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Anno: fino al 2025

Anno
Punteggio minimo: 28
28100
Azzera

341 album trovati

Cover di DAY69: Graduation Day
201°

DAY69: Graduation Day (2018)

6ix9ine

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap

DAY69: Graduation Day è un disco che non chiede permesso. 6ix9ine rappa — se vogliamo chiamarlo così — urlando sulla base, aggressivo dall'inizio alla fine, con un immaginario che è tutto un paradosso: violenza gangsta pura avvolta in colori sgargianti, capelli arcobaleno, un'estetica da cartone animato sopra una musica che non ha niente di innocente. Il personaggio e la musica si alimentano a vicenda, e separare i due non ha molto senso — tanto più che nel 2018, anno di uscita del disco, 6ix9ine veniva arrestato, confermando che quello che rappava non era solo un'immagine.

I momenti migliori sono GUMMO, BILLY, KOODA: beat potenti e cupi, dove il suo modo di urlare sulla base non è un difetto ma il punto — tutta la violenza arriva dritta, senza mediazioni. Sono brani che fanno quello che devono fare e lo fanno bene.

Il problema è che dodici tracce di fila con lo stesso registro diventano rapidamente ripetitive. Alcuni brani sono skip facili non perché siano brutti in assoluto, ma perché quando il volume e l'aggressività sono costanti dall'inizio alla fine, la dinamica sparisce e l'ascolto si appiattisce. L'unica eccezione arriva in chiusura con GOTTI, che abbassa i giri, toglie le urla e lascia respirare il disco — ma siamo all'ultimo brano, e il sollievo arriva quando è quasi finita. DAY69 funziona meglio a dosi — tre brani di fila ti demoliscono, dodici di fila ti anestetizzano.

Hardcore rap, non per tutti, e non ha nessuna intenzione di esserlo.

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aggressivo

Miglior traccia: BILLY

Hits: BILLY, GUMMO, GOTTI

56
Tier 7° · Rank 383°
Cover di SOUVENIR
202°

SOUVENIR (2023)

Emma (Marrone)

Pop

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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riflessivo

Miglior traccia: MEZZO MONDO

50
Tier 7° · Rank 398°
Cover di Sfera Ebbasta
203°

Sfera Ebbasta (2016) ✰

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Trap

Il paragone può sembrare eccessivo, ma regge: Sfera Ebbasta sta alla trap italiana come Tradimento stava al rap. Fibra nel 2006 aveva portato il rap nel mainstream vero, dominato la scena per anni e aperto la strada a una generazione. Sfera nel 2016 fa la stessa cosa con la trap: sfonda le porte del mercato, scala le classifiche, e diventa il punto di riferimento da cui i rapper più giovani — volenti o nolenti — non possono prescindere.

XDVR era già un fenomeno, ma era ancora roba da web. Questo è il disco che porta tutto alla luce del sole, con un suono più patinato e addolcito rispetto all'esordio — meno crudo, più costruito. La differenza si sente bene mettendo a confronto Ciny e BRNBQ: la prima è celebrazione delle origini, pura e diretta; la seconda copre lo stesso territorio ma con un'amarezza diversa, più consapevole. Charlie Charles consolida qui il suo marchio di fabbrica: sonorità trap che strizzano l'occhio al mercato senza perdere identità.

Il disco ha diverse hit che sono entrate stabilmente nel repertorio della trap italiana: Equilibrio, Figli di Papà, BRNBQ e ovviamente Visiera a Becco. Quattro pezzi che raccontano altrettanti registri dello stesso disco — e questa varietà, tenuta insieme da un suono coerente, è probabilmente uno dei motivi per cui l'album è diventato culto.

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trionfante angosciante malinconico

Miglior traccia: Visiera a Becco

Hits: Visiera a Becco, Figli di Papà, Equilibrio

87
Tier 3° · Rank 188°
Cover di Brava
204°

Brava (2019)

Priestess

Hip-Hop/Rap Trap

Priestess è una delle voci più sottovalutate del rap femminile italiano, e lo diciamo senza riserve: per flow e rime può stare tranquillamente alla pari con molti colleghi maschi, e spesso li supera. Peccato che Brava, il suo disco d'esordio uscito nel 2019 per la Tanta Roba di Guè Pequeno, non riesca a sfruttare appieno questo potenziale.

Il concept è interessante: quattordici tracce costruite attorno a figure femminili — Eva, Crudelia, Alice, Fata Morgana, Brigitte — dove ogni donna è uno specchio di un pezzo della sua storia. L'idea c'è, ma la realizzazione suona spesso piatta. Il disco si muove nella trap senza mai uscirne davvero, e al di là della tecnica — che è genuina — arriva poco. Non c'è un momento che ti sorprende, non c'è una scelta produttiva che non ti aspetti. Funziona, ma non basta.

I brani più riusciti sono quelli in cui la formula si assesta invece di cercare di fare troppo: Crudelia e Brigitte sanno distinguersi metricamente e melodicamente, e hanno quella spinta giusta per fare quello che devono fare — adatti a sfondare i bassi della macchina, senza pretese eccessive. Il resto del disco scivola via senza lasciare molto.

Tutto sommato un esordio che dice più su quello che Priestess potrebbe fare che su quello che ha fatto. Magari stupirà in futuro.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Crudelia

44
Tier 8° · Rank 407°
Cover di Scary Monster and Nice Sprites
205°

Scary Monster and Nice Sprites (2010)

Skrillex

Electronic Dubstep Brostep

La prima volta che senti Rock 'n' Roll (Will Take You to the Mountain) o la title track, la reazione immediata è una sola: ma cosa sto sentendo? È un suono disorientante, macchinoso, come parti metalliche che stridono tra loro — eppure in qualche modo riesce a diventare melodico, a rimanere impresso, a farti venire voglia di riascoltarlo.

Con questo EP Skrillex non inventa la dubstep, ma la trasforma in qualcosa di nuovo e di suo: quello che i puristi del genere avrebbero presto ribattezzato "brostep", una versione più aggressiva e americanizzata della dubstep britannica, costruita su drop devastanti e bassi che sembrano motori in avaria. È questa versione del genere — spettacolare, immediata, quasi mostruosa — che nel giro di pochissimo tempo conquista il mainstream globale.

I brani che reggono meglio il tempo sono quelli dove il contrasto tra violenza sonora e melodia funziona al massimo: la title track, Rock 'n' Roll, e Kill Everybody, che tra l'altro è diventata una delle sue hit più riconoscibili. Il tutto prodotto su un laptop nell'appartamento di Skrillex — un dettaglio che dice molto su quanto il suono sia questione di visione, non di mezzi.

L'EP è il punto di partenza di un percorso che porterà Skrillex a imporsi come uno dei producer più influenti del decennio, con brani come First of the Year (Equinox) e Bangarang a consolidare quello che qui viene seminato. Ma è già tutto qui, in questi pochi brani alieni e irresistibili.

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aggressivo euforico giocoso

Miglior traccia: Rock 'n' Roll (Will Take You to the Mountain)

Hits: Rock 'n' Roll (Will Take You to the Mountain), Scary Monster & Nice Sprites

89
Tier 2° · Rank 163°
Cover di Zzala
206°

Zzala (2017)

Lazza

Hip-Hop/Rap Trap

Tra gli album di debutto della generazione del 2016, Zzala è uno dei migliori. Lazza si impone subito come un punchliner di razza, con una tecnica e un flow già maturi e soprattutto già riconoscibili: la sua voce suona affranta, quasi rassegnata, come se portasse il peso di qualcosa che non si dice del tutto — e quella tensione tra il non detto e la barra che esplode è spesso il punto in cui il disco funziona meglio. Sai che in testa ho sempre due piani / Fra', come se fossi un bus di Londra: poche parole, immagine immediata, tutto il personaggio in una riga.

Non è un disco di storytelling o di contenuti particolari — e non vuole esserlo. È un disco che si ascolta per sentire del rap fatto bene, con dentro quella voglia di rivalsa che traspare quasi ovunque, a volte come ambizione dichiarata, a volte come qualcosa di già conquistato e ancora non del tutto creduto.

Le produzioni di Low Kidd sono parte fondamentale dell'equazione: bassi spinti, atmosfere cupe e oscure, un suono che nel panorama trap dell'epoca suonava diverso dagli altri. Non è un abbinamento casuale — quella pesantezza sonora si sposa perfettamente con la voce di Lazza, la valorizza invece di schiacciarla. Voce e beat parlano la stessa lingua, e si sente.

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riflessivo

Miglior traccia: Origami

Hits: Origami, Ouverture, Silenzio, Lario

82
Tier 4° · Rank 224°
Cover di CAN’T RUSH GREATNESS
207°

CAN’T RUSH GREATNESS (2025)

Central Cee

Hip-Hop/Rap Drill

Central Cee è sulla scena rap UK ed europea ormai da anni — mixtape, singoli e featuring — ma solo ora arriva con un progetto ufficiale. Già dalla prima traccia, No Introduction, si capisce che non c'è effettivamente bisogno di alcuna presentazione. Dentro ci trovi esattamente quello che ti aspetti: UK drill allo stato puro, il suo marchio di fabbrica.

Se piace il genere e piace il flow di Central Cee — inglese, scattoso, volutamente ossessivo nella sua ripetitività — CANT’ RUSH GREATNESS è un disco perfetto. Se si soffre la drill, diventa presto noioso.

Tra tutte le tracce, quelle che lasciano il segno di più sono GBP con 21 Savage, su sonorità più trap e con un ritornello diventato viralissimo in UK, e Ten insieme a Skepta, altro peso massimo della scena inglese.

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aggressivo euforico

Miglior traccia: GBP

Hits: GBP

60
Tier 6° · Rank 366°
Cover di Midnight Marauders
208°

Midnight Marauders (1993) ✰

A Tribe Called Quest

Hip-Hop/Rap Jazz Rap

Midnight Marauders è il terzo album degli A Tribe Called Quest, uscito nel 1993, e per molti il punto più alto della loro discografia. Va detto che l'ho ascoltato poco e il mio è più un giudizio razionale che emotivo — ma tra i due dischi, lo preferisco a The Low End Theory.

Il motivo è nelle produzioni. Q-Tip lavora con un suono più levigato rispetto a TLET: i campioni jazz sono più caldi, più luminosi, e il risultato è un flusso rap che scorre in modo più fluido e immediato. Quella lucentezza in più rende il disco più accessibile senza tradire l'essenza del jazz rap della golden age newyorkese.

E rispetto a TLET, qui i momenti che si staccano dal flusso ci sono. Electric Relaxation ha un groove immediato e ipnotico. Midnight costruisce un'atmosfera notturna densa che rimane addosso. Non ci sono ritornelli catchy né melodie nel senso tradizionale, ma questi pezzi sanno farsi ricordare anche senza di essi.

Un disco per puristi, nel senso migliore del termine — rifinito, coerente, che cresce con gli ascolti. Con più tempo di ascolto probabilmente rivela ancora altro.

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riflessivo euforico giocoso

Miglior traccia: Electric Relaxation

91
Tier 2° · Rank 127°
Cover di De Mysteriis Dom Satanas
209°

De Mysteriis Dom Satanas (1994) ✰

Mayhem

Metal Black Metal Norwegian Black Metal

De Mysteriis Dom Sathanas è una pietra miliare del black metal norvegese — e non è un'etichetta che si usa a cuor leggero. Siamo nel 1994, al culmine di una scena nata per essere l'antitesi di tutto ciò che il metal era diventato: produzioni lo-fi, estetica nichilista, nessuna concessione. Il punto di partenza era letteralmente un sottoscala — Helvete, il negozio di vinili di Euronymous a Oslo — e da lì era partita una corrente sotterranea destinata a ridisegnare i confini del genere.

Il disco non è di facile ascolto, e non cerca di esserlo. I blast beat di Hellhammer e le chitarre di Euronymous costruiscono un muro sonoro grezzo e glaciale, ma è la voce di Attila Csihar a fare la differenza. Non è il tipico scream del black metal nordico: è qualcosa di più strano e perturbante, quasi liturgico, con cadenze che ricordano un rito in latino. È lui a dare alla title track quella dimensione oscura e cerimoniale che la rende probabilmente il momento più satanicamente convincente dell'intero genere — non per brutalità, ma per atmosfera.

Non mancano momenti più diretti: Freezing Moon ha un assolo capace di travolgere anche chi non è abituato a certe sonorità. Ma il disco nel complesso richiede tempo e disponibilità.

Ne valeva la pena. Negli anni successivi quella scena avrebbe prodotto i lavori di Satyricon, Immortal, Gorgoroth, e poi si sarebbe ramificata in direzioni sempre più atmosferiche dimostrando che il seme piantato qui poteva crescere in mille forme diverse. De Mysteriis Dom Sathanas è praticamente dove tutto comincia.

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angosciante spirituale misterioso

Miglior traccia: Freezing Moon

Hits: Freezing Moon, De Mysteriis Dom Satanas

91
Tier 2° · Rank 141°
Cover di Ok Computer
210°

Ok Computer (1997) ✰

Radiohead

Rock Alternative Rock Art Rock

OK Computer esce nel 1997, quando il Britpop di Oasis e Blur domina le classifiche britanniche e il rock alternativo sembra essersi stabilizzato su formule collaudate. I Radiohead vanno prendono tutt’altra direzione: chitarre, bassi e batteria ci sono ancora, ma affiancati da suoni digitali che all'epoca sembravano provenire da qualche macchina aliena — elettronica fredda, glitch, texture sintetiche che si insinuano ovunque senza mai prendere il sopravvento.

La voce è quella di Thom Yorke, e i testi parlano di alienazione tecnologica, consumismo, paranoia — con una lucidità che col tempo è sembrata sempre più profetica. Ascoltarlo oggi, nell'era degli smartphone e della sorveglianza digitale, fa un effetto strano: sembra scritto adesso. Karma Police è il momento più toccante del disco — melodia malinconica e rassegnata, quasi da ballata. No Surprises è un'altra storia altrettanto nota: il carillon è l'elemento distintivo, ma il mood malinconico si percepisce fin dalla prima nota — non c'è niente di leggero, nonostante l'apparenza.

Non è un disco che ti travolge al primo ascolto, ma cresce con gli ascolti — e davanti a certi brani è impossibile restare indifferenti, anche se il rock alternativo non è il tuo genere di riferimento.
Uno dei dischi più significativi degli anni '90.

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angosciante riflessivo malinconico

Miglior traccia: Karma Police

Hits: Let Down, No Surprises, Karma Police

93
Tier 2° · Rank 114°
Cover di Magic, Alive!
211°

Magic, Alive! (2025)

McKinley Dixon

Hip-Hop/Rap Jazz Rap

Magic, Alive! è il quarto disco in studio del rapper e cantante americano McKinley Dixon, uno dei nomi più forti del jazz rap del momento. Il disco è un concept album incentrato sulla “magia” e sulle esperienze personali: racconta la storia di tre amici che cercano di riportare in vita un loro amico defunto attraverso un rituale, toccando quindi temi legati alla vita e alla morte.

Dal punto di vista lirico è sicuramente un progetto fortissimo. Musicalmente si muove su produzioni classiche del jazz rap.

È un disco pensato soprattutto per gli amanti del genere e del conoscious hip-hop americano, o comunque di quel tipo di rap che non punta tanto sulla melodia o sul tecnicismo estremo del flow — anche se qui il livello resta comunque alto.

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spirituale riflessivo

Miglior traccia: Recitatif

74
Tier 5° · Rank 273°
Cover di Casa Gospel
212°

Casa Gospel (2024)

thasup & Mara Sattei

Pop R&B Gospel Alternative Rap

Ci vuole coraggio, nel 2024, a uscire con un disco così. thasup e Mara Sattei — fratelli nella vita prima che nell'arte, cresciuti a pane e gospel nella casa di famiglia — firmano un progetto che non somiglia a niente di quello che gira nel mainstream italiano in questo momento. Otto tracce, ventidue minuti, e un'idea precisa: mischiare gospel, rap e R&B senza che nessuno dei tre prevalga sugli altri.

Al centro c'è tanta spiritualità, ma trattata con una leggerezza che la rende accessibile anche a chi con la fede ha poco a che fare. I testi non predicano e non insistono: evocano, lasciano spazio, permettono di empatizzare senza doverti sentire a messa. È una scelta non scontata, e funziona.

Il problema è che il disco non convince del tutto. La traccia d'apertura, Egli È Il Re, suona quasi come una sigla Disney — un inizio che disorienterebbe chiunque si aspettasse il thasup di c@ra++ere s?ec!@le. E quella sensazione di straniamento non è isolata: in più punti la produzione mostra un thasup così distante dal suo solito che lo stacco si sente, e non sempre in senso positivo.
Il picco del disco è So Che Ci Sei: lì tutto si allinea — il ritornello, la voce di Mara, una produzione che trova l'equilibrio giusto tra calore gospel e modernità. È la traccia che dimostra davvero cosa poteva essere l'intero progetto.

Casa Gospel resta un esperimento a metà: coraggioso nell'intenzione, convincente a tratti, ma non abbastanza solido da reggere come disco unitario. Vale comunque l'ascolto — se non altro per capire dove thasup può arrivare quando smette di fare quello che ci si aspetta da lui.

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spirituale riflessivo

Miglior traccia: SO CHE SI SEI

Hits: SO CHE SI SEI

60
Tier 6° · Rank 367°
Cover di F*CK U SKRILLEX YOU THINK UR ANDY WARHOL BUT UR NOT!<3
213°

F*CK U SKRILLEX YOU THINK UR ANDY WARHOL BUT UR NOT!<3 (2025)

Skrillex

Electronic Dubstep Brostep Drum&Bass

La scelta del titolo è geniale: FUCK U SKRILLEX YOU THINK UR ANDY WARHOL BUT UR NOT! <3 è una tag lasciata su un muro probabilmente da un fan deluso, che Skrillex fotografa e piazza in copertina — un gesto di autoironia che dice già molto sull'attitudine del disco.

Quello che troviamo dentro è una lunga successione di pezzi brevi, spesso collegati in multitraccia, dove si mescolano sonorità electro e dance con dubstep e drum & bass — come in ANDY o VOLTAGE. Ed è proprio qui che emerge il limite: quando il disco recupera le sonorità che hanno reso Skrillex una figura centrale nella storia della musica elettronica — il sound di Scary Monsters and Nice Sprites, per intenderci — funziona ancora benissimo e porta con sé quella nostalgia dei momenti migliori. Le tracce che virano altrove, invece, scorrono nel disco senza lasciare il segno, quasi senza accorgersene.

Per chi non ha seguito da vicino la sua evoluzione, la sensazione è che Skrillex abbia già dato il meglio e che il suo mondo sia rimasto lì, nell'epoca d'oro della dubstep.

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giocoso euforico aggressivo

Miglior traccia: ANDY

57
Tier 7° · Rank 381°
Cover di Album
214°

Album (2017)

Ghali

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Nella prima ondata trap italiana, Album di Ghali è uno di quei dischi che non si possono non menzionare. Si sorregge su due pilastri fondamentali che si tengono a vicenda: le produzioni di Charlie Charles e il flow di Ghali.
Charlie Charles costruisce attorno a lui un sound immediatamente riconoscibile — trap, ma con elementi arabeggianti che richiamano le sue origini tunisine, capace di cedere il passo a sonorità più pop quando serve senza mai perdere coerenza. Non è un equilibrio scontato, e il produttore lo gestisce con una scioltezza che si sente.

Ghali dal canto suo aveva già dimostrato con una serie di singoli di avere qualcosa che in Italia non si era ancora sentito: variazioni di tono continue, parole arabe usate a scopo metrico, un modo di stare sulla base che sembrava inventarsi le regole mentre le applicava. Ninna Nanna, Habibi, Happy Days, Pizza Kebab sono diventate alcune delle sue hit più note e resistono all'usura.

Ma il disco vale anche nelle tracce rimaste più ancorate all'album, lontane dal mainstream. Liberté su tutte: una canzone per una ragazza — fidanzata, amica, forse nemmeno lui lo sa con precisione — che riesce a parlare d'amore senza nessuna delle patine retoriche della canzone d'amore italiana. Più giovane, più vera, più immediata: Quante stelle, quanti soli / Fuori sereno e dentro tu piovi / Ma quand'è che stiamo soli?

È ancora un disco acerbo in alcuni momenti, e si sente. Ma per un esordio, l'identità è già tutta lì — e quell'identità era qualcosa di nuovo.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Libertè

Hits: Libertè, Pizza Kebab, Habibi

78
Tier 4° · Rank 244°
Cover di Famoso
215°

Famoso (2020)

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Sfera Ebbasta è diventato Famoso e la mancanza di fame che lo aveva portato a fare XDVR qui si sente tutta.

Il disco è piatto, costruito principalmente per la radio e per gli streaming, con melodie banali e testi che in certi momenti raggiungono livelli imbarazzanti. In Macarena"vieni qui e baila morena / ho preso una scarpa di Margiela" — si ha la netta sensazione che non ci fosse nulla da dire e che le parole servissero solo a riempire lo spazio. In Abracadabra il trittico "nati con nada / vestiti Prada / abracadabra" è un campionario di immaginario già visto mille volte, senza una punchline che valga la pena ricordare. In Tik Tok si arriva addirittura al "fanno bu-bu-bu / tu fai bla-bla-bla / faccio skrrt-skrrt": mumble rap allo stato puro, che in un pezzo può anche funzionare come texture, ma qui è praticamente una costante. E il problema è che i beat non sono abbastanza potenti e travolgenti da giustificare testi così vuoti — quando la produzione non trascina, le parole restano lì, esposte.

L'unica novità sulla carta sono i featuring internazionali — Future, J Balvin, Offset, Diplo — ma nella pratica non aggiungono nulla. Servono per fare hype, esistono sulla locandina più che nel disco.

Famoso è un album che sa benissimo di essere famoso, e forse è proprio questo il problema.

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euforico sensuale

Miglior traccia: 6 AM

28
Tier 8° · Rank 426°
Cover di Santeria
216°

Santeria (2016) ✰

Marracash & Guè

Hip-Hop/Rap

Santeria è l'album che setta lo standard di come andrebbero fatti i joint album nel rap italiano, almeno per chi vuole stare nel mainstream. Marracash e Guè dimostrano qui per la prima volta di saper rappare anche su strumentali nuove, che strizzano l'occhio alla trap — Charlie Charles firma alcune delle basi più efficaci del disco — pur venendo da una generazione che si è formata su tutt'altro. Non è un inseguimento delle mode: quando la tecnica è solida, il contesto cambia ma la sostanza regge.

Il disco è vario senza essere dispersivo: ogni traccia ha una sua identità precisa. C'è la trap secca di Salvador Dalì, il momento più conscious di Nulla Accade, la hit estiva di Insta Love. Tre pezzi che potrebbero stare su tre dischi diversi, e invece stanno tutti e tre qui, e funzionano.

Un album diventato culto, perfettamente nello stile di due big del rap italiano — e che ha dimostrato che due nomi grossi possono fare un disco insieme senza che nessuno dei due sembri ospite a casa dell'altro.

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trionfante giocoso

Miglior traccia: Salvador Dalì

Hits: Nulla Accade, Salvador Dalì

84
Tier 4° · Rank 218°
Cover di Mr. Fini
217°

Mr. Fini (2020)

Guè

Hip-Hop/Rap

Con Guè ormai è quasi una costante: un disco all'anno, da anni. E viene naturale chiedersi se uno dei pesi massimi del rap italiano riesca a mantenere una qualità elevata con una produzione così prolifica. La risposta è ovviamente personale, ma ogni tanto un disco spicca sugli altri — e Mr. Fini è uno di quelli.

Dentro ci troviamo sempre Guè, le sue punchline, il suo rap, ma in alcune tracce con qualcosa di più. Il Tipo è l'esempio migliore: costruisce una figura misteriosa che richiama l'immaginario de Il Divo di Sorrentino, con una vena autobiografica appena celata che la rende più interessante di un semplice pezzo da boss. I momenti introspettivi non sono molti, ma quando arrivano pesano — Tardissimo con Mahmood e Marracash è il contrasto netto con il resto del disco: l'atmosfera si abbassa, si fa più intima, e la scelta di Mahmood in quel contesto è perfetta. I banger ci sono e funzionano — Cyborg con Geolier, Ti Levo le Collane con Paky — ma con un replay value destinato a calare dopo qualche ascolto. Niente di nuovo per questo tipo di pezzi, ma nel quadro generale reggono.

Mr. Fini non rivoluziona niente, però fa bene quello che si propone di fare — e in una discografia così densa, non è poco.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Il Tipo

Hits: Il Tipo

73
Tier 5° · Rank 281°
Cover di Rivoluzione
218°

Rivoluzione (2021)

Rocco Hunt

Hip-Hop/Rap Pop Rap

Il disco si chiama Rivoluzione, ma di rivoluzionario non c'è granché. Rocco Hunt sa fare due cose molto bene: le hit estive e il rap con radici campane. Un bacio all'improvviso e A un passo dalla luna con Ana Mena sono esattamente quello che sembrano — due brani perfetti per la spiaggia, orecchiabili, costruiti per funzionare e che in effetti hanno funzionato benissimo. Il problema è il resto.

Il disco prova a tenere insieme due anime — la hit pop e il rap più duro — senza riuscire davvero in nessuna delle due direzioni. I featuring sono numerosi e di peso: Guè, Fabri Fibra, Geolier, Carl Brave, Emis Killa. Nomi che sulla carta promettono, ma che nella pratica scorrono via senza lasciare nulla. Vada come vada con Fibra è esattamente il tipo di collaborazione che in un altro contesto potrebbe essere un momento del disco — qui passa inosservata come le altre. La parte più rap, quella che dovrebbe dare sostanza e bilanciare le hit estive, non regge: i brani sono lì, ma non spiccano, non ti spingono a tornare.

Rimane la title track, con una produzione più corposa e un ritornello che funziona, e poco altro. Alla fine Rivoluzione è un disco che scorre piano, senza alti e bassi veri, adatto a chi è già nel giro di Rocco Hunt ma che difficilmente convince chiunque altro ad avvicinarsi.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: Rivoluzione

31
Tier 8° · Rank 423°
Cover di PADRE FIGLIO E SPIRITO
219°

PADRE FIGLIO E SPIRITO (2020)

FSK Satellite

Hip-Hop/Rap Trap Electronic Hardstyle

PADRE FIGLIO E SPIRITO va preso per quello che vuole essere: un disco puramente trap, senza pretese liriche, tutto direzionato verso l'immaginario del gruppo. E su queste basi, funziona fino a un certo punto — meno del primo, che aveva dalla sua l'effetto novità e risultava più interessante proprio per quello.

Il punto di forza restano le produzioni di Greg Willen, fresche e tutt'altro che scontate: rispetto alla trap del momento, Willen si prende libertà inaspettate, con incursioni nell'elettronico che arrivano fino all'hardstyle e all'hardcore. Il momento più evidente è DUE E ZERO, con un drop che non avrebbe sfigurato in un evento del genere. Su queste basi Taxi B è il membro che ci sta meglio — lo scream, l'uso della voce come elemento quasi aggressivo, si sposa con certi picchi delle produzioni in modo che gli altri due non riescono a replicare. Il resto del gruppo convince meno, e senza la spinta delle basi di Willen il disco faticherebbe a stare in piedi.

Sufficiente, ma con la sensazione che il meglio degli FSK lo si fosse già sentito.

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aggressivo euforico

Miglior traccia: DUE E ZERO

60
Tier 6° · Rank 364°
Cover di Balloonerism
220°

Balloonerism (2025) ✰

Mac Miller

Hip-Hop/Rap Psychedelic Hip-Hop Jazz Rap

Questo è il secondo album postumo di Mac Miller, nonché il settimo della sua discografia. Era un progetto che Mac stava pianificando da tempo e a cui aveva dato un significato importante; anche per questo, e dopo la circolazione di materiale non ufficiale online, la famiglia ha deciso di pubblicarlo.

Ne esce un lavoro davvero molto bello, costruito su produzioni malinconiche e psichedeliche, in cui la voce di Mac sembra quasi sospesa, come in un flusso di coscienza continuo e personale.

La fusione tra cloud rap, jazz e psichedelia (con qualche richiamo rock) dà al disco un’identità precisa e molto coerente.

Nel complesso, un progetto che suona intimo e completo, perfettamente in linea con la direzione artistica che Mac Miller stava portando avanti.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Funny Papers

Hits: Funny Papers, Tomorrow Will Never Know

76
Tier 4° · Rank 262°
Cover di Born To Run
221°

Born To Run (1975) ✰

Bruce Springsteen

Rock Rock'n'Roll Pop Rock

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sé.

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trionfante malinconico

Miglior traccia: Born To Run

62
Tier 6° · Rank 350°
Cover di Let’s Get It On
222°

Let’s Get It On (1973)

Marvin Gaye

R&B Soul

Let's Get It On è un altro piccolo capolavoro di Marvin Gaye. Rispetto a What's Going On è un disco dall'ascolto più rilassato, meno impegnato e complesso — ma non per questo superficiale.

È un inno alla libertà sessuale, alla celebrazione dell'amore senza tabù, e lo dichiara senza pudore dall'inizio alla fine. Il groove è il motore del disco: ti mette in moto, ti trascina, e brani come la title track e Keep Gettin' It On — costruita quasi interamente sull'ossessiva ripetizione del titolo — incarnano perfettamente questo spirito.

Ma Let's Get It On sa anche rallentare: Distant Lover e You Sure Love to Ball hanno un mood più armonioso, arrangiamenti che cullano e ovattano, avvolgenti come una coperta. Le sonorità sfiorano il pop in certi ritornelli più immediati, ma il disco rimane profondamente ancorato alla tradizione soul e Motown.

Caldo, sensuale e avvolgente come solo Marvin Gaye — con quella voce — riusciva a concepire.

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sensuale

Miglior traccia: Let’s Get It On

Hits: Let’s Get It On, Distant Lover

98
Tier 1° · Rank 63°
Cover di Grace
223°

Grace (1994) ✰

Jeff Buckley

Rock Alternative Rock

Nel 1994, mentre il grunge dominava le classifiche e l'immaginario rock, Jeff Buckley pubblica Grace — un disco che va esattamente nella direzione opposta. Niente distorsioni aggressive, niente estetica del disagio: al centro c'è una voce pulita, cristallina, di una bellezza quasi fastidiosa.

È proprio la voce lo strumento principale, e Buckley lo sa bene. La title track lo dimostra subito: parte come una ballata intima e si apre in qualcosa di quasi orchestrale, con Buckley che sale di registro con una naturalezza disarmante. La cover di Hallelujah di Leonard Cohen fa il resto — una versione che nel tempo ha finito per oscurare l'originale nell'immaginario collettivo, e non è un caso.

Le produzioni rock hanno quel giusto grado di sofisticazione che non schiaccia mai la voce: chitarre, arrangiamenti, dinamiche costruite per lasciare spazio. I testi ruotano attorno al tema dell'amore e della separazione — Last Goodbye è una storia di addio definitivo, la title track di un distacco temporaneo che pesa lo stesso — ma con una qualità poetica che li salva dal sentimentalismo facile.

Grace è rimasto l'unico album in studio di Buckley, e forse anche per questo ha il peso specifico che ha. Un disco che non ha cercato di inseguire il suo tempo — e che il suo tempo, meritatamente, ha finito per inseguire lui.

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malinconico sensuale

Miglior traccia: Grace

95
Tier 2° · Rank 97°
Cover di To Pimp A Butterfly
224°

To Pimp A Butterfly (2015) ✰

Kendrick Lamar

Hip-Hop/Rap Jazz Rap Conscious Rap

Considerato da molti il miglior disco hip-hop del ventunesimo secolo. Personalmente preferisco GKMC — più narrativo, più immediato — ma questo non toglie nulla a quello che To Pimp a Butterfly riesce a fare, che è qualcosa di difficilmente catalogabile.

Kendrick chiama intorno a sé una squadra di musicisti di primo livello — Thundercat, Kamasi Washington, Flying Lotus, Terrace Martin, tra gli altri — e costruisce un disco che trascende il rap senza mai abbandonarlo: jazz, soul, funk, suoni orchestrali, spoken word. Il tutto sorretto da un concept preciso: il rapporto con la fama, l'identità come uomo nero in America, la responsabilità dell'artista verso la propria comunità. Non è un disco che si ascolta distrattamente.

Alright suona come un inno — e lo è diventato letteralmente, adottato dal movimento Black Lives Matter come colonna sonora delle proteste. King Kunta ha un flow scattoso e sincopato che funziona perfettamente sull'ossatura funk della base.

Ma i momenti che colpiscono di più sono spesso quelli meno ovvi. These Walls è un pezzo di puro soul — Anna Wise nel ritornello, Bilal e Thundercat che costruiscono il tessuto sonoro — e il flow di Kendrick ci si adagia sopra con una naturalezza disarmante. I invece parte come una cavalcata di rime serrate e poi, a metà brano, si apre su Kendrick in mezzo a una folla che parla — quasi un sermone — e lì capisci cos'è il disco nel suo cuore.

E poi c'è Mortal Man, la chiusura: è qui che si rivela finalmente nella sua interezza la poesia che Kendrick ha abbozzato traccia dopo traccia lungo tutto il disco — “I remember you was conflicted, misusing your influence…” — un filo che attraversa l'album in silenzio e che solo alla fine si compone in qualcosa di compiuto. Dopo la poesia, un dialogo immaginario con Tupac, ricostruito da frammenti di interviste reali. È un finale che non ti aspetti, e che cambia retroattivamente il senso di tutto quello che hai ascoltato prima.

Uno dei migliori dischi rap del secondo millennio, senza discussioni.

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riflessivo

Miglior traccia: These Walls

Hits: These Walls, Alright, Mortal Man

100
Tier 1° · Rank 29°
Cover di Let God Sort Em Out
225°

Let God Sort Em Out (2025) ✰

Clipse Pusha T & Malice

Hip-Hop/Rap

Il duo newyorkese torna dopo 16 anni con un progetto maestoso ed estremamente intenso sul piano emotivo. Il flow, le metriche e il mix sono perfetti. Le produzioni di Pharrell Williams curate e dettagliate, con campionamenti azzeccati. Sia banger che brani impegnati ed intensi.

Tra i brani più di impatto vanno citati l’apertura, The Birds Don’t Sing — sul tema della malattia e scomparsa dei propri cari,un brano da pelle d’oca — e la hit So Be It, con delle contaminazionei “medio-orientali” nella produzione che ne elevano il sound.

Let God Sort Em Out è uno dei progetti rap oltreoceano migliore degli ultimi anni.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: The Birds Don’t Sing

Hits: The Birds Don’t Sing, So Be It

96
Tier 1° · Rank 82°
Cover di Libertà negli occhi
226°

Libertà negli occhi (2025)

Niccolò Fabi

Folk Cantautorato

Libertà negli occhi è il tredicesimo disco in studio di Niccolò Fabi. È un lavoro dal mood soft, leggero nel suono ma sorretto da testi tutt’altro che banali, in cui il cantautore riflette, da una prospettiva adulta, sulla ricerca di un senso nel presente, spingendosi anche verso considerazioni dal respiro più universale, come in Acqua che scorre.

A livello sonoro, la linea portante è affidata alla chitarra, ma si percepisce anche una stratificazione di arrangiamenti che, in alcuni brani, contribuisce a creare un’atmosfera quasi “magica”.

Nel complesso è un buon disco, ideale se si vuole ascoltare cantautorato italiano — per di più firmato da uno dei “pezzi grossi” del genere — rivisitato però con una produzione sufficientemente moderna.

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sognante riflessivo

Miglior traccia: Acqua che scorre

Hits: Acqua che scorre

72
Tier 5° · Rank 287°
Cover di I Don’t Want to See You in Heaven
227°

I Don’t Want to See You in Heaven (2025)

The Callous Daoboys

Metal Mathcore Metalcore Nu Metal

I Don't Want to See You in Heaven è il terzo disco in studio dei Callous Daoboys, band americana di mathcore, ed è un lavoro riuscito praticamente sotto ogni punto di vista.

Carson Peace riesce a passare in modo del tutto naturale da ritornelli con melodie pop a strofe urlate — mix di growl hardcore e scream metalcore — senza che la cosa suoni mai forzata. Caotico, sì, ma con un caos che sembra avere una logica interna.

Le strumentali alternano ritmi lenti e veloci, passaggi aggressivi, cambi continui di velocità e intensità, in pieno stile mathcore. In alcune tracce la produzione si arricchisce anche di elementi insoliti per il genere, come synth, violini e sax.
Basta ascoltare Full Moon Guidance per capire la capacità di questa band di muoversi con disinvoltura su territori ibridi tra pop e metal.

In definitiva, uno dei dischi metal da ricordare per il 2025.

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aggressivo

Miglior traccia: Full Moon Guidance

Hits: Two-Headed Trout, Full Moon Guidance

91
Tier 2° · Rank 130°
Cover di post mortem
228°

post mortem (2025)

i cani

Rock Indie Pop Indietronica

post mortem è il quarto disco ufficiale de I Cani, arrivato dopo nove anni di assenza dalla scena. Qui non c’è ricerca del ritornello pop o della melodia facile: le produzioni sono cupe, a tratti quasi rituali, con la voce che si incastra perfettamente nei suoni.

I testi sono semplici sul piano letterale, ma vogliono arrivare dritti. C’è un mix di autocritica, spesso in chiave universale — “L’elemosina ai barboni / ma rimani sempre colpevole / quando mangio a cena fuori / io mi sento sempre colpevole” — e una critica a certi atteggiamenti perbenisti. A tratti forse un po’ (troppo) spostata su posizioni “comuniste”.

Nel complesso è un album sicuramente valido, anche se forse un po’ frammentato.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: io

76
Tier 4° · Rank 260°
Cover di Orgia Mistero
229°

Orgia Mistero (2025)

Neoprimitivi

Rock Kraut Rock Alternative Rock Ambient

Orgia Mistero è il primo disco ufficiale dei Neoprimitivi. E’ un debutto coraggioso per questa band che già dal nome — ispirato a un verso di Battiato in Shock in My Town (“di neo-primitivi / rozzi cibernetici, signori degli anelli”) — lascia intuire un immaginario ben preciso.

Si tratta infatti di un album quasi interamente strumentale, capace di catapultare l’ascoltatore in una dimensione spaziale, galattica. Le sonorità richiamano una produzione kraut rock molto affascinante, costruita su trame ipnotiche e ripetitive, mentre i pochi testi presenti restano essenziali e criptici, utilizzati più come elemento atmosferico che narrativo.

Per fare capire la direzione “anti-convenzionale” della band, la prima traccia, Sul globo d’argento, è una suite di 21 minuti — già pubblicata come primo singolo — qui occupa l’intero lato A del disco e diventa il fulcro concettuale e sonoro del progetto.

Nel complesso, Orgia Mistero è un esordio che punta tutto sull’atmosfera e sulla suggestione, più che sulla forma canzone tradizionale: un lavoro enigmatico, quasi rituale. Mistero, appunto.

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misterioso

Miglior traccia: La teiera nera

84
Tier 3° · Rank 210°
Cover di Turbe Giovanili
230°

Turbe Giovanili (2002) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

È veramente difficile pensare che l'autore di Turbe Giovanili sia lo stesso che pochi anni dopo avrebbe sfondato il mainstream con Mr. Simpatia e poi Tradimento, portando il rap italiano a un pubblico enorme usando l'arma della provocazione. Il Fibra di prima del successo era tutta un'altra storia: liricismo raffinato, produzione curata, un approccio quasi privato alla scrittura.
Il disco è prodotto quasi interamente da Neffa, e quella produzione jazz-malinconica è metà del valore del progetto — basi che respirano, che lasciano spazio alle parole senza mai sovrastarle.

Fibra racconta la provincia, la sua vita, gli aspetti quotidiani di un ragazzo che vive in una realtà ripetitiva e poco stimolante. Ma non è rap conscious che vuole trasmetterti a tutti i costi le proprie vicissitudini. Suona come qualcosa di molto più sincero, quasi come se stesse parlando tra sé e sé — e quella distanza dall'effetto è forse la cosa più rara.

Il disco è costellato di alcune delle sue tracce migliori, tracce che fondamentalmente non replicherà più. Citare solo Dalla A alla Zeta sarebbe ingiusto. Scattano le Indagini è culto già solo per l'intro — spontaneo e grezzo — ma le strofe che seguono sono tutt'altro che grezze: il fatto che non vuoi / un rapporto stazionario / lento dentro e / fuori orario / Diario di bordo colgo / l'accordo con l'Erbolario, eh? / Non mi capisci / compra un vocabolario. Di Fretta riesce con il beat e il flow scorrevole a trasferirti esattamente quella sensazione di urgenza — colmare il vuoto, il tempo, dargli un significato. E il beat che si ferma e crea quel vuoto. Per Averti Qui ha una metrica e un flow trascinanti, sorretti da una produzione raffinatissima con quegli scratch che anticipano le strofe: dedico il tempo allo studio / allo studio di che / allo studio delle rime / che più piacciono a te.

Turbe Giovanili è un momento massimo per Fibra. Ne avrà anche successivamente, soprattutto a livello commerciale — ma forse quel successo è dovuto proprio all'aver abbandonato questo approccio. Non perché non fosse valido, ma perché era per pochi.

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riflessivo rilassato

Miglior traccia: Per Averti Qui

Hits: Dalla A alla Zeta, Per Averti Qui, Luna Piena

100
Tier 1° · Rank 30°
Cover di Mi Fist
231°

Mi Fist (2003) ✰

Club Dogo

Hip-Hop/Rap Coca Rap

Mi Fist è il primo album ufficiale dei Club Dogo, uscito nel 2003, ed è una pietra miliare del rap italiano. In una scena che per molto tempo era rimasta ancorata al tecnicismo underground e con un occhio forse troppo attento a replicare certi suoni americani, i Club Dogo portano qualcosa di nuovo: la strada di Milano, raccontata senza filtri, con un suono che Don Joe costruisce su breakbeat e campionamenti internazionali che nessuno aveva ancora portato nel rap italiano di allora.

Il disco è costellato di alcune delle loro tracce migliori, che fondamentalmente non replicheranno più. Note Killer con un ritornello che fa esattamente quello che dice il titolo. Vida Loca che riesce a raccontare spietatamente bene cos'è la strada milanese, dominata dalla droga: la notte ha vittime e carnefici / sa dei traffici illeciti / dei tossici in deficit / e sa chi ne riscuote i debiti. E poi c'è Tana 2000, con l'extrabeat di Dargen D'Amico — quei secondi di pura follia rap che sono diventati culto.

Ma l'impronta distintiva del disco è fortemente trainata dalla performance di Jake. La pulizia tecnica, gli incastri, il flow che ha qui plasmano il suono del disco in un modo in cui, a questo livello, non ci tornerà più. Mi Fist va annoverato tra le gemme del genere in Italia — e buona parte del motivo è lui.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Kyobo ni tsuki

Hits: Kyobo ni tsuki, Vida Loca, Note Killer

100
Tier 1° · Rank 23°
Cover di A Casa Tutto Bene
232°

A Casa Tutto Bene (2017)

Brunori Sas

Pop Cantautorato

A Casa Tutto Bene è un disco che sa esattamente cosa vuole essere. Brunori non spreca una parola: ogni testo è costruito con una cura che si sente, eppure non pesa mai, non diventa esercizio intellettuale fine a se stesso. Rimane musica, rimane canzone.

La produzione di Taketo Gohara è parte integrante di questo equilibrio. Archi, synth, loop, drum machine — un ibrido che in mani meno attente potrebbe sembrare un accozzaglia, e invece tiene tutto insieme con coerenza. Il suono valorizza i testi invece di sovrastarli o sparire sotto di essi: voce e musica parlano la stessa lingua, e si sente.

I brani migliori sono quelli in cui Brunori riesce a fare le due cose insieme — colpire e far sorridere, o colpire e far male. Secondo me è un invito velato a guardare il mondo dal punto di vista degli altri, costruito sull'ironia di una serie di "secondo me" quasi antitetici: Secondo me non è che devi esagerare / con la lotta al capitale / ogni tanto ci puoi andare / pure al centro commerciale. Poi ci sono i momenti in cui l'ironia sparisce del tutto e rimane solo il peso delle cose: Ma l'hai capito che non serve a niente / mostrarti sorridente / agli occhi della gente / e che il dolore serve / proprio come serve la felicità. Lì Brunori tocca qualcosa di universale con una semplicità disarmante. Lamezia Milano alleggerisce la tensione con uno sguardo ironico sul divario tra provincia e metropoli, e funziona proprio perché arriva nel momento giusto.

Un disco riuscito, in cui forma e sostanza si sostengono a vicenda come raramente capita.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Lamezia Milano

Hits: La Verità, Secondo Me

85
Tier 3° · Rank 200°
Cover di Ovunque Proteggi
233°

Ovunque Proteggi (2006) ✰

Vinicio Capossela

Folk

Ovunque Proteggi esce nel 2006 e si aggiudica la Targa Tenco come Miglior Album dell'anno. Con questo disco Capossela costruisce qualcosa che è più un'opera teatrale che un album nel senso tradizionale: le canzoni sono spesso recitate più che cantate, il linguaggio è allegorico, metaforico, a tratti diabolico — un immaginario visionario e biblico che non concede facilità d'accesso.

Non è un disco per tutti gli ascolti e non è un disco che si lascia capire in fretta. Ma la sua complessità è chiaramente una scelta, non un difetto.

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spirituale misterioso

Miglior traccia: Dalla Parte di Spessotto

85
Tier 3° · Rank 207°
Cover di Manifesto
234°

Manifesto (2025)

Shablo

Soul Neo soul R&B Jazz Rap

Lost Manifesto è il quarto disco ufficiale del DJ e producer Shablo, arrivato dopo la partecipazione al 75° Festival di Sanremo con La Mia Parola.

È sicuramente da apprezzare la scelta di portare sul palco dell’Ariston un brano con sonorità R&B e richiami all’hip-hop delle origini, anche se, paradossalmente, è forse uno degli episodi meno interessanti del disco. Il progetto nel complesso suona infatti molto meglio.

L’intro può far pensare a un lavoro hip-hop più old school, ma già dopo pochi brani il disco si apre a sonorità R&B e neo soul, con qualche incursione nel jazz rap. Non mancano i momenti riusciti: la chiusura molto emotiva di Joshua in Asfalto, il pezzo con Rkomi, la collaborazione tra Gaia e Roy Woods, o la ballad Meglio Che Mai con Mimi sono tra i più convincenti.

Il punto più debole è forse nella natura stessa del progetto: più che un vero producer album, sembra a tratti un joint album tra Joshua e Tormento. Joshua è un artista interessante, ma in alcuni casi sembra inserito soprattutto per garantire la componente R&B, anche in tracce dove non sarebbe stato necessario — come nell’ultima strofa di Non Si Può.

Nel complesso resta comunque una delle uscite italiane più interessanti del 2025, soprattutto all’interno della scena rap/urban.

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sensuale giocoso rilassato

Miglior traccia: Asfalto

Hits: Asfalto

80
Tier 4° · Rank 235°
Cover di Nero a Metà
235°

Nero a Metà (1980) ✰

Pino Daniele

Blues Canzone Napoletana

Nero a metà è uno di quei dischi che non si spiegano facilmente, e forse è meglio così. Pino Daniele aveva 25 anni quando lo pubblicò, nel 1980, ed era già capace di fare una cosa che pochi riescono in tutta una carriera: prendere due mondi sonori lontanissimi e farli stare insieme come se non avessero mai vissuto separati.

Lo disse lui stesso: «Nero a metà è il fondere due realtà diverse, due linguaggi: la musica americana di un certo tipo e il nostro modo italiano di fare musica melodica.» Ed è esattamente quello che senti. Il blues, il soul, il groove americano — tutto filtrato attraverso il dialetto napoletano, quella lingua che porta con sé secoli di melodia e malinconia. Non è un esperimento, non è una fusione forzata: è qualcosa di naturale, quasi inevitabile. E il titolo non è solo un concetto musicale — è anche un omaggio a James Senese, il sassofonista del disco, figlio di un soldato americano e di una madre napoletana, nero a metà nel senso più letterale. Quella stessa doppia identità che attraversa l'intero album.

Il disco sa essere tante cose senza perdere coerenza. A me me piace 'o blues è puro groove, spensierata e ballabile, con un'energia che non ti aspetti. Voglio di più è l'opposto: raccolta, quasi sospesa, costruita su un crescendo di atmosfera che ti trascina dentro lentamente. E poi c'è Quanno Chiove, il preferito dello stesso Pino, che la descrisse come una delle sue prime canzoni d'amore. È il momento in cui tutto si spoglia: la voce si fa più nuda, il sax di Senese accompagna senza mai sovrastare, e quello che resta è una ballata di rara delicatezza, in bilico tra malinconia napoletana e sensibilità soul. Una canzone che non invecchia.

Pino Daniele è un unicum nella musica italiana — non ha paragoni, non ha imitatori credibili. Nero a metà è la prova più chiara di questo: un disco che suona come nessun altro, prima o dopo.

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malinconico sensuale giocoso

Miglior traccia: Quanno chiove

Hits: Quanno chiove, Voglio di più

100
Tier 1° · Rank 41°
Cover di 60 Hz
236°

60 Hz (2004) ✰

Dj Shocca

Hip-Hop/Rap Jazz Rap Boom Bap

Il 2004 non è un anno da ricordare solo per Mr. Simpatia. La scena rap italiana non era morta — e 60 Hz di DJ Shocca ne è la prova più lampante. È un producer album nel senso più pieno del termine: Shocca costruisce ogni beat come un mondo a sé, e la carrellata di ospiti serve proprio a dimostrarlo. Boom-bap duro e preciso, ma con una personalità produttiva riconoscibile — non una generica fotocopia del suono americano.

Rendez Vous Col Delirio ne è l'esempio più clamoroso: una base trionfante, con quei fiati sul ritornello che trasformano il pezzo in qualcosa di cinematografico. Guè e Jake La Furia la sfruttano fino in fondo — flow, barre, timing — eclissando tutto il resto del disco. Notte Blu con Frank Siciliano è l'altra faccia: una melodia abbozzata, quasi filtrata, che rimane in sottofondo ma riesce ad essere emotiva e avvolgente quanto basta per reggere uno degli storytelling più riusciti del rap italiano di quegli anni. Ghettoblaster con Stokka e MadBuddy chiude il cerchio — ritornello che entra in testa al primo ascolto e non se ne va.

Se sei arrivato qui cercando un classico del rap italiano che non siano i soliti Mi Fist o Non Dormire, hai trovato quello che cercavi.

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riflessivo aggressivo

Miglior traccia: Rendez Vous Col Delirio

Hits: Ghettoblaster, Notte Blu, Rendez Vous Col Delirio, Bolo By Night

97
Tier 1° · Rank 72°
Cover di il dolce ricordo della nostra disperata gioventù
237°

il dolce ricordo della nostra disperata gioventù (2025)

faccianuvola

Pop Indie Pop Indietronica Elettropop

faccianuvola è un nome da tenere d’occhio, perché potrebbe sorprendere piacevolmente nei prossimi anni. È un artista ancora poco conosciuto al grande pubblico, ma che merita sicuramente attenzione.

In questo disco dal titolo contrastante — il dolce ricordo della nostra disperata gioventù — riesce a costruire un’interessante combinazione di indie pop, produzioni elettroniche — a tratti vicine a certe sonorità alla DJ Matrix — e linee melodiche efficaci.

Non mancano alcuni momenti leggermente sottotono, ma nel complesso il progetto si regge bene grazie a diversi picchi qualitativi, soprattutto sul piano melodico. Tra questi spiccano verticale, intensa e caratterizzata da esplosioni electro/techno molto riuscite, e portami a ballare in primavera, che ha tutte le carte in regola per essere la vera hit estiva che ci meritiamo.

Il futuro di questo artistica è sicuramente promettente!

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sognante

Miglior traccia: Verticale

Hits: portami a ballare in primavera, verticale

85
Tier 3° · Rank 206°
Cover di Tsunami Sea
238°

Tsunami Sea (2025)

Spiritbox

Metal Metalcore

Tsunami Sea è il secondo disco ufficiale degli Spiritbox, band heavy-metal/metal-core canadese.

Il disco si muove su coordinate prettamente metalcore, con un contrasto che funziona: strofe più dure e ritornelli in cui la voce “pulita” della cantante Courtney LaPlante vira su tonalità quasi pop.

I testi ruotano attorno alla salute mentale, giocando sulla metafora del mare: qualcosa che può calmarti oppure travolgerti completamente. Anche la produzione, soprattutto nei momenti più elettronici, richiama questa idea di “liquidità”, dando al suono una certa coerenza e originalità.

Nel complesso, è veramente un ottimo album, diretto ma curato, che sa comunicare fin dai primi ascolti.

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sognante

Miglior traccia: Tsunami Sea

Hits: Tsunami Sea

84
Tier 4° · Rank 214°
Cover di Pizzicato
239°

Pizzicato (2017)

Izi

Hip-Hop/Rap Trap

Pizzicato è il disco che ha definitivamente consacrato Izi come una delle voci più riconoscibili del rap italiano post-2016. Non per la tecnica in senso stretto, non per gli incastri — ma per qualcosa di più difficile da spiegare e da replicare: una tensione interna al flow che non si allenta mai, come se rappare fosse per lui un modo di non implodere. Izi non grida mai, eppure si ha sempre la sensazione che stia gridando. C'è un coinvolgimento emotivo nel suo flow che non lascia spazio alla distanza, e in un genere dove l'attitudine fredda è spesso la norma, questa è una qualità rara.

Le produzioni reggono il peso: sonorità hip-hop e trap moderne ma curate, con beat che sanno quando spingere e quando lasciar respirare. Distrutto è forse il punto più alto del disco — sound potente, ritornello di impatto immediato, il tipo di canzone che ti rimane addosso. Wild Bandana con Tedua e Vaz Tè è diventata nel tempo un pezzo fondamentale della scena genovese, un documento di un momento preciso in cui la drilliguria stava trovando la sua identità. E la title track tiene fede al titolo: Izi pizzicato, nel senso che lui stesso ha dato alla parola — infastidito, trafitto, con qualcosa da togliersi di dosso.

Non è un disco perfetto, ma è un disco vero. E nel rap, spesso, è la cosa che conta di più.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: Distrutto

Hits: Wild Bandana, Distrutto

85
Tier 3° · Rank 205°
Cover di 23 6451
240°

23 6451 (2019) ✰

thasup

Hip-Hop/Rap Trap

Se si dovesse fare una lista degli artisti più interessanti e innovativi della scena italiana dal 2010 in poi, thasup sarebbe sicuramente tra i primi nomi. E non è un'esagerazione.

Davide Mattei inizia a farsi notare prima di tutto come produttore, lavorando già giovanissimo su dischi di rilievo — il momento che lo fa conoscere è Perdonami di Salmo, grazie alla vicinanza con la Machete crew. Ma è con 23 6451 — titolo in leet speak che nasconde la scritta "LE BASI", un nome che è già un manifesto ironico — che dimostra di essere qualcosa di più di un beatmaker di talento.
L'identità di thasup è un sistema coerente e riconoscibile in ogni sua parte: la voce filtrata che lo rende quasi un personaggio animato, l'immaginario cartoon nelle grafiche, la scelta di non mostrarsi mai in pubblico al posto del suo avatar. Non è un vezzo estetico ma una dichiarazione precisa su cosa sia la sua musica — un universo chiuso, con le sue regole, il suo linguaggio, la sua grafica. E i suoni lo confermano: qualcosa che sembrava uscito da un videogame mixato con bassi e produzioni trap che in Italia — ma anche in Europa — non aveva fatto nessuno prima.

Su questo disco thasup non sfigura nemmeno di fianco ai grandi nomi che porta con sé: Marracash, Salmo, Fabri Fibra, Gemitaiz — una lineup che su un esordio pesa, e che arriva perché il talento era già evidente a chi contava. Tantissime le tracce che rimangono: blun7 a swishland con quel ritornello diventato viralissimo, la più densa e introspettiva occh1 purpl3, oh 9od con Nayt, la destrutturata 5olo. Già anticipato da singoli come scuol4, il disco arriva con un'identità già fortissima e non tradisce le aspettative.

È un disco che stupisce perché i suoni che ci trovi li ha solo lui. Nessun altro punto di riferimento, nessun precedente a cui agganciarlo facilmente — e questa è forse la cosa più rara che un esordio possa offrire.

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giocoso malinconico

Miglior traccia: scuol4

Hits: scuol4, blun7 a swishland, 5olo, occh1 purpl3

92
Tier 2° · Rank 124°
Cover di INNOCENTE
241°

INNOCENTE (2023)

Baby Gang

Hip-Hop/Rap Trap Drill

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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malinconico aggressivo

Miglior traccia: Restare (feat. Lazza)

50
Tier 7° · Rank 399°
Cover di Bugiardo
242°

Bugiardo (2007)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Bugiardo nasce all'ombra di Tradimento e non riesce del tutto a uscirne. Fibra prova a cavalcare la stessa ondata — scrittura scomoda, volgarità come strumento, quel cinismo giocoso che sembrava sempre sul punto di farsi sul serio — ma qui la formula funziona a corrente alternata.

Quando funziona, funziona bene: Bugiardo con la sua intro poliziesca è diventato un brano iconico, La Soluzione ha un ritornello tra i più riusciti del suo repertorio, e In Italia con Gianna Nannini rimane una collaborazione che ha fatto storia, per quanto arrivata nell'edizione espansa del disco. Ma ci sono anche momenti, come Cattiverie o La Posta di Fibra, dove il registro cupo e aggressivo gira a vuoto: le immagini volgari e scomode sembrano esibite più che sentite, e senza quella carica autentica che in Tradimento teneva tutto in piedi, il risultato è qualcosa che suona più come esercizio di stile.

Le produzioni sono curate, forse più rifinite del precedente. Quelle di Tradimento avevano però qualcosa di sporco e urgente che qui manca. Più lucido non vuol dire necessariamente più forte.

Rimane un disco solido, con i suoi momenti, ma chiaramente un figlioccio di quell'era: non il Fibra migliore.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Bugiardo

Hits: Bugiardo, La Soluzione, In Italia

77
Tier 4° · Rank 254°
Cover di Guerra E Pace
243°

Guerra E Pace (2013)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Con Guerra e Pace si inizia a intravedere un cambio di passo. È il disco in cui Fibra comincia a lavorare su una scrittura più essenziale, più "visiva" — meno densità metrica, un flow più raccontato, accenti forti sulle parole che diventano quasi martellate. Non è ancora la firma del Fibra post-Fenomeno, ma il germe è già qui.

Questo non significa che sia un disco semplice. Anzi, Guerra e Pace contiene alcuni dei suoi brani liricamente più alti. Bisogna Scrivere è uno di quei pezzi dove le parole sembrano scivolare sulla base con una naturalezza disarmante — “Esplode la testa come una camera d'aria / Araba Fenice / Mi domando: in Italia una ragazza araba è felice?” — immagini fulminee che si inseguono senza mai sembrare forzate. E poi c'è Panico, insieme a Neffa: uno dei brani più riusciti dell'intera sua carriera, con una scrittura criptica e densa di metafore — dove ad esempio la paura della cocaina e di ciò che può farti diventa la metafora perfetta del panico da pagina bianca, del vuoto che precede la scrittura — “Pagina senza testo e / punteggiatura / tu la chiami bianca, io la chiamo paura”. È il tipo di allegoria che funziona su più livelli contemporaneamente, e che richiede qualche ascolto per essere assimilata del tutto. Poi c'è A Me di Te, diventata iconica anche per ragioni extramusicali: la citazione infelice di Valerio Scanu nel testo è costata a Fibra una condanna per diffamazione e un risarcimento da diverse migliaia di euro.

Il problema del disco è che non mantiene questo livello dall'inizio alla fine. Brani come Nemico Pubblico o Raggi Laser suonano sottotono, con produzioni anonime che non aggiungono nulla — e con diciannove tracce il rischio di dispersione è alto. Il risultato finale assomiglia più a una playlist che a un progetto organico, e si sente.

Rimane comunque un disco che vale, soprattutto per i suoi vertici. E per chi segue Fibra nel tempo, è un documento interessante: il momento in cui il rapper di Senigallia comincia a capire che si può essere efficaci anche con meno.

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riflessivo aggressivo malinconico

Miglior traccia: Panico

Hits: Panico, Bisogna Scrivere, Dagli Sbagli Si Impara

78
Tier 4° · Rank 246°
Cover di Botox
244°

Botox (2022)

Night Skinny

Hip-Hop/Rap Pop Rap

Con Mattoni Night Skinny aveva dimostrato di saper costruire un producer album che fosse davvero suo, riconoscibile, con una personalità precisa nonostante la folla di voci coinvolte. Botox alza ulteriormente la posta — 40 artisti, 21 tracce, un cast che copre praticamente ogni angolo del rap e del pop italiano — ma paradossalmente quella personalità si assottiglia proprio quando il progetto si gonfia.

Il problema non è la qualità dei singoli brani: è che quasi tutti potrebbero stare comodamente nel disco dell'ospite di turno, senza che si senta la mancanza di Night Skinny. Per qualcuno potrebbe essere persino un pregio — segno che il producer sa mettersi al servizio delle voci che chiama. Ma quando accade sistematicamente, finisce per dire qualcosa sull'assenza di un filo conduttore forte, di una regia che lasci un segno oltre le singole tracce.

Non mancano i momenti in cui quella regia si vede. Non Aprire con Salmo è uno di questi: delle percussioni secche e precise che puntellano la base la rendono una delle produzioni più riuscite del disco, con una tensione che le altre tracce faticano a raggiungere. E poi c'è Scale, che conferma qualcosa che Mattoni aveva già mostrato — quando Night lavora su certi registri emotivi, sa toccare corde che restano. Sono le tracce in cui si sente davvero chi ha fatto il disco.

Il picco assoluto, però, è Come Mi Guardi con Madame, Coez e Bresh: una produzione ovattata, quasi sospesa, che crea un'atmosfera sognante e malinconica difficile da trovare altrove nel disco. È il brano in cui tutto si allinea — la scelta degli ospiti, il suono, l'umore — e si capisce cosa avrebbe potuto essere Botox se quella coerenza fosse stata più costante.

Il risultato finale è un disco che contiene cose buone ma fatica a esistere come insieme. Rispetto a Mattoni, si sente la differenza.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Come Mi Guardi (feat. Bresh)

Hits: Come Mi Guardi (feat. Bresh)

38
Tier 8° · Rank 414°
Cover di ICON
245°

ICON (2024)

Tony Effe

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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euforico sensuale

Miglior traccia: Dopo Le 4

Hits: DOPO LE 4, SESSO E SAMBA

42
Tier 8° · Rank 410°
Cover di Playlist
246°

Playlist (2018)

Salmo

Hip-Hop/Rap Rap Rock Trap Electronic

Il titolo non mente: Playlist è esattamente questo, una sequenza di brani che funzionano singolarmente ma non costruiscono un percorso. E per uno come Salmo — uno dei pochi rapper italiani capaci di muoversi su chitarre, batteria e dubstep senza sembrare fuori posto — scegliere di fare un disco di hit radio-friendly è una scelta precisa, non una mancanza. Il problema è che si sente.

I featuring sono azzeccati, le produzioni catchy, e la varietà non manca: si passa dai brani trionfanti come 90MIN alle incursioni trap di Cabriolet con Sfera, fino ai momenti più intimi come Lunedì e Il Cielo nella Stanza. Ma è proprio quella varietà a tradire l'assenza di una visione unitaria — sembra un campionario di ciò che Salmo sa fare, non una dichiarazione.

Dal punto di vista prettamente rap, il momento più alto rimane Stai Zitto con Fabri Fibra, e non è un caso. C'è una costruzione narrativa sottile: 90MIN si chiude con Salmo che ripete "novanta minuti di applausi", citazione diretta ad Applausi per Fibra, quasi ad annunciare quello che sta per arrivare. Quando Fibra entra nel brano successivo, il cerchio si chiude — il ragazzo che citava il maestro nel suo primo disco ora ci rappa sopra. Il picco emotivo è raggiunto invece alla fine, con Lunedì, brano malinconico e autobiografico che guarda il successo dal lato che nessuno celebra — la solitudine che si porta dietro. È il momento in cui Salmo abbassa la guardia più di qualsiasi altra traccia del disco.

Il disco è piacevole, melodicamente riuscito, e commercialmente ha senso. Ma Salmo stupisce quando fa cose che quasi nessun altro rapper italiano può fare — e qui si accontenta di fare cose che funzionano.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: STAI ZITTO (feat. Fabri Fibra)

Hits: STAI ZITTO ( feat. Fabri Fibra), IL CIELO NELLA STANZA (feat. NSTASIA), LUNEDI’

70
Tier 5° · Rank 307°
Cover di Don’t Panic
247°

Don’t Panic (2021)

Tedua

Hip-Hop/Rap Drill

Don't Panic nasce come una cosa sola con il suo cortometraggio: sette freestyle accompagnati da immagini di strade in fiamme, gironi urbani, una selva oscura che cita Dante senza nasconderlo. Tedua stesso l'ha definito un progetto ibrido, né EP né mixtape, ma “un mash-up di strofe troppo forti per restare nel computer e troppo freestyle per finire nell'album”. Quella definizione dice tutto: è musica che esiste in uno spazio intermedio, e funziona proprio per questo.

Sonoricamente si muove su territorio drill, e Tedua ci porta dentro flow che rimandano a Mowgli — non come regressione, ma come ritorno alla forma migliore, quella più sciolta e istintiva. Il corto amplifica tutto: quell'immaginario infernale, ardente, decadente diventa la cornice visiva perfetta per un suono che non cerca la costruzione dell'album ma la scarica diretta.

Per essere un progetto nato quasi per eccesso — roba troppo buona per restare nei file, troppo grezza per La Divina Commedia — scorre sorprendentemente bene, con picchi reali. Lo-Fi Drill su tutti: il beat affonda una chipmunk voice — il campione della sigla dell’anime Tokyo Ghoul — che impreziosisce la base e trasforma la traccia in qualcosa di più raffinato di quanto il contesto freestyle lascerebbe aspettare.

E qui sta il punto più scomodo: con il senno di poi, buona parte di Don't Panic regge — e in certi momenti supera — diversi brani del progetto ufficiale, sia per qualità del rap che per la tenuta dei beat. Non è una provocazione, è quello che si sente.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: Lo-Fi Drill

Hits: Lo-Fi Drill

79
Tier 4° · Rank 238°
Cover di J
248°

J (2020)

Lazza

Hip-Hop/Rap Trap

J di Lazza è un mixtape trap senza troppe pretese: dieci brani, una sfilata di ospiti e tante punchline. Nulla di sconvolgente, nulla di memorabile — ma i pezzi da club fanno il loro lavoro egregiamente, e in certi contesti tirano giù il soffitto.

La lista degli featuring è lunga e impressionante sulla carta — Capo Plaza, tha Supreme, Guè, Tony Effe, Geolier, Gemitaiz — eppure alla fine non è quella a lasciare il segno. La sorpresa arriva da Rondodasosa, che all'epoca doveva ancora farsi un nome e se la cava meglio di molti nomi più blasonati presenti nel progetto.

La title track è l'highlight assoluto: Low Kidd costruisce una produzione dall'atmosfera quasi apocalittica, ampia, che occupa tutto lo spazio disponibile. Non potevano scegliere una apertura più azzeccata.

Per il resto, J è esattamente quello che sembra: un prodotto funzionale ma con poca voglia di stupire.

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euforico

Miglior traccia: J

57
Tier 7° · Rank 380°
Cover di Tradimento
249°

Tradimento (2006) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop

È il 2006 e il rap italiano è discograficamente quasi morto. Ha avuto il suo momento a cavallo del millennio, ma nei primi anni 2000 è sparito dalla radio e dalle major. In questo contesto, Fabri Fibra — già noto nell'underground, autore due anni prima di Mr. Simpatia — firma il suo primo progetto con una major e intitola il disco esattamente come l'accusa che gli arriva dalla scena: Tradimento.

Il paradosso è tutto qui: il disco più scorretto, più difficile da difendere davanti a un etichetta discografica, è quello che apre le porte del mainstream. Mr. Simpatia era nato senza aspettarsi nessuno dall'altra parte — e quella libertà si sentiva. Tradimento è costruito sulla stessa scia, lo stesso Fibra che vomita frustrazione e se la prende con tutto e tutti, ma con la consapevolezza di avere adesso un pubblico molto più ampio. L'addolcimento rispetto al predecessore c'è, ma è relativo.

Le produzioni di Big Fish — ex Sottotono, qui produttore di riferimento del disco — si discostano completamente dalle sonorità hip hop dominanti dell'epoca: groove ipnotici, ritmi martellanti, un suono che contribuisce a definire un'estetica nuova per il rap italiano. La formula di Applausi Per Fibra è semplicissima e chirurgica: ripetere ossessivamente il proprio nome finché non ti entra in testa. Quel ritornello lo conosce ancora oggi chiunque abbia vissuto quegli anni. Mal di Stomaco disegna con le rime fatti e situazioni scomode con una precisione da fare venire il vomito — letteralmente, per citarlo. Rap in Guerra e Su Le Mani portano una certa violenza lirica che ricorda da dove veniva Fibra.

Il momento più alto è Idee Stupide con Diego Mancino: riprende il filo di Momenti No da Mr. Simpatia e per la prima volta si intravedono gli spettri del personaggio privato, il rapporto difficile con i genitori, una vulnerabilità che Fibra spiegherà meglio nei dischi degli anni successivi. È il momento in cui il personaggio si incrina e si vede l'uomo dietro.

Tradimento è uno dei dischi più importanti del rap italiano — non nonostante le sue contraddizioni, ma grazie a esse. Ha ancora tutta la forza che aveva all'epoca.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Idee Stupide

Hits: Idee Stupide, Applausi Per Fibra, Mal di Stomaco, Rap in Guerra

100
Tier 1° · Rank 15°
Cover di VERA BADDIE
250°

VERA BADDIE (2024)

Anna

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Debut album per Anna, anche se a questo punto della carriera il termine "debut" fa quasi ridere: quindici singoli, un EP, un miliardo e mezzo di stream e il titolo di artista donna più ascoltata in Italia alle spalle. Vera Baddie è semmai il disco che mette un punto fermo, quello che la traghetta ufficialmente nel mainstream del rap italiano senza più margini di ambiguità.

Dietro le basi ci sono nomi come SadTurs, Kiid e Young Miles — produttori che negli ultimi anni si stanno ritagliando uno spazio sempre più rilevante nella scena — e su quelle basi trap Anna sa rappare. Il disco lo sa e non cerca di nasconderlo: costruisce hit con consapevolezza, senza sovrastimarsi. 30° è la canzone da spiaggia dell'estate, Hello Kitty è fatta per i club, Tonight ha quella patina pop che la avvicina a un Lazza al femminile. Se non si cercano altre aspettative, tutto funziona.

Il disco però ha anche qualcosa di più. BBE con Lazza è un banger trap distorto che si stacca dal resto per cattiveria e precisione: una delle tracce meglio riuscite in assoluto. E poi c'è ABC con Tony Boy e thasup, che è un'altra cosa ancora — trap cupa, basi distorte, niente dei soliti 808 in bella mostra, una costruzione che non si risolve facilmente. È il momento in cui Vera Baddie smette di fare il disco pop e si prende un rischio vero.

Sono i due episodi che fanno chiedere cosa sarebbe potuto essere se Anna avesse spinto di più in quella direzione. Per ora, il mainstream ha avuto la meglio — e probabilmente era questo l'obiettivo.

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aggressivo euforico sensuale

Miglior traccia: BBE

Hits: BBE, ABC

65
Tier 6° · Rank 337°