Deceit è il secondo e ultimo disco dei This Heat, band londinese attiva a cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, ed è considerato uno dei lavori fondativi del post-punk sperimentale. Uscito nel 1981, è un disco che suona come se qualcuno avesse preso il punk, l'avanguardia, il krautrock e l'industrial, li avesse fatti a pezzi e rimontati secondo una logica tutta propria.
Il principio costruttivo del disco è letteralmente il collage: molte tracce nascono dalla manipolazione meccanica di nastri, da frammenti sonori sovrapposti, da ritmi spezzati e riassemblati. Paper Hats ne è l'esempio più immediato — a circa due minuti il brano cambia completamente pelle, i suoni ambientali irrompono, le percussioni si frantumano in qualcosa di difficile da classificare, e prima che tu abbia capito cosa sta succedendo sei già altrove. Non è una trovata: è una tecnica che attraversa l'intero disco. E non è un caso che anche la copertina funzioni allo stesso modo — è un montaggio costruito con ritagli di un opuscolo governativo britannico sulla sopravvivenza nucleare, assemblati a formare una maschera. Il collage visivo e quello sonoro sono la stessa cosa.
La batteria di Charles Hayward è il fulcro ritmico di tutto: in A New Kind of Water diventa la vera protagonista, con ritmi punk frammentati e ossessivi che trascinano il brano in avanti come una locomotiva fuori controllo. Il resto del gruppo costruisce attorno — chitarre, nastri, voci corali — ma è la batteria che tiene insieme i pezzi.
Dal punto di vista lirico, il disco è un documento della sua epoca: la Guerra Fredda, la paura nucleare, la critica alla manipolazione politica delle masse. Non è un disco confortante, né vuole esserlo.
Nel panorama post-punk, Deceit occupa uno spazio molto preciso: più sperimentale e destrutturato di 154 dei Wire, più costruito e concettuale di Entertainment! dei Gang of Four.
È il punto in cui il genere smette di fare i conti con il rock e comincia a fare i conti con qualcosa di più difficile da nominare. Un disco da cui partire — e da cui è difficile tornare indietro.
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