Amuri Luci (2025)
Carmen Consoli
Con Amuri Luci, Carmen Consoli si toglie ogni alibi di mercato e abbraccia in pieno le sue radici: un disco interamente in dialetto siciliano, primo capitolo di una trilogia che nei prossimi lavori toccherà anche il rock e il cantautorato. Qui però si parte dalla lingua della terra, contaminata addirittura da incursioni in greco antico, latino e arabo - scelte che danno al disco un respiro arcaico, quasi rituale.
Il suono è curato, elegante, attraversato da un senso di tradizione che non scade mai nel folklore di maniera. Non a caso la title track, che apre il disco, è dedicata a Giovanni Impastato: non è un dettaglio buttato lì, è la chiave con cui leggere tutto il resto, un disco che usa il dialetto come strumento di memoria e non come vezzo identitario.
Resta un disco che non si fa apprezzare al primo ascolto, soprattutto per chi non capisce la lingua. Non è melodicamente immediato, non è fatto per piacere a tutti. Ma è proprio qui che sta il punto - la difficoltà non è un limite, è il prezzo da pagare per un'operazione che non cerca scorciatoie. Un buon "esperimento" folk, nel senso più nobile del termine. Rischioso, sincero, e fatto apposta per chi ha voglia di starci dentro.
Miglior traccia: Amuri Luci