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Azzera

10 album trovati

Cover di Lost Weekend
1°

Lost Weekend (2026)

Phoebe Bridgers

Folk Indie Rock Folktronica

Ok, qualcuno si indignerà a leggere questa recensione e il voto, visto che per la critica siamo quasi di fronte all'AOTY. Ma andiamo con calma. Lo ammettiamo subito: questo è il primo disco di Phoebe che ascoltiamo, quindi partiamo senza riferimenti diretti al resto della sua discografia. È il suo ritorno solista dopo sei anni di assenza, e quell'assenza si sente tutta dentro i testi: un disco intimo, autobiografico, che affronta la perdita del padre, la disillusione nelle relazioni, la nascita di un nuovo amore. Uno spazio intimo e per certi versi "domestico". Confessioni che sembrano nate in una cameretta, ma che la produzione si prende cura di espandere.

Ed è forse proprio qui che il disco ci convince meno. Ci sono brani interessanti sul piano musicale, come la title track o Liberty Tree, dove la componente pop-folk e folk rock devia su territori più elettronici, con certi filtri sulla voce che danno un tocco vintage e tengono l'estetica coerente. Ma quella coerenza si paga con qualcosa: mancano melodie che restano davvero in testa, e le parti più atmosferiche/elettroniche, per quanto curate, non ti restano addosso una volta finito l'ascolto. Lost Boys, dal canto suo, torna su canoni più tradizionali del folk e abbassa un po' la media da sola: non tanto per lo stacco stilistico, quanto perché il brano in sé gira un po' a vuoto.

È un disco valido, la cui forza si esaurisce però un po' con gli ascolti: una volta assimilata la potenza emotiva del racconto, quello che resta sul piano prettamente musicale è più debole. Quindi bel disco, ascoltalo se stavi cercando un folk americano moderno e ben prodotto, ma quest'anno, in questo stesso ambito, a colpirci di più è stato il ritorno di Mitski, che pesca dalle stesse tematiche intime ma vira più deciso verso il rock.

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malinconico riflessivo
14 set 2026
74
Tier 5° · Rank 349°
Cover di Creuza de ma
2°

Creuza de ma (1984) ✰

Fabrizio De André

Folk World Music Cantautorato

Crêuza de mä è un disco che inizia già con una scommessa: De André decide di cantare tutto in genovese stretto, una lingua che non capisce quasi nessuno fuori dal capoluogo ligure. Ci riesce, insieme a Mauro Pagani — ex PFM, musicista e ricercatore instancabile di sonorità mediterranee — costruendo un concept album sul Mediterraneo come crocevia di storie e popoli: marinai, prostitute, esattori delle tasse, capitani di ventura — la gente del porto, quella che non finisce mai nei libri di storia. Il dialetto non è un limite: si fa suono, si fa musica, si dissolve negli arrangiamenti etnici di Pagani fino a diventare quasi una lingua ancestrale.

Ogni canzone ha una sua identità precisa. La title track apre con un'atmosfera dimessa e marina, quasi una nenia da osteria di porto. Jamin-a vira verso sonorità arabe più dense, con l'oud in primo piano. Poi arriva Sidún — e cambia tutto: comincia con applausi in sottofondo, come se si alzasse il sipario su un documentario di guerra. È il brano più cinematografico del disco, ambientato durante il conflitto in Libano del 1982, e ha una pesantezza emotiva che rimane addosso.

Non è un disco facile, ma è più accessibile di altri lavori concettuali di De André — più di La Buona Novella, per intenderci. Musicalmente è piacevole anche al primo ascolto, ma è col tempo che rivela la sua profondità. Un capolavoro che suona ancora fresco oggi come allora.

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malinconico misterioso riflessivo
11 gen 2026
91
Tier 2° · Rank 116°
Cover di Amuri Luci
3°

Amuri Luci (2025)

Carmen Consoli

Folk

Con Amuri Luci, Carmen Consoli si toglie ogni alibi di mercato e abbraccia in pieno le sue radici: un disco interamente in dialetto siciliano, primo capitolo di una trilogia che nei prossimi lavori toccherà anche il rock e il cantautorato. Qui però si parte dalla lingua della terra, contaminata addirittura da incursioni in greco antico, latino e arabo - scelte che danno al disco un respiro arcaico, quasi rituale.

Il suono è curato, elegante, attraversato da un senso di tradizione che non scade mai nel folklore di maniera. Non a caso la title track, che apre il disco, è dedicata a Giovanni Impastato: non è un dettaglio buttato lì, è la chiave con cui leggere tutto il resto, un disco che usa il dialetto come strumento di memoria e non come vezzo identitario.

Resta un disco che non si fa apprezzare al primo ascolto, soprattutto per chi non capisce la lingua. Non è melodicamente immediato, non è fatto per piacere a tutti. Ma è proprio qui che sta il punto - la difficoltà non è un limite, è il prezzo da pagare per un'operazione che non cerca scorciatoie. Un buon "esperimento" folk, nel senso più nobile del termine. Rischioso, sincero, e fatto apposta per chi ha voglia di starci dentro.

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29 ott 2025
62
Tier 6° · Rank 434°
Cover di Surtùm
4°

Surtùm (2025)

Massimo Silverio

Folk Art Rock

Massimo Silverio, musicista friulano classe 1992, prosegue con Surtum il suo percorso tra folk sperimentale e introspezione. Cantato in lingua carnica, il disco costruisce paesaggi sonori sospesi tra natura e spiritualità, dove archi, elettronica e silenzi si fondono in un’atmosfera lenta, quasi rituale.

È un album che richiede attenzione: molto curato, coerente e con un’identità forte. Allo stesso tempo, però, non è il classico disco che viene spontaneo riascoltare spesso. Mancano veri picchi emotivi e il ritmo costantemente rarefatto lo rende più adatto come esperienza contemplativa che come ascolto “da replay”.

Nel complesso, un lavoro solido, che può colpire soprattutto chi apprezza il folk più atmosferico e meditativo.

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misterioso angosciante
25 ott 2025
80
Tier 4° · Rank 288°
Cover di Willoughby Tucker, I’ll Always Love You
5°

Willoughby Tucker, I’ll Always Love You (2025)

Ethel Cain

Folk Americana Slowcore

Willoughby Tucker, I’ll Always Love You è il secondo progetto ufficiale della cantautrice americana Ethel Cain. Il titolo è già di per sé fortemente evocativo: il disco si configura come un prequel di Preacher’s Daughter e ruota attorno al primo amore liceale di Ethel, Willoughby.

Nonostante il tema possa far pensare a un racconto autobiografico adolescenziale, il progetto è tutt’altro che acerbo: è un lavoro maturo, intenso ed estremamente curato nei dettagli. Le lunghe sezioni strumentali, che si muovono tra folk, slowcore e indie pop, contribuiscono a creare un’atmosfera cinematografica, capace di evocare paesaggi desertici e cieli grigi del Nebraska, mentre la voce eterea di Ethel Cain avvolge l’ascoltatore, trascinandolo in un’esperienza emotiva profonda.

È uno di quei dischi che danno il meglio se affrontati come un’opera unica, da ascoltare dall’inizio alla fine: oltre un’ora di musica che richiede attenzione, ma che ripaga pienamente il tempo che le si dedica.

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malinconico sognante
15 set 2025
90
Tier 2° · Rank 142°
Cover di DIE
6°

DIE (2015) ✰

iosonouncane

Folk Folktronica

DIE di Iosonouncane — nome d'arte di Iacopo Incani, sardo di Buggerru — è un'opera teatrale riportata in musica. Sei brani che scorrono l'uno nell'altro senza soluzione di continuità, sei atti di un concept marino: da una parte un uomo in mezzo alla burrasca, dall'altra la donna che lo attende a terra. Due voci, due prospettive, un'unica storia.

Dire che è un disco folk con l'elettronica è vero ma riduttivo — è anche noise, free-jazz, psichedelia, tradizione sarda rimescolata e decostruita. Quello che tiene tutto insieme è il modo in cui la voce di Incani e i cori non stanno sopra la musica: ci sono dentro, sono parte della produzione stessa, tessuto sonoro quanto gli strumenti. L'accostamento che viene fatto più spesso è con Anima Latina di Battisti — stesso modo di seppellire la voce nelle trame del suono, stesso rifiuto di qualsiasi facilità.

Buio è forse il momento più rivelatore del disco: una produzione quasi ipnotica nella sua ripetitività, e a un certo punto ti sembra di sentire davvero la sirena di una nave — non come effetto decorativo, ma come qualcosa che emerge naturalmente da quel tessuto sonoro. Il brano si chiama Buio ma è accecante nella sua luminosità, quasi abbagliante. È il tipo di contraddizione che solo la musica sa tenere insieme.

L'idea originale di Incani era di portare il disco in teatro prima ancora di pubblicarlo — e si sente. DIE non è un ascolto, è un'esperienza. Capolavoro.

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misterioso angosciante spirituale
3 set 2025
100
Tier 1° · Rank 26°
Cover di Ovunque Proteggi
7°

Ovunque Proteggi (2006) ✰

Vinicio Capossela

Folk

Ovunque Proteggi esce nel 2006 e si aggiudica la Targa Tenco come Miglior Album dell'anno. Con questo disco Capossela costruisce qualcosa che è più un'opera teatrale che un album nel senso tradizionale: le canzoni sono spesso recitate più che cantate, il linguaggio è allegorico, metaforico, a tratti diabolico — un immaginario visionario e biblico che non concede facilità d'accesso.

Non è un disco per tutti gli ascolti e non è un disco che si lascia capire in fretta. Ma la sua complessità è chiaramente una scelta, non un difetto.

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spirituale misterioso
9 lug 2025
81
Tier 4° · Rank 284°
Cover di Sable, fABLE
8°

Sable, fABLE (2025)

Bon Iver

Folk Contemporary R&B Soul

Bon Iver non ha bisogno di presentazioni: è uno dei nomi più importanti dell'indie folk americano, e questo è il suo quinto disco. SABLE, fABLE è diviso, fisicamente e musicalmente, in due metà. La prima, Sable, era già uscita lo scorso anno come EP a parte e qui torna a fare da prologo: minimale, quasi acustica, intima. La seconda, fable, prende quel materiale e lo apre verso sonorità più rifinite, pop, R&B contemporaneo.

È nella prima parte che il disco convince davvero. Sable suona sincera, sentita, ed è lì che si concentra l'attenzione. fable, al contrario, non ha gli stessi picchi: la produzione è più curata, ma proprio per questo perde tensione. È come se il disco, una volta lasciata la stanza spoglia di Sable, si sentisse troppo sicuro di sé.

Questo contrasto netto tra le due metà rischia di far sembrare il progetto più frammentato che coeso: un'unione forse forzata, due dischi cuciti insieme più che un disco unico.

Se il folk è il tuo genere, probabilmente SABLE, fABLE lo conosci già, e potresti avere un'opinione diversa dalla nostra. Resta comunque un ascolto che vale la pena fare, anche solo per capire in che direzione sta andando il folk americano oggi.

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trionfante malinconico spirituale
22 giu 2025
50
Tier 7° · Rank 493°
Cover di FURÈSTA
9°

FURÈSTA (2025)

La Niña

Folk Canzone Napoletana World Music

Basta un ascolto per capire che Furèsta sarà uno dei dischi italiani più interessanti del 2025. La Niña prende una direzione diversa rispetto al passato: abbandona le sonorità elettroniche dei lavori precedenti e si avvicina alla musica barocca e alla tradizione mediterranea, un cambio di rotta netto che si sente fin dai primi ascolti. In questo disco troviamo una commistione ben riuscita di balli popolari, folk e canzone napoletana, ma grazie alla sua voce, alle linee melodiche e alla costruzione dei ritornelli riesce comunque a mantenere un approccio molto pop nell'essenza.

A dimostrarlo c'è Guapparìa, probabilmente il brano del disco più esplicito nella denuncia della malavita del sud: è qui che il lato impegnato della scrittura di La Niña si fa più diretto. Diverso il caso di Figlia d'a tempesta, presentata anche in una versione corale all'Auditorium Novecento, che mostra un'altra faccia del disco. Il tutto è accompagnato da testi impegnati, che spaziano dalla denuncia della malavita fino a temi di empowerment femminile.

Sul lato musicale è stato fatto un lavoro magistrale: il suono del disco ti porta in una dimensione quasi ancestrale e spirituale, dove nacchere pugliese si fondono ad atmosfere medio-orientali.

Una scrittura che le ha fatto vincere la Targa Tenco 2025 come Miglior album in dialetto. Nel complesso, uno degli album italiani più rilevanti dell'anno, che consigliamo di recuperare a prescindere dalle preferenze di genere.

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euforico spirituale
30 mag 2025
85
Tier 3° · Rank 223°
Cover di La Buona Novella
10°

La Buona Novella (1970) ✰

Fabrizio De André

Folk

La Buona Novella è il quarto album di Fabrizio De André. Chi mi conosce sa che De André non è tra i miei cantautori preferiti e difficilmente rientra nei miei ascolti. Non è un disco semplice da digerire — e non solo per i contenuti.

È un concept album che racconta la storia di Gesù attraverso i personaggi a lui vicini, in primis Maria e Giuseppe, attingendo non dai Vangeli canonici ma da quelli Apocrifi, testi scritti sulla figura di Cristo ed esclusi dalla Bibbia perché considerati falsi. L'intenzione di De André è chiaramente allegorica: Gesù di Nazareth come simbolo di rivoluzione, il primo grande rivoluzionario della storia, raccontato in piena contestazione studentesca — il disco esce nel '69. La cosa più interessante è la scelta di dare voce ai personaggi secondari, quelli che la Bibbia lascia ai margini, quasi a sottolineare il peso che le persone comuni possono avere nella vita sociale e politica.

Musicalmente però il disco è barocco, denso di sonorità che rimandano al mondo ecclesiastico — alcuni brani come Laudate Dominum e Laudate Hominem sembrano veri e propri cantici — e per chi non è già dentro l'universo di De André può risultare pesante da seguire.

Va ascoltato almeno una volta per capire l'idea che ci sta dietro, ma difficilmente diventa un disco a cui si torna spesso.

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spirituale riflessivo
30 mag 2025
81
Tier 4° · Rank 283°