Cover di Not Here Not Gone

Not Here Not Gone (2026) ✰

Blackwater Holylight

Rock Shoegaze Doomgaze

Quando a fare il doomgaze sono le donne, il risultato è quasi sempre assicurato. L'anno scorso uno dei dischi dell'anno era stato proprio Labyrinthine delle Faetooth, quest'anno a deliziarci con questo genere sono le 4 ragazze di Portland che nel 2016 hanno fondato le Blackwater Holylight. Not Here Not Gone è il loro quarto progetto ufficiale, il lavoro di una band poco nota ma che con questo disco ha già le carte in regola per farsi conoscere.

Si tratta appunto di "doomgaze", ovvero il connubio tra le sonorità tipiche dello shoegaze — muri di suono, una struttura sonora densa e intensa — e il doom metal. Quell'atmosfera luminosa, generalmente calda, che caratterizza lo shoegaze delle origini di band come My Bloody Valentine o Slowdive, qui viene raffreddata, resa più cupa e oscura dal doom e dai temi che privilegiano il dramma esistenziale, lo smarrimento, il nichilismo.

Questo disco riesce ad esprimere queste sonorità al meglio, in un alternarsi continuo tra atmosfere sognanti e cullanti e le distorsioni più aggressive delle chitarre estremamente riverberate. Un contrasto che vive all'interno degli stessi brani e raggiunge picchi di intensità notevoli come in Involuntary Haze — con uno dei ritornelli più piacevoli del disco — o nella trascinante Heavy, Why?. A spezzare il flusso ci pensa Giraffe, un interludio quasi estraneo al resto, tenuto insieme da un beat firmato Dave Sitek (sì, quello dei TV on the Radio), prima che Spades riporti tutto sul versante più sludge e pesante del disco. Tutte le tracce mantengono una matrice rock molto forte fino al climax raggiunto da Poppyfields, che racconta di un incendio, probabilmente quello della casa di un amico, sotto il suono poderoso di blast beat che guardano più al metal estremo che allo shoegaze.

La voce di Allison "Sunny" Faris rimane melodica, angelica, tipica del doom, e contrasta benissimo con le atmosfere del disco. Uno di quei casi in cui non puoi assolutamente sentirci una voce diversa.

Insomma, stiamo parlando di un disco davvero eccezionale, di una band poco nota ma che con questo lavoro ha sicuramente firmato una pagina importante per il genere. Se vuoi avvicinarti al doomgaze, approcciandolo dal rock più che dal metal, questo è un ottimo disco!

angosciante sognante trionfante

Miglior traccia: Heavy, Why?

Hits: “Heavy, Why?”, Fade, Poppyfields

100
Tier 1° · Rank 21°
Metacritic: 79/100
OndaRock: 8.0/10
7 Jul 2026
Produzione 3.0/3.0
Voce / Testi 3.0/3.0
Tracce 10
Durata 46 min