Deathcrush (1987)
Mayhem
Quando si parla dei Mayhem il disco che si cita quasi sempre è De Mysteriis Dom Sathanas, ed è giusto così: è uno dei lavori fondamentali e seminali del black metal norvegese. Ma è in Deathcrush, che è un EP e non un album vero e proprio, che il suono della band nasce davvero. Per noi è anche un disco migliore del suo più celebre successore, e resta un ascolto imprescindibile per chiunque voglia avvicinarsi al genere. Registrato a Kolbotn e uscito nel 1987, è un lavoro sporco, frammentato, ancora privo di una visione estetica compiuta. Proprio per questo funziona.
Si parte con Silvester Anfang, un’intro elettronica firmata da Conrad Schnitzler, che Euronymous andò a cercare di persona fino a casa. I suoi tamburi non promettono nulla di buono e fissano subito l’atmosfera angosciante del disco. Poi arrivano i riferimenti thrash, con la cover di Witching Hour dei Venom a dichiararli apertamente. E soprattutto c’è la voce unica di Maniac.
Sono diciassette minuti, pochi ma incisivi, e la title track ne è il cuore. Tra riff, batteria e arrangiamento è semplicemente una traccia potente e bella, ancora oggi uno dei brani più forti del repertorio dei Mayhem: un vero e proprio giro agli inferi. Per compattezza, calibro della band e qualità del prodotto, Deathcrush è forse uno dei migliori punti di accesso al genere che si possano trovare.