22 mar 1982
90
Iron Maiden
The Number of the Beast
22 mar 1982
Metal
Heavy Metal
Tier 2°
Rank 139°
Tracce 8
Durata 39 min
La recensione
Terzo disco ufficiale degli Iron Maiden, primo con Bruce Dickinson alla voce dopo l'addio di Paul Di'Anno, e probabilmente il disco che ha reso i Maiden quello che sono: la title track e Children of the Damned sono ormai le loro vere "hit metal", quelle che chiunque riconosce anche senza essere un fan sfegatato. Ed è un disco di heavy metal da manuale: doppia chitarra, riff virtuosistici ma sempre melodici, alternanza tra passaggi aggressivi e tappeti più atmosferici.
La cosa che lo rende speciale, però, è che riesce a essere metal e insieme immediato, catchy, senza mai scadere nel patinato. La melodia qui viene usata nel verso giusto, non per addolcire tutto ma per dargli fuoco in modo diverso. Lo capisci bene su Children of the Damned, una super ballata con un ritornello che entra in testa al primo ascolto, ma anche su Gangland, che arriva con un assolo serrato e travolgente. Questi due sono probabilmente gli episodi meno citati del disco (tutti parlano di Run to the Hills o della title track), ma è proprio in questi due brani che secondo noi il disco dà il meglio di sé. Quando serve, i Maiden sanno comunque anche essere più ruvidi: la title track stessa è un'incursione più aggressiva, a dimostrare che "accessibile" non vuol dire aver smussato tutti gli angoli.
La voce di Dickinson è cristallina, epica, esattamente quello che serviva per portare le canzoni di Steve Harris a un livello più ampio. Il tutto tenuto insieme da una durata contenuta che su 8 tracce non perde mai colpi. È probabilmente il disco più importante della discografia dei Maiden, quello che li ha lanciati definitivamente come band fondamentale per il genere. Scontato dire che è un ascolto imprescindibile per chi ama il metal, ma proprio per questo suo sound così ben calibrato può piacere anche a chi di solito il metal lo snobba.
La cosa che lo rende speciale, però, è che riesce a essere metal e insieme immediato, catchy, senza mai scadere nel patinato. La melodia qui viene usata nel verso giusto, non per addolcire tutto ma per dargli fuoco in modo diverso. Lo capisci bene su Children of the Damned, una super ballata con un ritornello che entra in testa al primo ascolto, ma anche su Gangland, che arriva con un assolo serrato e travolgente. Questi due sono probabilmente gli episodi meno citati del disco (tutti parlano di Run to the Hills o della title track), ma è proprio in questi due brani che secondo noi il disco dà il meglio di sé. Quando serve, i Maiden sanno comunque anche essere più ruvidi: la title track stessa è un'incursione più aggressiva, a dimostrare che "accessibile" non vuol dire aver smussato tutti gli angoli.
La voce di Dickinson è cristallina, epica, esattamente quello che serviva per portare le canzoni di Steve Harris a un livello più ampio. Il tutto tenuto insieme da una durata contenuta che su 8 tracce non perde mai colpi. È probabilmente il disco più importante della discografia dei Maiden, quello che li ha lanciati definitivamente come band fondamentale per il genere. Scontato dire che è un ascolto imprescindibile per chi ama il metal, ma proprio per questo suo sound così ben calibrato può piacere anche a chi di solito il metal lo snobba.
Mood
trionfante
aggressivo
Brani imperdibili
Children of the Damned · The Number of the Beast · Gangland
Profilo sonoro
Scheda
Uscita22 mar 1982
Tracce8
Durata39 min
Recensito il
14 set 2026