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Azzera

53 album trovati

Cover di In The Court of the King Crimson
51°

In The Court of the King Crimson (1969) ✰

King Crimson

Rock Progressive Rock

Ci sono dischi che ti cambiano davvero il modo in cui percepisci la musica — In the Court of the Crimson King è uno di quelli. Pubblicato nel 1969, è difficile non considerarlo il punto di origine del progressive rock: una visione del rock totalmente non convenzionale, in cui chitarre distorte e ritmi serrati convivono con armonie jazzistiche e architetture mutuate dalla musica classica. Lunghe suite costruite con pazienza, che preparano l'ascoltatore a esplosioni di stravaganza musicale e assoli di rara eccentricità.

Il disco si apre con 21st Century Schizoid Man — probabilmente il mostro in copertina è proprio lui, quell'uomo schizofrenico del titolo — un brano che dopo cinquant'anni non ha perso un grammo della sua forza, grazie a un riff portante che si imprime nella memoria al primo ascolto. Seguono I Talk to the Wind e Epitaph, due momenti di intensa bellezza melodica che bilanciano perfettamente la carica della traccia d'apertura. Moonchild è un capitolo a parte: minimalismo ipnotico portato all'estremo, quasi psichedelico nella sua capacità di sospendere il tempo. Il disco si chiude con la title track, che riprende i temi melodici delle prime tracce restituendo al tutto una sensazione di circolarità quasi inevitabile. A legare tutto insieme, testi enigmatici e volutamente indecifrabili che aggiungono un ulteriore strato di mistero.

In the Court of the Crimson King è un capolavoro che non invecchia. Un disco che a ogni ascolto rivela qualcosa di nuovo, che non ti stanchi mai di assaporare.

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angosciante misterioso

Miglior traccia: I Talk to the Wind

Hits: 21st Century Schizoid Man, I Talk to the Wind, Epitaph, Moonchild

100
Tier 1° · Rank 6°
Cover di Aqualung
52°

Aqualung (1971) ✰

Jethro Tull

Rock Progressive Rock

Aqualung è uno dei migliori dischi dei Jethro Tull e uno degli album progressive più importanti in assoluto. Il flauto di Ian Anderson è qualcosa di unico: puro, intenso, capace di costruire melodie che prendono e non mollano. Quello che rende il disco davvero riuscito però è come flauto e chitarra convivono senza pestarsi i piedi — si alternano, ognuno prende il suo spazio al momento giusto.

Cross-Eyed Mary lo dimostra perfettamente: parte quasi in punta di piedi, flauto e pochi elementi minimali, poi chitarra e basso entrano di peso e ribaltano tutto. La title track è semplicemente iconica — quel giro iniziale, il modo in cui il mood scivola verso qualcosa di più malinconico per poi tornare su ritmi incalzanti, è uno dei momenti più belli dell'intero progressive rock. Locomotive Breath gioca su un territorio diverso, più tesa, con un sapore quasi western che la stacca nettamente dal resto del disco.

Anche i testi fanno la loro parte, muovendosi tra il diretto, l'evocativo e l'indecifrabile: Sitting on the park bench / Eyeing little girls with bad intent.

Un disco che non mostra un solo segno di età.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Aqualung

Hits: Aqualung, Locomotive Breath, Cross-Eyed Mary

98
Tier 1° · Rank 54°
Cover di The Dark Side of The Moon
53°

The Dark Side of The Moon (1973) ✰

Pink Floyd

Rock Progressive Rock

Il modo migliore per descrivere The Dark Side of the Moon è un viaggio attraverso il tempo e lo spazio. È forse l'esempio più riuscito di cosa significa fare un concept album: dal momento in cui si preme play si entra in un flusso continuo, senza pause, dove i brani scorrono uno nell'altro e ti raccontano quel lato buio della luna che alla fine è il lato buio dell'uomo.

Il malessere psicologico è il tema centrale — Brain Damage, che allude probabilmente alle condizioni di Syd Barrett, e The Great Gig in the Sky, un brano difficile da spiegare: si regge quasi interamente su una voce che urla, eppure riesce a essere tra le cose più evocative e toccanti dell'intero disco. Ma c'è spazio anche per riflessioni più esistenziali, come Time e Money.

Quello che rende il disco irripetibile è la produzione: i temi non vengono solo narrati e cantati, ma accompagnati da suoni ambientali e oggetti comuni campionati con tecniche innovative per l'epoca — l'intro di Time, costruita sulle sveglie e gli orologi che ticchettano, è magnetica e impossibile da dimenticare.

Un capolavoro assoluto che non ha perso un secondo della sua forza.

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angosciante malinconico

Miglior traccia: Time

Hits: Time, Money, The Great Gig in the Sky, Brain Damage

100
Tier 1° · Rank 12°