Cover di At Work In The Fields Of The Bomb
9 ott 2026
97

Deafheaven

At Work In The Fields Of The Bomb

9 ott 2026

Metal Black Metal Blackened Death Metal Symphonic Black Metal
Tier 1° Rank 49° Tracce 3 Durata 23 min

La recensione

Si può restare ancora sbalorditi da una band che ha già firmato Sunbather, New Bermuda e Infinite Granite? A quanto pare sì, e la prova sono questi 23 minuti, che fin dai primi ascolti si rivelano una delle cose più pesanti mai uscite dalla loro carriera.

L’anno scorso i Deafheaven erano tornati con uno dei migliori dischi metal degli ultimi anni, Lonely People With Power, che lasciava da parte le derivazioni shoegaze, o meglio le fondeva in un suono più aggressivo e black metal, comunque illuminato da arrangiamenti melodici. Questo EP, uscito il 9 ottobre per Roadrunner e prodotto da Arthur Rizk (Blood Incantation, Power Trip), fa un altro passo in quella direzione. È un black metal quasi primordiale, gelido, a tratti vicino al suono delle band degli albori come Immortal o Emperor nelle derivazioni più sinfoniche, con assoli freddi, tremolo picking continuo, un’atmosfera funebre da cerimonia e qualche passaggio che sconfina nel blackened death. Del blackgaze solare dei dischi precedenti non c’è più traccia.

Sulla carta sono due brani più un interludio dark ambient, Three Princes. Hunter è potentissima, e lo è per come evolve: il finale è un’escalation di furia che non lascia respiro. Sorry Laid The Hearth, quasi tredici minuti, chiude con una scena che ti schiaccia: gli ultimi cinque minuti sono semplicemente clamorosi. Atmosfere ipnotiche e straniamenti alla Burzum, con un sottofondo di synth angosciante, si fondono con un muro di suono che cresce e ti devasta.

Nemmeno il tema è leggero. Il titolo arriva dal libro fotografico di Robert Del Tredici sull’industria nucleare, e l’EP mette in musica la devastazione delle armi atomiche, un argomento più attuale che mai. Se l’idea era portarci dentro un inverno nucleare, ci sono riusciti benissimo.

Qui i Deafheaven non inventano nulla di nuovo: rifanno qualcosa che si era già sentito, ma lo fanno a regola d’arte, e a volte basta questo. Se non senti il bisogno di un suono inedito ma vuoi vedere dei maestri maneggiare il black metal più cupo, sei arrivato nel posto giusto. Speriamo che nel prossimo disco sviluppino ancora questa versione più pesante di loro, visto che hanno dimostrato di saperla gestire. Un capolavoro. L’ennesimo.

Mood

angosciante aggressivo

Brani imperdibili

Hunter · Sorry Laid The Hearth

Profilo sonoro

Scheda

Uscita9 ott 2026
Tracce3
Durata23 min
Recensito il 12 ott 2026