Sotto il segno dei Pesci (1978)
Antonello Venditti
Sotto il segno dei pesci esce nel 1978, uno degli anni più pesanti della Repubblica italiana — l'anno del rapimento Moro, della fine di ogni illusione collettiva. Ed è esattamente di questo che parla Venditti: di una generazione che aveva creduto in qualcosa, che aveva corso per le strade, discusso, sognato, e si ritrova adulta in un mondo che non ha scelto. La title track lo dice in modo diretto e malinconico, Sara lo fa con più delicatezza, raccontando storie personali che però suonano universali.
È il disco della svolta: fino ad allora Venditti era rimasto in una dimensione più di nicchia, più impegnata. Qui trova il modo di parlare a tutti senza rinunciare alla sostanza — e il successo commerciale arriva di conseguenza, con la title track che sale in vetta alle classifiche. Non è un compromesso, è una maturazione.
Musicalmente si muove nelle sonorità tipiche della canzone d'autore italiana, con melodie calde e costruzioni semplici che lasciano tutto lo spazio alla voce. E la voce di Venditti è davvero inconfondibile: c'è un calore particolare nel modo in cui sta sulla melodia, una capacità di piegarla senza forzarla che lo distingue dai suoi contemporanei — De Gregori, Dalla — pur condividendo con loro lo stesso mondo. Ti porta a Roma anche senza citarla mai esplicitamente, il che è forse la cosa più difficile da spiegare e quella che riesce meglio.
A distanza di quarant'anni, il disco suona ancora attuale. Segno che quelle storie di ideali traditi, di aspettative e disillusioni, non appartenevano solo a una generazione — appartengono a chiunque sia mai stato giovane.
Miglior traccia: Sotto il segno dei pesci
Hits: Sotto il segno dei pesci, Sara, Francesco