1 gen 1995
100
Massimo Volume
Lungo i bordi
1 gen 1995
Rock
Post Rock
Tier 1°
Rank 34°
Tracce 12
Durata 39 min
La recensione
Lungo i bordi dei bolognesi Massimo Volume esce nel 1995 ed è una di quelle "chicche" della scena alternative rock italiana che merita di essere riscoperta. Un disco che oggi è forse più noto tra gli addetti ai lavori e tra chi mastica il genere, rispetto magari a nomi più noti (vedi Verdena, Afterhours), ma che ancora oggi ha tantissimo da dire.
La band costruisce una commistione perfetta tra alternative rock, noise e post-rock: il basso di Clementi, unito alla sua voce che fa praticamente spoken-word — un flusso continuo di parole che sembra sputare pensieri, frasi quasi ritualistiche — crea un'esperienza di ascolto quasi ipnotica, che ti tiene incollato. È un suono che non ha nulla a che fare con le derive più melodiche del genere. E’ lì per raccontarti una o più storie: gran parte del disco è incentrato sulla Bologna sotterranea dell'epoca, frammenti, spesso autobiografici, di vita notturna e metropolitana, racconti di chi sta veramente "lungo i bordi" della vita e della società. E la produzione, scarna e tesa, dà peso e corpo a quelle parole. E’ un disco dall’immaginario freddo, notturno e nebbioso.
L'apertura del disco è forse il momento più alto: Il primo dio riprende il titolo del romanzo autobiografico di un poeta, Emanuel Carnevali, ed è dedicata proprio a lui. Carnevali, vessato da un padre autoritario, colpito da una grave malattia (encefalite letargica) e morto strozzato da un pezzo di pane dopo vent'anni passati tra ospedali e pensioni, diventa il simbolo più potente ed evocativo di una vita travagliata e infausta.
Lungo i bordi è un vero gioiello della musica italiana. Consigliato se vuoi espandere la tua conoscenza dell'alternative rock!
La band costruisce una commistione perfetta tra alternative rock, noise e post-rock: il basso di Clementi, unito alla sua voce che fa praticamente spoken-word — un flusso continuo di parole che sembra sputare pensieri, frasi quasi ritualistiche — crea un'esperienza di ascolto quasi ipnotica, che ti tiene incollato. È un suono che non ha nulla a che fare con le derive più melodiche del genere. E’ lì per raccontarti una o più storie: gran parte del disco è incentrato sulla Bologna sotterranea dell'epoca, frammenti, spesso autobiografici, di vita notturna e metropolitana, racconti di chi sta veramente "lungo i bordi" della vita e della società. E la produzione, scarna e tesa, dà peso e corpo a quelle parole. E’ un disco dall’immaginario freddo, notturno e nebbioso.
L'apertura del disco è forse il momento più alto: Il primo dio riprende il titolo del romanzo autobiografico di un poeta, Emanuel Carnevali, ed è dedicata proprio a lui. Carnevali, vessato da un padre autoritario, colpito da una grave malattia (encefalite letargica) e morto strozzato da un pezzo di pane dopo vent'anni passati tra ospedali e pensioni, diventa il simbolo più potente ed evocativo di una vita travagliata e infausta.
Lungo i bordi è un vero gioiello della musica italiana. Consigliato se vuoi espandere la tua conoscenza dell'alternative rock!
Mood
angosciante
Brani imperdibili
Il primo dio · Inverno ‘85
Profilo sonoro
Scheda
Uscita1 gen 1995
Tracce12
Durata39 min
Recensito il
13 ago 2026