Cover di Souvlaki
17 mag 1993
100

Slowdive

Souvlaki

17 mag 1993

Rock Shoegaze Dream Pop
Tier Rank 10° Tracce 10 Durata 40 min

La recensione

C'è una manciata di dischi nella storia dello shoegaze che hanno definito il genere dall'interno, e Souvlaki è probabilmente il più luminoso di tutti. Uscito nel 1993 in un momento in cui l’UK aveva già voltato le spalle all'intero filone per inseguire il Britpop, fu accolto con recensioni tiepide e quasi ignorato. Ci ha messo trent'anni a diventare quello che è sempre stato: un capolavoro.

Il suono che Slowdive costruisce qui è difficile da descrivere senza ricorrere a immagini fisiche. Le chitarre galleggiano, ti ovattano, ti cullano — irradiano calore e luce in modo quasi costante. Non è la ferocia abrasiva di Loveless, non è un muro che ti investe: è qualcosa di più morbido e totalizzante, che ti avvolge senza che tu te ne accorga. Alison è bellissima, ma il disco tocca i suoi punti più alti altrove. 40 Days raggiunge un equilibrio quasi perfetto tra la produzione shoegaze e la forza pop della voce e dei ritornelli — è il momento in cui i due poli del disco si toccano senza che nessuno dei due ceda. Souvlaki Space Station fa quello che dice il titolo: ti porta via, in una dimensione cosmica e strumentale dove sembra di stare vicino al sole in pura contemplazione.

È incredibile come siano riusciti a dare tutta questa aria di calore a un disco che nel fondo è profondamente malinconico e nostalgico. Quella tensione — tra la luce del suono e il peso di quello che racconta — è forse il segreto di Souvlaki.

Piccola nota di contesto che non possiamo non menzionare: Sing e Here She Comes sono state prodotte da Brian Eno.

Se stavi cercando il picco dello shoegaze, sei nel posto giusto. Se non lo stavi cercando, Souvlaki va ascoltato comunque — punto.

Mood

sognante malinconico

Brani imperdibili

When the Sun Hits · 40 Days · Souvlaki Space Station

Profilo sonoro

Scheda

Uscita17 mag 1993
Tracce10
Durata40 min
Recensito il 3 giu 2026