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Azzera

14 album trovati

Cover di Honora

Honora (2026)

Flea

Jazz

Da ragazzo, Flea voleva fare il trombettista jazz. Voleva essere Dizzy Gillespie. Poi è diventato il bassista dei Red Hot Chili Peppers, uno dei più iconici del rock, e il jazz è rimasto sullo sfondo per decenni. Honora, uscito a 63 anni, è il ritorno a quella prima passione: un disco jazz dove Flea suona soprattutto la tromba, affiancato da una band di tutto rispetto — il sassofonista e produttore Josh Johnson, il chitarrista Jeff Parker, il batterista Deantoni Parks — e da ospiti come Thom Yorke, Nick Cave e Mauro Refosco.

Il basso c'è, ed è riconoscibile fin da subito, ma non è il centro di gravità del disco: qui è la tromba a guidare, e Flea la usa con una sobrietà che sorprende. A Plea è il manifesto del progetto: una stratificazione crescente che tiene il basso come colonna portante, fino a un'esplosione finale con un discorso e un inno alla pace che sembra uscito da un programma televisivo degli anni '70 — nel senso migliore possibile.

Il disco si muove su un territorio volutamente vario. Frailed deriva verso una fusione trip-hop, percorsa da una corrente elettrica che non lascia mai stare. Willow Weep for Me lavora sull'oscurità — un sintetizzatore Moog che crea un'atmosfera tetra, squarciata a metà da una tromba. Maggot Brain, cover dei Funkadelic, mescola tromba, vibrafono e clarinetti in qualcosa che oscilla tra nostalgia e sogno: bellissima, anche senza sapere da dove viene. Le cover reggono il confronto con gli originali senza cedere nulla: la versione jazz di Thinkin Bout You di Frank Ocean rende onore all'originale pur camminando su un terreno completamente diverso.

Un disco atmosferico, da ascoltare con buone cuffie e senza fretta.

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misterioso spirituale rilassato

Miglior traccia: Frailed

Hits: Frailed, Maggot Brain, Willow Weep for Me

80
Tier 4° · Rank 196°
Cover di Chasing Windows

Chasing Windows (2026)

Nubiyan Twist

Jazz Contemporary Jazz Fusion Afrobeat

I Nubiyan Twist sono un collettivo fondato dal chitarrista Tom Excell attorno a un'idea semplice: la condivisione musicale come motore creativo. Chasing Windows, il loro quinto disco, ne fa la sua forza: è jazz che si apre e si contamina in modo naturale all'afrobeat, al reggae, all'hip-hop e all'elettronica — e lo fa senza che sembri mai una operazione forzata.

Il risultato è un disco eclettico e sempre coinvolgente, che funziona in contesti diversi: dall'accompagnamento strumentale di Threads, traccia intensamente jazzata, al groove più hip-hop di Red Herring con il rapper Bootie Brown — con un'intro arpeggiata che richiama lo spiritual jazz di Alice Coltrane — fino al reggae di Rhythm of You. A rafforzare ulteriormente la dimensione vocale del progetto arriva anche la new entry Eniola Idowu, cantante che porta una componente soul ben integrata nel suono del collettivo.

Se si cerca un disco che sappia essere insieme sofisticato e fisico, questo è il posto giusto.

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spirituale rilassato giocoso

Miglior traccia: Threads

Hits: Red Herring, Rhythim of You, Threads

84
Tier 3° · Rank 172°
Cover di Gospel Music

Gospel Music (2026)

Joel Ross

Jazz

Gospel Music è il quinto progetto ufficiale del vibrafonista americano Joel Ross. Il disco è una rappresentazione sonora della storia biblica e dell’esplorazione della fede.

Si possono identificare due anime ben distinte: una prima parte completamente strumentale, dove il vibrafono di Joel Ross è accompagnato “unicamente” dagli strumenti dei suoi compagni; una seconda parte dove subentrano anche voci e cori, non a dare origine ad una vera composizione “gospel” ma più per rafforzare la narrazione.

E’ un disco piuttosto lungo ma funziona molto bene come accompagnamento e sottofondo, mantenendo sempre un mood abbastanza disteso - specialmente nella seconda parte - senza eccessi.

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rilassato spirituale

Miglior traccia: Protoevangelium

70
Tier 5° · Rank 255°
Cover di Seychelles

Seychelles (1976) ✰

Masayoshi Takanaka

Jazz Fusion City Pop Funk

Seychelles è il disco d'esordio di Masayoshi Takanaka, chitarrista giapponese che con questo lavoro ha contribuito a fondare la scena jazz fusion del suo paese. Un debutto che, rispetto al suo lavoro più celebrato — The Rainbow Goblins, considerato il suo capolavoro — ha un'anima più ibrida e disinvolta.

Il jazz c'è, ma non è sempre il fulcro. Alcune tracce virano decisamente verso il city pop, come Tokyo Reggie, che è a tutti gli effetti una hit del genere: ritmo, groove, immediatezza. Altre invece sorprendono per tutt'altra ragione: Oh! Tengo Suerte ha un'anima quasi sudamericana, qualcosa che non ti aspetti da un musicista giapponese degli anni Settanta, eppure funziona in modo del tutto naturale. È proprio questa leggerezza nell'attraversare i generi senza forzature una delle qualità principali del disco.

A tenere tutto insieme è la chitarra di Takanaka: melodica, pulita, mai eccessivamente virtuosistica. Non cerca di mettersi in mostra — si incastra nella produzione e diventa la linea melodica attorno a cui ruota tutto il resto. È un approccio meno concettuale rispetto a The Rainbow Goblins, pensato più per essere ascoltato liberamente che dall'inizio alla fine.

Il risultato è un disco dal mood rilassato ed estivo, perfetto per ascolti casuali. Accoppiata ideale? Le stradine interne di Asakusa in una giornata soleggiata di primavera, o una spiaggia di Okinawa. Difficile trovare colonna sonora più adatta.

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euforico rilassato

Miglior traccia: Tokyo Reggie

Hits: Tokyo Reggie

94
Tier 2° · Rank 90°
Cover di The Rainbow Goblins

The Rainbow Goblins (1981) ✰

Masayoshi Takanaka

Jazz Fusion Funk Pop

The Rainbow Goblins è il settimo album di Masayoshi Takanaka, pubblicato nel 1981, e ancora oggi il suo lavoro più ambizioso. Non solo musicalmente: ambizioso nel senso più letterale, perché nasce da un progetto che va oltre la musica.

Il disco è ispirato all'omonimo libro illustrato dell'artista italiano Ul de Rico, che racconta la storia di sette goblin capaci di sopravvivere solo rubando i colori degli arcobaleni, e del loro viaggio verso la leggendaria Valle degli Arcobaleni. Takanaka non si limita a trarre ispirazione dalla storia — la mette in scena. Tra una traccia e l'altra compaiono brevi narrazioni in inglese che introducono i diversi atti del racconto, trasformando l'ascolto in qualcosa di teatrale, quasi un'opera per sola musica strumentale. È questo elemento che rende The Rainbow Goblins un'esperienza diversa da qualsiasi altro disco fusion: non è un album da mettere in sottofondo, richiede attenzione, richiede di essere seguito.

Musicalmente, il disco fonde jazz, funk e rock progressivo con una complessità armonica e arrangiamenti orchestrali che richiamano certa sensibilità prog inglese — strutture elaborate, passaggi che cambiano registro e densità, un senso del dramma costruito nota per nota. L'impronta giapponese rimane però riconoscibile, soprattutto nella modalità narrativa e in una certa eleganza formale che non scade mai nel virtuosismo fine a sé stesso.

Chi conosce già Seychelles troverà un Takanaka molto diverso: là il mood era immediato, pop nell'approccio, pensato per ascolti disinvolti. Qui tutto è più impegnativo, più costruito, più denso. Sono due facce dello stesso artista — e conoscerle entrambe è il modo migliore per capire davvero quanto fosse capace di muoversi.

Un ascolto consigliato a chiunque voglia approfondire Takanaka, ma anche a chi cerca nella fusion qualcosa che vada oltre il groove e abbia il coraggio di raccontare una storia.

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sognante trionfante misterioso

Miglior traccia: You Can Never Come to this Place

Hits: You Can Never Come To This Place

93
Tier 2° · Rank 96°
Cover di The Inner Mounting Flame

The Inner Mounting Flame (1971) ✰

The Mahavisnu Orchestra

Jazz Fusion Progressive Rock

The Inner Mounting Flame della Mahavishnu Orchestra è uno degli album fondamentali del fusion e del jazz in generale. Quello che colpisce subito è la chitarra di John McLaughlin: veloce, tecnicamente pulita, ma soprattutto capace di mescolarsi al tessuto jazz senza mai sovrastarlo — non si prende la scena, ci vive dentro. È una fusione rock/jazz più solida e organica rispetto ad altri dischi che giocano su territori simili, come quelli di Masayoshi Takanaka, dove la chitarra tende a farsi protagonista assoluta.

Billy Cobham alla batteria non domina ma è presenza costante e fondamentale, uno degli elementi che tiene tutto in tensione.

È un disco che mette energia senza mai diventare frenetico — il tipo di roba che riesci a goderti seduto sul divano con un whiskey in mano. Compatto, ben costruito, difficile da smettere di ascoltare.

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misterioso spirituale aggressivo

Miglior traccia: The Noonward Race

Hits: 0.5

100
Tier 1° · Rank 49°
Cover di Heavy Weather

Heavy Weather (1977) ✰

Weather Report

Jazz Fusion

Heavy Weather è il disco più celebre dei Weather Report e uno dei punti di riferimento assoluti della fusion jazz — il lavoro che nel 1977 consacrò definitivamente Joe Zawinul, Wayne Shorter e un giovane Jaco Pastorius. Basta Birdland, la traccia di apertura, per capire perché: un hit strumentale di sei minuti, cosa quasi impossibile per il mercato dell'epoca, costruito su un basso cantabile e ottoni sintetizzati che rimangono in testa.

Il disco unisce jazz, funk ed elettronica in composizioni stratificate e ricchissime di dettagli, tenute insieme da arrangiamenti estremamente controllati. Pastorius è chiaramente il protagonista — Teen Town, dove suona anche la batteria, è la sua carta d'identità — ma non è un disco che si mette in mostra: è levigato, preciso, pensato per scorrere. E scorre benissimo.

Il problema, almeno per chi si avvicina a questo genere cercando contrasti e momenti di rottura, è proprio questo: Heavy Weather è quasi troppo rifinito per sorprendere. Non ha quella tensione tra mondi sonori diversi che rende certi dischi fusion — penso al jazz di Takanaka, dove il city pop e la chitarra melodica creano frizioni interessanti — capaci di tenerti sveglio. È significativo che lo stesso Zawinul abbia dichiarato di preferire altri suoi lavori, come Black Market: come se il successo commerciale fosse arrivato proprio nel momento in cui la band aveva smussato i propri angoli più scomodi.

Un grande disco, senza dubbio. Ma forse più adatto a chi cerca perfezione che a chi cerca sorprese.

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euforico riflessivo sognante

Miglior traccia: Palladium

Hits: Birdland

86
Tier 3° · Rank 157°
Cover di A Love Supreme

A Love Supreme (1965) ✰

John Coltrane

Jazz Spiritual Jazz

A Love Supreme di John Coltrane è uscito nel 1965 per Impulse! Records ed è stato registrato in un'unica sessione il 9 dicembre 1964 al Van Gelder Studio, con il celebre quartetto completato da McCoy Tyner, Jimmy Garrison ed Elvin Jones.

È una suite in quattro movimenti che rappresenta uno dei vertici del jazz spirituale: un disco intenso, modale, a tratti ascetico, concepito da Coltrane come un atto di gratitudine e come una vera e propria preghiera in musica. Le sonorità alternano slancio improvvisativo, tensione ritmica e momenti di profonda meditazione, tracciando un percorso coerente e carico di significato.

Un disco che va ascoltato almeno una volta nella vita, al di là dei propri gusti personali.

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spirituale riflessivo trionfante

Miglior traccia: Resolution

100
Tier 1° · Rank 47°
Cover di Avalon

Avalon (2025)

Seraphine Noir

Jazz Electronic

Avalon è un disco particolarissimo: jazz/fusion sperimentale a vocazione elettronica. Diciotto minuti di flusso musicale ininterrotto, in cui le sonorità jazz si intrecciano con una produzione profondamente elettronica - evidente tanto nelle texture sintetiche quanto nel trattamento dei bassi, densi e profondi. Un progetto da ascoltare per chi vuole esplorare le derive più sperimentali della musica contemporanea.

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spirituale misterioso

Miglior traccia: Iman

95
Tier 2° · Rank 85°
Cover di The Epic
10°

The Epic (2015) ✰

Kamasi Washington

Jazz Spiritual Jazz Avant Jazz

Nel 2015 Kamasi Washington appare su To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar e il mondo fuori dal jazz inizia a fare il suo nome. Pochi mesi dopo esce The Epic — quasi tre ore di spiritual jazz distribuite in tre volumi — e diventa immediatamente chiaro che non si trattava di un semplice session man in attesa di un'occasione: era un gigante che aspettava il momento giusto.

Il disco è una costruzione collettiva di altissimo livello. Intorno al sax tenore di Washington c'è una formazione imponente — doppia batteria, doppio basso con Thundercat tra gli altri, fiati, archi, piano — e quella doppia batteria in particolare si sente: dà alla musica una densità fisica, quasi un peso corporeo, che non è solo jazz ma qualcosa di più antico e rituale. Le parti vocali, affidate principalmente a Patrice Quinn, compaiono con parsimonia ma sempre al punto giusto — voci che sembrano uscire da una chiesa, non da uno studio di registrazione.

The Rhythm Changes, che chiude il primo volume, è forse il momento più toccante del disco: la voce di Quinn suona come una coperta calda che ti avvolge, insieme al piano e alla produzione. È il tipo di brano che non ti aspetti in un disco di quasi tre ore, eppure è esattamente quello di cui hai bisogno quando arriva.

Quasi tre ore senza un momento sottotono — impresa rara, per chiunque. The Epic è uno di quei dischi che fanno sembrare il jazz non solo una tradizione da rispettare, ma qualcosa di vivo e necessario.

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trionfante spirituale

Miglior traccia: The Rhythm Change

Hits: The Rhythm Change, Re Run

90
Tier 2° · Rank 128°
Cover di Black Radio
11°

Black Radio (2012) ✰

Robert Glasper Experiment

Jazz R&B Soul

Black Radio è un disco che ammetto di aver ascoltato poco, e probabilmente non gli ho reso giustizia. È il progetto del pianista jazz Robert Glasper con la sua band elettrica, il Robert Glasper Experiment: un lavoro che invita un roster di ospiti dalla scena R&B, soul e hip-hop — Erykah Badu, Yasiin Bey, Lupe Fiasco, tra gli altri — a cantare e rappare su produzioni che mescolano jazz, neo-soul e hip-hop. Ha vinto il Grammy come Best R&B Album nel 2013, ed è considerato uno dei dischi che ha aperto una strada nuova per il jazz contemporaneo.

Il suono è raffinato, le tracce scivolano leggere — e devo ammettere che l'ho vissuto soprattutto come musica da sottofondo. Potrebbe essere un mio limite d'ascolto più che un difetto del disco. Però è anche vero che certi album funzionano proprio così, e non è necessariamente una colpa.

Ci sono però momenti che bucano anche l'ascolto distratto. La title track Black Radio con Yasiin Bey è uno di questi: il suo flow è qualcosa di preciso e magnetico, difficile da ignorare. E poi c'è la cover di Smells Like Teen Spirit: qualcosa di quasi irriconoscibile, etereo, come se fosse arrivata da un altro pianeta. Vale da sola l'ascolto.

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sensuale riflessivo

Miglior traccia: Black Radio

88
Tier 3° · Rank 145°
Cover di Flowers Are Blooming In Antarctica
12°

Flowers Are Blooming In Antarctica (2025)

Laura Agnusdei

Jazz Contemporary Jazz

Flowers Are Blooming In Antarctica è un album della compositrice e sassofonista italiana Laura Agnusdei. Il titolo — paradossale quanto evocativo — rispecchia perfettamente quello che c'è dentro: uno dei progetti musicalmente più stranianti che si possano incontrare. Un disco concepito come meditazione sul rapporto tra l'uomo e il pianeta, sulla fascinazione per le forme di vita non umane e sui conflitti ecologici in corso, tradotti in musica con una libertà inventiva rara.

Nella prima parte sembra di essere catapultati in un mondo alieno — una foresta abitata da creature indefinibili, in cui il sax viene usato quasi a riprodurne i versi e i movimenti. L'opener Ittiolalia introduce subito un motivo che torna più volte nel disco, ibridando vocalizzazione animale e umana, con risultati tanto disorientanti quanto affascinanti.

Con Oasi Bar si torna bruscamente nel nostro mondo: un bar mediorientale, un'atmosfera tesa, qualcosa che sembra sul punto di esplodere. Il contrasto è netto e funziona benissimo.

L'album mescola jazz spirituale ed elettronica con una coerenza sorprendente. Molto interessante.

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euforico

Miglior traccia: P.P.R.N

Hits: P.P.R.N.

90
Tier 2° · Rank 129°
Cover di Journey in Satchidananda
13°

Journey in Satchidananda (1971) ✰

Alice Coltrane

Jazz

Journey in Satchidananda di Alice Coltrane, pubblicato nel 1971, è uno degli album più visionari della storia del jazz. Lontano da qualsiasi struttura tradizionale, fonde spiritual jazz, influenze indiane e sonorità meditative in un'esperienza che cresce progressivamente, elemento per elemento, fino a diventare qualcosa di difficile da descrivere a parole.

Non esplode mai — si costruisce, strato dopo strato, con una pazienza e una precisione che hanno qualcosa di rituale. L'arpa di Alice e il sax di Pharoah Sanders non si contendono mai la scena: si rafforzano a vicenda, si cercano, si trovano — il sax guida, l'arpa culla, e il flusso sonoro che ne emerge sembra sospeso fuori dal tempo.

Un disco che non si ascolta soltanto, si vive. Uno dei vertici assoluti del jazz.

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spirituale ipnotico sognante

Miglior traccia: Shiva-Loka

Hits: Shiva-Lola, Journey in Satchidananda

100
Tier 1° · Rank 35°
Cover di Kind Of Blue
14°

Kind Of Blue (1959) ✰

Miles Davis

Jazz

Kind of Blue è un capolavoro assoluto del jazz e uno degli album più influenti nella storia della musica. Pubblicato nel 1959, vede Miles Davis guidare un ensemble straordinario — con John Coltrane, Bill Evans e Cannonball Adderley — in un viaggio sonoro elegante e senza tempo. È il disco che ha definito il modal jazz, abbandonando le strutture armoniche complesse del bebop in favore di un approccio più libero, atmosferico e contemplativo. Ogni brano, da "So What" a "Blue in Green", è un piccolo universo di equilibrio e improvvisazione.

Un disco che trasmette calma, malinconia e purezza: da ascoltare almeno una volta nella vita, anche per chi non mastica il jazz.

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rilassato riflessivo

Miglior traccia: Blue In Green

Hits: Blue in Green

100
Tier 1° · Rank 45°