Jack di Quadri (2025)
Lanz Khan
Il concept è dichiarato fin dai titoli delle tracce — movimenti artistici, correnti, riferimenti alla storia dell'arte — e negli skit in cui una voce narrante introduce alcune di queste correnti con tono quasi documentaristico. L'intenzione è chiara: dare al disco una cornice culturale, una coerenza tematica che vada oltre il rap di strada. Il problema è che quella cornice rimane vuota.
Un esempio? Kandinsky Depresso: l'intro campiona qualcosa che spiega il ruolo centrale del colore nell'opera di Kandinsky, poi il testo parte con "Ti penso a notte fonda mentre guardo YouPorn". Il collegamento non esiste. Non è neanche una scelta deliberatamente ironica o dissacrante. I riferimenti all'arte sembrano lì per elevare esteticamente il prodotto, non perché abbiano qualcosa da dire al resto del disco. Decorazione, non sostanza.
Il paradosso è che Lanz Khan sa rappare. Flow vari, rime che funzionano, qualche punchline che colpisce. Ma colpisce a prescindere dai riferimenti artistici, non grazie a loro. Le produzioni di Sick Budd fanno il loro mestiere senza mai osare, restando nei cliché del genere underground. Tutto tecnicamente solido, niente che lasci il segno.
Alla fine dell'ascolto non rimane molto. Jack di Quadri è un disco che si rivolge a chi quel mondo lo conosce già, lo ama già, e non chiede altro. Un disco per nostalgici.
Miglior traccia: Taggo sul Duomo