21 lug 2023
100
Agricolture
Agricolture
21 lug 2023
Metal
Black Metal
Blackgaze
Tier 1°
Rank 15°
Tracce 6
Durata 31 min
La recensione
Per qualcuno potrebbe sembrare rumore dall'inizio alla fine. La verità è che gli Agricolture - band post-black/blackgaze di Los Angeles - hanno saputo trasformare il rumore in estrema bellezza. Concettualmente si inseriscono in quel filone del black metal aperto dai francesi Alcest e reso popolare da quel gioiello dalla copertina rosa shocking che i Deafheaven pubblicarono nel 2013. Ma con questo disco d'esordio, gli Agricolture dimostrano di poter dire la loro in grande stile - e con una forza che lascia senza fiato.
C’è evidentemente una ispirazione al suono dei Liturgy, specialmente di dischi come Aesthetica — e non è un caso che si parli di “ecstatic black metal” dove quello dei Liturgy è definito “trascendental” — ma quello degli Agricolture è un suono più aggressivo, più dirompente e meno patinato.
Il disco si apre con The Glory of the Ocean, e il titolo è già tutto un programma: atmosfera rilassata, distesa, quasi un locus amoenus sonoro in cui ci si adagia senza resistenza. Ma quella pace viene demolita senza preavviso da un muro sonoro estremo, super distorto, con blast beat poderosi che travolgono come uno tsunami - esattamente come quella massa d'acqua che campeggia in copertina. E da lì non emergi più. Il disco è un susseguirsi di momenti estremi, catartici, estatici, che si abbattono uno dopo l'altro senza mai perdere in intensità.
Gran parte del disco è occupata da Look, brano diviso in tre parti, e anche qui gli Agricolture sanno sorprendere: dal giro di violino che piomba nella scena nel mezzo della Pt. 1 - un momento di bellezza quasi irreale - all'incipit devastante della Pt. 3, che riapre tutto con forza brutale. Chiude Relier, forse il brano più vicino al black metal classico dell'intero disco, un finale che riporta alle radici senza nulla togliere a quanto costruito prima.
Se con questo disco volevano presentarsi al mondo, beh - ci sono riusciti benissimo.
C’è evidentemente una ispirazione al suono dei Liturgy, specialmente di dischi come Aesthetica — e non è un caso che si parli di “ecstatic black metal” dove quello dei Liturgy è definito “trascendental” — ma quello degli Agricolture è un suono più aggressivo, più dirompente e meno patinato.
Il disco si apre con The Glory of the Ocean, e il titolo è già tutto un programma: atmosfera rilassata, distesa, quasi un locus amoenus sonoro in cui ci si adagia senza resistenza. Ma quella pace viene demolita senza preavviso da un muro sonoro estremo, super distorto, con blast beat poderosi che travolgono come uno tsunami - esattamente come quella massa d'acqua che campeggia in copertina. E da lì non emergi più. Il disco è un susseguirsi di momenti estremi, catartici, estatici, che si abbattono uno dopo l'altro senza mai perdere in intensità.
Gran parte del disco è occupata da Look, brano diviso in tre parti, e anche qui gli Agricolture sanno sorprendere: dal giro di violino che piomba nella scena nel mezzo della Pt. 1 - un momento di bellezza quasi irreale - all'incipit devastante della Pt. 3, che riapre tutto con forza brutale. Chiude Relier, forse il brano più vicino al black metal classico dell'intero disco, un finale che riporta alle radici senza nulla togliere a quanto costruito prima.
Se con questo disco volevano presentarsi al mondo, beh - ci sono riusciti benissimo.
Mood
aggressivo
spirituale
Brani imperdibili
The Glory of the Ocean · Look Pt.2 · Look Pt. 3
Profilo sonoro
Scheda
Uscita21 lug 2023
Tracce6
Durata31 min
OndaRock
7.0/10
Recensito il
15 mar 2026