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Azzera

64 album trovati

Cover di Sidera

Sidera (2026)

Miserere Luminis

Metal Black Metal

Miserere Luminis sono un trio del Québec che canta in francese e si muove nei meandri del black metal atmosferico — roba di nicchia, nel senso più nobile del termine. Sidera è il loro terzo disco, e bastano pochi minuti per capire che non si tratta di gente che fa le cose a metà.

Cinque tracce, tutte molto lunghe, fino a sfiorare i dodici minuti: composizioni che non hanno fretta, che costruiscono per accumulo, alternando passaggi lenti e quasi orchestrali a esplosioni più furiose, quelle del black metal primordiale. I cambi di registro non sono telegrafati in anticipo, e questo tiene l'ascolto in uno stato di attenzione costante. La produzione è volutamente vicina al lo-fi — niente di rifinito all'eccesso, niente di asettico — e in questo contesto è una scelta che funziona: dà al disco una fisicità e un'urgenza che certe produzioni ultra-patinate tendono a cancellare.

È il tipo di album che richiede diversi ascolti prima di aprirsi davvero. Non perché sia ostico o respingente, ma perché ha strati — e ogni passaggio rivela qualcosa che prima era rimasto sullo sfondo. L'unica riserva riguarda lo scream del frontman, che non è tra i più riusciti del genere e a tratti toglie qualcosa all'impatto complessivo. Ma è un appunto marginale su un disco che per il resto merita tutti gli ascolti che gli si vogliono dedicare.

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angosciante spirituale

Miglior traccia: De cris & de cendres

Hits: De cris & de cendres, Aux bras des vagues & des vomissures

83
Tier 4° · Rank 179°
Cover di Descent

Descent (2026)

Immolation

Metal Death Metal

Trentacinque anni di carriera e dodici album alle spalle: gli Immolation sono una delle colonne portanti del death metal, punto. Descent è un disco che ti squarcia letteralmente in due — e lo fa con la consapevolezza di chi sa esattamente dove mettere le mani.

La band alterna ritmi veloci e violenti, quasi da brutal death, a inserzioni tecniche con riff spiralici e batterie martellanti, fino a momenti più lenti e sognanti come Banished, dove affiora un'ispirazione black che spezza il flusso in modo inaspettato. È proprio questo continuo cambio di tempi a tenere alta l'attenzione: non c'è un momento in cui il disco si adagia. Bend Towards the Dark ne è l'esempio migliore — la sezione centrale costruisce tensione con variazioni ritmiche serrate, poi il brano si spegne quasi del tutto prima di riattaccare con un blast beat che arriva come un pugno. The Ephemeral Curse apre invece con un attacco di ferocia immediata, con sonorità che per un momento ricordano certi Mayhem — non a caso una band con cui gli Immolation sono attualmente in tour.

A tenere insieme tutto c'è Ross Dolan: un growl da manuale, potente e magnetico, che non sovrasta ma si incunea perfettamente nel muro sonoro. E quel muro è costruito con una produzione rifinita, pulita, godibilissima anche per chi al death metal ci si avvicina senza essere un habitué del genere.

Fare un disco death metal che sappia sorprendere ad ogni ascolto non è scontato. Descent ci riesce, e al momento è il candidato più solido all'AOTY metal del 2026.

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angosciante aggressivo

Miglior traccia: Bend Towards The Dark

Hits: Bend Towards The Dark, God’s Last Breath, Descent

96
Tier 1° · Rank 72°
Cover di Human

Human (1991) ✰

Death

Metal Death Metal Technical Death Metal

Agli inizi degli anni '90 il death metal americano era esploso, con band che facevano dell'aggressività pura e di un'estetica satanica il loro marchio di fabbrica. In questo contesto, i Death prendono una direzione diversa: la tecnica come ossessione, la complessità come estetica. Human, quarto disco della band, uscito nell'ottobre del 1991, è il punto di arrivo di questa svolta — e nasce da una storia personale: dopo che due membri storici avevano abbandonato Chuck Schuldiner per partire in tour senza di lui, lui aveva risposto assemblando una lineup di musicisti eccezionali e registrando quello che avrebbe definito "a statement. It's revenge." Al suo fianco, Paul Masvidal e Sean Reinert dei Cynic e il bassista Steve Di Giorgio: una formazione che non si sarebbe più ripetuta, e che si sente.

Il disco è aggressivo, sì — la batteria di Reinert colpisce come sassate fin dalle prime note di Flattening of Emotions, con i BPM sparati e una produzione più nitida rispetto ai lavori precedenti, dove ogni strumento trova il suo spazio. Ma quello che distingue Human è ciò che ci mette dentro oltre alla ferocia: variazioni ritmiche continue, riff melodici di una tecnica spietata, aperture quasi jazz nelle sezioni soliste di Masvidal. E poi c'è la voce di Schuldiner, difficile da classificare: non è lo scream del black metal, non è il growl basso dei Deicide, ma qualcosa nel mezzo — uno shout rauco e controllato che trasmette tensione più che violenza, come se stesse urlando qualcosa di urgente piuttosto che di brutale.

Il momento più sorprendente del disco è Cosmic Sea, traccia strumentale che arriva a spezzare il ritmo delle chitarre distorte con synth spaziali, cambi di tempo disorientanti e un'atmosfera sospesa che sembra uscire da un altro disco. È lì che si capisce dove stavano andando i Death — e dove sarebbero arrivati con Symbolic e The Sound of Perseverance.

Anche i testi segnano una rottura netta con i primi album: niente più gore, ma temi esistenziali, riflessioni sul potere e sulla condizione umana. Human è una pietra miliare, un ascolto imprescindibile per chi vuole capire come il metal estremo possa essere, allo stesso tempo, brutale e cerebrale.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: Flattening of Emotions

Hits: Cosmic Sea, Flattening of Emotions

100
Tier 1° · Rank 31°
Cover di Hvis Lyset Tar Oss

Hvis Lyset Tar Oss (1994) ✰

Burzum

Metal Black Metal Dark Ambient

Assurdo pensare che questo disco, registrato nel settembre del 1992, sia uscito nell'aprile del 1994 — quando Varg era già in carcere in attesa di processo per l'omicidio di Euronymous dei Mayhem. Una coincidenza che ha finito per colorare la percezione del disco stesso, rendendolo ancora più oscuro di quello che è.

Hvis lyset tar oss ha tutto quello che ti aspetti da un classico black metal della prima ora: distorsione continua, suono che sembra uscire da un apparecchio rotto, batterie incalzanti, produzione murata. Ma quello che lo fa risaltare davvero rispetto ad altri dischi dell'epoca è la voce di Varg — uno scream acutissimo, quasi un gemito, un lamento continuo che trasmette disperazione e angoscia in modo fisico. Non è una performance, è qualcosa che sembra sfuggire di mano.

Il disco conta quattro tracce. Le prime tre sono black metal puro, con i synth che non fanno da contorno ma entrano direttamente nel tessuto del suono, fondendosi con le chitarre in modo che atmosfera e aggressività diventino la stessa cosa. Poi arriva Tomhet, e cambia tutto: dopo trenta e passa minuti di distorsione, una tastiera sola ti porta altrove, in un paesaggio ipnotico e desolato che non ti aspettavi. È il momento più sorprendente del disco, e forse il più riuscito.

Non è un ascolto facile né "piacevole" nel senso convenzionale — per quello c'è Filosofem, che stupisce di più al primo impatto. Hvis lyset tar oss è più canonico, più diretto, ma non meno necessario. Per chi vuole capire fino a dove può spingersi la musica estrema, vale uno o più ascolti.

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angosciante misterioso

Miglior traccia: Tomhet

Hits: Tomhet

97
Tier 1° · Rank 69°
Cover di An Undying Love for a Burning World

An Undying Love for a Burning World (2026) ✰

Neurosis

Metal Sludge Metal Post-Metal Post-hardcore

Possiamo dire che abbiamo uno dei grandi dischi metal del 2026 — e non arriva da una band alle prime armi, ma da dei colossi dello sludge metal, uno dei sottogeneri del metal estremo più affascinanti. Il suono è quello che si ottiene mescolando doom metal con lo spirito di ribellione musicale e vocale del punk hardcore: riff pesanti come macigni, dinamiche che oscillano tra esplosioni brutali e momenti di quiete carica di tensione.

I Neurosis hanno già saputo regalare capolavori del genere — Through Silver in Blood del 1996 su tutti — ma qui fanno qualcosa di altrettanto interessante, anche grazie a una novità importante: Aaron Turner, fondatore degli ISIS e una delle figure più influenti del post-metal, entra nella band come chitarrista e vocalist. È una scelta che ha qualcosa di circolare, perché gli ISIS erano stati tra i gruppi più chiaramente debitori ai Neurosis stessi. Il risultato è un'iniezione di energia che si sente.

An Undying Love for a Burning World descrive, come da titolo, un mondo alla rovina — l'uomo accecato da se stesso, dalla sua incapacità di porsi limiti, che ha preso possesso della terra e l'ha portata all'autodistruzione. Una realtà distopica che tanto lontana dalla realtà non è, resa perfettamente dalle sonorità: non solo riff di chitarra spessi e pesanti, ma anche un uso importante di synth e suoni elettronici che creano atmosfere post-apocalittiche dal valore cinematografico.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Blind, una progressione continua che passa con soluzione di continuità da puro metal a sezioni di synth con una struttura quasi scenica. Seething and Scattered ha una sezione centrale ansiogena e tesa che ti tiene sulle spine. Last Light chiude il disco con distorsioni che sembrano sirene prima di un'apocalisse — diciasette minuti che non perdono un grammo di tensione.

Un ottimo disco, che merita una chance anche da chi il metal non lo mastica.

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angosciante

Miglior traccia: Blind

Hits: Blind, Seething and Scattered

95
Tier 1° · Rank 78°
Cover di Reign in Blood

Reign in Blood (1986) ✰

Slayer

Metal Thrash Metal

Nel metal esistono capolavori che hanno segnato epoche. Ma di Reign in Blood ce n'è solo uno.

1986: gli Slayer non inventano il death metal, ma di fatto lo partoriscono senza volerlo. Reign in Blood dura ventinove minuti, non un secondo di più, e in quei ventinove minuti il thrash metal smette di essere quello che era. I ritmi accelerano fino quasi a diventare rumore, gli assoli bruciano, le batterie di Dave Lombardo martellano come se il tempo stesse per finire. Il risultato è un disco che le band death metal successive studieranno come un testo sacro — paradossale, per una band che quel genere non voleva fondare.

La forza del disco sta spesso nelle sue introduzioni e nei cambi di ritmo: Criminally Insane scala da secchi colpi di batteria a un'escalation thrash/death che travolge, mentre Raining Blood — probabilmente il brano metal più riconoscibile di sempre — costruisce la sua leggenda su pochi secondi di temporale, suoni striduli e poi quel riff, inevitabile come una sentenza.

Il disco non è rimasto esente da polemiche: Angel of Death, traccia di apertura, si apre con un grido acutissimo di Tom Araya e versi che evocano Auschwitz — Auschwitz, the meaning of pain / The way that I want you to die. Le accuse di nazismo furono rispedite al mittente dalla band, che rivendicò la scelta come esplorazione tematica — una distinzione sottile, che ancora oggi divide.

Critiche a parte: questo disco non si ascolta soltanto, si subisce.

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aggressivo

Miglior traccia: Raining Blood

Hits: Raining Blood, Crimanlly Insane, Angel of Death, Reborn

100
Tier 1° · Rank 8°
Cover di Epicus Doomicus Metallicus

Epicus Doomicus Metallicus (1986) ✰

Candlemass

Metal Doom Metal

Epicus Doomicus Metallicus è il disco d'esordio della band metal svedese Candlemass. Uscito in un momento in cui a dominare la scena metal era il suono thrash e death — lo stesso anno videro la luce Reign in Blood degli Slayer e Under the Sign of the Black Mark dei Bathory, per citare due colossi — i Candlemass vanno controcorrente e puntano su sonorità doom, firmando uno dei dischi capisaldi del genere.

Il disco ha un suono epico che si regge in larga parte sulla voce del frontman Johan Längqvist: pulita, quasi operistica, in grado di trascinare atmosfere distese e lente con una teatralità naturale e mai forzata. E’ un disco che evoca nebbia, freddo, non solo climatico ma anche esistenziale, dove la voce sembra provenire da un posto lontano e solitario. Non mancano però momenti più accesi, soprattutto nei riff di chitarra duri e scanditi che spezzano il passo e tengono viva la tensione.

Tra i brani che restano impressi c'è sicuramente l'opener Solitude, che affronta di petto il tema della depressione — un pezzo che, da solo, vale l'ascolto dell'intero disco.

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malinconico trionfante

Miglior traccia: Solitude

Hits: Solitude

91
Tier 2° · Rank 118°
Cover di Under the Sign of the Black Mark

Under the Sign of the Black Mark (1987) ✰

Bathory

Metal Black Metal Death Metal

Under the Sign of the Black Mark è il terzo disco della band metal svedese Bathory ed è considerato uno dei primi dischi black metal della storia, fondamentale per l'influenza esercitata nella nascita e nello sviluppo della prima vera scena black metal, ovvero quella norvegese.

Il disco ti porta davvero all'inferno: alla voce, Quorthon sfoggia uno scream demoniaco e più rapido rispetto a quello tipico di altri dischi del genere, contribuendo a imprimere al tutto un ritmo più serrato rispetto agli standard del black metal norvegese. Il suono è ovviamente grezzo e aggressivo, e i testi sono violenti, con numerosi riferimenti alla morte e agli inferi, spesso attinti dalla mitologia norrena — Lend me the eight legged black stallion of Odin and I'll have my vengeance / Oh I'll with desire.

Tra le tracce più dirompenti e forti del disco non si possono non citare Woman of Dark Desires — un omaggio alla contessa Erzsébet Báthory che ha ispirato il nome della band — Call from the Grave e Equimanthorn. Fun fact: la scelta di ispirarsi a questa contessa non è causale: era una nobildonna ungherese del XVI secolo considerata una sadica e una serial killer spietata, spesso rinominata “Contessa Dracula”.

È un disco fondamentale, forse meno citato di altri lavori proto-black e proto-death coevi — su tutti Reign in Blood degli Slayer, uscito lo stesso anno — ma che negli anni è stato ampiamente rivalutato per l'impatto decisivo che ha avuto sulla generazione successiva del metal estremo.

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aggressivo

Miglior traccia: Equimanthorn

Hits: Woman of Dark Desires, Call from the Grave, Equimanthorn

96
Tier 1° · Rank 71°
Cover di Om

Om (2006) ✰

Negura Bunget

Metal Black Metal Progressive Metal Folk Metal

Om è il quarto disco in studio della band romena Negură Bunget. Siamo di fronte a uno dei dischi metal più incredibili degli anni 2000, e lo si capisce fin dalla prima traccia: un'intro che svela immediatamente la teatralità con cui è stato concepito l'intero lavoro.

Om è uno di quei dischi accostabili a opere come The Mantle degli Agalloch o Écailles de Lune degli Alcest — non perché sia semplicemente un disco black metal, ma perché è uno di quei lavori che prende il genere e cerca di espanderlo, portandolo verso territori altri.

I Negură Bunget lo fanno introducendo una componente folk profondamente legata alla loro tradizione: i muri di suono del black lasciano quindi spazio a strumenti come il flauto di pan, il nai — una sua variante romena — o il toacă, uno strumento di origini antichissime utilizzato nella tradizione ortodossa dell'Est europeo.
Questi elementi, insieme a tamburi, batteria e chitarre, contribuiscono a costruire un'atmosfera quasi teatrale e incredibilmente evocativa, in cui il suono più violento del black metal passa in secondo piano, senza essere messo al centro.

Questa alternanza tra forza black metal e folk si ripropone non solo a livello di tracklist, ma all'interno di ogni singolo brano: un pezzo come Dedesuptul, ad esempio, inizia in pieno territorio metal — blast beat e muri di suono — per poi virare in maniera del tutto naturale verso sonorità totalmente diverse, dissolvendo le distorsioni e trasportando l'ascoltatore in un'altra dimensione.

Nonostante la sua complessità, è un disco da provare ad avvicinarcisi con curiosità, ideale per chi voglia esplorare quel filone del black metal che punta sull'atmosfera e sulla stratificazione del suono, senza doversi confrontare con alcuni degli eccessi del genere che possono risultare respingenti.

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misterioso spirituale

Miglior traccia: Norilor

Hits: Dedeseptul, Norilor

100
Tier 1° · Rank 41°
Cover di Altars of Madness
10°

Altars of Madness (1989) ✰

Morbid Angel

Metal Death Metal

Altars of Madness è il disco di debutto dei Morbid Angel ed è considerato una delle pietre miliari del death metal. Un album dirompente, spesso citato tra i primi a spingersi verso sonorità davvero estreme: con questo disco i Morbid Angel hanno alzato drasticamente l'asticella dell'aggressività, tanto sul piano lirico quanto su quello strumentale.

Testi blasfemi e provocatori affidati alla voce di David Vincent, un growl non eccessivamente marcato, accompagnato da continue variazioni di ritmo, con la batteria che accelera e decelera in modo forsennato e i riff di chitarra che irrompono con violenza. Tra le tracce da menzionare, Chapel of Ghouls, che ricrea atmosfere demoniache e si chiude con una combo finale batteria+riff devastante.

Insieme ad altri dischi dell'epoca e del genere, è un ascolto imprescindibile per chiunque voglia capire l'evoluzione del metal più estremo.

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angosciante aggressivo

Miglior traccia: Chapel of Ghouls

Hits: Chapel of Ghouls, Maze of Torment

96
Tier 1° · Rank 76°
Cover di Agricolture
11°

Agricolture (2023) ✰

Agricolture

Metal Black Metal Blackgaze

Per qualcuno potrebbe sembrare rumore dall'inizio alla fine. La verità è che gli Agricolture - band post-black/blackgaze di Los Angeles - hanno saputo trasformare il rumore in estrema bellezza. Concettualmente si inseriscono in quel filone del black metal aperto dai francesi Alcest e reso popolare da quel gioiello dalla copertina rosa shocking che i Deafheaven pubblicarono nel 2013. Ma con questo disco d'esordio, gli Agricolture dimostrano di poter dire la loro in grande stile - e con una forza che lascia senza fiato.
Il disco si apre con “The Glory of the Ocean”, e il titolo è già tutto un programma: atmosfera rilassata, distesa, quasi un locus amoenus sonoro in cui ci si adagia senza resistenza. Ma quella pace viene demolita senza preavviso da un muro sonoro estremo, super distorto, con blast beat poderosi che travolgono come uno tsunami - esattamente come quella massa d'acqua che campeggia in copertina. E da lì non emergi più. Il disco è un susseguirsi di momenti estremi, catartici, estatici, che si abbattono uno dopo l'altro senza mai perdere in intensità.
Gran parte del disco è occupata da Look, diviso in tre parti, e anche qui gli Agricolture sanno sorprendere: dal giro di violino che piomba nella scena nel mezzo della Pt. 1 - un momento di bellezza quasi irreale - all'incipit devastante della Pt. 3, che riapre tutto con forza brutale. Chiude “Relier”, forse il brano più vicino al black metal classico dell'intero disco, un finale che riporta alle radici senza nulla togliere a quanto costruito prima.
Se con questo disco volevano presentarsi al mondo, beh - ci sono riusciti benissimo.

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Miglior traccia: Look, Pt. 2

Hits: The Glory of the Ocean, Look Pt.2, Look Pt. 3

100
Tier 1° · Rank 15°
Cover di Desolation’s Flower
12°

Desolation’s Flower (2023)

Ragana

Metal Black Metal Doom Metal

Dopo diversi progetti autoprodotti, Desolation's Flower segna il primo disco sotto The Flenser per il duo black metal composto da Maria Stocke e Nicole Kurmina Gilson. In un genere storicamente a dominanza maschile, la presenza di due donne agli strumenti è già di per sé una rottura — e il disco lo conferma fin dai primi minuti. Quello che si avverte ascoltando Desolation's Flower è la sensazione di trovarsi davanti a un progetto che usa sì alcune componenti del black metal — i muri di chitarre fortemente distorte, le batterie incessanti — ma con l'obiettivo dichiarato di portarti altrove.
Le atmosfere sono cupe, i ritmi generalmente lenti, di ispirazione più doom che black, e lo scream trasuda disperazione pura. I riverberi e le distorsioni sono spinti all'estremo, al punto che certi passaggi sembrano provenire da una radio rotta — un effetto straniante e perfettamente coerente con lo spirito del disco. I momenti di grande impatto non mancano: dall'attacco della title track, che esplode dopo un inizio quasi post-rock, al crescendo della batteria nel finale di Woe, ogni picco emotivo è guadagnato.
Non è troppo azzardato il paragone con Sunbather dei Deafheaven — ma se lì dominava la luce, qui è l'ombra a fare da protagonista. Desolation's Flower è un disco magistrale.

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Miglior traccia: Woe

Hits: Desolation’s Flower, Woe

95
Tier 1° · Rank 83°
Cover di Sealed into None
13°

Sealed into None (2026)

Exxul

Metal Doom Metal Epic Metal Power Metal

Direttamente dall’undeground metal canadese, Sealed into None è il disco di esordio degli Exxul. E’ sicuramente un disco che avrà fatto saltare dalla sedia gli appassionati di un certo epic/doom metal in quanto riporta in vita una sonorità che forse andava di più a fine anni ‘80, primi anni ‘90 - stile Candlemass- e oggi si fatica a sentire.

Loro dimostrano che ancora oggi si può fare un disco (bello) di questo genere, avendo bene in mente i riferimenti cardine. Il disco è composto da sole 5 tracce, che si presentano come lunghe suite, con alternanza tra sonorità doom - più tetre e gelide - a momenti dove gli assoli di chitarra esplodono in vero epic metal.

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sognante misterioso

Miglior traccia: Blighted Deity

79
Tier 4° · Rank 199°
Cover di A World Ablaze
14°

A World Ablaze (2026)

Nazghor

Metal Black Metal Melodic Black Metal

A World Ablaze è l’ottavo disco della band svedese Nazghor. E’ il lavoro di una band di nicchia, che celebra le proprie origini con un disco dedicato alla città di Uppsala.

Dal punto di vista musicale, ottimo lavoro: tutte i brani sono trainati da una batteria importante per esplodere verso la fine in riff di chitarra magistralmente eseguiti, rubati più al metal melodico che di vera ispirazione black. C’è infatti una trama melodica, creata propria dalle chitarre, che accompagna l’ascoltatore lungo tutto il disco, facendo a volte quasi dimenticare il ritmo martellante della batteria sottostante.

Non è un progetto che sperimenta troppo e non c’è spazio a grosse contaminazioni, ma per come è suonato e prodotto risulta un disco godibile.

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misterioso trionfante

Miglior traccia: Baptized in Blood

80
Tier 4° · Rank 194°
Cover di Carving the Causeway to the Otherworld
15°

Carving the Causeway to the Otherworld (2026)

Coscradh

Metal Death Metal Blackened Death Metal

La sensazione che si prova ascoltando questo secondo disco ufficiale dei Coscradh è quella di essere trascinati in un turbinio di malignità, con brani che nascono subito martellanti, con blast beat ripetuti, per poi esplodere i riff di chitarra “spiralici”. Il death metal da spazio a momenti e sonorità più propriamente “black”, che possono ricordare i Mayhem o in generale il black metal norvegese. La band narra di mitologia e spiritualità ispirata al mondo dell’Irlanda antica, e guida l’ascoltare verso il passaggio ad una realtà ultraterrena. Un buon disco blackened death metal che forse però si muove in un territorio già battuto, senza osare troppo nella sperimentazione.

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aggressivo spirituale

Miglior traccia: Adhradh De Ghoac

72
Tier 5° · Rank 233°
Cover di DREAMCRUSH
16°

DREAMCRUSH (2026)

MOL

Metal Post-Metal Blackgaze

“DREAMCRUSH” è il terzo disco della band blackgaze danese “MOL”. E’ un disco dalle sonorità molto eterogenee: parti melodiche, atmosfere sognanti alternate a momenti più carichi e vigorosi. Si sente moltissimo l’ispirazione “Deafheaven” e in particolare dei loro dischi più prettamente “shoegaze”. Non troviamo solo scream ma anche tante parti vocali pulite e in generale una componente “black” molto ridotta - in alcune tracce quasi assente. In termini di contenuto, non è un disco immediato: i testi sono evocativi, parlano per immagini e metafore, affrontando temi quali la resilienza, il confronto con se stessi e l’idea del sogno come apertura di possibilità ma anche di tensione. Nel complesso è un ottimo disco, più immediato rispetto a molte uscite blackgaze e post-black metal, grazie alla sua componente melodica più evidente. Probabilmente però può essere meno apprezzato da un pubblico più affine al black-metal “puro”. Il disco contiene comunque dei momenti davvero riusciti - come “Hud”, “Sma Forlis” o la super sognante “Favour”. Una cosa è certa: ci sono tutti i presupposti per sentire un grandissimo progetto da questo band danese nei prossimi anni.

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sognante aggressivo

Miglior traccia: Hud

Hits: Hud, Sma Forlis

84
Tier 4° · Rank 176°
Cover di The Mantle
17°

The Mantle (2002) ✰

Agalloch

Metal Black Metal Folk Metal Post-Metal Folk Black Metal

The Mantle è uno di quei dischi che quando lo ascolti, ti chiedi: cosa sto sentendo? È uno di quei dischi che trascendono davvero il genere.
Riduttivo definirlo semplicemente black metal: le componenti black ci sono, ma non sono il fulcro assoluto. Allo stesso tempo, non è nemmeno un disco folk in senso tradizionale. È un progetto dal respiro amplissimo, che si prende tutto il tempo necessario per costruire il proprio mondo sonoro e trascinarti dentro il suo concept. E’ un disco profondamente immersivo: ti porta in paesaggi desolati, in scenari naturali immensi, dove la presenza della natura è quasi fisica. C’è una dimensione contemplativa, malinconica, che va oltre la semplice etichetta metal.

Musicalmente, la chitarra acustica è centrale: crea quel ponte fondamentale tra le atmosfere folk e le esplosioni più marcatamente black e post-metal. È proprio questo equilibrio a rendere il disco così potente. Non punta sull’aggressività gratuita, ma sulla costruzione emotiva, sull’atmosfera, sulla profondità. E riesce a tenere tutto insieme grazie ad un uso sapiente di suoni ambientali, creando una esperienza di ascolto totalizzante.

È un album fondamentale perché ha dimostrato che il metal può andare oltre i suoi confini più rigidi. Che può essere evocativo, cinematografico, quasi spirituale. Richiede diversi ascolti per essere assimilato pienamente, ma ne vale assolutamente la pena. Magari per gli amanti del suono più duro e black, non è il disco della vita ma è anche grazie a un lavoro come questo che negli anni successivi è esplosa una scena blackgaze e black atmosferico di altissimo livello, con realtà come Wolves in the Throne Room, Alcest e Deafheaven che hanno raccolto e sviluppato quell’eredità. Un disco che non si limita a stare dentro un genere: lo espande.

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malinconico spirituale angosciante

Miglior traccia: Odal

95
Tier 2° · Rank 87°
Cover di Follow the Reaper
18°

Follow the Reaper (2000) ✰

Children of Bodom

Metal Death Metal Melodic Death Metal

Follow the Reaper è il terzo album in studio dei Children of Bodom, band finlandese, uscito nel 2000. È considerato da molti — critica inclusa — il loro disco migliore, per l'equilibrio trovato tra aggressività death metal e melodie di ispirazione power metal. Un equilibrio che all'epoca non era scontato, e che ha contribuito a definire il suono melodeath nei primi anni 2000 insieme al resto della produzione della band.

Il disco non è tra le mie prime scelte in ambito metal, ma sarebbe disonesto non riconoscerne il valore. L'epicità di certe melodie è difficile da ignorare: la title track e Kissing the Shadows sono l'esempio più diretto — riff che ti agganciano quasi subito, con una facilità che non è semplicismo ma costruzione. A rendere tutto più stratificato ci pensano assoli e tastiere impeccabili, che aggiungono una dimensione quasi cinematografica al suono senza mai appesantirlo.

È un disco che ha segnato una fase precisa del metal estremo — uno di quei lavori che si riconoscono come pietre miliari anche quando magari non sono esattamente nelle tue corde.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: Kissing The Shadows

Hits: Follow the Reaper, Kissing the Shadows

85
Tier 3° · Rank 167°
Cover di Liturgy of Death
19°

Liturgy of Death (2026)

Mayhem

Metal Black Metal

I padri del Black Metal tornano con il loro settimo disco, “Liturgy of Death”, una sorte di concept album sulla morte. Lo stile è quello a cui la band ha abituato i fan da tempo: tecnica, riff articolati e batteria pesante e martellante. Forse un pò troppo “hi-fi” rispetto allo standard del black metal. Alla voce, Attila regala una buona performance vocale, con scream profondi e potenti. Particolarmente interessante è la chiusura della traccia finale che, con l’incursione di tamburi, ti proietta immediatamente in una specie di rito tribale - in generale lungo tutto il disco ci sono suoni “sciamanici” che evocano una atmosfera rituale. Difficilmente rientrerà nei migliori dischi del 2026, ma rimane comunque un progetto apprezzabile, non solo per il fatto che arriva da una band gigante del genere.

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spirituale aggressivo misterioso

Miglior traccia: The Sentence of Absolution

77
Tier 4° · Rank 209°
Cover di Eon of Obscenity
20°

Eon of Obscenity (2026)

Stabbing

Metal Brutal Death Metal Death Metal

E’ Incredibile pensare che la voce di questa band super brutale del Texas sia una donna, Bridget Lynch, che regala qui una performance vocale pazzesca per il genere. “Eon of Obscenity” è un ottimo disco death metal, con tutti gli elementi richiesti dal genere: aggressivo, brutale, violento in ogni sua parte. Stupire nel death metal non è facile, ma qui la band texana riesce ad inserire alcuni micro elementi - assoli accennati, ritmi sincopati, growl “animaleschi” che richiamano i Deicide dei tempi d’oro - che ti “agganciano” e rendono l’ascolto “piacevole”. Le 11 tracce del progetto sono tutte abbastanza brevi, contribuendo a creare una esperienza di ascolto che si consuma velocemente, senza portare a percepire una eccessiva pesantezza che un genere come questo può generare. In conclusione un ottimo disco per gli amanti del metal estremo.

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aggressivo

Miglior traccia: Symphony of Absurdity

Hits: Symphony of Absurdity

90
Tier 2° · Rank 125°
Cover di Megadeth
21°

Megadeth (2026)

Megadeth

Metal Thrash Metal Hard Rock

Stiamo parlando di una band gigantesca, che ha scritto la storia del Trash Metal. Questo è il loro ultimo disco e non si può dire che non escono in grande stile. L’album nel complesso suona bene ma è forse è più un’operazione nostalgia che altro. Un disco per i fan storici che però nel contesto del metal attuale fondamentalmente non aggiunge nulla. Carino il remake di “Ride The Lightning” dei Metallica, che però sottolinea quanto Mustaine rivendica un pò di meriti sul successo della band, di cui ha fatto parto per un periodo.

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trionfante aggressivo

Miglior traccia: Made to Kill

62
Tier 6° · Rank 291°
Cover di Deicide
22°

Deicide (1990) ✰

Deicide

Metal Death Metal

Deicide è il disco d'esordio dell'omonima band di Tampa, Florida, uscito nel 1990, e uno dei documenti fondamentali del death metal americano — insieme a quello che stava producendo in quegli stessi anni la scena di Tampa con Morbid Angel, Obituary e Cannibal Corpse.

Il suono è brutale, velocissimo, senza respiro. La sezione ritmica di Steve Asheim macina blast beat su blast beat, i fratelli Hoffman costruiscono riff sovrapposti e caotici, e Glen Benton — bassista e vocalist — ci mette sopra una performance vocale che ancora oggi è difficile da eguagliare: growl bassissimi e scream acutissimi in doppia traccia simultanea, come se stessero cantando due versioni dello stesso demone. I testi sono intrisi di satanismo e anticristianesimo viscerale — provocatori, teatrali, al limite del grottesco, anche se lo stesso Benton ha ammesso nel tempo che c'era molta più performance che ideologia dietro.

Dead by Dawn è l'esempio più immediato di cosa sa fare questo disco: il ritornello è una ripetizione ossessiva del titolo, martellato sopra un muro di chitarre, aggressivo fino all'ipnosi. È uno di quei riff che non escono dalla testa.

L'unico possibile limite è che trenta minuti di questa intensità, senza mai allentare, possono far sembrare alcune tracce ridondanti — non perché siano deboli, ma perché il disco non concede mai un attimo di tregua. È un rischio calcolato, e per chi regge il ritmo il risultato è clamoroso.

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aggressivo

Miglior traccia: Dead by Dawn

Hits: Dead By Dawn

98
Tier 1° · Rank 63°
Cover di I Want To See Everything
23°

I Want To See Everything (2026)

Don't Turn

Metal Black Metal Folk Metal Folk Black Metal

Disco di una band abbastanza sconosciuta, di origine probabilmente slave o russe. Il disco fonde black metal a musica folk, di evidentemente provenienza “est-europa”. Ha qualcosa di interessante nella produzione ma in più punti il disco sembra riciclare le melodie. Forse l’intenzione era quello di creare una esperienza quasi “ipnotica” ma alla lunga può annoiare o si può avere la sensazione di riascoltare sempre la stessa traccia.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: Women in Formaldeyde

59
Tier 6° · Rank 303°
Cover di Elevation
24°

Elevation (2026)

Enshine

Metal Melodic Death Metal

“Elevation” non è un disco indimenticabile ma nemmeno un brutto ascolto. Le sonorità sono quelle del melodic death metal, con spazio però anche ad alcuni momenti più prettamente doom o post-metal. Purtroppo la produzione non convince totalmente. Il suono sembra un po troppo overprodotto per il genere. Nel complesso, un disco che si può ascoltare qualche volta ma difficilmente rimane in loop nelle playlist.

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misterioso sognante

Miglior traccia: The Purity of Emptiness

68
Tier 6° · Rank 267°
Cover di Legacies of Human Frailty
25°

Legacies of Human Frailty (2026)

Woe

Metal Black Metal Melodic Black Metal

Uno dei tanti album black-metal nella media. A parte un paio di tracce che melodicamente possono attirare, il resto sembra già risentito, senza nessun elemento distintivo.

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aggressivo

Miglior traccia: The Justice of Gnashing Teeth

59
Tier 6° · Rank 305°
Cover di Violent Playground
26°

Violent Playground (2026)

Violent Playground

Metal Metalcore Deathcore

“Violent Playground” è un disco senza una identità precisa: metalcore, deathcore, qualche pezzo rap, mischiati senza una direzione ben precisa. Un progetto confuso, overprodotto e assolutamente dimenticabile.

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angosciante

Miglior traccia: Violent Playground

33
Tier 8° · Rank 334°
Cover di Master of Puppets
27°

Master of Puppets (1986) ✰

Metallica

Metal Thrash Metal

Ci sono dischi che senti subito essere fuori categoria. Master of Puppets è uno di quelli: terzo album dei Metallica, 1986, e già dai primi minuti è chiaro che siamo davanti a qualcosa di diverso dal thrash metal che girava in quel momento — più costruito, più ambizioso, più pesante in senso pieno.

La title track è storia: quel ritmo che avanza compatto, si spezza, si ferma, e poi riparte come se niente fosse — è uno dei momenti più riconoscibili del metal anni '80, e funziona ancora oggi esattamente come allora. Ma il disco non si regge solo sul suo brano più famoso. Disposable Heroes è forse il pezzo meno citato del lotto, eppure è uno dei più devastanti: l'attacco di batteria iniziale è immediato e brutale, e il brano cresce con una furia che non si allenta mai. Il ritornello — you will die when I say, you must die, back to the front — è aggressivo come pochi, quasi un ordine militare scandito sopra un muro di chitarre.

A rendere tutto questo possibile c'è anche Cliff Burton, bassista della band e anima musicale di questo disco — l'ultimo che avrebbe registrato con i Metallica. Muore nel settembre del 1986, a 24 anni, in un incidente col bus durante il tour in Svezia. Sapere questo non cambia le note, ma cambia il peso di quello che si ascolta.

Un capolavoro assoluto, difficilmente stancante nonostante la complessità e la durata dei brani. Uno di quei dischi che non finisce mai di darti qualcosa.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Master of Puppets

Hits: Master of Puppets, Disposable Heroes

100
Tier 1° · Rank 36°
Cover di The Dreaming Prince in Ecstasy
28°

The Dreaming Prince in Ecstasy (2025)

Lamp of Murmuur

Metal Black Metal Thrash Metal

The Dreaming Prince In Ecstasy è il quarto disco della band black metal statunitense Lamp of Murmuur. Non è sicuramente tra le migliori uscite black del 2025, ma resta comunque un lavoro discreto.

La band adotta una formula piuttosto standard per il genere, che richiama fortemente lo stile degli Emperor e, in parte, anche quello degli Immortal. C’è qualche traccia meglio riuscita, come Hategate, una lunga suite potente e melodica, arricchita da alcune variazioni interessanti. Tuttavia, il disco soffre di una presenza eccessiva di brani poco incisivi, che finiscono per farlo suonare come un lavoro black metal nella media.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: Hategate

68
Tier 6° · Rank 268°
Cover di Confusion Gate
29°

Confusion Gate (2025)

Yellow Eyes

Metal Black Metal Folk Black Metal

Confusion Gate è il settimo album in studio dei Yellow Eyes, band black metal newyorkese fondata dai fratelli Will e Sam Skarstad.

È un disco che si apprezza e si consolida con gli ascolti: non è immediato, perché mescola black metal tradizionale — lo-fi, martellante e ipnotico — con sonorità folk che ne allargano considerevolmente l'orizzonte. Non solo batteria e riff, dunque, ma anche intermezzi e introduzioni con strumenti a fiato che ricreano atmosfere quasi medievali, dal sapore fiabesco. Il sassofono, suonato da Patrick Shiroishi, è presente in tre tracce Yellow Eyes e contribuisce in modo determinante a questo carattere evocativo.

Alcune intro non sfigurerebbero in una colonna sonora fantasy: quella di The Thought of Death, in particolare, è di una bellezza disarmante. Nel complesso è un disco veramente ben fatto, con melodie capaci di restare in testa a lungo.

The Thought of Death merita appunto una menzione a parte: una lunga suite con diversi cambi di ritmo e di melodia, probabilmente il punto più alto dell'intero album.

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sognante euforico

Miglior traccia: The Thought of Death

Hits: The Though of Death, A Forgotten Corridor

93
Tier 2° · Rank 99°
Cover di Scapulimacy
30°

Scapulimacy (2025)

Hedonist

Metal Death Metal Brutal Death Metal

Scapulimancy è l'album di debutto degli HEDONIST, band death metal canadese.

Non inventano nulla di nuovo — la formula è già collaudata — ma la applicano a regola d'arte. Il risultato è un progetto che suona benissimo: violento, aggressivo, martellante, con qualche momento qua e là che devia dallo standard del genere.

L'album è inoltre abbastanza breve, il che lo rende scorrevole e mai noioso. Sicuramente una band da tenere d'occhio.

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aggressivo

Miglior traccia: EXECUTION WHEEL

87
Tier 3° · Rank 154°
Cover di Labyrinthine
31°

Labyrinthine (2025)

Faetooth

Metal Doom Metal Shoegaze Doomgaze

Faetooth è un trio tutto al femminile di Los Angeles e con “Labyrinthine” firmano uno dei progetti metal più interessanti dell’anno. E’ un disco che richiede più ascolti per essere assimilato, ma quando lo si comprende arriva tutta la sua forza e bellezza. Non è un semplice disco doom metal. Nelle sue atmosfere distese, malinconiche ed eteree, si possono trovare forti influenze, dal post-metal allo shoegaze. Un tratto distintivo del suono di “Labyrinthine” è la crescente energia: molte tracce partono lente, con la batteria che scandisce tempi prolungati, quasi sospesi, ma con chitarra e basso già ruggenti ; poi quasi tutti i brani - e nel complesso anche l’album di per sé - “crescono” come in un climax estremo. Chitarra e basso diventano più brutali e distorti, la batteria parte alla carica. Il ritmo si fa più incalzante e arriva tutta la potenza del loro suono. Il disco ha anche un concept interessante, quello di perdersi in un labirinto mentale e di esplorare i propri ricordi per comprendersi. Tra tutte le tracce, spicca “Hole”, un brano capolavoro dalla crescente carica emotiva, che sul finale esplode in uno dei moment metal più riusciti degli ultimi anni.

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malinconico sognante aggressivo

Miglior traccia: Hole

Hits: Hole

97
Tier 1° · Rank 68°
Cover di Machine Head
32°

Machine Head (1972) ✰

Deep Purple

Metal Heavy Metal Hard Rock

Machine Head è il sesto album in studio dei Deep Purple e uno di quei dischi che hanno segnato l'evoluzione dell'hard rock e gli albori dell'heavy metal — un ascolto categorico.

Breve, appena 38 minuti registrati in poche settimane, ma intenso e mai noioso. Il suono è volutamente grezzo, urgente, come se la band avesse voluto catturare qualcosa di vivo prima che svanisse. Smoke on the Water è qui, con il riff più iconico della storia del rock, ma i brani meno celebri riservano spesso le sorprese migliori — l'ingresso della batteria in Pictures of Home è trionfale, difficile da dimenticare.

Quello che colpisce davvero però non sono i singoli riff, ma la coesione del disco nel suo insieme: chitarra, basso, organo, voce — una voce che sa essere melodica e immediata senza scadere nel pop — tutto si muove compatto, senza sbavature.

Un disco che forse non rimane in loop per sempre, ma che ogni volta che si rimette su suona esattamente come deve.

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aggressivo trionfante giocoso

Miglior traccia: Pictures of Home

Hits: Pictures of Home, Smoke on The Water

95
Tier 1° · Rank 82°
Cover di Lord of Two Horns
33°

Lord of Two Horns (2025)

Drawn and Quartered

Metal Death Metal

Lord of Two Horns è un disco di nicchia dei Drawn and Quartered, band attiva sulla scena da diversi anni.Non è un lavoro particolarmente innovativo: death metal brutale senza compromessi, che si inserisce chiaramente nella scia dei grandi del genere, come i Morbid Angel. Però lo fanno talmente bene, in modo così “da manuale”, da risultare comunque molto efficaci.

Se si cercano 30 e passa minuti di suono violento, aggressivo, quasi da tortura, questo è decisamente il disco giusto.

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aggressivo

Miglior traccia: Lord of Two Horns

Hits: Lord of Two Horns, Grimoire of Blood

82
Tier 4° · Rank 187°
Cover di Metagonism
34°

Metagonism (2025)

Kakothanasy

Metal Death Metal Brutal Death Metal Goregrind

Metagonism dei Kakothanasy è un album che colpisce, ma decisamente non per tutti. È brutale fino all’eccesso, con una voce gutturale profondissima che rende praticamente impossibile distinguere anche una sola parola.

Allo stesso tempo, però, il suono è sorprendentemente tecnico e pulito: batteria serrata e riff potenti riescono a mantenere un equilibrio interessante tra caos e precisione.

Dietro questa furia sonora si intravedono anche temi più profondi, suggeriti dai titoli lunghi e criptici dei brani: evoluzione, sofferenza, biologia e trasformazione, trattati in modo astratto, quasi cosmico.

In poche parole, un disco death metal notevole, capace di unire violenza sonora e una certa profondità concettuale.

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spirituale aggressivo

Miglior traccia: The Hard Problem of Targeting An Irrefutable Endogenous Transmission In A Somatic Compound

Hits: 0

74
Tier 4° · Rank 226°
Cover di Master of Reality
35°

Master of Reality (1971) ✰

Black Sabbath

Metal Heavy Metal

Master of Reality, uscito nel 1971, è il terzo disco dei Black Sabbath e il momento in cui il loro suono diventa davvero pesante — più pesante di qualsiasi cosa avessero fatto prima. Se Paranoid era un'esplosione di energia e istinto, qui la band rallenta, si fa più cupa e compatta, anticipando le fondamenta di tutto il doom e lo stoner a venire.

Sweet Leaf e Into the Void suonano come rituali fumosi, ipnotici, dove il groove ti trascina verso il basso senza che tu te ne accorga; Children of the Grave invece è un'altra bestia — cadenzata, aggressiva, con Ozzy che canta come un profeta in trance sopra un riff che non ti lascia scampo.

È meno immediato di Paranoid, ma più profondo e atmosferico: un disco che non ti prende solo a pugni, ti avvolge.

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angosciante spirituale malinconico

Miglior traccia: Children of the Grave

Hits: Children of the Grave, Sweet Leaf

100
Tier 1° · Rank 37°
Cover di Paranoid
36°

Paranoid (1970) ✰

Black Sabbath

Metal Heavy Metal Hard Rock

Paranoid dei Black Sabbath, uscito nel 1970, è uno dei dischi più influenti della storia del metal. In appena otto brani, la band di Birmingham definisce i codici del genere: riff monolitici, atmosfere cupe e un senso di inquietudine che, all'epoca, era pura avanguardia.

Quello che colpisce ancora oggi è il contrasto interno al disco — brani lenti e pesanti come War Pigs e Iron Man, costruiti su riff che sembrano colare come piombo fuso, contro la title track e Rat Salad, più dirette e accelerate, quasi punk prima del punk. A tenere tutto insieme c'è una produzione volutamente grezza, sporca, che non leviga nulla e lascia ogni colpo di chitarra e ogni urlo di Ozzy esattamente dove cadono.

È quella ruvidezza a renderlo ancora vivo. Paranoid non è solo la nascita dell'heavy metal — è ancora, più di cinquant'anni dopo, uno dei suoi vertici assoluti.

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angosciante malinconico misterioso

Miglior traccia: Paranoid

Hits: Paranoid, Iron Man

98
Tier 1° · Rank 61°
Cover di The Spiritual Sound
37°

The Spiritual Sound (2025) ✰

Agricolture

Metal Blackgaze

Già nel 2023 gli Agricolture avevano stupito con il loro disco Agricolture, con cui si erano presentati al pubblico. Con questo secondo disco, confermano di essere una band di punta nel black metal moderno. In questo progetto non solo sono riusciti a consolidare il loro suono, riprendendo alcuni motivi melodici del disco precedente, ma sono riusciti a spingersi anche oltre, contaminandosi con altri generi.

Se il primo disco era più “omogeneo” nel suono - chitarre super riverberate e distorte, blast beat poderosi - qui c’è molta eterogeneità, con influenze dal noise-rock e dalla musica industriale. Lo si capisce fin dalle prime note di My Garden, che possono quasi - lontanamente ma non troppo - ricordare certe sonorità degli Slipknot. E’ un disco non lineare, in cui ogni brano sembra esplorare una direzione diversa, pur mantenendo la coerenza emotiva di quello che a loro piace definire “ecstatic black metal”. Lo scream di Leah Levinson rimane impeccabile e contrasta perfettamente con le parti più atmosferiche del disco.

Tra tutte le tracce spiccano notevolmente Flea - con dei giri di chitarra distorta che creano un muro di suono poderoso - la più aggressiva The Weight o Bodhidarma - con un riff esplosivo finale super sognante.

Un disco che conferma che la scena blackgaze moderna riesce a raggiungere dei livelli altissimi.

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aggressivo spirituale

Miglior traccia: The Weight

Hits: The Weight, My Garden, Bodhidharma, Flea

100
Tier 1° · Rank 10°
Cover di Exercises in Futility
38°

Exercises in Futility (2015)

Mgla

Metal Black Metal

Exercises in Futility dei Mgła sfiora la perfezione. Cupo, lucido e disperato, è uno di quei dischi che incarnano lo spirito del black metal senza compromessi — non dalla Norvegia, ma da Cracovia, Polonia, dove il duo formato da M. e Darkside ha costruito in silenzio uno dei lavori più rigorosi del genere.

La struttura è già una dichiarazione poetica: sei tracce numerate da I a VI, tutte intitolate Exercises in Futility. Nessun titolo individuale, nessuna concessione alla frammentazione — un'unica opera continua che rifiuta l'idea stessa di singolo o momento isolato. Le liriche seguono la stessa logica: nichilismo filosofico, non decorativo. Non "Satana e inverno" ma una riflessione lucida sull'inutilità di ogni sforzo umano, sulla futilità come condizione esistenziale. È un disco che ha qualcosa da dire, e lo dice senza alzare la voce.

Musicalmente, la produzione non è lo-fi nel senso grezzo del termine — è asciutta e tagliente, ogni elemento al suo posto con precisione chirurgica. I riff si muovono in spirali ossessive, ipnotiche, con un'eco di Burzum — Filosofem in particolare, o il primo disco — in quel modo di costruire atmosfere gelide attraverso la ripetizione piuttosto che attraverso l'aggressività fine a se stessa. La differenza è che Mgła ci aggiunge una tensione ritmica che Burzum non ha mai avuto: Darkside è tra i batteristi più interessanti del black metal contemporaneo, e si sente soprattutto nel finale del disco, dove l'intensità cresce traccia dopo traccia — V e VI in particolare — con pattern ipnotici che intrecciano caos e controllo in modo quasi rituale.

Non è un disco immediato. Richiede più ascolti per rivelare tutta la sua profondità. Ma chi ha pazienza trova del black metal moderno di ottima fattura.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: Exercises in Futiliy V

Hits: Exercises in Futily V, VI

93
Tier 2° · Rank 98°
Cover di Tavastland
39°

Tavastland (2025)

Havukruunu

Metal Black Metal Folk Black Metal

Tavastland è un album che si ascolta con piacere: potente, ispirato e con un’identità piuttosto chiara.

Il mix però non sempre convince fino in fondo. Musicalmente siamo su un black metal pulito e tradizionale, con riff solidi, batteria energica e strutture familiari nel senso giusto. La band riesce a mantenere bene quel bilanciamento tra ferocia e melodia che caratterizza il genere, senza cadere in eccessi troppo moderni.

Il concept, ispirato alla ribellione della terra di Tavastia contro l’invasione cristiana, aggiunge un’aura pagana coerente e suggestiva, perfettamente in linea con l’atmosfera del disco.

Nel complesso è un lavoro ben costruito, ma a cui manca ancora qualcosa — un po’ più di sperimentazione o di lavoro sulle strutture — per fare davvero il salto di qualità.

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aggressivo

Miglior traccia: Tavastland

Hits: Tavastland

76
Tier 4° · Rank 215°
Cover di Tales of Othertime
40°

Tales of Othertime (2021)

Stormkeep

Metal Black Metal Melodic Black Metal

Gli Stormkeep sono ancora una band poco conosciuta, e Tales of Othertime è il loro primo album in studio — arriva dopo l'EP Galdrum, che aveva già fatto intuire il potenziale, e conferma che il potenziale era reale.

Il sound è una fusione tra il black metal norvegese e il power metal: violento e potente da un lato, epico e monumentale dall'altro. Un ibrido che sulla carta potrebbe sembrare forzato e invece funziona, perché gli Stormkeep riescono a tenere i due mondi in equilibrio senza che nessuno dei due prevalga in modo stonato. Il risultato evoca atmosfere medievali e fantasy con una coerenza di visione rara per un debutto — il disco costruisce un mondo sonoro preciso, e ci si entra dentro.

Il momento che riassume meglio questa forza è The Seer: un brano monumentale, che concentra tutto quello che la band sa fare e lo porta al massimo della potenza. È il tipo di traccia che giustifica da sola l'ascolto dell'intero album. L'unica riserva riguarda l'uso di tastiere e synth, che in certi passaggi suonano un po' artificiosi. È un difetto minore, ma in un disco così curato si nota.

Resta comunque un debutto notevole, mixato in modo eccellente. Una band da seguire.

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trionfante misterioso

Miglior traccia: The Seer

Hits: The Seer

91
Tier 2° · Rank 112°
Cover di Blackbraid III
41°

Blackbraid III (2025)

Blackbraid

Metal Black Metal Folk Black Metal

Blackbraid III è il terzo capitolo della omonima one-man band, un ottimo esempio di black metal americano fortemente influenzato dalla scuola norvegese — in particolare da Immortal e Satyricon, e dalla corrente più atmosferica del genere.

Accanto a queste radici, emergono interessanti contaminazioni folk: l'artista, di origini native americane, integra elementi legati alla cultura indigena, arricchendo il sound con strumenti inusuali per il black metal, come il flauto.

Un risultato affascinante e riuscito.

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Miglior traccia: God of Black Blood

Hits: God of Black Blood

81
Tier 4° · Rank 190°
Cover di Higanbana
42°

Higanbana (2025)

Sundrowned

Metal Post-Metal Shoegaze

Higanbana è il debutto di una band norvegese quasi sconosciuta, i Sundrowned. È un solido album post-metal che intreccia accenni black con elementi screamo e passaggi più ruvidi, senza rinunciare a sfumature shoegaze.

Pur soffrendo di una certa omogeneità sonora e di strutture talvolta ripetitive, la durata contenuta (40 minuti) rende l’ascolto complessivamente scorrevole. Il titolo rimanda al fiore giapponese che annuncia l’autunno, simbolo di cambiamento e del ciclo della vita, tema che attraversa l’intero disco.

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sognante rilassato

Miglior traccia: The Seed

71
Tier 5° · Rank 244°
Cover di Sunbather
43°

Sunbather (2013) ✰

Deafheaven

Metal Black Metal Blackgaze Post-Metal

I puristi del black metal non ammetteranno mai che l'album più "sbagliato" per il genere — copertina rosa shocking, band di hipster californiani in camicia a quadri, zero corpse paint — sia in realtà uno dei migliori dischi metal degli ultimi vent'anni, e forse oltre. Il fastidio si è moltiplicato quando la stampa mainstream ha cominciato a incensarlo: Metacritic lo ha dichiarato il disco più recensito positivamente del 2013 in assoluto, in qualsiasi genere, e Rolling Stone lo ha inserito nella lista dei cento migliori album metal di sempre. Un disco di una band di ragazzi che sembrano poter riparare il tuo laptop, celebrato ovunque mentre i gruppi "aderenti" ai canoni estetici e sonori del genere restavano nell'ombra. Lo scandalo, insomma, era doppio.

I Deafheaven non hanno inventato il blackgaze, ma con Sunbather lo portano probabilmente alla sua massima espressione. È un disco catartico: lo capisci fin dalle prime note, quelle distorsioni che arrivano come una bassa marea e poi esplodono subito in blast beat e muri di suono che ti travolgono. È black metal, ma non c'è nulla di oscuro: il suono è luminoso, quasi solare, e lo scream di George Clarke non comunica violenza né minaccia — è fragile, carico di tristezza e rassegnazione, qualcosa di inaspettatamente umano in un contesto dove di solito si simula il demonio.

La title track è il cuore del disco: oltre dieci minuti in cui i momenti si susseguono e si superano a vicenda per intensità emotiva, melodie sognanti che cedono il posto a esplosioni furiose e poi tornano, ogni volta più cariche di senso.

È un disco da pelle d'oca. Non è immediato, soprattutto se non si è abituati a questo suono — ma se ci si apre e si cerca di entrarci dentro, rivela una bellezza rara. Difficile da trovare, e ancora più difficile da dimenticare.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Sunbather

Hits: Dream House, Sunbather, The Pecan Tree

100
Tier 1° · Rank 22°
Cover di Ecailles De Lune
44°

Ecailles De Lune (2010) ✰

Alcest

Metal Blackgaze Post-Metal Black Metal

Con Écailles de Lune il blackgaze smette di essere un esperimento e diventa un genere. Alcest — nella pratica il progetto del chitarrista e vocalist Neige — prende il muro di suono, i blast beat e l'aggressività viscerale del black metal e li fonde con le atmosfere sognanti e malinconiche dello shoegaze, con l'ombra lunga del dark ambient di Burzum sullo sfondo. Il risultato non è un compromesso tra i due mondi: è qualcosa di nuovo.

Il disco si apre con la suite in due parti della title track, quasi venti minuti che stabiliscono subito le regole del gioco — l'alternanza tra esplosioni di violenza sonora e derive eteree che ti lasciano sospeso. Ma il momento più rivelatore è Percées de Lumière: qui la melodia sognante e malinconica resta sempre in primo piano anche quando lo scream estremo di Neige entra in scena, e non ti aspetti che funzioni così bene. Chitarre distortissime che suonano melodiche, batteria che spinge senza schiacciare — è un contrasto che non ha niente a che fare con il black metal di maniera, fatto di blast beat e wall of sound fine a se stessi.

Il concept del disco — il viaggio di un uomo verso un'altra forma di esistenza, una realtà parallela da cui non si torna — non è solo un'idea scritta nel booklet. Lo senti, ma a una condizione: devi immergerti. Cuffie, ascolto attivo, nient'altro in sottofondo. Se lo metti in secondo piano, ti sfugge. Se ci entri dentro, è un'altra cosa.

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sognante spirituale malinconico

Miglior traccia: Percèes De Lumière

Hits: Ecailles de lune Pt. 1, Percèes De Lumière

100
Tier 1° · Rank 29°
Cover di Sworn to the Dark
45°

Sworn to the Dark (2007) ✰

Watain

Metal Black Metal

Un progetto che non fa rimpiangere gli anni d'oro del black metal svedese, di tradizione Dissection. Sworn to the Dark è uno dei vertici del black metal moderno, un disco che ha tutto quello che ci si aspetta dal genere ma lo esegue con una qualità difficile da trovare: chitarre distorte, muri di suono potenti, blast beat, e melodie che non stonano ma anzi rafforzano l'atmosfera oscura complessiva.

L'apertura con Legions of the Black Light è già una dichiarazione d'intenti: venti secondi di assolo distorto, poi un blast beat forsennato che non lascia dubbi su cosa stai ascoltando. Da lì il disco non allenta mai la presa, alternando l'aggressività quasi death di Storm of the Antichrist — con quella variazione continua tra esplosioni e passaggi più controllati — ai crescendo più atmosferici di The Light that Burns the Sun, fino all'esplosione finale della title track. In alcuni momenti sembra di stare al confine tra black e death metal, e non è una sensazione spiacevole.

La chiusura spetta a Stellarvore: un inizio quasi rituale, un'atmosfera densa e oscura che sembra anticipare qualcosa di maligno — e quando il pezzo entra davvero capisci che quella sensazione era fondata. È una conclusione degna dell'intero disco.

La cosa che colpisce, e che non è affatto scontata in questo tipo di musica, è che molte tracce si fanno ricordare anche per ritornelli che rimangono in testa. In un disco di metal estremo è quasi un paradosso, e invece funziona. Per chi ama il black metal o vuole capire dove è arrivato negli anni duemila, Sworn to the Dark è un ascolto imprescindibile.

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aggressivo angosciante spirituale

Miglior traccia: Storm of the Antichrist

Hits: Storm of the Antichrist, Stellarvore

100
Tier 1° · Rank 43°
Cover di Two Hunters
46°

Two Hunters (2007) ✰

Wolves in the Throne Room

Metal Black Metal Dark Ambient

Two Hunters è uno di quei dischi che ti portano letteralmente da qualche altra parte. Quattro tracce lunghe, niente fronzoli, niente pause: o ci sei dentro o non ci sei.

Wolves in the Throne Room vengono dal Pacific Northwest americano, e quella natura selvaggia e opprimente la senti in ogni secondo del disco. Non è solo un'immagine evocativa: ci sono momenti in cui le chitarre e la batteria spariscono del tutto, e rimangono synth che costruiscono atmosfere eteree, sospese, insieme a suoni ambientali veri e propri. Non è decorazione — è parte integrante della struttura del disco. E quando il black metal torna, torna con tutto il suo peso.

Cleansing è forse il momento più emblematico di questo equilibrio. Prima arriva la voce di Jessika Kenney — angelica, quasi liturgica, con un sapore che non appartiene al metal ma a qualcosa di più antico — e nelle sue note c'è già qualcosa che prepara alla tempesta, quasi un presagio. Poi la tempesta arriva davvero. È uno dei passaggi più efficaci dell'intero disco.

Si può ascoltare in molti modi, ma il modo giusto è dall'inizio alla fine, in un'unica sessione. È un album pensato come un percorso, e saltare da una traccia all'altra vuol dire perdersi il senso del viaggio. Per chi conosce poco il black metal atmosferico, è probabilmente uno dei migliori punti d'ingresso possibili. Per chi il genere lo frequenta già, è semplicemente uno dei dischi che hanno definito come suona questa musica nel nuovo millennio.

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sognante malinconico

Miglior traccia: Cleansing

Hits: Cleansing

98
Tier 1° · Rank 65°
Cover di I Feel The Everblack Festering Within Me
47°

I Feel The Everblack Festering Within Me (2025)

Lorna Shore

Metal Death Metal Deathcore Symphonic Deathcore

Dopo il successo di Pain Remains, i Lorna Shore si riconfermano con questo nuovo disco come una delle band deathcore più rilevanti del momento. Quello che torna a colpire è la performance vocale di Will Ramos: scream e growl che lo fanno suonare come un alieno sceso sulla terra giusto per deliziarci con una vocalità fuori dal comune.

La formula del disco a livello sonoro è abbastanza in linea con quella del predecessore — deathcore a regola d'arte — ma nella parte finale le sonorità virano a tratti verso un death metal più classico, il che aggiunge qualche sfumatura interessante.

I Feel the Everblack Festering Within Me è quindi un disco tutto sommato riuscito, ma non abbastanza da lasciare un segno indelebile: la scarsa originalità pesa.

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aggressivo

Miglior traccia: Death Can Take Me

Hits: Death Can Take Me

71
Tier 5° · Rank 248°
Cover di Filosofem
48°

Filosofem (1996) ✰

Burzum

Metal Black Metal Norwegian Black Metal Dark Ambient

Filosofem è il quarto album di Burzum, progetto solista di Varg Vikernes — lo stesso che nel 1993 aveva ucciso Euronymous dei Mayhem. È un dato che va detto, perché ascoltare questo disco senza saperlo significa perdere una parte del peso specifico che si porta addosso.

Il disco esce nel 1996 ma era stato registrato nel marzo del 1993, pochi mesi prima dell'omicidio. E la storia della registrazione racconta già tutto sull'approccio: niente amplificatore, chitarra collegata allo stereo del fratello con un pedale fuzz, e il microfono peggiore reperibile. Una scelta deliberata, non una limitazione. Il risultato è una produzione lo-fi spinta all'estremo — più vicina all'ambient e al rumore che al metal tradizionale — eppure perfettamente coerente con quello che il disco vuole essere.

Perché Filosofem non è un disco black metal nel senso stretto: è qualcosa che si discosta dall'estetica della scena norvegese per abbracciare territori più rarefatti e ossessivi. I brani metal ci sono — Dunkelheit e Jesus Tod sono chitarre ronzanti e blast beat ipnotici — ma il centro di gravità del disco è altrove. La penultima traccia, Rundgang um die transzendentale Säule der Singularität, è venticinque minuti di synth ambient che ripetono la stessa figura in maniera quasi rituale. Assurda, ipnotica, impossibile da ignorare: ti lascia dentro qualcosa che non sai bene come definire.

È probabilmente il punto più alto raggiunto da Burzum. Un disco scomodo da ogni punto di vista — e forse è proprio per questo che funziona.

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angosciante ipnotico misterioso

Miglior traccia: Gebrechlichkeit I

100
Tier 1° · Rank 48°
Cover di The Spin
49°

The Spin (2025)

Messa

Metal Doom Metal Darkwave Gothic Rock

The Spin è il quarto album in studio dei Messa, band italiana doom metal di assoluto valore. L’atmosfera del progetto è profondamente dark, quasi gotica, con una produzione che abbraccia sonorità darkwave senza mai perdere l’identità doom del gruppo.

La voce di Sara Bianchin è il fulcro emotivo del disco: intensa e angelica, si amalgama con naturalezza al tessuto sonoro circostante. Le melodie e i riff di chitarra mantengono un’anima tipicamente doom, ma la band non si ferma lì — in brani come Immolation e The Dress, spingono verso territori progressive e persino jazz, con risultati che sono veri e propri gioielli dell’album.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Immolation

Hits: Immolation, The Dress

95
Tier 2° · Rank 84°
Cover di Nemesis Divina
50°

Nemesis Divina (1996)

Satyricon

Metal Black Metal Norwegian Black Metal

Nemesis Divina esce nel 1996 ed è il terzo album dei Satyricon — nonché l'ultimo prima che la band virasse verso territori più industriali e commerciali. È un disco che va in una direzione diversa rispetto ai capisaldi della scena norvegese: meno grezzo e distruttivo di De Mysteriis Dom Sathanas, meno ideologicamente estremo di Transilvanian Hunger, ma non per questo meno riuscito. Semplicemente, è un altro tipo di black metal.

Lo si capisce già dall'apertura: The Dawn of a New Age parte con una tastiera che introduce un'atmosfera quasi cinematografica, poi esplode in un assalto di riff e blast beat che non lascia dubbi sul genere. Ma c'è qualcosa di più costruito, di più ambizioso rispetto alla scena precedente — una produzione che suona come una colonna sonora rispetto agli standard lo-fi dell'epoca, inserti sinfonici che aggiungono epicità senza togliere peso. Le strumentali sembrano a tratti svanire e riemergere, come porte che si aprono e si chiudono.

I testi celebrano la tradizione pagana e la natura nordica, e anche la copertina segna una rottura netta: niente foto amatoriali in bianco e nero, ma un'opera grafica ricca di colore e simbolismo, quasi fuori posto in un catalogo black metal del tempo.

Il centro del disco è Mother North — uno degli anthem più iconici dell'intero genere. Quello scream, quelle chitarre che si abbattono come un vento gelido del nord: è uno di quei brani che ti travolge prima che tu abbia il tempo di razionalizzare cosa stai ascoltando.
Uno dei lavori più significativi dei Satyricon e del black metal norvegese.

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angosciante aggressivo misterioso

Miglior traccia: Mother North

Hits: Mother North

88
Tier 3° · Rank 144°
Cover di At the Heart of Winter
51°

At the Heart of Winter (1999)

Immortal

Metal Black Metal Norwegian Black Metal

Probabilmente i puristi del black metal norvegese hanno strizzato le orecchie quando hanno ascoltato At the Heart of Winter (1999). Non più soltanto un assalto di blast beat e muri di chitarre: gli Immortal introducono elementi di thrash metal, cambi di ritmo e aperture melodiche che rendono il disco più accessibile — senza che questo sia una resa, anzi.

C'è una ragione concreta dietro questo cambio di rotta: Demonaz, chitarrista storico della band, fu costretto ad abbandonare lo strumento per una tendinite cronica. Abbath prese in mano le chitarre portando il suo stile naturalmente più melodico, e il risultato è un disco che suona diverso da tutto quello che era venuto prima — più epico, più cinematografico, costruito su composizioni lunghe e cariche di tensione.

Ed è proprio quella tensione il cuore del disco. Withstand the Fall of Time apre con un muro di suono dove la batteria sembra quasi trattenuta, in sospeso — poi arriva la calma, e poi esplodono i blast beat in tutta la loro forza. Tragedies Blows at the Horizon funziona allo stesso modo: suono martellante, poi la quiete, una melodia che ovatta tutto, ti culla quasi — e poi rientra la furia, le chitarre distorte e lo scream di Abbath che travolgono. Brani costruiti su momenti di suspense che non ti aspetti in un disco black metal.

Un lavoro che ti trascina in un inverno gelido dal respiro quasi epico. Uno dei dischi più riusciti del genere.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: Tragedies Blows at the Horizon

Hits: Tragedies Blows at the Horizon, Withstand the Fall of Time

100
Tier 1° · Rank 28°
Cover di Catechesis
52°

Catechesis (2025)

Patristic

Metal Death Metal Blackened Death Metal

Album di debutto per questa band death metal italiana, e che debutto: Catechesis si candida fin da subito come un instant classic del genere. Il livello è altissimo — i Patristic riescono a mescolare con equilibrio quasi perfetto momenti di death metal tecnico e aggressivo con atmosfere di chiara matrice black metal, senza che nulla suoni forzato o fuori posto. La batteria è uno dei punti di forza assoluti: cambi di ritmo e variazioni di velocità continui, mai fini a se stessi. L’album è freddo, immersivo, a tratti brutale — le tracce scorrono collegate l’una all’altra come un unico flusso oscuro. Non il massimo solo per qualche margine di miglioramento sul growl, ma siamo davvero su dettagli.

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angosciante aggressivo misterioso

Miglior traccia: Catechesis I

95
Tier 2° · Rank 88°
Cover di Giants & Monsters
53°

Giants & Monsters (2025)

Hellowen

Metal Power Metal

Gli Helloween sono giganti del power metal europeo, e Giants & Monsters — ben il diciassettesimo disco — dimostra che sanno ancora fare la cosa meglio di chiunque altro. Un album che scorre piacevolmente, con riff di chitarra eseguiti a regola d'arte e un equilibrio riuscito tra momenti power nel senso più classico del termine e aperture più hard rock.

Le voci di Andi Deris, Michael Kiske e Kai Hansen sono sempre pulite, dal tono epico come da tradizione. Arrivare al diciassettesimo disco senza perdere identità non è cosa da poco — e si sente.

Se si vuole un disco che rispetta le regole del genere e riporta ai tempi d'oro, questo è il posto giusto. Se si cerca sperimentazione, meglio guardare altrove.

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trionfante

Miglior traccia: We Can Be Gods

Hits: We Can Be Gods

62
Tier 6° · Rank 289°
Cover di In The Nightside Eclipse
54°

In The Nightside Eclipse (1994) ✰

Emperor

Metal Black Metal Norwegian Black Metal Symphonic Black Metal

In the Nightside Eclipse esce nel 1994, stesso anno di De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem — e già questo la dice lunga su quanto fosse fertile quel momento per il black metal norvegese. Ma se il disco dei Mayhem è un monolite di oscurità primordiale, quello degli Emperor è qualcosa di diverso: più stratificato, più ambizioso, costruito su una visione sonora precisa.

Non è solo il solito muro di chitarre gelide e produzione lo-fi. Le tastiere portano una dimensione sinfonica che trasforma il disco in qualcosa di epico, quasi mistico — e "mistico" non è una parola buttata lì. Basta ascoltare Inno a Satana: parte con un giro di chitarre riconoscibile, poi si apre in un muro di suono che ha qualcosa di luminoso, quasi ieratico, ben lontano dall'aggressione pura. Oppure The Majesty of the Night Sky, che si apre con uno scream demoniaco di quelli che ti rimangono in testa. È proprio questa scelta melodica e atmosferica che distingue il disco dalla concorrenza: non ti arriva solo la forza bruta, c'è una costruzione emotiva dietro.

Anche l'immaginario dei testi si discosta dal satanismo esplicito tipico della scena — l'unica eccezione è proprio Inno a Satana — per abbracciare qualcosa di più vicino al dark fantasy. Un'estetica coerente con la musica, che punta sull'evocazione più che sulla provocazione.

Uno dei migliori dischi dell'intera wave norvegese.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: The Majesty of the Night Sky

Hits: I Am Black Wizards, The Majesty of the Night Sky, Inno a Satana

100
Tier 1° · Rank 34°
Cover di Transilvanian Hunger
55°

Transilvanian Hunger (1994) ✰

Darkthrone

Metal Black Metal Norwegian Black Metal

Se De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem è il monolite oscuro della scena norvegese, Transilvanian Hunger dei Darkthrone è il suo lato più estremo e radicale. Stesso anno, 1994, ma un passo ulteriore verso il baratro: qui siamo all'apoteosi del lo-fi, un suono così grezzo e volutamente degradato da sembrare, ai primi ascolti, quasi solo rumore. Non è un difetto — è una dichiarazione d'intenti.

Fenriz registrò tutto da solo su un quattro piste in casa, e quella scelta si sente in ogni secondo: chitarre che tagliano come lame di ghiaccio, blast beat ipnotici, la voce di Nocturno Culto ridotta a un urlo congelato sepolto nel mix. Il minimalismo non è pigrizia — è ideologia. Rifiuto totale di tutto ciò che il metal era diventato negli anni precedenti: produzioni lucide, tecnicismi, concessioni al pubblico. Niente di tutto questo sopravvive qui.

È un disco difficile, forse il più difficile dell'intera scena norvegese. Richiede disponibilità e attenzione: se non ci si sintonizza, rimane rumore bianco gelido. Ma chi riesce ad entrarci trova qualcosa di coerente fino all'ossessione — il cuore ideologico ed estetico di quello che il retro copertina proclamava senza mezzi termini: True Norwegian Black Metal.

Insieme al lavoro dei Mayhem, è il disco che ha definito il genere più di qualsiasi altro. Un punto di riferimento obbligatorio per capire da dove viene il black metal e dove poteva arrivare.

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angosciante

Miglior traccia: Transilvanian Hunger

86
Tier 3° · Rank 159°
Cover di Yokai
56°

Yokai (2025)

Dropout Kings

Metal Nu Metal Rap Metal Trap Metal

I Dropout Kings sono una band nu metal/rap metal americana e Yokai è il loro terzo disco in studio. La formula richiama quella dei Linkin Park — alternanza tra parti cantate e rappate, chitarre pesanti e ritornelli accessibili — ma con una componente rap più spinta e un suono metal più aggressivo. Molte tracce sono orecchiabili grazie a melodie riuscite, come Baka o Black Sheep.

Il problema è una marcata disomogeneità di suono che disorientare e non lascia capire la direzione del disco: c'è il trap metal della title track, ma anche una First Day Out che suona come la sigla di una sitcom liceale americana.

Stesso discorso per i riferimenti al Giappone e alle frasi in giapponese disseminate nel disco: un tocco estetico che sembra fine a sé stesso, senza un intento preciso né una coerenza con il resto. È un disco che può lasciare perplessi.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: First Day Out

58
Tier 7° · Rank 307°
Cover di A Void Within Existence
57°

A Void Within Existence (2025)

Abigail Williams

Metal Black Metal

A Void Within Existence è il sesto disco in studio degli Abigail Williams, band americana che nel tempo si è allontanata dalle radici symphonic black metal verso un suono più atmosferico e post.

Fino a Still Nights il disco spinge forte: chitarre compatte, blast beat vigorosi, un wall of sound grezzo ma rifinito che segue una scia black metal più tradizionale. Nelle ultime tracce la band vira verso sonorità più sinfoniche e melodiche, con risultati discreti ma meno incisivi.

Tecnicamente non c'è nulla da eccepire, ma è la performance vocale il punto più debole: lo scream non spicca per originalità né per riconoscibilità, e in un genere dove la voce può fare la differenza, questa piattezza si fa sentire. Un disco solido ma non memorabile.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Talk To Your Sleep

57
Tier 7° · Rank 309°
Cover di Slipknot
58°

Slipknot (1999) ✰

Slipknot

Metal Nu Metal Rap Metal

Slipknot esce nel 1999 ed è il disco di debutto della band iowa­na — nove membri, ognuno con una maschera e un numero, tute da lavoro insanguinate. Non è solo un'estetica: è parte integrante del suono, un'identità disturbante che si sente in ogni traccia e che li ha resi immediatamente riconoscibili nel panorama nu metal dell'epoca.

Il nu metal era già un genere in fermento — heavy metal, influenze rap, suoni industriali — ma gli Slipknot ci portano qualcosa di più aggressivo e meno commerciale della media. Mood violento, testi che parlano di alienazione e rabbia repressa, una produzione volutamente grezza che non ammorbidisce niente.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente (SiC), che parte con un muro di suono che non lascia scampo fin dalle prime note. Tattered & Torn costruisce un'atmosfera ansiogena da film horror, con suoni distorti che sembrano sirene. Wait and Bleed è il momento più accessibile del disco — approccio melodico nel canto, l'unica concessione a qualcosa di più radiofonico — e non è un caso che sia diventata la traccia più conosciuta.
Il fattore visivo — le maschere grottesche, le tute, l'immaginario da incubo — non è separabile dalla musica: si carica di quel suono e lo amplifica, creando qualcosa che va oltre il semplice ascolto.

Un disco fondamentale per capire il metal di fine anni '90 e l'evoluzione del genere nel decennio successivo.

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aggressivo

Miglior traccia: (Sic)

Hits: (Sic), Tattered & Torn

91
Tier 2° · Rank 121°
Cover di Lonely People With Power
59°

Lonely People With Power (2025) ✰

Deafheaven

Metal Black Metal Blackgaze

Questa band era già riuscita a sconvolgere tutti nel 2013 con l'uscita di un disco quasi "rivoluzionario" come Sunbather. Negli ultimi anni, i Deafheaven avevano però abbandonato quel suono propriamente black a favore di sonorità più shoegaze, con un cantato ripulito dagli scream delle origini. Lonely People With Power ribalta tutto, e non è azzardato dire che sia il loro lavoro più riuscito.

In sostanza hanno preso tutti gli elementi che funzionavano nei dischi precedenti e li hanno fusi, tornando allo scream e conferendo al suono una componente black metal ancora più marcata. Il risultato è un lavoro di maturità incredibile: le atmosfere sognanti e post-rock del passato vengono riprese, ma le melodie sono sommerse sotto chitarre distorte, batterie potenti e una forza sonora devastante. L'effetto complessivo è catartico: muri di suono che si abbattono e si aprono in momenti di struggente intensità emotiva.

Lonely People With Power raggiunge picchi incredibili: nella progressione sonora degli ultimi due minuti di Doberman, nell'attacco di Amethyst o in Revelator, una delle tracce black metal più potenti degli ultimi anni. George Clarke è qui in stato di grazia, il suo scream un grido disperato che amplifica i temi del disco: solitudine, dolore e potere distruttivo. Un album che scuote, travolge e resta dentro. Capolavoro assoluto.

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sognante malinconico

Miglior traccia: Amethyst

Hits: Doberman, The Garden Route, Magnolia, Revelator, Amethyst

100
Tier 1° · Rank 1°
Cover di De Mysteriis Dom Satanas
60°

De Mysteriis Dom Satanas (1994) ✰

Mayhem

Metal Black Metal Norwegian Black Metal

De Mysteriis Dom Sathanas è una pietra miliare del black metal norvegese — e non è un'etichetta che si usa a cuor leggero. Siamo nel 1994, al culmine di una scena nata per essere l'antitesi di tutto ciò che il metal era diventato: produzioni lo-fi, estetica nichilista, nessuna concessione. Il punto di partenza era letteralmente un sottoscala — Helvete, il negozio di vinili di Euronymous a Oslo — e da lì era partita una corrente sotterranea destinata a ridisegnare i confini del genere.

Il disco non è di facile ascolto, e non cerca di esserlo. I blast beat di Hellhammer e le chitarre di Euronymous costruiscono un muro sonoro grezzo e glaciale, ma è la voce di Attila Csihar a fare la differenza. Non è il tipico scream del black metal nordico: è qualcosa di più strano e perturbante, quasi liturgico, con cadenze che ricordano un rito in latino. È lui a dare alla title track quella dimensione oscura e cerimoniale che la rende probabilmente il momento più satanicamente convincente dell'intero genere — non per brutalità, ma per atmosfera.

Non mancano momenti più diretti: Freezing Moon ha un assolo capace di travolgere anche chi non è abituato a certe sonorità. Ma il disco nel complesso richiede tempo e disponibilità.

Ne valeva la pena. Negli anni successivi quella scena avrebbe prodotto i lavori di Satyricon, Immortal, Gorgoroth, e poi si sarebbe ramificata in direzioni sempre più atmosferiche dimostrando che il seme piantato qui poteva crescere in mille forme diverse. De Mysteriis Dom Sathanas è dove tutto comincia.

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angosciante spirituale misterioso

Miglior traccia: Freezing Moon

Hits: Freezing Moon, De Mysteriis Dom Satanas

91
Tier 2° · Rank 123°
Cover di I Don’t Want to See You in Heaven
61°

I Don’t Want to See You in Heaven (2025)

The Callous Daoboys

Metal Mathcore Metalcore Nu Metal

I Don't Want to See You in Heaven è il terzo disco in studio dei Callous Daoboys, band americana di mathcore, ed è un lavoro riuscito praticamente sotto ogni punto di vista.

Carson Peace riesce a passare in modo del tutto naturale da ritornelli con melodie pop a strofe urlate — mix di growl hardcore e scream metalcore — senza che la cosa suoni mai forzata. Caotico, sì, ma con un caos che sembra avere una logica interna.

Le strumentali alternano ritmi lenti e veloci, passaggi aggressivi, cambi continui di velocità e intensità, in pieno stile mathcore. In alcune tracce la produzione si arricchisce anche di elementi insoliti per il genere, come synth, violini e sax.
Basta ascoltare Full Moon Guidance per capire la capacità di questa band di muoversi con disinvoltura su territori ibridi tra pop e metal.

In definitiva, uno dei dischi metal da ricordare per il 2025.

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aggressivo

Miglior traccia: Full Moon Guidance

Hits: Two-Headed Trout, Full Moon Guidance

91
Tier 2° · Rank 115°
Cover di Tsunami Sea
62°

Tsunami Sea (2025)

Spiritbox

Metal Metalcore

Tsunami Sea è il secondo disco ufficiale degli Spiritbox, band heavy-metal/metal-core canadese.

Il disco si muove su coordinate prettamente metalcore, con un contrasto che funziona: strofe più dure e ritornelli in cui la voce “pulita” della cantante Courtney LaPlante vira su tonalità quasi pop.

I testi ruotano attorno alla salute mentale, giocando sulla metafora del mare: qualcosa che può calmarti oppure travolgerti completamente. Anche la produzione, soprattutto nei momenti più elettronici, richiama questa idea di “liquidità”, dando al suono una certa coerenza e originalità.

Nel complesso, è veramente un ottimo album, diretto ma curato, che sa comunicare fin dai primi ascolti.

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sognante

Miglior traccia: Tsunami Sea

Hits: Tsunami Sea

84
Tier 4° · Rank 173°
Cover di Parasomnia
63°

Parasomnia (2025)

Dream Theather

Metal Progressive Metal

Parasomnia è il sedicesimo disco dei Dream Theater, una delle band più importanti del progressive metal, veri e propri giganti del genere.

Il progetto si presenta come una sorta di concept album legato alle esperienze paranormali nel sonno. Le atmosfere sono spesso ansiogene, a tratti oscure, quasi da film horror, ma la voce inconfondibile di LaBrie riesce comunque a emergere e a funzionare bene anche su queste sonorità.

Il disco dà ovviamente il meglio nei momenti di piena esplosione progressive, in tracce come Night Terror. Da una band con questa carriera alle spalle è difficile aspettarsi grandi innovazioni, ma i Dream Theater continuano a fare molto bene quello che sanno fare, e anche qui dimostrano di saper costruire alcune delle melodie più efficaci del genere.

Interessante anche qualche accenno nella produzione a sonorità più vicine al black metal: in certi passaggi sembra quasi di intravedere richiami a linee melodiche alla Freezing Moon dei Mayhem.

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angosciante

Miglior traccia: Night Terror

Hits: Night Terror

84
Tier 4° · Rank 175°
Cover di Images and Words
64°

Images and Words (1992) ✰

Dream Theather

Metal Progressive Metal

I Dream Theater sono tra i fondatori del Progressive Metal e questo è un gioiello del genere. Un album must listen, dove troviamo solo sessioni strumentali ricercate ma anche tanta melodia e pezzi forse più “pop” ma unici. Images and Words è il secondo album dei Dream Theater, uscito nel 1992, ed è uno di quei dischi che hanno letteralmente creato un genere. Il progressive metal come lo conosciamo oggi — tecnica sopraffina, strutture complesse, cambi di tempo continui — deve moltissimo a questo disco. È anche il primo con James LaBrie alla voce, che porta un range vocale esteso e una presenza melodica che rendono il tutto più accessibile di quanto la complessità strumentale lascerebbe supporre.

Ed è proprio questo l'elemento che rende Images and Words un disco raro nel suo genere: non è solo tecnica. C'è tanta melodia, ci sono momenti quasi pop, e l'equilibrio tra i due poli non vacilla mai. Petrucci alla chitarra e Kevin Moore alle tastiere dialogano in modo quasi orchestrale, costruendo architetture sonore che crescono ascolto dopo ascolto — ma senza mai perdere il filo emotivo.
I due poli del disco sono anche i suoi momenti più alti. Pull Me Under apre con un'intro melodica che non prepara a quello che arriva dopo: quando il brano esplode nella sua parte più tecnica e aggressiva, il cambio è quasi fisico — ti arriva addosso. Otto minuti che non sembrano mai troppi, e l'unico singolo top 10 che i Dream Theater abbiano mai avuto. Another Day è l'opposto in tutto: una ballata dalla forza emotiva rara, sorretta da un assolo di sassofono di Jay Beckenstein che è uno dei momenti più inattesi e riusciti del disco.

Le tracce più lunghe e ambiziose — Metropolis Pt. 1, Learning to Live — sono tecnicamente ineccepibili, forse meno trascinanti emotivamente, ma dimostrano la profondità compositiva di una band che non si accontenta mai di restare in un unico registro.

Un disco fondamentale, che può essere apprezzato anche da chi normalmente non si avvicina al metal. Raro che tecnica e melodia convivano così bene.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Another Day

Hits: Pull Me Under, Another Day

95
Tier 1° · Rank 79°