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Azzera

157 album trovati

Cover di God Does Like Ugly
51°

God Does Like Ugly (2025)

JID

Hip-Hop/Rap Trap

God Does Like Ugly è il quarto album in studio del rapper americano JID, classe 1989.

Si tratta di un progetto solido e ben strutturato, che trova un buon equilibrio tra tracce più immediate e “banger” da club — legate alle sonorità trap tipiche di Atlanta — e brani che invece si muovono nella direzione dell’hip-hop più classico.

Il vero punto di forza del disco è senza dubbio la tecnica di JID: straordinario negli extra-beat, negli incastri e nei continui cambi di flow, dimostra ancora una volta di essere un rapper di altissimo livello. Da questo punto di vista, è semplicemente impressionante.

Probabilmente non è un album destinato a segnare un punto di svolta nell’evoluzione del genere, ma se si cerca del rap americano di qualità, ben prodotto e tecnicamente impeccabile, è sicuramente una scelta centrata.

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aggressivo

Miglior traccia: Gz

Hits: Knew Better, Gz

86
Tier 3° · Rank 196°
Cover di Alfredo 2
52°

Alfredo 2 (2025)

Freddie Gibbs & The Alchemist

Hip-Hop/Rap

Dopo il primo capitolo — che valse una nomination ai Grammy nel 2020 — Freddie Gibbs e The Alchemist tornano a collaborare nella serie Alfredo con un secondo episodio assolutamente all’altezza del precedente.

Le produzioni sono di altissimo livello dall’inizio alla fine: The Alchemist costruisce un suono estremamente curato e omogeneo, capace di dare al disco un’identità precisa, rendendolo un vero album e non una semplice raccolta di tracce.

Freddie Gibbs, dal canto suo, conferma una tecnica impressionante, che emerge soprattutto nei momenti in extrabeat, dove gioca con il tempo e con le metriche con grande naturalezza.

A impreziosire il tutto ci sono anche dettagli stilistici riusciti, come gli outro in giapponese: un vero tocco di classe che contribuisce a definire ulteriormente l’atmosfera del progetto.

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spirituale

Miglior traccia: Ensalada

86
Tier 3° · Rank 193°
Cover di Bellaria
53°

Bellaria (2018)

Vegas Jones

Hip-Hop/Rap Trap

Bellaria è il primo vero salto mainstream di Vegas Jones, e si sente subito che il ragazzo sa rappare. Tecnicamente è superiore a gran parte della scena trap del momento — rime costruite, flow impeccabile, un controllo del ritmo che non è roba da dare per scontata.

Il disco suona benissimo, e il merito è anche delle produzioni west-coast di Boston George e soci: basi che ti trasportano su una spiaggia californiana anche se fuori piove a Cinisello. Malibu è la hit che apre il mondo di Vegas Jones a un pubblico più largo, ma il disco regge dall'inizio alla fine — Cristo, Yankee Candle, la title track sono tutte tracce che funzionano.

L'unica riserva, e Vegas Jones probabilmente lo sa, è che le parole scivolano via. Non è questione di autocelebrazione o di temi scontati — è che i testi non ti portano da nessuna parte in particolare, non colpiscono, non rimangono.

Ascolti, ti godi il flow, e dopo non ti ricordi cosa ha detto. Per un certo tipo di rap è un peccato veniale; per un disco che suona così bene, ogni tanto ti viene voglia di qualcosa in più. Ma Bellaria non pretende di essere altro, e nella misura in cui non lo pretende, fa esattamente quello che deve fare.

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malinconico euforico

Miglior traccia: Bellaria

Hits: Bellaria, Malibu, Yankee Candle, Cristo

74
Tier 4° · Rank 271°
Cover di MM..FOOD
54°

MM..FOOD (2004) ✰

MF DOOM

Hip-Hop/Rap Undergroup Rap

MM..FOOD è il secondo album di MF DOOM sotto quel nome — e già il titolo dice tutto: è un anagramma di MF DOOM, e il cibo è sia il tema letterale che la metafora portante dell'intero disco. Ogni brano ruota attorno a un riferimento culinario che nasconde un secondo livello di lettura — il rap, la società, i rapporti tra colleghi. Un concept costruito con una coerenza totale, dall'artwork alle liriche agli sketch.

Musicalmente è un disco che non fa sconti: zero ritornelli banalmente catchy, solo rap serrato con incastri studiati su produzioni che fanno uso abbondante di sample e stralci di serie animate degli anni '70 e '80 — perfettamente coerenti con l'immaginario da supercattivo mascherato che DOOM aveva costruito attorno a sé.

Rapp Snitch Knishes è il momento che incarna tutto questo meglio di qualsiasi altro: un riff di chitarra iconico che si sposa perfettamente con il flow di DOOM e quello di Mr. Fantastik, due voci che si incastrano come ingranaggi.

Il disco è tecnicamente sopraffino — gli incastri ritmici e il liricismo denso richiedono attenzione, ma ne vale la pena ad ogni ascolto. Un capolavoro dell'hip hop underground, rimasto intatto nel tempo.

Bomba.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: Rapp Snitch Knishes

Hits: Rapp Snitch Knishes

98
Tier 1° · Rank 67°
Cover di Scialla Semper
55°

Scialla Semper (2019)

Massimo Pericolo

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Hardcore Hip-Hop Emo Rap

Scialla Semper è uno degli album d'esordio più forti del rap italiano post 2016. Il titolo non è casuale: Scialla Semper era il nome dell'operazione antidroga che nel 2014 portò all'arresto di Massimo Pericolo e di altre trenta persone. Ribaltarlo come titolo del proprio disco d'esordio è già di per sé una dichiarazione — rivincita, con il proprio successo, a un sistema che ti aveva già giudicato.

In un momento dominato dalla vuotezza estetica della trap, Massimo Pericolo si fa spazio raccontando le frustrazioni e il senso di vuoto di un ragazzo di provincia uscito dal carcere dopo aver scontato una pena per spaccio di sostanze leggere. Non c'è nulla di costruito: l'urgenza è reale, e si sente. Il rap è spiccio, diretto, senza pose — e in quel 2019 suonava come qualcosa che mancava da tempo.

Le produzioni di Phra Crookers e Nic Sarno non sono il punto forte del disco, ma assolvono bene al loro compito: un suono sporco, quasi grezzo, che Massimo Pericolo stesso definisce "emo-drill" — un ibrido tra la durezza della drill e una vena più intima e malinconica. È il tappeto giusto per il tipo di racconto che vuole fare. Sabbie d'oro, Amici e la title track sono le tracce più intense, quelle in cui il peso specifico delle liriche si sente di più. Ma il disco stupisce anche nei momenti più duri e aggressivi, come Ansia con Ugo Borghetti — uno dei featuring più riusciti. Totoro, presente nella riedizione Emodrill Repack, è un'altra gemma da non perdere.

Un piccolo grande disco, che ha aperto una crepa nel rap italiano e ci ha ricordato che l'urgenza espressiva, quando è vera, non ha bisogno di altro.

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aggressivo malinconico angosciante

Miglior traccia: Amici

Hits: Sabbie D’oro, Amici, Totoro

91
Tier 2° · Rank 128°
Cover di Neffa e I Messaggeri della Dopa
56°

Neffa e I Messaggeri della Dopa (1996) ✰

Neffa

Hip-Hop/Rap Funk

Neffa e i Messaggeri della Dopa esce nel 1996, primo disco solista di Neffa dopo l'esperienza Sangue Misto. Il titolo è già un omaggio dichiarato agli Art Blakey & the Jazz Messengers, e la musica segue coerentemente: produzioni jazz-rap con campionamenti da Herbie Hancock, Miles Davis e James Brown, un sound decisamente black che all'epoca suonava come qualcosa di diverso da tutto il resto del rap italiano.

Il disco funziona come collettivo — 18 featuring, la scena tutta raccolta intorno a Neffa — e liricamente sia lui che gli ospiti reggono bene, con una tecnica solida e un'identità precisa. Aspettando il sole, con il ritornello di Giuliano Palma, resta il momento più accessibile e anche quello che aprì le porte della radio al rap italiano per la prima volta.

Il problema è che quella matrice jazz-rap minimale, per quanto distintiva nel contesto dell'epoca, oggi accusa il peso degli anni. Le produzioni grezze che allora erano una scelta stilistica adesso suonano semplicemente datate, e quell'estetica — affascinante nella sua purezza — non ha la stessa presa di ascolti più recenti. Non è un difetto del disco in sé, è il limite di un suono così figlio del suo tempo.

Un documento importante per capire le radici dell'hip hop italiano, ma probabilmente non un ascolto per tutti oggi.

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rilassato riflessivo

Miglior traccia: Aspettando il Sole

77
Tier 4° · Rank 256°
Cover di My Beautiful Dark Twisted Fantasy
57°

My Beautiful Dark Twisted Fantasy (2010) ✰

Kanye West

Hip-Hop/Rap Experimental Hip-Hop

My Beautiful Dark Twisted Fantasy nasce da una caduta. Dopo il caso Taylor Swift agli MTV VMA del 2009 — il microfono strappato, la gogna mediatica, il ritiro volontario alle Hawaii — Kanye torna con quello che lui stesso ha definito una scusa a rovescio: non mi dispiace, vi dimostro di cosa sono capace. Il risultato è un disco enorme, rutilante, quasi eccessivo per definizione.

Complesso e sperimentale, con un'ambizione che tocca il prog nel modo in cui le strutture si espandono e le produzioni si stratificano, MBDTF ha al centro un dualismo preciso: gli eccessi, i desideri proibiti, la caduta — tutto ciò che fa di Kanye un "mostro" — sono anche la sorgente della sua arte. Non è autoindulgenza, è autobiografia.

Ci sono momenti che restano impressi. Dark Fantasy apre il disco con un'intro narrata da Nicki Minaj, voce quasi diabolica che lascia il passo a un coro gospel e a una produzione che riprende i colori caldi di The College Dropout. Power è diventata una hit globale con un intro che sembrava impossibile da rendere così memorabile e un sample di 21st Century Schizoid Man dei King Crimson. E poi c'è Runaway: una singola nota ripetuta al pianoforte, e Kanye riesce a renderla iconica, eterna. È il tipo di intuizione che o hai o non hai.

Il problema è che con tanti featuring il disco non mantiene sempre lo stesso livello. Brani come Gorgeous o So Appalled non aggiungono granché, e in generale la presenza degli ospiti diluisce più che arricchire — con le eccezioni giuste: Pusha T su Runaway e lo show di Nicki Minaj su Monster sono un'altra storia.

Rimane un disco straordinario, e per molti il suo capolavoro assoluto. Personalmente, resto convinto che The College Dropout sia ancora il suo vertice — e aggiungo una cosa che potrebbe sorprendere: Donda, con meno sperimentazione ma più emozione, per me gli sta sopra anche questo. MBDTF è grandioso, ma la grandiosità a volte copre qualcosa invece di rivelarlo.

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trionfante riflessivo spirituale

Miglior traccia: Power

Hits: Power, Runaway, Dark Fantasy

92
Tier 2° · Rank 119°
Cover di Enter The Wu-Tang (36 Chambers)
58°

Enter The Wu-Tang (36 Chambers) (1993) ✰

Wu-Tang Clan

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop

Enter the Wu-Tang (36 Chambers) esce nel novembre 1993, in pieno dominio del G-funk californiano di Dr. Dre. Il Wu-Tang arriva da Staten Island — il borough più dimenticato di New York — e suona come una risposta diretta e volutamente anti-commerciale a tutto quello che girava in radio: niente melodie patinate, niente ritornelli catchy, solo boom bap minimale e nove MC che si passano il microfono a colpi di rime e punchline.

Rispetto all’altra gemme del genere, Illmatic, che uscirà pochi mesi dopo, questo è un disco più grezzo e più aggressivo — i flow sono meno melodici, meno levigati, e l'energia collettiva prevale sulla tecnica individuale. Il collante è RZA, che costruisce i beat campionando soul anni '70 e inserendo dialoghi dai film di arti marziali che il gruppo divorava — da lì l'immaginario Shaolin, i nomi d'arte, tutta l'estetica. Non è folklore decorativo: è un'identità precisa e coerente che non assomigliava a niente di quello che esisteva all'epoca.

Wu-Tang Clan Ain't Nuthin' ta F' Wit ha un inizio ansiogeno che ti aggancia prima ancora che arrivi il primo verso — e chi segue il rap italiano non può non riconoscervi il beat ripreso da Fabri Fibra nel dissing con Vacca, a conferma di quanto questo suono abbia attraversato generazioni e oceani. C.R.E.A.M. e Method Man fanno il resto.

Una pietra miliare dell'hip hop americano, e uno dei dischi che ha ridisegnato i confini della East Coast.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Wu-Tang Clan Ain’t Nuthing ta F’Wit

Hits: Wu-Tang Clan Ain’t Nuthing ta F’Wit, C.R.E.A.M.

91
Tier 2° · Rank 138°
Cover di Prisoner 709
59°

Prisoner 709 (2017)

Caparezza

Hip-Hop/Rap Alternative Rap Conscious Rap

Nessun dubbio sul fatto che Caparezza sia un liricista fuori categoria. Prisoner 709 lo conferma: sedici tracce con testi ispirati, densi, che spaziano dalla crisi d'identità all'acufene che lo ha tormentato dal 2015 — quella "prigione mentale" da cui il disco prende il nome e la forma. Un album maturo, con una costruzione tematica solida e una produzione tutt'altro che banale.

Il problema, almeno per chi scrive, è un altro. La voce di Caparezza e il suo modo di rappare sono una di quelle cose che o ami o odi: un flusso molto riconoscibile, quasi ipnotico, ma anche tendenzialmente ripetitivo. Quando quel flow trova una valvola di sfogo in un ritornello melodico che spacca, tutto funziona. Quando invece rimane su sé stesso, senza un gancio che alleggerisca o spezzi il ritmo, il disco perde presa — e su Prisoner 709 succede più spesso di quanto si vorrebbe. I ritornelli, nella maggior parte dei brani, non lasciano il segno.

Le eccezioni ci sono, e vanno cercate. Una Chiave riesce a essere insieme autobiografica e orecchiabile, con quella spinta emotiva che manca altrove. Ti Fa Stare Bene, la più radiofonica, fa esattamente quello che dovrebbero fare i brani migliori di Caparezza: usa la leggerezza come cavallo di Troia per dire qualcosa di vero. Peccato che il resto del disco non raggiunga spesso quella stessa sintesi.

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angosciante riflessivo giocoso

Miglior traccia: Una Chiave

Hits: Una Chiave

72
Tier 5° · Rank 285°
Cover di FAME
60°

FAME (2025)

Jake La Furia & Night Skinny

Hip-Hop/Rap

Non si capisce di cosa abbia "fame" Jake La Furia. Rappa bene, tecnicamente non si discute, ma per dodici tracce dice sostanzialmente la stessa cosa: strada, armi, droga, il solito repertorio del rap duro italiano, senza uno spunto di storytelling originale né un contenuto che lasci il segno.

Un disco che gira in tondo su se stesso, stancante proprio perché non si prende mai il rischio di dire qualcosa di diverso. Nelle ultime due tracce si intravede finalmente un minimo di profondità — ma arriva troppo tardi per cambiare il giudizio complessivo.

Le produzioni di Night Skinny non aiutano: tutte appiattite sullo stesso schema, con sample che invece di aggiungere spessore sembrano buttati lì senza una vera visione. Un disco che delude proprio perché le premesse ci sarebbero.

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Miglior traccia: Generazioni

35
Tier 8° · Rank 417°
Cover di Sinatra
61°

Sinatra (2018)

Guè

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

Con Gentleman Guè aveva già iniziato ad avvicinarsi alla trap della nuova generazione, rimanendo però ancora in parte ancorato al suo background. Sinatra è il passo successivo — nel senso peggiore. È il disco in cui quella virata diventa definitiva e il risultato è deludente: produzioni trap spesso anonime, e quando esce dalla trap non riesce a trovare un suono che si distingua. Un disco che suona di plastica usa e getta, senza quasi nulla da dire e senza la personalità per dirlo comunque.

Gli skip sono tanti e vengono facili: Babysitter, Hotel, Sobrio — pseudo-canzoni d'amore senz'arte né parte, il tipo di brano che un rapper del calibro di Guè non avrebbe dovuto nemmeno registrare. Il tentativo di campionare Oro di Mango in Bling Bling ha una sua logica sulla carta, ma il risultato non convince. Modalità Aereo con Marracash e Luchè si salva, ma più per il peso specifico dei tre nomi messi insieme che per meriti propri — quando hai quelle tre voci sullo stesso brano è difficile fare un disastro.

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sensuale euforico

Miglior traccia: Modalità Aereo (feat. Luchè & Marracash)

31
Tier 8° · Rank 424°
Cover di Gentleman
62°

Gentleman (2017)

Guè

Hip-Hop/Rap Trap Gangsta Rap

Dopo Vero, disco con un peso specifico ben diverso, Guè decide di togliersi il cappotto e fare un disco di banger. Scelta legittima, e in fondo lui è uno dei pochi della vecchia guardia che può permettersela: le punchline restano affilate, il flow non tradisce, e su basi trap non sfigura come molti suoi coetanei avrebbero fatto.

Il punto è che Gentleman non ambisce a essere altro, e si vede. Scorre bene, è disinvolto, fa il suo lavoro — ma è un disco che oggi non avresti motivo di rimettere su. Rispetto a Santeria, dove la trap era un ingrediente tra tanti in un progetto più vario e iconico, qui è il registro dominante dall'inizio alla fine, e l'effetto è quello di una playlist ben curata ma difficilmente memorabile.

Le hit però ci sono: Relaxxx con Marracash è il momento più alto, flow e produzione che si incastrano come si deve. Lamborghini con Sfera — prima grande collaborazione tra i due — è diventata virale con una certa ragione. Poi Trinità, Scarafaggio. Roba da mettere su ad alto volume e non pensarci troppo. Gentleman lo sa benissimo, e non si scusa.

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euforico

Miglior traccia: Relaxx (feat. Marracash)

Hits: Relaxx (feat. Marracash)

60
Tier 6° · Rank 368°
Cover di Vero
63°

Vero (2015)

Guè

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

Chi mi conosce sa che Guè non è mai stato uno dei miei rapper preferiti. Ottimo punchliner — forse il migliore d'Italia — e quasi sempre accompagnato da produzioni all'altezza, ma c'è una certa ripetitività tematica nella sua discografia: soldi, lusso, autocelebrazione. Il personaggio è sempre quello, e a lungo andare stanca.

Detto questo, Vero è probabilmente il suo disco solista più riuscito, quello in cui riesce a trovare un equilibrio che altrove fatica a tenere.
Arriva nel 2015 con un dettaglio non da poco: è il primo disco di un rapper italiano distribuito dalla Def Jam Recordings — la storica etichetta americana di Jay-Z e Kanye. Un riconoscimento che dice qualcosa sul posto che Guè aveva conquistato nella scena, e che la cover sintetizza perfettamente: lui seduto su un trono, tutti al suo servizio. Un'immagine che non lascia spazio a interpretazioni.

Le Bimbe Piangono e Mollami sono diventate iconiche soprattutto per i ritornelli — quella capacità di costruire hook che rimangono in testa è una delle cose che Guè sa fare meglio quando è in forma. Ma i momenti più intensi del disco sono altrove: ad esempio Eravamo Re è tra i brani più sentiti, quello in cui abbassa le difese. E poi c'è Squalo — mood cupo, sound più vicino alla trap che all'hip-hop classico — che anticipa una direzione che esploderà nei dischi successivi. Nel 2015 era ancora un segnale debole, ma si sentiva già.

Per la sua carriera è stato un disco importante. E per chi come me fatica a entrare nel mondo di Guè, Vero è probabilmente il punto di accesso migliore.

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trionfante giocoso riflessivo

Miglior traccia: Squalo

78
Tier 4° · Rank 247°
Cover di GVESVS
64°

GVESVS (2021)

Guè

Hip-Hop/Rap

Probabilmente non c'è alcun nesso tra il vedere Guè con la corona di spine in copertina, il titolo Guesus, e il contenuto del disco — o forse voleva dirci che è il Messia del Rap. In ogni caso, il marketing è stato geniale: regalare ai top ascoltatori mensili una statuetta di lui nei panni di Gesù è una mossa che pochi si sarebbero sognati. Non facciamoci troppo questa domanda e godiamoci il disco.

Che fa il suo dovere, senza troppe pretese e senza deludere. Lo stile è quello inconfondibile di Guè — flow controllato, produzioni al passo con i tempi — ma rispetto ad altri suoi lavori qui l'elemento R&B è più presente del solito, e non suona forzato. Veleno è forse il momento più radiofonico: ritornello catchy, costruzione solida, il tipo di brano che non stufa. Dall'altra parte della bilancia ci sono Sponsor e Blitz, più duri, più immediati nel colpire. Il disco sa muoversi tra questi registri senza perdere coerenza.

Non è un lavoro che stravolge la sua discografia o porta novità particolari al rap italiano, ma negli ultimi anni Guè ha costruito qualcosa di preciso: una cifra stilistica riconoscibile, un prodotto che ogni volta viene servito in salse diverse ma sempre con la stessa qualità di base. Guesus non fa eccezione. Chi cerca sperimentazione è meglio che guardi altrove; chi vuole un disco mainstream fatto da uno dei pesi massimi del genere, qui trova esattamente quello che cercava.

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aggressivo sensuale

Miglior traccia: Veleno

70
Tier 5° · Rank 303°
Cover di SMETTO QUANDO VOGLIO
65°

SMETTO QUANDO VOGLIO (2024)

Sapobully

Hip-Hop/Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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euforico angosciante aggressivo

Miglior traccia: Trapstar

34
Tier 8° · Rank 419°
Cover di Madreperla
66°

Madreperla (2023)

Guè

Hip-Hop/Rap

La premessa era importante: Bassi Maestro alle produzioni, un nome che nel rap italiano ha un peso specifico importante. E le produzioni, infatti, non deludono. Il disco è un viaggio nell'hip hop classico — boom bap duro, piano malandrino, synth plasticosi anni '80 — condotto da qualcuno che quella roba la conosce a memoria e sa come renderla ancora viva. Tuta Maphia con Paky è l'esempio più diretto: è old school nell'anima, ma non suona polveroso, ha qualcosa di contemporaneo nel modo in cui è costruita. Il filo conduttore più divertente del disco è però il tributo continuo a 50 Cent: Prefissi campiona il ritornello di Wanksta, Cookies N' Cream con Anna e Sfera Ebbasta rivisita apertamente Candy Shop — e su Guè, che da anni viene chiamato la versione italiana di Fiddy, queste citazioni calzano talmente bene da sembrare quasi inevitabili.

Sul lato testi il discorso è più complicato. Lontano dai Guai con Mahmood è il momento più sentito del disco e uno dei brani che rimangono di più. Il resto si muove sui binari abituali: strada, lusso, autocelebrazione. Niente di sbagliato in sé, è il territorio di Guè da sempre, ma ascoltando Madreperla è difficile scrollarsi di dosso la sensazione di averlo già sentito. Non è un disco che aggiunge qualcosa a quello che il Guercio ha già detto — è più una conferma che un passo in avanti, e in una discografia così fitta comincia a pesare.

Rimane un ascolto solido, soprattutto per chi ama il genere. Ma il vero protagonista, alla fine, è Bassi Maestro.

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euforico riflessivo

Miglior traccia: Prefissi

Hits: Prefissi, Cookies N’ Cream

61
Tier 6° · Rank 356°
Cover di A LORENZZA
67°

A LORENZZA (2024)

Lorenzza

Hip-Hop/Rap Latin

Lorenzza è arrivata dal nulla — zero singoli su Spotify, qualche freestyle su Instagram, poi direttamente un EP su una major con Nayt e Rkomi. Il dibattito sull'industry plant si è preso quasi tutto lo spazio, oscurando la domanda che contava davvero: la musica regge? In buona parte, sì.

Nata a Bahia e cresciuta a Pisa, Lorenzza porta un flow che non ha molti punti di contatto con il rap femminile italiano del momento — il suo frame di riferimento è americano, il suo modo di stare sulla base ricorda più una MC degli States che una rapper della scena locale. Su produzioni hip-hop che richiamano l’old-school costruite bene, quella rappata da chica latina funziona: c'è un'aderenza naturale tra voce e beat che non si insegna.

Westside Gunn e Crescere durano poco più di un minuto e mezzo ciascuna, ma bastano: sono le tracce in cui le produzioni hanno più personalità e lei le abita con il flow giusto, senza forzare. In & Out allunga il discorso e conferma che quando il contesto sonoro è quello, Lorenzza sa il fatto suo. Sono i momenti in cui il disco smette di essere un EP di debutto e comincia ad assomigliare a qualcosa di più.

Il resto è più discontinuo. Il progetto è compatto — dieci tracce, neanche mezz'ora — e per certi versi suona ancora come un lavoro in costruzione, un'artista che sta trovando la sua forma. Il talento c'è, la voce c'è. Che sia stata lanciata con una macchina industriale o meno cambia poco: adesso tocca al secondo disco dimostrare che non era solo un colpo di fortuna.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: In & Out

Hits: In & Out, Westside Gunn

60
Tier 6° · Rank 365°
Cover di Cultura Italiana Pt. 1
68°

Cultura Italiana Pt. 1 (2024)

Diss Gacha

Hip-Hop/Rap Trap

Cultura Italiana Pt. 1 va preso per quello che è: un progetto breve, senza la pretesa di essere un manifesto definitivo. E in questo senso funziona — ma solo fino a un certo punto.

La cosa più interessante di Diss Gacha è il modo in cui rappa: una voce storpiata, quasi deformata, che trasforma le parole in qualcosa di più vicino a un verso che a una riga di testo. È una cifra stilistica riconoscibile, che lo separa dalla maggior parte dei suoi coetanei — e già questo non è poco, in una scena dove la maggior parte dei rapper della sua generazione si muove sempre sugli stessi binari di armi e ostentazione. Le produzioni di Sala sono cucite bene attorno a lui, ne assecondano la voce senza sovrastarla.

I momenti migliori del disco sono quelli in cui questo equilibrio regge. 4Sheesh è forse la traccia che incarna meglio il suo stile: flow giocoso, leggero, costruito sul suono delle parole più che sul peso dei contenuti. Spirito Puro, con Izi e Vegas Jones, è il brano più introspettivo del disco, affrontando il tema della spiritualità e della fede nel proprio percorso — non necessariamente religiosa nel senso stretto del termine. In questo senso la scelta dei featuring è azzeccata e Diss Gacha sembra più a suo agio in uno spazio meno compresso.

Il problema è che il resto del disco scorre senza lasciare un segno netto. Non per mancanza di personalità — quella c'è — ma perché si ha la sensazione che Gacha stia ancora cercando la chiave giusta per esprimersi fino in fondo. L'originalità è già lì, riconoscibile. Manca ancora qualcosa che la trasformi in una voce compiuta.

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euforico trionfante spirituale

Miglior traccia: Spirito Puro

50
Tier 7° · Rank 397°
Cover di Milano Angels
69°

Milano Angels (2024)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap Gangsta Rap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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riflessivo aggressivo

Miglior traccia: Syrup

Hits: Syrup, Pluh

47
Tier 8° · Rank 402°
Cover di Alligator Bites Never Heal
70°

Alligator Bites Never Heal (2024)

Doechii

Hip-Hop/Rap Boom Bap R&B

Doechii viene dalla Florida, terra di alligatori e paludi, e il titolo del suo mixtape non è solo un'immagine: è una dichiarazione. Non una preda, un predatore. Il progetto nasce da un momento difficile — tensioni con la sua etichetta, una crisi creativa — e la risposta è stata questo disco, registrato in un mese, pubblicato nell'estate del 2024 su Top Dawg Entertainment.

Il risultato è un mixtape che dimostra tecnica, flow e liriche su produzioni che passano dall'hip-hop più classico ai banger da club senza perdere identità. Non tutto il disco mantiene lo stesso livello — su 19 tracce qualcosa scricchiola — ma i momenti migliori sono abbastanza forti da giustificare l'ascolto.

WAIT è la traccia che rompe il ritmo nel senso migliore: melodica, quasi R&B, la più immediata del progetto. NISSAN ALTIMA e GTFO sono banger che mettono in mostra flow e tecnicismo nel modo più diretto. Poi c'è STANKA POOH, che è un'altra cosa ancora: lirica, atmosferica, con momenti quasi da spoken word. I'm dead, she's dead, just another Black lives mattered.

Ha vinto il Grammy per il Best Rap Album — terza donna nella storia della categoria dopo Lauryn Hill e Cardi B — ed è facile intuire perché.

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aggressivo riflessivo trionfante

Miglior traccia: WAIT

Hits: WAIT, STANKA POOH, GTFO

73
Tier 5° · Rank 280°
Cover di DNA
71°

DNA (2020)

Ghali

Hip-Hop/Rap Pop Rap Elettropop

Album era stata una novità importante per il rap italiano. Con DNA, Ghali si riconferma — ma non fa un passo in avanti deciso. Le qualità ci sono e sono riconoscibili: le melodie, un flow caratteristico, la capacità di costruire hit che stanno a metà tra rap e pop. Good Times e Boogieman lo dimostrano, e stanno entrambe sullo stesso livello — pezzi che funzionano, che rimangono in testa, che fanno quello che devono fare. Il problema è che intorno a questi momenti c'è una sfilza di tracce che ascolti una volta e dimentichi.

DNA è un disco con più pop del precedente, ma quella virata non sempre convince: troppo spesso si ha la sensazione di un equilibrio cercato e non trovato, di pezzi che scivolano via senza lasciare nulla.

L'eccezione più bella è Barcellona: un brano d'amore cantato dalla prospettiva della partner, con un ribaltamento nella seconda strofa — più rap, meno melodica — che spezza il ritmo nel modo giusto. C'è un sapore nostalgico che regge dall'inizio alla fine, e un ritornello che è forse il migliore dell'intero disco.

Alla fine DNA è un lavoro onesto, ma onesto nel senso più limitante del termine. Fa bene alcune cose, non sbaglia clamorosamente, e non rischia quasi mai.

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euforico riflessivo

Miglior traccia: Barcellona

Hits: Barcellona

53
Tier 7° · Rank 391°
Cover di Y2K!
72°

Y2K! (2024)

Ice Spice

Hip-Hop/Rap Drill

Classico album di banger da macchina. Le produzioni di RiotUSA — il producer storico di Ice Spice, conosciuto al college — mixano drill e jersey club in modo chirurgico: bassi che sfondano, 808 distorti, hi-hat che non ti mollano. Plenty Sun e Bitch I'm Packin' sono la migliore rappresentazione di ciò.

Il problema è tutto il resto. Ice Spice ha una voce con un suo carattere, ma Y2K! è un progetto che regge sulle produzioni, non su di lei. E i testi sono semplicemente imbarazzanti: quando una delle parole più ricorrenti dell'album è "fart", è difficile prendere sul serio qualsiasi velleità artistica. Ventiquattro minuti che passano veloci, ma non per le ragioni giuste.

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euforico aggressivo giocoso

Miglior traccia: Plenty Sun

42
Tier 8° · Rank 409°
Cover di Lieto Fine
73°

Lieto Fine (2024)

Disme

Hip-Hop/Rap

Le aspettative dopo Malverde erano alte, e Lieto Fine non le soddisfa del tutto. Il problema principale è la ridondanza: troppe tracce che suonano simili, beat che restano piatti e finiscono per valorizzare poco un rapper come Disme, che ha un flow riconoscibile e una voce con un carattere preciso nella scena. Malverde sapeva fondere durezza e melodia in modo naturale, passando da un approccio crudo e cupo a ritornelli che ti entravano in testa senza sembrare forzati. In Lieto Fine quei momenti sono rari.

L'eccezione è Benzina: qui il ritornello funziona, il flow si apre, le inflessioni costruiscono una melodia vera nonostante la voce rimanga chiusa e cupa — ed è esattamente la cosa che altrove manca. Tra i featuring, quello di Izi su un beat più spagnoleggiante ha una sua personalità, anche se stona un po' con il resto del disco.

Peccato, perché Disme ha tutto per fare meglio. Il flow c'è, il carattere c'è — mancano le produzioni che li esaltino.

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angosciante riflessivo

Miglior traccia: Benzina

Hits: Benzina, Latitanza (feat. Izi)

40
Tier 8° · Rank 411°
Cover di Milano Demons
74°

Milano Demons (2022)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap

Milano Demons non è un disco che sposta qualcosa. Né sul piano testuale — i testi restano in superficie, senza ambizioni particolari — né su quello sonoro, dove Shiva non cerca strade nuove ma percorre con sicurezza quelle già tracciate. Eppure ignorarlo è difficile, perché Shiva ha due qualità concrete che questo disco mette bene in mostra: sa costruire melodie che si attaccano addosso, e ha un flow che scorre con una naturalezza che non tutti riescono a replicare.

Sono quelle qualità a tenere in piedi il progetto. Vorrei con Lazza ha un ritornello che difficilmente passa inosservato — il tipo di hook che continui a sentire in testa ore dopo. Non Lo Sai è apertamente una hit teen, non prova a essere altro, e proprio per questo funziona: è uno di quei brani che entrano e non escono più, probabilmente tra i migliori in assoluto della sua discografia. Alleluia con Sfera Ebbasta è l'accoppiata più prevedibile del disco, ma fa esattamente quello che promette. E poi ci sono i banger — Take 4 su tutti — che da Shiva ci si aspetta e che qui arrivano puntuali.

Non è un disco da ricordare nel tempo, ma mentre lo ascolti è difficile resistergli. A volte basta quello.

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aggressivo malinconico

Miglior traccia: Non Lo Sai

Hits: Non Lo Sai, Vorrei (feat. Lazza), Take 4

60
Tier 6° · Rank 362°
Cover di DON’T TAP THE GLASS
75°

DON’T TAP THE GLASS (2025)

Tyler The Creator

Hip-Hop/Rap Dance House

DON’T TAP THE GLASS è il nono disco in studio del rapper americano Tyler the Creator. Come dichiarato da Tyler stesso, niente concept, niente psicologia: il concept è la forma — rap su basi house, techno e dance, fatto per ballare e divertirsi.

A rendere il disco riconoscibilmente club-oriented è soprattutto il funk e un suono hip-house, che spinge in molti brani. Spensierato, certo, ma non privo di soluzioni interessanti. Tra le migliori tracce, Sugar On My Tongue — con un ritornello super catchy su una base che richiama l’elettronica anni’80 — o la title track con un beat switch inaspettato.

Anche in termini di flow, Tyler sembra letteralmente lanciare le parole sulle base, con un rappata fluida e disinvolta.

Non è un disco che rimarrà negli annali come i suoi lavori più ambiziosi, ma ogni tanto la spensieratezza è esattamente quello di cui si ha bisogno.

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giocoso

Miglior traccia: Sugar on My Tongue

Hits: Sugar on My Tongue, Ring Ring Ring, Don’t Tap The Glass/Tweakin

70
Tier 5° · Rank 305°
Cover di Mattoni
76°

Mattoni (2019)

Night Skinny

Hip-Hop/Rap Trap

Un buon disco, Mattoni — con il giusto mix di banger trap e momenti rap più attenti alle parole. Night Skinny, producer molisano al suo quinto album in studio dopo il già solido Pezzi del 2017, riunisce qui 26 artisti della scena italiana costruendo qualcosa che funziona come fotografia di un momento, ma che fatica ad andare oltre.

Le produzioni sono il suo marchio: trap cupa con elementi melodici di tastiera e piano che creano il sottofondo, 808 presenti senza essere invadenti. Suonano bene, c'è varietà, non annoia. Il problema è che non stupiscono. Night Skinny sa tenere insieme voci diverse con coerenza, ma non porta gli artisti in territori inesplorati — e si sente. Ascoltando Mattoni ricevi esattamente quello che ti aspetti, fatto discretamente bene. Altri producer italiani sanno sorprenderti di più. Ne è un esempio l'apertura: Street Advisor con Noyz Narcos, Marracash e Capo Plaza, e Saluti con Guè, Fabri Fibra e Rkomi sono esercizi di stile che funzionano sul momento ma non rimangono. Ci torni raramente.

Il disco però trova il suo punto più alto proprio dove abbassa la voce: Attraverso Me con il solo Luchè è il brano più introspettivo del progetto, un pezzo che starebbe tranquillamente su un suo disco solista e che dimostra cosa succede quando Night Skinny lascia spazio invece di riempirlo. .Rosso con Madame e Rkomi funziona bene come coppia, due personalità che si bilanciano senza sovrastarsi. E la title track finale — posse cut da dieci nomi, Noyz, Achille Lauro, Lazza, Ernia e altri — chiude il disco con la giusta dose di rumore.

Un disco che vale un ascolto, ma che difficilmente ti chiama a tornare.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Attraverso me (feat. Luchè)

Hits: Attraverso me (feat. Luché)

65
Tier 6° · Rank 338°
Cover di Containers
77°

Containers (2024)

Night Skinny

Hip-Hop/Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Entro nel posto

28
Tier 8° · Rank 425°
Cover di DAY69: Graduation Day
78°

DAY69: Graduation Day (2018)

6ix9ine

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap

DAY69: Graduation Day è un disco che non chiede permesso. 6ix9ine rappa — se vogliamo chiamarlo così — urlando sulla base, aggressivo dall'inizio alla fine, con un immaginario che è tutto un paradosso: violenza gangsta pura avvolta in colori sgargianti, capelli arcobaleno, un'estetica da cartone animato sopra una musica che non ha niente di innocente. Il personaggio e la musica si alimentano a vicenda, e separare i due non ha molto senso — tanto più che nel 2018, anno di uscita del disco, 6ix9ine veniva arrestato, confermando che quello che rappava non era solo un'immagine.

I momenti migliori sono GUMMO, BILLY, KOODA: beat potenti e cupi, dove il suo modo di urlare sulla base non è un difetto ma il punto — tutta la violenza arriva dritta, senza mediazioni. Sono brani che fanno quello che devono fare e lo fanno bene.

Il problema è che dodici tracce di fila con lo stesso registro diventano rapidamente ripetitive. Alcuni brani sono skip facili non perché siano brutti in assoluto, ma perché quando il volume e l'aggressività sono costanti dall'inizio alla fine, la dinamica sparisce e l'ascolto si appiattisce. L'unica eccezione arriva in chiusura con GOTTI, che abbassa i giri, toglie le urla e lascia respirare il disco — ma siamo all'ultimo brano, e il sollievo arriva quando è quasi finita. DAY69 funziona meglio a dosi — tre brani di fila ti demoliscono, dodici di fila ti anestetizzano.

Hardcore rap, non per tutti, e non ha nessuna intenzione di esserlo.

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aggressivo

Miglior traccia: BILLY

Hits: BILLY, GUMMO, GOTTI

56
Tier 7° · Rank 383°
Cover di Sfera Ebbasta
79°

Sfera Ebbasta (2016) ✰

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Trap

Il paragone può sembrare eccessivo, ma regge: Sfera Ebbasta sta alla trap italiana come Tradimento stava al rap. Fibra nel 2006 aveva portato il rap nel mainstream vero, dominato la scena per anni e aperto la strada a una generazione. Sfera nel 2016 fa la stessa cosa con la trap: sfonda le porte del mercato, scala le classifiche, e diventa il punto di riferimento da cui i rapper più giovani — volenti o nolenti — non possono prescindere.

XDVR era già un fenomeno, ma era ancora roba da web. Questo è il disco che porta tutto alla luce del sole, con un suono più patinato e addolcito rispetto all'esordio — meno crudo, più costruito. La differenza si sente bene mettendo a confronto Ciny e BRNBQ: la prima è celebrazione delle origini, pura e diretta; la seconda copre lo stesso territorio ma con un'amarezza diversa, più consapevole. Charlie Charles consolida qui il suo marchio di fabbrica: sonorità trap che strizzano l'occhio al mercato senza perdere identità.

Il disco ha diverse hit che sono entrate stabilmente nel repertorio della trap italiana: Equilibrio, Figli di Papà, BRNBQ e ovviamente Visiera a Becco. Quattro pezzi che raccontano altrettanti registri dello stesso disco — e questa varietà, tenuta insieme da un suono coerente, è probabilmente uno dei motivi per cui l'album è diventato culto.

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trionfante angosciante malinconico

Miglior traccia: Visiera a Becco

Hits: Visiera a Becco, Figli di Papà, Equilibrio

87
Tier 3° · Rank 188°
Cover di Brava
80°

Brava (2019)

Priestess

Hip-Hop/Rap Trap

Priestess è una delle voci più sottovalutate del rap femminile italiano, e lo diciamo senza riserve: per flow e rime può stare tranquillamente alla pari con molti colleghi maschi, e spesso li supera. Peccato che Brava, il suo disco d'esordio uscito nel 2019 per la Tanta Roba di Guè Pequeno, non riesca a sfruttare appieno questo potenziale.

Il concept è interessante: quattordici tracce costruite attorno a figure femminili — Eva, Crudelia, Alice, Fata Morgana, Brigitte — dove ogni donna è uno specchio di un pezzo della sua storia. L'idea c'è, ma la realizzazione suona spesso piatta. Il disco si muove nella trap senza mai uscirne davvero, e al di là della tecnica — che è genuina — arriva poco. Non c'è un momento che ti sorprende, non c'è una scelta produttiva che non ti aspetti. Funziona, ma non basta.

I brani più riusciti sono quelli in cui la formula si assesta invece di cercare di fare troppo: Crudelia e Brigitte sanno distinguersi metricamente e melodicamente, e hanno quella spinta giusta per fare quello che devono fare — adatti a sfondare i bassi della macchina, senza pretese eccessive. Il resto del disco scivola via senza lasciare molto.

Tutto sommato un esordio che dice più su quello che Priestess potrebbe fare che su quello che ha fatto. Magari stupirà in futuro.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Crudelia

44
Tier 8° · Rank 407°
Cover di Zzala
81°

Zzala (2017)

Lazza

Hip-Hop/Rap Trap

Tra gli album di debutto della generazione del 2016, Zzala è uno dei migliori. Lazza si impone subito come un punchliner di razza, con una tecnica e un flow già maturi e soprattutto già riconoscibili: la sua voce suona affranta, quasi rassegnata, come se portasse il peso di qualcosa che non si dice del tutto — e quella tensione tra il non detto e la barra che esplode è spesso il punto in cui il disco funziona meglio. Sai che in testa ho sempre due piani / Fra', come se fossi un bus di Londra: poche parole, immagine immediata, tutto il personaggio in una riga.

Non è un disco di storytelling o di contenuti particolari — e non vuole esserlo. È un disco che si ascolta per sentire del rap fatto bene, con dentro quella voglia di rivalsa che traspare quasi ovunque, a volte come ambizione dichiarata, a volte come qualcosa di già conquistato e ancora non del tutto creduto.

Le produzioni di Low Kidd sono parte fondamentale dell'equazione: bassi spinti, atmosfere cupe e oscure, un suono che nel panorama trap dell'epoca suonava diverso dagli altri. Non è un abbinamento casuale — quella pesantezza sonora si sposa perfettamente con la voce di Lazza, la valorizza invece di schiacciarla. Voce e beat parlano la stessa lingua, e si sente.

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riflessivo

Miglior traccia: Origami

Hits: Origami, Ouverture, Silenzio, Lario

82
Tier 4° · Rank 224°
Cover di CAN’T RUSH GREATNESS
82°

CAN’T RUSH GREATNESS (2025)

Central Cee

Hip-Hop/Rap Drill

Central Cee è sulla scena rap UK ed europea ormai da anni — mixtape, singoli e featuring — ma solo ora arriva con un progetto ufficiale. Già dalla prima traccia, No Introduction, si capisce che non c'è effettivamente bisogno di alcuna presentazione. Dentro ci trovi esattamente quello che ti aspetti: UK drill allo stato puro, il suo marchio di fabbrica.

Se piace il genere e piace il flow di Central Cee — inglese, scattoso, volutamente ossessivo nella sua ripetitività — CANT’ RUSH GREATNESS è un disco perfetto. Se si soffre la drill, diventa presto noioso.

Tra tutte le tracce, quelle che lasciano il segno di più sono GBP con 21 Savage, su sonorità più trap e con un ritornello diventato viralissimo in UK, e Ten insieme a Skepta, altro peso massimo della scena inglese.

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aggressivo euforico

Miglior traccia: GBP

Hits: GBP

60
Tier 6° · Rank 366°
Cover di Midnight Marauders
83°

Midnight Marauders (1993) ✰

A Tribe Called Quest

Hip-Hop/Rap Jazz Rap

Midnight Marauders è il terzo album degli A Tribe Called Quest, uscito nel 1993, e per molti il punto più alto della loro discografia. Va detto che l'ho ascoltato poco e il mio è più un giudizio razionale che emotivo — ma tra i due dischi, lo preferisco a The Low End Theory.

Il motivo è nelle produzioni. Q-Tip lavora con un suono più levigato rispetto a TLET: i campioni jazz sono più caldi, più luminosi, e il risultato è un flusso rap che scorre in modo più fluido e immediato. Quella lucentezza in più rende il disco più accessibile senza tradire l'essenza del jazz rap della golden age newyorkese.

E rispetto a TLET, qui i momenti che si staccano dal flusso ci sono. Electric Relaxation ha un groove immediato e ipnotico. Midnight costruisce un'atmosfera notturna densa che rimane addosso. Non ci sono ritornelli catchy né melodie nel senso tradizionale, ma questi pezzi sanno farsi ricordare anche senza di essi.

Un disco per puristi, nel senso migliore del termine — rifinito, coerente, che cresce con gli ascolti. Con più tempo di ascolto probabilmente rivela ancora altro.

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riflessivo euforico giocoso

Miglior traccia: Electric Relaxation

91
Tier 2° · Rank 127°
Cover di Magic, Alive!
84°

Magic, Alive! (2025)

McKinley Dixon

Hip-Hop/Rap Jazz Rap

Magic, Alive! è il quarto disco in studio del rapper e cantante americano McKinley Dixon, uno dei nomi più forti del jazz rap del momento. Il disco è un concept album incentrato sulla “magia” e sulle esperienze personali: racconta la storia di tre amici che cercano di riportare in vita un loro amico defunto attraverso un rituale, toccando quindi temi legati alla vita e alla morte.

Dal punto di vista lirico è sicuramente un progetto fortissimo. Musicalmente si muove su produzioni classiche del jazz rap.

È un disco pensato soprattutto per gli amanti del genere e del conoscious hip-hop americano, o comunque di quel tipo di rap che non punta tanto sulla melodia o sul tecnicismo estremo del flow — anche se qui il livello resta comunque alto.

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spirituale riflessivo

Miglior traccia: Recitatif

74
Tier 5° · Rank 273°
Cover di Album
85°

Album (2017)

Ghali

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Nella prima ondata trap italiana, Album di Ghali è uno di quei dischi che non si possono non menzionare. Si sorregge su due pilastri fondamentali che si tengono a vicenda: le produzioni di Charlie Charles e il flow di Ghali.
Charlie Charles costruisce attorno a lui un sound immediatamente riconoscibile — trap, ma con elementi arabeggianti che richiamano le sue origini tunisine, capace di cedere il passo a sonorità più pop quando serve senza mai perdere coerenza. Non è un equilibrio scontato, e il produttore lo gestisce con una scioltezza che si sente.

Ghali dal canto suo aveva già dimostrato con una serie di singoli di avere qualcosa che in Italia non si era ancora sentito: variazioni di tono continue, parole arabe usate a scopo metrico, un modo di stare sulla base che sembrava inventarsi le regole mentre le applicava. Ninna Nanna, Habibi, Happy Days, Pizza Kebab sono diventate alcune delle sue hit più note e resistono all'usura.

Ma il disco vale anche nelle tracce rimaste più ancorate all'album, lontane dal mainstream. Liberté su tutte: una canzone per una ragazza — fidanzata, amica, forse nemmeno lui lo sa con precisione — che riesce a parlare d'amore senza nessuna delle patine retoriche della canzone d'amore italiana. Più giovane, più vera, più immediata: Quante stelle, quanti soli / Fuori sereno e dentro tu piovi / Ma quand'è che stiamo soli?

È ancora un disco acerbo in alcuni momenti, e si sente. Ma per un esordio, l'identità è già tutta lì — e quell'identità era qualcosa di nuovo.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Libertè

Hits: Libertè, Pizza Kebab, Habibi

78
Tier 4° · Rank 244°
Cover di Famoso
86°

Famoso (2020)

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Sfera Ebbasta è diventato Famoso e la mancanza di fame che lo aveva portato a fare XDVR qui si sente tutta.

Il disco è piatto, costruito principalmente per la radio e per gli streaming, con melodie banali e testi che in certi momenti raggiungono livelli imbarazzanti. In Macarena"vieni qui e baila morena / ho preso una scarpa di Margiela" — si ha la netta sensazione che non ci fosse nulla da dire e che le parole servissero solo a riempire lo spazio. In Abracadabra il trittico "nati con nada / vestiti Prada / abracadabra" è un campionario di immaginario già visto mille volte, senza una punchline che valga la pena ricordare. In Tik Tok si arriva addirittura al "fanno bu-bu-bu / tu fai bla-bla-bla / faccio skrrt-skrrt": mumble rap allo stato puro, che in un pezzo può anche funzionare come texture, ma qui è praticamente una costante. E il problema è che i beat non sono abbastanza potenti e travolgenti da giustificare testi così vuoti — quando la produzione non trascina, le parole restano lì, esposte.

L'unica novità sulla carta sono i featuring internazionali — Future, J Balvin, Offset, Diplo — ma nella pratica non aggiungono nulla. Servono per fare hype, esistono sulla locandina più che nel disco.

Famoso è un album che sa benissimo di essere famoso, e forse è proprio questo il problema.

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euforico sensuale

Miglior traccia: 6 AM

28
Tier 8° · Rank 426°
Cover di Santeria
87°

Santeria (2016) ✰

Marracash & Guè

Hip-Hop/Rap

Santeria è l'album che setta lo standard di come andrebbero fatti i joint album nel rap italiano, almeno per chi vuole stare nel mainstream. Marracash e Guè dimostrano qui per la prima volta di saper rappare anche su strumentali nuove, che strizzano l'occhio alla trap — Charlie Charles firma alcune delle basi più efficaci del disco — pur venendo da una generazione che si è formata su tutt'altro. Non è un inseguimento delle mode: quando la tecnica è solida, il contesto cambia ma la sostanza regge.

Il disco è vario senza essere dispersivo: ogni traccia ha una sua identità precisa. C'è la trap secca di Salvador Dalì, il momento più conscious di Nulla Accade, la hit estiva di Insta Love. Tre pezzi che potrebbero stare su tre dischi diversi, e invece stanno tutti e tre qui, e funzionano.

Un album diventato culto, perfettamente nello stile di due big del rap italiano — e che ha dimostrato che due nomi grossi possono fare un disco insieme senza che nessuno dei due sembri ospite a casa dell'altro.

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trionfante giocoso

Miglior traccia: Salvador Dalì

Hits: Nulla Accade, Salvador Dalì

84
Tier 4° · Rank 218°
Cover di Mr. Fini
88°

Mr. Fini (2020)

Guè

Hip-Hop/Rap

Con Guè ormai è quasi una costante: un disco all'anno, da anni. E viene naturale chiedersi se uno dei pesi massimi del rap italiano riesca a mantenere una qualità elevata con una produzione così prolifica. La risposta è ovviamente personale, ma ogni tanto un disco spicca sugli altri — e Mr. Fini è uno di quelli.

Dentro ci troviamo sempre Guè, le sue punchline, il suo rap, ma in alcune tracce con qualcosa di più. Il Tipo è l'esempio migliore: costruisce una figura misteriosa che richiama l'immaginario de Il Divo di Sorrentino, con una vena autobiografica appena celata che la rende più interessante di un semplice pezzo da boss. I momenti introspettivi non sono molti, ma quando arrivano pesano — Tardissimo con Mahmood e Marracash è il contrasto netto con il resto del disco: l'atmosfera si abbassa, si fa più intima, e la scelta di Mahmood in quel contesto è perfetta. I banger ci sono e funzionano — Cyborg con Geolier, Ti Levo le Collane con Paky — ma con un replay value destinato a calare dopo qualche ascolto. Niente di nuovo per questo tipo di pezzi, ma nel quadro generale reggono.

Mr. Fini non rivoluziona niente, però fa bene quello che si propone di fare — e in una discografia così densa, non è poco.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Il Tipo

Hits: Il Tipo

73
Tier 5° · Rank 281°
Cover di Rivoluzione
89°

Rivoluzione (2021)

Rocco Hunt

Hip-Hop/Rap Pop Rap

Il disco si chiama Rivoluzione, ma di rivoluzionario non c'è granché. Rocco Hunt sa fare due cose molto bene: le hit estive e il rap con radici campane. Un bacio all'improvviso e A un passo dalla luna con Ana Mena sono esattamente quello che sembrano — due brani perfetti per la spiaggia, orecchiabili, costruiti per funzionare e che in effetti hanno funzionato benissimo. Il problema è il resto.

Il disco prova a tenere insieme due anime — la hit pop e il rap più duro — senza riuscire davvero in nessuna delle due direzioni. I featuring sono numerosi e di peso: Guè, Fabri Fibra, Geolier, Carl Brave, Emis Killa. Nomi che sulla carta promettono, ma che nella pratica scorrono via senza lasciare nulla. Vada come vada con Fibra è esattamente il tipo di collaborazione che in un altro contesto potrebbe essere un momento del disco — qui passa inosservata come le altre. La parte più rap, quella che dovrebbe dare sostanza e bilanciare le hit estive, non regge: i brani sono lì, ma non spiccano, non ti spingono a tornare.

Rimane la title track, con una produzione più corposa e un ritornello che funziona, e poco altro. Alla fine Rivoluzione è un disco che scorre piano, senza alti e bassi veri, adatto a chi è già nel giro di Rocco Hunt ma che difficilmente convince chiunque altro ad avvicinarsi.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: Rivoluzione

31
Tier 8° · Rank 423°
Cover di PADRE FIGLIO E SPIRITO
90°

PADRE FIGLIO E SPIRITO (2020)

FSK Satellite

Hip-Hop/Rap Trap Electronic Hardstyle

PADRE FIGLIO E SPIRITO va preso per quello che vuole essere: un disco puramente trap, senza pretese liriche, tutto direzionato verso l'immaginario del gruppo. E su queste basi, funziona fino a un certo punto — meno del primo, che aveva dalla sua l'effetto novità e risultava più interessante proprio per quello.

Il punto di forza restano le produzioni di Greg Willen, fresche e tutt'altro che scontate: rispetto alla trap del momento, Willen si prende libertà inaspettate, con incursioni nell'elettronico che arrivano fino all'hardstyle e all'hardcore. Il momento più evidente è DUE E ZERO, con un drop che non avrebbe sfigurato in un evento del genere. Su queste basi Taxi B è il membro che ci sta meglio — lo scream, l'uso della voce come elemento quasi aggressivo, si sposa con certi picchi delle produzioni in modo che gli altri due non riescono a replicare. Il resto del gruppo convince meno, e senza la spinta delle basi di Willen il disco faticherebbe a stare in piedi.

Sufficiente, ma con la sensazione che il meglio degli FSK lo si fosse già sentito.

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aggressivo euforico

Miglior traccia: DUE E ZERO

60
Tier 6° · Rank 364°
Cover di Balloonerism
91°

Balloonerism (2025) ✰

Mac Miller

Hip-Hop/Rap Psychedelic Hip-Hop Jazz Rap

Questo è il secondo album postumo di Mac Miller, nonché il settimo della sua discografia. Era un progetto che Mac stava pianificando da tempo e a cui aveva dato un significato importante; anche per questo, e dopo la circolazione di materiale non ufficiale online, la famiglia ha deciso di pubblicarlo.

Ne esce un lavoro davvero molto bello, costruito su produzioni malinconiche e psichedeliche, in cui la voce di Mac sembra quasi sospesa, come in un flusso di coscienza continuo e personale.

La fusione tra cloud rap, jazz e psichedelia (con qualche richiamo rock) dà al disco un’identità precisa e molto coerente.

Nel complesso, un progetto che suona intimo e completo, perfettamente in linea con la direzione artistica che Mac Miller stava portando avanti.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Funny Papers

Hits: Funny Papers, Tomorrow Will Never Know

76
Tier 4° · Rank 262°
Cover di To Pimp A Butterfly
92°

To Pimp A Butterfly (2015) ✰

Kendrick Lamar

Hip-Hop/Rap Jazz Rap Conscious Rap

Considerato da molti il miglior disco hip-hop del ventunesimo secolo. Personalmente preferisco GKMC — più narrativo, più immediato — ma questo non toglie nulla a quello che To Pimp a Butterfly riesce a fare, che è qualcosa di difficilmente catalogabile.

Kendrick chiama intorno a sé una squadra di musicisti di primo livello — Thundercat, Kamasi Washington, Flying Lotus, Terrace Martin, tra gli altri — e costruisce un disco che trascende il rap senza mai abbandonarlo: jazz, soul, funk, suoni orchestrali, spoken word. Il tutto sorretto da un concept preciso: il rapporto con la fama, l'identità come uomo nero in America, la responsabilità dell'artista verso la propria comunità. Non è un disco che si ascolta distrattamente.

Alright suona come un inno — e lo è diventato letteralmente, adottato dal movimento Black Lives Matter come colonna sonora delle proteste. King Kunta ha un flow scattoso e sincopato che funziona perfettamente sull'ossatura funk della base.

Ma i momenti che colpiscono di più sono spesso quelli meno ovvi. These Walls è un pezzo di puro soul — Anna Wise nel ritornello, Bilal e Thundercat che costruiscono il tessuto sonoro — e il flow di Kendrick ci si adagia sopra con una naturalezza disarmante. I invece parte come una cavalcata di rime serrate e poi, a metà brano, si apre su Kendrick in mezzo a una folla che parla — quasi un sermone — e lì capisci cos'è il disco nel suo cuore.

E poi c'è Mortal Man, la chiusura: è qui che si rivela finalmente nella sua interezza la poesia che Kendrick ha abbozzato traccia dopo traccia lungo tutto il disco — “I remember you was conflicted, misusing your influence…” — un filo che attraversa l'album in silenzio e che solo alla fine si compone in qualcosa di compiuto. Dopo la poesia, un dialogo immaginario con Tupac, ricostruito da frammenti di interviste reali. È un finale che non ti aspetti, e che cambia retroattivamente il senso di tutto quello che hai ascoltato prima.

Uno dei migliori dischi rap del secondo millennio, senza discussioni.

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riflessivo

Miglior traccia: These Walls

Hits: These Walls, Alright, Mortal Man

100
Tier 1° · Rank 29°
Cover di Let God Sort Em Out
93°

Let God Sort Em Out (2025) ✰

Clipse Pusha T & Malice

Hip-Hop/Rap

Il duo newyorkese torna dopo 16 anni con un progetto maestoso ed estremamente intenso sul piano emotivo. Il flow, le metriche e il mix sono perfetti. Le produzioni di Pharrell Williams curate e dettagliate, con campionamenti azzeccati. Sia banger che brani impegnati ed intensi.

Tra i brani più di impatto vanno citati l’apertura, The Birds Don’t Sing — sul tema della malattia e scomparsa dei propri cari,un brano da pelle d’oca — e la hit So Be It, con delle contaminazionei “medio-orientali” nella produzione che ne elevano il sound.

Let God Sort Em Out è uno dei progetti rap oltreoceano migliore degli ultimi anni.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: The Birds Don’t Sing

Hits: The Birds Don’t Sing, So Be It

96
Tier 1° · Rank 82°
Cover di Turbe Giovanili
94°

Turbe Giovanili (2002) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

È veramente difficile pensare che l'autore di Turbe Giovanili sia lo stesso che pochi anni dopo avrebbe sfondato il mainstream con Mr. Simpatia e poi Tradimento, portando il rap italiano a un pubblico enorme usando l'arma della provocazione. Il Fibra di prima del successo era tutta un'altra storia: liricismo raffinato, produzione curata, un approccio quasi privato alla scrittura.
Il disco è prodotto quasi interamente da Neffa, e quella produzione jazz-malinconica è metà del valore del progetto — basi che respirano, che lasciano spazio alle parole senza mai sovrastarle.

Fibra racconta la provincia, la sua vita, gli aspetti quotidiani di un ragazzo che vive in una realtà ripetitiva e poco stimolante. Ma non è rap conscious che vuole trasmetterti a tutti i costi le proprie vicissitudini. Suona come qualcosa di molto più sincero, quasi come se stesse parlando tra sé e sé — e quella distanza dall'effetto è forse la cosa più rara.

Il disco è costellato di alcune delle sue tracce migliori, tracce che fondamentalmente non replicherà più. Citare solo Dalla A alla Zeta sarebbe ingiusto. Scattano le Indagini è culto già solo per l'intro — spontaneo e grezzo — ma le strofe che seguono sono tutt'altro che grezze: il fatto che non vuoi / un rapporto stazionario / lento dentro e / fuori orario / Diario di bordo colgo / l'accordo con l'Erbolario, eh? / Non mi capisci / compra un vocabolario. Di Fretta riesce con il beat e il flow scorrevole a trasferirti esattamente quella sensazione di urgenza — colmare il vuoto, il tempo, dargli un significato. E il beat che si ferma e crea quel vuoto. Per Averti Qui ha una metrica e un flow trascinanti, sorretti da una produzione raffinatissima con quegli scratch che anticipano le strofe: dedico il tempo allo studio / allo studio di che / allo studio delle rime / che più piacciono a te.

Turbe Giovanili è un momento massimo per Fibra. Ne avrà anche successivamente, soprattutto a livello commerciale — ma forse quel successo è dovuto proprio all'aver abbandonato questo approccio. Non perché non fosse valido, ma perché era per pochi.

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riflessivo rilassato

Miglior traccia: Per Averti Qui

Hits: Dalla A alla Zeta, Per Averti Qui, Luna Piena

100
Tier 1° · Rank 30°
Cover di Mi Fist
95°

Mi Fist (2003) ✰

Club Dogo

Hip-Hop/Rap Coca Rap

Mi Fist è il primo album ufficiale dei Club Dogo, uscito nel 2003, ed è una pietra miliare del rap italiano. In una scena che per molto tempo era rimasta ancorata al tecnicismo underground e con un occhio forse troppo attento a replicare certi suoni americani, i Club Dogo portano qualcosa di nuovo: la strada di Milano, raccontata senza filtri, con un suono che Don Joe costruisce su breakbeat e campionamenti internazionali che nessuno aveva ancora portato nel rap italiano di allora.

Il disco è costellato di alcune delle loro tracce migliori, che fondamentalmente non replicheranno più. Note Killer con un ritornello che fa esattamente quello che dice il titolo. Vida Loca che riesce a raccontare spietatamente bene cos'è la strada milanese, dominata dalla droga: la notte ha vittime e carnefici / sa dei traffici illeciti / dei tossici in deficit / e sa chi ne riscuote i debiti. E poi c'è Tana 2000, con l'extrabeat di Dargen D'Amico — quei secondi di pura follia rap che sono diventati culto.

Ma l'impronta distintiva del disco è fortemente trainata dalla performance di Jake. La pulizia tecnica, gli incastri, il flow che ha qui plasmano il suono del disco in un modo in cui, a questo livello, non ci tornerà più. Mi Fist va annoverato tra le gemme del genere in Italia — e buona parte del motivo è lui.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Kyobo ni tsuki

Hits: Kyobo ni tsuki, Vida Loca, Note Killer

100
Tier 1° · Rank 23°
Cover di 60 Hz
96°

60 Hz (2004) ✰

Dj Shocca

Hip-Hop/Rap Jazz Rap Boom Bap

Il 2004 non è un anno da ricordare solo per Mr. Simpatia. La scena rap italiana non era morta — e 60 Hz di DJ Shocca ne è la prova più lampante. È un producer album nel senso più pieno del termine: Shocca costruisce ogni beat come un mondo a sé, e la carrellata di ospiti serve proprio a dimostrarlo. Boom-bap duro e preciso, ma con una personalità produttiva riconoscibile — non una generica fotocopia del suono americano.

Rendez Vous Col Delirio ne è l'esempio più clamoroso: una base trionfante, con quei fiati sul ritornello che trasformano il pezzo in qualcosa di cinematografico. Guè e Jake La Furia la sfruttano fino in fondo — flow, barre, timing — eclissando tutto il resto del disco. Notte Blu con Frank Siciliano è l'altra faccia: una melodia abbozzata, quasi filtrata, che rimane in sottofondo ma riesce ad essere emotiva e avvolgente quanto basta per reggere uno degli storytelling più riusciti del rap italiano di quegli anni. Ghettoblaster con Stokka e MadBuddy chiude il cerchio — ritornello che entra in testa al primo ascolto e non se ne va.

Se sei arrivato qui cercando un classico del rap italiano che non siano i soliti Mi Fist o Non Dormire, hai trovato quello che cercavi.

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riflessivo aggressivo

Miglior traccia: Rendez Vous Col Delirio

Hits: Ghettoblaster, Notte Blu, Rendez Vous Col Delirio, Bolo By Night

97
Tier 1° · Rank 72°
Cover di Pizzicato
97°

Pizzicato (2017)

Izi

Hip-Hop/Rap Trap

Pizzicato è il disco che ha definitivamente consacrato Izi come una delle voci più riconoscibili del rap italiano post-2016. Non per la tecnica in senso stretto, non per gli incastri — ma per qualcosa di più difficile da spiegare e da replicare: una tensione interna al flow che non si allenta mai, come se rappare fosse per lui un modo di non implodere. Izi non grida mai, eppure si ha sempre la sensazione che stia gridando. C'è un coinvolgimento emotivo nel suo flow che non lascia spazio alla distanza, e in un genere dove l'attitudine fredda è spesso la norma, questa è una qualità rara.

Le produzioni reggono il peso: sonorità hip-hop e trap moderne ma curate, con beat che sanno quando spingere e quando lasciar respirare. Distrutto è forse il punto più alto del disco — sound potente, ritornello di impatto immediato, il tipo di canzone che ti rimane addosso. Wild Bandana con Tedua e Vaz Tè è diventata nel tempo un pezzo fondamentale della scena genovese, un documento di un momento preciso in cui la drilliguria stava trovando la sua identità. E la title track tiene fede al titolo: Izi pizzicato, nel senso che lui stesso ha dato alla parola — infastidito, trafitto, con qualcosa da togliersi di dosso.

Non è un disco perfetto, ma è un disco vero. E nel rap, spesso, è la cosa che conta di più.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: Distrutto

Hits: Wild Bandana, Distrutto

85
Tier 3° · Rank 205°
Cover di 23 6451
98°

23 6451 (2019) ✰

thasup

Hip-Hop/Rap Trap

Se si dovesse fare una lista degli artisti più interessanti e innovativi della scena italiana dal 2010 in poi, thasup sarebbe sicuramente tra i primi nomi. E non è un'esagerazione.

Davide Mattei inizia a farsi notare prima di tutto come produttore, lavorando già giovanissimo su dischi di rilievo — il momento che lo fa conoscere è Perdonami di Salmo, grazie alla vicinanza con la Machete crew. Ma è con 23 6451 — titolo in leet speak che nasconde la scritta "LE BASI", un nome che è già un manifesto ironico — che dimostra di essere qualcosa di più di un beatmaker di talento.
L'identità di thasup è un sistema coerente e riconoscibile in ogni sua parte: la voce filtrata che lo rende quasi un personaggio animato, l'immaginario cartoon nelle grafiche, la scelta di non mostrarsi mai in pubblico al posto del suo avatar. Non è un vezzo estetico ma una dichiarazione precisa su cosa sia la sua musica — un universo chiuso, con le sue regole, il suo linguaggio, la sua grafica. E i suoni lo confermano: qualcosa che sembrava uscito da un videogame mixato con bassi e produzioni trap che in Italia — ma anche in Europa — non aveva fatto nessuno prima.

Su questo disco thasup non sfigura nemmeno di fianco ai grandi nomi che porta con sé: Marracash, Salmo, Fabri Fibra, Gemitaiz — una lineup che su un esordio pesa, e che arriva perché il talento era già evidente a chi contava. Tantissime le tracce che rimangono: blun7 a swishland con quel ritornello diventato viralissimo, la più densa e introspettiva occh1 purpl3, oh 9od con Nayt, la destrutturata 5olo. Già anticipato da singoli come scuol4, il disco arriva con un'identità già fortissima e non tradisce le aspettative.

È un disco che stupisce perché i suoni che ci trovi li ha solo lui. Nessun altro punto di riferimento, nessun precedente a cui agganciarlo facilmente — e questa è forse la cosa più rara che un esordio possa offrire.

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giocoso malinconico

Miglior traccia: scuol4

Hits: scuol4, blun7 a swishland, 5olo, occh1 purpl3

92
Tier 2° · Rank 124°
Cover di INNOCENTE
99°

INNOCENTE (2023)

Baby Gang

Hip-Hop/Rap Trap Drill

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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malinconico aggressivo

Miglior traccia: Restare (feat. Lazza)

50
Tier 7° · Rank 399°
Cover di Bugiardo
100°

Bugiardo (2007)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Bugiardo nasce all'ombra di Tradimento e non riesce del tutto a uscirne. Fibra prova a cavalcare la stessa ondata — scrittura scomoda, volgarità come strumento, quel cinismo giocoso che sembrava sempre sul punto di farsi sul serio — ma qui la formula funziona a corrente alternata.

Quando funziona, funziona bene: Bugiardo con la sua intro poliziesca è diventato un brano iconico, La Soluzione ha un ritornello tra i più riusciti del suo repertorio, e In Italia con Gianna Nannini rimane una collaborazione che ha fatto storia, per quanto arrivata nell'edizione espansa del disco. Ma ci sono anche momenti, come Cattiverie o La Posta di Fibra, dove il registro cupo e aggressivo gira a vuoto: le immagini volgari e scomode sembrano esibite più che sentite, e senza quella carica autentica che in Tradimento teneva tutto in piedi, il risultato è qualcosa che suona più come esercizio di stile.

Le produzioni sono curate, forse più rifinite del precedente. Quelle di Tradimento avevano però qualcosa di sporco e urgente che qui manca. Più lucido non vuol dire necessariamente più forte.

Rimane un disco solido, con i suoi momenti, ma chiaramente un figlioccio di quell'era: non il Fibra migliore.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Bugiardo

Hits: Bugiardo, La Soluzione, In Italia

77
Tier 4° · Rank 254°