5 ott 2018
79
Kikagaku Moyo
Masana Temples
5 ott 2018
Rock
Psychedelic Rock
Kraut Rock
World Music
Tier 4°
Rank 299°
Tracce 10
Durata 40 min
La recensione
Ascoltando Masana Temples capisci subito fin dall’inizio dove i Kikagaku Moyo vogliono portati: un viaggio rilassato, spirituale, armonico, che scorre senza fretta tra rock psichedelico, venature kraut e acid folk. “Masana”, d’altro canto, non è una parola giapponese vera: è un termine inventato dalla band per definire in maniera utopica un’esistenza in cui tutto interagisce in armonia.
Il quarto disco della band giapponese nasce a Lisbona, dove il gruppo si è affidato al polistrumentalista portoghese Bruno Pernadas per la produzione e si sente tutto: c'è un tocco jazzato che scalda l'atmosfera generale del disco, ammorbidendo un po' gli spigoli più sperimentali che la band aveva mostrato in passato.
Il risultato è un ascolto fluido, quasi ipnotico, tenuto insieme da una voce "soffice" che sembra più sussurrare che cantare, intonando cantilene come quelle di Majupose o Nazo Nazo. La chitarrina resta l'elemento più riconoscibile del sound: calda, solare, capace di illuminare anche i momenti più rarefatti. Il registro generale rimane rilassato, quasi da sottofondo, ma non manca qualche accelerazione, come nelle sezioni più incalzanti della lunga Dripping Sun.
È un disco che convince, senza dubbio, ma non arriva mai un vero momento "wow": la produzione curata di Pernadas dà coerenza e calore all'insieme, ma alla fine non spinge mai davvero l'asticella più in alto, restando su un piano di piacevolezza costante piuttosto che di rischio.
Se stai cercando un disco rock "atmosferico", quasi da sottofondo, capace di accompagnarti senza mai disturbare, rimane comunque un buon ascolto che il Crate ti consiglia.
Il quarto disco della band giapponese nasce a Lisbona, dove il gruppo si è affidato al polistrumentalista portoghese Bruno Pernadas per la produzione e si sente tutto: c'è un tocco jazzato che scalda l'atmosfera generale del disco, ammorbidendo un po' gli spigoli più sperimentali che la band aveva mostrato in passato.
Il risultato è un ascolto fluido, quasi ipnotico, tenuto insieme da una voce "soffice" che sembra più sussurrare che cantare, intonando cantilene come quelle di Majupose o Nazo Nazo. La chitarrina resta l'elemento più riconoscibile del sound: calda, solare, capace di illuminare anche i momenti più rarefatti. Il registro generale rimane rilassato, quasi da sottofondo, ma non manca qualche accelerazione, come nelle sezioni più incalzanti della lunga Dripping Sun.
È un disco che convince, senza dubbio, ma non arriva mai un vero momento "wow": la produzione curata di Pernadas dà coerenza e calore all'insieme, ma alla fine non spinge mai davvero l'asticella più in alto, restando su un piano di piacevolezza costante piuttosto che di rischio.
Se stai cercando un disco rock "atmosferico", quasi da sottofondo, capace di accompagnarti senza mai disturbare, rimane comunque un buon ascolto che il Crate ti consiglia.
Mood
spirituale
sognante
rilassato
Brani imperdibili
Majupose · Nazo Nazo · Dripping Sun
Profilo sonoro
Scheda
Uscita5 ott 2018
Tracce10
Durata40 min
Recensito il
13 set 2026