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Azzera

157 album trovati

Cover di IO

IO (2026)

18K

Hip-Hop/Rap Rage Electronic Emo Rap

18K non è un rapper nel senso in cui lo intende la maggior parte della scena italiana. Non cerca la rima figa, non punta sul flex, non costruisce i brani intorno alla tecnica. La sua forza sta altrove: in una sincerità viscerale, in un mondo emotivo fatto di disagio, crisi esistenziale e voglia di esplodere, che si percepisce dalle parole prima ancora che dalle scelte stilistiche. IO è il disco in cui questa dimensione trova la sua forma più compiuta.

A sorreggerla c'è una scelta sonora precisa e coerente: niente trap, niente che suoni come il rap italiano del momento. Le produzioni vanno verso un'elettronica distorta, quasi caotica, con accenni di rage e influenze che potrebbero arrivare tranquillamente dall’industrial e dal metalcore — una texture che a tratti ricorda certi momenti di 2ollis o di Playboi Carti, quel mood emotivo sospeso su beat che sembrano sul punto di collassare. Già in Anti Anti emergeva questa direzione; qui è portata ancora più all'estremo, specialmente in tracce come HowToBasic e Fottuto Coltello.

Apprezzabile anche la scelta dei featuring: Visino Bianco, Macello, Unk, Vegas Jones, Latrelle — nomi che ruotano attorno al suo progetto o che comunque ne condividono l'identità, senza svendere la coerenza del disco per inseguire un pubblico più largo. Quasi una dichiarazione di intenti, in un momento in cui 18K si sta avvicinando sempre di più al grande pubblico. E nei testi torna spesso: in strada che sboccia una boccia del bangla / fanculo la boccia di Asti — voglia di riaffermare le proprie origini, rifiuto di cambiare per il successo.

Il progetto è lungo — 17 tracce — e qualche momento meno forte c'è. Ma nel complesso è un ottimo disco, e se ti sei stufato della solita trap all'italiana ti darà parecchie soddisfazioni.

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malinconico aggressivo angosciante

Miglior traccia: Ho visto Cristo

Hits: Ho visto Cristo, FOTTUTO COLTELLO, HowToBasic

86
Tier 3° · Rank 194°
Cover di MAID OF HONOUR

MAID OF HONOUR (2026)

Drake

Hip-Hop/Rap Dance House

Maid of Honour è il più club-oriented dei tre dischi rilasciati da Drake simultaneamente per il progetto Iceman — il più vicino, per spirito, a Honestly, Nevermind. Le produzioni girano su sonorità dance e house, e il tratto che si nota di più è lo spazio: le basi scorrono anche quando non c'è nessuno a cantarci sopra, respirano per conto loro. Su BBW, ad esempio, questa cosa funziona davvero.

Il problema è che intorno a quel respiro c'è poco altro. Drake c'è, ma fa poco rap — e quello che fa non lascia il segno. Qua e là qualche campione o citazione ricorda che è il disco di un rapper: Which One con Central Cee ha qualcosa che rimanda ritmicamente a Work di Rihanna, ma è più un'eco di passaggio che un'idea sviluppata.

Quello che stride di più, però, è la copertina: la madre con il bouquet da sposa, il padre, lui da giovane sovrapposto in doppia esposizione — tutta l'iconografia della famiglia. Poi apri il disco e quella famiglia non c'è da nessuna parte.

Tematicamente è un disco di romanticismo tossico, eccessi e vita notturna, come quasi sempre con Drake. La scelta visiva resta sospesa lì, senza risposta.
Rispetto ad HABIBTI, che aveva qualche traccia musicalmente più riuscita, Maid of Honour scorre con meno mordente. Alla fine è un disco club con un rapper sopra che non affonda mai — né nel rap né nell'introspezione. Drake ha fatto di meglio.

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sensuale giocoso malinconico

Miglior traccia: Hoe Phase

56
Tier 7° · Rank 386°
Cover di Chic Nisello 2

Chic Nisello 2 (2026)

Vegas Jones

Hip-Hop/Rap Trap

Tornare con un disco che porta il 2 nel nome è un rischio, soprattutto se chi ti ascolta dalla prima ora ricorda ancora com'era quando hai cominciato. E Vegas Jones — Veggie, Cinisello Balsamo, classe 1994 — è uno di quei rapper che quella prima ora la ricordano bene. Chic Nisello era il punto di partenza. Poi è arrivato La Bella Musica, il suo disco più riuscito, e poi il silenzio, qualche apparizione sporadica, il vuoto. Dieci anni dopo, il 2 era quasi inevitabile.

Il problema è che Chic Nisello 2 è un disco comodo. Non è un brutto disco — le produzioni sono notturne, abbastanza curate, con sonorità che strizzano alla trap senza mai sembrare derivativi — ma non racconta nulla di nuovo, né lato testi né lato suono. Vegas ha sempre avuto questo approccio: trasmettere sensazioni più che raccontare davvero, dire e non dire fino in fondo. Funzionava. Il problema è che l'ha già fatto, e rifarlo allo stesso modo, senza scavare più a fondo, non suona originale. Sembra che abbia il freno tirato per tutto il disco.

Ci sono momenti in cui qualcosa si muove. No Gradi è una delle tracce più interessanti — nel ritornello Veggie calca un flow che ricorda da vicino Perdono di Ferro, una sperimentazione sulla voce che avremmo voluto sentire più spesso. Le tracce di chiusura, Intercity Notte e Old School Benz, sono quelle più evocative e conscious, tra le poche in cui il disco si apre davvero.

Ma sono eccezioni. Il resto scorre bene, non graffia mai. E per un rapper con la personalità, la tecnica e l'attitudine di Vegas Jones, scorrere bene non basta. Questa rischia di essere l'occasione sprecata più grossa del rap italiano del 2026.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Intercity Notte

Hits: Intercity Notte, No Gradi

59
Tier 7° · Rank 376°
Cover di EXPERIMENTAL RAP

EXPERIMENTAL RAP (2026)

JPEGMAFIA

Hip-Hop/Rap Experimental Hip-Hop Hardcore Hip-Hop Brostep

Se ascolti boom bap, trap, o qualsiasi cosa che rientri nell'hip-hop come lo conosci, preparati: questo non è un disco per te. O almeno, non è un disco che puoi ascoltare aspettandoti quello che ti aspetti.

EXPERIMENTAL RAP è il sesto album di JPEGMAFIA, ed è esattamente quello che dichiara di essere. Glitch, distorsioni continue, beat che si distruggono e si ricompongono prima che tu riesca a aggrapparti a qualcosa, flow che scarica parole a mitraglia senza mai davvero fermarsi. Non c'è tregua, e il formato lo conferma: tracce brevi, a volte brevissime, che non ti lasciano il tempo di metabolizzare prima che arrivi già la prossima. L'intensità è la cifra dominante, e Peggy la usa come strumento, non come estetica.

Il disco allenta solo nella seconda metà, dopo GYBB — e lì cambia temperatura in modo netto. Titoli come Lights, New Era, His Will non sono casuali: l'atmosfera si fa più rarefatta, quasi spirituale, con una variazione sonora che ricorda certi momenti gospel del Kanye più ambizioso. Non è un caso che Kanye torni più volte nel disco, esplicito già nel titolo di Since I Met Ye o in Lights con un chiaro riferimento a All of the Lights di MBDTF di Kanye. Il rapporto tra Peggy e Ye è una tensione che attraversa tutto il progetto, mai risolta, mai del tutto dichiarata — e proprio per questo rimane interessante. GYBB sintetizza meglio di qualsiasi spiegazione il rapporto con la scena in generale: Let's get one thing straight / You fuck in the streets, not me / You do street shit / I make money. È un posizionamento, una dichiarazione di dove Peggy si colloca rispetto a tutto il resto.

Non è un disco perfetto — tende alla ripetitività nella sua parte centrale, e l'intensità costante a un certo punto rischia di diventare rumore di fondo. Ma dentro ci sono tracce che non ti aspetti dal rap, e qui ne trovi più di una manciata. Vale l'ascolto già solo per quelle.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Burning Hammer

Hits: Burning Hammer, GYBB

74
Tier 4° · Rank 269°
Cover di Nerissima

Nerissima (2026)

Nerissima Serpe

Hip-Hop/Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Sento Suoni

Hits: Sento Suoni, Comunicazioni

60
Tier 6° · Rank 369°
Cover di SANTISSIMO

SANTISSIMO (2026)

Sayf

Hip-Hop/Rap Pop Rap Cantautorato

Diciamolo fin da subito: Santissimo è un bel disco. È il primo album ufficiale di Sayf, ma non arriva da un artista alle prime armi: c'è già un percorso dietro, fatto di un EP — Se Dio vuole — che aveva già mostrato flow, personalità e capacità di rappare, poi il pezzo estivo Sto bene al mare con Mengoni e Rkomi, poi Sanremo 2026 con Tu mi piaci tanto, secondo posto e disco d'oro. Quando arriva Santissimo, Sayf ha già un pubblico, e la domanda vera è: cosa ci fa con questo spazio?

La risposta è che non si accomoda. Nonostante il successo sanremese — un pezzo chiaramente orientato al mainstream — dedica gran parte del disco a qualcosa di più fedele alla sua identità. Ci sono tracce di forte ispirazione cantautorale che guardano a Genova e alla costa ligure, quella scena che da sempre incrocia il pop, la musica d’autore con la world music e il Mediterraneo: Parlar d'amore con Bresh è uno di questi momenti, come Cosa vuoi da me, che suona come una poesia per marinai e ricorda l'approccio di Izi nei suoi lavori più introspettivi, Aletheia in testa. Poi ci sono i pezzi più pop, sempre filtrati da certe sonorità latine dove il mare fa da sfondo — Princesa è l'esempio più diretto. A completare il quadro le tracce più banger, che mettono i puntini sulle "i": Raffaello"ti canto la hit estiva e mi ubriaco solo al bar di zona" — o F.I.$ con Tedua, su un beat hood che non lascia dubbi su da dove viene.

Tante versioni di sé, eppure il filo si tiene. Merito anche di una biografia che le contiene tutte: cresciuto tra Genova e Santa Margherita, con mamma tunisina, Sayf porta nel disco entrambe le origini — il Mediterraneo ligure da un lato, l'influenza araba dall'altro, che emerge nel suono e nei momenti in cui l'italiano si mescola con il francese e l'arabo, senza stridere mai. Sempre riconoscibile e coerente.

Santissimo non è un capolavoro. Forse lo sarebbe stato se Sayf avesse dato più spazio al suo strumento, la tromba — c'è, si sente, ma non è mai protagonista — o a quel mood jazz-cabaret che chiude il disco con Randa Baraonda e che nel rap italiano quasi nessun altro esplora. È il territorio più originale del suo suono, e resta ai margini.

Il disco è lungo diciotto tracce, e qualcuna di troppo si sente. Ma la somma dei momenti riusciti è più che sufficiente a renderlo un buon progetto, piacevole da ascoltare, capace di accompagnare stati d'umore diversi. Per un esordio che arriva dopo Sanremo — con tutto quello che Sanremo porta dietro in termini di aspettative e pressioni — non è poco.

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euforico rilassato giocoso

Miglior traccia: F.I.$. (feat. Tedua)

Hits: F.I.$. (feat. Tedua), COSA VUOI DA ME

73
Tier 5° · Rank 278°
Cover di LP!

LP! (2021)

JPEGMAFIA

Hip-Hop/Rap Experimental Hip-Hop

Produzioni che disorientano, sample e frammenti di note appiccicati con lo scotch in un collage sonoro che sa sfiorare lo psichedelico. LP! non è il primo disco di JPEGMAFIA, ma è forse il più compiuto: il quarto album in studio, uscito il 22 ottobre 2021 — il giorno del suo trentaduesimo compleanno — e soprattutto l'ultimo sotto contratto con Republic Records. Un contratto che JPEG ha dichiarato apertamente di voler chiudere il prima possibile, e quella tensione si sente nel disco: c'è qualcosa di deliberatamente senza freni, come di uno che sa di non dover rendere conto a nessuno ancora per poco.

La release non è stata banale: due versioni, una "online" per lo streaming e una "offline" su Bandcamp e YouTube, con tracce escluse dalla prima per problemi di sample clearance. Le tracce della versione offline sono uscite poi come EP separato — Offline! — nel febbraio 2022, restituendo la visione originale dell'artista nella sua interezza.

LP! è uno di quei dischi che al primo ascolto non sai bene come classificare. Ti viene spontaneo chiederti se ti è piaciuto, e spesso la risposta non arriva subito. Il flow è impeccabile, il rap fluido — ma le produzioni sono un'altra cosa rispetto a quello a cui il genere ha abituato. Astratte, a volte volutamente svuotate e quasi grezze, a volte si riempiono in modo del tutto inaspettato — e a volte prendono direzioni che non ti aspetti proprio: End Credits! ha una base quasi interamente rock, chitarre comprese, e funziona. Gli esempi migliori sono brani come OG!, Nice! e Dirty!, dove la produzione sembra fatta da qualcuno che scuote un contenitore di latta — una sensazione che torna anche in BMT!, che apre quasi come una marcia industriale. È questa anomalia produttiva a colpire, e ancora di più il fatto che JPEG ci rappi sopra con una naturalezza disarmante. Ci sono anche momenti di rap più riconoscibile, come Rebound! o The Ghost of Ranking Dread!, ma sempre filtrati da un'estetica ben definita che non lascia spazio a derive commerciali.

Per chi ascolta rap in Italia e si è abituato al suono che gira sui mainstream — che sia drill, trap o qualsiasi cosa domini le classifiche — LP! è un'altra dimensione. È la prova che il rap può essere sperimentale senza perdere muscolarità, strano senza diventare intellettualistico. Se vuoi capire dove può arrivare il genere quando smette di adeguarsi agli standard, parti da qui.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: DIRTY!

Hits: DIRTY!, THE GHOST OF RANKING DREAD!

91
Tier 2° · Rank 131°
Cover di VOCE e BATTERIA

VOCE e BATTERIA (2026)

Frankie hi-nrg mc

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

Il titolo del disco è la sua migliore descrizione: la voce di Frankie che scorre in un flusso continuo e ipnotico, parola dopo parola come un fiume in piena, su una produzione consapevolmente scarna — una batteria di Donato Stolti e gli scratch di DJ Stile che creano l'aggancio necessario al mondo dell'hip-hop. È un disco che tocca proprio l'essenza più pura del rap.

Le tracce riprendono brani storici rivisitati in questa nuova chiave strumentale, con ospiti che non sono lì per caso. Faccio la mia cosa con Tiziano Ferro funziona proprio nel contrasto: il ritornello è ipnotico, ripetitivo in maniera quasi ossessiva, e la voce di Tiziano si sposa perfettamente con quella di Frankie. L'effetto è ancora più tagliente perché qui la voce pop — che nasce dalle radici dell'hip-hop e dell'R&B — viene trascinata dentro un brano che critica esattamente quella trasformazione del rap in pop, l'addolcimento tecnico che ha caratterizzato la commercializzazione moderna. Autodafè con Fabri Fibra è uno dei momenti clou: la strofa di Fibra è molto lontana dal rap dei suoi ultimi dischi, più studiata metricamente, costruita apposta per il progetto di Frankie, e ricorda lo spirito di Turbe giovanili.

Dalla critica sociale alla critica all'industria musicale, il disco non sceglie la retorica spicciola: la esprime con un liricismo e un tecnicismo rari, come in Nuvole o Chiedi chiedi. La produzione minimalista ma impattante segue l'ipnotismo del flusso di Frankie, creando un'esperienza di ascolto totalizzante.

È il disco che ristabilisce il suo ruolo di maestro delle rime e della metrica: per chi il rap lo intende fondato su questo, è il disco giusto.

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ipnotico riflessivo

Miglior traccia: Autodafè e batteria (feat. Fabri Fibra)

Hits: Autodafè e batteria (feat. Fabri Fibra), Nuvole

88
Tier 3° · Rank 172°
Cover di TAREK DA COLORARE

TAREK DA COLORARE (2026)

Rancore

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

TAREK DA COLORARE — come quella copertina che sembra presa da un libro per bambini — è un disco che nasce da un gesto preciso: azzerare tutto. Dopo Xenoverso, progetto concettuale labirintico e densissimo, Rancore sceglie l'amnesia come punto di partenza, e torna al suo nome di battesimo, Tarek, per ricominciare a colorarsi da capo.

Rancore non si posiziona nel solito rap game italiano: non è il rapper degli eccessi e della saturazione digitale descritta in Basta!, gridato come liberazione, non è il rapper da Nuovo Single pompato nelle classifiche, non è l'Eminem italiano — al massimo la sua negazione. È più come uno Stuntman: conosce la tecnica, sa eseguire le performance più ostiche, ma il suo nome non è quasi mai in prima linea. Eppure il suo rap è da prima linea.

E il disco lo dimostra senza sosta. Rancore rappa in maniera serrata, iper-tecnica, con un flow scorrevole dall'inizio alla fine, con metriche e incastri da liricismo colto che nei rapper "commerciali" non trovi. In Neminem — costruita su un beat che cita spudoratamente The Real Slim Shady — scrive "Non so chi è il ministro della cultura / Non so se era minestra quella nella puntura / Cambia nome all'Illuminismo, fai la voltura": tre righe che smontano il vuoto culturale del presente con l'ironia affilata di chi quel presente lo conosce bene. In L'Italia è l'unico paese che, una barra come "Bestemmiare è una cosa che ha poco tatto / Ma traspare la voglia di un tuo contatto che sta traballando" ribalta la lettura comune: la bestemmia non come gesto di forza o provocazione, ma come segnale di insicurezza, la maschera di chi cerca un contatto che non riesce a chiedere diversamente.

Musicalmente il disco è vario ma sempre coerente: si passa da sonorità elettroniche ed elettro-pop a momenti che sfociano nella trap e nella drill, con produzioni che non si limitano ad accompagnare le parole ma le sostengono davvero.

Rimarrà una delle uscite rap più interessanti dell'anno.

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aggressivo trionfante riflessivo

Miglior traccia: L’Italia è l’unico paese che

78
Tier 4° · Rank 245°
Cover di Vangelo
10°

Vangelo (2026)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap

Vangelo è un disco divisivo, e lo si capisce già dalla premessa. Mesi di post su Instagram con versetti dei Vangeli, una promozione che lasciava presagire un concept album vero e proprio. La verità è che quel concept rimane a galla, in superficie — e se questo disco doveva rappresentare una redenzione per Shiva dopo tribunali e carcere, il risultato è solo parzialmente riuscito. Forse non è ancora pronto, forse il personaggio fa troppo comodo. I riferimenti religiosi sembrano spesso più un espediente per chiudere una rima che una riflessione genuina.

Paradossalmente, funzionano meglio sul piano musicale: i cori che danno un tocco gospel al suono, o i contrasti più espliciti — la voce che intona l'Ave Maria in Peccati sopra una base trap crea qualcosa di realmente interessante. Meno riuscita Obsessed, che campiona Promiscuous di Nelly Furtado in modo fin troppo fedele all'originale — un campione che poteva risparmiarsi.

Il punto più alto arriva esattamente al centro, con Dio esiste: sette minuti in un lungo flusso di coscienza, senza ritornello, senza beat switch che avrebbe rovinato tutto. Shiva oscilla tra il credere che Dio esiste e lui ne è la prova, o che non esiste — "forse son la prova che Dio, no, non esiste" — per quello che ha visto e vissuto. Lo fa con un liricismo che non aveva mai raggiunto prima. Coscienza, che chiude il disco, ha la stessa intensità: traspare un vissuto pesante, reale.

Il problema è che tra questi momenti, Shiva si smentisce e si contraddisce di continuo. Sa che i fan cercano altro, e glielo dà — salvo poi tornare su toni più consapevoli, come se stesse combattendo con sé stesso su cosa vuole essere questo disco. I brani che lo riportano sui binari battuti — Polvere rosa, Peccati, Take 6, Spie — funzionano e funzioneranno commercialmente, per le produzioni e il flow. Sono la sua zona di comfort. Ma in un progetto che partiva con queste premesse, annacquano tutto e ne riducono la forza.

Peccato, perché i momenti riusciti dimostrano che Shiva sa essere molto più di come si vende.

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riflessivo euforico trionfante

Miglior traccia: Dio Esiste

Hits: Dio Esiste, Coscienza

63
Tier 6° · Rank 346°
Cover di BULLY
11°

BULLY (2026)

Kanye West

Hip-Hop/Rap

Kanye West è tornato il genio di una volta? È un nuovo Kanye — come canta in FATHER, Wake up to the new me — che cerca di ripulirsi dopo un periodo di deliri, uscite sui social antisemite e scandali continui? Sono domande a cui ha poco senso rispondere, perché alla fine deve parlare la musica. E BULLY sa dire qualcosa di nuovo su Kanye, ma anche qualcosa di molto familiare.

Il disco sintetizza in parte molti lavori precedenti, ma sa andare oltre. Il lavoro sui sample è come sempre magistrale — e a volte addirittura estremizzato. PREACHER MAN vive quasi interamente su un sample di To You With Love dei The Moments, velocizzato e rifinito fino a diventare qualcosa di nuovo. In I CAN'T WAIT è il ritornello stesso a farsi sample: il celeberrimo You Can't Hurry Love nella cover di Phil Collins. All'estremo opposto c'è un minimalismo lirico spinto, come in DAMN, che vive di una strofa ripetuta tre volte — una scelta che o funziona o stanca, a seconda di quanto si è disposti a fidarsi di Kanye.

Non mancano momenti liricamente toccanti: MAMA'S FAVORITE, dedicata alla madre Donda — figura da sempre centrale nella sua carriera — si chiude con la voce della madre stessa, creando uno dei momenti emotivamente più intensi del disco. Un legame con la famiglia che Kanye non ha mai abbandonato e che vive anche nella copertina: il figlio ritratto con l'Ohaguro, l'antica tradizione giapponese di dipingersi i denti di nero come canone estetico di bellezza — un'altra delle connessioni culturali che Kanye porta avanti da anni.

Non tutto funziona: LAST BREATH con Peso Pluma è il momento in cui la connessione non regge. Ma BULLY resta un disco con abbastanza momenti riusciti da ricordare perché Kanye, quando è Kanye, non somiglia a nessun altro.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: PREACHER MAN

Hits: HIGHS AND LOWS, PREACHER MAN, MAMA’S FAVORITE, ALL THE LOVE

88
Tier 3° · Rank 173°
Cover di MORENDO AD OCCHI APERTI
12°

MORENDO AD OCCHI APERTI (2026)

Promessa

Hip-Hop/Rap Trap

In una scena rap spesso annebbiata dall'esaltazione gratuita della violenza e dall'ego-trip gonfiato per sembrare più gangsta di quanto si è, questo primo disco ufficiale di Promessa — rapper milanese classe 2003 — è una deviazione decisamente più interessante.

MORENDO AD OCCHI APERTI è un disco in cui il rapper riesce a sintetizzare con equilibrio il rap più giocoso e da banger — ma con una tecnica in fatto di rime, metriche e flow superiore alla media — con una introspezione genuina e racconti di vita del quartiere da cui emerge un legame sincero e radicato. Chi è di Milano Nord e di Zona Bicocca riesce letteralmente a vedere le immagini che racconta. La scrittura è uno dei punti di forza: per i giochi di parole — Ho la faccia d'angelo ma non sono felice / le buone maniere le lascio a chi ama far finta — ma anche per le immagini che porta — Fumo un'altra siga / Dicono che accorci la vita / In zona mia sembra vogliano morire tutti. Il tutto accompagnato da produzioni che, pur muovendosi nei suoni del genere, risaltano e sostengono bene la sua voce, graffiante, con un misto di incazzatura e rassegnazione.

Il disco si completa di alcune reference — forse volute, forse no — come in PAROLA PAROLA, che richiama sia per suono che per spirito di rivalsa BRNBQ di Sfera Ebbasta, o MEZZO BIANCO, dove la ripetizione ossessiva nelle chiusure delle strofe echeggia la celebre strofa di Caneda in Il Ragazzo d'oro con Guè.

MORENDO AD OCCHI APERTI è uno dei dischi della nuova scena rap italiana più riusciti degli ultimi anni e conferma le capacità del rapper di Bicocca: promessa di nome e di fatto.

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malinconico euforico

Miglior traccia: LA VITA CHE VIVO

Hits: LA VITA CHE VIVO, GRANDE SALTO, IN MEZZO ALLA POLVERE

88
Tier 3° · Rank 182°
Cover di PIU’ CHE SOLIDO
13°

PIU’ CHE SOLIDO (2026)

Heartman

Hip-Hop/Rap Trap

PIU’ CHE SOLIDO è il primo disco ufficiale di Heartman, artista classe '98 di origini bresciane. Il primo singolo con cui si era fatto notare nel 2023, Esperienze Nuove, aveva acceso un certo interesse ed era diventato virale, anche grazie a una scrittura molto immediata.

Questo disco prende però sonorità abbastanza diverse: molto più trap, con produzioni dall'impronta americana — simili a quelle sentite anche in progetti molto recenti come quello di Baby Keem — che sembrano però stonare un po' con la vocalità molto melodica di Heartman.

C'è qualche traccia più riuscita delle altre, come KILIMANGIARO o BADDIE, ma nel complesso è un disco abbastanza monotono, poco ispirato — alcune melodie sembrano richiamare Lazza — e ripetitivo.

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rilassato trionfante

Miglior traccia: KILIMANJARO

46
Tier 8° · Rank 405°
Cover di The Suicide Box
14°

The Suicide Box (2019)

DubZenStep

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap Metal Horrorcore

The Suicide Box è il disco d'esordio del rapper sardo DubZenStep. Il lavoro dimostra ancora una volta che fondere due generi distanti come il rap e il metal non è un'operazione banale, ed è facile scadere in prodotti poco coesi. E questo disco, purtroppo, non fa eccezione.

I problemi sono molteplici. La produzione, quando rimane in territorio rap — con chiari riferimenti all'hardcore e all'horrorcore — funziona anche discretamente, ma perde ogni logica nel momento in cui il disco scivola verso momenti "metal" dalla dubbia realizzazione, senza che la transizione segua un percorso convincente. Fa storcere il naso anche la scelta di intitolare una traccia Mayhem — riferimento esplicito alla più celebre band black metal di sempre — salvo poi costruirla su riff di heavy metal che con quel mondo hanno ben poco a che fare.

A tutto ciò si aggiunge un flow, una vocalità e un immaginario — 666 e affini — che sembrano attingere un po' troppo a piene mani da un suo collega sardo, della non lontana Olbia, decisamente più affermato. E come se non bastasse anche il dissing, velato ma non troppo, a Fabri Fibra trova poco senso — fottetevi voi e i vostri tori / a Pamplona.

In conclusione, un disco confuso, che cerca una direzione artistica precisa senza tuttavia trovare la strada per realizzarla con convinzione.

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aggressivo

Miglior traccia: Don Vito (The 666th Sense)

40
Tier 8° · Rank 412°
Cover di VT3SOR
15°

VT3SOR (2026)

Vaz Tè

Hip-Hop/Rap

VT3SOR è il terzo disco di Vaz Tè, uno dei membri della scena ligure forse rimasto più in ombra rispetto ai più noti Tedua e Izi.

Non è un disco che insegue la hit radiofonica né che si piega troppo ai trend del momento. C'è molta varietà nelle produzioni — dall'old school del brano con Tormento al beat sincopato di Il Vero Slim — ma le tracce che rendono meglio sono quelle più "Liguria" style, come Palese con Bresh, Youtube Youporn o Drilliguria dalla costa, quest'ultima insieme a Sayf che lascia una delle strofe migliori del disco per flow e delivery. Vaz Tè è sempre sul pezzo, con belle metriche e un flow piuttosto serrato.

I limiti che frenano un po' il progetto sono due: alcuni brani suonano più come esercizi di stile che come pezzi con qualcosa da dire, e le produzioni avrebbero potuto osare qualcosa in più. A volte emergono elementi interessanti — come un accenno di flauti in Trendsetter — ma sembrano poco sviluppati e abbandonati troppo presto.

Nel complesso è un disco per chi già ascolta rap e può apprezzare il flow di Vaz Tè, ma non è un progetto che prova a spingersi oltre.

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euforico trionfante

Miglior traccia: Drilliguria dalla costa (feat. Sayf & Nader Shah)

66
Tier 6° · Rank 333°
Cover di Ca$ino
16°

Ca$ino (2026)

Baby Keem

Hip-Hop/Rap Trap

Ca$ino è il secondo progetto di Baby Keem, figlioccio artistico di Kendrick Lamar. Il talento di questo ragazzo è innegabile: il disco è autoprodotto e Keem dimostra una notevole capacità di muoversi su registri diversi — dai banger trap, costruiti sugli 808 ma arricchiti da sample e suoni insoliti, a pezzi più introspettivi e riflessivi. A tenere insieme il tutto c'è un filo conduttore sonoro preciso: i suoni da casinò, le slot machine, tornano ricorrenti lungo il disco, creando coesione e rimandando ai temi del denaro e del gioco d'azzardo che affiorano in diverse tracce.

Il flow e la delivery di Keem sono solidi in entrambi i mondi che abita, senza che nulla suoni fuori posto. Eppure Ca$ino non compie del tutto il salto che potrebbe. Il problema è duplice: da un lato una certa mancanza di originalità, dall'altro un'alternanza troppo brusca tra tracce frivole — “I just spent five million on a condo and don't be at home” — e momenti di vulnerabilità genuina — “too many alcoholics around when Grandma went to jail". Il contrasto potrebbe essere una forza, ma qui finisce per rendere il disco meno coeso di quanto il suo impianto prometta.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Good Flirts

69
Tier 5° · Rank 314°
Cover di 2014 Forest Hills Drive
17°

2014 Forest Hills Drive (2014)

J. Cole

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Il titolo dice già tutto: 2014 Forest Hills Drive è l'indirizzo della casa dove J. Cole è cresciuto a Fayetteville, nella Carolina del Nord — quella in cui ha vissuto con la madre, il fratello e il patrigno, e che ha ricomprato nel 2014, lo stesso anno in cui ha pubblicato questo disco. Non è un dettaglio decorativo: è il punto di partenza di un album che guarda indietro per capire chi si è diventati.

Terzo disco in studio, generalmente considerato il suo più riuscito — anche se, ascoltandolo dopo The Fall Off, la sensazione è che Cole abbia continuato a crescere fino all'ultimo: più conscious, flow ancora più serrato, produzioni più ambiziose. Forest Hills Drive resta comunque un disco solido, forse il momento in cui l'equilibrio tra banger e riflessione funziona meglio.

Cole ha flow, tecnica e una delle penne più precise dell'hip-hop americano contemporaneo. Il suo modo di rappare ricorda Kendrick non per il suono — i due sono artisti distinti — ma per quell'approccio che sembra una riflessione continua, un flusso di coscienza che non si ferma mai. Le produzioni sono curate, con bassi spinti e qualche accenno trap che però non scivola nel plasticoso. E la scelta di non includere nessun featuring — una mossa dichiarata — dà al disco un'unità narrativa che molti album di quel periodo non hanno.

No Role Modelz e A Tale of 2 Citiez sono i pezzi dove quella tensione tra energia fisica e profondità lirica raggiunge il punto più alto. Due brani che da soli giustificano l'ascolto.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: No Role Modelz

Hits: G.O.M.D., A Tale of 2 Citiez, No Role Modelz

88
Tier 3° · Rank 177°
Cover di Fondazione Strada
18°

Fondazione Strada (2026)

Vacca & Inoki

Hip-Hop/Rap

Dopo il dissing ed essersi evitati per anni, Vacca e Inoki fanno pace e tornano con un joint album. Poteva “puzzare” di operazione commerciale e invece hanno realizzato un disco genuino, che sembra sentito e non costruito a tavolino. Ci sono anche delle idee abbastanza originali, come il pezzo sulla storia di Vacca cantato da Inoki e viceversa quello su Inoki cantato da Vacca. I punti di forza del disco sono sicuramente i testi, tutto sommato validi, che raccontano la loro storia nel contesto del rap. Ci sono però anche evidenti punti di debolezza che non fanno totalmente apprezzare il disco, a partire dalle produzioni che non osano e i flow un pò ripetitivi.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: Buste di Figu

66
Tier 6° · Rank 336°
Cover di SHAYTAN
19°

SHAYTAN (2026)

Melons & Sick Lucke

Hip-Hop/Rap Trap

Shaytan è un mixtape trap nato dalla collaborazione del rapper Melons con Sick Luke. Il marchio di fabbrica di Sick Luke è ben riconoscibile ma qui non troviamo proprio le sue migliori produzioni.

Il timbro graffiato di Melons è interessante - può ricordare Disme - ma flow e scrittura ancora molto acerbe. Un mixtape a cui difficilmente si concedono più ascolti.

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aggressivo

Miglior traccia: MARTELLARE

50
Tier 7° · Rank 400°
Cover di The Fall-Off
20°

The Fall-Off (2026)

J. Cole

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

“The Fall-Off” è il settimo album in studio del rapper americano J.Cole. E’ un disco su cui l’artista ha creato molto hype per diverso tempo, definendolo come la sua opera magna e probabilmente come la chiusura della sua carriera. Come spesso accade per i progetti attesi a lungo, qualcuno è rimasto deluso e qualcuno invece è saltato dalla sedia. Sicuramente non si può negare il fatto che è un disco ben costruito, pensato e molto vario.

Il progetto è diviso in due parti, metaforicamente chiamate disco 29 e disco 39. Il disco 29 dovrebbe rappresentare un salto nel passato, dove J.Cole ripercorre eventi della sua vita giovanile, e lo fa adottando anche un approccio molto diretto. E’ una parte colma di hit, di banger da club, con produzioni catchy - spesso orientati alla “trap” - e un flow a mitraglia, anche se per qualche fan di vecchia data potrebbe risultare ridondante rispetto alla discografia del rapper.

La seconda parte è invece molto più introspettiva e matura. Anche qui però le produzioni rimangono impeccabili, le parole di J.Cole scorrono piacevolmente sulle basi e c’è spazio anche per qualche momento molto originale, come l’immaginare un dialogo tra 2Pac e Biggie nel brano “What if”.

Un gran punto di forza del disco sono i beat switch: nonostante sia una tecnica ormai rodata, in questo disco ci sono degli ottimi beat switch, per nulla scontati, che impreziosiscono notevolmente il sound. A parte la lunghezza - 24 brani in totale - che potrebbe spaventare l’ascoltatore non avvezzo al genere, è difficile criticare questo progetto. Sicuramente rientrerà nei migliori dischi consegnati dal 2026.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: 39 Intro

Hits: Bombs In The Village, 39 Intro, What if, WHO THE FUCK IZ U

95
Tier 2° · Rank 94°
Cover di CLAN DESTINO
21°

CLAN DESTINO (2026)

J. Lord

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

Ne più ne meno di moltissimi altri dischi trap/gangsta rap che si sentono attualmente. Un peccato perché a fare rap in napoletano è fortissimo e ha una voce molto distinguibile. Ma la scelta del suono è veramente troppo banale, trita e ritrita.

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aggressivo

Miglior traccia: CRIMINALE

43
Tier 8° · Rank 408°
Cover di Anche Gli Eroi Muoiono
22°

Anche Gli Eroi Muoiono (2026)

Kid Yugi

Hip-Hop/Rap Horrorcore

“Anche gli Eroi Muoiono” è il terzo disco in studio del rapper pugliese Kid Yugi. Il suo album precedente, i “Nomi del Diavolo”, è stato il disco che ha accesso definitivamente la curiosità su Kid Yugi, che si è imposto come uno dei pochi della nuova scena rap giovanile con grandi capacità di scrittura, in un panorama dominato dalla drill e dalla trap. Purtroppo in questo nuovo disco c’è poca evoluzione, sia sul piano della composizione musicale sia su quello lirico. Fa il suo, lo fa abbastanza bene, ma non spicca. Ripropone sostanzialmente quanto aveva già fatto con il disco precedente.
Il concept dovrebbe essere quello di raccontare disilusioni e fragilità che colpiscono anche gli “eroi” o comunque le persone di successo, quindi con evidenti autocitazioni. Il tema del successo è un tema enormemente abusato nel rap. Kid Yugi ha sicuramente dalla sua parte una grande capacità di scrittura, con numerose citazioni sia letterarie che alla cultura popolare, ma spesso sembrano più fine a se stesse che al servizio della narrazione vera e propria. Anche nelle produzioni non ci sono elementi di vera originalità e non emerge un sound “Kid Yugi”: le strumentali potrebbero essere tranquillamente utilizzate da qualsiasi altro rapper della scena attuale. Rimane quindi un disco sufficiente ma non aggiunge molto valore alla sua discografia.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Gilgamesh

60
Tier 6° · Rank 359°
Cover di Cipriani
23°

Cipriani (2026)

Lacrim

Hip-Hop/Rap Trap

Cipriani è il disco “italiano” del rapper francese Lacrim, nato con la collaborazione di quasi tutti i pezzi forti del rap italiano mainstream del momento. Se questo disco fosse uscito nel 2019, nel pieno del periodo “trap”, avrebbe avuto un senso. Oggi, un disco come Cipriani ha invece molto meno senso.

Non ci sono produzioni trap che spiccano o che sappiano distinguersi da quello che già si sente nel genere. Gli ospiti fanno la loro strofetta, con i soliti testi autocelebrativi o gangsta. Lacrim è anche bravo, avendo un timbro aggressivo molto riconoscibile ma meglio ricordarlo per il suo disco omonimo del 2019 che per questo.

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trionfante aggressivo

Miglior traccia: Amori Stupidi

38
Tier 8° · Rank 416°
Cover di TUTTO E’ POSSIBILE
24°

TUTTO E’ POSSIBILE (2026)

Geolier

Hip-Hop/Rap

Come affermato anche in alcune interviste, con questo disco Geolier aveva l’intenzione di portare un progetto più strutturato, che non suonasse come una playlist di pezzi. Tuttavia, il risultato finale non sembra così diverso. Come sonorità, non si è spostato troppo da quelle dei progetti precedenti - basi club, trap, qualche brano più pop o più old-school. Come liriche e flow rimaniamo nella confort zone, a parte qualche sperimentazione - vedi “Facil Facil” dove rappa “sussurrando” praticamente dall’inizio alla fine. Molto bello l’omaggio reso a Pino Daniele, che apre letteralmente il disco. Il disco riconferma Geolier come uno dei rapper più forti della scena in termini di tecnica e di stile ma non aggiunge altro.

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Miglior traccia: FACIL FACIL

56
Tier 7° · Rank 385°
Cover di Don’t Be Dumb
25°

Don’t Be Dumb (2026)

A$AP Rocky

Hip-Hop/Rap Trap

Un disco atteso da tantissimo tempo, data l’assenza prolungata di A$AP nella scena. Il risultato non soddisfa le aspettative. Suona come un album “rap/trap” nella media, senza particolari picchi.

Sicuramente ci sono diverse tracce piacevoli, che finiscono senza sforzo in playlist ma destinate a rimanerci molto poco. Tanta “trap” - forse troppa - tante rime sull’attitudine, qualche traccia per Rihanna e una specie di diss velato a Drake. Carina però la copertina disegnata da Tim Burton.

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giocoso trionfante

Miglior traccia: Playa

64
Tier 6° · Rank 343°
Cover di Illmatic
26°

Illmatic (1994) ✰

Nas

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Jazz Rap

Illmatic esce nel 1994, stesso anno in cui il rap della East Coast sta cercando una risposta al dominio del gangsta rap californiano. Nas, vent'anni, Queensbridge, ci riesce nel modo più diretto possibile: un disco di 39 minuti, nove brani, zero sprechi.

Il team di produzione è un all-star dell'hip hop newyorkese — DJ Premier, Pete Rock, Large Professor, Q-Tip — ma la scelta stilistica che li accomuna è precisa e controcorrente: beat minimali, campionamenti jazz anni '70, spazio lasciato alla voce. Non si tratta solo di sottrazione estetica: è una scelta che mette Nas al centro di tutto, costringe l'ascoltatore a stargli dietro parola per parola. E Nas regge il peso benissimo.

N.Y. State of Mind è il momento che riassume tutto: il giro di basso di DJ Premier è ipnotico, il flow di Nas ci si incastra sopra con una precisione chirurgica che sembra quasi fisica. Represent va dall'altra parte — ritornello che muove il collo e il braccio, immediato, difficile da ignorare. Due facce dello stesso disco.

Il punto è che Illmatic non ti arriva subito. Non ci sono melodie forti, ganci radiofonici, niente che ti afferri al primo ascolto. Il flow di Nas può sembrare quasi monocorde, e i primi ascolti rischiano di scivolare via. Ma quando ti sintonizzi, diventa ipnotico: un liricismo denso, immagini crude di vita nei progetti di Queensbridge, una tecnica che non perde un colpo per 39 minuti.

Un disco che cresce con chi lo ascolta — non per tutti, ma per chi gli dà il tempo che merita, uno dei vertici assoluti dell'hip hop.

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angosciante riflessivo

Miglior traccia: N.Y. State of Mind

Hits: N.Y. State of Mind, Represent, The World Is Yours, Memory Lane

100
Tier 1° · Rank 5°
Cover di FASTLIFE 5: Audio Luxury
27°

FASTLIFE 5: Audio Luxury (2026)

Guè

Hip-Hop/Rap

Possiamo dire tranquillamente che il quinto capitolo della saga dei Fast Life è uno dei migliori dischi di Gue. Il tocco di classe arriva dalla collaborazione con uno dei migliori producer della scena hip-hop mondiale, Cookin Soul. Il risultato è un progetto dalle strumentali ricche e dettagliate, “lussuose” come vuole il titolo.

E’ un mixtape che suona veramente hip-hop e Gue rappa a regola d’arte dall’inizio alla fine, regalandoci sempre le sue perle e le sue punchline di una “ignoranza raffinata” che solo lui e pochi colleghi riescono a raggiungere. Non troviamo testi impegnati ma non è chiaramente lo scopo del disco. L’obiettivo è trasmettere il lusso, la “vita veloce” che da il titolo alla saga.

Un elemento distintivo del disco sono le innumerevoli citazioni al Giappone, che non si fermano alla superficie - nessuna barra scontata sul sushi di medusa o sulla tataki di tonno - ma confermano che quella per il paese del Sol Levante è una vera passione e ammirazione. Inoltre, è un disco che ospita dei featuring di eccezione. Oltre alla figlia Celine, che con Loquito ci regala una vera hit, non si può non citare Freddie Gibbs, con cui è riuscito a realizzare un brano dal sapore veramente americano.

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trionfante giocoso rilassato

Miglior traccia: Intro

Hits: Intro, Think About It

89
Tier 2° · Rank 158°
Cover di Trauma
28°

Trauma (2026)

Tony Boy

Hip-Hop/Rap Trap

Tony Boy rimane super prolifico e anche ad inizio 2026 pubblica un nuovo album. Meglio rispetto ad “Uforia”, sia per le produzioni di Waraiki - magari sperimentano meno rispetto a quelle di Sadturs&KIID ma risultano più “dritte” e comprensibili - sia per le performance vocali. In questo disco, ci sono meno effetti sulla voce, meno sbiascichi o lagne. E’ un disco dalle sonorità più cupe ed emotive. Non emerge particolarmente tra le uscite dell’anno ma si merita una sufficienza.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Ansia 162

60
Tier 6° · Rank 363°
Cover di Strade di Città
29°

Strade di Città (1993) ✰

Articolo 31

Hip-Hop/Rap Funk

Strade di Città è il disco d'esordio degli Articolo 31, uscito nel 1993, in un momento in cui il rap italiano doveva ancora consolidarsi come scena. Due ragazzi della provincia di Milano — J-Ax e DJ Jad — portano un suono che guarda chiaramente all'hip-hop americano, con un predominante spirito funk e una maestria negli scratch di Jad che è uno degli elementi più riusciti del disco.

È un album più intellettuale che trascinante. Rientra in quel filone del rap italiano dove la narrazione della società è predominante e la tecnica è al servizio di quella — emotivamente colpisce meno, ma ha una solidità e una coerenza di intenti che si sente. J-Ax dimostra già qui di saper fare entrambe le cose: rappare con rime precise e raccontare. I temi spaziano dalla vita di strada — non alla maniera gangsta, ma come osservazione urbana — alla denuncia della censura e alla libertà di parola.

Il nome stesso del gruppo non è casuale: Articolo 31 richiama l'articolo della Costituzione irlandese sulla libertà di espressione nei media, e Fotti la Censura è la traccia più diretta su questo fronte. Pifferaio Magico è forse la più interessante del disco: una favola politica costruita su un racconto che cresce strofa dopo strofa, dove la metafora funziona meglio di molte denunce esplicite.

La traccia più famosa è Tocca Qui — rime ambigue che alludono al sesso, il brano trainante commercialmente — che è anche la meno interessante del lotto. È un po' il destino di certi dischi: il pezzo più accessibile prende tutto lo spazio e oscura il resto.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Strade di Città

83
Tier 4° · Rank 223°
Cover di Elsewhere
30°

Elsewhere (2025)

Gemitaiz

Hip-Hop/Rap

Elsewhere è il quinto disco in studio di Gemitaiz. Rispetto ad altri suoi lavori, qui ha fatto un lavoro più completo sugli arrangiamenti, che deviano leggermente dallo standard del genere nel panorama italiano attuale.

Le produzioni sono infatti più ricche e stratificate del solito. Quelle firmate da Mace lo riconfermano come uno dei producer più forti del momento — il flauto dalle ispirazioni indiane in Flowman è un tocco di classe.

A livello lirico non si registra una grossa evoluzione, ma va bene così: Gem è sempre riuscito a essere allo stesso tempo tecnico, espressivo e intimo — a modo suo — fin dai primi lavori, e qui si riconferma.

Nel complesso, un progetto costruito con cura, con diverse tracce che si apprezzano e crescono con gli ascolti.

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Miglior traccia: Flowman

Hits: Flowman

82
Tier 4° · Rank 226°
Cover di GLORIA
31°

GLORIA (2025)

Paky

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

Paky arriva da un esordio fortissimo, Salvatore, dove aveva trovato l'equilibrio giusto tra pezzi banger — puro gangsta rap senza fronzoli — e momenti più introspettivi. Con questo nuovo disco ha cercato di replicare quella formula senza una grossa evoluzione, il che non è necessariamente un male.

La prima parte dell'album lo dimostra: tanti banger perfettamente nel suo stile, pezzi che gasano se il genere ti appartiene. Nella seconda parte decide invece di accompagnarsi a nomi della scena pop femminile che difficilmente si accosterebbero a lui, con risultati alterni. Il feat più inaspettato — con Alessandra Amoroso — si rivela però uno dei più riusciti: la sua voce melodica sul ritornello contrasta benissimo con una strumentale cupa, mentre Paky rimane fedele a se stesso nelle strofe senza snaturarsi.

Un plauso anche alla strofa di Yugi, sopraffina per flow e precisione metrica.
Nel complesso, un disco che si avvicina per livello a Salvatore, ma a cui manca l'effetto sorpresa dell'esordio — e quell'assenza si sente.

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angosciante riflessivo aggressivo

Miglior traccia: Dio Non C’è (feat. Alessandra Amoroso)

Hits: Dio Non C’è, Cattivo Esempio

67
Tier 6° · Rank 330°
Cover di Musica Triste
32°

Musica Triste (2025)

Emis Killa

Hip-Hop/Rap

Musica Triste, sesto disco in studio di Emis Killa, è un lavoro su cui si potevano nutrire aspettative molto basse, viste le ultime uscite dell'artista. È invece un disco tutto sommato riuscito.

C'è una certa varietà nelle produzioni, da pezzi più banger trap a pezzi più old-school o con un'anima più pop. Ma quello che colpisce maggiormente è il lavoro sui ritornelli: l'approccio è decisamente più hip-hop, e Emis sembra aver abbandonato il vizietto di scimmiottare le linee melodiche dei colleghi più giovani — Lazza su tutti.

Molti brani nascono chiaramente da riflessioni personali più sentite, come la title track, che è una sincera autoanalisi e disamina del proprio percorso artistico. Molto apprezzato anche il remake di Phrate dei Club Dogo — un omaggio che non suona né nostalgico né forzato.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Musica Triste

Hits: Musica Triste

68
Tier 6° · Rank 322°
Cover di FUNNY GAMES
33°

FUNNY GAMES (2025)

Noyz Narcos

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap

Settimo disco in studio per il rapper romano, Funny Games partiva già con aspettative abbastanza alte: sia per il font del titolo che riprende il logo dei Death, sia per la copertina palesemente ispirata a Non Dormire, il suo disco d'esordio e uno dei lavori più importanti del rap italiano. La speranza era quindi quella di sentire di nuovo un progetto veramente horrorcore, o magari qualche campionamento di brani storici del death metal. Invece non troviamo nulla di tutto ciò.

C'è sicuramente un lavoro certosino sulle produzioni da parte di Sine, che cerca in qualche modo di ricreare atmosfere cupe, dark e horror, ma sempre con un filtro trap spesso molto evidente. Noyz dimostra comunque di essere un fuoriclasse, portando in campo le sue doti migliori: citazionismo estremo — Narcos Noyz rap / Slayer, the top / player / Esco sempre ad Halloween come Michael Myers — slang e tutta la romanità che lo contraddistingue.

Il problema del disco è che fatica a lasciarti qualcosa oltre a qualche traccia banger: pochi argomenti, o comunque spesso sepolti sotto troppe citazioni.

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aggressivo

Miglior traccia: Funny Games

71
Tier 5° · Rank 293°
Cover di Do Not Disturb
34°

Do Not Disturb (2025)

Young Miko

Hip-Hop/Rap Trap Latin

Do Not Disturb è il secondo album in studio di Young Miko, una delle rapper portoricane più in vista della scena latin trap del momento. Il disco si muove interamente dentro i confini del genere, senza mai spingersi oltre — una scelta che accontenta i fan ma lascia poco spazio a sorprese.

Ci sono alcuni brani riusciti melodicamente, come Sexo de Moteles, e altri che aprono verso sonorità più reggaeton, come Dosis, dove il suo flow scorrevole rende tutto più naturale.

Il problema è che il disco si spiega in due o tre tracce: il resto è una riproposizione continua dello stesso sound, senza variazioni che tengano alta l'attenzione. Per un secondo album, ci si poteva aspettare qualche rischio in più.

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rilassato euforico

Miglior traccia: Dosis

Hits: Dosis

55
Tier 7° · Rank 387°
Cover di Latte in Polvere
35°

Latte in Polvere (2025)

Papa V & Night Skinny

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Coca Rap Trap

Latte in Polvere è il disco giusto se si vuole rap volgarissimo, scorretto e coca-centrico — prendere o lasciare. Le basi trap sfondano i bassi e Night Skinny, rispetto ad uscite recenti, riesce nell'obiettivo di cucire attorno a Papa V il suono giusto: trap più diretta ma anche più stratificata, che lascia spazio alla grana vocale di Papa V senza sovrastarlo.

Bisogna però essere preparati a un linguaggio gratuitamente scorretto, che non cerca di impressionare tecnicamente ma di costruire la barra più rozza possibile — e qui è meglio non citare esempi.

I featuring si allineano a Papa V, ad eccezione di quello con Bresh: in un progetto tutto coca e mignotte, portarsi un po' troppo sul serio stona leggermente.

Nel complesso, un progetto che fa esattamente quello che promette — e se lo cerchi, ti diverte.

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giocoso aggressivo

Miglior traccia: Tic Tic Tac

Hits: Tic Tic Tac, Mossa Strepitosa (feat. Kid Yugi), Pura Purissima (feat. Nerissima Serpe)

68
Tier 6° · Rank 320°
Cover di Non Dormire
36°

Non Dormire (2005) ✰

Noyz Narcos

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Horrorcore

Non Dormire esce nel luglio 2005 ed è senza dubbio uno dei dischi fondamentali del rap italiano — e in particolare della scena romana — e può stare tranquillamente accanto a pietre miliari come Mr. Simpatia o Mi Fist. Con questo esordio solista Noyz si fa riconoscere subito come un rapper originalissimo: attinge a un immaginario preciso e coerente, quello dell'horror e del culto della morte, e lo porta nel rap romano con una naturalezza che nessuno aveva avuto prima di lui.

Rime crude, spietate, flow violenti e produzioni incalzanti — beat che spesso mescolano hip hop con campionamenti da film di serie B e sonorità quasi metalliche. A completare il quadro, la presenza costante del TruceKlan: la crew di Noyz attraversa il disco come un collettivo compatto, descrivendo insieme a lui la vita delle strade romane, fatta di violenza e droga dilagante. Un album manifesto nel senso più pieno del termine.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Verano Zombie, con quell'attacco di basso che ti aggancia subito e un ritornello diventato iconico — “Io vendicherò il mio crew / beo rum / fumo crack / faccio rap / in the panchine Truceklan va forte”. Poi la title track, con un campionamento iniziale R&B — chissà qual è? — e l'ingresso di Noyz da anthem puro. E White Gangasta, un altro momento che dimostra la varietà all'interno di un disco che non allenta mai la pressione.

Non Dormire è ancora oggi una delle massime espressioni del rap romano e dell'horrorcore italiano. Nessuno ai suoi livelli.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Verano Zombie

Hits: Verano Zombie, Non Dormire

100
Tier 1° · Rank 42°
Cover di Orbit Orbit
37°

Orbit Orbit (2025)

Caparezza

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

Chi mi conosce sa che non sono un fan di Caparezza — eppure è impossibile ignorare la completezza e la maturità artistica dietro questo progetto.

Orbit Orbit è un concept album in cui l'artiste si racconta attraverso un espediente narrativo curioso: diventa il protagonista di un fumetto — pubblicato insieme al disco — che lo vede esplorare lo spazio e le sue stranezze. La connessione personale con il fumetto, che insieme alla musica gli ha salvato la vita, è fortissima, e affiora in una delle tracce migliori del disco, A Comic Book Saved My Life"vado dritto per la mia strada tra bulli e cazzoti, / sono un moccioso tra le merde, infatto sembro Arale / o una fusione di Mafalda con il puffo quattrocchi" — versi che restituiscono con ironia e tenerezza l'immagine del bambino diverso che trova un rifugio.

Il suono è compatto e ben curato, le tracce scorrono senza intoppi, alternando momenti più elettronici ad altri decisamente più emotivi e personali.

Nel complesso, un ottimo album rap che arricchisce davvero le uscite dell'anno.

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spirituale sognante

Miglior traccia: A comic book saved my life

Hits: A comic book saved my life

87
Tier 3° · Rank 187°
Cover di Hustle Mixtape Vol. 2
38°

Hustle Mixtape Vol. 2 (2025)

Capo Plaza

Hip-Hop/Rap Trap

Hustle Mixtape Vol. 2 è un disco di cui non sentivamo il bisogno. Capo Plaza confeziona qualche banger trap anche ben prodotto, ma il progetto non aggiunge nulla di nuovo a un genere che in Italia inizia a girare su se stesso. Anche sul piano tecnico — flow, metriche, approccio al microfono — non c'è nulla che sorprenda o che rimanga impresso.

Un lavoro che funziona forse in macchina a volume alto, ma che esaurisce la sua utilità lì. Completamente dimenticabile.

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Miglior traccia: Floyd Mayweather

34
Tier 8° · Rank 418°
Cover di The Boy Who Played The Harp
39°

The Boy Who Played The Harp (2025)

Dave

Hip-Hop/Rap

The Boy Who Played the Harp è il terzo album in studio di Dave — pubblicato dopo quattro anni dopo We're All Alone in This Together — ed è un disco riuscito praticamente in ogni suo aspetto. Le produzioni sono fresche, potenti e ricche di sfumature: beat densi e mai monotoni, che vanno ben oltre il solito basso spinto e costruiscono un suono pieno, stratificato, capace di tenere l'attenzione dall'inizio alla fine.

Dave rappa con una sicurezza impressionante, portando quel flow tipicamente britannico che lo rende immediatamente riconoscibile e sempre credibile, qualunque sia il registro che sceglie. Il titolo è un riferimento biblico al Primo Libro di Samuele (1 Sam 16:14–23), in cui il re Saul chiama il giovane pastore Davide a suonare l'arpa per allontanare gli spiriti maligni che lo tormentavano — un'immagine che rispecchia bene il tono dell'album. Nei testi Dave affronta temi come la fede, il destino, la pressione del successo e la paura del fallimento, intrecciando introspezione personale e lucidità sociale con una maturità che in pochi riescono davvero a raggiungere. Tra i collaboratori figurano Tems, Kano e James Blake, ma è Dave il centro di gravità di tutto.

Senza girarci troppo intorno: è uno degli album rap più importanti dell'anno, non solo nel Regno Unito, ma a livello globale.

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Miglior traccia: Marvellous

Hits: Marvellous, History

93
Tier 2° · Rank 109°
Cover di Infinite
40°

Infinite (2025)

Mobb Deep

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

IInfinite è una sorta di disco tributo: è l'ultimo progetto ufficiale dei leggendari Mobb Deep, duo formato da Havoc e dal compianto Prodigy. L'idea nasce da The Alchemist — uno dei producer più in forma del momento — e da Havoc stesso, che hanno raccolto e prodotto registrazioni inedite lasciate da Prodigy. Il risultato è un disco dalle sonorità hip-hop street, in perfetta linea con lo stile del duo: quando lo ascolti, senti New York e le strade del Queens.

Le produzioni sono generalmente di buon livello: rifinite, stratificate, con sample azzeccati — basta sentire Taj Mahal o Against the World, che campiona un brano dello stesso Prodigy. I testi rimangono fedeli ai temi classici del duo — strada, sopravvivenza, durezza — e proprio per questo possono risultare ripetitivi per chi non è già dentro quel mondo.

Ottima invece la lista degli ospiti, da Nas a Ghostface Killah fino ai Clipse. Un ascolto consigliato, soprattutto per chi vuole salutare degnamente due icone del rap newyorkese.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: Against the World

64
Tier 6° · Rank 344°
Cover di Pixel
41°

Pixel (2025)

Ele A

Hip-Hop/Rap

Pixel è il debutto ufficiale della rapper svizzera Ele A. Si era già fatta conoscere nella scena rap italiana grazie a numerose collaborazioni. Qui conferma di avere flow e delivery solidi. Rappa con sicurezza e naturalezza, magari ancora un po’ monoflow e acerba in alcuni passaggi ma la base è decisamente forte.

Molto apprezzabile anche la scelta di evitare i soliti cliché legati alla figura della rapper donna, puntando invece su temi più personali e autentici.

Le produzioni sono curate — bassi profondi, qualche sonorità trap o più hip-hop classica — e mai plasticose, con un Night Skinny sorprendentemente più ispirato del solito. Anche i featuring funzionano bene, scelti con criterio e inseriti nel modo giusto — quello con Colapesce spicca su tutti.

In sintesi, un debutto fresco, sincero e con ottime prospettive.

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rilassato

Miglior traccia: Quintale

70
Tier 5° · Rank 313°
Cover di PORTANDO IL PESO
42°

PORTANDO IL PESO (2025)

Visino Bianco

Hip-Hop/Rap Trap Hood Trap

Visino Bianco è uno dei nomi della nuovissima scena da tenere sott’occhio, e questo EP, PORTANDO IL PESO — pur nella sua brevità — lo conferma.

Lo stile è interessante, anche se non completamente originale: si sentono influenze abbastanza evidenti, da Simba La Rue per certe sonorità più hood, fino a qualcosa di Artie 5ive.

Detto questo, il progetto suona comunque molto bene, forse anche oltre le aspettative per un EP. Il sound si muove su coordinate trap/hood, con atmosfere cupe, corpose e notturne.

I testi sono molto espliciti, portati con un flow quasi “nevrotico”, che trasmette bene una sensazione di tensione e follia interna.

Tra i momenti migliori, il featuring con 18K, scapigliato, decisamente riuscito.

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trionfante angosciante euforico

Miglior traccia: scapigliato

Hits: scapigliato, oooo

75
Tier 4° · Rank 268°
Cover di PER SOLDI E PER AMORE
43°

PER SOLDI E PER AMORE (2025)

Ernia

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

PER SOLDI E PER AMORE è il quarto disco in studio di Ernia. Purtroppo replica gli stessi errori del progetto precedente: ottimi testi, davvero conscious e personali — come PER I LORO OCCHI, in cui affronta il rapporto con i genitori, o PERCHE’ insieme a Madame, lucida disamina di ciò che porta l'individuo ad alienarsi dalla società — ma che non sono sostenuti da una musicalità adeguata.

Il disco è interamente prodotto da Charlie Charles, che però lascia perplessi. Le produzioni risultano anonime, vuote e poco inventive — e il problema non è tanto il minimalismo in sé, quanto il fatto che in molti brani non reggono il peso dei testi, lasciando Ernia senza una base su cui appoggiarsi davvero. Nei brani più introspettivi funzionano meglio, ma sono appunto le eccezioni.

Anche il flow, rimasto molto uniforme rispetto ai lavori precedenti, non aiuta. Peccato, perché il contenuto c'è ed è forte.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: PER I LORO OCCHI

Hits: PER I LORO OCCHI, PERCHE’

67
Tier 6° · Rank 327°
Cover di OSTIL3
44°

OSTIL3 (2025)

333 Mob

Hip-Hop/Rap Trap

OSTIL3 è il primo album del collettivo 333 Mob, guidato dal producer Low Kidd. La formula non è nuova né particolarmente innovativa — produzioni trap/hardcore con i bassi potenti avvolti però in atmosfera cupe e oscure, abbastanza tipico del suono di Kidd — ma per un esordio collettivo la coesione è già un risultato.

Quasi tutti gli ospiti (Lazza, Salmo, Nitro, Nerissima, tra gli altri) consegnano strofe tipiche da banger, da ascoltare ad alto volume.

Un album dal suono compatto che funziona quando si cercano vibrazioni “trap”, ma che difficilmente rimane a lungo nelle cuffie.

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trionfante angosciante

Miglior traccia: NO UBER

62
Tier 6° · Rank 353°
Cover di Mezzanine
45°

Mezzanine (1998) ✰

Massive Attack

Hip-Hop/Rap Trip Hop

Mezzanine esce nel 1998 ed è il terzo album dei Massive Attack — e probabilmente il loro lavoro più compiuto. Il trip hop c'è ancora, ma spinto verso territori più oscuri e fisicamente opprimenti: bassi pesantissimi, chitarre che arrivano dal post-punk e dall'industrial, campionamenti da Velvet Underground e Cure. Rispetto ai lavori precedenti del gruppo, è un disco più duro, più claustrofobico, costruito su atmosfere che ti entrano dentro lentamente.

Angel apre con un crescendo cinematografico che non ha fretta di arrivare da nessuna parte — liquido, sospeso, come se il suono stesse prendendo forma nell'aria. Inertia Creeps parte con una tensione da fuga, qualcosa che sembra voler scappare da se stesso, poi cambia passo e la voce entra a tagliare tutto. In mezzo a questo, Teardrop è la parentesi di luce dell'intero disco: la voce di Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins porta qualcosa di quasi angelico che stona — nel senso migliore — con il peso del resto.

C'è una coerenza sonora che attraversa tutto il progetto senza mai cedere, e quella coerenza è anche la sua forza: non è un disco che si ascolta distrattamente, richiede attenzione e si prende il suo spazio.

Uno dei migliori album degli anni '90, e un punto di riferimento imprescindibile per tutta la scena alternative di fine decennio.

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angosciante sognante misterioso

Miglior traccia: Black Milk

Hits: Teardrop, Inertia Creeps, Black Milk

98
Tier 1° · Rank 57°
Cover di IO NON HO PAURA
46°

IO NON HO PAURA (2022)

Ernia

Hip-Hop/Rap Pop Rap Conscious Rap

Io non ho paura arriva dopo il grande successo di Gemelli, e la pressione si sente. Ernia sceglie di rispondere aprendo se stesso più del solito: le paure — personali, generazionali, esistenziali — sono il filo conduttore esplicito del disco, e in certi momenti questa scelta paga davvero.

Il momento più alto è Buonanotte, dedicata al figlio mai nato: è il brano in cui Ernia si espone di più, e si vede. C'è una sincerità disarmante nel modo in cui affronta un'esperienza così privata, e il risultato è toccante senza scivolare nel patetico. Funziona anche Il Mio Nome, che campiona Say My Name delle Destiny's Child e vede comparire la sua ragazza nel ritornello — un gesto affettuoso che, se preso nel verso giusto, riesce a essere genuino.

Il problema è che queste punte emotive restano isolate. Le produzioni, per la maggior parte del disco, non reggono il peso delle parole: sono scarne, prive di personalità, e finiscono per lasciare i testi senza il supporto sonoro che meriterebbero. Nei brani più orientati al pop il problema si accentua: le melodie dei ritornelli sono prevedibili, costruite su schemi già sentiti. Ernia sa scrivere e ha una delivery solida, ma quando il beat non aggiunge nulla, quella solidità basta appena a tenere in piedi il brano.

Tutti hanno paura, che apre il disco con Marco Mengoni, non fa abbastanza per cambiare questa impressione. È un inizio che promette più di quanto il resto mantenga.

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angosciante riflessivo

Miglior traccia: IL MIO NOME

62
Tier 6° · Rank 351°
Cover di DOPAMINA
47°

DOPAMINA (2025)

Sick Luke

Hip-Hop/Rap Pop Trap

Occasione in gran parte mancata per questo secondo album ufficiale di Sick Luce. DOPAMINA suona slegato: la tracklist procede per salti bruschi di genere — dalla trap al pop alla Alfa — senza una direzione complessiva che tenga insieme i pezzi.

Paradossalmente, i momenti migliori arrivano dagli ospiti su cui si poteva avere meno aspettative. L'opening con Blanco e Simba è una accoppiata inaspettata che funziona proprio per il contrasto tra i due: è esattamente il tipo di cortocircuito che ci si aspetta da un producer album, dove le featuring dovrebbero generare qualcosa di inedito.

Stesso discorso per "Mayday" con Plaza, che insieme all'opening spinge su un ibrido pop/trap davvero originale e centrato. "Le Donne" con Tony Effe fa il suo mestiere senza infamia e senza lode. Il resto del disco, invece, fatica a lasciare il segno.

Progetto irregolare, con alcuni picchi reali ma troppo poco collante per reggere come album.

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giocoso euforico

Miglior traccia: OGNI SBAGLIO (feat. BLANCO & Simba La Rue)

Hits: OGNI SBAGLIO, MAYDAY

51
Tier 7° · Rank 395°
Cover di Canerandagio Pt. 2
48°

Canerandagio Pt. 2 (2025)

Neffa

Hip-Hop/Rap

Canerandagio Pt. 2 è la seconda parte dell'omonimo progetto di Neffa, e si mantiene in linea con la prima — ma con un mood che, specialmente nella parte finale, si fa ancora più oscuro e notturno.

È il tipico disco che si sposa bene con certi momenti precisi: in macchina, di notte, di ritorno a casa. Rispetto alla prima parte c'è anche un approccio decisamente più tecnico da parte di Neffa, come in Santosubito/Rubik, un grandissimo esercizio di stile — scrivili, spingili sti beats, dischi lirici, impliciti, principi, gli inizi, incipit, riti mistici criptici. Tra le tracce più riuscite, la riflessione sul tempo in Domani con nayt.

Le criticità rimangono però quelle della prima parte: troppi featuring finiscono per togliere spazio a Neffa, che a tratti sembra quasi un ospite nel suo stesso disco, e il progetto nel complesso suona più come una playlist di brani — anche buoni — che come un lavoro dall'identità precisa.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Domani (feat. Nayt)

Hits: Domani (feat. nayt)

68
Tier 6° · Rank 321°
Cover di Io Sono
49°

Io Sono (2020)

Olly

Hip-Hop/Rap Pop Cantautorato

Io sono è il primo EP solista ufficiale di Olly e suona perfettamente in linea con la scuola rap ligure di quel momento. Le produzioni di JVLI e YANOMI richiamano quelle di Andrews Right o Shune — stesso tipo di atmosfera, stesso approccio minimale e denso — e la rappata di Olly, emo e incazzata con la vita, con quella voce graffiata, ricorda molto quella di Disme, che di lì a un mese avrebbe pubblicato Malverde. Un parallelo che non sembra casuale: stessa aria, stesso mood, stessa Liguria.

Tra i brani che funzionano meglio c'è Paranoie: testo sincero, ritornello melodicamente riuscito, il tipo di pezzo che si porta dietro dopo l'ascolto. Il resto del progetto è dignitoso ma non lascia troppo il segno. Un esordio sufficiente, con il potenziale già visibile ma ancora da sviluppare.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Paranoie

58
Tier 7° · Rank 378°
Cover di FLOP
50°

FLOP (2021)

Salmo

Hip-Hop/Rap Rap Rock Pop Rap Trap

Flop! è un'operazione che dice molto su come Salmo conosce sé stesso, il suo pubblico e il mercato in cui si muove. Arrivare dopo Playlist — disco pieno di hit mainstream e dischi di platino — significava sapere già in partenza che difficilmente si potevano replicare quei numeri. Salmo lo ha anticipato lui stesso, titolando il progetto Flop! fin dal principio: una mossa di marketing provocatoria, quasi dissacratoria, che trasformava un possibile limite in un manifesto. E in effetti, commercialmente, il confronto con Playlist regge: non è il disco della consacrazione di massa. Ma se ci si libera da quel paragone, il quadro cambia.

Perché Flop! sulla superficie sembra un progetto più disimpegnato, ma Salmo non ha lasciato nulla al caso neanche questa volta. La copertina che rielabora L'angelo caduto di Cabanel, il monologo recitato sul fallimento, i riferimenti religiosi disseminati lungo tutta la tracklist — niente è casuale. YHWH apre con un coro gospel e il ritornello centra subito il tema — "quando entro nel club tutti dicono Gesus" — , con Guè Pequeno come featuring tutt'altro che scontato: aveva appena pubblicato Gvesus, e l'accostamento funziona alla perfezione. È un disco che gioca su più livelli, anche quando sembra non farlo.

Sul piano sonoro, è rap che strizza al pop nelle sonorità ma confezionato con cura. Diverse tracce meritano menzione: LA CHIAVE con Marra è sorretta quasi interamente da una strofa fortissima del featuring, una delle sue migliori punchline del periodo; L'ANGELO CADUTO con Shari è il momento più intimo del disco, delicato e riuscito; KUMITE è il brano più mainstream, quello pensato per le classifiche, e ci arriva senza forzature.

Non è il disco della svolta né della grande riconferma. È un progetto consapevolmente più basso di profilo, che però si fa ascoltare con piacere e nasconde più sostanza di quanta ne mostri a prima vista.

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riflessivo aggressivo

Miglior traccia: LA CHIAVE (feat. Marracash)

Hits: LA CHIAVE (feat. Marracash) , L’ANGELO CADUTO (feat. Shari)

73
Tier 5° · Rank 275°