Red (1974) ✰
King Crimson
Quando una band ha un disco d'esordio fortissimo, il rischio di non replicare mai quel livello è concreto. Non è valso per i King Crimson, e Red — ultimo disco di questa formazione prima dello scioglimento del 1974 — ne è la riconferma più netta. Ha un peso diverso rispetto agli altri loro lavori: il suono è più pesante, le chitarre più piene, i ritmi alternano quiete e ira forsennata. Lo capisci già dalla traccia d'apertura, che ti chiarisce subito con quanta serietà intendono congedarsi.
Fallen Angel è uno dei brani che meglio rappresenta questo mood — quella tensione tra la liberazione e la minaccia che attraversa tutto il disco — mentre i testi riescono a evocare immagini forti e precise: Life expiring in the city / Snow white side streets of cold New York / Stained with his blood it all went wrong. Non è un caso che nel tempo Red sia stato riconosciuto come uno dei dischi anticipatori del progressive metal.
La fine del disco è anche il suo culmine: Starless — uno dei migliori brani della loro discografia — apre con la voce soave e un po' sommessa di Wetton e il mellotron di Fripp, ti accompagna così per circa metà brano, poi cambia volto cedendo a un'esplosione finale di puro progressive. Non potevano chiudere meglio.
Red non è un disco facile da avvicinare se non sei cresciuto col prog. Ma non devi esserlo per capire cosa sta succedendo: quella tensione tra controllo e caos, tra il momento quieto e l'esplosione che sai sta arrivando, è qualcosa che riconosci visceralmente. È la stessa tensione che può trovare, per certi versi, in certi dischi metal, in certo post-rock, in qualsiasi musica che costruisce e poi rompe.
Miglior traccia: Starless
Hits: Starless, Red, Fallen Angel