1 gen 1996
91
Colle der Fomento
Odio pieno
1 gen 1996
Hip-Hop/Rap
Hardcore Hip-Hop
Boom Bap
Tier 2°
Rank 124°
Tracce 14
Durata 51 min
La recensione
È il 1996 quando esce questo disco diventato culto per il rap romano ma anche per il rap italiano in generale. I Colle der Fomento nascono a Roma nel 1994 come trio: Danno e Masito alle rime, Ice One — che resterà nel gruppo fino al '99, quando verrà sostituito da DJ Baro — a produzioni e turntables. Il disco è sostanzialmente il manifesto di quello che può essere definito il primo "hardcore hip-hop" italiano. Metriche e delivery d'assalto, un modo di rappare aggressivo non per le tematiche, la scelta delle parole o il suono sullo sfondo, ma proprio per il modo in cui le parole scorrono e gli incastri arrivano secchi. Una produzione tipicamente di quegli anni, mediamente lenta, basata sui giri di basso e la batteria rullante tipica del boom bap. Non è un disco che cerchi e suoni per sentire chissà quale produzione, ma perché quella produzione era quella "giusta" per lasciare in prima linea e in primo piano il flow scorrevole degli MC che ci sputavano le rime sopra.
Il disco ha dentro tracce che sono diventate dei veri "inni", come Funk Romano e Strappali e scuotili. Tra i momenti più incredibili, Elfo scuro, che si apre con quel flautino ipnotico e in cui Danno mette in scena alcune delle sue barre più dirette, avvertimento secchi a chi si illude di poterlo sfidare sul suo stesso terreno. Ed infatti questo disco è in un certo senso un disco “rap per il rap", cioè molto focalizzato sul mostrare all'avversario, all'ascoltatore, la capacità di rappare, di avere stile, ma non per ricercatezza di parole o di rime fighe, ma (quasi) unicamente per la delivery.
Oggi, ad ascoltarlo, il suono può risultare datato ma è proprio per questo che resta un documento fondamentale: è il punto da cui parte un certo modo di intendere il rap italiano come confronto diretto, aggressivo, quasi fisico. Un'eredità che si sente più avanti in artisti diversi tra loro ma accomunati da quella stessa vicinanza — anche geografica — alla scena romana e limitrofa: per citare i più noti, Noyz Narcos, romano lui stesso, e Fabri Fibra, che pur venendo da Senigallia si è mosso in un'orbita non lontana da quella capitolina. Odio Pieno resta, a distanza di quasi trent'anni, la pietra fondativa da cui quel filone è partito.
Il disco ha dentro tracce che sono diventate dei veri "inni", come Funk Romano e Strappali e scuotili. Tra i momenti più incredibili, Elfo scuro, che si apre con quel flautino ipnotico e in cui Danno mette in scena alcune delle sue barre più dirette, avvertimento secchi a chi si illude di poterlo sfidare sul suo stesso terreno. Ed infatti questo disco è in un certo senso un disco “rap per il rap", cioè molto focalizzato sul mostrare all'avversario, all'ascoltatore, la capacità di rappare, di avere stile, ma non per ricercatezza di parole o di rime fighe, ma (quasi) unicamente per la delivery.
Oggi, ad ascoltarlo, il suono può risultare datato ma è proprio per questo che resta un documento fondamentale: è il punto da cui parte un certo modo di intendere il rap italiano come confronto diretto, aggressivo, quasi fisico. Un'eredità che si sente più avanti in artisti diversi tra loro ma accomunati da quella stessa vicinanza — anche geografica — alla scena romana e limitrofa: per citare i più noti, Noyz Narcos, romano lui stesso, e Fabri Fibra, che pur venendo da Senigallia si è mosso in un'orbita non lontana da quella capitolina. Odio Pieno resta, a distanza di quasi trent'anni, la pietra fondativa da cui quel filone è partito.
Mood
misterioso
aggressivo
Brani imperdibili
Elfo scuro · Funk Romano · Quando verrà il momento
Profilo sonoro
Scheda
Uscita1 gen 1996
Tracce14
Durata51 min
Recensito il
27 set 2026