25 set 2026
90
Protomartyr
Hotel Usona
25 set 2026
Rock
Post-Punk
Indie Rock
Art Rock
Tier 2°
Rank 131°
Tracce 9
Durata 45 min
La recensione
Partiamo da una premessa: questo è il primo disco dei Protomartyr che ascoltiamo. Loro sono una band post-punk del Michigan, con sei album alle spalle, e qui hanno costruito un disco incredibile. Produzione stratificata che passa da chitarre abrasive e taglienti ad arrangiamenti più aperti e malinconici. Ma il motivo vero per cui tutto funziona così bene sta nel concept.
L’Hotel Usona è un albergo immaginario e in rovina, di quelli che ti vengono in mente lungo una strada americana in mezzo al nulla, ma è anche una metafora dell’America stessa: un paese che si sta spegnendo, raccontato più per immagini oblique che per slogan, con ogni brano che apre su una stanza diversa dell’albergo. Il suono segue questa idea e ci gioca. Le parti melodiche e avvolgenti non stridono con la decadenza di cui si parla, le fanno da contrasto, ed è un contrasto interessante. Poi a tratti l’atmosfera si fa davvero cupa, con una fine annunciata quasi in tono apocalittico, come nei corni di Sounds We Cannot Hear, o con quelle frasi ripetute in modo ossessivo, a metà tra il parlato e il recitato — tipico del post-punk — in brani come The Knife Dream per esempio. La chiusura, Checking Out, lascia intravedere una via d’uscita, una speranza, una luce in fondo al tunnel, ma la produzione resta tesa fino all’ultimo secondo, e il rilascio completo non arriva mai.
È un disco che funziona sia nelle idee che nel suono, e ha senso principalmente se ascoltato dalla prima all’ultima traccia. Decisamente una delle migliori uscite dell’anno.
L’Hotel Usona è un albergo immaginario e in rovina, di quelli che ti vengono in mente lungo una strada americana in mezzo al nulla, ma è anche una metafora dell’America stessa: un paese che si sta spegnendo, raccontato più per immagini oblique che per slogan, con ogni brano che apre su una stanza diversa dell’albergo. Il suono segue questa idea e ci gioca. Le parti melodiche e avvolgenti non stridono con la decadenza di cui si parla, le fanno da contrasto, ed è un contrasto interessante. Poi a tratti l’atmosfera si fa davvero cupa, con una fine annunciata quasi in tono apocalittico, come nei corni di Sounds We Cannot Hear, o con quelle frasi ripetute in modo ossessivo, a metà tra il parlato e il recitato — tipico del post-punk — in brani come The Knife Dream per esempio. La chiusura, Checking Out, lascia intravedere una via d’uscita, una speranza, una luce in fondo al tunnel, ma la produzione resta tesa fino all’ultimo secondo, e il rilascio completo non arriva mai.
È un disco che funziona sia nelle idee che nel suono, e ha senso principalmente se ascoltato dalla prima all’ultima traccia. Decisamente una delle migliori uscite dell’anno.
Mood
angosciante
malinconico
Brani imperdibili
Sounds We Cannot Hear · Exalted Eagles · The Knife Dream
Profilo sonoro
Scheda
Uscita25 set 2026
Tracce9
Durata45 min
Recensito il
8 ott 2026