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Azzera

10 album trovati

Cover di Creuza de ma

Creuza de ma (1984) ✰

Fabrizio De André

Folk World Music Cantautorato

Crêuza de mä è un disco che inizia già con una scommessa: De André decide di cantare tutto in genovese stretto, una lingua che non capisce quasi nessuno fuori dal capoluogo ligure. Ci riesce, insieme a Mauro Pagani — ex PFM, musicista e ricercatore instancabile di sonorità mediterranee — costruendo un concept album sul Mediterraneo come crocevia di storie e popoli: marinai, prostitute, esattori delle tasse, capitani di ventura — la gente del porto, quella che non finisce mai nei libri di storia. Il dialetto non è un limite: si fa suono, si fa musica, si dissolve negli arrangiamenti etnici di Pagani fino a diventare quasi una lingua ancestrale.

Ogni canzone ha una sua identità precisa. La title track apre con un'atmosfera dimessa e marina, quasi una nenia da osteria di porto. Jamin-a vira verso sonorità arabe più dense, con l'oud in primo piano. Poi arriva Sidún — e cambia tutto: comincia con applausi in sottofondo, come se si alzasse il sipario su un documentario di guerra. È il brano più cinematografico del disco, ambientato durante il conflitto in Libano del 1982, e ha una pesantezza emotiva che rimane addosso.

Non è un disco facile, ma è più accessibile di altri lavori concettuali di De André — più di La Buona Novella, per intenderci. Musicalmente è piacevole anche al primo ascolto, ma è col tempo che rivela la sua profondità. Un capolavoro che suona ancora fresco oggi come allora.

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malinconico misterioso riflessivo

Miglior traccia: Creuza de ma

Hits: Creuza de ma

95
Tier 1° · Rank 84°
Cover di Amuri Luci

Amuri Luci (2025)

Carmen Consoli

Folk

Con Amuri Luci, Carmen Consoli si toglie ogni alibi di mercato e abbraccia in pieno le sue radici: un disco interamente in dialetto siciliano, primo capitolo di una trilogia che nei prossimi lavori toccherà anche il rock e il cantautorato. Qui però si parte dalla lingua della terra, contaminata addirittura da incursioni in greco antico, latino e arabo - scelte che danno al disco un respiro arcaico, quasi rituale.

Il suono è curato, elegante, attraversato da un senso di tradizione che non scade mai nel folklore di maniera. Non a caso la title track, che apre il disco, è dedicata a Giovanni Impastato: non è un dettaglio buttato lì, è la chiave con cui leggere tutto il resto, un disco che usa il dialetto come strumento di memoria e non come vezzo identitario.

Resta un disco che non si fa apprezzare al primo ascolto, soprattutto per chi non capisce la lingua. Non è melodicamente immediato, non è fatto per piacere a tutti. Ma è proprio qui che sta il punto - la difficoltà non è un limite, è il prezzo da pagare per un'operazione che non cerca scorciatoie. Un buon "esperimento" folk, nel senso più nobile del termine. Rischioso, sincero, e fatto apposta per chi ha voglia di starci dentro.

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Miglior traccia: Amuri Luci

62
Tier 6° · Rank 366°
Cover di Surtùm

Surtùm (2025)

Massimo Silverio

Folk Art Rock

Massimo Silverio, musicista friulano classe 1992, prosegue con Surtum il suo percorso tra folk sperimentale e introspezione.

Cantato in lingua carnica, il disco costruisce paesaggi sonori sospesi tra natura e spiritualità, dove archi, elettronica e silenzi si fondono in un’atmosfera lenta, quasi rituale.

È un album che richiede attenzione: molto curato, coerente e con un’identità forte. Allo stesso tempo, però, non è il classico disco che viene spontaneo riascoltare spesso. Mancano veri picchi emotivi e il ritmo costantemente rarefatto lo rende più adatto come esperienza contemplativa che come ascolto “da replay”.

Nel complesso, un lavoro solido, che può colpire soprattutto chi apprezza il folk più atmosferico e meditativo.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Sorgjâl

Hits: Sorgjâl

75
Tier 4° · Rank 279°
Cover di Willoughby Tucker, I’ll Always Love You

Willoughby Tucker, I’ll Always Love You (2025)

Ethel Cain

Folk Americana Slowcore

Willoughby Tucker, I’ll Always Love You è il secondo progetto ufficiale della cantautrice americana Ethel Cain.

Il titolo è già di per sé fortemente evocativo: il disco si configura come un prequel di Preacher’s Daughter e ruota attorno al primo amore liceale di Ethel, Willoughby.

Nonostante il tema possa far pensare a un racconto autobiografico adolescenziale, il progetto è tutt’altro che acerbo: è un lavoro maturo, intenso ed estremamente curato nei dettagli.

Le lunghe sezioni strumentali, che si muovono tra folk, slowcore e indie pop, contribuiscono a creare un’atmosfera cinematografica, capace di evocare paesaggi desertici e cieli grigi del Nebraska, mentre la voce eterea di Ethel Cain avvolge l’ascoltatore, trascinandolo in un’esperienza emotiva profonda.

È uno di quei dischi che danno il meglio se affrontati come un’opera unica, da ascoltare dall’inizio alla fine: oltre un’ora di musica che richiede attenzione, ma che ripaga pienamente il tempo che le si dedica.

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malinconico sognante

Miglior traccia: Nettles

85
Tier 3° · Rank 207°
Cover di DIE

DIE (2015) ✰

iosonouncane

Folk Folktronica

DIE di Iosonouncane — nome d'arte di Iacopo Incani, sardo di Buggerru — è un'opera teatrale riportata in musica. Sei brani che scorrono l'uno nell'altro senza soluzione di continuità, sei atti di un concept marino: da una parte un uomo in mezzo alla burrasca, dall'altra la donna che lo attende a terra. Due voci, due prospettive, un'unica storia.

Dire che è un disco folk con l'elettronica è vero ma riduttivo — è anche noise, free-jazz, psichedelia, tradizione sarda rimescolata e decostruita. Quello che tiene tutto insieme è il modo in cui la voce di Incani e i cori non stanno sopra la musica: ci sono dentro, sono parte della produzione stessa, tessuto sonoro quanto gli strumenti. L'accostamento che viene fatto più spesso è con Anima Latina di Battisti — stesso modo di seppellire la voce nelle trame del suono, stesso rifiuto di qualsiasi facilità.

Buio è forse il momento più rivelatore del disco: una produzione quasi ipnotica nella sua ripetitività, e a un certo punto ti sembra di sentire davvero la sirena di una nave — non come effetto decorativo, ma come qualcosa che emerge naturalmente da quel tessuto sonoro. Il brano si chiama Buio ma è accecante nella sua luminosità, quasi abbagliante. È il tipo di contraddizione che solo la musica sa tenere insieme.

L'idea originale di Incani era di portare il disco in teatro prima ancora di pubblicarlo — e si sente. DIE non è un ascolto, è un'esperienza. Capolavoro.

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misterioso angosciante spirituale

Miglior traccia: Buio

Hits: Buio, Carne, Paesaggio

100
Tier 1° · Rank 16°
Cover di Libertà negli occhi

Libertà negli occhi (2025)

Niccolò Fabi

Folk Cantautorato

Libertà negli occhi è il tredicesimo disco in studio di Niccolò Fabi. È un lavoro dal mood soft, leggero nel suono ma sorretto da testi tutt’altro che banali, in cui il cantautore riflette, da una prospettiva adulta, sulla ricerca di un senso nel presente, spingendosi anche verso considerazioni dal respiro più universale, come in Acqua che scorre.

A livello sonoro, la linea portante è affidata alla chitarra, ma si percepisce anche una stratificazione di arrangiamenti che, in alcuni brani, contribuisce a creare un’atmosfera quasi “magica”.

Nel complesso è un buon disco, ideale se si vuole ascoltare cantautorato italiano — per di più firmato da uno dei “pezzi grossi” del genere — rivisitato però con una produzione sufficientemente moderna.

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sognante riflessivo

Miglior traccia: Acqua che scorre

Hits: Acqua che scorre

72
Tier 5° · Rank 301°
Cover di Ovunque Proteggi

Ovunque Proteggi (2006) ✰

Vinicio Capossela

Folk

Ovunque Proteggi esce nel 2006 e si aggiudica la Targa Tenco come Miglior Album dell'anno. Con questo disco Capossela costruisce qualcosa che è più un'opera teatrale che un album nel senso tradizionale: le canzoni sono spesso recitate più che cantate, il linguaggio è allegorico, metaforico, a tratti diabolico — un immaginario visionario e biblico che non concede facilità d'accesso.

Non è un disco per tutti gli ascolti e non è un disco che si lascia capire in fretta. Ma la sua complessità è chiaramente una scelta, non un difetto.

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spirituale misterioso

Miglior traccia: Dalla Parte di Spessotto

85
Tier 3° · Rank 212°
Cover di Sable, fABLE

Sable, fABLE (2025)

Bon Iver

Folk Contemporary R&B Soul

Bon Iver non ha bisogno di presentazioni: è uno dei nomi più importanti dell'indie folk americano, e questo è il suo quinto disco. SABLE, fABLE è diviso, fisicamente e musicalmente, in due metà. La prima, Sable, era già uscita lo scorso anno come EP a parte e qui torna a fare da prologo: minimale, quasi acustica, intima. La seconda, fable, prende quel materiale e lo apre verso sonorità più rifinite, pop, R&B contemporaneo.

È nella prima parte che il disco convince davvero. Sable suona sincera, sentita, ed è lì che si concentra l'attenzione. fable, al contrario, non ha gli stessi picchi: la produzione è più curata, ma proprio per questo perde tensione. È come se il disco, una volta lasciata la stanza spoglia di Sable, si sentisse troppo sicuro di sé.

Questo contrasto netto tra le due metà rischia di far sembrare il progetto più frammentato che coeso: un'unione forse forzata, due dischi cuciti insieme più che un disco unico.

Se il folk è il tuo genere, probabilmente SABLE, fABLE lo conosci già, e potresti avere un'opinione diversa dalla nostra. Resta comunque un ascolto che vale la pena fare, anche solo per capire in che direzione sta andando il folk americano oggi.

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trionfante malinconico spirituale

Miglior traccia: SPEYSIDE

50
Tier 7° · Rank 417°
Cover di FURÈSTA

FURÈSTA (2025)

La Niña

Folk Canzone Napoletana

Basta un ascolto per capire che Furèsta sarà uno dei dischi italiani più interessanti del 2025. La Niña prende una direzione diversa rispetto al passato: abbandona le sonorità elettroniche dei lavori precedenti e si avvicina alla musica barocca e alla tradizione mediterranea, un cambio di rotta netto che si sente fin dai primi ascolti. In questo disco troviamo una commistione ben riuscita di balli popolari, folk e canzone napoletana, ma grazie alla sua voce, alle linee melodiche e alla costruzione dei ritornelli riesce comunque a mantenere un approccio molto pop nell'essenza.

A dimostrarlo c'è Guapparìa, probabilmente il brano del disco più esplicito nella denuncia della malavita del sud: è qui che il lato impegnato della scrittura di La Niña si fa più diretto. Diverso il caso di Figlia d'a tempesta, presentata anche in una versione corale all'Auditorium Novecento, che mostra un'altra faccia del disco. Il tutto è accompagnato da testi impegnati, che spaziano dalla denuncia della malavita fino a temi di empowerment femminile.

Una scrittura che le ha fatto vincere la Targa Tenco 2025 come Miglior album in dialetto. Nel complesso, uno degli album italiani più rilevanti dell'anno, che consigliamo di recuperare a prescindere dalle preferenze di genere.

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euforico

Miglior traccia: GUAPPARIA

Hits: FIGL DA TEMPESTA, GUAPPARÌA

84
Tier 4° · Rank 225°
Cover di La Buona Novella
10°

La Buona Novella (1970) ✰

Fabrizio De André

Folk

La Buona Novella è il quarto album di Fabrizio De André. Chi mi conosce sa che De André non è tra i miei cantautori preferiti e difficilmente rientra nei miei ascolti. Non è un disco semplice da digerire — e non solo per i contenuti.

È un concept album che racconta la storia di Gesù attraverso i personaggi a lui vicini, in primis Maria e Giuseppe, attingendo non dai Vangeli canonici ma da quelli Apocrifi, testi scritti sulla figura di Cristo ed esclusi dalla Bibbia perché considerati falsi. L'intenzione di De André è chiaramente allegorica: Gesù di Nazareth come simbolo di rivoluzione, il primo grande rivoluzionario della storia, raccontato in piena contestazione studentesca — il disco esce nel '69. La cosa più interessante è la scelta di dare voce ai personaggi secondari, quelli che la Bibbia lascia ai margini, quasi a sottolineare il peso che le persone comuni possono avere nella vita sociale e politica.

Musicalmente però il disco è barocco, denso di sonorità che rimandano al mondo ecclesiastico — alcuni brani come Laudate Dominum e Laudate Hominem sembrano veri e propri cantici — e per chi non è già dentro l'universo di De André può risultare pesante da seguire.

Va ascoltato almeno una volta per capire l'idea che ci sta dietro, ma difficilmente diventa un disco a cui si torna spesso.

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spirituale riflessivo

Miglior traccia: L’Infanzia di Maria

83
Tier 4° · Rank 230°