14 set 1997
100
Biosphere
Substrata
14 set 1997
Ambient
Electronic
Tier 1°
Rank 16°
Tracce 21
Durata 2h 7 min
La recensione
Substrata è uno dei capolavori assoluti della musica ambient. Uscito nel 1997, è un'opera del musicista norvegese Geir Jenssen, pubblicata sotto il nome di Biosphere. Qui parliamo della versione estesa, che affianca al disco originale anche la colonna sonora scritta per il film muto Man with a Movie Camera, portando la durata complessiva oltre le due ore.
La prima parte è ambient allo stato puro: atmosfere apertissime, un suono astratto che sembra vento gelido che scorre su paesaggi invernali, artici, grigi, spenti. Lo senti bene in Hyperborea, Sphere of No Form o Silene. Poi, da City Wakes Up, qualcosa si sveglia davvero: all'ambient si sommano suoni liquidi, field recording, synth più prominenti che sembrano pulsazioni, e il disco guadagna dinamicità e passo, fino ad arrivare al suo punto più alto in brani come Ballerina o The Eye of the Cyclone. Ed è proprio in questa seconda metà, quella più elettronica e mossa, che il disco si consacra definitivamente capolavoro. Il passaggio tra le due parti suona quasi come un disgelo: il ghiaccio perde la sua struttura, il suono non è costante e fisso, ma riempe lo spazio diversamente, come un liquido. Forse è un effetto inconsapevole e non voluto visto che la versione estesa dalla soundtrack è del 2001, eppure il risultato è sbalordativo.
Non è un caso che Substrata sia ancora oggi citato come il disco che ha praticamente inventato un modo tutto suo di fare ambient legato al gelo e all'artico, tanto da aver conquistato perfino Brian Eno all'epoca dell'uscita. Due ore che scorrono come se il tempo lì dentro fluisse diversamente. Substrata non è un semplice disco, è una vera e propria opera musicale, senza tempo, e ogni ascolto vale quanto il primo.
La prima parte è ambient allo stato puro: atmosfere apertissime, un suono astratto che sembra vento gelido che scorre su paesaggi invernali, artici, grigi, spenti. Lo senti bene in Hyperborea, Sphere of No Form o Silene. Poi, da City Wakes Up, qualcosa si sveglia davvero: all'ambient si sommano suoni liquidi, field recording, synth più prominenti che sembrano pulsazioni, e il disco guadagna dinamicità e passo, fino ad arrivare al suo punto più alto in brani come Ballerina o The Eye of the Cyclone. Ed è proprio in questa seconda metà, quella più elettronica e mossa, che il disco si consacra definitivamente capolavoro. Il passaggio tra le due parti suona quasi come un disgelo: il ghiaccio perde la sua struttura, il suono non è costante e fisso, ma riempe lo spazio diversamente, come un liquido. Forse è un effetto inconsapevole e non voluto visto che la versione estesa dalla soundtrack è del 2001, eppure il risultato è sbalordativo.
Non è un caso che Substrata sia ancora oggi citato come il disco che ha praticamente inventato un modo tutto suo di fare ambient legato al gelo e all'artico, tanto da aver conquistato perfino Brian Eno all'epoca dell'uscita. Due ore che scorrono come se il tempo lì dentro fluisse diversamente. Substrata non è un semplice disco, è una vera e propria opera musicale, senza tempo, e ogni ascolto vale quanto il primo.
Mood
misterioso
ipnotico
Brani imperdibili
City Wakes Up · Ballerina · The Eye of the Cyclone
Profilo sonoro
Scheda
Uscita14 set 1997
Tracce21
Durata2h 7 min
Recensito il
14 set 2026