9 ott 2026
91
Avhath
Avhath
9 ott 2026
Metal
Black Metal
Post-Metal
Hardcore Punk
Tier 2°
Rank 122°
Tracce 9
Durata 31 min
La recensione
Questo è uno di quei dischi in cui ci si imbatte per caso, scrollando pagine infinite di nuove uscite. Gli Avhath sono una band praticamente sconosciuta, originaria di Jakarta, al primo disco ufficiale dopo alcuni EP usciti negli anni precedenti (in realtà sono in attività dal 2012).
Il disco non è uno di quelli che ti entrano subito in testa, capisci che c’è qualcosa di attrattivo, ma ai primi ascolti probabilmente non capisci cosa veramente lo rende attrattivo. Gran parte del motivo è la voce, che non è lo scream tipico del black metal: è meno acuta, quasi femminile, e per questo richiede tempo per essere assimilata. Ma non è un difetto, anzi è la particolarità del disco, e quando ci si arriva il disco ripaga.
Il suono è black metal, tra l’atmosferico e l’aggressivo fatto di blast beat e tremolo, però con contaminazioni punk e hardcore punk, specialmente nella scelta dei ritmi e nella batteria. Manic Visions ne è l’esempio più chiaro: attacca black, poi la batteria cambia marcia e prende altre direzioni fino a spegnersi poi del tutto e si entra in una dimensione sospesa e angosciante, con voci lontane e disperate, prima che rientri tutta la furia delle chitarre pesanti. This Forlom Being è un’altra traccia molto riuscita, forse la più propriamente atmospheric black. E anche altri brani giocano su questi contrasti, nonostante siano tutti relativamente brevi.
Non è un disco semplice, ed è proprio questo il bello. Se cerchi qualcosa di moderno nel black metal, e magari ti sono piaciute certe cose degli Agricolture o dei Liturgy, qui trovi un disco di una band che sa il fatto suo e promette bene.
Il disco non è uno di quelli che ti entrano subito in testa, capisci che c’è qualcosa di attrattivo, ma ai primi ascolti probabilmente non capisci cosa veramente lo rende attrattivo. Gran parte del motivo è la voce, che non è lo scream tipico del black metal: è meno acuta, quasi femminile, e per questo richiede tempo per essere assimilata. Ma non è un difetto, anzi è la particolarità del disco, e quando ci si arriva il disco ripaga.
Il suono è black metal, tra l’atmosferico e l’aggressivo fatto di blast beat e tremolo, però con contaminazioni punk e hardcore punk, specialmente nella scelta dei ritmi e nella batteria. Manic Visions ne è l’esempio più chiaro: attacca black, poi la batteria cambia marcia e prende altre direzioni fino a spegnersi poi del tutto e si entra in una dimensione sospesa e angosciante, con voci lontane e disperate, prima che rientri tutta la furia delle chitarre pesanti. This Forlom Being è un’altra traccia molto riuscita, forse la più propriamente atmospheric black. E anche altri brani giocano su questi contrasti, nonostante siano tutti relativamente brevi.
Non è un disco semplice, ed è proprio questo il bello. Se cerchi qualcosa di moderno nel black metal, e magari ti sono piaciute certe cose degli Agricolture o dei Liturgy, qui trovi un disco di una band che sa il fatto suo e promette bene.
Mood
aggressivo
angosciante
Brani imperdibili
Manic Visions · This Forlom Being · amassed
Profilo sonoro
Scheda
Uscita9 ott 2026
Tracce9
Durata31 min
Recensito il
23 ott 2026