1 ago 1996
90
Katatonia
Brave Murder Day
1 ago 1996
Metal
Doom Metal
Death-Doom
Gothic Rock
Tier 2°
Rank 134°
Tracce 9
Durata 1h 0 min
La recensione
Se cercate le liste dei dischi metal più fighi degli anni '90, difficilmente troverete questo disco. Il death-doom e il gothic metal non erano di certo le sottoculture più in vista in quegli anni, eppure questo è un gran lavoro, di quelli che non si aprono subito, ma sedimentano nel tempo fino a rivelare tutta la loro bellezza.
È il secondo progetto ufficiale dei Katatonia, ed è nato da una necessità pratica: Jonas Renkse, cantante della band, aveva rovinato le corde vocali cantando le parti estreme sul disco d'esordio, così si è spostato alla batteria, lasciando le voci screammate all'amico Mikael Åkerfeldt degli Opeth. Renkse torna a cantare solo in Day, ma con voce pulita, un cambio di registro che rende quel brano ancora più straniante rispetto al resto.
Il disco è fatto di lunghe strumentali spesso monotone, muri di suono gelidi che a tratti richiamano certo black metal, capaci di evocare paesaggi notturni e invernali e di farti entrare in una sorta di trance. Poi l'ipnosi viene interrotta da cambi di ritmo e variazioni melodiche, che dopo qualche secondo ti ipnotizzano di nuovo. Endtime, Rainroom o Murder sono gli esempi migliori di questo meccanismo. C'è un'aria di estrema malinconia che aleggia su tutto il disco, e che a volte trova picchi di struggente intensità emotiva, come nella già citata Day, una delle tracce più belle dell'album.
È un disco che può piacere anche a chi il metal non lo ascolta abitualmente, se si apprezzano quelle atmosfere notturne, oscure, a tratti rarefatte che si ritrovano anche in certi gruppi rock come i The Cure. Non a caso c'è chi ha notato più di un'eco di Cocteau Twins e Slowdive dietro questo sound, qui però rivestita di chitarre più pesanti e degli scream di Åkerfeldt. Non è un disco bello per meriti storici o di nicchia: è genuinamente bello, di una bellezza che si rivela per gradi e più lo ascolti più cogli quelle sfumature che ti fanno dire… ma che disco è!
È il secondo progetto ufficiale dei Katatonia, ed è nato da una necessità pratica: Jonas Renkse, cantante della band, aveva rovinato le corde vocali cantando le parti estreme sul disco d'esordio, così si è spostato alla batteria, lasciando le voci screammate all'amico Mikael Åkerfeldt degli Opeth. Renkse torna a cantare solo in Day, ma con voce pulita, un cambio di registro che rende quel brano ancora più straniante rispetto al resto.
Il disco è fatto di lunghe strumentali spesso monotone, muri di suono gelidi che a tratti richiamano certo black metal, capaci di evocare paesaggi notturni e invernali e di farti entrare in una sorta di trance. Poi l'ipnosi viene interrotta da cambi di ritmo e variazioni melodiche, che dopo qualche secondo ti ipnotizzano di nuovo. Endtime, Rainroom o Murder sono gli esempi migliori di questo meccanismo. C'è un'aria di estrema malinconia che aleggia su tutto il disco, e che a volte trova picchi di struggente intensità emotiva, come nella già citata Day, una delle tracce più belle dell'album.
È un disco che può piacere anche a chi il metal non lo ascolta abitualmente, se si apprezzano quelle atmosfere notturne, oscure, a tratti rarefatte che si ritrovano anche in certi gruppi rock come i The Cure. Non a caso c'è chi ha notato più di un'eco di Cocteau Twins e Slowdive dietro questo sound, qui però rivestita di chitarre più pesanti e degli scream di Åkerfeldt. Non è un disco bello per meriti storici o di nicchia: è genuinamente bello, di una bellezza che si rivela per gradi e più lo ascolti più cogli quelle sfumature che ti fanno dire… ma che disco è!
Mood
malinconico
ipnotico
Brani imperdibili
Brave · Murder · Day · Endtime
Profilo sonoro
Scheda
Uscita1 ago 1996
Tracce9
Durata1h 0 min
Recensito il
13 set 2026