Àmor (2026)
Klimt 1918
C'è della musica che riesce letteralmente a farti sollevare dal suolo, a portarti in alto, nel cielo, fino a farti venire quasi le vertigini. Ma per suonarla, per saper mettere insieme quelle note, quelle melodie, quelle atmosfere, bisogna sapere esattamente cosa si sta facendo. I Klimt 1918 lo sanno benissimo, e con questo disco, il loro quinto, consegnano probabilmente la punta di diamante per il rock italiano di quest'anno.
Non è un ritorno qualsiasi: dopo Sentimentale Jugend del 2016, sono passati dieci anni di silenzio, di concerti sporadici, di una band che non si è mai sciolta ma che sembrava essersi messa in pausa. Àmor arriva con tutto il peso di quell'attesa, e se lo merita.
La band romana ha attraversato negli anni l'alternative rock e il post-rock, partendo da un background metal: oggi però il suono è quello dello shoegaze più puro, con incursioni dream pop che ammorbidiscono ancora i contorni. Àmor è davvero un disco che fa sognare. Crea atmosfere eteree, muri di suono shoegaze luminosi, brani che si costruiscono per accumulo. Si muove su queste coordinate per quasi tutta la durata, ma resta sempre intenso e coinvolgente, raggiungendo picchi davvero notevoli: il modo in cui crescono di intensità sul finale Nihil Vltra e Aftersun, il sax che si insinua in Eros, la title track puramente strumentale. Marco Soellner canta quasi sempre in inglese, a parte in Petricore, uno dei brani in cui la voce si fonde di più con il suono, sfumandosi anch'essa, perdendo i contorni.
Se ami il rock atmosferico, i dischi che ti avvolgono completamente, qui hai probabilmente il disco italiano dell'anno; e lo è anche per chi arriva dal metal atmosferico o dal blackgaze, perché Àmor prende quelle stesse atmosfere e le spoglia dell'energia aggressiva, lasciando solo la parte che brucia piano.
Miglior traccia: Aftersun
Hits: Aftersun, Eros, Nihil Vitra