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Azzera

157 album trovati

Cover di Fenomeno
151°

Fenomeno (2017) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

C'è un momento, verso la fine di Fenomeno, in cui Fabri Fibra smette di fare il rapper e diventa semplicemente un uomo che regola i conti con la propria famiglia. Tutto il disco esiste per renderti impreparato a quel momento.

Fenomeno è il miglior disco di Fibra dell'era post-Tradimento, e uno dei migliori album rap italiani degli anni Dieci. Non per nostalgia, non per tifo: perché è un disco costruito con una logica narrativa che pochi rapper italiani hanno mai avuto il coraggio — o la lucidità — di tentare.

Parte con una domanda scomoda, quella che probabilmente Fabrizio Tarducci si faceva da anni: “ha ancora senso rappare a quarant'anni? In Italia il rap è roba da ragazzini”, lo dice lui stesso nell'intro, senza filtri. E invece di schivare la domanda, decide di farne il fulcro di tutto. La risposta non arriva subito. Arriva per accumulo, brano dopo brano, come una confessione che si costruisce a rate.

La prima parte del disco è apparentemente leggera: l'ego-trip di Red Carpet, la title track ballabile e ironica, la produzione magistrale di Bassi Maestro su Money for Dope, gli affreschi sull'Italia dei social in Equilibrio. In mezzo c'è Stavo Pensando a Te — sulla carta una hit radiofonica, nella realtà una delle cose più malinconiche che Fibra abbia mai scritto. La solitudine, la mancanza di qualcosa che non si riesce nemmeno a nominare. Non è un tema da classifica. Eppure è diventata una canzone immortale.

Da Invece No in poi il disco cambia pelle. Il flow si fa più lento, scandito, come se ogni parola pesasse. Le produzioni diventano minimali, ovattate — synth sospesi, basi scarne, un'atmosfera quasi vaporosa che avvolge invece di aggredire. Le Vacanze usa il concetto di vacanza ad agosto come allegoria dell'adolescenza e di tutto quello che ti porti dietro: Con i grandi non mi ci vedevo, poi crescendo lo senti il veleno. Alle favole io non ci credo. Perché il male esiste davvero. Versi di una semplicità disarmante, messi esattamente al punto giusto — e che fanno più effetto di qualsiasi incastro tecnico.

Poi arrivano Nessun Aiuto e Ringrazio. Il fratello Nesli. La madre. Fibra si smonta pezzo per pezzo, senza rete, in pubblico. È il climax verso cui tutto il disco stava costruendo, la risposta alla domanda dell'intro: il senso di rappare a quarant'anni è arrivare abbastanza lontano da potersi permettere di dire la verità.

Non è un caso che sia il primo disco di Fibra senza il bollino "explicit content". Fibra non voleva scioccare nessuno. Voleva raccontarsi. E in questo senso è forse il disco più coraggioso della sua carriera — non perché urli, ma perché sussurra le cose che fanno più male.

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angosciante malinconico riflessivo

Miglior traccia: Invece no

Hits: Stavo Pensando A Te, Invece No, Le Vacanze, Ringrazio

98
Tier 1° · Rank 69°
Cover di Locura
152°

Locura (2024)

Lazza

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Dopo il successo clamoroso di Sirio — disco di diamante, Cenere a Sanremo, il rapper più ascoltato d'Italia per mesi — su Locura si è scaricato un hype che difficilmente qualsiasi disco avrebbe retto. E come spesso accade, in molti si sono presentati all'ascolto pronti a essere delusi. Il risultato è stato un odio esagerato e in buona parte ingiustificato.

Detto subito: non è il miglior disco di Lazza. Non è innovativo come Re Mida, non ha l'equilibrio perfetto tra rap e pop melodico che aveva reso Sirio un caso a sé. I testi non sorprendono, Drillionaire in più di un punto si è ispirato forse troppo apertamente a produzioni d'oltreoceano, e non ci sono flow o punchline che ti rimangono appiccicati addosso per le ragioni giuste. Tutto questo è vero.
Ma c'è una cosa che Locura fa meglio di quasi tutto il rap italiano uscito nello stesso periodo, e quella cosa sono le melodie. Lazza costruisce linee melodiche che entrano in testa al primo ascolto e non escono più — e non si parla di ritornelli radiofonici o tormentoni estivi, ma di qualcosa di più sottile, più personale, che funziona anche quando il resto del disco non convince del tutto. Non c'è un ritornello sbagliato in tutto il disco. Zero.

I momenti migliori lo dimostrano traccia per traccia. Canzone d'Odio con Lil Baby è uno dei rari casi in cui un featuring internazionale funziona davvero, senza che i due artisti sembrino su pianeti diversi. Verdi Nei Viola ha un beat che richiama chiaramente Miss The Rage, ma quello che ci costruisce sopra è qualcosa di completamente diverso — forse il punto di maggiore sperimentazione di tutto il disco. Abitudine ha un ritornello che centra subito il bersaglio e strofe melodicamente riuscitissime. Safari è il pezzo più riconoscibilmente Lazza del disco, il tipo di traccia che i fan del periodo Sirio conoscono a memoria dopo due ascolti.

Le produzioni di Drillionaire, nonostante le ispirazioni discutibili, suonano bene e sono ben fatte. E alla fine è quello che conta. Locura non riscrive niente, ma fa quello che promette — e lo fa con una coerenza melodica che in pochi avrebbero saputo mantenere su diciotto tracce.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: CANZONE D’ODIO

Hits: ABITUDINE, CANZONE D’ODIO, BUOI DAVANTI, 100 MESSAGGI

76
Tier 4° · Rank 258°
Cover di Ranch
153°

Ranch (2025)

Salmo

Hip-Hop/Rap Rap Rock

Ranch è il settimo disco in studio di Salmo. L’artista sardo arrivava dal precedente Flop!, che effettivamente è stato un flop in termini di ascolti se confrontato con i numeri standard che un artista come lui riesce a muovere. Il motivo è che Flop! era un disco poco strutturato, senza una direzione precisa, nato in un momento creativo che Salmo stesso sapeva essere poco florido — da qui anche il nome, quasi anticipatorio.

Ranch ha tutt’altro sapore. La copertina e il tipo di marketing pre-release potevano far pensare a sonorità country, ma in realtà il disco raccoglie sostanzialmente tutte le sfaccettature che Salmo ha sperimentato nel corso della sua carriera. Una sorta di disco-sintesi, quasi a voler ristabilire cosa rappresenti oggi Salmo nel rap game.

Si passa infatti da tracce pop/rock come SINCERO, a brani più marcatamente rap come NEUROLOGIA — che riprende il filone “alla Fibra”, di cui Salmo è in qualche modo “figlioccio” artistico — fino a momenti electro/hardcore come FUORI CONTROLLO insieme ad Agnelli. Non mancano poi diversi episodi dal mood più introspettivo, come CRUDELE, in cui Salmo racconta retroscena non proprio piacevoli sulla sua famiglia, così come nelle tracce finali del disco.

Nel complesso, il disco non suona male e presenta diversi momenti interessanti, ma non mancano alcuni punti deboli: su tutti un concept poco sviluppato — con una connessione tra i brani piuttosto debole — e una produzione che si mantiene nella media dei dischi rap italiani contemporanei, almeno tra i big.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: SINCERO

71
Tier 5° · Rank 291°
Cover di Paid in Full
154°

Paid in Full (1987) ✰

Eric. B & Rakim

Hip-Hop/Rap Old School Rap

Se stavi cercando una pietra miliare della Golden Age dell'hip-hop americano, hai trovato proprio quella che cercavi. Paid In Full è l'album che ha ridefinito cosa significa rappare: prima di Rakim, il rap viveva di energia, di hype, di presenza scenica — Run-DMC, LL Cool J, la forza bruta del microfono. Rakim porta qualcosa di diverso: rime interne, flow rilassato, ogni parola posata nel punto esatto in cui deve stare. Una scrittura più concettuale, che apre la strada a tutto quello che verrà dopo — da Nas a Jay-Z fino a Eminem.

La title track è semplicemente storia: Rakim rappa in maniera disinvolta, quasi annoiata, eppure dietro c'è una precisione chirurgica. Le produzioni di Eric B. sono crude e dirette, costruite su sample funk e soul che diventano qualcosa di nuovo senza perdere il peso dell'originale.

E poi c'è Chinese Arithmetic. Il titolo allude a qualcosa di complicato, di indecifrabile — e il beat lo è davvero, ma in modo viscerale: Eric B. costruisce un suono che sembra un riferimento fisico alla Cina, qualcosa di orientale nell'atmosfera, quasi cinematografico.

È una delle strumentali del disco, e il fatto che Paid In Full si conceda questi momenti senza voce — solo produzione, solo suono — dice molto su come Eric B. e Rakim concepivano il loro lavoro: non un veicolo per le rime, ma un'esperienza di ascolto completa.

Un disco che non ha solo cambiato la storia — l'ha scritta.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Paid In Full

Hits: I Ain’t No Joke, Paid in Full, Chinese Arithmetic, Eric B. Is President

91
Tier 2° · Rank 137°
Cover di Canerandagio Pt. 1
155°

Canerandagio Pt. 1 (2025)

Neffa

Hip-Hop/Rap

Dopo una lunga assenza dalla scena rap, almeno in veste di MC, Neffa torna con un progetto tutto suo e per l'occasione invita tantissimi artisti, quasi a costruire una sorta di producer album.

Il disco ha produzioni interessanti che conferiscono all'insieme un mood notturno, a tratti cupo, che si sposa bene con la voce e il flow di Neffa. Riesce inoltre a trascinare gli ospiti in quell'atmosfera con naturalezza, specialmente in tracce come Bufera con Franco126 o Perdersi & Ritorno con Frah Quintale, forse il brano più introspettivo del disco.

Interessante anche l'accoppiata Fabri Fibra e Miss Keta nel rifacimento di un classico del primo disco di Fibra, Hype (Nuove Indagini), riletto con un flow e una produzione rifinita e modernizzata.

Nel complesso è un buon disco rap, ma forse dopo tanta attesa ci si aspettava un progetto dall'anima più definita.

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riflessivo misterioso

Miglior traccia: Perdersi&ritorno (feat. Frah Quintale)

71
Tier 5° · Rank 299°
Cover di Santana Money Gang
156°

Santana Money Gang (2025)

Sfera Ebbasta & Shiva

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Santana Money Gang è la solita minestra riscaldata. Produzioni solide per il genere, niente da dire, ma senza un guizzo che le distingua da mille altri progetti simili.

Flow, argomenti, stile: tutto già sentito, tutto già visto, e la sensazione è che messi insieme Sfera e Shiva avrebbero potuto osare qualcosa di più — o almeno provarci.

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Miglior traccia: OVER (demo)

45
Tier 8° · Rank 406°
Cover di The Chronic
157°

The Chronic (1992) ✰

Dr. Dre

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap G-Funk

The Chronic è uno di quei dischi che bisogna conoscere per capire dove va l'hip-hop dopo il 1992. Dr. Dre, uscito da N.W.A. dopo una disputa finanziaria con Eazy-E, fonda la Death Row Records e pubblica il suo primo album solista — inventando di fatto il G-Funk: bassi profondi, synth melodici che scivolano lenti, campionamenti dal funk di Parliament-Funkadelic, e un'atmosfera rilassata che trasforma il gangsta rap in qualcosa di quasi ipnotico. È anche il disco che lancia Snoop Dogg, che qui è praticamente co-protagonista e ruba la scena ogni volta che apre bocca.

Il problema, ascoltandolo oggi e soprattutto da non madrelingua, è che il disco fatica a trascinarti davvero dentro. Il flow di Dre è monotono — non varia quasi mai il ritmo, resta su un registro piatto che funziona bene come texture sonora ma difficilmente aggancia emotivamente. E il G-Funk, per quanto innovativo, finisce per rendere il disco ripetitivo sia nel suono che nei temi: droga, soldi, donne, beef con gli ex soci di Ruthless. Senza la comprensione diretta del testo, gran parte dell'energia si disperde.

L'eccezione più divertente è Deez Nuts — demenziale, quasi comica, l'unica traccia in cui il disco sembra non prendersi sul serio e funziona proprio per questo.

The Chronic è un disco fondamentale da conoscere, meno da amare. La sua importanza storica è indiscutibile — senza di lui non esisterebbe buona parte dell'hip-hop West Coast degli anni '90 — ma l'esperienza d'ascolto, per chi viene da fuori quella cultura, può restare distante.

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euforico aggressivo giocoso

Miglior traccia: Deeez Nuts

69
Tier 6° · Rank 317°