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Azzera

23 album trovati

Cover di My Dear Melancholy,

My Dear Melancholy, (2018)

The Weeknd

R&B

In alcune interviste Abel ha definito My Dear Melancholy, il progetto della sua discografia che preferisce in assoluto. È un EP di appena 21 minuti e 6 tracce, nato in un momento senza aspettative, con la sola voglia di fare musica — e si sente. Il risultato è qualcosa di sorprendentemente compatto: produzione R&B avvolgente, synth magnetici, e Abel che intona alcune delle linee melodiche e acrobazie vocali più riuscite della sua carriera.

Call Out My Name, una delle sue tracce più famose di sempre, è qui dentro — ed è probabilmente una delle più deboli del disco, il che la dice lunga sul livello complessivo. Nessun ospite, in un progetto così asciutto, ad eccezione del producer francese Gesaffelstein in I Was Never There e Hurt You: due tracce legate da un synth che suona quasi come una sirena, il tipo di suono che non lascia indifferenti e che si porta dietro anche a distanza di giorni dall'ascolto.

Al centro della narrazione, come spesso accade con The Weeknd, ci sono le relazioni e le loro macerie — questa volta con una vena autobiografica più esplicita del solito, alimentata dalla fine delle storie con Bella Hadid e Selena Gomez.

In poco più di 20 minuti, Abel riesce a condensare quasi tutto il meglio di sé: un'esperienza d'ascolto avvolgente, senza un momento di troppo. Per chi ama il The Weeknd dalle sonorità alternative R&B più notturne, questo è il disco perfetto.

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malinconico

Miglior traccia: Try Me

Hits: Try Me, Wasted Times, I Was Never there, Call Out My Name

100
Tier 1° · Rank 7°
Cover di Trying Times

Trying Times (2026)

James Blake

R&B Neo soul Alternative Rock Electronic Pop

La traccia di apertura — Walk Out Music — racchiude perfettamente l’essenza sonora del disco, sia in senso metaforico — un invito a uscire fuori dalla musica — sia in senso più concreto. Con questo primo progetto, il polistrumentista londinese James Blake ci introduce alla sua multidimensionalità musicale, che attraversa e supera diversi confini.

È un lavoro che si muove tra R&B e un soul elettronico, arioso, in cui i synth si intrecciano a bassi di ispirazione club, talvolta vicini a certe produzioni rap contemporanee. Trying Times riesce a essere allo stesso tempo sensuale e oscuro — come nel singolo Death of Love, che richiama per certi versi le sonorità di The Weeknd — ma anche estremamente emotivo e delicato, come in I Had a Dream She Took My Hand, che sembra quasi un sussurro di vita.

Non mancano poi momenti “pop — come Make Something Up — o più spiccatamente sperimentali, di elettronica pura, come in Rest of Your Life. Sullo sfondo — ma non per questo meno centrale — si sviluppa una scrittura distesa, priva di inutili sovrastrutture, che affronta con naturalezza temi come la vita coniugale e il dolore: “You’re the life force, I would die for, be terrified for, simplify for, and stay alive for as we go through trying times.”

Un disco da ascoltare, profondo e ricercato, che difficilmente si lascia rinchiudere in un solo genere. Senza dubbio, uno di quelli che ricorderemo tra i più significativi del 2026.

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sognante riflessivo

Miglior traccia: Death of Love

Hits: Walk Out of Music, Death of Love, Doesn’t Just Happen, Through the High Wire

98
Tier 1° · Rank 52°
Cover di To Whom This May Concern

To Whom This May Concern (2026)

Jill Scott

R&B Neo soul Funk

Dopo ben dieci anni dall’ultimo disco, Woman, Jill Scott torna con un lavoro estremamente riuscito, apprezzabile fin dai primi ascolti.

La forza del progetto risiede nella grande capacità dell’artista di spaziare tra sonorità diverse: dal funk al blues, fino a territori più propriamente R&B/soul, come in Offadaback, senza rinunciare a incursioni hip-hop che richiamano le sonorità d’oro del genere. È il caso di Norf Side e Ode to Nikki, brano in cui, in meno di tre minuti, troviamo una delle sue caratteristiche intro in spoken word accompagnata da un’ottima strofa di Ab-Soul.

Molto interessante anche la versione dance di Right Here Right Now, che riprende il sample di Strange Days, già utilizzato dai Fatboy Slim nel 1999. Funziona e convince anche il connubio con un rapper della “nuova generazione” come JID in To B Honest, capace di inserirsi con naturalezza nel sound del disco.

Tra i brani più riusciti da citare sicuramente Be Great, insieme al trombettista Trombone Shorty, sia per l’apprezzabile funk che per il ritornello catchy.

Nel complesso, questa grande varietà musicale — sempre però coerente e identitaria — unita alla voce “black”, sensuale e calda di Jill Scott, rende questo lavoro uno dei migliori del 2026.

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sensuale giocoso

Miglior traccia: Be Great

Hits: Be Great

91
Tier 2° · Rank 119°
Cover di Do You Still Love Me?

Do You Still Love Me? (2026)

Ella Mai

R&B Contemporary R&B

“Do You Still Love Me?” è il terzo disco della cantante londinese Ella Mai. Nonostante l’origine, suona come un disco R&B puramente americano. E’ un progetto concepito dopo una maternità e può essere considerato come una collezione di riflessioni intime personali. Scrittura a parte, è un disco abbastanza discontinuo: ci sono dei momenti molti emotivi e intensi, dove la produzione si fa profonda e si miscela bene con la voce di Ella - come in 100, Might Just o la più “hip-hop” Bonus - ma anche tanti brani più “anonimi” e ripetitivi che possono rendere l’ascolto complessivamente noioso. Forse con qualche traccia in meno e una durata più contenuta avrebbe reso di più. E’ un buon disco se si vuole ascoltare qualcosa di pacato, soft e tipicamente R&B.

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sensuale

Miglior traccia: 100

64
Tier 6° · Rank 286°
Cover di Sign O’ The Times

Sign O’ The Times (1987) ✰

Prince

R&B Soul Funk Contemporary R&B

Sign o' the Times è il nono album di Prince, doppio, uscito nel 1987 — e già il fatto che fosse stato concepito originariamente come triplo dice qualcosa sulla fase creativa in cui si trovava. Sedici tracce in cui fonde funk, pop, rock, soul e sperimentazione elettronica, suonando praticamente tutto da solo: ogni strumento, ogni arrangiamento, ogni voce.

Il risultato è universalmente considerato il suo capolavoro. E le ragioni ci sono: la varietà è reale, l'ambizione è evidente, e la title track in particolare è un esempio di produzione minimale quasi perfetta — quel groove spoglio e ipnotico che descrive l'America degli anni '80 con poche note e molta precisione.

Il problema è che sedici tracce di genio sono anche sedici tracce, e la quantità finisce per lavorare contro il coinvolgimento. Passata la title track, il disco scorre senza che nulla si agganci davvero — non per mancanza di qualità, ma per eccesso di materiale. È uno di quei casi in cui la grandezza è fuori discussione ma l'ascolto rimane neutro, distante. Si riconosce il capolavoro, ma non lo si sente.

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riflessivo sensuale euforico

Miglior traccia: It

77
Tier 4° · Rank 210°
Cover di Sons of Spergy

Sons of Spergy (2025)

Daniel Caesar

R&B Gospel Chamber Pop

Sons of Spergy di Daniel Caesar non è il classico disco che ascolti una volta e ti colpisce subito. È un album che scorre lento, senza produzioni particolarmente pompose o strutturate, e proprio per questo ha bisogno di più ascolti per essere assimilato davvero.

Non è semplice R&B: al suo interno si trovano diverse contaminazioni, dal gospel al folk, fino a sfumature di chamber pop.

Tra i temi centrali ci sono il rapporto con il padre e la fede, trattati con un approccio molto intimo.

Nel complesso, è un buon disco se si cerca qualcosa di rilassato, senza pretese e lontano da sonorità troppo pompose.

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riflessivo rilassato

Miglior traccia: Root of all Evil

77
Tier 4° · Rank 211°
Cover di Essex Honey

Essex Honey (2025)

Blood Orange

R&B Alternative Indie Pop

Blood Orange è uno degli artisti inglesi più interessanti del momento. La sua proposta musicale è raffinata e atipica: una fusione di R&B e pop urban che si muove su un tappeto sonoro molto più elettronico, intimo e alternativo rispetto agli standard del genere.
”Essex Honey” è un progetto che punta più sulle atmosfere che sulla forma-canzone tradizionale: produzioni delicate, stratificate, e una voce tenue, quasi sussurrata - alla Frank Ocean - che accompagna l’ascoltatore in modo discreto ma costante.
L’album scorre in maniera naturale, senza mai risultare pesante, e cresce ascolto dopo ascolto, rivelando sfumature emotive sempre nuove. Al centro c’è il tema della “casa”, intesa non solo come luogo fisico ma come spazio emotivo e mentale, affrontato dall’artista dopo il lutto della madre. È un lavoro profondamente introspettivo, attraversato da un senso di perdita, memoria e riconnessione con le proprie radici.
Per certi versi può ricordare un Venerus italiano, soprattutto per l’approccio intimo e la sensibilità melodica, ma Blood Orange si distingue per una concezione del suono più complessa e stratificata, quasi cinematografica, che rende “Essex Honey” un ascolto raccolto, personale e silenziosamente potente.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Mind Loaded

Hits: Mind Loaded, The Last of England

96
Tier 1° · Rank 74°
Cover di Control

Control (1986) ✰

Janet Jackson

R&B Pop Contemporary R&B

Control è il disco con cui Janet Jackson si prende la scena — licenzia il padre manager, si reinventa, e con Jimmy Jam e Terry Lewis costruisce quello che diventerà uno dei riferimenti dell'R&B anni '80.

Il problema, ascoltandolo oggi, è che le produzioni non sono sempre all'altezza. Quando funzionano, funzionano davvero: la title track Control ha un groove che ricorda Wanna Be Startin' Somethin' di Michael Jackson — datato quanto vuoi, ma evocativo, e ci sta tutto. Nasty conserva ancora un certo nerbo. Ma sono momenti isolati in un disco che altrove scivola via senza lasciare il segno, con produzioni che non hanno retto il tempo con la stessa efficacia.

Riconoscerne l'importanza storica è doveroso — ha aperto una strada enorme per l'R&B e per l'autonomia artistica femminile nel pop. Ma importanza storica e piacere d'ascolto non sempre coincidono, e questo è uno di quei casi.

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sensuale trionfante

Miglior traccia: When I Think Of You

67
Tier 6° · Rank 272°
Cover di Baby

Baby (2025) ✰

Dijon

R&B Soul Experimental Pop

Baby è il secondo album ufficiale del cantante R&B Dijon.

Fin dal primo ascolto si percepisce chiaramente come un progetto di forte sperimentazione: le tracce giocano moltissimo con tempi irregolari, ritmi spezzati e collage sonori fatti di campionamenti — attinti soprattutto dal mondo hip-hop — glitch e riverberi, con la voce che diventa essa stessa uno strumento, fondendosi con la strumentale.

Sullo sfondo, il tema intimo della paternità aggiunge profondità emotiva al tutto.

Non è un album che arriva al primo ascolto, proprio per la struttura volutamente complessa delle tracce — ma quando arriva, arriva davvero.

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Miglior traccia: Another Baby!

Hits: Another Baby!, Yamaha

89
Tier 3° · Rank 137°
Cover di Superfly
10°

Superfly (1972) ✰

Curtis Mayfield

Soul Psychedelic Soul Funk Soundtrack

Superfly di Curtis Mayfield, colonna sonora dell'omonimo film del 1972, è un soul concept album pionieristico che si affianca a What's Going On di Marvin Gaye come uno dei documenti più lucidi e spietati sulla società americana dell'epoca — la povertà, l'amore, l'abuso di droga visti dall'interno. Un album no skip, con produzioni soul/funk di rara qualità.

Pusherman colpisce fin dall'intro: percussioni minimali, poi la voce di Curtis che entra con una delicatezza disarmante, quasi in contrasto con quello che sta raccontando. Altra traccia memorabile è No Thing On Me (Cocaine Song) — la strumentale è rilassata, quasi sospesa, ma le parole non lasciano scampo: The oppressed seem to have suffered the most / In every continent coast to coast / Now our lives are in the hands of the pusherman.

Da ascoltare.

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malinconico sensuale riflessivo

Miglior traccia: No Thing On Me (Cocaine Song)

Hits: No Thing On Me (Cocaine Song)

95
Tier 1° · Rank 81°
Cover di Back to Black
11°

Back to Black (2006) ✰

Amy Winehouse

R&B Soul Jazz

Back to Black esce nel 2006, in pieno dominio del pop patinato. Amy Winehouse arriva con tutt'altro: un sound che guarda indietro di quarant'anni, soul e girl groups anni '60 riportati in vita con una fedeltà quasi anacronistica — le produzioni di Mark Ronson e Salaam Remi, la band di Sharon Jones & The Dap-Kings a fare da spina dorsale. In quel contesto suonava fuori tempo, e proprio per questo era impossibile ignorarlo.

È un disco intensamente intimo, dove Amy mette a nudo le proprie fragilità e trasforma la delusione amorosa in musica con una sincerità che non lascia scampo. Non tutte le tracce reggono allo stesso modo — c'è qualche momento meno a fuoco — ma nelle più riuscite la sua voce arriva con una forza e un'emozione tali da rendere quasi superflua ogni produzione.

You Know I'm No Good è forse il caso più lampante: quel basso, quelle fiammate di ottoni, e poi lei che entra e si prende tutto lo spazio. Rehab e la title track sono ormai nell'immaginario collettivo e non hanno bisogno di presentazioni.

Un disco che colpisce per sincerità e intensità, da ascoltare almeno una volta.

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malinconico sensuale riflessivo

Miglior traccia: Back to Black

Hits: Back To Black, You Know I’m No Good

93
Tier 2° · Rank 97°
Cover di BELOVED
12°

BELOVED (2025)

GIVEON

R&B

BELOVED è il secondo disco dell'artista R&B americano GIVEON. Si muove sulle sonorità R&B e soul più classiche del genere, con un tocco retrò nelle produzioni, senza mai osare troppo.

La voce è calda e melodica, ma il disco scorre dall'inizio alla fine in modo talmente uniforme da diventare monotono. Potenzialità inespresse.

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sensuale

Miglior traccia: BACKUP PLAN

59
Tier 6° · Rank 306°
Cover di Let’s Get It On
13°

Let’s Get It On (1973)

Marvin Gaye

R&B Soul

Let's Get It On è un altro piccolo capolavoro di Marvin Gaye. Rispetto a What's Going On è un disco dall'ascolto più rilassato, meno impegnato e complesso — ma non per questo superficiale.

È un inno alla libertà sessuale, alla celebrazione dell'amore senza tabù, e lo dichiara senza pudore dall'inizio alla fine. Il groove è il motore del disco: ti mette in moto, ti trascina, e brani come la title track e Keep Gettin' It On — costruita quasi interamente sull'ossessiva ripetizione del titolo — incarnano perfettamente questo spirito.

Ma Let's Get It On sa anche rallentare: Distant Lover e You Sure Love to Ball hanno un mood più armonioso, arrangiamenti che cullano e ovattano, avvolgenti come una coperta. Le sonorità sfiorano il pop in certi ritornelli più immediati, ma il disco rimane profondamente ancorato alla tradizione soul e Motown.

Caldo, sensuale e avvolgente come solo Marvin Gaye — con quella voce — riusciva a concepire.

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sensuale

Miglior traccia: Let’s Get It On

Hits: Let’s Get It On, Distant Lover

98
Tier 1° · Rank 60°
Cover di Manifesto
14°

Manifesto (2025)

Shablo

Soul Neo soul R&B Jazz Rap

Lost Manifesto è il quarto disco ufficiale del DJ e producer Shablo, arrivato dopo la partecipazione al 75° Festival di Sanremo con La Mia Parola.

È sicuramente da apprezzare la scelta di portare sul palco dell’Ariston un brano con sonorità R&B e richiami all’hip-hop delle origini, anche se, paradossalmente, è forse uno degli episodi meno interessanti del disco. Il progetto nel complesso suona infatti molto meglio.

L’intro può far pensare a un lavoro hip-hop più old school, ma già dopo pochi brani il disco si apre a sonorità R&B e neo soul, con qualche incursione nel jazz rap. Non mancano i momenti riusciti: la chiusura molto emotiva di Joshua in Asfalto, il pezzo con Rkomi, la collaborazione tra Gaia e Roy Woods, o la ballad Meglio Che Mai con Mimi sono tra i più convincenti.

Il punto più debole è forse nella natura stessa del progetto: più che un vero producer album, sembra a tratti un joint album tra Joshua e Tormento. Joshua è un artista interessante, ma in alcuni casi sembra inserito soprattutto per garantire la componente R&B, anche in tracce dove non sarebbe stato necessario — come nell’ultima strofa di Non Si Può.

Nel complesso resta comunque una delle uscite italiane più interessanti del 2025, soprattutto all’interno della scena rap/urban.

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sensuale giocoso rilassato

Miglior traccia: Asfalto

Hits: Asfalto

80
Tier 4° · Rank 195°
Cover di Gioventù Bruciata
15°

Gioventù Bruciata (2019)

Mahmood

R&B Urban Contemporary R&B Pop

Già da quest'album di debutto era chiaro che Mahmood era qualcosa di nuovo nel panorama musicale italiano, mainstream incluso. Gioventù Bruciata è forse uno dei primi dischi di questa portata a venire da un ragazzo italiano di origini arabe, e quei riferimenti culturali danno al progetto una caratteristica unica — nelle sonorità e nei testi. C'è un'intera traiettoria identitaria racchiusa in un verso come ma ora dimentichi i miei modi di fare da bambino / quando la notte confondevi sempre il Naviglio con il Nilo: Milano e il Medio Oriente che coesistono, si sfiorano, a volte si scontrano. Non è un elemento decorativo — è il centro di gravità del disco.

Le produzioni di Dardust e Charlie Charles costruiscono un sound rarefatto, sospeso tra R&B contemporaneo e urban: ritmi sincopati, texture elettroniche che non schiacciano mai la voce ma le lasciano spazio. E quella voce — riconoscibile da subito, capace di portare malinconia e calore nello stesso momento — è forse la caratteristica più immediata di Mahmood, quella che ti cattura prima ancora di entrare nei testi.

Il disco ha tracce importanti. Gioventù Bruciata, con cui aveva vinto Sanremo Giovani, è probabilmente uno dei suoi migliori brani di sempre: sviscera il rapporto con il padre con una precisione chirurgica, senza pietismo e senza esagerazione narrativa — difficile da fare su un tema così scivoloso. Il tema torna in Soldi, che gli ha valso la vittoria a Sanremo 2019 ed è di gran lunga il brano più esposto del disco, forse però il meno interessante sonoricamente, più vicino al pop di consumo che al resto del progetto. Ma è nelle tracce che non hanno sfondato le radio che si sente davvero cosa sa fare Mahmood. Asia Occidente costruisce una distanza emotiva con un'immagine sola — come se io fossi l'Asia e tu l'Occidente — che vale più di mille spiegazioni. Mai Figlio Unico ha una produzione che entra ed esce, bassi che appaiono e spariscono, suoni elettronici e ritmi sincopati su cui la voce si appoggia in modo quasi naturale: è il brano che forse più di tutti mostra dove Mahmood può arrivare quando non deve pensare alle classifiche.

Un esordio fortissimo, e in retrospettiva uno di quei dischi che annunciano un percorso lungo.

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malinconico riflessivo sensuale

Miglior traccia: Gioventù bruciata

Hits: Gioventù bruciata, Il Nilo nel Naviglio, Mai figlio unico

90
Tier 2° · Rank 126°
Cover di Innervisions
16°

Innervisions (1973) ✰

Stevie Wonder

Soul Funk

Innervisions è un capolavoro assoluto. Sintesi perfetta di soul, funk e jazz attraversata da melodie e ritornelli pop di una immediatezza disarmante — sofisticato e accessibile allo stesso tempo, profondo ma mai respingente.

Stevie Wonder, nel pieno della sua libertà creativa, costruisce un suono dominato da tastiere e sintetizzatori ma sempre radicato nel groove e nella tradizione black, con produzioni stratificate che scorrono con una fluidità sorprendente.

Higher Ground lo dimostra già nei primi due secondi: un groove che mette in moto istantaneamente, eppure il testo è tutto fuorché ballabile — Powers keep on lyin' / while your people keep on dyin'. Living for the City fa qualcosa di ancora più raro: trasforma una canzone in un racconto cinematografico, trascinando letteralmente tra le strade dell'America dei primi anni '70, mettendo in musica disuguaglianze sociali e razzismo con una forza narrativa ed emotiva impressionante. Il resto del disco si muove su territori più introspettivi e spirituali, dove riflessione personale e commento sociale si fondono senza soluzione di continuità.

Uno dei vertici della musica afroamericana — un disco che ancora oggi suona incredibilmente vivo.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Living For The City

Hits: Living For The City, Higher Ground

98
Tier 1° · Rank 59°
Cover di Dark Nights
17°

Dark Nights (2025)

Roy Woods

R&B Soul

Dark Nights non è il disco R&B più originale in circolazione: si affida a una formula già rodata — suono oscuro, bassi profondi — che richiama inevitabilmente The Weeknd. Al quinta disco, ci si potrebbe aspettare qualcosa di più coraggioso da Roy Woods.

Ciò detto, sa il fatto suo: i suoi vocalizzi e falsetti hanno una qualità melodica genuina, e brani come Stay With Me, You e What I Used to Get Into hanno ritornelli che restano in testa. Non un disco che reinventa nulla, ma abbastanza solido da meritare un ascolto.

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sensuale

Miglior traccia: What I Used to Get Into

Hits: What I Used to Get Into, You

66
Tier 6° · Rank 279°
Cover di What’s going on
18°

What’s going on (1971) ✰

Marvin Gaye

Soul R&B

Si potrebbero scrivere pagine su What's Going On, un disco che ha segnato in modo indelebile la storia del soul e dell'R&B americano. Concept album registrato nel leggendario headquarter della Motown Records, racconta di un soldato che torna dalla Guerra del Vietnam e si ritrova di fronte a un'America che non riconosce più: una società allo sbando, consumata dalla droga, dalla violenza urbana e dalla perdita di ogni valore. Un ritratto spietato e dolente allo stesso tempo.

Le produzioni sono volutamente simili da un brano all'altro, ma lungi dall'essere un limite, questa coerenza costruisce un'atmosfera soul e R&B densa e avvolgente, che tiene il disco insieme come un unico flusso emotivo. Con What's Going On Marvin Gaye ha dimostrato che si può essere profondi e politicamente urgenti senza rinunciare alla melodia — anzi, usando proprio la melodia come veicolo per dire cose che bruciano.

Per tutto questo è considerato un'opera fondamentale: un lavoro che ha contribuito a definire le sonorità del soul e dell'R&B degli anni '70, influenzando generazioni di artisti a venire.

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riflessivo spirituale

Miglior traccia: What’s going on

Hits: What’s Going On

100
Tier 1° · Rank 46°
Cover di The Miseducation of Lauryn Hill
19°

The Miseducation of Lauryn Hill (1998) ✰

Lauryn Hill

R&B Hip-Hop/Rap Neo soul

The Miseducation of Lauryn Hill esce nel 1998, primo — e unico — album solista di Lauryn Hill dopo l'esperienza con i Fugees. Hill scrive la maggior parte del disco durante e dopo la sua prima gravidanza, e quella dimensione si sente ovunque: è un album che parla di amore, maternità e famiglia con una sincerità disarmante.

La scelta di registrare ai Tuff Gong Studios di Kingston — gli studi costruiti da Bob Marley, con alcuni membri della famiglia Marley presenti alle sessioni — non è un dettaglio folkloristico. Hill cercava deliberatamente un'atmosfera diversa da quella di New York, e quel contesto si sente nel suono. Strumentazione live, influenze reggae che si intrecciano con R&B, soul e hip hop, senza che nulla suoni forzato. To Zion, dedicata al figlio appena nato, è il momento più apertamente personale del disco — emotivamente potente anche se musicalmente più essenziale rispetto al resto.

Il disco funziona perché Hill riesce a muoversi tra registri diversi senza perdere coerenza: Doo Wop (That Thing) è il momento più hip hop, con un flow preciso e un beat che ti entra in testa subito; Can't Take My Eyes Off of You è una reinterpretazione del classico di Frankie Valli che riesce a suonare intensa ed emotiva quanto l'originale — non un omaggio nostalgico ma qualcosa di genuinamente suo.

Vinse cinque Grammy nel 1999, tra cui Album of the Year — prima artista hip hop a riceverlo. Apple Music lo ha inserito al primo posto nella sua lista dei 100 migliori album di sempre. Difficile dargli torto.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Doo Wop

Hits: Doo Wop, Can’t Take My Eyes Off of You

92
Tier 2° · Rank 107°
Cover di Blonde
20°

Blonde (2016) ✰

Frank Ocean

R&B Psychedelic Pop Neo soul

Blonde è il tipo di disco che già dai primi secondi ti dice dove stai andando. La voce di Frank Ocean compare pitch-shiftata, quasi irriconoscibile, su una groove sospesa e ipnotica — e quel "Woo, fucking buzzin', woo" di Nikes funziona come una dichiarazione di intenti: questo non è channel ORANGE. E la conferma arriva alla fine della stessa canzone, quando la voce torna quella vera e Frank ci va sopra quasi rappando — un arco completo in cinque minuti che dice già tutto.

Ed è proprio dal confronto con il predecessore che si capisce meglio il salto compiuto. channel ORANGE era avvolgente, immediato, più "pop" nel senso più nobile del termine. Blonde è un'altra cosa: più minimale, più concettuale, più soft. Le sonorità si rarefanno, gli spazi vuoti diventano parte del linguaggio, la voce di Frank si moltiplica e si distorce come se cercasse se stessa. È uno stream of consciousness ancora più profondo e personale, dove le atmosfere R&B cedono il passo a qualcosa di più difficile da etichettare.

Il tema centrale è sì l'amore — le sue delusioni, i suoi addii — ma anche l'identità, la crescita, il diventare adulti sapendo che qualcosa è andato perduto per sempre. Un disco intimo, che si presta all'ascolto continuo dalla prima all'ultima traccia.

Tra le tracce spiccano Pink+White e Nikes, ma è Nights il momento di vera classe: una costruzione che cambia pelle a metà, con un cambio di beat che taglia il disco in due e lascia il segno.

Una curiosità sul titolo: l'album si chiama ufficialmente Blonde, ma sulla copertina appare scritto Blond. La differenza non è casuale — in francese, blond è maschile e blonde è femminile, e la doppia grafia è stata letta come un riferimento alla fluidità sessuale dell'artista. Un dettaglio piccolo che però dice molto su quanto ogni scelta in questo disco sia pensata.

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riflessivo sensuale

Miglior traccia: Nights

Hits: Nights, Pink+White, Nikes

100
Tier 1° · Rank 16°
Cover di After Hours
21°

After Hours (2020) ✰

The Weeknd

R&B Synth Pop

Primo capitolo della trilogia conclusiva di The Weeknd, After Hours esce il 20 marzo 2020 segnando una svolta netta rispetto al predecessore Starboy: meno dancefloor, più introspezione cupa, con forti influenze new wave e synth-pop degli anni ‘80 che si fondono con l’R&B oscuro delle origini.
Nella prima parte, l’album ti trasporta in una dimensione musicale altra: la produzione è lussuosa, quasi sensoriale, fatta di bassi profondi e synth avvolgenti che costruiscono un’atmosfera notturna e ipnotica. Lo si capisce già dalla doppietta d’apertura con “Alone Again” e “Too Late”, che impostano subito il tono: decadente, cinematografico, inconfondibile.
Nella seconda metà, il registro cambia. Le tracce si fanno più pop, le ballad più accessibili — forse meno sperimentali dal punto di vista produttivo, ma capaci di raggiungere un pubblico globale con una forza rara. “Save Your Tears” e “In Your Eyes” sono diventate hit planetarie, e non è difficile capire perché: melodie immediate ma non banali, che restano senza sembrare costruite a tavolino.
Nel complesso, After Hours riesce nell’impresa difficile di tenere insieme le due anime di Abel Tesfaye: quella oscura e visionaria del primo periodo, e quella pop ambiziosa degli anni più recenti.

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sensuale sognante

Miglior traccia: Too Late

Hits: Save Your Tears, In Your Eyes, Too Late

100
Tier 1° · Rank 14°
Cover di Channel Orange
22°

Channel Orange (2012)

Frank Ocean

R&B Neo soul Psychedelic Pop

channel ORANGE nasce con una lettera. Prima ancora che il disco uscisse, nel luglio 2012, Frank Ocean pubblicò sul suo Tumblr un testo in cui raccontava che il suo primo amore, a diciannove anni, era stato un uomo — un amore non corrisposto. Fu un gesto che fece storia, paragonato da alcuni all'impatto culturale del coming out di David Bowie nel 1972. E il disco che seguì quella lettera era già lì, pronto a dare forma sonora a tutto.

I temi sono quelli: amore non corrisposto, ossessione, desiderio, sessualità. Ma channel ORANGE non è un disco confessionale nel senso più ovvio — è qualcosa di più sfuggente, come il suo autore. Ocean è uno degli artisti più elusivi degli ultimi vent'anni: dopo questo esordio ha impiegato quattro anni a pubblicare il successivo Blonde, sparendo quasi completamente dalla scena pubblica. Quella tendenza a scomparire si sente già nella musica — non c'è niente di esibito, niente che cerchi di imporsi.

Il suono è avvolgente ma non eccessivo. Le produzioni stanno in sottofondo, quasi in punta di piedi, e lasciano tutta la scena alla voce. Thinkin Bout You è l'esempio perfetto: la base è lì, la percepisci più con il corpo che con le orecchie, mentre le orecchie vanno tutte a Frank. Nel ritornello la voce si alza e quella base rimane sotto, a sostenere senza sovrastare. È un equilibrio difficile da costruire e ancora più difficile da descrivere.

Poi ci sono i momenti in cui il disco si allunga e si fa più complesso: Pyramids, suite di nove minuti, usa la figura di Cleopatra come filo narrativo per confrontare la grandiosità femminile dell'antichità con la sua versione moderna più decadente. È il pezzo più ambizioso, e funziona.

Rispetto al successivo Blonde — più frammentato, più ostico — channel ORANGE è il disco più accessibile dei due, senza che questo significhi più semplice. È un capolavoro moderno, e Thinkin Bout You, Pyramids, Lost e Bad Religion sono il punto di partenza obbligato.

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malinconico sensuale riflessivo

Miglior traccia: Thinkin Bout You

Hits: Thinkin Bout You, Pyramids, Lost

97
Tier 1° · Rank 70°
Cover di Hurry Up Tomorrow
23°

Hurry Up Tomorrow (2025) ✰

The Weeknd

R&B Elettropop Synth Pop

The Weeknd ci ha da sempre abituati a dischi di altissimo livello. E’ un artista che ha da sempre sperimentato diverse sonorità, dall’R&B più puro e emotivo dei suoi primi dischi, fino alle sonorità più synth pop e elettroniche degli ultimi progetti. Con questo disco, che chiude concettualmente la trilogia iniziata con Afterhours e rappresenta probabilmente anche l’ultimo tassello della sua discografia, condensa tutte le migliori versioni di sè, regalandoci un’opera a dir poco monumentale. Le produzioni sono di livello altissimo: synth, tantissimi sample importanti - come si fa non apprezzare un disco che inizia con un campione di Thriller di Michael Jackson! - tanta dinamica e varietà sonora, in un progetto dal sapore cinematografico. Si passa dalle sonorità quasi “denbow” di “Sao Paulo” all’R&B super-atmosferico di “Given Up On Me” - altro brano che inizia con un campione storico di Nina Simone. Vocalmente non gli si può dire nulla: voce angelica, profonda, emotiva. In questo capitolo si sbottona ancora di più, tirando definitivamente le somme sul suo percorso artistico e giocando la partita finale contro i suoi spettri. Poi c’è il tocco di classe finale: l’ultima traccia finisce esattamente come è iniziata la sua discografia, simboleggiando un cerchio che si chiude, un percorse che si compie.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Open Hearts

Hits: Baptized in Fear, Open Hearts

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