sonorità latine che Mars non aveva fino ad ora esplorato. Sulla carta, un territorio fertile. Nella pratica, però, il disco fatica a mantenere la promessa - i momenti che lasciano davvero il segno sono pochi, e il resto scivola via senza imprimersi.
Le eccezioni ci sono e vanno riconosciute: “I Risk It All” è un classicone romantico la cui produzione - sospesa tra pop e musica portoricana - è magistrale. “Why You Wanna Fight” è un'altra ballad di rara pulizia. Ma due picchi non bastano a sostenere un disco intero, e The Romantic finisce per essere un ritorno contraddittorio: tecnicamente inappuntabile, emotivamente incompiuto.

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sensuale

Miglior traccia: Risk it All

Hits: Risk It All, Why You Wanna Fight

59
Tier 6° · Rank 302°
Cover di Violator
17°

Violator (1990) ✰

Depeche Mode

Pop Synth Pop Elettropop New Wave

Violator è il settimo album dei Depeche Mode, uscito nel 1990, e il disco che li consacra definitivamente come band di caratura mondiale. Ma è soprattutto il disco in cui fanno un salto qualitativo netto rispetto a tutto quello che avevano fatto prima — e il merito è in parte del produttore Flood, che li spinse esplicitamente a usare le chitarre. Personal Jesus nasce da un giro blues di chitarra, non da un sintetizzatore, e quella scelta dice già tutto sul cambio di direzione.

L'architettura del suono è stratificata e maniacale. Tutte le canzoni sono scritte da Martin Gore — Gahan è l'interprete, Gore è l'autore e l'architetto — e la produzione, curata da Flood insieme ad Alan Wilder, costruisce ogni brano su livelli sovrapposti: il basso fa da trama costante, quasi ipnotica, e sopra si stratificano texture elettroniche, chitarre, atmosfere che si muovono tra il sensuale e la tensione senza mai esplodere davvero.

World in My Eyes è forse l'esempio più sottile di questo approccio: il ritmo cambia, sembra preparare un ritornello che sta per arrivare — e invece non arriva mai, o meglio arriva solo strumentale, senza che la voce lo risolva. È una tensione lasciata appesa, e funziona benissimo.

Oltre alle hit immortali — Personal Jesus, Enjoy the Silence — quello che rende Violator un disco davvero grande è proprio questa capacità di tenere l'ascoltatore in sospeso senza mai cedere al facile. Un capolavoro che non invecchia.

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sensuale angosciante malinconico

Miglior traccia: World in My Eyes

Hits: World in My Eyes, Enjoy The Silence, Dangerous

98
Tier 1° · Rank 56°
Cover di CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO
18°

CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO (2026)

Mara Sattei

Pop Alternative Rap

Ai tempi delle famose Registrazioni , Mara Sattei era una novità vera nel panorama pop/rap italiano: aveva un flow riconoscibile, un modo di stare sul beat e di alternare rap e canto che la distingueva nettamente dalla scena rap femminile di quel periodo. Funzionava tutto, e funzionava alla grande. Anche – e forse soprattutto – grazie alle produzioni del fratello Thasup, che non solo costruiva un suono fresco e personale, ma la influenzava positivamente anche nel modo di incastrare le parole.

Con Universo, il suo primo disco ufficiale, quello status lo aveva mantenuto solo a metà. In diverse tracce aveva già abbandonato quell’approccio più ibrido, più “suo”. Però c’erano ancora elementi delle Registrazioni che facevano innamorare: certe soluzioni melodiche che ricreava con la sua voce, certe metriche e flow. In questo nuovo disco, invece, quegli elementi sono praticamente spariti - l’unico brano in cui vive ancora quello spirito è niagara. Il suono si è appiattito, si è omologato ad un pop più immediato. Anche se dietro alle produzioni c’è ancora Thasup, il risultato finale suona molto più standardizzato, molto più vicino al mainstream italiano.

Anche se lato testi può aver fatto un passo in avanti, con una scrittura più diretta, comprensibile e personale - vedi il pezzo sulla madre - Mara ormai sembra una delle tante cantanti pop, e questo è il problema più grande: ha perso quella specificità che la rendeva diversa. Il talento c’è, e si sente. Ma oggi sembra incanalato in una direzione molto più sicura, molto meno rischiosa — e decisamente meno interessante.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: niagara

47
Tier 8° · Rank 322°
Cover di Quando meno me lo aspetto
19°

Quando meno me lo aspetto (2026)

Tiromancino

Pop

“Quando meno me lo aspetto” è il quattordicesimo disco dei Tiromancino. E’ un disco molto personale, che parla di momenti anche molto pesanti e tristi, vissuti, suppongo, in prima persona da Federico Zampaglione. Non è un disco pop “allegro”, è un disco molto emotivo, relativamente lento, con produzioni soft e una scrittura giustamente matura. Il difetto principale sono delle strumentali molto scarne, che non esaltano la voce di Federico e rendendo l’ascolto abbastanza “standard” per un disco pop.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Il cielo

56
Tier 7° · Rank 313°
Cover di Quaglia sovversiva
20°

Quaglia sovversiva (2025)

Marco Castello

Pop Indie Pop Folk

Quaglia Sovversiva è il terzo disco ufficiale del cantautore Marco Castello. Gli va riconosciuta una scrittura davvero interessante e personale, con una notevole capacità di costruire storie tutt'altro che banali e un uso sapiente del dialetto siciliano — la rappresentazione quasi vignettistica dell'incontro dal benzinaio in Pompe acquista un sapore tutto diverso proprio grazie al dialetto — mai ostentato o forzato.

Anche gli arrangiamenti strumentali sono molto curati, con un approccio che strizza l'occhio al jazz e al folk.

Peccato che non tutte le tracce riescano a mantenere viva l'attenzione, altrimenti sarebbe potuto essere un disco ancora più compiuto.

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Miglior traccia: Pompe

Hits: Pompe

81
Tier 4° · Rank 189°
Cover di Something Beatiful
21°

Something Beatiful (2025)

Miley Cyrus

Pop Progressive Pop Art Rock

Arrivata al nona disco ufficiale, con Something Beautiful Miley Cyrus ha fatto veramente un salto netto in avanti. Invece di imboccare la strada del classico disco pop radiofonico, ha stupito tutti con un progetto musicalmente molto più ricercato: rimane la sua impronta da popstar nelle parti vocali, ma la produzione è tutto fuorché pop.

In questo disco c'è davvera tanta sperimentazione, dal synth-pop, al rock psichedelico, unito ad un uso sapiente dell'elettronica. Sul piano lirico, l’artista affronta temi come la fama e la guarigione dai traumi, con molti riferimenti personali e legati ad una sua rinascita personale.

Tra i momenti più riusciti, Walk of Fame, con riflessioni sincere sul peso della celebrità — "it's a walk of fame, and through the tears, I can see it so clear" — su una produzione dinamica e sognante, e il ritornello struggente di Golden Burning Sun.

Something Beautiful è davvero un ottimo disco, e fa capire quanta strada abbia fatto Miley Cyrus dai tempi di Hannah Montana.

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sognante

Miglior traccia: Walk of Fame (feat. Brittany Howard)

Hits: Golden Burning Sun, Walk of Fame

92
Tier 2° · Rank 106°
Cover di ERA L’INIZIO
22°

ERA L’INIZIO (2025)

Emma (Alessandro)

Pop Indie Pop Indietronica

“Emma” è il nome d’arte di Alessandro Muscogiuri, cantautore nato in Germania ma di origini pugliesi. È un artista molto particolare: questo disco, come altri suoi lavori, è stato prodotto interamente nella sua cameretta, senza il supporto di uno studio.

Il risultato è un progetto estremamente intimo, che ruota attorno alle sue fragilità emotive e psicologiche. Musicalmente è interessante, ma spesso difficile da decifrare: l’elettronica è spinta e onnipresente, ma anche destrutturata e poco lineare. A tratti lascia spazio a momenti più “pop” in senso classico, pur mantenendo sempre un tappeto sonoro fortemente legato all’elettronica.

Può risultare — per alcuni, me compreso — un disco dal basso replay value, ma resta comunque un ascolto che incuriosisce per l’approccio.

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misterioso riflessivo

Miglior traccia: !!!Non Sto Meglio!!!!!!

71
Tier 5° · Rank 242°
Cover di EUSEXUA Afterglow
23°

EUSEXUA Afterglow (2025)

FKA twigs

Pop Avant-Pop Experimental Pop Electronic

Questo Afterglow probabilmente, nelle intenzioni iniziali, doveva essere una versione deluxe di Eusexua, uno dei progetti più interessanti emersi nel 2025. FKA twigs ha invece scelto di pubblicarlo come un vero e proprio secondo album.

Già il primo capitolo si era distinto per la forte componente sperimentale nei beat e per la capacità dell’artista di raccontare il proprio lato più intimo. In questo seguito, la ricerca musicale si spinge ancora oltre, grazie a produzioni e soluzioni sonore particolarmente ricercate.

È da Sushi in poi che il disco prende davvero quota, trasportando l’ascoltatore in una dimensione altra, con tracce che si allontanano dalle strutture convenzionali della canzone pop.

Se ti piace l’elettronica e il modo in cui può contaminare il pop, questo è il disco giusto.

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sensuale

Miglior traccia: Lost All My Friends

Hits: Lost All My Friends

85
Tier 3° · Rank 166°
Cover di Speriamo
24°

Speriamo (2025)

Venerus

Pop Contemporary R&B Indie Pop

Speriamo è il terzo album in studio di Venerus. Nel suo percorso artistico Venerus è riuscito più volte a sorprendere, distinguendosi come una voce “pop” fuori dagli schemi del panorama italiano, anche grazie alla capacità di recuperare elementi della canzone d’autore e rileggerli in chiave urban moderna — Sei Acqua, nel progetto precedente, ne era forse la sintesi perfetta.

In questo disco si percepisce invece una deriva più vicina al pop tradizionale, con una certa semplificazione anche nei beat. Liricamente però resta il Venerus di sempre: grande sensibilità, una dolcezza quasi “femminile”, ma mai forzata o costruita.

Nel complesso è un album piacevole, che in alcuni momenti riesce davvero a colpire. La chiave, ad esempio, ha una melodia nel ritornello molto riuscita, mentre Felini con Marco Castello — una sorta di “canzonetta” accompagnata da una chitarra acustica — dà proprio la sensazione di essere seduti attorno a un falò sulla spiaggia insieme a loro. Un minimalismo che però riesce a trasmettere tutta l’emotività necessaria.

Se non fosse per qualche passaggio un po’ più debole sul piano musicale, avrebbe potuto essere un altro piccolo capolavoro.

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sensuale rilassato riflessivo

Miglior traccia: La chiave

Hits: La chiave, Felini

72
Tier 5° · Rank 232°
Cover di LUX
25°

LUX (2025) ✰

Rosalia

Pop Classical

LUX è il tipo di disco che ti costringe a ricalibrare le aspettative su cosa può essere il pop nel 2025. Con questo progetto, Rosalìa prende le distanze in modo netto da MOTOMAMI e abbandona praticamente del tutto le sonorità latine e reggaeton per spingersi verso un'idea di pop "universale": un'opera monumentale, costruita su arrangiamenti sinfonici e su un'estetica molto più spirituale e contemplativa.

A conferire un’ulteriore dimensione cinematica e imponente, c’è persino la presenza della London Symphony Orchestra. L'album è articolato in quattro movimenti ed è cantato in tredici lingue diverse, scelta che ne rafforza il respiro globale. Nei testi affiorano temi di fede, trascendenza e metamorfosi, con riferimenti alla mistica e alla spiritualità.

Tra i momenti più riusciti, La Yugular, con un climax lirico sul finale — "un pais cabe en una astilla, una astilla occupa la galaxe intera, la galaxe intera cabe en una goto de saliva" — il momento quasi catartico di Mio Cristo Piange Diamanti o la chiusura di Magnolias, che suona come un requiem.

Si può non empatizzare del tutto con i contenuti, ma è impossibile negare il coraggio di Rosalía nel deviare così radicalmente dal proprio percorso, né la maestria con cui riesce a orchestrare un progetto di questa portata.

Non sarà un'opera senza difetti — alcune scelte possono risultare ostiche o eccessivamente ambiziose — ma ci si avvicina parecchio.

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spirituale

Miglior traccia: La Yugular

Hits: Reliqua, Magnolias, La Yugular, Mio Cristo Piange Diamanti

93
Tier 2° · Rank 94°
Cover di La bella confusione
26°

La bella confusione (2025)

Charlie Charles

Pop Pop Rap

In un momento in cui il producer album è diventato uno standard nella scena rap italiana, quello di Charlie Charles era probabilmente il più atteso degli ultimi anni — stiamo parlando di uno dei protagonisti della rivoluzione trap a partire dal 2016, l'uomo dietro al suono che ha reso popolare Sfera Ebbasta. Molti si aspettavano un disco nelle sonorità di XDVR. Invece Charlie ha scelto di raccontare sé stesso, e La Bella Confusione è esattamente questo — anche se il risultato convince solo a metà.

L'approccio è marcatamente orchestrale: le produzioni sanno essere ampie quando serve — come in Attacco di Panico con Blanco — o minimali e acustiche, come in Superstite con Massimo Pericolo, traccia intima e magistralmente costruita attorno a un piano e a versi che restano in testa: Tutte le volte che ho invidiato le famiglie degli altri / con le lavastoviglie e le Barbie.

Il problema è che non ovunque Charlie riesce a portare gli ospiti sul suo piano, e la traccia con Sfera è l'esempio più emblematico: ritornello appiattito da un auto-tune troppo spinto, strofe non scritte da lui. Un featuring che sembra appartenere a un disco diverso.

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riflessivo euforico

Miglior traccia: Superstite

Hits: Superstite

62
Tier 6° · Rank 290°
Cover di Smoochies
27°

Smoochies (2025)

Ashnikko

Pop Hyperpop

Smoochies, il nuovo album di Ashnikko, non è il tipo di disco che conquista facilmente chi non mastica hyperpop cartoonesco — eppure suona tutt'altro che male.

Alcuni brani sono piacevoli, ben prodotti, con un suono fresco e moderno che si fa ascoltare senza troppo sforzo. In più di un momento, soprattutto per le scelte vocali e certe soluzioni di produzione, viene in mente la Gwen Stefani di Hollaback Girl: ritmiche secche, cori esagerati e un'attitudine sfrontata che, nel contesto, funziona sorprendentemente bene.

Ashnikko prosegue così il suo percorso tra pop alternativo, rap e cultura internet. Smoochies non rivoluziona nulla, ma è un disco coerente e ben confezionato — anche per chi di hyperpop normalmente non vive.

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giocoso euforico

Miglior traccia: Liquid

66
Tier 6° · Rank 277°
Cover di Una lunghissima ombra
28°

Una lunghissima ombra (2025) ✰

Andrea Laszlo De Simone

Pop Progressive Pop Progressive Rock

Ogni volta che si ascolta un disco di Andrea Laszlo De Simone si ha la sensazione di salire su una macchina del tempo, con la data impostata nei lontani anni ‘70. E questo disco non fa eccezione. Se già “Uoma Donna” era un capolavoro, dove il cantautore era riuscito a mescolare sapientemente un certo progressive rock con sonorità più pop sofisticate, qui è riuscito ancora di più a superarsi, firmando il suo lavoro più maturo e ispirato.

È un disco di una profondità rara, curato in ogni dettaglio, sia lato scrittura che lato strumentali. La musica è ricca, stratificata, melodica. Rispetto al disco precedente, troviamo ritornelli più pop e “cantabili”. E quell’effetto sulla voce che rende il progetto di Andrea Laszlo unico e riconoscibile. Sono tantissimi i brani che colpiscono, ma fra tutti non si può non nominare Quando. Un brano destinato a restare, di quelli che entrano nell’anima e non ne escono più, grazie alla sua prima parte incredibilmente emotiva e il finale dove la strumentale “respira” e si apre. Il disco non scorre come una playlist di brani.

Dietro c’è un’idea, uno studio: raccontare la relazione dell’uomo con il tempo, con quello che cambia o che resta, nella vita e nelle relazioni. Questo concept — luce, buio, ombra, evanescenza — è reso magistralmente dagli interludi che legano i brani come un unico respiro.

Un album che trascende il tempo e i generi: puro, poetico e intensamente umano.

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malinconico misterioso

Miglior traccia: Quando

Hits: La Notte, Quando, Pienamente, Planando sui raggi del sole

100
Tier 1° · Rank 13°
Cover di MA IO SONO FUOCO
29°

MA IO SONO FUOCO (2025)

Annalisa

Pop Elettropop Synth Pop

Ma Io Sono Fuoco di Annalisa convince poco. È quel tipo di pop elettro-synth che vorrebbe suonare moderno ma finisce per sembrare tutto uguale a se stesso: produzioni riciclate, brani con poca evoluzione, strutture che si ripetono senza sorprese.

Sui testi c'è poco da aggiungere — non è che il pop debba necessariamente essere profondo o parlare di chissà che, ma quando manca anche un tessuto musicale che elevi il tutto, il risultato è inevitabilmente banale.

Un album piatto e prevedibile, senza un'idea che lasci davvero il segno.

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Miglior traccia: Esibizionista

39
Tier 8° · Rank 329°
Cover di A Matter Of Time
30°

A Matter Of Time (2025)

Laufey

Pop Cantautorato

A Matter of Time è un concept album della cantautrice islandese Laufey che racconta le emozioni di una giovane donna in divenire. Il disco tocca momenti davvero intimi e riusciti — su tutti Snow White, che affronta con sincerità il tema del bodyshaming e dell'accettazione di sé — ma alterna queste vette a brani più prevedibili, che scivolano nel pop standard senza lasciare il segno.

Le produzioni hanno un gusto retrò curato, tra archi leggeri e suggestioni jazz che a tratti richiamano l'atmosfera di Colazione da Tiffany, fino a sfiorare certi colori quasi disneyani.

È un disco che funziona bene per chi cerca esattamente queste vibrazioni, ma che raramente osa spingersi oltre il perimetro che si è costruito — e a un certo punto si avverte il soffitto.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Snow White

52
Tier 7° · Rank 319°
Cover di Joanita
31°

Joanita (2025)

Joan Thiele

Pop Rock Trip Hop

Joanita è il secondo album in studio di Joan Thiele. Si tratta anche del suo primo album interamente in italiano, e avercene di dischi pop di questo livello. Joan Thiele costruisce un pop cinematografico e personalissimo, in cui la chitarra — quasi onnipresente — conferisce alle produzioni un sapore “western” molto riconoscibile e piacevole. In alcune tracce emerge invece un approccio più trip-hop, a conferma di una varietà sonora ampia e ben gestita.

La sua voce, sempre lieve e spesso quasi sussurrata, aggiunge un tocco di raffinatezza che pervade l'intero progetto. Tra i quattordici brani figura anche Eco, il pezzo con cui ha partecipato al Festival di Sanremo 2025. I testi, personali e curati, completano il quadro di un'artista che sa esattamente cosa vuole dire e come dirlo. Un top album, senza discussioni.

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sensuale rilassato

Miglior traccia: Veleno

Hits: Tramonto, Dea

90
Tier 2° · Rank 131°
Cover di Mainstream
32°

Mainstream (2015)

Calcutta

Pop Indie Pop

Mainstream è sicuramente un disco importante per lo sviluppo dell'indie pop italiano — quando esce nel 2015 apre una stagione intera, e il merito storico è innegabile. Il problema è che riascoltarlo oggi è un'altra cosa.

Il marchio di fabbrica di Calcutta è quella formula ironia-malinconia che all'epoca sembrava fresca: testi fatti di immagini quotidiane leggermente storte, né poetiche né banali. Funziona, per un po'. Ma nel corso del disco la formula si ripete senza variare abbastanza, e brani come Limonata e Frosinone — tra i più celebrati — finiscono per assomigliarsi più di quanto dovrebbero. Certe immagini che al primo ascolto sembravano originali, come quel "ma tu giri l'insalata / e non ce la fai più", con il tempo rivelano i limiti di un approccio che punta tutto sull'effetto di straniamento senza costruire molto altro intorno. Era il nuovo indie pop italiano, e si sentiva — nel bene e nel male.

Le produzioni a tratti elettroniche sono interessanti e rappresentano uno dei tentativi più riusciti del disco di andare oltre la chitarra acustica, anche se non sempre centrano il bersaglio.

I brani più forti — Gaetano, Del Verde, Cosa mi manchi a fare — reggono come ascolti singoli e rimangono il motivo principale per tornare al disco. Ma come esperienza complessiva, Mainstream è un album che ha avuto più senso nel momento in cui è uscito che non oggi. Bene, ma non abbastanza da invecchiare benissimo.

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malinconico giocoso

Miglior traccia: Frosinone

70
Tier 5° · Rank 256°
Cover di L’arca di Noè
33°

L’arca di Noè (1982)

Franco Battiato

Pop

L'Arca di Noè arriva nel 1982 sulla scia del successo clamoroso di La Voce del Padrone, e già dal primo ascolto è chiaro che Battiato non ha nessuna intenzione di ripetere la stessa formula. L'approccio dance e le melodie immediate del disco precedente lasciano spazio a qualcosa di più rarefatto, più ermetico: testi filosofici e spirituali, una scrittura volutamente ostica, un suono che usa l'elettronica non per far muovere ma per creare atmosfere sospese e a tratti cupe.

È un disco che si apprezza più con la testa che con la pancia. Le riflessioni si stratificano — sul tempo, sull'esodo, sulla guerra fredda — ma senza mai trovare una formula accessibile che le veicoli. È Battiato nel suo lato più concettuale, quello che preferisce costruire un mondo sonoro coerente piuttosto che scrivere canzoni che restano in testa.

In questo contesto, Voglio Vederti Danzare suona quasi come un ospite inatteso. Melodia immediata, ritornello che rimane, ritmo che riporta in parte l'elettronica del disco precedente — ma anche qui Battiato non si concede del tutto, lasciando riferimenti alla filosofia orientale e all’esoterismo: “Voglio vederti danzare/ Come i dervisches tourners / Che girano sulle spine dorsali/ O al suono di cavigliere del Katakali”.

Rispetto a La Voce del Padrone, è un passo indietro in termini di impatto immediato — ma è un disco onesto, che non cerca di replicare un successo irripetibile. Per chi vuole avvicinarsi a Battiato, non è da qui che si comincia. Per chi lo conosce già, è un tassello necessario.

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angosciante misterioso

Miglior traccia: Voglio Vederti Danzare

Hits: Voglio Vederti Danzare

87
Tier 3° · Rank 153°
Cover di Schegge
34°

Schegge (2025)

Giorgio Poi

Pop Indie Pop Cantautorato

Giorgio Poi è senza dubbio uno dei migliori cantautori della scena indie-pop contemporanea. Gommapiuma aveva già fissato uno standard molto alto, grazie a brani emotivamente intensi e riusciti come Giorni Felici. Con Schegge compie però un passo ulteriore.

Dal punto di vista musicale, il disco presenta produzioni più sperimentali, che fondono il suono dell’indie pop più tradizionale con una componente elettronica più spinta, quasi new wave. Anche sul piano lirico si percepisce un’evoluzione: Poi sembra essersi liberato di una certa “retorica del quotidiano” che in passato rischiava di risultare un po’ forzata — ti ho vista al banco degli affettati, per dirne una — a favore di una scrittura più astratta e sospesa.

Il disco decolla particolarmente dopo l’interludio schegge, diventando sempre più intenso e sperimentale nel suono.

In definitiva, Schegge è un ottimo disco, uno di quelli che cresce ascolto dopo ascolto. Che sia il capolavoro definitivo di Giorgio Poi?

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sognante riflessivo

Miglior traccia: non c’è vita sopra i 3000 kelvin

Hits: giochi di gambe, non c’è vita sopra i 3000 kelvin

89
Tier 3° · Rank 138°
Cover di EUSEXUA
35°

EUSEXUA (2025)

FKA twigs

Pop Avant-Pop Dance Techno

Eusexua è un neologismo coniato da FKA Twigs stessa: per lei indica una sensazione di euforia estrema successiva all'atto sessuale, qualcosa che trascende la natura umana. E con questo album riesce pienamente a trasmettere quella sensazione.

Techno, elettronica in continua evoluzione, accenni di drum and bass: EUSEXUA, terzo disco in studio della Barnett, è un lavoro dalle diverse sfumature — tra il sensuale, l'intimo e l'erotico — reso tale dall'intensità della voce di FKA Twigs e dalle sue linee melodiche.

C'è qualche traccia meno riuscita delle altre che incrina leggermente la solidità del progetto, ma nel complesso è un disco pop d'avanguardia davvero interessante.

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sensuale

Miglior traccia: Striptease

Hits: Striptease

89
Tier 2° · Rank 132°
Cover di A Casa Tutto Bene
36°

A Casa Tutto Bene (2017)

Brunori Sas

Pop Cantautorato

A Casa Tutto Bene è un disco che sa esattamente cosa vuole essere. Brunori non spreca una parola: ogni testo è costruito con una cura che si sente, eppure non pesa mai, non diventa esercizio intellettuale fine a se stesso. Rimane musica, rimane canzone.

La produzione di Taketo Gohara è parte integrante di questo equilibrio. Archi, synth, loop, drum machine — un ibrido che in mani meno attente potrebbe sembrare un accozzaglia, e invece tiene tutto insieme con coerenza. Il suono valorizza i testi invece di sovrastarli o sparire sotto di essi: voce e musica parlano la stessa lingua, e si sente.

I brani migliori sono quelli in cui Brunori riesce a fare le due cose insieme — colpire e far sorridere, o colpire e far male. Secondo me è un invito velato a guardare il mondo dal punto di vista degli altri, costruito sull'ironia di una serie di "secondo me" quasi antitetici: Secondo me non è che devi esagerare / con la lotta al capitale / ogni tanto ci puoi andare / pure al centro commerciale. Poi ci sono i momenti in cui l'ironia sparisce del tutto e rimane solo il peso delle cose: Ma l'hai capito che non serve a niente / mostrarti sorridente / agli occhi della gente / e che il dolore serve / proprio come serve la felicità. Lì Brunori tocca qualcosa di universale con una semplicità disarmante. Lamezia Milano alleggerisce la tensione con uno sguardo ironico sul divario tra provincia e metropoli, e funziona proprio perché arriva nel momento giusto.

Un disco riuscito, in cui forma e sostanza si sostengono a vicenda come raramente capita.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Lamezia Milano

Hits: La Verità, Secondo Me

85
Tier 3° · Rank 160°
Cover di il dolce ricordo della nostra disperata gioventù
37°

il dolce ricordo della nostra disperata gioventù (2025)

faccianuvola

Pop Indie Pop Indietronica Elettropop

faccianuvola è un nome da tenere d’occhio, perché potrebbe sorprendere piacevolmente nei prossimi anni. È un artista ancora poco conosciuto al grande pubblico, ma che merita sicuramente attenzione.

In questo disco dal titolo contrastante — il dolce ricordo della nostra disperata gioventù — riesce a costruire un’interessante combinazione di indie pop, produzioni elettroniche — a tratti vicine a certe sonorità alla DJ Matrix — e linee melodiche efficaci.

Non mancano alcuni momenti leggermente sottotono, ma nel complesso il progetto si regge bene grazie a diversi picchi qualitativi, soprattutto sul piano melodico. Tra questi spiccano verticale, intensa e caratterizzata da esplosioni electro/techno molto riuscite, e portami a ballare in primavera, che ha tutte le carte in regola per essere la vera hit estiva che ci meritiamo.

Il futuro di questo artistica è sicuramente promettente!

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sognante

Miglior traccia: Verticale

Hits: portami a ballare in primavera, verticale

85
Tier 3° · Rank 164°
Cover di Taxi Driver
38°

Taxi Driver (2021)

Rkomi

Pop Pop Rap Urban

TAXI DRIVER è il disco della consacrazione commerciale di Rkomi — primo in classifica, disco più venduto del 2021 in Italia — e quello che segna un cambio di rotta netto rispetto alla sua identità precedente. L'attitudine rap rimane, ma viene incanalata in un progetto dalle sonorità più pop, urban e a tratti R&B, costruito attorno a un concept ispirato al film di Scorsese: Rkomi come tassista che porta ogni ospite in un territorio musicale diverso, a volte affine a lui, a volte del tutto nuovo. È un'immagine che funziona, e il disco la onora abbastanza.

Le tracce che spiccano davvero sono MARE CHE NON SEI con Gaia — R&B morbido, produzione avvolgente — e LUNA PIENA con Irama, dove le due voci si trovano bene su un beat di Shablo con quegli spunti estivi che sembrano fatti apposta per quel tipo di accoppiata. Sono i momenti in cui il cambio di direzione paga di più, perché suona convincente e non forzato.

Il problema arriva con la repack, che ha allungato il disco in modo ingiustificato. INSUPERABILE, portata a Sanremo, è probabilmente uno dei suoi pezzi peggiori: una vena rock che non gli appartiene, e si sente. Anche nella versione originale non mancano le cadute di tensione — NUOVO RANGE con Sfera Ebbasta è la hit più prevedibile del lotto, esattamente il tipo di collaborazione che il concept del disco prometteva di evitare.

Nel complesso TAXI DRIVER resta un buon disco, e dimostra che Rkomi sa muoversi fuori dal rap senza perdere credibilità. Ma è anche un progetto che funziona meglio quando non cerca il colpo grosso.

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malinconico rilassato

Miglior traccia: MARE CHE NON SEI

Hits: Mare Che Non Sei, Luna Piena

73
Tier 5° · Rank 230°
Cover di L’AMORE
39°

L’AMORE (2023) ✰

Madame

Pop Cantautorato

Ci sono dischi fatti per il mercato e dischi che nascono da un'idea, da un concetto, da qualcosa che vuole essere detto. L'Amore è assolutamente uno di questi. A un primo ascolto potrebbe sembrare un disco erotico, ma liquidarlo come volgare sarebbe riduttivo. Madame fa qui un'operazione ben precisa: dare voce a pensieri che ci hanno sfiorato almeno una volta, dare forma a storie considerate malate o socialmente inaccettabili. Tutto ruota attorno all'amore — palesemente dichiarato dalla copertina minimal rosso fuoco — e alle sue sfaccettature, come chiarisce fin dalle tracce di apertura.

In "Il Bene nel Male" canta dell'amore che può provare anche una prostituta, figura solitamente ridotta a merce e privata di umanità. In "Quanto Forte Ti Pensavo", traccia da pelle d'oca, esplora le sfumature più oscure del sentimento, quando una donna si innamora delle violenze subite — e agli uomini che ho amato ho confessato il mio segreto, e non ho detto mai chi fosse stato, ma che ancora lo volevo. Ma il disco non parla solo di amore fisico: c'è quello quasi progressivo e visionario di "Milagro", dedicata all'amica Matilde — sei il crepuscolo di agosto sul lago dopo il temporale — o quello di un marinaio per il mare, nonostante la sua forza e la sua violenza.

L'Amore è un disco dal respiro universale, espresso con una bellezza che sa essere affascinante e a tratti disturbante. Sa essere spietatamente diretto, quasi a rivendicare il diritto di usare lo stesso linguaggio concesso ai colleghi rapper maschi — chissà quanto ho scopato nella scorsa vacanza — e al tempo stesso straordinariamente poetico — mi farei vecchia solo per donarti il passato che ho. Due anime che coesistono in equilibrio perfetto, sostenute da un tappeto musicale eterogeneo, a tratti erotico e travolgente, a tratti calmo e dolce.

Con questo disco Madame dimostra definitivamente di essere una delle artiste più forti del momento.

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sensuale riflessivo giocoso

Miglior traccia: Come voglio l’amore

Hits: Per Il Tuo Bene, Come Voglio L’Amore, Quanto forte ti pensavo, Il bene nel male

100
Tier 1° · Rank 5°
Cover di Mediterraneo
40°

Mediterraneo (2025)

Bresh

Pop Pop Rap Cantautorato

Col terzo disco ufficiale, Bresh porta a casa un lavoro che ha un'identità precisa fin dal titolo: Mediterraneo è un collegamento diretto a Genova, al mare, alle radici liguri dell'artista. E si sente — le produzioni riprendono la scia del cantautorato della sua terra, con suoni liquidi, ariosi, costruiti su arrangiamenti che evocano davvero il Mediterraneo. Ascoltando Capo Horn, ad esempio, ci si ritrova quasi a cavalcare le onde su una barca a vela: l'atmosfera è centrata e convincente.

Il problema è che il disco regge soprattutto sulle hit già consolidate nel suo repertorio — Guasto d'amore e Altamente Mia rubano la scena e fanno sembrare il resto del progetto un contorno. Le tracce nuove, con qualche eccezione, non aggiungono molto.

L'eccezione più netta è La Tana del Granchio, il brano portato al 75° Festival di Sanremo: il più intenso ed emotivo del disco, capace di colpire nonostante una scrittura volutamente sfumata, dai contorni indefiniti — la tana sono i nostri affetti? La nostra intimità? Non si capisce del tutto, e forse è proprio questo a renderlo interessante.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: La Tana del Granchio

Hits: La Tana del Granchio, Guasto d’Amore, Altamente Mia

54
Tier 7° · Rank 317°
Cover di Thriller
41°

Thriller (1982) ✰

Michael Jackson

Pop R&B

Basterebbe dire che Beat It, Billie Jean e Thriller sono tutte e tre sullo stesso disco per capire di cosa si sta parlando. Ma Thriller — sesto album in studio di Michael Jackson, uscito nel 1982 — è molto più della somma delle sue hit.

Jackson arrivava da Off the Wall, già un disco eccellente, prodotto sempre con Quincy Jones. Con Thriller decise che non bastava fare un buon disco: voleva un album senza un brano debole, dove ogni traccia potesse essere un singolo. Un'ambizione quasi ridicola sulla carta, eppure riuscita.

Wanna Be Startin' Somethin', che apre il disco, ti mette in moto dal primo secondo con un ritmo funkeggiante che anticipa di qualche anno tutta quella musica tesa e sincopata che avrebbe riempito i polizieschi americani degli Ottanta. Billie Jean costruisce la sua tensione su un giro di basso ipnotico che non ti lascia. Beat It porta Eddie Van Halen a suonare un assolo di chitarra rock in un disco pop, e funziona. Sono scelte che avrebbero potuto sembrare forzate e invece suonano inevitabili — questo è il merito di Quincy Jones, capace di tenere insieme mondi sonori diversissimi con una produzione lucidissima.

L'impatto culturale del disco va però oltre la musica. Prima di Thriller, gli artisti neri faticavano ad ottenere spazio su MTV — Billie Jean fu il primo video di un artista Black ad avere heavy rotation sul canale, aprendo una porta che non si sarebbe più richiusa. Il video di Thriller, quattordici minuti diretti da John Landis con Jackson che balla con un'orda di zombie, trasformò il videoclip in qualcosa di più vicino al cinema che alla promozione discografica.

Con questo disco Michael Jackson non si è semplicemente consacrato: è diventato un fenomeno culturale globale di proporzioni irripetibili. L'album più venduto di tutti i tempi — oltre sessanta milioni di copie fisiche — ma soprattutto un disco che ha riscritto le regole di come la musica pop poteva suonare, essere vissuta e distribuita. Difficile immaginare qualcosa che si avvicini.

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euforico misterioso

Miglior traccia: Billie Jean

Hits: Thriller, Billie Jean, Beat It, Wanna Be Startin’ Somethin’

100
Tier 1° · Rank 11°
Cover di Radical Pop
42°

Radical Pop (2025)

Bais

Pop Indie Pop

Bais è un mix di Battiato — per la tendenza a mescolare pop e sperimentazione con una certa eleganza — e indie pop contemporaneo. Con Radical Pop sembra aver spinto ulteriormente in quella direzione rispetto al precedente Disco Due: se quel disco suonava pop in modo più tradizionale, questo, nonostante il nome, si allontana dal pop puro e gioca con l'elettronica e l'alt rock in modo più marcato.

Nel complesso è un disco che si ascolta con piacere, con diverse tracce riuscite sul piano melodico — come Freddo Cane o E poi — ma anche altre che si dimenticano in fretta, troppo vicine a quell'indie italiano anonimo e già sentito che abbonda oggi.

Con Radical Pop Bais conferma di avere del potenziale, ma deve ancora trovare la dimensione giusta per esprimerlo fino in fondo.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Freddo Cane

Hits: E poi, Freddo Cane

60
Tier 6° · Rank 297°
Cover di Sotto il segno dei Pesci
43°

Sotto il segno dei Pesci (1978)

Antonello Venditti

Pop Cantautorato

Sotto il segno dei pesci esce nel 1978, uno degli anni più pesanti della Repubblica italiana — l'anno del rapimento Moro, della fine di ogni illusione collettiva. Ed è esattamente di questo che parla Venditti: di una generazione che aveva creduto in qualcosa, che aveva corso per le strade, discusso, sognato, e si ritrova adulta in un mondo che non ha scelto. La title track lo dice in modo diretto e malinconico, Sara lo fa con più delicatezza, raccontando storie personali che però suonano universali.

È il disco della svolta: fino ad allora Venditti era rimasto in una dimensione più di nicchia, più impegnata. Qui trova il modo di parlare a tutti senza rinunciare alla sostanza — e il successo commerciale arriva di conseguenza, con la title track che sale in vetta alle classifiche. Non è un compromesso, è una maturazione.
Musicalmente si muove nelle sonorità tipiche della canzone d'autore italiana, con melodie calde e costruzioni semplici che lasciano tutto lo spazio alla voce. E la voce di Venditti è davvero inconfondibile: c'è un calore particolare nel modo in cui sta sulla melodia, una capacità di piegarla senza forzarla che lo distingue dai suoi contemporanei — De Gregori, Dalla — pur condividendo con loro lo stesso mondo. Ti porta a Roma anche senza citarla mai esplicitamente, il che è forse la cosa più difficile da spiegare e quella che riesce meglio.

A distanza di quarant'anni, il disco suona ancora attuale. Segno che quelle storie di ideali traditi, di aspettative e disillusioni, non appartenevano solo a una generazione — appartengono a chiunque sia mai stato giovane.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Sotto il segno dei pesci

Hits: Sotto il segno dei pesci, Sara, Francesco

84
Tier 3° · Rank 171°
Cover di This is Elodie
44°

This is Elodie (2020)

Elodie

Pop Urban

This Is Elodie è il terzo album in studio della cantante romana, e non è azzardato dire che è il disco in cui Elodie ha iniziato a diventare interessante nel panorama pop italiano. Arriva dopo la partecipazione a Sanremo 2020 con Andromeda, pezzo che anticipa la sua futura deriva elettropop — quella che diventerà la sua cifra stilistica nei lavori successivi.

Il disco ha momenti genuinamente riusciti. Margarita con Marracash è la hit più forte, e funziona. Lupi Mannari è il tipo di canzone che non fa rumore ma fa il suo lavoro: melodia immediata, ritornello che entra in testa dopo due ascolti, quel disimpegno calibrato che nei pezzi pop è più difficile da ottenere di quanto sembri. Nessun featuring, regge da sola.
Il problema è che tra questi momenti se ne infilano altri che non aggiungono molto. Vado a Ballare da Sola con Lazza e Mal di Testa con Fabri Fibra sono collaborazioni che lasciano il tempo che trovano — sulla carta sembrano colpi, nell'ascolto non convincono.

La vera chicca è altrove: la cover di Niente canzoni d'amore di Marracash, nella versione acustica e minimale di Elodie, è diventata con il tempo una piccola hit immortale. C'è qualcosa di paradossale nel fatto che una reinterpretazione così spoliata riesca a valorizzare il testo originale più dell'originale stesso — eppure è così.

Complessivamente un bel disco, imperfetto ma significativo: il momento in cui si capisce che Elodie non è solo una voce in cerca di direzione.

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sensuale euforico

Miglior traccia: Niente canzoni d’amore

Hits: Niente canzoni d’amore, Lupi Mannari, Margarita

62
Tier 6° · Rank 293°
Cover di Mi Ami Mi Odi
45°

Mi Ami Mi Odi (2025)

Elodie

Pop Elettropop

Mi Ami Mi Odi lascia un po' di amaro in bocca, soprattutto se si arriva dai lavori precedenti di Elodie. La vena elettropop c'è ancora, ma smorzata, meno spinta, come se il disco non avesse il coraggio di spingersi fino in fondo.

Anche sul fronte dei testi si sente la differenza. A peggiorare le cose, i momenti migliori erano già usciti come singoli, togliendo al disco quella sensazione di scoperta che dovrebbe avere un progetto nuovo. Un passo indietro, purtroppo.

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Miglior traccia: Black Nirvana

Hits: Black Nirvana

38
Tier 8° · Rank 330°
Cover di Abbey Road
46°

Abbey Road (1969) ✰

The Beatles

Pop Pop Rock Hard Rock

Abbey Road è l'ultimo album inciso dei Beatles e uno dei più collezionati di sempre, complice la copertina iconica. La prima precisazione da fare è che, nonostante sia uno dei dischi più noti della band, definirlo il loro lavoro migliore è un'affermazione molto azzardata.

È un disco più immediatamente rock e pop nel senso tradizionale rispetto ad altri, e ha lasciato alcune delle loro hit più immediate e famose — Come Together, Here Comes the Sun, Something. Il suo punto di debolezza — o forse di forza, a seconda di come si vede la faccenda — è la frammentazione: il lato A scorre come un disco dei Beatles fatto e finito, poi nel lato B parte un lungo medley di brani brevi dall'animo più propriamente rock 'n' roll.

Tra le tracce più riuscite, oltre alle già citate, c'è la sprizzante e giocosa Octopus's Garden di Ringo Starr — scritta durante un suo viaggio in Sardegna — che riprende le atmosfere di Yellow Submarine.

È un disco ovviamente da ascoltare, ma chi cerca i Beatles più sperimentali e stratificati farà meglio a partire da Revolver o Sgt. Pepper's.

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malinconico giocoso

Miglior traccia: Octopus’s Garden

Hits: Octopus’s Garden, Here Comes The Sun, Come Together

79
Tier 4° · Rank 200°
Cover di La Voce Del Padrone
47°

La Voce Del Padrone (1981) ✰

Franco Battiato

Pop

Già solo per il fatto che contenga Centro di Gravità Permanente, La Voce del Padrone sarebbe un instant classic. Ma siamo di fronte a qualcosa di più: uno dei migliori dischi pop italiani di sempre, se non il migliore in assoluto.

Produzioni elettroniche e sperimentali per l'epoca — specialmente nell'ambito del pop — melodie immediatamente riuscite accompagnate da testi criptici, quasi deliranti, che celano significati a volte nascosti a volte sfacciatamente espliciti: non sopporto i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz punk inglese.

Tra le altre tracce memorabili, Cuccurucucù — con uno dei ritornelli più iconici della musica italiana — Bandiera Bianca, e la chiusura affidata a Sentimiento Nuevo, brano d'amore più tradizionale nella forma ma cantato con un linguaggio che solo Battiato poteva concepire: lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco, la lotta pornografica dei Greci e dei Latini, la tua pelle come un'oasi nel deserto — e ancora cattura, ogni volta.

Un disco fondamentale, profondamente italiano, eternamente cantabile.

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giocoso misterioso

Miglior traccia: Centro di Gravità Permanente

Hits: Sentimento Nuevo, Centro di Gravità Permanente, Cuccurucucù

100
Tier 1° · Rank 19°
Cover di Scarabocchi
48°

Scarabocchi (2025)

chiello

Pop

Il percorso musicale intrapreso da Chiello come solista, dopo l’esperienza “trap” nella FSK, continua a risultare interessante e affascinante. Scarabocchi, il suo terzo disco ufficiale, non fa eccezione. L’anima del progetto è già racchiusa negli scarabocchi presenti in copertina: un’immagine che riflette perfettamente la sua essenza.

È infatti un disco dall’animo fanciullesco, in cui Chiello sembra dialogare con amici immaginari e con altre versioni di sé, soffermandosi su temi come l’infanzia e l’amore. Un lavoro “morbido”, a tratti malinconico, dove questa malinconia emerge sia dalle produzioni sia dal tono inconfondibile dell’artista, capace di alternare momenti più introspettivi ad altri più energici e graffiati.

Le uniche vere criticità, forse, che impediscono al disco di compiere un ulteriore salto di qualità, risiedono nella presenza di alcuni featuring che non aggiungono nulla alla narrazione né al mood dei brani. Al contrario, nei pezzi in cui Chiello è da solo si percepisce una maggiore coesione, mentre queste collaborazioni finiscono per spezzare leggermente il flusso dell’ascolto.

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malinconico giocoso

Miglior traccia: Stupida Anima

Hits: Stupida Anima

71
Tier 5° · Rank 245°