Cover di 友達がいました
17 giu 2026
100

Trooper Salute

友達がいました

17 giu 2026

Rock Math Rock J-Pop
Tier 1° Rank 22° Tracce 12 Durata 55 min

La recensione

Ci sono dischi che scopri un po' per caso, girando a caso sul cellulare, senza nessun algoritmo a suggerirti cosa ascoltare. A volte premi play senza aspettative, proprio perché quel disco non arriva con nessun elemento di contorno. Le probabilità di trovare qualcosa di wow in questo modo normalmente sono basse, ma con questo disco non è andata così. Arriva da lontanissimo, da Nagoya, in Giappone, una band tutt'altro che nota — nemmeno in patria, a dirla tutta, se non nel giro delle live house dove si è fatta le ossa aprendo per act di passaggio, giapponesi e non. Trooper Salute aveva già pubblicato un EP omonimo nel dicembre 2024 tramite la propria etichetta, la Buriki Records, ma Tomodachi ga Imashita è il primo vero salto nel formato lungo — e già dal primo ascolto lascia senza parole.

Parliamo di un disco che si infila in quella sezione di genere spesso definita "shimokita-kei", nato nel quartiere di Shimokitazawa a Tokyo — per chi ci è stato, un quartiere che fa di vintage, coffee bar e negozi di vestiti usati il proprio marchio di fabbrica — e che mescola le distorsioni e le chitarre piene di certo indie rock con le melodie tipiche del J-pop. Il risultato è già di base molto interessante, ma se poi la band ci mette sopra un estro da math rock, tracce che si trasformano, cambiano ritmo e passo, sezioni orchestrali e incursioni elettroniche, fino ad atmosfere di richiamo quasi shoegaze, il risultato diventa strepitoso.

Anche concettualmente il disco è costruito con un senso e una coerenza degna di nota. Ruota attorno al concetto di relazione, in un gioco ambiguo tra amicizia e amore — il titolo vuol dire "Avevo degli amici" — situazioni rotte, un senso continuo di nostalgia e malinconia per qualcosa che c'era e non c'è più, o che non è andata come doveva andare. Un'ambiguità resa ancora più forte dalla lingua giapponese, che chi la mastica un po' sa essere una lingua che per costruzione lascia spesso tutto in sospeso. Tutto è costruito in maniera chirurgica e quasi scientifica, non a caso il disco usa spesso termini scientifici già nei titoli delle canzoni: Doppler richiama l'omonimo effetto — un suono che si modifica quando la sorgente si allontana da te — usato come metafora per quello che si prova quando qualcuno ti lascia, lo stesso effetto che si sperimenta quando c'è un'ambulanza nei dintorni; non a caso il disco si apre proprio con una sirena. Poi c'è Zetsuen termine che vuol dire "isolamento", ma rubato al contesto dei materiali isolanti. Questa è la traccia più potente del disco, scritta liricamente come una poesia, dove la voce del tastierista Hayato Komiya, più dimessa e bassa, si scontra con quella femminile di Musashi, main vocalist, limpida e potente quando si apre.

E la voce di Musashi è quasi un capitolo a parte. Riesce a passare con naturalità da momenti in cui suona molto “fanciullesca” — il tipico timbro femminile giapponese — ad altri in cui si colora di maggiore maturità e serietà. Quasi come se ci fossero due personalità distinte nella stesso disco e a volte anche nella stessa traccia.

Il disco ha poi una certa ciclicità: la melodia di "Itteshimawanai you ni" — “affinché tu non te ne vada” — che apre il disco, riprende molto da vicino quella della ripetizione ossessiva "Kitto sekai wa…" — “sicuramente il mondo…” dell'ultima traccia, quando le parole assumono una notazione più universale.

Definire in poche etichette il profilo sonoro di questo disco non è per niente semplice. Specialmente lo spazio: la voce di Musashi si apre in molti momenti, alla fine della già citata Zetsuen, in Rachi, nell'esplosione finale della title track, ma a un ascolto attento si sentono anche rumori che arrivano dallo stesso studio di registrazione, il che ti avvicina fisicamente a loro mentre suonano — e c'è quello più "domestico" delle tematiche trattate. Alla fine, a prevalere è comunque il lato più musicale, e l'impatto che il disco ha sull'ascolto.

Per concludere, questo è decisamente uno dei top dischi dell'anno, e non te lo puoi perdere se ami il rock — specialmente il math rock d'ispirazione, per fare un nome ben più noto, tricot. Capolavoro.

Mood

malinconico riflessivo trionfante

Brani imperdibili

Zetsuen (絶遠) · Rachi (埒) · Chaban (茶番) · Narenohate (成れの果て)

Profilo sonoro

Scheda

Uscita17 giu 2026
Tracce12
Durata55 min
Recensito il 18 set 2026