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Azzera

396 album trovati

Cover di Mediterraneo
351°

Mediterraneo (2025)

Bresh

Pop Pop Rap Cantautorato

Col terzo disco ufficiale, Bresh porta a casa un lavoro che ha un'identità precisa fin dal titolo: Mediterraneo è un collegamento diretto a Genova, al mare, alle radici liguri dell'artista. E si sente — le produzioni riprendono la scia del cantautorato della sua terra, con suoni liquidi, ariosi, costruiti su arrangiamenti che evocano davvero il Mediterraneo. Ascoltando Capo Horn, ad esempio, ci si ritrova quasi a cavalcare le onde su una barca a vela: l'atmosfera è centrata e convincente.

Il problema è che il disco regge soprattutto sulle hit già consolidate nel suo repertorio — Guasto d'amore e Altamente Mia rubano la scena e fanno sembrare il resto del progetto un contorno. Le tracce nuove, con qualche eccezione, non aggiungono molto.

L'eccezione più netta è La Tana del Granchio, il brano portato al 75° Festival di Sanremo: il più intenso ed emotivo del disco, capace di colpire nonostante una scrittura volutamente sfumata, dai contorni indefiniti — la tana sono i nostri affetti? La nostra intimità? Non si capisce del tutto, e forse è proprio questo a renderlo interessante.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: La Tana del Granchio

Hits: La Tana del Granchio, Guasto d’Amore, Altamente Mia

54
Tier 7° · Rank 363°
Cover di Black on Both Sides
352°

Black on Both Sides (1999)

Mos Def

Hip-Hop/Rap

Black on Both Sides è uno dei dischi più riusciti dell'hip-hop americano, e il fatto che sia uscito nel 1999 lo rende ancora più significativo. Era il momento in cui il rap commerciale dominava, tra No Limit e Cash Money, e Mos Def andò deliberatamente dall'altra parte — verso qualcosa di più essenziale, più radicato, più New York.

Il disco trasuda East Coast da ogni solco. Le produzioni sono curate con una precisione che nell'hip-hop di quegli anni non era affatto scontata: il sample di Aretha Franklin in Ms. Fat Booty — quella voce che entra e ti fa muovere la testa prima ancora che Mos apra bocca — è un esempio perfetto di come si costruisce un beat partendo da materiale nobile senza seppellirlo. Brooklyn va ancora oltre: tre movimenti, tre beat diversi, ciascuno con la sua atmosfera, tenuti insieme dal filo del flow. DJ Premier firma Mathematics con il suo boom bap riconoscibile tra mille. È un disco fatto da qualcuno che conosce la storia del genere e la rispetta senza restarne prigioniero.

Mos Def su questo disco non è solo il rapper: suona basso, batteria, tastiere, e in Umi Says abbandona del tutto il microfono per cantare. È questo controllo totale sul materiale che si sente — ogni scelta sembra consapevole, niente è lasciato al caso.

Il flow è disinvolto, pulito, diretto. Non cerca mai di impressionare per forza, e forse è proprio questo che lo rende così godibile ancora oggi. Un disco per chi ama l'hip-hop east coast nella sua forma più pura — e una delle prove migliori di cosa il genere sappia fare quando è nelle mani giuste.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Brooklyn

Hits: Brooklyn, Ms. Fat Booty , Fear Not of Man

98
Tier 1° · Rank 59°
Cover di Thriller
353°

Thriller (1982) ✰

Michael Jackson

Pop R&B

Basterebbe dire che Beat It, Billie Jean e Thriller sono tutte e tre sullo stesso disco per capire di cosa si sta parlando. Ma Thriller — sesto album in studio di Michael Jackson, uscito nel 1982 — è molto più della somma delle sue hit.

Jackson arrivava da Off the Wall, già un disco eccellente, prodotto sempre con Quincy Jones. Con Thriller decise che non bastava fare un buon disco: voleva un album senza un brano debole, dove ogni traccia potesse essere un singolo. Un'ambizione quasi ridicola sulla carta, eppure riuscita.

Wanna Be Startin' Somethin', che apre il disco, ti mette in moto dal primo secondo con un ritmo funkeggiante che anticipa di qualche anno tutta quella musica tesa e sincopata che avrebbe riempito i polizieschi americani degli Ottanta. Billie Jean costruisce la sua tensione su un giro di basso ipnotico che non ti lascia. Beat It porta Eddie Van Halen a suonare un assolo di chitarra rock in un disco pop, e funziona. Sono scelte che avrebbero potuto sembrare forzate e invece suonano inevitabili — questo è il merito di Quincy Jones, capace di tenere insieme mondi sonori diversissimi con una produzione lucidissima.

L'impatto culturale del disco va però oltre la musica. Prima di Thriller, gli artisti neri faticavano ad ottenere spazio su MTV — Billie Jean fu il primo video di un artista Black ad avere heavy rotation sul canale, aprendo una porta che non si sarebbe più richiusa. Il video di Thriller, quattordici minuti diretti da John Landis con Jackson che balla con un'orda di zombie, trasformò il videoclip in qualcosa di più vicino al cinema che alla promozione discografica.

Con questo disco Michael Jackson non si è semplicemente consacrato: è diventato un fenomeno culturale globale di proporzioni irripetibili. L'album più venduto di tutti i tempi — oltre sessanta milioni di copie fisiche — ma soprattutto un disco che ha riscritto le regole di come la musica pop poteva suonare, essere vissuta e distribuita. Difficile immaginare qualcosa che si avvicini.

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euforico misterioso

Miglior traccia: Billie Jean

Hits: Thriller, Billie Jean, Beat It, Wanna Be Startin’ Somethin’

100
Tier 1° · Rank 13°
Cover di NON GUARDARE GIU’
354°

NON GUARDARE GIU’ (2025)

Tredici Pietro

Hip-Hop/Rap

NON GUARDARE GIU’ è il secondo disco ufficiale del rapper Tredici Pietro. Rispetto alle uscite rap dell'ultimo periodo, è sicuramente un album che va in una direzione diversa: meno ricerca forzata del banger o del pezzo da club, a favore di una maggiore originalità nelle produzioni, che mescolano hip-hop a sonorità urban pop.

Il disco è però un po' un'altalena: ci sono brani molto originali per struttura, come Morire o LikethisLikeThat, alternati a pezzi che suonano più anonimi. Rimane comunque un artista interessante e promettente da seguire.

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giocoso riflessivo

Miglior traccia: morire

Hits: morire

70
Tier 5° · Rank 285°
Cover di good Kid, M.a.a.d. City
355°

good Kid, M.a.a.d. City (2012) ✰

Kendrick Lamar

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Il primo capolavoro di Kendrick Lamar. Uscito nell’ottobre del 2012 come major label debut — con Dr. Dre e Top Dawg in veste di executive producer — l’album porta il sottotitolo “A Short Film by Kendrick Lamar”: un dettaglio non casuale, che dice tutto sull’approccio cinematografico e narrativo con cui è costruito. Kendrick ci racconta cosa significa essere un “good kid” in una Compton pazza, dove le insidie si nascondono dietro ogni angolo, e lo fa con un lirismo straordinario su produzioni hip-hop che sanno richiamare la tradizione della West Coast senza mai sembrare datate.

La struttura è quella di un concept album vero e proprio: una serie di tracce interconnesse, arricchite da skits e dialoghi, che seguono Kendrick lungo una notte travagliata nella sua città natale. Tra i momenti più iconici, Money Trees spicca per il suo ritornello ipnotico e sospeso nel tempo; Swimming Pools (Drank) affronta il tema dell’alcolismo con una profondità emotiva sorprendente, mascherata da un beat accessibile e radiofonico; le due tracce good kid e m.A.A.d city formano un dittico capace di condensare l’essenza dell’intero disco. E poi c’è Sing About Me, I’m Dying of Thirst: oltre sette minuti di riflessione sulla morte, raccontata attraverso voci e prospettive diverse, un brano che da solo basterebbe a consacrare Kendrick tra i più grandi liricisti del nuovo secolo.

Alla sua uscita, l’album venne eletto miglior disco del 2012 da testate come Pitchfork, BBC, Complex e New York Magazine — e non è difficile capire perché. A distanza di oltre dieci anni, good kid, m.A.A.d city suona ancora benissimo e, soprattutto, suona attuale.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Swimming Pools

Hits: Swimming Pools, Money Trees, Sing About Me

100
Tier 1° · Rank 31°
Cover di Wish You Were Here
356°

Wish You Were Here (1975) ✰

Pink Floyd

Rock Progressive Rock

Wish You Were Here riprende le coordinate di The Dark Side of the Moon ma le porta altrove, verso qualcosa di più difficile da avvicinare. Là dove il disco precedente ti agganciava subito — gli orologi, i suoni ambientali, quella costruzione quasi cinematografica — qui il ritmo è più lento, più rarefatto, e ci vuole tempo per entrarci davvero.

La struttura stessa del disco lo dice chiaramente: Shine On You Crazy Diamond è divisa in due parti che aprono e chiudono l'album, incorniciando le tre tracce centrali come un abbraccio. È una suite di oltre venticinque minuti complessivi, costruita su lunghi sviluppi strumentali, melodie che si dilatano nel silenzio, e un assolo di chitarra sul finale che non esplode mai davvero — si limita ad accennare, e fa più effetto così. Tutta la critica all'industria musicale — condensata in Welcome to the Machine e Have a Cigar — è incastonata dentro questa architettura, quasi a voler dire che il tema della mercificazione è il corpo del disco, ma il cuore batte altrove.

E il cuore è la title track. In un album volutamente ostico, Wish You Were Here è l'unico momento di resa immediata: una chitarra acustica, pochi accordi, e una malinconia che arriva dritta. È la traccia più semplice del disco e forse proprio per questo la più devastante. È una lettera aperta a Syd Barrett, il fondatore della band, il cui crollo psicologico aveva segnato i Floyd anni prima — e il titolo, già da solo, dice quasi tutto. Quello che il titolo non dice lo racconta una storia entrata nella leggenda: durante le sessioni di registrazione, Barrett si presentò in studio irriconoscibile, fisicamente trasformato. Waters scoppiò a piangere quando capì chi aveva davanti. Pochi minuti dopo, Syd se ne andò.

Wish You Were Here è un altro capolavoro, forse il più intimo che i Pink Floyd abbiano mai fatto.

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malinconico riflessivo angosciante

Miglior traccia: Wish You Were Here

Hits: Shine On You Crazy Diamond, Wish You Were Here

100
Tier 1° · Rank 47°
Cover di Journey in Satchidananda
357°

Journey in Satchidananda (1971) ✰

Alice Coltrane

Jazz

Journey in Satchidananda di Alice Coltrane, pubblicato nel 1971, è uno degli album più visionari della storia del jazz. Lontano da qualsiasi struttura tradizionale, fonde spiritual jazz, influenze indiane e sonorità meditative in un'esperienza che cresce progressivamente, elemento per elemento, fino a diventare qualcosa di difficile da descrivere a parole.

Non esplode mai — si costruisce, strato dopo strato, con una pazienza e una precisione che hanno qualcosa di rituale. L'arpa di Alice e il sax di Pharoah Sanders non si contendono mai la scena: si rafforzano a vicenda, si cercano, si trovano — il sax guida, l'arpa culla, e il flusso sonoro che ne emerge sembra sospeso fuori dal tempo.

Un disco che non si ascolta soltanto, si vive. Uno dei vertici assoluti del jazz.

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spirituale ipnotico sognante

Miglior traccia: Shiva-Loka

Hits: Shiva-Lola, Journey in Satchidananda

100
Tier 1° · Rank 38°
Cover di Innervisions
358°

Innervisions (1973) ✰

Stevie Wonder

Soul Funk

Innervisions è un capolavoro assoluto. Sintesi perfetta di soul, funk e jazz attraversata da melodie e ritornelli pop di una immediatezza disarmante — sofisticato e accessibile allo stesso tempo, profondo ma mai respingente.

Stevie Wonder, nel pieno della sua libertà creativa, costruisce un suono dominato da tastiere e sintetizzatori ma sempre radicato nel groove e nella tradizione black, con produzioni stratificate che scorrono con una fluidità sorprendente.

Higher Ground lo dimostra già nei primi due secondi: un groove che mette in moto istantaneamente, eppure il testo è tutto fuorché ballabile — Powers keep on lyin' / while your people keep on dyin'. Living for the City fa qualcosa di ancora più raro: trasforma una canzone in un racconto cinematografico, trascinando letteralmente tra le strade dell'America dei primi anni '70, mettendo in musica disuguaglianze sociali e razzismo con una forza narrativa ed emotiva impressionante. Il resto del disco si muove su territori più introspettivi e spirituali, dove riflessione personale e commento sociale si fondono senza soluzione di continuità.

Uno dei vertici della musica afroamericana — un disco che ancora oggi suona incredibilmente vivo.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Living For The City

Hits: Living For The City, Higher Ground

98
Tier 1° · Rank 60°
Cover di Radical Pop
359°

Radical Pop (2025)

Bais

Pop Indie Pop

Bais è un mix di Battiato — per la tendenza a mescolare pop e sperimentazione con una certa eleganza — e indie pop contemporaneo. Con Radical Pop sembra aver spinto ulteriormente in quella direzione rispetto al precedente Disco Due: se quel disco suonava pop in modo più tradizionale, questo, nonostante il nome, si allontana dal pop puro e gioca con l'elettronica e l'alt rock in modo più marcato.

Nel complesso è un disco che si ascolta con piacere, con diverse tracce riuscite sul piano melodico — come Freddo Cane o E poi — ma anche altre che si dimenticano in fretta, troppo vicine a quell'indie italiano anonimo e già sentito che abbonda oggi.

Con Radical Pop Bais conferma di avere del potenziale, ma deve ancora trovare la dimensione giusta per esprimerlo fino in fondo.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Freddo Cane

Hits: E poi, Freddo Cane

60
Tier 6° · Rank 338°
Cover di E’ Finita La Pace
360°

E’ Finita La Pace (2024)

Marracash

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Political Rap

È Finita La Pace chiude la trilogia iniziata con Persona e proseguita con Noi, Loro, Gli Altri, e lo fa scartando di lato rispetto ai capitoli precedenti: meno introspezione, più sguardo verso fuori. Gli Sbandati Hanno Perso e Mi Sono Innamorato di un AI sono i pezzi che incarnano meglio questo cambio di prospettiva — il primo uno sguardo tagliente su chi si è perso per strada, il secondo una riflessione sull'isolamento emotivo nell'era digitale, affrontata senza ironia facile. È un disco che osserva il mondo con la lucidità di chi ha già fatto i conti con se stesso.

Alla produzione Marz e Zef fanno un lavoro magistrale: campionano la tradizione italiana con una precisione quasi filologica, senza mai perdere il taglio hip hop. La title track costruisce tutto intorno a Firenze (Canzone Triste) di Ivan Graziani — un innesto che funziona perché non cerca di nascondere l'originale ma lo trasforma. Gli Sbandati Hanno Perso recupera le atmosfere di Crazy di Gnarls Barkley e ci costruisce sopra qualcosa di completamente diverso.

I brani che restano di più sono Vittima e Lei. Vittima è probabilmente uno dei pezzi più belli dell'intera trilogia: affronta il tema del non trovare giustificazioni per i propri fallimenti con una scrittura volutamente sfumata, in cui non si capisce mai del tutto se Marra stia parlando a se stesso, a qualcun altro, o ad entrambi. Lei è l'altra faccia — un amore mancato raccontato con la maturità di un uomo di quarant'anni, senza nostalgia retorica.

Le critiche sul fatto che suoni troppo pop sono sterili. La tradizione italiana è pop — Marra la recupera, la porta nel suo mondo e la piega al suo linguaggio. È esattamente quello che fanno i grandi artisti.

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riflessivo

Miglior traccia: Vittima

Hits: Vittima, Lei

83
Tier 4° · Rank 209°
Cover di NOI, LORO, GLI ALTRI
361°

NOI, LORO, GLI ALTRI (2021) ✰

Marracash

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Marracash rilascia NOI, LORO, GLI ALTRI a sorpresa, a due anni di distanza dal ritorno trionfale di Persona. Superarsi non era affatto facile — Persona, tolti magari un paio di brani più mainstream e qualche traccia evitabile, resta un ottimo album. E invece Marra ci riesce, tirando fuori probabilmente il suo progetto migliore.

Il concept riprende il filo di Persona ma lo espande verso qualcosa di più grande: non più solo l'identità dell'individuo, ma quella collettiva. La società frammentata in fazioni, ognuna con la propria verità, ognuna convinta di essere dalla parte giusta. Questo framework — noi, loro, gli altri — non rimane un'etichetta astratta: si ritrova nei testi, nelle storie, nel modo in cui Marra si muove tra l'autobiografico e il sociale senza che i due piani si pestino mai i piedi.

Perché Marra si racconta ancora più a fondo di prima, mettendo in rima le sue fragilità, la depressione, il bipolarismo. DUBBI è la traccia più intensa del disco, quella che umanizza l'artista in modo quasi spiazzante: nonostante il successo, i soldi, la fama e il riconoscimento, si mostra afflitto dagli stessi dolori che possono colpire chiunque. È un momento di onestà rara, nel rap italiano e non solo. Accanto a questo c'è NOI, che funziona in modo completamente diverso: uno storytelling preciso e controllato, un frammento di vita e di amicizia che ricorda per approccio Il Nostro Tempo di Status, ma con una maturità di scrittura ulteriore.

Il resto del disco regge su produzioni impeccabili, sample mai banali — fatta eccezione forse per ∞ LOVE, che però in quanto traccia più commerciale ha la sua ragione di esistere — e featuring scelti con una cura che si sente. Nessuna traccia è davvero skip. In un album di questa lunghezza, non è poco.

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riflessivo

Miglior traccia: DUBBI

Hits: DUBBI, INFINITY LOVE, NOI, IO

98
Tier 1° · Rank 53°
Cover di Persona
362°

Persona (2019) ✰

Marracash

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Persona esce nel 2019 dopo quattro anni di assenza dall'ultimo album solista, Status, e il motivo di questa lunga sparizione lo spiega il disco stesso. Marracash aveva attraversato un periodo di crisi personale e depressiva profonda — una relazione tossica, il distacco dai social, l'isolamento — e Persona è il risultato di quel processo di rielaborazione. Il titolo non è casuale: richiama l'omonimo film di Ingmar Bergman e il tema del doppio, della distanza tra chi si è e chi si mostra al mondo. Qui Marra decide di abbattere quella distanza, lasciando un pezzo di sé in ogni traccia — letteralmente, dato che ogni brano porta il nome di una parte del corpo a cui è dedicato.

Il brano che spiega il concept meglio di tutti è Crudelia – I nervi: la descrizione di una relazione tossica e manipolatrice, uno dei motivi principali dell'allontanamento dalla scena, raccontata senza filtri e senza retorica. È uno dei momenti più crudi del disco, e proprio per questo uno dei più riusciti. Intorno a lui, Marra dimostra di essere uno dei migliori liricisti del rap italiano — se non il migliore. Ogni parola è scelta con cura, le citazioni sono onnivore e mai a caso, le figure retoriche costruite con una precisione chirurgica: perché il successo / fra è come se metti / una lente di ingrandimento su un insetto. Le produzioni di Marz, quasi tutte da lode, tessono il suono giusto per ogni "brandello" del concept — varie, calibrate, mai interscambiabili.

Se c'è una criticità, sono i featuring: nove sono tanti, e non tutti convincono allo stesso modo. Mahmood, Tha Supreme e Sfera Ebbasta hanno senso nel concept, ma è difficile non pensare che abbiano senso anche perché nel 2019 erano i nomi più caldi della scena — e si sente. Da buttare e Greta Thunberg sono i momenti più sottotono del disco, tracce che potevano tranquillamente restare fuori senza intaccare la solidità del concept.

Le gemme, però, valgono tutto il resto. G.O.A.T. è una delle canzoni più sincere e sentite dell'intero disco — una riflessione sull'ansia, sull'autostima, sulla voglia di rialzarsi che non suona mai come un proclama ma come qualcosa di vissuto davvero. Tutto Questo Niente è invece una meditazione matura e disincantata sul successo e sul materialismo, con un sax che accompagna Marra in uno dei suoi momenti più profondi.

Persona entra dritto nella classifica dei migliori album del rap italiano. Punto.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: TUTTO QUESTO NIENTE - Gli occhi

Hits: TUTTO QUESTO NIENTE - Gli occhi, BODY PARTS - I denti, CRUDELIA - I nervi, G.O.A.T. - il cuore

94
Tier 2° · Rank 97°
Cover di Squallor
363°

Squallor (2015)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Con Squallor Fibra prova a capire quanto pesa il marketing sulle vendite — e in particolare sulle sue: pubblica il disco senza promozione, senza avviso, con un semplice tweet. Il titolo l'aveva nominato quasi di sfuggita in una delle barre del dissing con Vacca, concluso poco prima.

È forse uno dei suoi dischi meno ispirati, non perché manchi di contenuti, ma perché è sconnesso — suona più come una lunga playlist che come un progetto organico. E la forza che il marketing non gli dà, Fibra prova a cercarla nella presenza di quasi tutta la scena rap dei grandi dell'epoca: Salmo, Guè, Marracash, Gemitaiz, MadMan.

Come sempre nel suo catalogo, i momenti interessanti non mancano, ancora di più in un disco lunghissimo come questo. Il rap nel mio paese è una critica velata alla scena rap dell'epoca — diventata celebre soprattutto per il dissing a Fedez — che in un disco con così tanti ospiti stride quasi. Sento Le Sirene è introspezione e narrazione della Milano drogata e violenta, su una produzione tetra. In Trainspotting c’è una sorta di climax lirico nelle strofe, intervallate da stralci di interviste, con sempre al centro il tema della droga e della musica come sostanza parallela. Ma anche Alieno — su un campione di Niggas in Paris - e Come Vasco che sono delle vere hit rap, dove Fibra sfoggia un flow rinnovato e elegante.

Le produzioni, tra l'altro, valgono la pena: ci sono firme americane di primo piano — Hit-Boy, Dot Da Genius, Amadeus — che hanno lavorato con Kanye, Drake, Travis Scott.

Per approccio il disco richiama i suoi primi lavori, ma con un mood meno giocoso e più cupo e opprimente. Lo “squallore” lo si ritrova nelle strofe, nei temi, nel racconto di una società persa. Forse la debolezza sta proprio nei brani con gli ospiti: sono quelli più deboli lato produzioni e tolgono spazio a Fibra, che invece nello squallore ci ha sempre sguazzato bene.

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angosciante trionfante rilassato

Miglior traccia: Sento le sirene

Hits: Come Vasco, Alieno, Sento le sirene, Il rap nel mio paese

75
Tier 4° · Rank 248°
Cover di Lato & Fabri Fibra
364°

Lato & Fabri Fibra (2004)

Uomini di Mare

Hip-Hop/Rap

Cinque tracce, brevissimo, ma clamoroso. Lato & Fabri Fibra — EP del 2004 ultimo progetto degli Uomini di Mare, il progetto con DJ Lato — è uno di quei dischi che sintetizza perfettamente il Fibra di mezzo, quello che sta tra Turbe Giovanili e Mr. Simpatia. Anticipa per certi versi l'approccio del secondo — che viene anche citato esplicitamente nell'EP, nel caso non fosse chiaro a chi stiamo alludendo — ma con un tono più giocoso, una scrittura più diretta e immediata, senza le estremizzazioni che caratterizzeranno quel disco.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente La cosa più facile, che tredici anni dopo tornerà sotto forma di Fenomeno — una delle hit più note di Fibra, costruita proprio sul ritornello di questo brano. E poi c'è La Mia Vita, probabilmente il momento più alto dell'EP e uno dei brani più belli dell'intera carriera di Fibra, almeno per chi lo segue da vicino: una riflessione personale su fatti di vita e fallimenti affrontata con una sottile autoironia, che lo porta a rivalutare affetti e situazioni con una maturità che sorprende per un progetto così compatto.

Un EP che vale tutto il tempo che ci vuole per trovarlo.

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giocoso riflessivo

Miglior traccia: La Mia Vita

Hits: La Mia Vita

92
Tier 2° · Rank 112°
Cover di Mr Simpatia
365°

Mr Simpatia (2004) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop

Mr. Simpatia è l'album che ha completamente cambiato il destino dell'hip-hop in Italia. Fibra aveva già pubblicato Turbe Giovanili con l'idea di sfondare, ma il disco era rimasto confinato negli argini strettissimi della scena underground. A 28 anni, disilluso, non ci credeva più. Così si era trasferito a Brighton, dove lavorava in una fabbrica di penne Parker, e scriveva rime sui foglietti di carta che aveva sottomano durante i turni. Quelle penne sono servite a qualcosa.

Il disco va totalmente contro i canoni del rap dell'epoca, ma anche contro il suo stile precedente. Non ci sono virtuosismi, non c'è tecnica sopraffina o incastri raffinati. Ci sono rime spesso semplici, un linguaggio quotidiano riempito delle parole più atroci che potesse trovare, per demolire tutto ciò che viene tradizionalmente considerato sacro nella società e nella cultura italiana: la famiglia, le relazioni, il lavoro, la religione.

L'ego trip qui è capovolto. Se oggi siamo abituati al cliché del rapper figo, con mille ragazze, successo e soldi, qui troviamo l'esatto opposto: Fibra è lo sfigato, intrappolato in relazioni tossiche, con un lavoro che lo opprime, che odia la Chiesa e le sue prediche, che disprezza la propria famiglia. Tutte le canzoni ruotano attorno a questi temi attraverso uno storytelling continuo e portato all'estremo, dove si inscenano stupri, violenze, sesso e le peggiori situazioni che una mente malata possa partorire. Ma in mezzo a questo racconto disturbante si nascondono tantissimi elementi di critica sociale, con riferimenti a fatti di cronaca dell'epoca — e probabilmente un rapporto difficile e frustrante con l'altro sesso che viene mascherato da una misoginia volutamente esagerata.

Il disco è costellato di alcune delle canzoni più iconiche di Fibra. Rap in Vena con uno dei ritornelli più famosi del rap nostrano — io me ne sbatto il cazzo / di un lavoro in città / io spruzzo rap in vena. Non Crollo che racconta tutta la sua frustrazione riuscendo comunque a essere ottimista. Momenti No, il punto più profondo emotivamente, l'unica traccia dove a parlare sembra davvero Fibra e non la maschera di Mr. Simpatia che si è messo dall'inizio — io sto nell'acqua in / questa vasca in cui / ci butto acceso un phon. Ma anche le tracce meno note sanno dire qualcosa, come la title track stessa, costruita sulla ripetizione ossessiva di strofe in -zione e in -arci: un suono duro, acido, disturbante che comunica perfettamente il contenuto — Qualunque canzone italiana punta a rattristarci / qualunque regista in Italia punta ad annoiarci.

Fabri Fibra voleva attirare l'attenzione con questo album, diventare scomodo, mettere in rima il lato più oscuro dell'essere umano. Ci è riuscito perfettamente — e lo ha fatto nel momento in cui aveva meno da perdere, che è spesso il momento in cui si fa la roba migliore.

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aggressivo giocoso angosciante

Miglior traccia: Venerdì 17

Hits: Non Crollo, Momenti No, Venerdì 17, Rap in Vena

100
Tier 1° · Rank 9°
Cover di Caos
366°

Caos (2022)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Caos è il decimo album in studio di Fabri Fibra, pubblicato cinque anni dopo Fenomeno. Con quelle aspettative sulle spalle il disco lascia un po' l'amaro in bocca. Il problema principale è strutturale: sembra un tentativo di rimettere in scena tutte le versioni di sé, finendo per creare un effetto playlist, con brani scollegati sia sul piano lirico che su quello musicale.

I momenti migliori ci sono e si sentono. Noia con Marracash è probabilmente il picco del disco: i due riflettono sulla noia dei ricchi e sul rovescio della medaglia della popolarità, su una base che campiona Blue in Green di Miles Davis con grande eleganza. Cocaine con Guè e Salmo funziona come pseudo-freestyle: ritornello memorabile, armonica bellissima.

Dall'altro lato, tracce come Stelle, Pronti Al Peggio e Fumo Erba faticano a lasciare il segno, sia per i testi che per le produzioni. Un disco che, nonostante i lampi di qualità, non entra nella top 5 della sua discografia.

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euforico riflessivo

Miglior traccia: Noia

Hits: Noia, Cocaine

71
Tier 5° · Rank 283°
Cover di Fenomeno
367°

Fenomeno (2017) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

C'è un momento, verso la fine di Fenomeno, in cui Fabri Fibra smette di fare il rapper e diventa semplicemente un uomo che regola i conti con la propria famiglia. Tutto il disco esiste per renderti impreparato a quel momento.

Fenomeno è il miglior disco di Fibra dell'era post-Tradimento, e uno dei migliori album rap italiani degli anni Dieci. Non per nostalgia, non per tifo: perché è un disco costruito con una logica narrativa che pochi rapper italiani hanno mai avuto il coraggio — o la lucidità — di tentare.

Parte con una domanda scomoda, quella che probabilmente Fabrizio Tarducci si faceva da anni: “ha ancora senso rappare a quarant'anni? In Italia il rap è roba da ragazzini”, lo dice lui stesso nell'intro, senza filtri. E invece di schivare la domanda, decide di farne il fulcro di tutto. La risposta non arriva subito. Arriva per accumulo, brano dopo brano, come una confessione che si costruisce a rate.

La prima parte del disco è apparentemente leggera: l'ego-trip di Red Carpet, la title track ballabile e ironica, la produzione magistrale di Bassi Maestro su Money for Dope, gli affreschi sull'Italia dei social in Equilibrio. In mezzo c'è Stavo Pensando a Te — sulla carta una hit radiofonica, nella realtà una delle cose più malinconiche che Fibra abbia mai scritto. La solitudine, la mancanza di qualcosa che non si riesce nemmeno a nominare. Non è un tema da classifica. Eppure è diventata una canzone immortale.

Da Invece No in poi il disco cambia pelle. Il flow si fa più lento, scandito, come se ogni parola pesasse. Le produzioni diventano minimali, ovattate — synth sospesi, basi scarne, un'atmosfera quasi vaporosa che avvolge invece di aggredire. Le Vacanze usa il concetto di vacanza ad agosto come allegoria dell'adolescenza e di tutto quello che ti porti dietro: Con i grandi non mi ci vedevo, poi crescendo lo senti il veleno. Alle favole io non ci credo. Perché il male esiste davvero. Versi di una semplicità disarmante, messi esattamente al punto giusto — e che fanno più effetto di qualsiasi incastro tecnico.

Poi arrivano Nessun Aiuto e Ringrazio. Il fratello Nesli. La madre. Fibra si smonta pezzo per pezzo, senza rete, in pubblico. È il climax verso cui tutto il disco stava costruendo, la risposta alla domanda dell'intro: il senso di rappare a quarant'anni è arrivare abbastanza lontano da potersi permettere di dire la verità.

Non è un caso che sia il primo disco di Fibra senza il bollino "explicit content". Fibra non voleva scioccare nessuno. Voleva raccontarsi. E in questo senso è forse il disco più coraggioso della sua carriera — non perché urli, ma perché sussurra le cose che fanno più male.

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angosciante malinconico riflessivo

Miglior traccia: Invece no

Hits: Stavo Pensando A Te, Invece No, Le Vacanze, Ringrazio

98
Tier 1° · Rank 67°
Cover di Sotto il segno dei Pesci
368°

Sotto il segno dei Pesci (1978)

Antonello Venditti

Pop Cantautorato

Sotto il segno dei pesci esce nel 1978, uno degli anni più pesanti della Repubblica italiana — l'anno del rapimento Moro, della fine di ogni illusione collettiva. Ed è esattamente di questo che parla Venditti: di una generazione che aveva creduto in qualcosa, che aveva corso per le strade, discusso, sognato, e si ritrova adulta in un mondo che non ha scelto. La title track lo dice in modo diretto e malinconico, Sara lo fa con più delicatezza, raccontando storie personali che però suonano universali.

È il disco della svolta: fino ad allora Venditti era rimasto in una dimensione più di nicchia, più impegnata. Qui trova il modo di parlare a tutti senza rinunciare alla sostanza — e il successo commerciale arriva di conseguenza, con la title track che sale in vetta alle classifiche. Non è un compromesso, è una maturazione.
Musicalmente si muove nelle sonorità tipiche della canzone d'autore italiana, con melodie calde e costruzioni semplici che lasciano tutto lo spazio alla voce. E la voce di Venditti è davvero inconfondibile: c'è un calore particolare nel modo in cui sta sulla melodia, una capacità di piegarla senza forzarla che lo distingue dai suoi contemporanei — De Gregori, Dalla — pur condividendo con loro lo stesso mondo. Ti porta a Roma anche senza citarla mai esplicitamente, il che è forse la cosa più difficile da spiegare e quella che riesce meglio.

A distanza di quarant'anni, il disco suona ancora attuale. Segno che quelle storie di ideali traditi, di aspettative e disillusioni, non appartenevano solo a una generazione — appartengono a chiunque sia mai stato giovane.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Sotto il segno dei pesci

Hits: Sotto il segno dei pesci, Sara, Francesco

84
Tier 3° · Rank 200°
Cover di FURÈSTA
369°

FURÈSTA (2025)

La Niña

Folk Canzone Napoletana

Con FURÈSTA, La Nina si presenta in una veste nuova, personale e molto riconoscibile.

Musicalmente il disco è una commistione interessante tra balli popolari, folk e canzone napoletana, ma grazie alla sua voce, alle linee melodiche e alla costruzione dei ritornelli riesce comunque a mantenere un approccio molto “pop” — nel senso migliore del termine.

Il tutto è accompagnato da testi impegnati, che spaziano dalla denuncia della malavita fino a temi di empowerment femminile. Una scrittura che le è valsa anche la candidatura al Premio Tenco 2025.

Nel complesso, uno degli album italiani più rilevanti dell’anno, capace davvero di lasciare il segno in questo 2025.

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euforico

Miglior traccia: GUAPPARIA

Hits: FIGL DA TEMPESTA, GUAPPARÌA

84
Tier 4° · Rank 205°
Cover di La Buona Novella
370°

La Buona Novella (1970) ✰

Fabrizio De André

Folk

La Buona Novella è il quarto album di Fabrizio De André. Chi mi conosce sa che De André non è tra i miei cantautori preferiti e difficilmente rientra nei miei ascolti. Non è un disco semplice da digerire — e non solo per i contenuti.

È un concept album che racconta la storia di Gesù attraverso i personaggi a lui vicini, in primis Maria e Giuseppe, attingendo non dai Vangeli canonici ma da quelli Apocrifi, testi scritti sulla figura di Cristo ed esclusi dalla Bibbia perché considerati falsi. L'intenzione di De André è chiaramente allegorica: Gesù di Nazareth come simbolo di rivoluzione, il primo grande rivoluzionario della storia, raccontato in piena contestazione studentesca — il disco esce nel '69. La cosa più interessante è la scelta di dare voce ai personaggi secondari, quelli che la Bibbia lascia ai margini, quasi a sottolineare il peso che le persone comuni possono avere nella vita sociale e politica.

Musicalmente però il disco è barocco, denso di sonorità che rimandano al mondo ecclesiastico — alcuni brani come Laudate Dominum e Laudate Hominem sembrano veri e propri cantici — e per chi non è già dentro l'universo di De André può risultare pesante da seguire.

Va ascoltato almeno una volta per capire l'idea che ci sta dietro, ma difficilmente diventa un disco a cui si torna spesso.

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spirituale riflessivo

Miglior traccia: L’Infanzia di Maria

83
Tier 4° · Rank 210°
Cover di Nevermind
371°

Nevermind (1991) ✰

Nirvana

Rock Alternative Rock Grunge

Non bisogna essere amanti dell'alternative rock per riconoscere che Nevermind ha fatto la storia della musica. Esiste un prima e un dopo — gennaio 1992, quando questo disco scala le classifiche e scalza Dangerous di Michael Jackson dal numero uno della Billboard, dice già tutto su quello che stava succedendo.

I Nirvana non erano al loro esordio: Bleach era già uscito nel 1989, con un'estetica volutamente rozza e un suono lo-fi. Con Nevermind il produttore Butch Vig costruisce qualcosa di diverso — lucido, radiofonico, potente — e quella tensione tra la musica e il packaging è parte della storia del disco.

Ma il risultato è innegabile. Il grunge smette di essere una corrente underground ed entra in maniera prepotente nelle classifiche mondiali, spazzando via esteticamente e musicalmente la scena glam metal che aveva dominato fino a quel momento — non solo nel suono, ma nel modo di vestire, di muoversi, di stare sul palco.

Smells Like Teen Spirit è la canzone simbolo, e la storia dietro al titolo è quasi più bella della canzone stessa: un amica di Cobain, scrisse "Kurt smells like teen spirit" sul muro di casa sua dopo una serata insieme. Si riferiva a un deodorante per teenager dell'epoca — quello che usava l'allora fidanzata di Cobain — ma Kurt non sapeva dell'esistenza del prodotto e la interpretò come uno slogan rivoluzionario. Lo scoprì solo quando la canzone era già famosa in tutto il mondo. Quel malinteso è diventato uno degli inni generazionali più potenti della storia del rock.

E poi c'è Come as You Are — quel giro di basso iniziale ti cattura prima ancora che arrivi la voce, e da lì non molli più.

Un disco da ammirare più che da amare, forse, ma la sua importanza è fuori discussione.

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aggressivo angosciante giocoso

Miglior traccia: Smells Like Teen Spirit

Hits: Smells Like Teen Spirit

89
Tier 3° · Rank 162°
Cover di Dark Nights
372°

Dark Nights (2025)

Roy Woods

R&B Soul

Dark Nights non è il disco R&B più originale in circolazione: si affida a una formula già rodata — suono oscuro, bassi profondi — che richiama inevitabilmente The Weeknd. Al quinta disco, ci si potrebbe aspettare qualcosa di più coraggioso da Roy Woods.

Ciò detto, sa il fatto suo: i suoi vocalizzi e falsetti hanno una qualità melodica genuina, e brani come Stay With Me, You e What I Used to Get Into hanno ritornelli che restano in testa. Non un disco che reinventa nulla, ma abbastanza solido da meritare un ascolto.

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sensuale

Miglior traccia: What I Used to Get Into

Hits: What I Used to Get Into, You

66
Tier 6° · Rank 313°
Cover di Ranch
373°

Ranch (2025)

Salmo

Hip-Hop/Rap Rap Rock

Ranch è il settimo disco in studio di Salmo. L’artista sardo arrivava dal precedente Flop!, che effettivamente è stato un flop in termini di ascolti se confrontato con i numeri standard che un artista come lui riesce a muovere. Il motivo è che Flop! era un disco poco strutturato, senza una direzione precisa, nato in un momento creativo che Salmo stesso sapeva essere poco florido — da qui anche il nome, quasi anticipatorio.

Ranch ha tutt’altro sapore. La copertina e il tipo di marketing pre-release potevano far pensare a sonorità country, ma in realtà il disco raccoglie sostanzialmente tutte le sfaccettature che Salmo ha sperimentato nel corso della sua carriera. Una sorta di disco-sintesi, quasi a voler ristabilire cosa rappresenti oggi Salmo nel rap game.

Si passa infatti da tracce pop/rock come SINCERO, a brani più marcatamente rap come NEUROLOGIA — che riprende il filone “alla Fibra”, di cui Salmo è in qualche modo “figlioccio” artistico — fino a momenti electro/hardcore come FUORI CONTROLLO insieme ad Agnelli. Non mancano poi diversi episodi dal mood più introspettivo, come CRUDELE, in cui Salmo racconta retroscena non proprio piacevoli sulla sua famiglia, così come nelle tracce finali del disco.

Nel complesso, il disco non suona male e presenta diversi momenti interessanti, ma non mancano alcuni punti deboli: su tutti un concept poco sviluppato — con una connessione tra i brani piuttosto debole — e una produzione che si mantiene nella media dei dischi rap italiani contemporanei, almeno tra i big.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: SINCERO

71
Tier 5° · Rank 272°
Cover di In The Court of the King Crimson
374°

In The Court of the King Crimson (1969) ✰

King Crimson

Rock Progressive Rock

Ci sono dischi che ti cambiano davvero il modo in cui percepisci la musica — In the Court of the Crimson King è uno di quelli. Pubblicato nel 1969, è difficile non considerarlo il punto di origine del progressive rock: una visione del rock totalmente non convenzionale, in cui chitarre distorte e ritmi serrati convivono con armonie jazzistiche e architetture mutuate dalla musica classica. Lunghe suite costruite con pazienza, che preparano l'ascoltatore a esplosioni di stravaganza musicale e assoli di rara eccentricità.

Il disco si apre con 21st Century Schizoid Man — probabilmente il mostro in copertina è proprio lui, quell'uomo schizofrenico del titolo — un brano che dopo cinquant'anni non ha perso un grammo della sua forza, grazie a un riff portante che si imprime nella memoria al primo ascolto. Seguono I Talk to the Wind e Epitaph, due momenti di intensa bellezza melodica che bilanciano perfettamente la carica della traccia d'apertura. Moonchild è un capitolo a parte: minimalismo ipnotico portato all'estremo, quasi psichedelico nella sua capacità di sospendere il tempo. Il disco si chiude con la title track, che riprende i temi melodici delle prime tracce restituendo al tutto una sensazione di circolarità quasi inevitabile. A legare tutto insieme, testi enigmatici e volutamente indecifrabili che aggiungono un ulteriore strato di mistero.

In the Court of the Crimson King è un capolavoro che non invecchia. Un disco che a ogni ascolto rivela qualcosa di nuovo, che non ti stanchi mai di assaporare.

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angosciante misterioso

Miglior traccia: I Talk to the Wind

Hits: 21st Century Schizoid Man, I Talk to the Wind, Epitaph, Moonchild

100
Tier 1° · Rank 6°
Cover di This is Elodie
375°

This is Elodie (2020)

Elodie

Pop Urban

This Is Elodie è il terzo album in studio della cantante romana, e non è azzardato dire che è il disco in cui Elodie ha iniziato a diventare interessante nel panorama pop italiano. Arriva dopo la partecipazione a Sanremo 2020 con Andromeda, pezzo che anticipa la sua futura deriva elettropop — quella che diventerà la sua cifra stilistica nei lavori successivi.

Il disco ha momenti genuinamente riusciti. Margarita con Marracash è la hit più forte, e funziona. Lupi Mannari è il tipo di canzone che non fa rumore ma fa il suo lavoro: melodia immediata, ritornello che entra in testa dopo due ascolti, quel disimpegno calibrato che nei pezzi pop è più difficile da ottenere di quanto sembri. Nessun featuring, regge da sola.
Il problema è che tra questi momenti se ne infilano altri che non aggiungono molto. Vado a Ballare da Sola con Lazza e Mal di Testa con Fabri Fibra sono collaborazioni che lasciano il tempo che trovano — sulla carta sembrano colpi, nell'ascolto non convincono.

La vera chicca è altrove: la cover di Niente canzoni d'amore di Marracash, nella versione acustica e minimale di Elodie, è diventata con il tempo una piccola hit immortale. C'è qualcosa di paradossale nel fatto che una reinterpretazione così spoliata riesca a valorizzare il testo originale più dell'originale stesso — eppure è così.

Complessivamente un bel disco, imperfetto ma significativo: il momento in cui si capisce che Elodie non è solo una voce in cerca di direzione.

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sensuale euforico

Miglior traccia: Niente canzoni d’amore

Hits: Niente canzoni d’amore, Lupi Mannari, Margarita

62
Tier 6° · Rank 332°
Cover di Ok, Respira
376°

Ok, Respira (2023)

Elodie

Pop Elettropop R&B

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sé.

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euforico sensuale

Miglior traccia: Mai Più

Hits: Mai Più, Due, Bagno a mezzanotte

65
Tier 6° · Rank 319°
Cover di Mi Ami Mi Odi
377°

Mi Ami Mi Odi (2025)

Elodie

Pop Elettropop

Mi Ami Mi Odi lascia un po' di amaro in bocca, soprattutto se si arriva dai lavori precedenti di Elodie. La vena elettropop c'è ancora, ma smorzata, meno spinta, come se il disco non avesse il coraggio di spingersi fino in fondo.

Anche sul fronte dei testi si sente la differenza. A peggiorare le cose, i momenti migliori erano già usciti come singoli, togliendo al disco quella sensazione di scoperta che dovrebbe avere un progetto nuovo. Un passo indietro, purtroppo.

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Miglior traccia: Black Nirvana

Hits: Black Nirvana

38
Tier 8° · Rank 387°
Cover di Abbey Road
378°

Abbey Road (1969) ✰

The Beatles

Pop Pop Rock Hard Rock

Abbey Road è l'ultimo album inciso dei Beatles e uno dei più collezionati di sempre, complice la copertina iconica. La prima precisazione da fare è che, nonostante sia uno dei dischi più noti della band, definirlo il loro lavoro migliore è un'affermazione molto azzardata.

È un disco più immediatamente rock e pop nel senso tradizionale rispetto ad altri, e ha lasciato alcune delle loro hit più immediate e famose — Come Together, Here Comes the Sun, Something. Il suo punto di debolezza — o forse di forza, a seconda di come si vede la faccenda — è la frammentazione: il lato A scorre come un disco dei Beatles fatto e finito, poi nel lato B parte un lungo medley di brani brevi dall'animo più propriamente rock 'n' roll.

Tra le tracce più riuscite, oltre alle già citate, c'è la sprizzante e giocosa Octopus's Garden di Ringo Starr — scritta durante un suo viaggio in Sardegna — che riprende le atmosfere di Yellow Submarine.

È un disco ovviamente da ascoltare, ma chi cerca i Beatles più sperimentali e stratificati farà meglio a partire da Revolver o Sgt. Pepper's.

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malinconico giocoso

Miglior traccia: Octopus’s Garden

Hits: Octopus’s Garden, Here Comes The Sun, Come Together

86
Tier 3° · Rank 188°
Cover di Paid in Full
379°

Paid in Full (1987) ✰

Eric.B & Rakim

Hip-Hop/Rap Old School Rap

Se stavi cercando una pietra miliare della Golden Age dell'hip-hop americano, hai trovato proprio quella che cercavi. Paid In Full è l'album che ha ridefinito cosa significa rappare: prima di Rakim, il rap viveva di energia, di hype, di presenza scenica — Run-DMC, LL Cool J, la forza bruta del microfono. Rakim porta qualcosa di diverso: rime interne, flow rilassato, ogni parola posata nel punto esatto in cui deve stare. Una scrittura più concettuale, che apre la strada a tutto quello che verrà dopo — da Nas a Jay-Z fino a Eminem.

La title track è semplicemente storia: Rakim rappa in maniera disinvolta, quasi annoiata, eppure dietro c'è una precisione chirurgica. Le produzioni di Eric B. sono crude e dirette, costruite su sample funk e soul che diventano qualcosa di nuovo senza perdere il peso dell'originale.

E poi c'è Chinese Arithmetic. Il titolo allude a qualcosa di complicato, di indecifrabile — e il beat lo è davvero, ma in modo viscerale: Eric B. costruisce un suono che sembra un riferimento fisico alla Cina, qualcosa di orientale nell'atmosfera, quasi cinematografico.

È una delle strumentali del disco, e il fatto che Paid In Full si conceda questi momenti senza voce — solo produzione, solo suono — dice molto su come Eric B. e Rakim concepivano il loro lavoro: non un veicolo per le rime, ma un'esperienza di ascolto completa.

Un disco che non ha solo cambiato la storia — l'ha scritta.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Paid In Full

Hits: I Ain’t No Joke, Paid in Full, Chinese Arithmetic, Eric B. Is President

91
Tier 2° · Rank 131°
Cover di Kind Of Blue
380°

Kind Of Blue (1959) ✰

Miles Davis

Jazz

Kind of Blue è un capolavoro assoluto del jazz e uno degli album più influenti nella storia della musica. Pubblicato nel 1959, vede Miles Davis guidare un ensemble straordinario — con John Coltrane, Bill Evans e Cannonball Adderley — in un viaggio sonoro elegante e senza tempo. È il disco che ha definito il modal jazz, abbandonando le strutture armoniche complesse del bebop in favore di un approccio più libero, atmosferico e contemplativo. Ogni brano, da "So What" a "Blue in Green", è un piccolo universo di equilibrio e improvvisazione.

Un disco che trasmette calma, malinconia e purezza: da ascoltare almeno una volta nella vita, anche per chi non mastica il jazz.

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rilassato riflessivo

Miglior traccia: Blue In Green

Hits: Blue in Green

100
Tier 1° · Rank 48°
Cover di Canerandagio Pt. 1
381°

Canerandagio Pt. 1 (2025)

Neffa

Hip-Hop/Rap

Dopo una lunga assenza dalla scena rap, almeno in veste di MC, Neffa torna con un progetto tutto suo e per l'occasione invita tantissimi artisti, quasi a costruire una sorta di producer album.

Il disco ha produzioni interessanti che conferiscono all'insieme un mood notturno, a tratti cupo, che si sposa bene con la voce e il flow di Neffa. Riesce inoltre a trascinare gli ospiti in quell'atmosfera con naturalezza, specialmente in tracce come Bufera con Franco126 o Perdersi & Ritorno con Frah Quintale, forse il brano più introspettivo del disco.

Interessante anche l'accoppiata Fabri Fibra e Miss Keta nel rifacimento di un classico del primo disco di Fibra, Hype (Nuove Indagini), riletto con un flow e una produzione rifinita e modernizzata.

Nel complesso è un buon disco rap, ma forse dopo tanta attesa ci si aspettava un progetto dall'anima più definita.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Perdersi&ritorno (feat. Frah Quintale)

71
Tier 5° · Rank 280°
Cover di La Voce Del Padrone
382°

La Voce Del Padrone (1981) ✰

Franco Battiato

Pop

Già solo per il fatto che contenga Centro di Gravità Permanente, La Voce del Padrone sarebbe un instant classic. Ma siamo di fronte a qualcosa di più: uno dei migliori dischi pop italiani di sempre, se non il migliore in assoluto.

Produzioni elettroniche e sperimentali per l'epoca — specialmente nell'ambito del pop — melodie immediatamente riuscite accompagnate da testi criptici, quasi deliranti, che celano significati a volte nascosti a volte sfacciatamente espliciti: non sopporto i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz punk inglese.

Tra le altre tracce memorabili, Cuccurucucù — con uno dei ritornelli più iconici della musica italiana — Bandiera Bianca, e la chiusura affidata a Sentimiento Nuevo, brano d'amore più tradizionale nella forma ma cantato con un linguaggio che solo Battiato poteva concepire: lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco, la lotta pornografica dei Greci e dei Latini, la tua pelle come un'oasi nel deserto — e ancora cattura, ogni volta.

Un disco fondamentale, profondamente italiano, eternamente cantabile.

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giocoso misterioso

Miglior traccia: Centro di Gravità Permanente

Hits: Sentimento Nuevo, Centro di Gravità Permanente, Cuccurucucù, Summer On A Solitary Beach

100
Tier 1° · Rank 7°
Cover di Beauty Behind the Madness
383°

Beauty Behind the Madness (2015)

The Weeknd

R&B Pop

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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sensuale angosciante

Miglior traccia: Often

Hits: Often, The Hills, Acquainted

75
Tier 4° · Rank 249°
Cover di Dawn FM
384°

Dawn FM (2022) ✰

The Weeknd

R&B Synth Pop New Wave

Abel non sbaglia un colpo. Dawn FM ha un concept limpido e ben eseguito: una radio immaginaria che trasmette all'alba, guidando l'ascoltatore in un percorso di catarsi, con la voce di Jim Carrey a fare da filo conduttore — narratore, quasi un Caronte pop che accompagna verso qualcosa che non si vede ancora. Della trilogia iniziata con After Hours, questo è il capitolo dall'identità forse più precisa.

Musicalmente è un equilibrio raffinato tra R&B contemporaneo e influenze anni '80, costruito su una produzione che gioca su due anime in tensione: da un lato il pop levigato e onnivoro di Max Martin, dall'altro le sperimentazioni elettroniche di Oneohtrix Point Never, con Calvin Harris e Swedish House Mafia a completare un roster di eccellenza assoluta. Il risultato è un flusso di brani coesi, capace di unire l'immediatezza pop a una costruzione concettuale solida — in brani come Out of Time o Sacrifice, quella tensione si sente e funziona.

Come in molti dischi di The Weeknd, le transizioni tra i brani sono curatissime e creano una continuità da ascolto unica. Quella tra Out of Time e Here We Go… Again, guidata dalla voce di Jim, è pura poesia: e il duetto con Tyler, the Creator che segue è uno dei momenti più intensi dell'intero disco. Non mancano tracce con un'anima diversa, quasi rock: Take My Breath spinge sulla chitarra, ha una struttura più aperta e quel titolo quasi urlato che la distingue nettamente dal resto. È una hit, ma con qualcosa dentro che va oltre.

Dawn FM non è After Hours — è un'altra cosa, costruita con la stessa ambizione e la stessa cura. Un capolavoro parallelo, non un sequel. E questo, forse, è il dettaglio che dice tutto su dove è arrivato The Weeknd: non stare fermo sul risultato precedente, ma trovare ogni volta una forma nuova per la stessa ossessione.

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riflessivo euforico

Miglior traccia: Is There Someone Else?

Hits: Out of Time, Is There Someone Else?, Here We Go… Again (feat. Tyler, The Creator)

100
Tier 1° · Rank 20°
Cover di Aqualung
385°

Aqualung (1971) ✰

Jethro Tull

Rock Progressive Rock

Aqualung è uno dei migliori dischi dei Jethro Tull e uno degli album progressive più importanti in assoluto. Il flauto di Ian Anderson è qualcosa di unico: puro, intenso, capace di costruire melodie che prendono e non mollano. Quello che rende il disco davvero riuscito però è come flauto e chitarra convivono senza pestarsi i piedi — si alternano, ognuno prende il suo spazio al momento giusto.

Cross-Eyed Mary lo dimostra perfettamente: parte quasi in punta di piedi, flauto e pochi elementi minimali, poi chitarra e basso entrano di peso e ribaltano tutto. La title track è semplicemente iconica — quel giro iniziale, il modo in cui il mood scivola verso qualcosa di più malinconico per poi tornare su ritmi incalzanti, è uno dei momenti più belli dell'intero progressive rock. Locomotive Breath gioca su un territorio diverso, più tesa, con un sapore quasi western che la stacca nettamente dal resto del disco.

Anche i testi fanno la loro parte, muovendosi tra il diretto, l'evocativo e l'indecifrabile: Sitting on the park bench / Eyeing little girls with bad intent.

Un disco che non mostra un solo segno di età.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Aqualung

Hits: Aqualung, Locomotive Breath, Cross-Eyed Mary

98
Tier 1° · Rank 54°
Cover di Santana Money Gang
386°

Santana Money Gang (2025)

Sfera Ebbasta & Shiva

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Santana Money Gang è la solita minestra riscaldata. Produzioni solide per il genere, niente da dire, ma senza un guizzo che le distingua da mille altri progetti simili.

Flow, argomenti, stile: tutto già sentito, tutto già visto, e la sensazione è che messi insieme Sfera e Shiva avrebbero potuto osare qualcosa di più — o almeno provarci.

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Miglior traccia: OVER (demo)

45
Tier 8° · Rank 378°
Cover di The Dark Side of The Moon
387°

The Dark Side of The Moon (1973) ✰

Pink Floyd

Rock Progressive Rock

Il modo migliore per descrivere The Dark Side of the Moon è un viaggio attraverso il tempo e lo spazio. È forse l'esempio più riuscito di cosa significa fare un concept album: dal momento in cui si preme play si entra in un flusso continuo, senza pause, dove i brani scorrono uno nell'altro e ti raccontano quel lato buio della luna che alla fine è il lato buio dell'uomo.

Il malessere psicologico è il tema centrale — Brain Damage, che allude probabilmente alle condizioni di Syd Barrett, e The Great Gig in the Sky, un brano difficile da spiegare: si regge quasi interamente su una voce che urla, eppure riesce a essere tra le cose più evocative e toccanti dell'intero disco. Ma c'è spazio anche per riflessioni più esistenziali, come Time e Money.

Quello che rende il disco irripetibile è la produzione: i temi non vengono solo narrati e cantati, ma accompagnati da suoni ambientali e oggetti comuni campionati con tecniche innovative per l'epoca — l'intro di Time, costruita sulle sveglie e gli orologi che ticchettano, è magnetica e impossibile da dimenticare.

Un capolavoro assoluto che non ha perso un secondo della sua forza.

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angosciante malinconico

Miglior traccia: Time

Hits: Time, Money, The Great Gig in the Sky, Brain Damage

100
Tier 1° · Rank 11°
Cover di The Chronic
388°

The Chronic (1992) ✰

Dr. Dre

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap G-Funk

The Chronic è uno di quei dischi che bisogna conoscere per capire dove va l'hip-hop dopo il 1992. Dr. Dre, uscito da N.W.A. dopo una disputa finanziaria con Eazy-E, fonda la Death Row Records e pubblica il suo primo album solista — inventando di fatto il G-Funk: bassi profondi, synth melodici che scivolano lenti, campionamenti dal funk di Parliament-Funkadelic, e un'atmosfera rilassata che trasforma il gangsta rap in qualcosa di quasi ipnotico. È anche il disco che lancia Snoop Dogg, che qui è praticamente co-protagonista e ruba la scena ogni volta che apre bocca.

Il problema, ascoltandolo oggi e soprattutto da non madrelingua, è che il disco fatica a trascinarti davvero dentro. Il flow di Dre è monotono — non varia quasi mai il ritmo, resta su un registro piatto che funziona bene come texture sonora ma difficilmente aggancia emotivamente. E il G-Funk, per quanto innovativo, finisce per rendere il disco ripetitivo sia nel suono che nei temi: droga, soldi, donne, beef con gli ex soci di Ruthless. Senza la comprensione diretta del testo, gran parte dell'energia si disperde.

L'eccezione più divertente è Deez Nuts — demenziale, quasi comica, l'unica traccia in cui il disco sembra non prendersi sul serio e funziona proprio per questo.

The Chronic è un disco fondamentale da conoscere, meno da amare. La sua importanza storica è indiscutibile — senza di lui non esisterebbe buona parte dell'hip-hop West Coast degli anni '90 — ma l'esperienza d'ascolto, per chi viene da fuori quella cultura, può restare distante.

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euforico aggressivo giocoso

Miglior traccia: Deeez Nuts

69
Tier 6° · Rank 296°
Cover di What’s going on
389°

What’s going on (1971) ✰

Marvin Gaye

Soul R&B

Si potrebbero scrivere pagine su What's Going On, un disco che ha segnato in modo indelebile la storia del soul e dell'R&B americano. Concept album registrato nel leggendario headquarter della Motown Records, racconta di un soldato che torna dalla Guerra del Vietnam e si ritrova di fronte a un'America che non riconosce più: una società allo sbando, consumata dalla droga, dalla violenza urbana e dalla perdita di ogni valore. Un ritratto spietato e dolente allo stesso tempo.

Le produzioni sono volutamente simili da un brano all'altro, ma lungi dall'essere un limite, questa coerenza costruisce un'atmosfera soul e R&B densa e avvolgente, che tiene il disco insieme come un unico flusso emotivo. Con What's Going On Marvin Gaye ha dimostrato che si può essere profondi e politicamente urgenti senza rinunciare alla melodia — anzi, usando proprio la melodia come veicolo per dire cose che bruciano.

Per tutto questo è considerato un'opera fondamentale: un lavoro che ha contribuito a definire le sonorità del soul e dell'R&B degli anni '70, influenzando generazioni di artisti a venire.

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riflessivo spirituale

Miglior traccia: What’s going on

Hits: What’s Going On

100
Tier 1° · Rank 49°
Cover di Scarabocchi
390°

Scarabocchi (2025)

chiello

Pop

Il percorso musicale intrapreso da Chiello come solista, dopo l’esperienza “trap” nella FSK, continua a risultare interessante e affascinante. Scarabocchi, il suo terzo disco ufficiale, non fa eccezione. L’anima del progetto è già racchiusa negli scarabocchi presenti in copertina: un’immagine che riflette perfettamente la sua essenza.

È infatti un disco dall’animo fanciullesco, in cui Chiello sembra dialogare con amici immaginari e con altre versioni di sé, soffermandosi su temi come l’infanzia e l’amore. Un lavoro “morbido”, a tratti malinconico, dove questa malinconia emerge sia dalle produzioni sia dal tono inconfondibile dell’artista, capace di alternare momenti più introspettivi ad altri più energici e graffiati.

Le uniche vere criticità, forse, che impediscono al disco di compiere un ulteriore salto di qualità, risiedono nella presenza di alcuni featuring che non aggiungono nulla alla narrazione né al mood dei brani. Al contrario, nei pezzi in cui Chiello è da solo si percepisce una maggiore coesione, mentre queste collaborazioni finiscono per spezzare leggermente il flusso dell’ascolto.

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malinconico giocoso

Miglior traccia: Stupida Anima

Hits: Stupida Anima

71
Tier 5° · Rank 277°
Cover di The Miseducation of Lauryn Hill
391°

The Miseducation of Lauryn Hill (1998) ✰

Lauryn Hill

R&B Hip-Hop/Rap Neo soul

The Miseducation of Lauryn Hill esce nel 1998, primo — e unico — album solista di Lauryn Hill dopo l'esperienza con i Fugees. Hill scrive la maggior parte del disco durante e dopo la sua prima gravidanza, e quella dimensione si sente ovunque: è un album che parla di amore, maternità e famiglia con una sincerità disarmante.

La scelta di registrare ai Tuff Gong Studios di Kingston — gli studi costruiti da Bob Marley, con alcuni membri della famiglia Marley presenti alle sessioni — non è un dettaglio folkloristico. Hill cercava deliberatamente un'atmosfera diversa da quella di New York, e quel contesto si sente nel suono. Strumentazione live, influenze reggae che si intrecciano con R&B, soul e hip hop, senza che nulla suoni forzato. To Zion, dedicata al figlio appena nato, è il momento più apertamente personale del disco — emotivamente potente anche se musicalmente più essenziale rispetto al resto.

Il disco funziona perché Hill riesce a muoversi tra registri diversi senza perdere coerenza: Doo Wop (That Thing) è il momento più hip hop, con un flow preciso e un beat che ti entra in testa subito; Can't Take My Eyes Off of You è una reinterpretazione del classico di Frankie Valli che riesce a suonare intensa ed emotiva quanto l'originale — non un omaggio nostalgico ma qualcosa di genuinamente suo.

Vinse cinque Grammy nel 1999, tra cui Album of the Year — prima artista hip hop a riceverlo. Apple Music lo ha inserito al primo posto nella sua lista dei 100 migliori album di sempre. Difficile dargli torto.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Doo Wop

Hits: Doo Wop, Can’t Take My Eyes Off of You

92
Tier 2° · Rank 115°
Cover di Blonde
392°

Blonde (2016) ✰

Frank Ocean

R&B Psychedelic Pop Neo soul

Blonde è il tipo di disco che già dai primi secondi ti dice dove stai andando. La voce di Frank Ocean compare pitch-shiftata, quasi irriconoscibile, su una groove sospesa e ipnotica — e quel "Woo, fucking buzzin', woo" di Nikes funziona come una dichiarazione di intenti: questo non è channel ORANGE. E la conferma arriva alla fine della stessa canzone, quando la voce torna quella vera e Frank ci va sopra quasi rappando — un arco completo in cinque minuti che dice già tutto.

Ed è proprio dal confronto con il predecessore che si capisce meglio il salto compiuto. channel ORANGE era avvolgente, immediato, più "pop" nel senso più nobile del termine. Blonde è un'altra cosa: più minimale, più concettuale, più soft. Le sonorità si rarefanno, gli spazi vuoti diventano parte del linguaggio, la voce di Frank si moltiplica e si distorce come se cercasse se stessa. È uno stream of consciousness ancora più profondo e personale, dove le atmosfere R&B cedono il passo a qualcosa di più difficile da etichettare.

Il tema centrale è sì l'amore — le sue delusioni, i suoi addii — ma anche l'identità, la crescita, il diventare adulti sapendo che qualcosa è andato perduto per sempre. Un disco intimo, che si presta all'ascolto continuo dalla prima all'ultima traccia.

Tra le tracce spiccano Pink+White e Nikes, ma è Nights il momento di vera classe: una costruzione che cambia pelle a metà, con un cambio di beat che taglia il disco in due e lascia il segno.

Una curiosità sul titolo: l'album si chiama ufficialmente Blonde, ma sulla copertina appare scritto Blond. La differenza non è casuale — in francese, blond è maschile e blonde è femminile, e la doppia grafia è stata letta come un riferimento alla fluidità sessuale dell'artista. Un dettaglio piccolo che però dice molto su quanto ogni scelta in questo disco sia pensata.

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riflessivo sensuale

Miglior traccia: Nights

Hits: Nights, Pink+White, Nikes

100
Tier 1° · Rank 18°
Cover di Images and Words
393°

Images and Words (1992) ✰

Dream Theather

Metal Progressive Metal

I Dream Theater sono tra i fondatori del Progressive Metal e questo è un gioiello del genere. Un album must listen, dove troviamo solo sessioni strumentali ricercate ma anche tanta melodia e pezzi forse più “pop” ma unici. Images and Words è il secondo album dei Dream Theater, uscito nel 1992, ed è uno di quei dischi che hanno letteralmente creato un genere. Il progressive metal come lo conosciamo oggi — tecnica sopraffina, strutture complesse, cambi di tempo continui — deve moltissimo a questo disco. È anche il primo con James LaBrie alla voce, che porta un range vocale esteso e una presenza melodica che rendono il tutto più accessibile di quanto la complessità strumentale lascerebbe supporre.

Ed è proprio questo l'elemento che rende Images and Words un disco raro nel suo genere: non è solo tecnica. C'è tanta melodia, ci sono momenti quasi pop, e l'equilibrio tra i due poli non vacilla mai. Petrucci alla chitarra e Kevin Moore alle tastiere dialogano in modo quasi orchestrale, costruendo architetture sonore che crescono ascolto dopo ascolto — ma senza mai perdere il filo emotivo.
I due poli del disco sono anche i suoi momenti più alti. Pull Me Under apre con un'intro melodica che non prepara a quello che arriva dopo: quando il brano esplode nella sua parte più tecnica e aggressiva, il cambio è quasi fisico — ti arriva addosso. Otto minuti che non sembrano mai troppi, e l'unico singolo top 10 che i Dream Theater abbiano mai avuto. Another Day è l'opposto in tutto: una ballata dalla forza emotiva rara, sorretta da un assolo di sassofono di Jay Beckenstein che è uno dei momenti più inattesi e riusciti del disco.

Le tracce più lunghe e ambiziose — Metropolis Pt. 1, Learning to Live — sono tecnicamente ineccepibili, forse meno trascinanti emotivamente, ma dimostrano la profondità compositiva di una band che non si accontenta mai di restare in un unico registro.

Un disco fondamentale, che può essere apprezzato anche da chi normalmente non si avvicina al metal. Raro che tecnica e melodia convivano così bene.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Another Day

Hits: Pull Me Under, Another Day

95
Tier 1° · Rank 84°
Cover di After Hours
394°

After Hours (2020) ✰

The Weeknd

R&B Synth Pop

Primo capitolo della trilogia conclusiva di The Weeknd, After Hours esce il 20 marzo 2020 segnando una svolta netta rispetto al predecessore Starboy: meno dancefloor, più introspezione cupa, con forti influenze new wave e synth-pop degli anni ‘80 che si fondono con l’R&B oscuro delle origini.

Nella prima parte, l’album ti trasporta in una dimensione musicale altra: la produzione è lussuosa, quasi sensoriale, fatta di bassi profondi e synth avvolgenti che costruiscono un’atmosfera notturna e ipnotica. Lo si capisce già dalla doppietta d’apertura con Alone Again e Too Late, che impostano subito il tono: decadente, cinematografico, inconfondibile.

Nella seconda metà, il registro cambia. Le tracce si fanno più pop, le ballad più accessibili — forse meno sperimentali dal punto di vista produttivo, ma capaci di raggiungere un pubblico globale con una forza rara. Save Your Tears e In Your Eyes sono diventate hit planetarie, e non è difficile capire perché: melodie immediate ma non banali, che restano senza sembrare costruite a tavolino.

Nel complesso, After Hours riesce nell’impresa difficile di tenere insieme le due anime di Abel Tesfaye: quella oscura e visionaria del primo periodo, e quella pop ambiziosa degli anni più recenti.

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sensuale sognante

Miglior traccia: Too Late

Hits: Alone Again, Save Your Tears, In Your Eyes, Too Late

100
Tier 1° · Rank 16°
Cover di Channel Orange
395°

Channel Orange (2012)

Frank Ocean

R&B Neo soul Psychedelic Pop

channel ORANGE nasce con una lettera. Prima ancora che il disco uscisse, nel luglio 2012, Frank Ocean pubblicò sul suo Tumblr un testo in cui raccontava che il suo primo amore, a diciannove anni, era stato un uomo — un amore non corrisposto. Fu un gesto che fece storia, paragonato da alcuni all'impatto culturale del coming out di David Bowie nel 1972. E il disco che seguì quella lettera era già lì, pronto a dare forma sonora a tutto.

I temi sono quelli: amore non corrisposto, ossessione, desiderio, sessualità. Ma channel ORANGE non è un disco confessionale nel senso più ovvio — è qualcosa di più sfuggente, come il suo autore. Ocean è uno degli artisti più elusivi degli ultimi vent'anni: dopo questo esordio ha impiegato quattro anni a pubblicare il successivo Blonde, sparendo quasi completamente dalla scena pubblica. Quella tendenza a scomparire si sente già nella musica — non c'è niente di esibito, niente che cerchi di imporsi.

Il suono è avvolgente ma non eccessivo. Le produzioni stanno in sottofondo, quasi in punta di piedi, e lasciano tutta la scena alla voce. Thinkin Bout You è l'esempio perfetto: la base è lì, la percepisci più con il corpo che con le orecchie, mentre le orecchie vanno tutte a Frank. Nel ritornello la voce si alza e quella base rimane sotto, a sostenere senza sovrastare. È un equilibrio difficile da costruire e ancora più difficile da descrivere.

Poi ci sono i momenti in cui il disco si allunga e si fa più complesso: Pyramids, suite di nove minuti, usa la figura di Cleopatra come filo narrativo per confrontare la grandiosità femminile dell'antichità con la sua versione moderna più decadente. È il pezzo più ambizioso, e funziona.

Rispetto al successivo Blonde — più frammentato, più ostico — channel ORANGE è il disco più accessibile dei due, senza che questo significhi più semplice. È un capolavoro moderno, e Thinkin Bout You, Pyramids, Lost e Bad Religion sono il punto di partenza obbligato.

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malinconico sensuale riflessivo

Miglior traccia: Thinkin Bout You

Hits: Thinkin Bout You, Pyramids, Lost

97
Tier 1° · Rank 73°
Cover di Hurry Up Tomorrow
396°

Hurry Up Tomorrow (2025) ✰

The Weeknd

R&B Elettropop Synth Pop

The Weeknd ci ha da sempre abituati a dischi di altissimo livello. E’ un artista che ha da sempre sperimentato diverse sonorità, dall’R&B più puro e emotivo dei suoi primi dischi, fino alle sonorità più synth pop e elettroniche degli ultimi progetti. Con questo disco, che chiude concettualmente la trilogia iniziata con Afterhours e rappresenta probabilmente anche l’ultimo tassello della sua discografia, condensa tutte le migliori versioni di sè, regalandoci un’opera a dir poco monumentale. Le produzioni sono di livello altissimo: synth, tantissimi sample importanti - come si fa non apprezzare un disco che inizia con un campione di Thriller di Michael Jackson! - tanta dinamica e varietà sonora, in un progetto dal sapore cinematografico. Si passa dalle sonorità quasi “denbow” di “Sao Paulo” all’R&B super-atmosferico di “Given Up On Me” - altro brano che inizia con un campione storico di Nina Simone. Vocalmente non gli si può dire nulla: voce angelica, profonda, emotiva. In questo capitolo si sbottona ancora di più, tirando definitivamente le somme sul suo percorso artistico e giocando la partita finale contro i suoi spettri. Poi c’è il tocco di classe finale: l’ultima traccia finisce esattamente come è iniziata la sua discografia, simboleggiando un cerchio che si chiude, un percorse che si compie.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Open Hearts

Hits: Baptized in Fear, Open Hearts

100
Tier 1° · Rank 36°