In Somnolent Ruin (2026)
Draconian
Se stavi cercando un disco gotico, oscuro, capace di trascinarti dentro con melodie che pesano quanto il metal che le sorregge, probabilmente sei nel posto giusto.
I Draconian sono una band svedese che dal 1994 ha costruito la propria identità dentro il death-doom gotico, affinando un suono che alterna atmosfere dilatate e quasi funeral a momenti di forza più diretta. In Somnolent Ruin, loro ottavo album in studio, segna il primo disco con Lisa Johansson da quando aveva lasciato la band nel 2011 — e il suo ritorno ridefinisce subito le coordinate sonore del progetto.
Il cuore del disco sta nella contrapposizione tra le due voci: quella pulita e melodica di Lisa, e quella di Anders Jacobsson — bassa, grave, ma non chiusa nel growl tradizionale del death. Non spaventa come farebbe un cantante di quel genere: opprime in modo diverso, più viscerale e quasi parlato. L'alternanza funziona perché i due registri non si limitano a coesistere: si rispondono, si completano, e la musica si modella attorno a loro con intelligenza.
Il disco non inventa niente di nuovo — e non ha nessun bisogno di farlo. I Draconian questo genere lo conoscono dall'interno, e si sente. Ci sono momenti molto riusciti, come The Monochrome Blade: sette minuti di crescendo continuo, che guadagnano intensità pezzo per pezzo fino a un finale vocale di Lisa capace di fermarti. E poi c'è la chiusura di Lethe, che è una di quelle conclusioni che senti giusta: le batterie scandiscono tempi lenti, il suono si fa epico senza perdere peso, e la sensazione è quella di qualcosa che si chiude con la forza che merita.
58 minuti che non si buttano via.
Miglior traccia: Lethe
Hits: The Monochrome Blade, Lethe