14 lug 2026
95
Eartheater
Heavenly Body: If I’m The Bottle You’re The Message
14 lug 2026
Pop
Avant-Pop
Electronic
Classical
Tier 2°
Rank 59°
Tracce 11
Durata 40 min
La recensione
Diventare madri è l'atto più rivoluzionario per una donna. Una nuova vita cresce dentro di te, la porti in grembo nove mesi, la senti parte di te, un pezzo in più che si aggiunge. Ma non è solo addizione, è anche sottrazione: una parte di te se ne va, per generare nuova vita devi perdere qualcosa. L'autonomia ti lascia, sai che la tua felicità non potrà più essere solo frutto di te stessa, ma dipenderà inesorabilmente da quello che hai creato, con cui costruisci un legame indissolubile. È esattamente quello che Eartheater, reduce da una gravidanza, condensa in questo nuovo disco, tutto incentrato sul diventare madre e su quello che lei stessa definisce "il masochismo della maternità".
Un disco incredibilmente intenso, emotivamente travolgente, dove i vocalizzi di ispirazione quasi classica di Eartheater si sposano a una produzione spoglia, essenziale — non a caso lei stessa si mostra nuda in copertina. Ma "spoglia" non vuol dire povera: la produzione (curata perlopiù insieme a David Sitek) resta avvolgente, con incursioni elettroniche e un respiro ampissimo, un suono che ti solleva da terra e ti porta quasi in cielo nonostante le tematiche molto intime.
Ad aprire il disco è Malka Moma, cantata in bulgaro — un omaggio alle radici ortodosse di Eartheater — che suona quasi come un cantico di un angelo prima che il disco si apra davvero con l'emozionante Paradise Rains. Si continua con Crown Jewel, forse la punta a livello di elettronica, si cede a qualche passo più pop classico ma comunque riuscitissimo in Don't Look Back, e si chiude con Nova, dedicata alla figlia di Eartheater e co-prodotta con Nosaj Thing e Michael Andrews (quello di Donnie Darko): una vera poesia dal sapore cosmico, tenuta in piedi da un giro di piano minimale che da solo si porta addosso tutto il peso emotivo del pezzo, la migliore lettera d'amore che una "star" come lei potesse scrivere per un figlio.
Un disco veramente stupendo, dove la produzione è semplicemente perfetta per il tipo di racconto che vuole fare, e che si candida senza dubbio come uno dei migliori dell'anno.
Un disco incredibilmente intenso, emotivamente travolgente, dove i vocalizzi di ispirazione quasi classica di Eartheater si sposano a una produzione spoglia, essenziale — non a caso lei stessa si mostra nuda in copertina. Ma "spoglia" non vuol dire povera: la produzione (curata perlopiù insieme a David Sitek) resta avvolgente, con incursioni elettroniche e un respiro ampissimo, un suono che ti solleva da terra e ti porta quasi in cielo nonostante le tematiche molto intime.
Ad aprire il disco è Malka Moma, cantata in bulgaro — un omaggio alle radici ortodosse di Eartheater — che suona quasi come un cantico di un angelo prima che il disco si apra davvero con l'emozionante Paradise Rains. Si continua con Crown Jewel, forse la punta a livello di elettronica, si cede a qualche passo più pop classico ma comunque riuscitissimo in Don't Look Back, e si chiude con Nova, dedicata alla figlia di Eartheater e co-prodotta con Nosaj Thing e Michael Andrews (quello di Donnie Darko): una vera poesia dal sapore cosmico, tenuta in piedi da un giro di piano minimale che da solo si porta addosso tutto il peso emotivo del pezzo, la migliore lettera d'amore che una "star" come lei potesse scrivere per un figlio.
Un disco veramente stupendo, dove la produzione è semplicemente perfetta per il tipo di racconto che vuole fare, e che si candida senza dubbio come uno dei migliori dell'anno.
Mood
spirituale
sensuale
Brani imperdibili
Paradise Rains · Crown Jewel · Don’t Look Back · Nova
Profilo sonoro
Scheda
Uscita14 lug 2026
Tracce11
Durata40 min
Recensito il
10 ago 2026