Acquiring The Taste (1971) ✰
Gentle Giant
Gentle Giant restano attivi giusto un decennio, dal 1970 al 1980, e questo secondo album del 1971 dice già tutto su cosa li rende diversi dalla maggior parte dei loro contemporanei. Il prog dell'epoca viveva di lunghezze abnormi — suite che si dilatavano per definizione, quasi fosse un requisito del genere. Qui c'è invece un equilibrio raro: suite più articolate convivono con momenti compressi e diretti, e spesso sono proprio questi ultimi a rendere ancora più efficace la loro capacità di sorprendere. Chitarre e batterie che si spengono di colpo, percussioni che entrano dal nulla, cambi repentini che non telegrafano mai dove stanno andando — in spazi brevi, tutto questo arriva addosso con una forza che molti dischi prog, diluiti su tempi lunghi, non riescono a replicare.
Pantagruel's Nativity apre con voci sovrapposte che sembrano uscire da un coro ecclesiastico, quasi mistiche, prima che tutto si trasformi in qualcos'altro. E niente resta dov'è: The House, The Street, The Room è forse l'esempio più lampante di questo camaleontismo — tromba, assoli di chitarra classica, un sound design talmente curato da sembrare di trovarsi in sala con loro, e improvvisamente sei altrove. Black Cat è la traccia melodicamente più immediata del disco, ma anche qui c’è qualcosa sotto che non ti aspetti — non anticipiamo oltre. Wreck chiude con un'energia e un'atmosfera che i fan dei Jethro Tull riconoscerebbero subito.
Se cerchi un disco prog che non ti chieda di seguire suite strumentali di dieci minuti per capire dove vuole arrivare, questo è davvero un gran disco. Non ha l'epicità monolitica di certa prog d'epoca — non punta a schiacciarti con la grandiosità — ma nel suo modo di sorprenderti a ogni svolta, di non darti mai quello che aspetti, costruisce qualcosa di altrettanto difficile da dimenticare.
Miglior traccia: Black Cat
Hits: Black Cat, Wreck