18 ott 1993
85
Carcass
Heartwork
18 ott 1993
Metal
Death Metal
Melodic Death Metal
Tier 3°
Rank 220°
Tracce 10
Durata 42 min
La recensione
Quarto disco dei Carcass, band storica di Liverpool, tra i dischi fondamentali del filone melodic death che poi band come In Flames, Dark Tranquillity e Children of Bodom hanno reso popolare. Rispetto ai lavori precedenti, più grezzi e vicini al grind, qui la band fa un passo avanti e di lato: riff pesanti e blast beat convivono con assoli melodici, spesso quasi tecnici, che spezzano l'atmosfera cupa e tesa tipica del death. Le urla restano rabbiose, ma dentro un'estetica più levigata. Non è né un pregio né un difetto, è semplicemente un'altra versione dei Carcass, e comunque una buona versione. A intrecciarsi con Bill Steer nelle parti soliste c'è Michael Amott, chitarrista svedese che lascerà la band subito dopo le registrazioni per fondare prima gli Spiritual Beggars e poi gli Arch Enemy. Un'uscita di scena che dice già molto su dove stava andando il genere.
I testi spaziano parecchio: dalla morte, il tema più ovvio, a questioni più impegnate come la guerra e l'anima umana. Tra i brani più interessanti ci sono Carnal Forge e Arbeit Macht Fleisch, con attacchi pesanti come macigni, e Doctrinal Expletives.
Il limite, se vogliamo chiamarlo così, è l'hook. Alcuni dischi melodeath sono riusciti a diventare quasi pop: The Gallery dei Dark Tranquillity ha dentro vere hit come Punish My Heaven. Heartwork quel ritornello orecchiabile non ce l'ha. È un disco quasi tecnico, con un equilibrio solido tra pesantezza e melodia, che però lascia l'immediatezza ad altri. E in questo, nel genere, c'è chi gli passa davanti. Il suo valore storico e la sua qualità restano comunque innegabili: se stavi cercando il punto in cui il death ha iniziato a fare i conti con la melodia, non saranno 42 minuti sprecati.
I testi spaziano parecchio: dalla morte, il tema più ovvio, a questioni più impegnate come la guerra e l'anima umana. Tra i brani più interessanti ci sono Carnal Forge e Arbeit Macht Fleisch, con attacchi pesanti come macigni, e Doctrinal Expletives.
Il limite, se vogliamo chiamarlo così, è l'hook. Alcuni dischi melodeath sono riusciti a diventare quasi pop: The Gallery dei Dark Tranquillity ha dentro vere hit come Punish My Heaven. Heartwork quel ritornello orecchiabile non ce l'ha. È un disco quasi tecnico, con un equilibrio solido tra pesantezza e melodia, che però lascia l'immediatezza ad altri. E in questo, nel genere, c'è chi gli passa davanti. Il suo valore storico e la sua qualità restano comunque innegabili: se stavi cercando il punto in cui il death ha iniziato a fare i conti con la melodia, non saranno 42 minuti sprecati.
Mood
aggressivo
trionfante
Brani imperdibili
Carnal Forge · Doctinal Expletives · Heartwork
Profilo sonoro
Scheda
Uscita18 ott 1993
Tracce10
Durata42 min
Recensito il
5 ott 2026